lunedì 25 marzo 2019

SERENA ROSSI IN UNA COMMEDIA SOFISTICATA * È ORA DI FARE «IL NOME DELLA D'URSO»

«Polvere di stelle» - Rossi e Sandrelli insieme al cinema.
Continua il magic moment della talentosa Serena Rossi, che dopo il successo di «Io sono Mia», sulla storia di Mia Martini, sta girando un film a Napoli che la vede protagonista insieme con Stefania Sandrelli. Il set è blindatissimo, il titolo non ancora definitivo, ma la storia, portata indietro di trent'anni, è tratta dal libro di Lorenzo Marone «La tristezza ha il sonno leggero». Si tratta in realtà di una commedia sofisticata. La matronale sandrelli sarà la democristianissima matrona di una famiglia borghese partenopea costretta a fare i conti con le proprie contraddizioni nella notte della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989.
La regia è di Marco Mario de Notaris per la Mad Entertainment di Luciano Stella, insieme con Rai Cinema e Madaleine. Il budget si aggirerebbe attorno al milione e trecentomila euro.
Barbara D'Urso e John Turturro.
Fra il debutto e il secondo appuntamento è crollato di ben tre punti, portandosi al pericoloso 14%, il trasheggiante «Live - Non è la D'Urso» di Canale 5. D'altra parte su Raiuno anche «Il nome della rosa» (che si conclude stasera) non se la passa bene: è una signora fiction, ma troppo lenta e dispersiva; partita con una share altissima, ha perso per strada via via un mare di spettatori.
Volendo trovare delle simmetrie, se ci si pensa, la dimensione conventuale non è stata ancora percorsa dell'efficace Carmelita, che in tv sino a oggi ha fatto veramente di tutto. Invece de «La dottoressa Giò», sarebbe bello vederla impegnata in futuro nei panni di badessa in un gigantesco tele-monastero pieno delle figure che popolano i suoi programmi. Uno show a metà strada fra la D'Urso classic style e certe cose chiambrettiane. Il pop che fa tendenza. Il titolo, restando sempre sull'autoreferenziale, potrebbe essere «Il nome della D'Urso»
E poi non si dica che non regalo idee a Mediaset.

venerdì 22 marzo 2019

MEMORABILIA DA GUINNESS * IL FAN CLUB ITALIANO DI «HAPPY DAYS» FESTEGGIATO A LOS ANGELES

L'italiano Giuseppe Ganelli con gli attori del cast di «Happy Days».
Nei giorni scorsi a Los Angeles alcuni attori del cast hanno voluto "omaggiare" Giuseppe Ganelli, il radiologo lodigiano presidente del fan club per essere stato inserito nel Guinnes dei Primati grazie al maggior numero di memorabilia inerenti Happy Days. C'erano Ralph (Don Most), Potsie (Anson Williams), Marion (Marion Ross), Chachi (Scott Baio). Assente dell'ultima ora, purtroppo, proprio Henry Winkler (Fonzie) impegnato per la promozione della seconda stagione di «Barry», in onda in USA a partire da fine marzo.
Sono stati momenti indimenticabili, specialmente alla Happy Days Farm, la casa di Marion Ross, che nonostante i 90 anni è in formissima.

giovedì 21 marzo 2019

L'ESTATE DEI DOPPI SENSI: TORNANO I LOS LOCOS CON «FICA TUDO BEM»

I los Locos tornano con «Fica tudo Bem».
I Los Locos, quelli de la «Macarena», «Tic Tic
Tac», «El Meneaito», «El tiburon», «La vuelta», «Ai se eu te pego» si riaffacciano sulle scene con l'ammiccante "Fica Tudo Bem", da domani in radio. Qui sotto l'immancabile video.


La copertina del singolo.
Gli irriducibili (al secolo Roby Borillo Boribello e Paolo Franchetto) sono un duo Italo-Venezuelano che si muove spesso in tour tra Brasile, Venezuela, S. Domingo, Cuba, Messico, Egitto, Tunisia, Turchia, Myanmar (ex Birmania), perché il loro sound, che si esprime attraverso un linguaggio universale, è sinonimo di allegria, doppi sensi ben poco mascherati (come in questo caso, anche se la vena gloriosa sembra essersi un po' esaurita) divertimento e voglia di ballare.

