mercoledì 9 giugno 2021

LA FAMIGLIA MERLO: "NON ABBIAMO CHIESTO DONAZIONI PER MICHELE"

Michele Merlo e la sua improvvisa scomparsa.

Coda di chiarimenti da parte della famiglia di Michele Merlo, il giovane cantante di Amici morto a Bologna nei giorni scorsi per un male incurabile. Un lutto che ha comprensibilmente scosso l'Italia.
"La famiglia Merlo - si legge ora in un comunicato che viene dai suoi consulenti - desidera ringraziare quanti in questi giorni hanno fatto sentire la loro vicinanza e il loro affetto, a partire dai fans, gli artisti e colleghi di Michele, passando per gli addetti ai lavori e a tutti quelli che spontaneamente hanno creato raccolte fondi per ricordarlo. A questo proposito la famiglia tiene a informare che ad oggi non ha avanzato né incentivato nessuna richiesta di donazioni in memoria del proprio figlio per il quale si sta ancora attendendo lo svolgimento dell’autopsia e il nullaosta per celebrare il funerale. Eventuali iniziative verranno ufficialmente comunicate dalla famiglia".

sabato 5 giugno 2021

MICHELE MERLO (X-FACTOR, AMICI) OPERATO D'URGENZA PER EMORRAGIA CEREBRALE

Il giovane cantante Michele Merlo, 28 anni, nato a Marostica e conosciuto anche con lo pseudonimo artistico di “Mike Bird”, già concorrente di talent-show come X-Factor e Amici di Maria De Filippi, è ricoverato in gravi condizioni nel reparto rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna dove è stato sottoposto ad intervento chirurgico d’Urgenza nella notte tra giovedì e venerdì scorso a seguito di emorragia cerebrale scatenata da una Leucemia Fulminante improvvisa. A Comunicarlo, attraverso i suoi consulenti, è la stessa famiglia Merlo. Nei giorni  scorsi aveva preoccupato un post su Instagram del cantante che aveva pubblicato sul suo profilo: «Mi esplode la testa». 

ADRIANA VOLPE E SONIA BRUGANELLI OPINIONISTE DELLA PROSSIMA EDIZIONE DEL «GFVIP»

Da sinistra, Sonia Bruganelli e Adriana Volpe, opinioniste del prossimo GFVIP.

Anche se non mi appassiona particolarmente la rivendicazione di anteprime giornalistiche ultimamente tanto cara al web (e a un certo tipo di web un po' tignoso), sono costretto a ricordare che la notizia di Adriana Volpe reclutata da Mediaset come opinionista per la prossima edizione del «Grande Fratello Vip» di Alfonso Signorini noi di TPI, The Post Internazionale, l'abbiamo data il 5 maggio scorso. E la trovate in questo pezzo sul telemercato.

Ieri invece c'è stata l'ufficializzazione del fatto che insieme alla già citata Volpe (che viene da un anno tostissimo e tutto in salita passato a Tv8 con «Ogni mattina», dov'era impegnata nel tentativo di lancio di un'intera fascia oraria) è stata reclutata Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis. Le due prenderanno il posto di Pupo e Antonella Elia. La scelta caduta su Bruganelli è interessante, anche perché la nostra ha una certa vis polemica molto da dire. Spesso sta nell'ombra, ma ogni tanto fa capolino, e questo passaggio non sembra poca cosa per lei, così defilata.

mercoledì 2 giugno 2021

MILANO * IL MIO «VACCINE DAY»? È STATO ESEMPLARE

Pfizer, Moderna, Johnson & Johnson o Astrazeneca? Quale ti toccherà?

E alla fine Pfizer fu, in una data che mai avrebbe potuto essere più simbolica: il 2 giugno, Festa della Repubblica. Il mio «Vaccine Day», l'agognato Giorno del vaccino, lo racconto, per parole e per immagini, nella clip che trovate qui sotto. Il richiamo è previsto per il 7 luglio. Con vacanze un po' a rischio, caisa tardiva prenotazione, ma ancora fattibili.

