venerdì 18 agosto 2017

HO RIATTIVATO IL VECCHIO «CIAO», SULL'ONDA DEI RICORDI

Il mitico Ciao 50cc di Piaggio, monumento ai ricordi.
L'Operazione sottoveste di quest'estate, in casa Bagnaschi, è stata la rimessa su strada di questo gioiellino: il Ciao azzurro di quando avevo 14 anni. 35 anni di rombante cinquantino che non capisco come mai non risulti ancora nell'elenco delle nobili due ruote d'epoca. Va più piano di una bicicletta (come da casco omologato che si intravede nel cestello), nelle salite più impervie bisogna aiutarsi pedalando altrimenti va indietro, e in discesa vibra in ogni molecola al limite del cedimento strutturale. In compenso l'assicurazione costa come un mutuo per una villa a Malibù. Tutti vantaggi, insomma.

L'amico Gempo l'aveva identico al mio ma rosso, con uno spunto maggiore in velocità, pur non essendo taroccato (così almeno giurava, croce sul cuore), e la cosa mi faceva rosicare parecchio d'invidia. La vivevo come un'ingiustizia, questa dannata beffa di Piaggio. Da ragazzi Gempo e io partivamo in direzione Squarzine, una frazione del mio paese, e ci appostavamo su un poggiolo sperando di vedere uscire di casa tale Cristina, una nostra bombastica compagna di scuola. Piaceva a entrambi, soprattutto il suo inarrestabile moto ondulatorio/sussultorio anteriore. Sceglierà il Ciao azzurro, oppure quello rosso?, ci domandavamo. Per la cronaca, poi non ha scelto né l'uno né l'altro. Le donne non capiscono niente in fatto di motori di lusso. Ci ha fatto ciao, sì, ma con la manina.
Oggi quando lancio la belva in rettilineo a ben 35 all'ora, mi sento 35 anni di meno. Dai, ancora quattro e poi prendo la patente.

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