2003. Arrestato Saddam Hussein, gli americani occupano l'Iraq. Ma la squadra guidata dall'ufficiale Roy Miller (Matt Damon), incaricata di ritrovare le micidiali armi di distruzione di massa, gira a vuoto tra un sito e l'altro imbattendosi solo in cianfrusaglie e vecchi cessi staccati dal muro. Colpa dei servizi segreti, nelle cui fila si scannano due partiti: uno che cerca la verità; l'altro che inquina le acque, segnalando ai militari falsi obiettivi. L'informatore segreto è tale «Magellano». E chi l'ha mai visto?
Inizio a spazientirmi, dice Miller, quando sulla sua strada spunta un mutilato iracheno che diventa prezioso informatore, utile alla cattura di buona parte dello stato maggiore del governo di Saddam. Un generalissimo sfugge, ma se lo becchiamo vuoi vedere che si sbroglia la matassa?
Con mano da grande mestierante, Paul Greengrass confeziona un action thriller guerrafondaio di assoluta qualità, dove spari e combattimenti non sono mai fini a se stessi, ma funzionali al racconto. Teso, drammatico. Un processo impietoso (e fatto a cadavere ancora caldo) agli interventi americani in Iraq. Per il Vietnam, il cinema Usa ha impiegato molto più tempo a metabolizzare. Date una mitraglietta e una divisa a Matt Damon, e farete di lui l'uomo e l'attore più felice e redditizio del mondo. Purché non si trombi. Che volgarité. VOTO: 8
domenica 11 aprile 2010
sabato 10 aprile 2010
DAVID * VERDONE, NON PIAGNUCOLARE: ERA UN FILM DA 6 (NON DI PIU')
Che profonda tristezza vedere Carlo Verdone, il grande Carlo Verdone, che piagnucola per non essere finito nella rosa delle candididature ai David di Donatello con «Io, loro e Lara». 18 a Paolo Virzì per «La prima cosa bella»; 15 per «Vincere» di Marco Bellocchio; 14 a «Baarìa» di Giuseppe Tornatore; 13 alle «Mine vaganti» di Ferzan Ozpetek.
E Verdone, che cosa fa? Sullo sfondo, frigna come un bambino: «E' deprimente, sono molto dispiaciuto perché lo ritengo uno dei miei primi quattro film ... Mi è sembrato un atteggiamento oltre lo snobismo, quasi che il grande incasso, 16 milioni e mezzo di euro, fosse un problema. Come a dire: tanto il premio l'ha già avuto. Fortunatamente, 3 milioni di persone che hanno visto il mio film non la pensano come i 1592 componenti della giuria».
Qui l'Enrico Lucci de «Le iene» probabilmente esclamerebbe, in loop: «Ma si rende conto? Ma si rende conto? Ma si rende conto?».
Caro Carlo, a parte il fatto che «Io, loro e Lara» è una fragile commediola da sufficienza risicata (troppo poco per ambire a quello che in teoria è l'oscar italiano), accontentati di fare l'attore, il regista, lo sceneggiatore. Senza sbatterci in faccia i tuoi milioni di spettatori. E lascia ai critici l'ingrato ruolo di critici. Oppure i premi e le candidature vanno assegnati per diritto divino? Esiste un decreto legge anche per questo?
Spiegacelo, fra una polemica (inutile) e l'altra.
E Verdone, che cosa fa? Sullo sfondo, frigna come un bambino: «E' deprimente, sono molto dispiaciuto perché lo ritengo uno dei miei primi quattro film ... Mi è sembrato un atteggiamento oltre lo snobismo, quasi che il grande incasso, 16 milioni e mezzo di euro, fosse un problema. Come a dire: tanto il premio l'ha già avuto. Fortunatamente, 3 milioni di persone che hanno visto il mio film non la pensano come i 1592 componenti della giuria».
Qui l'Enrico Lucci de «Le iene» probabilmente esclamerebbe, in loop: «Ma si rende conto? Ma si rende conto? Ma si rende conto?».
Caro Carlo, a parte il fatto che «Io, loro e Lara» è una fragile commediola da sufficienza risicata (troppo poco per ambire a quello che in teoria è l'oscar italiano), accontentati di fare l'attore, il regista, lo sceneggiatore. Senza sbatterci in faccia i tuoi milioni di spettatori. E lascia ai critici l'ingrato ruolo di critici. Oppure i premi e le candidature vanno assegnati per diritto divino? Esiste un decreto legge anche per questo?
Spiegacelo, fra una polemica (inutile) e l'altra.
venerdì 9 aprile 2010
PRIMO MAGGIO? NO, 28 APRILE: ESPOSITO E DELOGU INFIAMMANO ROMA (PER IL DARFUR)
In attesa del maxi-concerto del Primo maggio (condurrà Sabrina Impacciatore, sul palco star come Irene Grandi, Simone Cristicchi, Vinicio Capossela, i ricostituiti Litfiba, Nina Zilli e Paolo Nutini), Roma apre alla musica con un altro evento certo da non perdere.
