giovedì 21 ottobre 2021

BAGLIONI, ARRIVA L'OPERA CONCERTO TOTALE

Uno spettacolo eccezionale per tempi eccezionali. È "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA", l'opera-concerto totale registrata presso il Teatro dell'Opera di Roma, tratta dall'omonimo e ultimo album di inediti di CLAUDIO BAGLIONI (certificato platino e con oltre 14 milioni di streaming - audio e video), che questa sera, giovedì 21 ottobre, alle ore 21.00, rivivrà proprio nel prestigioso Teatro dell'Opera di Roma, dove verrà proiettata nell'ambito della Festa del Cinema di Roma.

Domani, venerdì 22 ottobre, alle ore 16.30, invece, presso la Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, CLAUDIO BAGLIONI sarà protagonista dell'Incontro Ravvicinato con ANTONIO MONDA (Direttore Artistico Festa del Cinema di Roma), uno dei momenti più apprezzati dal pubblico della Festa del Cinema.

"IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" arriverà anche nelle sale cinematografiche per tre giorni, 2-3-4 novembre, distribuito da Medusa Film.
L'opera-concerto totale "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" è eccezionale non solo nell'ideazione – parole e musiche di Claudio Baglioni, direzione artistica di Giuliano Peparini - ma soprattutto nella realizzazione. In tempi normali, infatti, non sarebbe mai stato possibile dar vita a un'opera che trasforma in ambiente scenico ogni spazio - retropalco, palchi, golfo mistico, platea, foyer, camerini e corridoi - del Teatro nel quale va in scena.

Per questa occasione, artista, orchestra, coro e parte del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, musicisti, vocalist, danzatori, performer e acrobati animano ogni angolo della struttura, illuminando di sé, oltre al palcoscenico, tutti quegli spazi che, solitamente, non sono luoghi di rappresentazione.
L'opera-concerto totale "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" è una esclusiva ITsART, la piattaforma streaming promossa dal MiC dedicata a teatro, musica, cinema, danza e ogni forma d'arte, con contenuti live e on-demand, disponibili in Italia e all'estero.

«La ferita dei teatri vuoti ci ha colpiti al cuore e faticherà a rimarginarsi – racconta Claudio Baglioni – Per questo ho cercato di contribuire a riempire quel vuoto, portando in dono al teatro tutto quello che avevo da dare. Musica e parole, naturalmente. Ma anche un'Opera - "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" – che fonde recitazione, danza, gesto, giochi di luci e suoni, "quadri" animati da performer, e nella quale grande orchestra, coro lirico, coristi e band diventano co-protagonisti della narrazione. Ognuno di noi - con la propria arte, sensibilità, intensità, espressività - ha provato a cancellare il vuoto del teatro, riempiendolo, letteralmente, di vita. E, così, tutto - palcoscenico, golfo mistico, platea, palchi, loggioni, foyer, corridoi, backstage – è diventato scena. Uno spettacolo totale in uno spazio scenico totale, nel quale - per la prima volta - l'idea wagneriana dell'arte totale si realizza in una architettura totale. "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" è davvero uno spettacolo eccezionale per tempi eccezionali. E non solo perché in "tempi normali" non sarebbe mai stato possibile concepirlo né realizzarlo ma, soprattutto, perché credo ci sia bisogno di idee eccezionali per aiutare certe ferite a rimarginarsi, e trasmettere le energie che servono a fare di dolore, difficoltà e privazioni i semi per costruire un futuro nuovamente degno di questo nome».
Arte totale, teatro totale, estetica cinematografica.

Un'anteprima assoluta. Non solo perché tema, narrazione, canzoni e allestimento musicale e scenico sono originali ma, soprattutto, perché "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" riprende - estendendola - l'idea wagneriana di opera d'arte totale. Arte totale in un intero teatro, dunque - in tutti i significati che il combinarsi di queste due formule è in grado di esprimere – che finisce, però, col rivelare un'estetica cinematografica, tanto da trasformare "IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" in un inedito FilmOpera. Come accade nella cinematografia, infatti, le diverse scene di questo straordinario atto unico (scene rese ancora più suggestive dal ricorso ad effetti di luce e soluzioni illuminotecniche che normalmente non si vedono nei teatri di tradizione all'italiana) sono state riprese da diversi punti di vista – attraverso un incalzante ed emozionante uso di campi e controcampi - in modo da unire al lirismo fisico del teatro, la magia metafisica del cinema.