La somministrazione è avvenuta nella struttura del polo Fiera Milanocity di Viale Scarampo, a Milano, tra medici, addetti e personale che si sono fatti notare per velocità, competenza ed efficienza. Non sembrava manco (lasciatemi fare un po' di demagogia) di essere in Italia. In 40 minuti scarsi si è consumato tutto. Un suggerimento per chi si avvicina soprattutto ai grossi hub metropolitani. Sappiate che l'importante è mantenere fissa e ben precisa la data, il giorno previsto per la prestazione. Per ciò che riguarda gli orari di accesso e check-in, esiste invece di norma una grandissima tolleranza rispetto alla prenotazione. Purché non si sbagli giorno, ovviamente.

Per ciò che riguarda reazioni avverse anche minime, al momento, per quanto mi riguarda, niente di niente. Come bere un bicchiere di rosolio. 


lunedì 31 maggio 2021

CARO RUGGERI, SUL CASO «PARTITA DEL CUORE» NON LE RIESCE DI ESSERE UN PO' MENO DEMAGOGICO?

Enrico Ruggeri in campo con la Nazionale Cantanti durante la Partita del cuore, appena passata a Mediaset con le polemiche legate al caso Aurora Leone dei The Jackal.

Sulla vicenda Partita del Cuore ho letto e sentito le versioni di tutte le parti in causa. Non ero presente al momento dei fatti, della famosa cena, ci sono contraddizioni e non sento la necessità di schierarmi per forza da una parte o dall'altra (e poi anche au revoir alla mia non fondamentale opinione). Però leggendo ora Enrico Ruggeri che, a proposito della terna arbitrale femminile, commenta così: «Ci piaceva che una donna decidesse e noi fossimo obbligati a ubbidire», una riflessione mi sgorga spontanea, dal cuore. Non leggevo una frase così demagogica e ruffiana dai tempi di Mastella
Anzi, se la metti in controluce sembra persino un'aggravante. Della serie: noi uomini abbiamo deciso (sottolineo: l'abbiamo deciso noi) che le dinamiche del nostro gioco (sottolineo, squisitamente nostro) per una volta lo decidessero tre donne. Se si voleva sottolineare una ghettizzazione tentando di ottenere l'effetto contrario, non si poteva farlo meglio. Tra l'altro in un post su Facebook che gronda vittimismo e drammatizzazione. Complimenti. La mia impressione è che Ruggeri si occupi ormai più di comunicazione che di musica. Che faccia il generatore di hype sul web (vedi anche la questione Covid, vaccini, pandemia), anziché il cantautore. Ed è un peccato, perché un tempo ha scritto cose stupende. Ma preferisco ricordarmelo da vivo. Anzi no, dal vivo.

martedì 25 maggio 2021

ECCO PERCHE' DAMIANO DEI MANESKIN AVEVA TUTTO L'INTERESSE A FARE IL TEST ANTI DROGA

Damiano David, front man dei Maneskin, dopo le accuse di Paris Match nel contesto dell'Eurovision Song Contest, è stato costretto a sottoporsi a un test anti droga per sottrarsi al dubbio.

Perché, si chiedono in molti, Damiano David dei Maneskin ha fatto il test anti droga anche se teoricamente non era tenuto a farlo? Semplice, perché "conviene" farlo. Conviene alla tua immagine pubblica, perché spazza ogni dubbio (insieme con il comunicato ufficiale degli organizzatori dell'evento, arrivato ieri sera) su una storia che può lasciare fastidiosi strascichi mediatici a lungo e lunghissimo termine per te e chi ti sta attorno; puoi fregartene, se credi, ma non puoi negare che sia così. Conviene (e non è una questione da poco) perché ti lascia poi la strada aperta, con un elemento in più, per un'eventuale azione legale. Che magari non fai per non scatenare pandemoni con la stampa internazionale e per cento altri motivi, ma intanto c'è. Conviene perché fa chiarezza e mette un punto fermo.

