mercoledì 23 gennaio 2019

«ADRIAN» * ALLA SECONDA PUNTATA È FLOP (MA MEDIASET PUO' FARE QUALCOSA?)

Adriano Celentano. Per il suo «Adrian» è flop.
Sarà un colpo durissimo oggi per Adriano Celentano la lettura dei dati Auditel della seconda puntata di «Adrian», l'evento (come è stato definito da chi lo manda in onda) milionario che coinvolge Canale 5 e il Clan Celentano.
Dopo un debutto molto tiepido ma non ancora una dêbacle, ieri la fuga di un'altra enorme fetta di pubblico. 
Ecco i numeri: 3.965.000 spettatori con il 15,01% di share per la parte dal vivo al Teatro Camploy di Verona, e 2.887.000 e il 13,3% per il cartoon vero e proprio. La media è di 3.426.000 teste con il 14,15% di share. Un dato davvero molto basso e preoccupante per il futuro del programma. Ha vinto su Raiuno il film tv «Liberi di scegliere», con 4,1 milioni di spettatori e il 17,68% di share.

Durante il live Celentano si è palesato per un minuto prima in voce, da un confessionale, con quella che è parsa una sorta di ironica presa in giro della rete che lo ospitava. Poi per un paio di minuti solo di persona, in totale scena muta, accolto dal pubblico plaudente, mentre Natalino Balasso e Giovanni Storti cercavano di salvare la situazione con qualche battuta, anche azzeccata.
Subito dopo, l'inizio della graphic novel e un'altra fuga di massa degli spettatori a casa. 
E se Celentano se la ride perché con Mediaset ha un contratto blindato firmato dal Clan, ovvero da Claudia Mori, restano i problemi di una rete che probabilmente ora dovrà restare ancora per molte settimane in ostaggio del «molle agiato», come è stato ribattezzato.

martedì 22 gennaio 2019

FUGA DA CELENTANO: L'IMBARAZZANTE «ADRIAN» È IL MAPPAZZONE CHE LO ZAVORRA

Un'immagine della graphic novel «Adrian».
Le file al pronto soccorso quando hai il codice verde sono più appassionanti di «Adrian», il noioso, pretenzioso, demagogico cartoon porno soft di Adriano Celentano, che ha debuttato ieri sera su Canale 5. Un misto tra i fumetti del Lando e Corna vissute intrecciati con un po' di suspense e la predica di un mormone. Mix pericolosissimo per le gonadi. Restava da capire se il legittimo desiderio di Celentano e signora di eternarsi ancora giovani e trombanti in una rumorosa graphic novel andasse incontro alle esigenze di intrattenimento dello spettatore.

Ecco la sentenza dei numeri: la prima parte dello spettacolo dal vivo al Teatro Camploy di Verona è stata vista da 5.997.000 spettatori con una share del 21,9%. Il cartone ha invece registrato 4.544.000 con il 19,1%. Subito dopo c'è stato il formidabile crollo che ha portato il segmento finale a 2.351.000 teste e 12,12%. 
Insomma, la media di spettatori e share è di 4.297.000 con il 17,70%Vince su Raiuno «La compagnia del cigno», con 5.219.000 e il 21,36% di share. Consideriamo inoltre che il programma è finito tre quarti d'ora prima del previsto e che costa, stando a qualche versione 20, stando ad altri 26 milioni di euro. La montagna partorisce il topolino, insomma. 

Per ciò che riguarda lo show, Celentano, il mago delle scaltre attese per fare ascolto, è il non pervenuto della prima puntata. Si è visto di sfuggita un paio di minuti; per ora ha mandato avanti il surreale Nino Frassica e l'impegnato, sferzante Natalino Balasso, l'unico col quale si è brevemente interfacciato, per poterne assorbire di riflesso lo spessore. Un trucco vecchio come il mondo. Anche perché il Maestro dei trucchi, quando fa i suoi sermoni invece di cantare (l'unico motivo per il quale lo si ama) in realtà non dice niente. Farfuglia un po' di banalità e cosette di buon senso, ma le attendi con la stessa predisposizione d'animo con cui attendi un calcio negli zebedei la mattina prima del caffè. 

A occhio credo che la strategia di contenimento della rete e del Clan Celentano (leggi Claudia Mori), non sia del tutto stupida, se ci si pensa. Tenere il vero Adriano nelle retrovie nelle prime due puntate e sbarazzarsi così in due serate ravvicinate del terrificante «Adrian». Tolto di mezzo il mappazzone, il nostro sarà libero di cantare nelle successive. Con benefici sullo share. In pratica: si rischia al debutto, dove comunque c'è il grande beneficio dell'effetto curiosità, e poi ci si rifà nelle settimane successive. Se nel frattempo non sono scappati tutti.