Tornano con il loro discografico storico Pippo Landro con un pezzo che si candida (ma la risposta del pubblico non è sempre così scontata) a diventare un tormentone ed uno slogan dell'estate 2019.
Il brano è accompagnato da un video in animazione, con il duo in viaggio attraverso i simboli del Brasile, dal Cristo Redentore di Rio De Janeiro, alle spiagge, al calcio, alle ballerine, con l'intento di
trasmettere allegria e ironia, coerentemente con il loro stile di
sempre.

lunedì 18 marzo 2019

«1969» * ACHILLE LAURO SCRIVE PERSONALMENTE AI GIORNALISTI

La copertina di «1969» di Achille Lauro.
Ricevo e pubblico il comunicato stampa che Achille Lauro ha scritto personalmente ai giornalisti:

Ciao carissimi,
ho chiesto di scrivere questo comunicato personalmente per eliminare la distanza tra me e voi.
Dopo tutto quello che è successo in questo mese, ci tenevo particolarmente a ringraziarvi.
Sanremo è stata un esperienza incredibile; e il vostro appoggio è stato determinante.
Era tempo che lavoravo a questo nuovo genere, che prende dal passato e cerca di guardare al futuro.
Il vostro apprezzamento e l’interessamento da parte di un pubblico più vasto, mi ha permesso di provare a dare poco peso a quello che dicevano su di me e a sognare di fare musica senza tempo.
Da quando è finito Sanremo mi sono chiuso in studio, 20 ore al giorno ad immergermi in questo nuovo progetto che il 12 aprile sarà fuori ovunque, vi presento “1969”, in allegato trovate la cover.

Ci risentiremo presto
Lauro

IL PROVVIDENZIALE BONOLIS * ENRICO RUGGERI: «A SANREMO SU MAHMOOD CI FURONO PRESSIONI»

«Povere di stelle» - Il provvidenziale trash di Bonolis.
Nell'annus horribilis dei flop, delle mezze ritirate (e delle toppate d'immagine all'«Isola dei famosi») di Canale 5, il 22,4% di share della prima puntata del circo di «Ciao Darwin» consente alla rete di rifiatare.
Il trash del barnum bonolisiano è roba da manuale di bella tv se paragonato a certe cose che ormai vanno in onda. Lui e (soprattutto) Maria De Filippi con i suoi people show restano i pilastri di Mediaset. Ma molto dell'intrattenimento va ripensato sotto il segno della qualità. Tornerà «La sai l'ultima?», si dice. Capirai, roba vecchia, commenterà qualcuno. Verissimo. Ma è un pop senza pretese che in genere se la cava bene con lo share e se non altro non fa danno come le coronate.


Alcune sale del circuito «The Space» da due settimane hanno portato i biglietti per tutti gli spettacoli (e per tutti i giorni della settimana, sabato compreso) al prezzo di 4,90 euro. Complici Netflix, Sky, Amazon Prime Video e super-mega-flat screen domestici con sempre più K nel nome, trascinare la gente al cinema è sempre più difficile. Così scendono i prezzi per la visione, e si tengono alti quelli per le cibarie d'appoggio. Dura la vita, signora mia.

Enrico Ruggeri.
Vale la pena ascoltare il nuovo cd di Enrico Ruggeri, «Alma». Il Rouge non è tornato ai capolavori degli anni d'oro, ma siamo in presenza senza dubbio di un bel disco, con molti gioielli: da «Il costo della vita» a «Il treno va», passando per «Un pallone» (con Ermal Meta) e la jazzata «Cime tempestose». 
Intanto, intervistato da Libero, alla domanda: «A Sanremo ci sono state pressioni per far vincere Mahmood?», risponde: 
«Sicuramente. La giuria di qualità nasce per un principio giusto, cioè evitare le storture del televoto. Il problema è il cartello: quando su dieci giurati otto si mettono d’accordo per dare 10 a uno e 0 a un altro, si tratta di una forzatura, una violenza. La soluzione sarebbe rendere pubblico, il giorno dopo, il modo in cui hanno votato i giurati: se tu sai che tutti leggeranno ciò che hai fatto, eviterai di metterti d’accordo con gli altri».