Si dirà: uno in fondo può drogarsi, se crede, non deve rendere conto a nessuno. Quanti lo fanno, del resto? Ma se hai un'immagine pubblica, in qualche modo ti tocca. E questo è un problema più ampio che attiene in gran parte alla corteccia dell'ipocrisia dilagante. Inoltre, l'accusa era di averlo fatto pubblicamente, di aver pippato cocaina davanti alle telecamere, nel contesto blindato di uno show in eurovisione. Troppi interessi (sempre d'immagine) sono in gioco perché la strada non porti alla necessità di una chiarificazione documentata.
Detto questo, Paris Match a parte, i francesi sono sempre stati stronzi e decisamente snob. Con noi in particolare. E per attestare questo non serve un test.

lunedì 24 maggio 2021

NESSUN MIGLIORAMENTO: IL COLPO DELLA STREGA M'INDUCE AL TESTAMENTO

Il dolore lancinante della sciatalgia, nota anche come Colpo della strega. In genere blocca il paziente per 5-7 giorni. E' consigliabile comunque approfondire poi con una risonanza magnetica.

Dopo due giorni e mezzo di Muscoril fiale e Oki bustine (soluzione folle che solo un medico di guardia chiamato al telefono all'alba e scarsamente propenso ad alzarsi per prescrivere farmaci e/o avere altre noie poteva avallare) e altri due e mezzo della classica combo Muscoril + Voltaren fiale, caldeggiata via e-mail dal medico di base titolare, da paziente (molto paziente) rilevo scarsissimi - per non dire nulli - segni di miglioramento. Tanto che inizio a pensare che il coro dei tanti che qui urlavano a gran voce "Cortisone subito! Cortisone subito o morte!" avesse in gran parte ragione.

In ogni caso, mi porto avanti.
- Lascio il barbecue di Soriasco (e le birre rimaste) a Tommaso Zampagni.
- A Pierangelo Masarati la collezione di t-shirt originali dell'Hard Rock Cafè.
- A Luigi Brega tutti i diritti delle canzoni de I Beagles, con la preghiera che faccia buoni investimenti perché com'è noto si tratta di cifre importanti.
- Al Rapi niente perché ci mancherebbe altro: dovrebbe lasciarne lui a me. Preventivamente, fra l'altro.

Un pensiero affettuoso a tutte coloro che nel corso di questi anni si sono interfacciate spiritualmente e sessualmente con me (lieve preferenza per coloro che l'hanno fatto sessualmente). Chi con intima convinzione - cosa che ho sempre ammirato profondamente, sappiatelo - chi per simpatia, chi per un moto di carità cristiana. Comunque sia, quel che conta è sempre il risultato.

Ogni anno il 5 maggio, a mezzogiorno, accanto alla piscina in PVC di Soriasco, amerei che fosse sparata in mio onore una salva di 10 tappi di Brut millesimato dell'Oltrepò Pavese. Che quello buono volendo si trova eccome, non iniziate a menarla con lo Champagne, che è sopravvalutato, e il Franciacorta è tutta roba comprata in Oltrepò e poi imbottigliata qui o là. E poi lo vedete quanto sono simpatici i francesi? Non parliamo dei franciacorti.

In assenza di un mausoleo, forse troppo impegnativo, mi accontenterei di un monumento equestre. Sconsiglio imbalsamazione, perché non potendo controllarla post-mortem mi adombrerebbe non poterla modificare neanche in Photoshop.
Lascio il mio cervello alla Scienza, al fine che, dopo tanto lavoro, si distragga almeno quei cinque minuti.

venerdì 21 maggio 2021

ALESSIA MARCUZZI * SU "OGGI" LA TRUFFA DI UN PROFILO FAKE FATTA A SUO NOME

Alessia Marcuzzi in copertina su Oggi parla per la prima volta dei tanti problemi che da anni le vengono da persone disturbate che si nascondono sul web.

