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venerdì 1 novembre 2019

TUTTO MANGO A 5 ANNI DALLA MORTE

Warner Music Italy annuncia l’uscita di “TUTTO L’AMORE CHE CONTA DAVVERO”, un
imperdibile cofanetto che raccoglie il patrimonio musicale di MANGO, a quasi cinque anni
dalla sua scomparsa. Suddiviso in tre raccolte tematiche e disponibile in 3 versioni, sarà in tutti gli store dal 22 novembre.

La “Deluxe Edition” è composta da 4CD (CD1 I Successi, CD2 Gli Incontri, CD3 I Tesori Nascosti,
CD4 Il concerto) arricchito da uno splendido booklet di 48 pagine contenenti materiale fotografico
inedito, manoscritti originali, appunti tratti dalle agende e dai quaderni dell’artista; la “Light Version”
comprende 3CD (CD1 I Successi, CD2 Gli Incontri, CD3 I Tesori Nascosti) e un booklet di 16 pagine, mentre il Vinile include invece esibizioni live tratte da “Serata con” di Video Italia risalenti agli anni 2003, 2004, 2005, 2008 e 2010.
Ne “I Successi” sono stati inseriti gli evergreen che hanno segnato la trentennale carriera di Mango.
Nella raccolta riservata a “I Tesori Nascosti”, invece, sono stati inclusi i pezzi che non sono mai
diventati “di punta” ma che respirano d’arte libera e “restituiscono all’ascoltatore la sua essenza più
intima e geniale”. Ne “Gli Incontri” troviamo infine le collaborazioni artistiche più significative e le
cover più spiazzanti.

Alla realizzazione del progetto hanno partecipato in prima persona la moglie Laura Valente e i figli
Angelina e Filippo Mango, Arturo Bertusi in veste di art director e curatore editoriale della
pubblicazione e Lorenzo Cazzaniga, storico ingegnere del suono.
A questo proposito la moglie Laura ha dichiarato:

«L'esigenza, dopo 5 anni di silenzio discografico, è stata quella di creare un compendio del patrimonio musicale e letterario lasciato da Pino, tentando di dare nuova linfa, oltre che agli innumerevoli grandi successi, anche ai suoi tesori nascosti, agli incontri musicali più riusciti e alla sua straordinaria attitudine live, propria del grande cantante e dell'uomo sensibile e autentico che era. C'è bellezza in questo lavoro, c'è amore; un abbraccio che ha stretto intorno a me, ad Angelina e a Filippo amici meravigliosi che ci hanno sostenuto e aiutato nell'impresa, con tutto l'amore che conta per Pino, per sempre».

E’ in rotazione radiofonica il singolo “FORSE CHE SÌ, FORSE CHE NO” (feat. LUCIO DALLA), un emozionante duetto proprio con l’amico Lucio.

lunedì 8 dicembre 2014

IN RICORDO DI MANGO, CON QUEL FALSETTO CHE DIVIDEVA LA CRITICA

Nel mondo della musica italiana, se chiedevi un Lucano, ti portavano Mango.
Amato alla follia oppure detestato. Tutta colpa (o merito) di quella voce melodiosa, molto incline agli acuti e ai falsetti. Non sempre graditi. Ero tra quelli che - senza farne mistero - non gradivano, ma gli riconoscevo un certo carisma, sul palco. E, sicuramente, tecnica vocale. Conobbi Giuseppe «Pino» Mango sul finire degli Anni 80, in occasione di una tra le conferenze stampa più sfarzose alle quali abbia partecipato. Lavoravo ancora per «La provincia Pavese», ed era il periodo in cui i soldi per le presentazioni giravano a fiumi, nella discografia. E lui era sotto contratto con la Fonit Cetra, ovvero l'etichetta statale. Quella che con il denaro del contribuente si permetteva in genere ogni lusso e sfarzo. Tant'è che per il lancio del suo album avevano scelto come location non Milano ma l'imponente Castello di San Gaudenzio di Cervesina, in provincia di Pavia. Una lussuosa villa-ristorante teatro spesso di cene aziendali e banchetti nuziali. Mangiammo da gran signori con super gadget alla fine. Bei tempi.
Mango all'epoca era tra i Re delle classifiche, la sua musica si piazzava alle vette fra le tendenze dello spettacolo. Era di gran moda. Stava seduto a capotavola, come un sovrano ne «Il trono di spade». mancavano solo gli abiti dell'epoca. Tutt'attorno un gran dispiego di Luzzatti Fegiz e Venegoni che avrei poi conosciuto molto bene.
Mango fu così popolare da finire in una magica lista stilata da Elio e le storie tese nella loro parodia di «Vattene amore»:

«Io sono Minghi e vado da Mango,
là incontro Mengoli, Mingardi e Menghistu,
guardiamo il cielo e vediamo lassù,
Mangano, Mingus, Mengele e Manzù».

A 60 anni, per un infarto, se ne è andato ieri sera sul palco, che si dice sia la morte preferita da un artista. Chissà se è vero? Mi permetto di dubitarlo. Stava cantando «Oro», che insieme con «Lei verrà» è stata il suo pezzo più noto. Pochi mesi fa, quando il successo vero non l'accarezzava più ormai da tanto tempo, l'avevo incontrato a Milano, sui Navigli. Un po' imbolsito e pallido. Con quella malinconia stampata in faccia che solo quelli che hanno conosciuto i trionfi possono avere.

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