L'appuntamento è per il 28 aprile alla «Stazione birra» (luogo cult per la musica nella Capitale) per una serata d'appoggio alla Giornata mondiale per il Darfur e i progetti umanitari in Sudan di 'Italians for Darfur'.
A condurre sarà la promettente Andrea Delogu (nella foto), già fresco volto di Match music e cantante delle "Cinema2". In scena, Tony Esposito, musicista e cantante molto legato all'Africa e testimonial italiano del progetto. Insieme con il Quintetto di Ottoni dell'Orchestra di Santa Cecilia e un gruppo di percussionisti africani, si produrrà in un live da pelle d'oca.
La struttura ospiterà anche una mostra dei disegni dei bambini del Darfur (la guerra vista con i loro occhi) e delle foto che mostrano la vita nei campi profughi della regione. L'evento è inseritonell'ambito di una campagna internazionale partita il 9 gennaio: Sudan365, promossa, tra gli altri, da Amnesty International, Human Right Watch e la stessa Italians for Darfur.
In tutto il mondo musicisti famosi (in particolare percussionisti e batteristi del calibro di Coppland dei Police e Mason dei Pink Floyd), per tutto il mese di aprile (dedicato al Sudan anche perché in questo mese si terranno le prime elezioni multipartitiche da 24 anni e il rischio di brogli fa temere possa scoppiare una nuova guerra civile) saranno i testimonial delle iniziative di Sudan365.
La Giornata per il Darfur, prevista invece il 2 maggio a Roma al Colosseo, ha il patrocinio delle Presidenze della Repubblica, del Senato e della Camera.
RAZ DEGAN SEGA RUGGERI, PAOLA BARALE SOFFIA IL POSTO ALLA PANICUCCI
Non fai in tempo ad affezionarti a un programma (parlo mettendomi nei panni del conduttore, naturalmente), che te lo soffiano sotto il naso. Ogni tanto la tv ingrata regala brutte sorprese ai suoi protagonisti. Su Italia 1 il maledetto (nel senso del machismo) Raz Degan ha soffiato il ruolo di conduttore di «Mistero» al povero Enrico Ruggeri, grande cantautore da anni in stasi creativa che ormai si stava abituando all'improprio ruolo di lanciatore di filmati dell'occulto.
Intanto, sulla stessa rete, Paola Barale ha sfilato il cadreghino di padrona di casa de «La pupa e il secchione» a Federica Panicucci. La stessa che da quattro anni attendeva, ripetendolo in ogni intervista, di tornare al timone del gioco-spettacolo accanto al confermato Enrico Papi. Storie tese. E mentre Ruggeri (che negli ultimi anni ha fatto ostinatamente di tutto per guadagnarsi il pane in video) si consola con «La notte delle fate», Miss Panicucci by «Mattino 5» avrà già iniziato la macumba contro la Barale.
Paola, alla quale Kasia Smutniak aveva a sua volta soffiato il fidanzato in barba a Pietro Taricone, merita di tornare prendendosi almeno una rivincita in video. Insomma, un bel casino.
Il «Mistero» dell'ingaggio del Raz? Secondo voci interne a Mediaset è presto risolto: svecchiare il programma prendendo un bello e dannato. Che sappia o meno condurre, poco importa. Per avvistare qualche Ufo, bastava anche Ruggeri.
Intanto, sulla stessa rete, Paola Barale ha sfilato il cadreghino di padrona di casa de «La pupa e il secchione» a Federica Panicucci. La stessa che da quattro anni attendeva, ripetendolo in ogni intervista, di tornare al timone del gioco-spettacolo accanto al confermato Enrico Papi. Storie tese. E mentre Ruggeri (che negli ultimi anni ha fatto ostinatamente di tutto per guadagnarsi il pane in video) si consola con «La notte delle fate», Miss Panicucci by «Mattino 5» avrà già iniziato la macumba contro la Barale.
Paola, alla quale Kasia Smutniak aveva a sua volta soffiato il fidanzato in barba a Pietro Taricone, merita di tornare prendendosi almeno una rivincita in video. Insomma, un bel casino.Il «Mistero» dell'ingaggio del Raz? Secondo voci interne a Mediaset è presto risolto: svecchiare il programma prendendo un bello e dannato. Che sappia o meno condurre, poco importa. Per avvistare qualche Ufo, bastava anche Ruggeri.
giovedì 8 aprile 2010
«BASILICATA COAST TO COAST» * MEGLIO MARATEA DI HOLLYWOOD. O NO?