C'è tanta ciccia nel numero del settimanale Oggi in edicola. Qui sopra, la cover. Oltre a un ricordo del grande Franco Battiato, alle vicende di gossip che riguardano Barbara D'Urso, Ambra Angiolini e Luigi Di Maio, nel servizio di copertina racconto di una tentata truffa ai danni del giornale messa in atto utilizzando un profilo Twitter falso (ma identico all'originale) di Alessia Marcuzzi. Mi sono improvvisato prima pollo, poi detective alla Tom Ponzi per arrivare alla fine a individuare, in Polonia, una persona in carne e ossa. Che ora rischia grosso. A seguire, intervisto in esclusiva la stessa conduttrice de "Le iene", personaggio tra i più popolari e affabili della tv, che racconta dei guai che sta passando da anni a causa di minacce di ogni tipo (anche di morte, come tutti i personaggi pubblici) che riceve da persone disturbate che si nascondono in rete. Buona lettura perché secondo me ne vale la pena.


giovedì 20 maggio 2021

FINITA LA PANDEMIA, SPARISCANO DAL VIDEO ANCHE I VIROLOGI PRIMEDONNE

Da sinistra, i virologi Massimo Galli e Matteo Bassetti.

Il ligure Bassetti (che sin qui ha sbagliato alcune previsioni in tema di pandemia), ora dichiara all'Adnkronos: "I catastrofisti sono spariti e non ammettono di avere sbagliato". E lo rivendica anche dagli schermi, sempre più padrone del video. Il riferimento pare evidente all'orgoglioso collega milanese Galli, che sin qui invece ne ha azzeccate parecchie tranne - a quanto pare - l'ultima, e che non sopportando di essere invitato in tv (era presente ovunque, come il collega, quasi in ogni minuto della giornata) dovendo ammettere continuamente l'errore, ha annunciato di voler sparire per un po'. E anzi aggiunge: "Aspettiamo dopo il 25 maggio e poi vedremo". Che pare quasi una mezza gufata pur di dimostrare di avere ragione.

Ora, a parte il fatto che non s'inventa niente di nuovo perché a tutti i liguri da sempre stanno sulle balle i milanesi (ricorro per brevità ai luoghi comuni), due parole mi vengono dal cuore. Oltre a passare il Covid-19, spero che un domani si volatilizzino non solo dai talk-show ma da qualsiasi mezzo di comunicazione di massa anche i virologi primedonne. Perché non se ne può veramente più. E Galli mi sta anche simpatico, ma per pietà basta con questi tristissimi catfight.


sabato 15 maggio 2021

CARA RULA JEBREAL, RINGRAZI IL CIELO DI ESSERE (ANCHE) BELLA

Rula Jebreal. Il suo no a Propaganda Live sta facendo discutere.

Due parole su Rula Jebreal, l'unica bella donna al mondo (è un piccolo capolavoro) che secondo me intimamente sogna di essere un carciofo avanzato sul banco del mercato di Pozzuoli. Anzi, che vive l'assurdo complesso della bellezza. Dell'"Uffa, mi chiamano sempre in quanto bella e non in quanto intelligente, e questo non lo posso sopportare".
L'ultima notizia, di ieri, è che la nostra ha rifiutato all'ultimo momento di partecipare a Propaganda Live perché era l'unica donna fra i 7 ospiti annunciati del programma. A parte il fatto che la trasmissione, ironica, ha due donne come ospiti fisse, il programma di Zoro al massimo può essere rimproverato per quel profumino di superiorità intellettuale (a volte anche motivato, per carità) che emana la sinistra da salottino chic un po' slabbrato. Non certo di prendersela con le donne, ghettizzarle o strumentalizzarle. Non è, faccio un esempio concreto, Non è l'Arena di Massimo Giletti, dove a ogni blocco sembra esserci almeno una gnocca intelligente per contratto. Bisogna conoscere, capire e comprendere anche il contesto.