Storia di un amore e dell'amore.
È la storia di un grande amore e dell'amore stesso: amore personale - reale o ideale, fisico o mentale, vissuto o semplicemente vagheggiato ma, sempre inatteso, sorprendente, travolgente - di un "uomo di varietà" e della sua "principessa". Ma anche amore universale: antico, eppure ogni volta incredibilmente nuovo, che anima ogni venatura del tempo – passato, presente e futuro – e dà senso e valore a tutte le stagioni della vita: fanciullezza, adolescenza, gioventù, maturità.

L'opera-concerto.
Lo spettacolo - della durata di novanta minuti - si apre con un monologo evocativo e rapsodico - scritto da Claudio Baglioni e interpretato da Pierfrancesco Favino - e un preludio danzato affidato all'étoile Eleonora Abbagnato.

La direzione di orchestra e coro è di Danilo Minotti, mentre la direzione della band di Baglioni è affidata a Paolo Gianolio, che ha firmato gli arrangiamenti e le orchestrazioni di nove dei quattordici brani dell'album. Gli arrangiamenti degli altri sette brani portano, invece, la firma di Celso Valli. I contributi solistici sono di Giancarlo Ciminelli, Alessandro Tomei, Roberto Pagani, Danilo Rea e Giovanni Baglioni, che esegue la suite finale dell'album.

"IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA" è prodotto da Friends & Partners e Fenix Entertainment S.p.A. La regia teatrale è di Giuliano Peparini, la fotografia è di Ivan Pierri, la regia televisiva è di Luigi Antonini.

martedì 19 ottobre 2021

ELEZIONI AMMINISTRATIVE * NON VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, MA SCONFITTA DEL DEL CENTRODESTRA

I leader del Centrodestra sconfitto, sia a Milano che a Roma: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Tralasciando il dato non trascurabile dell’astensionismo alle stelle, fossi in Enrico Letta non farei tanto il figo. Il risultato elettorale di oggi non è in realtà frutto di una vittoria o di particolari strategie del Pd, ma soprattutto figlio di una grande sconfitta del Centrodestra. E non per via dei recenti scandali o scandaletti. Credo che gli italiani abbiamo vissuto molto male le uscite contraddittorie e insensate della Destra su Covid, vaccini e Green pass. 
Il Paese, che già si fida poco della politica e la vive con insofferenza, voleva soltanto rialzarsi dopo la batosta del virus. Con fatica e pazienza. Avrebbe preferito trovare un fronte compatto. Un vero Governo di unità nazionale e poche divagazioni per amore di parrocchietta o per recuperare nei sondaggi. La popolarità di Mario Draghi lo dimostra. Invece gli italiani si sono trovati di fronte gente che a Destra remava contro per puro interesse di bottega. L’hanno capito e non l’hanno gradito. È un voto che non deve né può stupire.

lunedì 18 ottobre 2021

IVA ZANICCHI: «BASTA SHOW DOVE GLI EFFETTI SPECIALI PENALIZZANO LE CANZONI»

La cantante e opinionista tv Iva Zanicchi.

Iva Zanicchi
sta per tornare in video con un varietà celebrativo di un'intera carriera. Si intitola «D'Iva» e andrà in onda (salvo problemi di palinsesto) il 4 e l'11 novembre su Canale 5. Due puntate piene zeppe di canzoni e di ospiti dedicate alla leggendaria “Aquila di Ligonchio".

Come valuta l'opinionista ed ex conduttrice (fu la regina di «Ok, il prezzo è giusto!») le ultime produzioni Mediaset? La rete che la manda in onda ha appena trasmesso «Star in The Star», chiuso dopo appena cinque puntate (avrebbero dovuto essere otto) dopo avere registrato ascolti drammatici. Che sul finale hanno sollevato anche il sarcasmo e l'autoironia di Ilary Blasi.

«L'ho visto poco, quel programma, ma credo sia stato penalizzato dal fatto che era molto simile a "Tale e quale show" e "Il cantante mascherato", già in onda da tempo su altre reti. Però posso dire una cosa? Non è il caso di smetterla con queste scene piene di fiamme, luci, palloncini colorati, balletti invasivi, costumi, gente che entra e che esce?» è la chiave di lettura della Zanicchi. «Tutto questo circo a mio avviso distrae terribilmente dal cantante, dalla canzone e dall'intepretazione».

