martedì 14 marzo 2017

NARCOS * TI HANNO MAI FATTO LA TORTURA DEL GATTO?

La Santa Muerte, patrona dei narcotrafficanti.
Se non sai che cos'è «La tortura del gatto», puoi ritenerti fortunato. Se non sai che cos'è, probabilmente non ti sei mai infiltrato sotto copertura in un cartello di narcotrafficanti boliviani, come ha fatto un coraggioso professionista italiano, Gianfranco Franciosi, che per conto della Polizia tempo fa ha accettato di partecipare a una lunga e rischiosa operazione che ha consentito di distruggere 12 tonnellate di cocaina destinata all'Italia e che vive tuttora con la scorta perché ha avuto a che fare con gente che difficilmente dimentica. «Lo rifarebbe?», gli è stato chiesto. «No», ha risposto con la massima e comprensibile serenità.


Nel mondo Narcos, sia in Bolivia che in Colombia, la tortura del gatto è una cosa frequente, molto semplice da realizzare, con grossa resa e a basso impegno per il carnefice. Si prende un furgoncino di quelli per le consegne di merci, con il piccolo cassone chiuso e senza vetri nella parte parteriore, e si butta dentro, al buio, il malcapitato insieme con un gatto. Poi si inizia a battere forte sul cassone, più e più volte, su tutti i lati, per fare spaventare l'animale, che in men che non si dica diventa una furia graffia e riduce a brandelli il torturato, manco fosse stato aggredito da una tigre. Un'esperienza, pare, terrificante.

Per chi è appassionato di riti e miti della criminalità organizzata, c'è anche il nuovo videogioco di Ubisoft, «Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands», dove si parla e ci si incontra spesso con la Santa Muerte, patrona dei narcotrafficanti. Divinità studiata con grande passione da Thomas Aureliani, che non bazzica solo dalle parti di Pablo Escobar e dei suoi emuli, ma segue anche credenze e attaccamenti religiosi riscontrabile anche tra i boss di mafia e camorra, come la stessa serie tv «Gomorra» ha evidenziato. Appoggiarsi alla religione è una costante nelle organizzazioni criminali. Un po' per fingere di ripulirsi la coscienza, un po' per avere maggiore controllo sulla popolazione.






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