La brutta abitudine di Sky di piazzare alcune serie (poche, per fortuna) fuori dal pacchetto «Serie Tv», infilarle in altri per  "costringerti", o meglio indurti surrettiziamente, all'acquisto dei medesimi. È poco congruo concettualmente e non è carino nei confronti del cliente. Che se ha comprato le serie, vuole ovviamente tutte le serie a disposizione.

venerdì 15 marzo 2019

«THE VOICE», UFFICIALIZZATI I NOMI DEI GIURATI: D'ALESSIO, LAMBORGHINI, PEQUENO E MORGAN

I giudici di «The Voice»: Gigi D'Alessio, Elettra Lamborghini, Gué Pequeno e Morgan.
Nella Raidue del geniale Carlo Freccero (che ultimamente però non ne imbrocca una manco per errore), Simona Ventura ha appena ufficializzato i nomi dei giurati del suo «The Voice», di imminente messa in onda.
Si tratta di Gigi D'Alessio, Elettra Lamborghini, Gué Pequeno e del redivivo Morgan.
Perso per strada Sfera Ebbasta, sul quale la Rai aveva posto il veto, la produzione, dopo un po' di rimestamenti, ha ripiegato sull'interprete partenopeo. Con un Morgan che, uscito dalla porta di «X-Factor», rientra dalla finestra a «The Voice», il suo parente povero.
Era proprio necessario continuare a mandare in onda un programma costoso, brutta copia del master di SkyUno già logorato di suo per l'inevitabile consunzione dovuta agli anni? Secondo me no, ma il responso lo daranno gli ascolti.
Sarà felice la conduttrice, che ci spera molto, e l'eccentrico Marco Castoldi, che ha ritrovato un pulpito dal quale tornare a pontificare.



UMBERTO TOZZI E RAF INSIEME: UN TOUR INELUTTABILE

Raf e Umberto Tozzi pronti per il loro tour 2019.
«Cosa resterà di questi Anni 80», cantava Raf nel 1989. Abbiamo la risposta: rimarrà di certo un tour che lo stesso Raffaele Riefoli (così all’anagrafe) sta per imbastire con il sodale Umberto Tozzi
Per ora 13 date, con debutto il 30 aprile 2019 a Rimini, ma anche un Best Of pieno zeppo di pezzi indimenticabili, «Raf Tozzi», in uscita il 30 novembre prossimo, e un singolo fresco fresco: «Come una danza». Pezzo orecchiabile e ruffianissimo con ammiccamenti rap. «Che io cantavo già nel 1984, quando in Italia non lo faceva nessuno», puntualizza Raf.

È una collaborazione che ha dell’ineluttabile, visto che i due, che si conoscono da 35 anni e che 31 anni fa incisero insieme «Gente di mare», hanno troppe cose in comune. «Per fortuna e senza nulla togliere ad altri artisti del nostro Paese e alle pagine che hanno scritto» dice Tozzi «Raffaele e io abbiamo un repertorio forte, e soprattutto due chicche, penso a "Gloria" per me e "Self Control" per lui, che hanno fatto ballare generazioni non solo in Italia ma anche nel Nord America, che Dio solo sa con quanta fatica si muova con le canzoni italiane».

Umberto, 66 anni, che nei confronti del nuovo socio aveva sempre avuto un atteggiamento vagamente paternalistico, avendogli aperto la strada della musica, stavolta se la gioca sulle pari opportunità. E Raf (59) la butta invece sul personale: «Siamo sempre stati amici, per lungo tempo anche vicini di casa, a Formello, vicino a Roma, lui ha visto crescere i miei figli e io i suoi, e ognuno di noi ama cantare le canzoni dell’altro. Sul palco ci saranno tante incursioni».

