lunedì 3 giugno 2019

COLORI, SAPORI E STUPORI: È IL SALENTO CHE TI STORDISCE

Salento. L'Abbazia di Cerrate, patrimonio del Fai.
Il Salento, secondo me, è sapori e colori, ma se ci si pensa bene anche stupori, che nascono dalla contemplazione della bellezza dei luoghi. Tanto semplici quanto incantati. Come l'Abbazia di Cerrate, curatissimo patrimonio Fai in rampa di lancio. Una chiesa dagli affreschi in parte ricostruiti a mo' di puzzle impazzito (nel vero senso della parola), che ospita anche, nello scantinato dell'edificio accanto, uno tra i più antichi frantoi ipogei di Puglia.
Rocce e mare cristallino a Castro Marina.
Prima, se hai fortuna, sali in barca e impari come si allevano le cozze; quelle di MareVivo, al largo di Castro Marina. E ne assaggi un paio crude, appena pescate (non dimenticare il limone), con l'acqua di mare che ti impasta la bocca. 
Poi ti immergi nel tour e nella na-tour, se mi si passa il termine, scortato da Giusi Portaluri (Accademia dei volenterosi) e Alessandra Ferramosca, cuoca itinerante salentina.
Le piscine naturali di Marina Serra (Tricase).
Si va dai tratti di mare costieri (l'opulenta Otranto, la luminosa Porto Badisco, le piscine naturali di Marina Serra, Santa Maria di Leuca con i suoi tramonti e gli imperdibili aperitivi alla Vineria Renna), di un fascino inestinguibile e che conoscevo da tempo, sino all'asciutta pienezza di Scorrano, nota come Capitale mondiale delle luminarie. La festa che riempie di volte illuminate a led e giochi di luce hollywoodiani tutte (tutte) le principali vie del paese si tiene il 6 luglio e dintorni, e sono due famiglie a dividersi il fiorente business. Perché the show must go on.
Un dettaglio dell'ancora poco valorizzata e antichissima «Stanza dei preti» di Scorrano.
Ma il paese devoto a Santa Domenica ospita anche piccole chicche e patrimoni assolutamente da valorizzare (si pensi alla semi-sconosciuta «Casa dei preti»), e bellezze a cielo aperto, come le antiche dimore in pietra leccese del paese che spesso sfoggiano all'ingresso lapidi a memento. L'altra pietra più porosa utilizzata per le costruzioni della zona è il carparo.
Un dettaglio salentino di classe.
Vogliamo parlare delle tante masserie sperdute nelle campagne, che dispensano quiete e più o meno piccanti prelibatezze rigorosamente di terra? Se si vuole qualche servizio in più per il soggiorno basta fare base nella vicina Maglie, per esempio alla Corte dei Granai. D'obbligo, a colazione, il pasticciotto con crema e frutti di bosco. Io ve l'ho detto, poi se volete fare di testa vostra...
Alessandra Ferramosca e lo chef-gelatiere Roberto Donno.
A Scorrano c'è anche un'azienda agroalimentare evoluta, «La Cupa», che ai primi di luglio stende al sole 18 chilometri quadrati di pomodori ad essiccare su cippi alti 50 cm. che reggono un'interminabile maglia d'appoggio. Se non hai un drone, ti conviene comprarlo per eternare il rosso spettacolo. Da lì nasce un patrimonio di conserve da togliere il fiato, come il nuovo mix di 10 verdure tritate che ancora sogno di notte. 
Altra tempesta di delizie per il palato arriva dalla gelateria Dolce Arte di Cutrofiano, dove lo chef Roberto Donno dispensa piccole o grandi palette dal sapore artigianale. Un posto dove nessun ingrediente è lasciato al caso, e dove il cono diventa filosofia. Nota a margine: amo molto i posti dove si percepisce subito che qualcuno non sta soltanto lavorando ma portando avanti un'autentica passione. Non succede sempre nella vita, purtroppo. E lì succede.
Il grande e antichissimo pagliaro del Parco dei paduli.
Da vedere c'è tanto: dal Parco dei Paduli di Ruffano, che si snoda tra muretti a secco (patrimonio dell'Unesco), inviolabili muri di fichi d'india e antichi pagliari, ovvero fresche costruzioni piramidali costruite con cumuli di massi, che i coltivatori utilizzavano per ripararsi (non di rado accompagnati dal bestiame) dalla pioggia e dal caldo estivo annichilente di queste zone.
Non si può non restare scossi dal numero impressionante di ulivi, anche secolari, letteralmente prosciugati dal batterio della xylella. Uno scenario da Grande Inverno de «Il trono di spade». Pare che il danno si aggiri attorno al 50% della produzione. Un massacro al quale si cerca ora di far fronte piantando nuove varietà di ulivi più piccoli e resistenti. Come quelli cosiddetti leccini.
Olive salentine.
Una passeggiata al ruspante mercato di Maglie si trasforma subito in full immersion tra miriadi di pani sfornati con tecniche antiche o rispettando le medesime (come quello «cotto al sole»), e spianate di formaggi, capperi e olive, che andranno poi ad arricchire soprattutto le amate friselle locali: crostoni tondi di pane (anche integrale) conditi con una ricca base d'olio e inzuppati nell'acqua prima di essere farciti e addentati per evitare di mettere a rischio il vostro sacro apparato dentale.
L'Ape 400. Anche in Salento c'è il vintage da leggenda.
Con noi, granitici e goliardici, c'erano i motociclisti di «Slow Rider Tv», il programma che Marco Epifani e Massimo Piccioli realizzano per Sky.
Prima di rientrare a Milano, dopo questo tour salentino dal non banale titolo «Dai fari costieri alla luce dell'entroterra: Scorrano illuminato» (nel video qui sotto scoprirete quanti degli ospiti sono riusciti a ricordarlo) mi rifaccio gli occhi nella riserva naturale de Le Cesine, oasi del WWF. Per trapiantarmi il fegato, invece, ci vorrà ancora un po' di tempo. Ma ne è valsa la pena.

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