E il «Grande Fratello Vip», del quale Iva è stata opinionista? «Il GFVIP non mi dispiace, e trovo che sia una sorpresa Sonia Bruganelli: dice cose intelligenti, in modo deciso, senza farsi condizionare. È sempre stata dietro le quinte, ma mi piace anche in video».

mercoledì 6 ottobre 2021

MASSIMO COTTO: «ROCK IS THE ANSWER», LE FRASI DELLE LEGGENDE CHE AIUTANO A VIVERE

Dal 14 ottobre sarà disponibile in libreria e negli store digitali "ROCK IS THE ANSWER – Le risposte della musica alle questioni della vita" (Marsilio Editori), il nuovo libro del giornalista MASSIMO COTTO che racconta il mondo del rock attraverso le parole di oltre 150 artisti raccolte nel corso degli anni durante interviste ed incontri.

Il libro è disponibile in pre-order al seguente link: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2971292/rock-is-the-answer.

Tra voci sopra le righe e divertenti aneddoti, meditazioni profonde e consigli quotidiani, a ogni mese dell'anno si associa una riflessione che nasce da un brano cult e che introduce una parola chiave per ciascun giorno. Dall'amore (tema di gennaio) alla ricerca di una risposta (tema di dicembre), passando per il futuro (tema di giugno), ogni riflessione è accompagnata da una canzone che fa guida all'ascolto e dà una o più risposte che gli artisti hanno voluto consegnare a Massimo Cotto durante incontri e colloqui. Demoni e ispirazioni, vizi e virtù rivivono in uno zibaldone di pensieri che diventa al tempo stesso un motore per le ricerche personali e il prodotto di un nuovo e mai banale sguardo sul mondo.

Massimo Cotto, nato ad Asti nel 1962, è autore di 71 libri, giornalista professionista, DJ radiofonico, autore televisivo e teatrale, presentatore e direttore artistico di numerosi festival e rassegne. Oggi è una delle voci più note di Virgin Radio, ma in passato ha parlato ai microfoni di Radio Rai (con cui ha collaborato per oltre vent'anni e dove è stato per quattro anni responsabile artistico di Radio Uno), Radio 24 e Radio Capital. Ha collaborato con diversi quotidiani e scritto per le principali riviste italiane e internazionali, tra cui l'americana Billboard e la tedesca Howl!. Nell'estate del 2021 ha debuttato a teatro il suo ultimo spettacolo dal titolo "Decamerock". Dopo essere stato tra gli autori del Festival di Sanremo 2010, da più di dieci anni è alla guida di Sanremolab e Area Sanremo, l'unico contest che seleziona i giovani per il Festival di Sanremo. Dal 2017 al 2019 ha presieduto la giuria del Primo Maggio di Roma. Per Marsilio ha pubblicato "Rock Therapy. Rimedi in forma di canzone per ogni malanno o situazione" (2017) e "Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica" (2020).

martedì 5 ottobre 2021

MILANO * SALA AVREBBE VINTO COMUNQUE, MA IL TRACOLLO DELLA LEGA È COLPA DI SALVINI

I risultati delle elezioni comunali dell'ottobre 2021 a Milano.