DAL SETTIMANALE «OGGI» - OTTOBRE 2018

lunedì 11 marzo 2019

ANDENNA RIPARTE DA MILANO PAVIA TV * LIGABUE, UN SINGOLO CHE È GIA' SPOT

«Polvere di stelle» - Ettore Andenna riparte da Milano Pavia TV.
Come ha anticipato non molto tempo fa su «Oggi», il leggendario Ettore Andenna, 72 anni, riparte con un treno locale. Quelli che sbuffano ma arrivano implacabilmente a destinazione.
Il ritorno dell'uomo de «La Bustarella» e «Giochi senza frontiere», uno tra i migliori (e sottoutilizzati) conduttori che questo Paese abbia espresso, è fissato per la mattina del 25 marzo su Milano Pavia TV (già TelePavia, ai canali 89 e 691 del Digitale terrestre). Il programma si intitola «Buongiorno!» e va in onda a un orario impegnativo: dalle 6.30 alle 9.30 di mattina. L'obiettivo è accompagnare il risveglio degli spettatori e delle spettatrici, andando impensierire in quella fascia le reti storiche lombarde, da Antenna 3 a TeleLombardia e Telecity. «L'emozione della diretta per chi fa il mio mestiere è impagabile. Una sorta di droga. Andremo in onda dal lunedì al venerdì, con un meglio della settimana montato per il sabato. Non ci saranno giochi ma attualità, ospiti, giovani reporter che si muovono sul territorio e molta interazione con il pubblico», dice Andenna.


Barbara D'Urso.
Il pasticciaccio brutto Fogli-Corona all'«Isola dei famosi» (del quale avevo scritto a questo link) si porta appresso intanto una buona notizia non da poco: Barbara D'Urso ha cancellato la prevista presenza del manager dei paparazzi dal debutto, mercoledì sera su Canale 5, del suo nuovo serale, «Live - Non è la D'Urso». Gli ospiti saranno Al Bano, Loredana Lecciso e figli, ed Heather Parisi, distintasi negli ultimi tempi per i ripetuti attacchi alla collega sovranista Lorella Cuccarini. Speriamo sia la prima di tante porte chiuse a Corona. Sperimentare in prima serata il mondo salottiero dell'efficace D'Urso è un esperimento che potrebbe anche funzionare. Staseremo a vedere.
AGGIORNAMENTO: Le ultime notizie danno Fabrizio Corona confermato come ospite nella prima puntata del serale della D'Urso. Peccato. Una bella occasione mancata per fare pulizia.


Un tempo, prima di concedere un loro pezzo per uno spot pubblicitario, i cantautori ci pensavano non una ma 3.000 volte. E se accadeva era in genere dopo anni dall'uscita. Oggi, in tempi di vacche magre e di dischi che non si vendono più, il percorso è inverso. Al punto che il primo singolo di «Start», il nuovo album di Ligabue, appena uscito, la ruffianissima «Certe donne brillano» è già colonna sonora di un martellante spot Vodafone.


Simpatica e non invasiva la trovata social di Valeria Graci che, non ingaggiata da Milly Carlucci per il cast della nuova edizione di «Ballando con le stelle», ha lanciato su Twitter l'hashtag #MillyRipensaci. Invece di ignorare mesta il rifiuto, Valeria ha deciso di prendere per le corna la realtà. Ma con un guizzo da attrice comica che fa simpatia. Magari Sciura Milly la terrà presente come riserva se si azzoppa qualcuno, oppure se la giocherà l'anno prossimo.

sabato 9 marzo 2019

FRANCESCA SENETTE SU «OGGI»: DA «FAVORITA DI EMILIO FEDE» A ESPERTA DI YOGA SU DEAJUNIOR

Francesca Senette.
Sul numero di «Oggi» in edicola (in copertina Carlo Conti e signora) intervisto la donna che visse televisivamente tre volte: Francesca Senette, giornalista, per metà sarda e per metà varesotta, che sta per debuttare su DeaJunior con una nuova edizione di «YoYoga», insieme con Renata Centi. Ovvero come parlare di una moda ormai sempre più dilagante del salutismo avvicinandola con qualche accorgimento al mondo dei bambini.