A proposito di «Adrian» mi piace comunque notare come nel cartoon, ambientato in un 2068 dittatoriale, l'orologiaio Celentano, che non riesce a staccarsi dalla propria mitologia, canti per caso durante uno show una canzone dal testo così forte da poter cambiare i destini del mondo e far tremare i cattivi di turno.
Ancora una volta ci prende per il «Prisencolinensinainciusol».

lunedì 21 gennaio 2019

ELENA, IL GOL DELLO SPOT «TIM» * FUGA DA «ADRIAN» * 10 MILA EURO ALLA PARODI

«Polvere di stelle» - Elena Piacenti di «X-Factor» nello spot Tim.
Bisogna fare i complimenti ai creativi di Tim, che hanno centrato uno stupendo spot istituzionale sul brand dell'azienda. Dura un minuto, l'animazione è sognante, e la musica scelta una vera sassata nel cuore: «Io che amo solo te» di Sergio Endrigo, cantata dalla diciottenne Elena Piacenti a «X-Factor». Un vero, emozionante tonico fra i palinsesti. È anche qui sotto, da ascoltare più volte al giorno, consiglia il medico.


Adriano Celentano.
Stasera parte «Adrian», e a Mediaset la paura fa 90. Forse 98. Come hanno rivelato TvBlog e il Corriere della sera, Michelle Hunziker e Teo Teocoli, vista la perenne assenza di Adriano Celentano dal luogo delle prove, hanno abbandonato il campo subodorando forse il possibile flop. Sarebbero rimasti nel progetto soltanto Ambra Angiolini e Nino Frassica, i quali però avrebbero dovuto entrare dalla terza puntata. Insomma, pare che il problema di «Adrian» sia proprio «Adrian».

Paolo Del Debbio.
Il ruvido Paolo Del Debbio è in rampa di lancio per tornare nell'informazione del Biscione dopo essere stato tolto di mezzo (a quanto si dice) su ordine di Silvio Berlusconi perché col suo talk troppo populista avrebbe portato in passato troppi voti a Matteo Salvini. Il problema è che fa ascolti, quindi fa comodo per l'audience. Quindi ritorna, ma in versione meno battagliera, per portare acqua al mulino di Silvio, che ha appena annunciato la propria candidatura alle Elezioni Europee, avallando indirettamente le indiscrezioni delle scorse settimane.

Gerry Scotti.
Giovedì prossimo Gerry Scotti riceverà la cittadinanza onoraria di Canneto Pavese, piccolo comune dell'Oltrepò Pavese dove ha sede l'azienda Giorgi, con la quale il conduttore ha realizzato una selezione di vini che portano il suo nome. 
L'idea non è nuova perché l'estate scorsa il vicino comune di Golferenzo aveva attribuito lo stesso riconoscimento anche a un altro artista, Al Bano, che si era prestato a cantare in dialetto pavese «Mai bei (la tersa gamba)» un celebre brano dei localissimi Beagles.

Paolo Brosio.
Occhio a Paolo Brosio, che dopo le dissolutezze e la conversione religiosa, ora torna sulla via dello spettacolo leggero in versione fifty-fifty partecipando all'«Isola dei famosi», al via il 24 gennaio su Canale 5. Se se la giocherà bene, l'astuto e simpatico giornalista può benissimo vincere. Segnatevelo da qualche parte perché non lo ripeterò. Forse.

Cristina Parodi.
Come racconta La Verità, l'Anas ha ingaggiato Cristina Parodi per condurre la mai abbastanza sottovalutata «Festa del Cantoniere», che ha visto sul palco anche il Ministro Danilo Toninelli
Il cachet della giornalista e moglie di Giorgio Gori sarebbe stato di ben 10.000 euro. «Soldi ben spesi», risponde Anas.

Morgan.
Per far parlare i giornali e stuzzicare il pubblico, Carlo Freccero, appena insediatosi come direttore di Raidue, dice di voler portare l'ex coppia Asia Argento e Morgan (già sacrificati da Sky per motivi diversi) sullo scranno di giudici di «The Voice». Con Morgan avrebbe già chiuso il contratto, con l'altra no. 
In prospettiva saranno più i guai che l'audience, forse, ma Freccy si rivela il solito, vecchio furbacchione.

giovedì 17 gennaio 2019

LELE MORA DERUBATO, I ROM, 40.000 EURO E LO CHAMPAGNE: SUL WEB PARTE LA SATIRA

L'ex agente dei Vip Lele Mora.
La vicenda dell'agente Lele Mora, che nel maggio scorso è stato derubato e minacciato in un campo Rom, a Milano, dove era con alcuni pregiudicati e stava trafficando, per quanto è dato sapere, in una partita di Champagne da 40 mila euro, viene raccontata nel dettaglio in quest'articolo del Corriere della sera on-line.
La notizia, venuta alla luce soltanto oggi, ha scatenato immediatamente gli appassionati di satira. Nel mio piccolo, io ho semplicemente rilevato che a questo punto bisognerebbe telefonare a Raf per fargli sapere (visto che lui se lo domandava in una sua celebre canzone) che cosa sia rimasto degli Anni 80.
Ma c'è anche chi, come Massimliano Uggeri, ha prodotto lo stupendo fotoritocco qui sotto. «Per brindare a un incontro», naturalmente (cit.).
Lo splendido fotoritocco satirico di Massimiliano Uggeri.

