domenica 4 febbraio 2018

«THE POST» * L'ORGOGLIO AMERICANO DELLA LIBERTA' DI STAMPA E D'ESPRESSIONE

Meryl Streep e Tom Hanks in «The Post».
1971. Sorpresa: vuoi vendere che sul Vietnam un numero imprecisato di Presidenti ci ha mentito? Vuoi vedere che abbiamo mandato a morire milioni di ragazzi americani in una guerra senza speranza, con il 70% di probabilità di sconfitta, e che la stiamo portando avanti solo per orgoglio? Ma figurati, non ci credo. Come no, c'è scritto in uno studio top secret di 7000 pagine realizzato da McNamara per il Dipartimento della Difesa. Io sono il «New York Times», una talpa me ne ha data qualche pagina e la pubblico. Io il «Washington Post», più piccolo ma coraggioso, e ne ho ben 4000. Se le stampo però scoppia l'inferno. Già, allora che cosa faccio?

Primo tempo davvero troppo lento. Nel secondo inizia a carburare. È l'America che si autoesalta vivendo l'orgoglio dei valori condivisi della libertà di stampa e d'espressione (da noi succedono altre cose incredibili e le notizie magari c'è l'orgoglio di non darle). 
Hanks fa il direttore tutto d'un pezzo, la Streep una sciuretta che tira fuori gli attributi e che è il cuore vero del film, l'editore coraggioso che rischia tutto. Bella la ricostruzione dei fatti, secondo lo stile di Spielberg, magico il rumore delle vecchie tipografie e delle rotative. 
Pompato troppo a mio avviso rispetto al valore reale, non tanto civile ma cinematografico, eppure onestissimo. 
VOTO: 7/8

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