Suggerirei alla giornalista Rula di risparmiarci questi assurdi teatrini (che sicuramente fanno parlare i media, anche se la figura fatta mi pare sia stata barbina ed eloquente) e di ringraziare il cielo se viene chiamata in tv anche in quanto bella. In fondo non c'è nulla di male. Qui non c'è in ballo il sessismo, ma mi pare solo la paranoia. E soprattutto ci risparmi frasi come: "Con rammarico devo declinare l'invito: come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità & l'inclusione". Ecco, non sono mai stato per i reati d'opinone, ma per una frase così, non dico sul Penale, ma almeno una sanzione amministrativa (non so, per maltrattamento della retorica), non si può applicare?

SALLUSTI E FELTRI INSIEME PER DARE VITA AL QUOTIDIANO FORTE DEL CENTRODESTRA

Da sinistra, Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri, dal 1 giugno di nuovo insieme al timone di Libero.

Passata la buriana, possiamo dirlo. Sono state dimissioni rassegnate dopo un’offerta allettante, che ridisegna ambiziosi traguardi (in tempi grami) per l’editoria di Centrodestra.

Come ha anticipato Dagospia, Alessandro Sallusti ha lasciato improvvisamente l’altroieri, dopo 12 anni, la guida del Giornale, il quotidiano di casa Berlusconi. Sui reali motivi di questa uscita di scena si è aperto in giornata un giallo che manco Agatha Christie. Vediamo di approfondirlo.

Anche se, a quanto mi risulta, il direttore del foglio che fu di Indro Montanelli aveva in programma lunedì scorso una visita (poi annullata) ad Arcore, è parso subito da escludere uno scenario che contemplasse la sua traumatica messa alla porta dopo un’ospitata televisiva poco gradita con Michele Santoro alla corte di Nicola Porro. Sallusti è sempre stato “Fedele nei secoli”, più dei militi dell’Arma, e una partaccia di questo tipo per un’ipotetica bagattella, non risultava credibile. Restava da capire se fosse una decisione subita oppure voluta.

Il nostro, che col suo ultimo libro (“Il Sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della Magistratura italiana”), scritto insieme con Luca Palamara, pare abbia sfondato il tetto record delle 400 mila copie vendute, pur essendo il re del low profile televisivo, viaggia editorialmente col vento in poppa. E quando l’altra mattina si è presentato in via Negri per rassegnare, apparentemente sereno, le sue dimissioni, lo stupore è stato grande. In redazione non si spiegano il suo addio, mai motivato ufficialmente, se non facendo qualche congettura sulla situazione del Giornale, che da tempo arranca in edicola e dove (come in tanta parte dell’editoria) si fa ricorso a incentivi per ridurre il personale e al meccanismo della Solidarietà. Restando avrebbe dovuto avallare probabilmente altri tagli di personale. Tanto che c’è chi (preferendo non rivelare il proprio nome) ipotizza: “Avrà avuto una buona offerta e se ne sarà andato prima che tutto qui andasse a carte e quarantotto”. 

Di certo l’allontanamento dalla politica attiva di Silvio Berlusconi, che in questo periodo all’ospedale San Raffaele di Milano pensa soprattutto alla salute, è parso a qualcuno una sorta di liberazione dallo stretto obbligo di fedeltà alla Corona per gli uomini più vicini al Cavaliere. Tra questi c’è sempre stato il giornalista comasco che non disdegna gli interventi tv (se necessari) ma che è sempre stato soprattutto un uomo di macchina. 

C’è chi lo immaginava pronto a candidarsi come sindaco di Milano per il Centrodestra alla prossima tornata, ma giornali e rotative sono sempre stati la vita dell’uomo che sorrideva poco. E sempre Dagospia in serata ha ufficializzato la notizia diffusa in forma dubitativa dall’Adnkronos in mattinata. Sallusti ha ricevuto un’offertona degli Angelucci per tornare in pista occupandosi del Tempo e in veste di direttore responsabile di Libero accanto all’eminenza griglia Vittorio Feltri (che col consueto garbo antico ha commentato: “Lo stimo. Magari se ne è andato soltanto perché si è rotto i cogl...”), per plasmare il quotidiano forte del Centrodestra. Della serie: ne resterà uno solo, vista anche la grigia situazione di mercato che pare non dare spazio ormai a troppe voci che cantino la stessa canzone. 