Lo stralunato Nicola (Rocco Papaleo), insegnante di storia dell'arte con la passione per la musica, ha una moglie poco sognatrice e una band molto particolare: c'è il timido chitarrista Salvatore (Paolo Briguglia); Rocco (Alessandro Gassman), aspirante belloccio televisivo fallito nonché percussionista per mancanza di prove; e infine Franco (Max Gazzè), contrabbassista muto causa trauma sentimentale. Insieme, decidono di partire per un viaggio al limite dell'avventuroso: percorrere la Basilicata a piedi, dal Tirreno allo Jonio, ovvero da Maratea a Scanzano Jonico, solo con i propri strumenti e qualche tenda caricata a bordo di un carretto trainato da un cavallo. Arrivati alla fine, potranno coronare il sogno di esibirsi sul palco di un festival per nuovi talenti. Li segue, armata di videocamera, la svogliata reporter locale Tropea Limongi (Giovanna Mezzogiorno). Strada facendo, ognuno riflette sulla propria vita.
Rocco Papaleo non è il Gabriele Salvatores di «Tournée», «Mediterraneo» e «Marrakech Express», però se la cavicchia, facendosi carico della regia di una storiella fragile e minimalista, non priva di qualche intuizione. C'è molto già visto, intendiamoci, ma gli attori sono discretamente in parte, anche se le incursioni nella psicologia dei personaggi peccano a volte di qualche ingenuità di troppo. Tra una bottiglia di Aglianico del Vulture e le citazioni d'obbligo a Carlo Levi e Gian Maria Volontè, si arriva alla fine senza spararsi negli zebedei. E la Regione Basilicata (oggetto altrimenti misterioso) ringrazia.
In fin dei conti, forse è meglio una commediola sgarrupata come questa, dell'ennesimo prodotto hollywoodiano, leccatino e prevedibile. VOTO: 6,5.
Rocco Papaleo non è il Gabriele Salvatores di «Tournée», «Mediterraneo» e «Marrakech Express», però se la cavicchia, facendosi carico della regia di una storiella fragile e minimalista, non priva di qualche intuizione. C'è molto già visto, intendiamoci, ma gli attori sono discretamente in parte, anche se le incursioni nella psicologia dei personaggi peccano a volte di qualche ingenuità di troppo. Tra una bottiglia di Aglianico del Vulture e le citazioni d'obbligo a Carlo Levi e Gian Maria Volontè, si arriva alla fine senza spararsi negli zebedei. E la Regione Basilicata (oggetto altrimenti misterioso) ringrazia.
In fin dei conti, forse è meglio una commediola sgarrupata come questa, dell'ennesimo prodotto hollywoodiano, leccatino e prevedibile. VOTO: 6,5.
PRETI PEDOFILI * ATTENDIAMO L'EDITORIALE DI FELTRI
Restiamo in attesa di un lucido editoriale di Vittorio Feltri sui tanti casi di preti pedofili. Secondo l'abitudine a non stravolgere la realtà, tanto cara al direttore de il Giornale, suonerà pressappoco così: In questa storia c'è troppa ipocrisia. Perché non si parla mai dei bambini che, di notte, sui viali, vanno a Cardinali? Per giunta senza preservativo.
mercoledì 7 aprile 2010
DEBORA VILLA & ERINA MARTELLI * L'UNICA COPPIA FEMMINILE IN ONDA SU UN NETWORK RADIOFONICO
Due signore fanno a fette il mondo (e se stesse) in un nuovo programma di tendenza: «Si salvi chi può», in onda ogni mattina, dal lunedì al sabato, dalle 7 alle 9, su Radio Monte Carlo. Sono la televisiva Debora Villa ed Erina Martelli (a sinistra nella foto), dolce voce radiofonica. Di Erina Debora dice: «È piccola, esaurita, colta e colleziona scarpe con le zeppe». Ed Erina di Debora: «Teppista, spietata, un fiore cresciuto nell’hinterland milanese». «In realtà» continua la Martelli «siamo due amiche che prendono in giro i ruoli delle donne. Insieme scardiniamo i luoghi comuni femminili. Il mio ruolo è un po’ quello della gattamorta. Temevamo di avere un ascolto troppo femminile, ma non è così. Siamo l’unica coppia di donne oggi in onda su un network radiofonico». «Il nostro» prosegue Debora «è un pollaio simpatico e intelligente. Le quote azzurre sono rappresentate da due amici cabarettisti che spesso intervengono, e c’è una rubrica dove analizziamo i testi delle belle canzoni di una volta, mitizzate da qualcuno. Noi dimostriamo che spesso non sono granché...».