Dopo essere stata «La favorita di Emilio Fede» su Retequattro, ed essere stata contrattualizzata e poi parcheggiata da Raidue, Senette si racconta a cuore aperto, in bilico fra passato Mediaset-Rai, presente e futuro. Parlando in modo dettagliato dello Yoga, dei benefici fisici e mentali che porta, e dei vip che si sono pian piano avvicinati a questa disciplina che sta fra corpo e anima.
Tutto questo (e molto altro) su Oggi, il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo.

giovedì 7 marzo 2019

CARO PIERSILVIO, PIETA': FACCIA SPARIRE CORONA (E LA SUA CRICCA) DA MEDIASET

«Polvere di stelle» - Non è ora che Fabrizio Corona sparisca dal video?
Caro Piersilvio Berlusconi,

leggo che sarebbe intervenuto personalmente (e ciò le fa molto onore) per fare pulizia nel gruppo autorale dell'«Isola dei famosi» dopo le umiliazioni subite in diretta da Riccardo Fogli e perpetrate dal solito Fabrizio Corona. L'emblema del nulla che si fa arroganza, il pregiudicato che dà lezioni di morale, l'esempio da non seguire per antonomasia, che però popola trasversalmente i palinsesti della sua Mediaset. A volte ricorrono a lui persino Barbara D'Urso e Silvia Toffanin, che i suoi ascolti li fa serenamente da anni anche senza lo sgradevole additivo. 
Quest'ultima tele-porcata ai danni di un 72enne indifeso ha per fortuna suscitato una memorabile ondata di sdegno, alla quale non si è sottratto (e gli fa molto onore) neppure il Giornale.

Lei è una persona intelligente, e sa che la rinascita di Canale 5 non può passare che per una strada, difficile ma non impossibile da percorrere: il ritorno alla qualità e alle idee. I mezzucci alla Corona per portare a casa due punticini in più di share (che poi magari non arrivano, come in questo caso) hanno fatto il loro tempo. È vero che la gente in definitiva mangia la minestra che le riscaldi, ma quando il trash diventa protervo e disgustoso, e il pubblico stesso storce visibilmente la bocca, forse è il caso di smettere.
Forse è il caso anzi di emettere un editto bulgaro, o qualcosa che gli somigli, che vieti alle sue maestranze di ingaggiare Corona e la sua imbarazzante cricca amical-autorale. Questa gente le fa danno, gentile Piersilvio, mi creda. Un danno d'immagine evidente. Mediaset è la prima azienda televisiva privata italiana, ha una sua nobile storia e anche una grande responsabilità editoriale. Il rischio, se non pone un freno, è che la sua identità diventi sempre più sovrapponibile a quella di gente indifendibile a tutte le latitudini. E ciò va evitato. Quindi lavorare di ramazza è stata un'ottima scelta.

Ora però faccia un passo in più: si imponga e faccia sparire per sempre i Corona's dalle sue Tv. Mi creda, fa l'interesse di un Paese intero, ma soprattutto il suo. Come diceva David Frost nella battuta forse più celebre su questo mondo: «La televisione è come la cacca: la si fa perché è necessario, però poi non bisogna fermarsi a guardarla». Era una bella boutade. Non facciamola diventare realtà.

Cordialmente.
Franco Bagnasco


martedì 5 marzo 2019

VALERIO SCANU: IL TITOLO DEL NUOVO ALBUM E IL DEBUTTO COME AUTORE

Valerio Scanu.

Ironico, sensibile, romantico. Valerio Scanu è tornato con un album, «Dieci» (X alla romana), che impatta fortemente con il «10» (io, letto con un po’ di fantasia) di Alessandra Amoroso. Presentati lo stesso giorno, a dieci anni da quel debutto ad «Amici» vissuto insieme (ma vinse lei) su Canale 5. Parrebbe quasi un reciproco dispetto, o un’arzigogolata strategia di marketing.

Valerio, perché?
«Avevamo in mente lo stesso titolo e lei l’ha comunicato prima ai media. Il mio primo pensiero è stato la reazione, gli insulti dei fans, che in effetti ci sono stati. Ma poi mi sono detto: ‘stica… Non si può pensare davvero a qualcosa di fatto apposta: anche solo il tempo per lo studio della grafica…».