Chi prenderà il suo posto al Giornale? Anche qui le voci si rincorrono. Le prime sono una meno credibile dell’altra: Nicola Porro e Mario Giordano (ormai troppo affezionati alla tv per prendersi in carico un cavallo, tra l’altro, zoppicante), o Pietro Senaldi, a questo punto transfuga da Libero, si immagina. Ma paiono più sensati i nomi dei meno esposti (e per certi versi più malleabili, soprattutto il primo) Paolo Liguori o Augusto Minzolini.

martedì 11 maggio 2021

ZONA GIALLA * L'ALL YOU CAN EAT E IL COPRIFUOCO ALLE 22

Un piatto di sushi all'All You Can Eat.

Un mio conoscente (lo conosco così bene da poter fare un racconto dettagliato) dice di essere tornato a cena ieri sera dopo mesi in un buon ristorante giapponese All you can eat lombardo. Dimenticando che vige il coprifuoco alle ore 22. Vale a dire che alle 22, scontrino o meno, in teoria dovresti già trovarti a casa. E che l'idea di All you can eat, per sua stessa natura, mal si concilia con il coprifuoco alle 22. Questa, ammettiamolo, è stata una grave leggerezza di base commessa dal mio conoscente.

Il giappo, che di norma si sviluppa quasi interamente all'interno, con una piccola zona verandata esterna frontale che può ospitare però ben poche persone, si era attrezzato con estrema buona volontà come stanno facendo molti ristoratori italiani: invece di recuperare alla disperata qualche tavolino esterno per tenere almeno aperto a norma di legge, aveva addirittura costruito sul retro una grande struttura coperta, chiusa per tre lati solo da teli di plastica amovibili, quindi perfettamente in regola per ospitare praticamente il doppio dei coperti che di norma ha il suddetto ristorante. Questo spazio era occupato per almeno per tre quarti.
Inoltre, non avendo mai smesso in questi mesi di servire cibo da asporto, al momento dell'arrivo del mio conoscente, alle 20.05, nel ristorante erano presenti una decina di clienti in coda per il take-away. Insomma, una bomba innescata.
Invece di potenziare il personale, il titolare (peraltro unico autorizzato a raccogliere le ordinazioni) aveva mantenuto lo stesso identico team di sala e di cucina. Insomma, il successo improvviso gli è sfuggito di mano trovandosi con un pienone che non sapeva gestire.
Tanto che il mio conoscente - che pure aveva prenotato - ha dovuto aspettare dalle 20.05 sino alle 21.20 per poter fare la comanda. Che a quel punto, visto l'andazzo e ritardi mostruosi e non comuni per quel ristorante solitamente velocissimo nel servire i piatti, è diventata una comanda con 1.435 portate. Della serie: se impiegano così tanto, vista l'ora, conviene fare subito l'ordinazione delle ordinazioni. La Madre di tutte le ordinazioni all'All' you can eat.
Per farla breve, considerato l'ordine monstre fatto alle 21.20, i vari roll, gamberi fritti, tartare di salmone, ecc. ecc. hanno iniziato ad arrivare dalle 21.40 ininterrottamente sino alle 22. In teoria (ma anche in pratica) il mio conoscente aveva solo 20 minuti per mangiare tutto e poi sarebbe stato allontanato dal locale a termini di legge. 
Allo scoccare delle ore 22 al tavolo del mio conoscente (ma anche a quelli accanto, due tavoli da quattro persone) mancavano ancora alcune ordinazioni teoricamente in arrivo. Si presenta il titolare e annuncia: "Dispiacele, ma da adesso basta, noi non potele più selvile altlo di quello da voi già chiesto. Dovele chiudele".
In pochi secondi, pur in cristiana pacatezza, tutta la clientela dell'All You Can Eat (Fin A un Cèrt Pùnt), costretta a mangiare al ritmo di un concorrente oversize americano impegnato a battere il Guinness dei Primati in un saloon del Texas, ha dato segni di un certo malcontento. Qualcuno ha anche menzionato sottotraccia alcune note divinità.
"Ora spengo luci", ha detto l'imbarazzato proprietario, che temeva l'intervento delle autorità. Lo spegnimento della luce ha sortito uno strano effetto: il mio conoscente, noto burlone, ha fatto partire un tenorile: "Tanti auguri a teeee, tanti auguri a te..." a voce spiegata che in breve ha coinvolto tutti i clienti rimasti sul posto. Rendendo così ancora più rumorosamente identificabile il ristorante nei dintorni. Il titolare riaccende subito la luce, ritorna sul posto e sorridendo dice: "Ok, ok, schelzavo. Tu sei ploplio simpatico (rivolto al mio conoscente). Pelò davvelo devo chiudele".
I valorosi rimasti, come un manipolo di eroi spartani, non se ne sono andati finché la cucina non aveva consegnato tutti i sudatissimi roll ordinati. L'hanno preteso mettendo sotto scacco il titolare. Morale: il mio conoscente ha finito di consumare l'ordine monstre alle 22.30. Lo scontrino fiscale riporta in calce ore 22.35, e ha raggiunto la sua abituazione alle 22.50, non trovando sul proprio percorso fortunatamente alcuna pattuglia dei Carabinieri o della Polizia. Altrimenti avrebbe avuto molto, molto da raccontare, dopo aver pagato 400 euro di multa. Non aggiungo altro perché mi pare che la vicenda si regga in piedi da sola senza ulteriori commenti.