Parliamoci chiaro: a Milano era scontato che fosse riconfermato Beppe Sala. Ha lavorato bene, ed è stato premiato. Quel che non ci si aspettava (in questi termini) era una sconfitta così pesante di Luca Bernardo, l'uomo fortemente voluto da Matteo Salvini, e il tracollo del Centrodestra. 57,7% contro il 32% non sono parole o analisi politiche, ma numeri che bruciano, soprattutto in Lombardia, tradizionale feudo leghista.
La gente ha capito il bluff vivente e si allontana sempre più dal confuso, ormai molto confuso imbonitore prossimo alla liquidazione da parte di Giorgetti, vista la sempre più marcata spaccatura interna.
Anche nel resto d'Italia Centrosinistra e Pd (che è soprattutto apparato) hanno vinto, come di consueto, facendo paradossalmente ben poco. Sfruttando soprattutto gli errori altrui, che sono parecchi. E non parlo tanto dell'inchiesta di Fanpage, che credo poco abbia impressionato gli elettori di Fratelli d'Italia: sapere che a Milano ci sono loro eletti che inneggiano al fascismo e prendono soldi in nero non penso li preoccupi particolarmente. E del resto Silvio Berlusconi, che forse sogna ancora illusoriamente il Colle, è stato impeccabile. Ormai sembra uno statista vero.
Parlo soprattutto di come la Lega e Salvini hanno gestito la questione vaccini e Green Pass. In modo ondivago, contraddittorio, fra continue retromarce e cambi di rotta insensati e dettati dalla disperazione del capo a picco nei sondaggi. Per accaparrarsi i voti di qualche picchiatello no-vax, sono andati a perdere il consenso della maggior parte dell'elettorato del Carroccio che giustamente nei vaccini credeva e crede, e l'ha dimostrato. Ha pesato più questo aspetto che non la vicenda di Luca Morisi, che pure di certo bene non ha fatto all'immagine di Salvini e della Lega tutta.
Poi ci sono stati il boom del Centrosinistra a Bologna e quello del Centrodestra in Calabria. E Roma, dove la batosta per i 5 stelle è stata letale: perse in pochi anni 550 mila preferenze, Virginia Raggi è riuscita a rimediare un 20%; ma il vero exploit è stato Carlo Calenda (se avessi votato nella Capitale l'avrei premiato anch'io), che è arrivato a numeri notevoli dal niente con una lista civica. Là il Centrodestra chiude il primo giro tre punti sopra il Centrosinistra, ma dovrà soccombere al ballottaggio perché dubito che gli elettori di Raggi e Calenda daranno il loro voto a destra.

lunedì 4 ottobre 2021

JERRY CALA': «LASCIARE I CINEPANETTONI MI HA FATTO PERDERE MOLTI SOLDI»

L'attore e cabarettista Jerry Calà.

«Ho fatto talmente tante cose nella vita che non mi sento 70 anni, ma di più. Ed essendo un ex Gatto (di Vicolo Miracoli) ho sette vite. Quindi chissà, forse si può moltiplicare…»
.
Ancora galvanizzato per la mega festa che ha imbastito il 20 luglio scorso all’Arena di Verona per questo compleanno decisamente speciale, Jerry Calà ragiona tra palco, anagrafe e realtà.

 Jerry, ha visto? Anche Raffaella Carrà se n’è andata.
«Straordinaria, anche nel riuscire a nascondere così bene la malattia. L’ho avuta come vicina di casa, al piano di sotto, quando abitai a Roma. Mi invitò in tv e in diretta, a sorpresa, mi rimproverò per come parcheggiavo il fuoristrada da esaltato che avevo in quegli anni, ed essendo uno scapolone, per il viavai che c’era a casa mia. Rimasi basito».

Se guarda indietro, che cosa non rifarebbe?
«Mollare i cosiddetti Cinepanettoni così presto. Feci “Yuppies”, che andò benissimo, ma non volendo essere etichettato passai a un film norvegese che andò così così. Avessi continuato, sarei rimasto nel giro. I miei colleghi sono molto più ricchi di me».

Si è mai montato la testa? Per esempio negli anni in cui lasciò i Gatti?
«Il rischio c’era, mi stavo perdendo, ma fu Mara Venier, con la quale convivevo in quegli anni, a salvarmi, ad ancorarmi a terra. Rifiutò anche dei film per starmi accanto. Le sarò grato per sempre».
E in futuro, che cosa l’aspetta?
 «Se chiudo i contratti, un bel film corale come regista da girare in autunno. Non sarò il protagonista, ma uno degli interpreti. Per ora non dico altro, ma sarà stupendo».

DAL SETTIMANALE OGGI (AGOSTO 2021)

venerdì 24 settembre 2021

MOGOL (SIAE) SU CONCERTI E LOCALI: «FATECI RIPARTIRE AL 100%, SIAMO ALLO STREMO»

L'autore Giulio Rapetti, in arte Mogol, presidente della SIAE.

Parte dalla Società Italiana degli Autori ed Editori una petizione che raccoglie le tante voci della cultura, dello spettacolo e della politica che sollecitano il Governo ad aumentare la capienza dei teatri, dei cinema, degli spazi deputati alla musica dal vivo.