Debutta come paroliere.
«Ho scritto il testo di un brano su 10. Per il resto ho scelto pezzi di giovani autori. Ho il vizio di ascoltare e cantare la stessa canzone finché non ne posso più. Poi per almeno una settimana la devo mollare dalla disperazione».

Sentiremo presto le canzoni anche dal vivo?
«Sabato 15 dicembre all’Auditorium Parco della musica di Roma terrò un concerto intitolato “A Christmas Carol“».

È vero che dopo «Tale e quale show» ebbe problemi legali con Anna Oxa?
«Feci la sua imitazione. Poi i suoi legali ipotizzarono che avessi in qualche modo influenzato il web per far comparire la mia foto truccato invece della sua. Foto che riprese per errore anche un importante quotidiano. Pensai a uno scherzo, invece figuravo come una specie di hacker. Magari! Però mia madre a 12 anni mi fece prendere la Patente europea del computer. Spese 2.500 euro. L’anno successivo la davano gratis».

DAL SETTIMANALE «OGGI» - OTTOBRE 2018

lunedì 4 marzo 2019

SALLUSTI IN POLE-POSITION PER IL TG4 * «ORA O MAI PIÙ» COLPO MAGISTRALE DI RAIUNO

«Polvere di stelle» - Alessandro Sallusti verso il Tg4.
Salvo sorprese, un po' tutti nei corridoi Mediaset attendono la nomina di Alessandro Sallusti, attuale direttore de il Giornale, sulla poltrona da boss del Tg4 dell'appena defenestrato Gerardo Greco. Il giornalista, da anni con l'elmetto nella prima trincea cartacea del massaggio politico a Forza Italia, sembrerebbe l'uomo giusto per indossare la divisa in vista delle impegnative, imminenti Elezioni Europee. Del resto Sallusti è in video a commentare nei talk un giorno sì e l'altro pure, quindi chi meglio di lui? Silvio Berlusconi lo vede bene, e visto che la rete minore del Biscione è stata costretta (a furor di share) a tirare nuovamente in ballo l'accantonato Paolo Del Debbio, prima giudicato dal Cavaliere troppo populista, questa soluzione parrebbe il compromesso migliore. 


Albertino.
Da oggi Albertino si insedia come direttore di m2o, la radio del Gruppo Gedi che comprende anche Deejay e Capital. Pur mantenendo un piede a Deejay, il fratello di Linus, che inizia ad avere qualche capello bianco, si toglie i pantaloni corti di un tempo e affronta finalmente una sfida non semplice. 


Jessica Morlacchi.
Si è chiusa con la vittoria di Paolo Vallesi, la seconda edizione di «Ora o mai più», il format rivelazione di Raiuno condotto da Amadeus. Le glorie stagionate della nostra canzonetta messe a battibeccare e a giudicarsi l'una con l'altra sono diventate via via un piccolo cult sia per gli appassionati di spettacolo che per il pubblico. Tolto il simpatico Vallesi, pompatissimo dal Televoto (non diamo retta alle malelingue che lo davano vincente in quanto amico di Carlo Conti), il podio era perfetto. Nell'ordine, le bravissime Jessica Morlacchi (che avrebbe meritato di vincere), Silvia Salemi e Barbara Cola. L'ha presa male Annalisa Minetti, che però urlacchia un po' troppo e immaginava (come lei stessa ha detto) di trovare una strada meno in salita. Gli inediti migliori erano quelli scritti da Davide De Marinis, Donatella Milani e Michele Pecora. A ennesima riprova del fatto che un buon autore non deve per forza anche cantare.
«Ora o mai più» (Ballandi Entertainment) è stata l'operazione più intelligente di Raiuno: come proporre un programma che pur restando sul target della rete, la svecchia nella formula e nell'immagine. Davvero complimenti.


Claudio Baglioni.
Ma il tour «Al centro» di Claudio Baglioni, dopo il debutto a settembre all'Arena di Verona, la pausa sanremese e la ripresa per il gran finale nel 2019, non doveva chiudere il cerchio (come anticipato dal cantautore stesso) proprio all'Arena di Verona? Stando agli ultimi comunicati dell'ufficio stampa invece la deadline sarà il 26 aprile al Mandela Forum di Firenze. Mistero.


