martedì 13 giugno 2017

PAVIA * AFFITTARE L'APPARTAMENTO A UNA BELGA CHE DA' IN ESCANDESCENZE

Pavia. Piazza Ghislieri vista dal «Pavia Downtown Apartment».
Mia madre, da sempre generatore seriale e casuale di ansie assortite (quando non ne ha di proprie si premura di occuparsi con dovizia anche di quelle altrui, a volte procurandone con ostinazione l'insorgenza), affitta da un paio d'anni su Booking il suo bell'appartamento di Pavia. 95 metri quadrati nella centralissima Piazza Ghislieri. Marilena accoglie i clienti arrivando in bus dal paese, fa le pulizie insieme con una brava signora dell'Est che le dà una mano, e si occupa di tutto. Io l'aiuto solo per eventuali emergenze e seguo la piattaforma on-line tenendo i contatti con gente che arriva veramente da tutto il mondo. L'imprenditrice individuale è soddisfatta perché ha rispolverato il dizionario d'inglese e soprattutto perché c'è un bel viavai, ma fra commissioni (Booking si ciuccia il 18%) e tasse le resta in mano se va bene la metà dell'introito. Storia nota in questo Paese sanguisuga.

La particolare natura ansiogena della genitrice (ben nota a livello familiare per questo vezzo che ci tiene davvero tanta compagnia) fa sì che ogni suo gridare al lupo sia sempre ridimensionato e valutato in scala 1-10 non oltre il 2. Spesso anche meno.
Ieri pomeriggio aspettava una coppia dal Belgio. Prenotazione per 2 persone, tre notti, arrivo fra le 16 e le 17. Pagamento già effettuato sul web con carta di credito. Sembrava tutto a posto.

Alle 16.40 mi squilla il cellulare. Madre è in fase di concitazione acuta: «Non ci siamo! No no no, qui non ci siamo! Senti, parlaci tu con questa: io volevo farle capire di separare i rifiuti per genere invece di buttare tutto insieme giù in cortile, oppure di lasciarli in un sacchetto sul terrazzo che poi ci penso io, perché non voglio far arrabbiare il condominio e prendere multe, ma non ne vuole sapere». Me la passa. La signora parla un buon inglese ma, già al primo tassello (alle persone bisogna sempre fare il tassello), pare acida come uno yogurt scaduto da un mese. Non vuole separare i rifiuti, pare che la cosa non la riguardi o non gliene importi, e non vuole neppure lasciarli sul terrazzo prima di andare via. Non mi scompongo (il cliente va trattato bene perché poi lascia il feedback, fondamentale, e qui c'è già forte puzza di rognosetta dal voto basso) e do istintivamente la colpa a Madre. Conoscendola, chissà che testa ha fatto a questi con la storia della separazione dei rifiuti. Arrivare stanchi dopo un viaggio e, oltre a tutta la burocrazia, beccarsi mezz'ora di speech in anglo-pavese su compostaggio e riciclaggio, non è il massimo. Dico alla belga uterina di non preoccuparsi e di buttare tutto assieme nel saccone condominiale in cortile. Amen. Mi ripassa Madre e le spiego gli accordi. Madre è ancora in fermento, cerco di placarla. Stiamo per congedarci quando sommessamente, fantozzianamente, mi butta lì, quasi bisbigliando: «Poi fossero in due come da prenotazione, invece...». Mi si accende la spia rossa. «Perché, scusa, quanti sono?». «Beh, marito e moglie, più la baby-sitter e due bambini piccoli». Alzo gli occhi al cielo in silenzio sperando di intercettare la benevolenza di alcune divinità. Cinque.

Il problema fondamentale per mia madre non era che da una prenotazione per 2 persone (con un appartamento che ha capienza massima dichiarata di 4, e un costo d'affitto che è proporzionale al numero degli occupanti) se ne fossero presentate 5 senza né avvisare né chiedere di pagare la differenza. Il problema per lei era soprattutto come spiegare la corretta separazione dei rifiuti. Poi sì, in effetti, c'era anche questa cosa che da 2 sono arrivati in 5, ma tutto sommato forse era un di cui.