UBALDO PANTANI * «IMITO MARCO TRAVAGLIO PER RENDERLO UMANO»
L’obiettivo, stavolta, è di quelli sensibili: Marco Travaglio, il giornalista-guru di «Annozero». Come «Sorrisi» è in grado di anticipare, dal 4 aprile su Raitre, nel «Glob» di Enrico Bertolino, l’imitatore Ubaldo Pantani si produrrà nella caricatura del polemista del momento. Ecco le prime immagini della trasformazione, sotto i «ferri» di Bruno Biagi e Valeria Coppo. Due-tre ore di trucco e Ubaldo-Marco è pronto per i suoi editoriali al vetriolo. «Facendone oggetto di satira voglio renderlo umano» dice Pantani. «In tv vedrete il passaggio dal talentuoso giornalista dalla carta stampata al personaggio tv e multimediale di oggi. Espandendosi così tanto, ci si espone. Non voglio svelare troppo, ma vi mostrerò il dono che manca a Travaglio». E mentre Enrico Bertolino, padrone di casa, annuncia una «virata» del programma nei territori del «varietà», c’è già chi si preoccupa della reazione dell’imitato. «Qualcuno pensa che se la prenderà, ma non io» conclude Pantani. «anche se non ci metto la mano sul fuoco. Però non lo farò precisino e perfettino come i detrattori vorrebbero. Sto lavorando sulla voce, e mi interessa molto la gestualità. Più che un satirico, mi sento un intrattenitore».
martedì 6 aprile 2010
MIKE BONGIORNO * ECCO TUTTA LA VITA DI MISTER TV
1924. Michael Nicholas Salvatore Bongiorno nasce a New York il 26 maggio, figlio di un avvocato italo-americano (Philip) e di una torinese (Enrica Carello) di buona famiglia. Due comuni siciliani, Mezzojuso e Campofelice di Fitàlia, si contendono la paternità dei suoi avi.
1930. Insieme con mamma, si trasferisce a Torino, con l’intenzione di restare appena qualche mese. Resterà per 15 anni.
1934. Il divorzio dei suoi genitori lo segna indelebilmente.
1942. Inizia a collaborare come «galoppino» (seguiva gli allenamenti di Torino e Juventus) con la redazione sportiva del quotidiano «La stampa». Il primo articolo (5 maggio 1943) lo firma come Mickey Bongiorno. Compenso: 200 lire.
1943. Quando i tedeschi occupano l’Italia, si nasconde nel paesino di Sauze d’Oulx (To), e - armato - inizia ad aiutare i partigiani. Il 22 aprile 1944 viene catturato e malmenato dalla Gestapo. Evita la fucilazione ma viene rinchiuso e interrogato a San Vittore (cella 89). In infermeria, conosce Indro Montanelli. Prima di essere liberato, nel gennaio ‘45, grazie a uno scambio fra prigioneri tedeschi e americani, transita in tre campi di concentramento: Gries, Reichenau e Spittal.
1946. Rientrato negli Stati Uniti, inizia a lavorare a New York per l’emittente radiofonica «Voice of America». È la prima volta che incontra un microfono.
1948. Si sposa per la prima volta, a New York, con la cantante lirica Rosalia Maresca. Il loro amore finisce nel 1952.
1954. Il 3 gennaio torna in Italia e inizia a lavorare per la Rai, conducendo il primo programma d’attualità: «Arrivi e partenze». In radio, Vittorio Veltroni, padre di Walter, gli affida il quiz «Il motivo in maschera».
1955. Debutta con «Lascia o raddoppia?», il primo telequiz italiano, che conduce fino al 1959. Un successo (e un fenomeno di costume) al di là di ogni previsione. Si fa notare per le prime gaffes.
1956. Recita, interpretando se stesso, nel film «Totò, lascia o raddoppia?». In quegli anni non riesce a sottrarsi neppure alle lusinghe di alcuni editori di fotoromanzi.1960. Con Enzo Tortora e Renato Tagliani vara «Campanile sera». Il primo gioco tv «interattivo», che dà cioè la possibilità di partecipare anche al pubblico a casa.
1963. Lancia «La fiera dei sogni» e conduce il suo primo Festival di Sanremo. È amato e discusso. Umberto Eco nel suo «Diario minimo» pubblica un capitolo dedicato alla «Fenomenologia di Mike Bongiorno».
1966. La tv inizia a rendere. Compra uno yacht da 20 metri attrezzato per le immersioni subacquee nelle isole Eolie. A Vulcano si fa costruire una villa circondata da sabbia nera sottilissima. È il suo rifugio.
1968. L’11 ottobre sposa a Parigi la pubblicitaria Annarita Torsello, conosciuta sul set di alcuni spot per il detersivo Dash. Il suo secondo matrimonio dura appena due anni.
1970. Sul secondo canale Rai lancia «Rischiatutto», adattamento del format Usa «Jeopardy!». Al regista intima: «Fiato alle trombe, Turchetti!». È il quiz più importante nella storia della televisione italiana. Durante la 24ª puntata nasce la «leggenda metropolitana» sulla sua gaffe forse più famosa: «Ahi ahi ahi, signora Longari, lei mi è caduta sull’uccello!». Frase che Mike in realtà non ha mai pronunciato e che - curiosamente - è diventata un simbolo.