Teo Teocoli.
In due puntate su Repubblica è andato in scena lo psicodramma del post floppone di «Adrian», su Canale 5. Prima Claudia Mori, in una stranissima intervista da annali del giornalismo di spettacolo, ha difeso la creatura, esaltato il geniale marito Adriano Celentano e minacciato genericamente querele. A distanza di due giorni Teo Teocoli (fuggito dal progetto alla vigilia del debutto insieme con Michelle Hunziker e Ambra Angiolini) ha letteramente fatto a fettine la coppia di (ex, immagino) amici Mori-Celentano. Peccato sia finita: avevo già ordinato un combo di pop corn e coca-cola extralarge.

mercoledì 27 febbraio 2019

SALVINI E DI MAIO: I CAMPIONI DELLA DEMAGOGIA DESTINATI A RESTARE INSIEME

Da sinistra, i due vicepremier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
Se è vero che tutti i Paesi (chi più, chi meno) sono sensibili alla demagogia politica, va detto che l'Italia manifesta da sempre un'ipersensibilità. Bastano un po' di promesse fatte a cappella sotto elezioni, e noi ci caschiamo. Anche se sono promesse che palesemente non si possono mantenere. Perché se non ci sono le coperture finanziarie, che cosa mai puoi promettere? Solo balle spaziali, per dirla con Mel Brooks.

Le due forze politiche dominanti (Lega e Movimento 5 Stelle), approfittando anche del momento di crisi che viviamo, si sono distinte per un uso generoso e sapiente della demagogia. Però, alla prova del Governo, Matteo Salvini si è rivelato un fuoriclasse in materia, anche grazie all'impiego massiccio e strategico dei social, oscurando Luigi Di Maio, che secondo me tra non molto dovrà cedere il passo ad Alessandro Di Battista, teatralmente molto più performante. Inoltre, il terreno di gioco demagogico scelto da Salvini (la cacciata dei migranti) è molto più facile perché non comporta aggravio di spesa. Quello sul quale si muove Di Maio (il Reddito di cittadinanza e altre questioni che prevedono l'impiego di denaro) è una strada tutta in salita. Perché il denaro non c'è. Inoltre, il M5S ha tradito e sta iniziando a tradire via via molte delle promesse di purezza iniziali. Meno MoVimento e più partito. Doveva succedere, prima o poi. In questo quadro abbiamo assistito negli ultimi mesi a una crescita costante della Lega, che rassicura facendo la voce grossa e chiudendo i porti, e a una progressiva, naturale perdita di consensi dei pentastellati. Il risultato sardo è frutto di questo, per quanto il voto locale non faccia sempre così testo. 

Non credo che Salvini menta quando dice che resterà con i 5 Stelle, anche se cadenti: primo perché se all'inizio tra loro se la giocavano alla pari, ora lui è il dominus della situazione. Li tiene in pugno. Secondo, perché se si rimettesse con Silvio Berlusconi, quest'ultimo vorrebbe avere più voce in capitolo su parecchie questioni, come ha sempre fatto. I Five Stars sono l'alleato più comodo che si possa avere, in questo momento di debolezza.
Sullo sfondo il solito Pd litigioso sottotraccia (e a volte anche sopra), pieno di primedonne, che se non si affretta a trovare un leader forte e credibile archiviando per sempre il Matteo Renzi che non se ne vuole andare, rischia di perdere per sempre il capitale elettorale del Centrosinistra. Obiettivo in gran parte già raggiunto.

lunedì 25 febbraio 2019

«OSCAR» SENZA ORECCHIE * TORPEDINE CONTRO ZUCCHERO * NON PERDERE «HOMECOMING»