Mi faccio ripassare la belga, e stavolta, incurante del feedback, ho io il coltello dalla parte del manico. Faccio rilevare alla tipa la sua scorrettezza e subito s'inalbera, alza la voce, dice che i bambini sono molto piccoli e non dovrebbero manco pagare. Non è vero: dipende dalle regole che tu imposti. Alcuni alberghi o appartamenti li accettano, altri non li accettano. Per alcuni sono gratis se davvero piccoli, per altri (come quello di mia madre) sono accettati ma pagano come normali ospiti. Il ciclone belga mi dice sostanzialmente di non rompere troppo le scatole che ha da fare, e di dirle quanto voglio come differenza per la baby-sitter. «Guardi» le faccio con un veloce calcolo a spanne «lasciamo stare i bambini, dia 200 euro in più a mia madre, mi sembra congro, e la chiudiamo qui». Mi risponde che è impossibile, che le sto chiedendo qualcosa di «illegale». «Controlli su Booking», ribatto cercando di mantenere la calma. E come molti sapranno non è un bel periodo per il mio sistema nervoso già tanto tanto tanto provato da altri incresciosi eventi. Mi risponde di aver controllato e che al massimo a mia madre dà «60 euro in più per la baby-sitter». Non ci sto, mantengo la calma e chiamo il salomonico Booking per sistemare la cosa.

Questa tizia, tutti lì attorno se ne rendono conto, sia dai modi che dai toni, è visibilmente fuori come un balcone fiorito a primavera. Una incontenibile virago esauritissima alla quale la Franzoni spiccia casa. L'incolpevole marito, 50 sfumature di niente (ma chi te lo fa fare, fratello?), sta zitto in un cantuccio. I bambini stanno già aprendo tutti gli armadietti di casa estraendo oggetti a piacere. La baby-sitter, muta per contratto, guarda mia madre con occhi imploranti pietà e ogni tanto scuote il capo come a dire: «Non ci faccia caso, la prego, questa non c'è con la testa». Insomma, finalmente un quadretto di emergenza vera. Marilena aveva visto giusto. Impariamo a gridare al lupo quando il lupo c'è davvero, raga!

Parlo con l'operatore di Booking addetto a risolvere emergenze come questa, dicendomi anche pronto eventualmente a mandare via tutta la comitiva senza troppi complimenti. Me lo sconsiglia, per evitare altre possibili complicazioni legate alla ricollocazione, e sentenzia: «La signora, in base ai vostri prezzi, dovrebbe pagare 267 euro in più, non badando alla capienza superata. Se lei le ha già proposto di chiudere la cosa a 200 dovrà accettare, altrimenti se possibile addebiteremo 267 euro sulla sua carta di credito. Se non sarà possibile e non accetterà, i signori dovranno andarsene. Comunque mi dia il numero, la chiamo io».
Nel frattempo mi risquilla il fisso di casa: è Madre con tono da semi-infartata che mi passa la belga inferocita: «Senta» mi dice «faccia come vuole, ho pagato e questa adesso è casa mia! Sono qui ostaggio di sua madre che non se ne va. Stasera ho un convegno in Università, non mi faccia perdere altro tempo. Dica a Booking di farmi caricare sulla carta di credito l'importo che devo pagare, tanto me li rimborsano, ma non sono soddisfatta». Mi appello a Odino e le sibilo: «Lei non è ostaggio di nessuno! Ma questa cosa va risolta. Ora la chiameranno da Booking».
Niente resterà impunito.

La storia è finita (giuro, neanche nei film) che la pazza ha dato 200 euro in contanti a Marilena e se li è fatti dare (tenetevi forte) dalla baby-sitter, perché non li aveva! Del resto signori si nasce.
Marilena le ha rilasciato regolare ricevuta, ha stretto la mano a ciò che resta del marito e alla baby-sitter, sempre più mortificata, e uscendo ha lanciato un saluto anche alla belga spanata tenutaria di conferenze. La tizia era in bagno e non si è degnata di rispondere.
Madre, in un sussulto d'orgoglio, in perfetto italiano, richiudendo la porta: «Ah, e non saluta neanche... Complimenti!».


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