1972. Il 24 marzo, a Chelsea (Londra) si celebra il suo terzo matrimonio, con Daniela Zuccoli, modella, 26 anni di differenza d’età, incontrata per caso in un ristorante milanese e rivista l’anno successivo a Capri. «Un colpo di fulmine» dice. Il primo figlio, Michele, nasce a Milano il 21 agosto.
1974. Interpreta se stesso nel film di Ettore Scola «C’eravamo tanto amati».
1976. Il 4 aprile nasce a Milano il suo secondo figlio, Nicolò. Sulla vetta del Cervino (record di permanenza: 3 ore), gira il leggendario spot della Grappa Bocchino.
1977. Lancia il quiz «Scommettiamo», ed è costretto a condividere lo studio 3 della Fiera di Milano con «Portobello». Al ristorante «44» di Milano accetta di incontrare l’imprenditore Silvio Berlusconi, che gli prospetta l’inizio di una collaborazione nelle sue nascenti tv commerciali.
1979. Rispolvera «Lascia o raddoppia?» e a Salsomaggiore vince il suo primo Telegatto. Complessivamente, ne porterà a casa 20. Anche se per vezzo e orgoglio ne ha sempre dichiarati 22.1980. Presenta «Flash» per la Rai, ma poi cede al lungo corteggiamento di Berlusconi (che fa recapitare a Mike anche un enorme cesto di rose per la moglie Daniela, mentre i due si trovano in vacanza ad Acapulco) e debutta su TeleMilano 58 con «I sogni nel cassetto», in onda da uno scantinato di Milano 2. Il suo cachet passa da 900 mila lire a puntata a 600 milioni l’anno.
1981. Conduce «Bis» su Canale 5 e inizia ormai arrembante la sua seconda vita professionale. L’anno dopo lascia ufficialmente la Rai dopo 25 anni. Nel giro di poche stagioni arrivano «Superflash» (1982), «Pentatlon» (1985) e «TeleMike» (1986).
1983. Interpreta se stesso nel film «Sogni mostruosamente proibiti», con Paolo Villaggio.
1987. Viene nominato vicepresidente Fininvest.
1989. Il 5 settembre nasce a Milano il suo terzo figlio, Leonardo. Intanto, porta in Italia il quiz «La ruota della fortuna», dell’americana Nbc. Prima valletta, Ylenia Carrisi. Televenditore nato, è ormai contesissimo dagli sponsor, che «ama» di un amore totalmente corrisposto. La tv commerciale è la sua religione.
1990. Conduce «Tris». Seguono «Bravo bravissimo» (1991), «Tutti per uno» (1992), «Festival italiano» (1993), «Viva Napoli» (1994). I telequiz non hanno più lo stesso seguito di un tempo o vanno ripensati, e Mike inizia a cambiare artisticamente pelle.
1994. Vittorio Emanuele di Savoia lo nomina «Commendatore di San Maurizio e San Lazzaro».
1997. Presenta il suo ultimo Sanremo, accanto a Piero Chiambretti e Valeria Marini. Con 53 anni di carriera alle spalle, entra nel Guinness dei primati come «Il più longevo conduttore tv».
2001. Con il Gabibbo e Antonella Mosetti conduce «Paperissima strprint». A 77 anni, partecipa a una spedizione al Polo Nord.
2003. Dopo un periodo di relativo silenzio, torna su Retequattro con il quiz «Genius». Diventa ufficialmente cittadino italiano dopo aver mantenuto per tutta la vita solo la cittadinanza Usa. «Per forza», commenta. «Pagavo il 45% di tasse in Italia, il 10% negli Stati Uniti e il 5% per la pensione. Se ne andava il 60% del mio reddito».
2004. A 80 anni, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo nomina Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
2007. Torna brevemente in Rai per condurre «Miss Italia» con Loretta Goggi (un incontro, per la verità, burrascoso) e si reinventa una vita televisiva parallela accanto a Fiorello come testimonial negli spot di Libero/Infostrada. Allo Iulm di Milano riceve una laurea honoris causa in Scienze della comunicazione. Col figlio Nicolò pubblica la sua autobiografia, «La versione di Mike».2009. Dopo una polemica con Mediaset per il mancato rinnovo del suo contratto, passa a Sky, dove negli ultimi tempi lavorava per ricominciare a quizzeggiare con «RiSkytutto».
Muore l'8 settembre in un hotel di Monte Carlo, dov'era in vacanza, stroncato da un infarto.
