giovedì 16 marzo 2017

SI DIMETTE IL PRESIDENTE DEI GIORNALISTI: «NON MI RITROVO PIU' IN QUESTA INFORMAZIONE»

Enzo Iacopino, Presidente dell'Ordine dei giornalisti
Il giornalismo sta male. Parecchio. Tanto che oggi si è dimesso anche il presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino. Ecco il discorso che ha pronunciato e che cosa ha postato sulla sua pagina Facebook al momento di lasciare la carica e traetene le conseguenze. Sembra una resa totale, incondizionata e disarmante. Il suo discorso tocca più punti e fronti, fuori e dentro le redazioni, fra compensi per i collaboratori esterni ed etica di base. Prima di andarsene, Iacopino condivide il suo malessere. Ecco il racconto:

«L'equo compenso, una battaglia dell'Ordine tesa a dare dignità e speranza alle migliaia di "ultimi" di tante età, è morto.
Assassinato da fuoco amico! Da chi ha accettato che si codificasse il prezzo della schiavitù: 4.980 euro (tasse, spese, foto, video, abstract per l’on line) per il lavoro di un anno. Vergogna, non per chi lo impone, ma per chi tra noi se ne è fatto complice.
Il recupero della credibilità della categoria si è rivelato un vero fallimento. Prevalgono un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. C’è chi si compiace di galleggiare tra gelati e patate. Perfino la trasmissione di segnalazioni ai Consigli di disciplina territoriali, un atto imposto dalle leggi e dalle norme interne, diventa materia per polemiche, alimentate da "professori del diritto" che si dividono equamente tra analfabeti del diritto e oltre.
Non so dove siano finiti il rispetto rigoroso per la verità e per la dignità delle persone, al quale ci ha richiamato Papa Francesco.
No, non riesco a ritrovarmi più in questo modo di fare informazione.
Il "padrone" non è il lettore, come scriveva Indro Montanelli, ma per alcuni l'interesse a volte personale, il businnes, il burattinaio di riferimento, contribuendo ad alzare barriere, a creare ghetti, ad alimentare un clima che non porterà a nulla di buono per il Paese.
Ho provato, ho tentato di evitare questa deriva legata anche a norme che consentono ad editori improvvisati non solo di maramaldeggiare sfruttando i colleghi, ma di piegare il bene primario dell’informazione ai loro interessi.
Non ne sono stato capace. Scusatemi, se potete. Ne prendo atto e ne traggo, appunto, le conseguenze.
Enzo Biagi sosteneva che l'informazione è come l'acquedotto e si impegnava a non portare acqua inquinata nelle case dei suoi lettori.
Non mi pare sia così. Non è così.
Grazie a tutti, a tutti.
Grazie soprattutto a quanti si asterranno - cito Cesare Pavese, senza ipotizzare le sue conclusioni personali - dal fare pettegolezzi.
Buona fortuna a tutti voi».


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