P.S.
Sul biscotto della fortuna preso nel vaso alla cassa prima di uscire, il mio conoscente ha trovato scritto, testuale: "La vostra banca ha sbagliato i conti e vi accrediterà 40 marchi".
Cosa che apre nuovi, inquietanti scenari, sulla data di scadenza, non accertata, del biscotto della fortuna.

venerdì 2 aprile 2021

PRENOTAZIONE VACCINI * ARRIVA FIGLIUOLO E SISTEMA LA LOMBARDIA

Il Generale Fracesco Paolo Figliuolo.

Di fatto "commissariati" Letizia Moratti e Guido Bertolaso dopo l'arrivo del plurimedagliato Generale Figliuolo (e in attesa delle dovute dimissioni di Attilio Fontana, l'uomo che fu indagato due volte; per ora), con il sito delle care vecchie Poste che ha di fatto inglobato quello della Regione Lombardia, poco fa sono riuscito a prenotare il vaccino di mia madre per il pomeriggio del 12 aprile al Policlinico San Matteo di Pavia. Al terzo tentativo, con qualche piccolo casino sulla ricezione degli SMS di conferma. Ma se consideriamo che hanno aperto stamattina le prenotazioni per la fascia d'età 75-79 anni e ci sarà il mondo davanti al computer, mi pare un buon risultato.

giovedì 1 aprile 2021

INCONTRI * BRUNO VESPA, L'ETERNO SORRISO DEL POTERE FATTO PERSONA


Qualche anno fa, nella hall di un bell'hotel milanese, fra stucchi e troni dorati che neppure a Uomini e donne, mi capitò di intervistare Bruno Vespa. Fu uno tra i pochi, pochissimi incontri professionali della mia vita (e ne ho viste di tutti i colori, credetemi) in cui percepii dall'altra parte il Potere allo stato puro. Bruneo, come lo chiamano quelli di Striscia la notizia per sdrammatizzarne l'influenza politica devastante, era uno dei Padreterni della categoria, certo. Lo è dalla notte dei tempi. Padrone di casa di quel Porta a porta di Rai1 che spesso è stato definito "la terza Camera" dello Stato. Mi misi a intervistarlo facendo il mio dovere, cioè infilando, nel tempo concesso, domande di tutti i tipi. Non ho mai amato le interviste totalmente sedute, prone, il lecchinaggio tanto in voga. Bisogna trovare un giusto compromesso, che fra l'altro è utile a tutti. Ma solo quelli intelligenti lo capiscono.