GIANCARLO BIGAZZI * «GLI SQUALLOR ERANO L'ANTIDOTO AI CANTANTI»
Quando ebbi la fortuna di parlare con il grande toscano Giancarlo Bigazzi, una tra le anime degli Squallor (insieme con Alfredo Cerruti e gli scomparsi Daniele Pace e il maestro Totò Savio, voce di «Cornutone» e «'O tiempo se ne va») gli chiesi da quali fermenti fosse nato uno tra i gruppi - per così dire - alternativi storici della musica italiana. Come fossero riusciti a creare quell'irripetibile mix di goliardia e liberatoria volgarità. Risposta testuale di Bigazzi: «Icché cci voi fare, si stava tutto iggiorno in sala di registrazione co' 'sti 'azzo di 'antanti, e la sera per reagire non si poteva fare altro che mettersi al pianoforte a fare qualche scemata. Era innòstro antidoto».
lunedì 5 aprile 2010
«GAMER» * UNA BOIATA NON INDIFFERENTE
In un futuro prossimo, Ken Castle (Michael C. Hall), sorta di Bill Gates incattivito perché ha smesso di fumare, brevetta un paio di giochi che prevedono interazioni con avatar umanissimi: una specie di Second Life (a proposito, che fine ha fatto?) per ingrifati cronici e il temibile Slayers, dove un manipolo di condannati a morte sogna di ottenere la libertà superando 30 cruentissime battaglie.
L'eroe di Slayers, che appassiona la popolazione più del Grande Fratello e dell'Isola dei famosi messi insieme, è il barbuto Kabel (Gerard Butler), che ne ha i bicipiti pieni di quella vita d'inferno. Persino la moglie (Amber Valletta) gli hanno rintronato con un chip nel cervello. Manco fosse nel cast di Uomini e donne. Per fortuna un gruppo di ribelli, grazie alla prode infiltrata di turno (Alison Lohman) trama per liberare Kabel e il mondo dalla schiavitù del gioco.
Incerta e velleitaria prova registica di Mark Neveldine e Brian Taylor, alle prese con un fumetto ipercinetico, fracassone, truculento, prevedibile, che pilucca qua e là da alcuni film di genere, come l'insuperato "Rollerball". Le poche intuizioni sono annacquate e l'impressione d'insieme è quella di un lavoro tirato via troppo alla svelta e incompiuto. Meglio lasciare l'inespressivo Butler a "300" (per questo film gli spartani l'avrebbero impiccato) e lo stronzetto Michael C. Hall a "Dexter", che per gli sceneggiatori avrebbe previso una morte lenta. VOTO: 4/5
L'eroe di Slayers, che appassiona la popolazione più del Grande Fratello e dell'Isola dei famosi messi insieme, è il barbuto Kabel (Gerard Butler), che ne ha i bicipiti pieni di quella vita d'inferno. Persino la moglie (Amber Valletta) gli hanno rintronato con un chip nel cervello. Manco fosse nel cast di Uomini e donne. Per fortuna un gruppo di ribelli, grazie alla prode infiltrata di turno (Alison Lohman) trama per liberare Kabel e il mondo dalla schiavitù del gioco.
Incerta e velleitaria prova registica di Mark Neveldine e Brian Taylor, alle prese con un fumetto ipercinetico, fracassone, truculento, prevedibile, che pilucca qua e là da alcuni film di genere, come l'insuperato "Rollerball". Le poche intuizioni sono annacquate e l'impressione d'insieme è quella di un lavoro tirato via troppo alla svelta e incompiuto. Meglio lasciare l'inespressivo Butler a "300" (per questo film gli spartani l'avrebbero impiccato) e lo stronzetto Michael C. Hall a "Dexter", che per gli sceneggiatori avrebbe previso una morte lenta. VOTO: 4/5
GRANDE FRATELLO 10 * MA CARMELA CHI?
Il «Grande Fratello 10» ci ha fatto capire che Mauro Marin, in fondo, è un bravo ragazzo.
«Le iene» di Italia 1, invece, ci hanno fatto scoprire che Carmela Gualtieri (nella foto) è convinta di essere qualcuno.
Il guaio è che se ne è accorta soltanto lei.
«Le iene» di Italia 1, invece, ci hanno fatto scoprire che Carmela Gualtieri (nella foto) è convinta di essere qualcuno.
Il guaio è che se ne è accorta soltanto lei.
venerdì 2 aprile 2010
GRANDI VINI * UN BRUNELLO PER MEDITARE. MA CON CHI?
Questa, tesoro, è una bottiglia di Brunello di Montalcino del 2004. Un grande vino da meditazione. Certo bevuto con te, che sul pensiero non hai mai investito molto, sembra un po' buttato via... Ma possiamo sempre provare.
RITA DALLA CHIESA * «ME NE ANDRO' SOLO A CALCI NEL SEDERE»
Nata a Casoria, come Noemi Letizia («Ma mi sa che non abbiamo nient’altro in comune, e poi lei è dannatamente giovane»), Rita Dalla Chiesa non la conta giusta: come può questo scricciolo, concentrato di garbo ed eleganza, occupasse militarmente col suo «Forum» la fascia dell’ora di pranzo di due reti: Canale 5 e Retequattro.
Rita e la bilocazione di «Forum». Un caso più unico che raro...