«Abbiamo sempre rispettato le regole e le leggi e anteposto la salute dei cittadini a tutto il resto. Ora però siamo veramente allo stremo», dice il Presidente SIAE Giulio Rapetti Mogol. «Ristoranti, bar e molte altre attività hanno ripreso quasi a pieno regime. Circa il 70% dei cittadini ha completato il ciclo vaccinale e il green pass costituisce un altro presidio importante a tutela della salute; moltissimi artisti si sono schierati in favore della campagna vaccinale. Peraltro, molte discoteche e locali stanno finendo nelle mani della malavita organizzata, con l'evidente possibilità di trasformarsi così in potenziali presidi di malaffare e di spaccio. In altri grandi paesi europei le attività culturali sono riprese a pieno regime o quasi. Per questo rivolgiamo un appello al Presidente del Consiglio e al Ministro della Cultura che da tempo si batte per le riaperture».
«Fateci ripartire in sicurezza ma fateci ripartire realmente. Abbiamo la sensazione – continua Mogol - che nel Governo prevalgano o rischiano di prevalere atteggiamenti e posizioni minoritarie che francamente sembrano più irragionevolmente emotive che realmente razionali. Non vogliamo ammalarci ma il rischio di morire SANI è ormai molto reale».
«L'industria della cultura, prima della pandemia, era la terza del Paese e dava lavoro complessivamente a più di 1,5 milioni di persone, il 40% dei quali under 35. Come SIAE lanciamo questa petizione perché conosciamo bene il valore economico e sociale delle attività culturali, e anche per noi è diventato impossibile mantenere fede alla nostra mission, quella di essere sempre dalla parte di chi crea. I mancati incassi della nostra Società sono lo specchio di altrettanti mancati incassi per gli autori, gli interpreti, gli editori, tutti coloro che producono cultura, spettacolo e intrattenimento nel nostro Paese. Come ha scritto il celebre musicista e compositore Jean-Michel Jarre, già Presidente della Confederazione Internazionale delle Società di autori e compositori, la cultura ci rende resilienti e ci dà una speranza. Ci ricorda che non siamo soli», dichiara il Direttore Generale SIAE Gaetano Blandini.
Tra coloro che hanno già aderito: Stefano Accorsi, Alessandra Amoroso, Claudio Baglioni, Angelo Barbagallo, Giovanni Caccamo, Caterina Caselli, Cheope, Valeriano Chiaravalle, Gigi D’Alessio, Fiorello, Rocco Hunt, Kaballà, Mario Lavezzi, Fiorella Mannoia, Moira Mazzantini, Popi Minellono, Ferzan Özpetek, Gino Paoli, Nicola Piovani, Pivio, Andrea Purgatori, Eros Ramazzotti, Tony Renis, Riccardo Scamarcio, Carlo Verdone.

martedì 14 settembre 2021

MERCATO CENTRALE MILANO * UN POSTO DA UNA CENA E VIA


L'altra sera ho fatto un giro al nuovo e pompatissimo "Mercato Centrale Milano", spazio enogastronomico che si trova lungo via Sammartini, che costeggia a sinistra la Stazione Centrale (vista di fronte) e che si sviluppa in due lunghi corridoi laterali stretti a piano terra e primo piano proprio sotto la medesima.
Ci sono una quarantina di stand permanenti molto vari, affidati ciascuno a un nome (teoricamente) di grido della cucina, e tavoli e tavolini sparsi in una struttura urban style che ricorda un po' certe realtà analoghe newyorkesi. Prendi ciò che ti garba, ti vai a sedere, mangi, stai lì un po', sempre che tu riesca a sopportare il casino, e te ne vai.

Il problema è che siamo in Italia ed erano le 20 di domenica. Quindi pienone incontrollabile. Non oso pensare al sabato. Tralasciando il totale disinteresse verso le normative anti-Covid (non c'era nessun controllo di green pass e neppure un termo-scanner ai due ingressi, ma almeno tutti all'interno indossavano le mascherine), bisogna fare un ragionamento sui prezzi, decisamente troppo alti per quello che poi si trova nel piatto e le modalità di servizio.
Se mi fai pagare 15 euro un risotto alla milanese basic (che diventano 25 se vuoi anche il sughetto di ossobuco) mi devi far sognare come Cenerentola al gran ballo. Non puoi servirmi un mestolo tirato di risottino normalissimo, che non dico saprei cucinare io (perché non so fare assolutamente niente, però quanto a gusti eno-gastronomici lasciami stare che ti scotti), ma qualsiasi casalinga sotto la Madunìna. Allo stand hamburger, costine e pulled pork di Joe Bastianich (prezzi alti anche lì e quantitativi ridotti) c'è una fila che manco per la distribuzione del pane nella Grande Guerra. 