«Polvere di stelle» - Rami Malek, Oscar come miglior attore per «Bohemian Rhapsody».
Francesco Castelnuovo.
Le grandi assenti alla Notte degli Oscar (super-duetto Lady Gaga-Bradley Cooper, e una pioggia di statuette a Rami Malek-Freddie Mercury e a «Bohemian Rhapsody», anche se come miglior film è stato premiato «Green Book») sono state le orecchie del simpatico Francesco Castelnuovo, commentatore dello speciale di Sky insieme con il critico Gianni Canova. Castelnuovo avrebbe da anni un vezzo da messa in onda molto noto fra le truccatrici della piattaforma di Murdoch. Una sorta di «Di me si veda tutto, tranne le orecchie», che vanno sempre (o quasi) coperte da abbondanti capelli. Anche se si cerca on-line, è difficilissimo trovare foto di Francesco con le protuberanze (che non paiono neppure così pronunciate) in bella mostra. Ma tant'è. Se le trovate, è un Gronchi rosa.

Zucchero Fornaciari.
Lo storico impresario Michele Torpedine, intervistato dal Giornale, coglie la palla al balzo per scatenarsi su Zucchero, un tempo della sua scuderia: «Sono anni che racconta bugie. Lui è stato uno dei motivi per cui ho fatto questo libro. Racconta episodi dove al posto mio con Pavarotti in America c’era lui. Oppure racconta che Joe Cocker è rimasto ammaliato dalla sua voce... E i soldi che ho speso io, non se li ricorda più? Allora il problema è che tutti possono anche far finta di non ricordare una cosa, ma così è impossibile. Tutti i duetti pagati senza mai ricevere un grazie. Una volta ti può anche sfuggire per sbaglio un ringraziamento, ma non puoi tutta la vita raccontare che i grandi artisti sono arrivati perché sentivano questa voce meravigliosa. Va bene Sinatra, Tony Bennett o Pavarotti, ma non credo che per una voce normale soul impazzisca qualcuno».

Adriano Celentano.
Alla fine di tutta la vicenda «Adrian» aleggia nell'aria solo un'inquietante domanda: perché Adriano Celentano ha voluto chiudere (perché immagino di questo si tratti) con un ostinato flop una pur straordinaria carriera?

Ivano Fossati.
Intervistato da Repubblica, Ivano Fossati spiega perché ha vietato che il suo nome venisse citato nella fiction «Io sono Mia», interpretata da Serena Rossi e dedicata a Mia Martini. «Il motivo serio che mi ha spinto a prendere questa decisione - dice Fossati - è che mi dispiace ma non metto a disposizione di un film la mia vita privata, magari anche con inevitabili inesattezze. Diciamo che non mi piace cedere pezzi della mia esistenza per farne tv».

Julia Roberts in «Homecoming».
Sul versante delle serie tv, mentre «Blacklist» (Sky) è diventata ormai inguardabile, segnalo l'estrema dignità e i buoni snodi nella trama della seconda stagione di «Suburra» (Netflix), dove lo zingaro Spadino e i suoi amici delinquenti si muovono sullo sfondo di una Roma politicamente corrotta, Vaticano compreso. Ci sono alcune necessarie ingenuità, ma il prodotto si lascia vedere. Attenzione anche ad Amazon Prime Video, dove svetta «Homecoming». È la strana storia di Julia Roberts, psicologa in un'unità segreta che cura con psicoterapia e farmaci sperimentali soldati con sindrome da stress post-traumatico. Anni dopo parte per caso un'indagine, ed emergono molte stranezze. Sviluppata su due piani temporali distinti da due diversi formati in broadcasting (la cosa più bizzarra è che il presente sembra passato), è un piccolo gioiello da vedere.

Gazebo.
Paul Mazzolini, in arte Gazebo (ricordate «Masterpiece» e «I like Chopin»?), ospite di un incontro organizzato dal quotidiano La Stampa, racconta di Luisa Ferrero, infermiera di Gassino, con il figlio di 17 anni battezzato Paul, in suo onore. «Una mia fan affezionatissima» spiega Mazzolini. «Quando nacque suo figlio mi telefonò suo marito, pregandomi di convincerla: voleva assolutamente chiamarlo Gazebo». Difficile non dare ragione al babbo: se ti nasce un figlio è una cosa che già ti spiazza. Se poi lo chiami anche gazebo, diventa un casino.

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