«Unico, direi. Al massimo si ricordano programmi spostati da una rete all’altra. All’inizio non volevo, temevo lo stress e che la gente si stancasse di me. È andata bene. A volte facciamo share del 30-32% su Canale 5, secondi solo al “Grande Fratello”. Di questa cosa non si parla abbastanza».
Ce l’ha con Mediaset?
«No, rapporti ottimi. Lunga conoscenza, reciproca stima. Mi hanno amareggiata un po’ gli spot “Ci siamo”, del digitale terrestre, quelli con tanti personaggi. “Forum” non c’era, non sono stata chiamata. E forse avevamo più titoli di altri. Pazienza».
Questa è l’edizione dell’addio al giudice Santi Licheri, che non è più nel cast.
«Santino è e resterà il simbolo di “Forum”. Ha dato tutto. Non l’ho deciso io, ma se vorrà, ogni tanto - credo - potrà tornare a trovarci. Ora forse è giusto che si dedichi alla sua Sardegna, agli affetti...».
Ci sarà una sollevazione popolare, come per Roberto Pregadio ne «La Corrida»...
«Santino ha 92 anni. Nei suoi confronti provo/proviamo amore puro. E per questo vorremmo che restasse nel ricordo della gente come il grande Santi Licheri. Non sopportiamo l’idea che a casa lo vedano sfiorire in tv».
È l’edizione del venticinquennale, ma lei sta per condurre «solo» la diciassettesima edizione.
«Lasciai il programma nel ‘97 a Paola Perego, capendo poi quanto mi sarebbe mancato. Fu in contemporanea con la fine del matrimonio con Fabrizio (Frizzi, Ndr), che mi convinsi della necessità di voltare pagina anche sul lavoro. Sbagliai: non ce la potevo fare. Né con “Forum” né con Fabrizio il capitolo era chiuso».
Siete stati insieme 16 anni.
«Quando entro nella mia casa grande e nuova, a Vigna Clara, mi prendono ancora il magone e l’ansia. L’abbiamo comprata insieme e avremmo dovuto abitarla. A volte vorrei tanto tornare nella mia vecchia casina a Monteverde».
E se Frizzi tornasse da lei?
«Aprirei la porta. Quel filo non si è mai spezzato del tutto e i miei spazi in fondo non ho mai più voluto condividerli con nessuno. Gli aprirei la porta ma gli direi: la tua stanza è un’altra».
Una romantica signora che sul lavoro non ama rischiare. Le piace come definizione?
«Romantica sì, ma sul rischio no. Dissento. Io rischio tantissimo... Pretendo sempre la diretta, col richio di sbagliare. Mi dà l’adrenalina. È il mio ottovolante».
Fa anche da 17 anni lo stesso programma.
«È vero, e allora? Anche a scrivere di tv sono sempre le stesse firme. Voi vedete le stesse facce, a noi piacerebbe essere recensiti da altri. E poi non sono una star da copertina. Ho fatto da poco anche “Il ballo delle debuttanti”».
Che è andato male...
«Quando sento questa cosa, vado in bestia. Abbiamo fatto il 18.50% e ci hanno chiusi. Con una controprogrammazione fortissima perché la Rai voleva colpire il nuovo programma di Maria De Filippi. Poi è andata in onda la Perego e ha fatto suppergiù lo stesso risultato, ma nessuno ha detto nulla».
Un voto alle altre due conduttrici di «Forum»: Spaak e Perego.
«Cinque a Catherine, la prima, troppo fredda, algida. Otto a Paola. Io sono una più di pancia. Lei controlla e si controlla di più».
Qualcuno le ha mai messo i bastoni fra le ruote?
«Non che io sappia. Però pochi mesi fa si è parlato molto di una mia presenza con “Forum” all’interno della nuova “Domenica Cinque” della D’Urso, e poi non ne ho saputo più niente. Strano».
Le parole che l’hanno ferita.
«Aldo Grasso in un pezzo sul Corriere mi definì “l’orfanella”, “la moglie di Frizzi”. Quanto cattivo gusto. Non l’ho querelato, gli mandai una mail. Forse ha capito».
Mai stata copiata?
«Una volta. Guardando in tv il programma della Clerici, “Ti lascio una canzone”, con i bimbi cantanti, sono sobbalzata sulla sedia. Identico al mio “Canzoni sotto l’albero”, di qualche anno fa. Onestamente, credevo che Mediaset facesse una causa, ma niente. Io ho sempre taciuto per la grande amicizia che mi lega ad Antonella».
Ha paura di perdere «Forum»?
«No. Ho le mie rughe, sono una di casa, che invecchia con la gente davanti alla tv. Quando finirà, rientrerò dalla porta di servizio, come autrice. O tornerò a scrivere per i giornali».
Quando finirà?
«Quando mi butteranno fuori a calci nel sedere».
(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2009)
Rita e la bilocazione di «Forum». Un caso più unico che raro...