Più abbordabili i toscani con i loro piatti tradizionalmente leggerini, fra trippe e lampredotti, un po' snobbati i liguri con le loro focacce. Poca gente anche per i ravioli cinesi. Anche nel reparto vini con i prezzi picchiano come fabbri nel Trono di spade. Non parliamo poi di quelli del banco del pescato fresco, che puoi portare via o farti cucinare sul posto.
Niente a che vedere con il mercato di Madrid, analogo per certi versi, ma spettacolare, con prezzi contenuti e una qualità di prodotto spesso altissima. Infatti là te ne vai spendendo come ridere 50-60 euro senza accorgertene. Qui te ne vai e basta.
Non prendi la fascia bassa, perché i prezzi sono troppo alti. Ti assicuri la fascia media, che però dopo una visita ti saluta perché a parità di costo trova molto meglio. E non conquisti la fascia alta, che va altrove a prescindere, servita e riverita, non in un carnaio del genere. Oh signori, che cosa devo dirvi: le premesse non ci sono, ma in bocca al lupo.

domenica 12 settembre 2021

LA GOGGI LASCIA I SOCIAL SDEGNATA: "MI CRITICA GENTE CHE A CASA NON HA LO SPECCHIO"


Loretta Goggi
lascia i social dopo le critiche seguite alla sua apparizione ai Seat Music Awards. L'ha annunciato l'artista stessa, due ore fa, sulla sua pagina Facebook (qui sopra lo screenshot). Piuttosto sdegnata e stanca delle critiche di chi "molto probabilmente a casa non ha uno specchio", come ha ribattuto polemicamente, l'interprete di Maledetta primavera e L'aria del sabato sera, è stata celebrata da Carlo Conti e Vanessa Incontrada l'altra sera su Rai1. Un omaggio a una carriera straodinaria.

La sua perfomance è stata commentata (come sempre accade per quasi tutti gli artisti) dal popolo del web in modo caustico o sarcastico: dall'uso del playback, all'abito, sino al trucco scelto per andare in onda. Un sezionamento minuzioso e impietoso che non è andato giù a una tra i più grandi personaggi dello spettacolo italiano. Così Loretta ha detto basta, per sempre: fine alla sua parentesi internettiana. Chi si espone al pubblico deve accettare di essere anche criticato, si dirà. Ed è verisissimo. Ma è altrettanto lecito lasciare la scena e guadagnare le quinte se chi è vittima della sassaiola non gradisce più.


giovedì 9 settembre 2021

TPI SETTIMANALE * DAL 17 SETTEMBRE CI VEDIAMO IN EDICOLA (E IN DIGITALE)


TPI, il sito col quale collaboro da un anno e mezzo per la sezione cronaca e spettacoli curata da Selvaggia Lucarelli, va talmente bene che il direttore, Giulio Gambino, ha deciso di buttare il cuore oltre l'ostacolo lanciando anche un settimanale cartaceo. Avrà lo stesso nome, sarà pieno d'inchieste, news e approfondimenti, e lo troverete in edicola (ma sarà possibile anche acquistare l'abbonamento digitale) da venerdì 17 settembre. Perché qui non si bada alla scaramanzia.

Chi conosce l'editoria sa che cosa voglia dire lanciare oggi una nuova testata cartacea: ci vuole un mix di coraggio e follia che non sono comuni. Ma le sfide sono belle, e - potendo - non ci si tira indietro.
Ci sarò anch'io, ogni venerdì, con una rubrica di critica televisiva (e spettacolo in genere) che si chiamerà «FRA PALCO E REALTÀ». Per raccontare il davanti e il dietro le quinte come piace a me. Con un po' d'ironia, e sempre dalla parte di chi legge. Vi segnalerò ogni volta qui sui social l'argomento della settimana e per il resto, facciamo gli scongiuri. Venerdì 17 potrebbe anche essere una giornata fortunata.