Ebbene, a ogni domanda che pretendeva di essere un po' più ardita, che provava a denudare un po' il Re, lui mi fissava e rispondeva con un sorriso tenero, affettuoso, quasi compassionevole. Al quale non potei che dare due interpretazioni : 1) Piccino, non c'è niente che tu possa domandarmi che mi metterà mai in difficoltà. 2) Ricorda che io ci sarò sempre, nei secoli dei secoli. Tutti passano e passeranno, tu compreso, ma io ci sarò per sempre. Il Potere vero mi aveva fatto capire, fra sorrisi e qualche smorfietta: scansati ragazzino, lasciami lavorare. Sono passati anni e Governi, e Bruno è ancora lì, che sorride malizioso.


venerdì 26 marzo 2021

LIBRI * CON "I FAVOLOSI 60" BOJANO SPOSTA I CONFINI DELLA MEZZA ETA'

La cover di "I favolosi 60", Linea Edizioni, 15 euro.

"I favolosi 60"
, promette la copertina. Ma stavolta Gianni Minà non c'entra. Il colpevole è Gabriele Bojano, 60 anni, stimato collega campano del Corriere del Mezzogiorno dalla penna brillante e dal comprovato fiuto giornalistico, che per l'occasione ha radunato 60 sessantenni (perdonate ma qui si va avanti a forza di cabala) più o meno illustri e li ha messi sotto torchio facendoli raccontare. In un libro godibilissimo che rilancia la nuova mezza età, giusto per riecheggiare Marcello Marchesi. Condizione anagrafica che le meraviglie della medicina (Covid permettendo) hanno spostato un po' più in là, verso l'infinito. Prefato da Antonio Polito, il libro ha un sottototitolo che è tutto intriso dell'ironia bojaniana: "Troppo giovani per tirare i remi in barca; troppo vecchi per tirare la barca a remi".

Tra i sessantenni famosi (ma ci sono anche ignoti saggi che fanno parte della vita dell'autore) figurano Carol Alt, Antonio Banderas, Nicoletta Brachi, Francesca Archibugi, Kenneth Branagh, Eleonora Brigliadori, Sergio Cammariere, Rosario Fiorello, Giorgio Gori, Massimo Gramellini, Luciano Ligabue, Diego Armando Maradona, e tanti altri. Il libro ve lo faccio raccontare qui sotto direttamente da quel giargianella di Bojano:

Gabriele Bojano.
"Questo è un libro anomalo. È uno e trino. I favolosi 60 rimanda, tanto per cominciare, al periodo aureo della nostra infanzia, gli anni del secolo scorso dominati da Mina e osannati da Minà, in cui il boom economico fece tutti più ricchi, leggeri e spensierati, ma anche beatamente inconsapevoli di quello che sarebbe venuto dopo. Ma I favolosi 60 può essere letto anche come stagione di una vita, quella appunto crepuscolare, di noi neosessantenni, i cosiddetti baby boomer, troppo giovani per tirare i remi in barca ma troppo vecchi per tirare la barca a remi. E, infine, I favolosi 60 intesi come i sessanta coetanei che hanno festeggiato nel 2020. Un’antologia non esaustiva di persone e personaggi che vantano molteplici meriti, a volte ignoti anche a loro stessi, per essere ricompresi in queste pagine. Insomma, un’antologia o, se preferite, un bestiario, tra noti, meno noti e perfetti sconosciuti, facce, pensieri, parole, opere e omissioni dei migliori anni della mia vita. Che poi sono anche quelli della vostra". 

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