«Unico, direi. Al massimo si ricordano programmi spostati da una rete all’altra. All’inizio non volevo, temevo lo stress e che la gente si stancasse di me. È andata bene. A volte facciamo share del 30-32% su Canale 5, secondi solo al “Grande Fratello”. Di questa cosa non si parla abbastanza».
Ce l’ha con Mediaset?
«No, rapporti ottimi. Lunga conoscenza, reciproca stima. Mi hanno amareggiata un po’ gli spot “Ci siamo”, del digitale terrestre, quelli con tanti personaggi. “Forum” non c’era, non sono stata chiamata. E forse avevamo più titoli di altri. Pazienza».
Questa è l’edizione dell’addio al giudice Santi Licheri, che non è più nel cast.
«Santino è e resterà il simbolo di “Forum”. Ha dato tutto. Non l’ho deciso io, ma se vorrà, ogni tanto - credo - potrà tornare a trovarci. Ora forse è giusto che si dedichi alla sua Sardegna, agli affetti...».
Ci sarà una sollevazione popolare, come per Roberto Pregadio ne «La Corrida»...
«Santino ha 92 anni. Nei suoi confronti provo/proviamo amore puro. E per questo vorremmo che restasse nel ricordo della gente come il grande Santi Licheri. Non sopportiamo l’idea che a casa lo vedano sfiorire in tv».
È l’edizione del venticinquennale, ma lei sta per condurre «solo» la diciassettesima edizione.
«Lasciai il programma nel ‘97 a Paola Perego, capendo poi quanto mi sarebbe mancato. Fu in contemporanea con la fine del matrimonio con Fabrizio (Frizzi, Ndr), che mi convinsi della necessità di voltare pagina anche sul lavoro. Sbagliai: non ce la potevo fare. Né con “Forum” né con Fabrizio il capitolo era chiuso».
Siete stati insieme 16 anni.
«Quando entro nella mia casa grande e nuova, a Vigna Clara, mi prendono ancora il magone e l’ansia. L’abbiamo comprata insieme e avremmo dovuto abitarla. A volte vorrei tanto tornare nella mia vecchia casina a Monteverde».
E se Frizzi tornasse da lei?
«Aprirei la porta. Quel filo non si è mai spezzato del tutto e i miei spazi in fondo non ho mai più voluto condividerli con nessuno. Gli aprirei la porta ma gli direi: la tua stanza è un’altra».
Una romantica signora che sul lavoro non ama rischiare. Le piace come definizione?
«Romantica sì, ma sul rischio no. Dissento. Io rischio tantissimo... Pretendo sempre la diretta, col richio di sbagliare. Mi dà l’adrenalina. È il mio ottovolante».
Fa anche da 17 anni lo stesso programma.
«È vero, e allora? Anche a scrivere di tv sono sempre le stesse firme. Voi vedete le stesse facce, a noi piacerebbe essere recensiti da altri. E poi non sono una star da copertina. Ho fatto da poco anche “Il ballo delle debuttanti”».
Che è andato male...
«Quando sento questa cosa, vado in bestia. Abbiamo fatto il 18.50% e ci hanno chiusi. Con una controprogrammazione fortissima perché la Rai voleva colpire il nuovo programma di Maria De Filippi. Poi è andata in onda la Perego e ha fatto suppergiù lo stesso risultato, ma nessuno ha detto nulla».
Un voto alle altre due conduttrici di «Forum»: Spaak e Perego.
«Cinque a Catherine, la prima, troppo fredda, algida. Otto a Paola. Io sono una più di pancia. Lei controlla e si controlla di più».
Qualcuno le ha mai messo i bastoni fra le ruote?
«Non che io sappia. Però pochi mesi fa si è parlato molto di una mia presenza con “Forum” all’interno della nuova “Domenica Cinque” della D’Urso, e poi non ne ho saputo più niente. Strano».
Le parole che l’hanno ferita.
«Aldo Grasso in un pezzo sul Corriere mi definì “l’orfanella”, “la moglie di Frizzi”. Quanto cattivo gusto. Non l’ho querelato, gli mandai una mail. Forse ha capito».
Mai stata copiata?
«Una volta. Guardando in tv il programma della Clerici, “Ti lascio una canzone”, con i bimbi cantanti, sono sobbalzata sulla sedia. Identico al mio “Canzoni sotto l’albero”, di qualche anno fa. Onestamente, credevo che Mediaset facesse una causa, ma niente. Io ho sempre taciuto per la grande amicizia che mi lega ad Antonella».
Ha paura di perdere «Forum»?
«No. Ho le mie rughe, sono una di casa, che invecchia con la gente davanti alla tv. Quando finirà, rientrerò dalla porta di servizio, come autrice. O tornerò a scrivere per i giornali».
Quando finirà?
«Quando mi butteranno fuori a calci nel sedere».
(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2009)
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