martedì 7 settembre 2021

«OBBLIGO VAGINALE»: BARBARA D'URSO DEBUTTA CON LA GAFFE, MA SA DI RECITATO

La conduttrice tv Barbara D'Urso.
Ieri Barbara D'Urso in versione condensata (quest'anno le hanno tolto due programmi su tre e quello che è rimasto dura un'ora lorda, quindi siamo davvero ai minimi termini dopo i fasti degli ultimi anni) ha debuttato a «Pomeriggio 5» con una gaffe epocale e a mio avviso studiatissima, ma posso sbagliarmi, naturalmente: il leggendario «Obbligo vaginale». Che secondo una vignetta satirica - peraltro molto divertente - circolante già da un po' avrebbe pronunciato il buon vecchio Silvio Berlusconi.

Ora l'epic fail che fa tanta simpatia verrà ripreso da Striscia la notizia, da Blob, si ridacchierà un po' ovunque sui tram e negli uffici (per chi ha il green pass e non è più in smart working, naturalmente), e la Signora gioirà, perché ha consegnato un'altra perlina alla storia del trash. Una di quelle che fanno parlare di sé. Correttasi sul finale, ha chiesto scusa, ha apparecchiato un po' d'imbarazzo fra i deliziosi sorrisini degli opinionisti in studio, e via. C'è poco da fare: D'urso avrà i suoi difetti, ma sa fare comunicazione. #Colcuore, naturalmente. E a quanto pare non soltanto con quello.

sabato 4 settembre 2021

VENEZIA * LA DICHIARAZIONE D'AMORE DI BENIGNI ALLA MOGLIE? UNA FURBA RUFFIANATA

Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi al Festival del Cinema di Venezia.

Ho visto sui social legioni di donne entusiaste ed estasiate per la dichiarazione d'amore (rigorosamente in favore di telecamera) di Roberto Benigni alla moglie Nicoletta Braschi in quel della Mostra del cinema di Venezia. Soltanto a me è parsa piuttosto una furba ruffianata? Solo a me è sembrata una melensa sbrodolata ben scritta (ma anche scopiazzata nei frammenti più belli da José Luis Borges e Vladimir Nabokov) - fatta peraltro davanti a una signora che resta sempre fredda come il ghiaccio - declamata solo per accattivarsi le simpatie del pubblico femminile, quello più motivato ad accogliere questi romantici stimoli? Benigni, che di mestiere fa l'attore e che da diversi anni ama il politicamente corretto un po' paraculino, ha voluto regalarvi un sogno. E in tanti avete abboccato.

 

martedì 31 agosto 2021

I NO-VAX VIOLENTI? MERITANO L'OBBLIGO VACCINALE

Giorgia Meloni.


Che il no-vax sia autolesionista e un po' delirante ci sta, è nella sua natura (ho letto post di gente che mi è toccato cancellare dai contatti, carichi di livido rancore, frustrazione, convidivisione di qualsiasi fake news da social pur di avvalorare in ogni modo le proprie tesi complottiste o negazioniste), ma che il no-vax diventi anche violento, è inaccettabile. Quindi mi auguro che lo Stato provveda quanto prima non solo a neutralizzare i facinorosi, ma anche a stabilire l'obbligo vaccinale. E appena ora, a settembre, qualche pazzerello bloccherà treni di pendolari, qualche bidello picchierà giornalisti, qualche sconsiderato minaccerà a destra e a manca, si farà (mi auguro) i suoi bei 10-15 giorni "ar gabbio", come dicono a Roma. Poi se ne riparla.


Questo scritto illiberale, nella sua essenza un po' fascio (direbbero i no-vax) dovrebbe piacere tanto a Giorgia Meloni, che invece per ragioni di crescita politica si ritrova bizzarramente a fare il gioco opposto. Un gioco molto pericoloso. Vedevo poco fa in città la sua faccia photoshoppata su alcuni cartelloni per le comunali di ottobre: "Meloni per Milano".
A ogni stagione, la sua frutta. Sembra quasi uno slogan da Milano da bere, che ammicca un po', tra Colpo Grosso e le feste all'Hollywood. Io sono all'antica: continuo a preferire le angurie.


giovedì 26 agosto 2021

TI LAMENTI DELLE MASCHERINE? PARLIAMO DEL GEL IGIENIZZANTE PER LE MANI


Sulle mascherine si è già detto tutto. Non abbiamo mai parlato invece di una tra le più grandi piaghe di questi tempi confusi e virali: l'agghiacciante dispenser di gel disinfettante che ormai si trova all'ingresso di qualsiasi ristorante o esercizio commerciale. All'apparenza innocua, questa trappola del Demonio riserva in verità mille sorprese. Anzitutto, la densità del contenuto. Essendo prodotto da aziende diverse, non è mai la stessa cosa. Per giunta (è evidente, basta l'esperienza sul campo) in alcuni negozi dove il consumo è massiccio viene palesemente allungato con acqua per risparmiare. Commerciante non dire di no: ti conosco mascherina. Il risultato, a parte la testolina da premere che già fa schifo in sé perché l'hanno toccata in mille prima di te, è che ti ritrovi a sfregarti le mani o con qualcosa che pare acqua o poco più, o con un condensato rinfrescante al tatto, sulle prime piacevole e ben scivoloso, che dopo pochi secondi si trasforma in una specie di micro raggrumato tipo pasta lavamani del carrozziere che fa attrito e disturba.

Costringendoti ovviamente a cercare immediatamente un bagno per lavarti le mani sul serio. Difficilmente trovi il gel perfetto, che disinfetta senza lasciare tracce.
Poi c'è l'altro aspetto: il tipo e le condizioni d'uso del dispenser, non di rado guasto o con la già citata testolina mezza rotta. Per non parlare di quelli elettrici con foto-cellula che azioni mettendo soltanto sotto la mano, dai quali esce (se esce) un quantitativo all'apparenza così ridotto di liquido da costringerti a ripetere l'esercizio per 5-10 volte.

Ma restiamo sui cappuccetti a pressione. Quelli meccanici, per così dire. Che danno tante soddisfazioni. Il risultato è - spesso - quantomeno pirotecnico. In una pizzeria qualche mese fa ho premuto vedendo uscire diretta una sbrodolata che mi ha centrato di netto la camicia. E l'altroieri in un negozio di abbigliamento (secondo me il proprietario è uno in vena di supercazzore, perché mi era già capitata la stessa cosa e non ha mai riparato il contenitore) è partito uno spruzzo mortale che mi ha piazzato, nell'ordine: macchia sul petto con t-shirt rossa da lavare; due patacche giganti sulla scarpa sinistra e uno spruzzo preciso di liquido biancastro che mi ha colpito diffusamente in faccia, tra l'occhio destro e il naso.
Con un effetto che ricorda molto le concitate scene finali di quei film d'animazione solitamente non prodotti dalla Disney.

giovedì 19 agosto 2021

RILESSIONI A MARGINE DI UNA BATTERIA CHE SI SCARICA A FERRAGOSTO

Il 16 agosto, la batteria della vecchia Juke mi ha abbandonato definitivamente, dopo appena un paio di rantoli di timida avvisaglia e un difficile riavviamento con i cavetti fatto al volo dall'auto di mio zio. Morta, senza speranza. E mi ha lasciato con un addio che sa di amara beffa, di sfiga cosmica, ad appena 10 giorni dal ritiro dell'auto da parte del concessionario, dove lunedì della scorsa settimana ho versato l'anticipo per comprare quella nuova, in arrivo appunto a fine agosto. Mi ha salvato un amico (sempre provvidenziali, gli amici), comprandone da un cinese un'altra - ironia della sorte - italiana a buon prezzo, in un ponte ideale e solidale fra oriente e occidente. 

E' difficile spiegare come ci si senta dopo un tradimento di questo tipo. Quando una batteria con la quale hai passato anni bellissimi - ma anche difficili e tormentati -, intensi insomma, ti lascia di punto in bianco senza un vero perché. Con una scadenza in vista così cruciale e simbolica. Sembra una vendetta. Rimani attonito, stranito, svuotato. Pare quasi che covasse un rancore nascosto. E io che credevo di essermi sempre comportato con lei in modo ineccepibile.
Non affezionatevi alle batterie, gente. Le ragazze sono sempre meglio: una ragazza all'occorrenza ti gonfia anche le gomme. Una batteria non lo farà mai. Non direttamente, comunque.

Post più popolari

Lettori