mercoledì 16 gennaio 2019

SERIE TV * «TITANS» PROMOSSA, «QUANDO GLI EROI VOLANO» BOCCIATA

I protagonisti di «Titans».
Su Netflix sono appena approdati l'evitabile, guerreggiante eppure noiosa, israeliana «Quando gli eroi volano» e un prodotto Usa che si lascia guardare senza opporre troppa resistenza: «Titans», della DC Comics. Non un capolavoro, ma se ami fantasy e azione, ci sta. Ammiccando al mondo teen.
I protagonisti di «Quando gli eroi volano».
Tre supereroi guidati dal Robin di Batman in versione bipolare combattono contro i cattivi e soprattutto contro chi li vorrebbe trasformare in cavie da laboratorio: c'è la ragazzina dai capelli blu con un alito che se le gira male uccide e se le gira bene guarisce da tutti i mali (però imponendo le mani, non con l'alito); c'è il ragazzino dai capelli verdi che se lo fai incazzare si trasforma in tigre, e soprattutto una panterona di colore dai capelli rossi che ha il potere di incenerire a palme aperte tipo lanciafiamme. Insomma, manca solo Wanna Marchi.
Ma non è finita: accanto a loro di volta in volta appaiono altri bizzarri superdotati (non nel senso Rocco Siffredi) in una girandola di scene da accettare come sono staccando il cervello. Puro intrattenimento fine a se stesso.

martedì 15 gennaio 2019

«ADRIAN», VOLUME DEGLI SPOT TROPPO ALTO (E IL WEB INSORGE CONTRO CELENTANO)

«Adrian», la graphic novel di Adriano Celentano.
È bufera, al momento solo sul web (ma non è cosa da poco), per il volume dei promo del nuovo show di Adriano Celentano, «Adrian», abbinato a una graphic novel che giace da alcuni anni in attesa di essere mandata in onda e che vedrà la luce il 21-22 gennaio su Canale 5, per nove settimane.

Il caso è scoppiato domenica sera, durante la messa in onda del primo episodio della sfortunata fiction «La dottoressa Giò», con Barbara D'Urso, non premiata dagli ascolti. Inframmezzati ai normali spot c'erano i promo del cartone animato (per semplificare) «Adrian», mandati in onda con un volume decisamente più alto rispetto alla normale programmazione. Su Twitter è iniziata una vera e propria sollevazione popolare da parte del pubblico. Critiche a pioggia, gente spaventata, insomma un apparente boomerang per chi voleva a tutti i costi attirare l'attenzione sul prodotto. O meglio, ci è riuscito ma con quali effetti? Le polemiche sono state fisse al secondo posto nelle tendenze del social network anche per buona parte della giornata di ieri. Qui sotto ne posto alcune, omettendo per carità di patria quelle più offensive. 

Il cantante, che non è nuovo alla tradizione dei promo a volume alterato (si pensi a «Rock economy», nel 2014) è solito affidarsi per la comunicazione e la gestione dei propri prodotti alla moglie Claudia Mori, che in genere fissa minuziosamente, nel dettaglio, tutte le condizioni. Quindi è possibile che sia stata lei a imporre a Mediaset di aumentare decisamente i decibel.

La legge, che considera molesta questa pratica, tollera un aumento di volume degli spot non superiore al 15% rispetto a quello della normale programmazione, come sottolinea in questa pagina anche il Movimento Consumatori. L'AGCOM, qualora rilevasse che questo limite è stato superato, potrebbe sanzionare applicando «l'art. 51 del Testo Unico della radiotelevisione in materia di pubblicità». Staremo a vedere se ci saranno esposti o altre prese di posizione.
D'accordo che pur di far parlare e destare attenzione, nel mondo dello spettacolo, va bene (quasi) tutto. Ma sarà questo il modo giusto?











lunedì 14 gennaio 2019

D'URSO, MANOVRE POLITICHE PER IL SERALE * SANREMO, LE INUTILI POLEMICHE SU BAGLIONI

«Polvere di stelle» - Barbara D'Urso chiave di volta del serale di canale 5.
La più grande preoccupazione a Mediaset, in questo periodo, è la messa su strada, da marzo su Canale 5, del nuovo serale di Barbara D'Urso. Che ha debuttato ieri sera con «La dottoressa Giò», accolto da poco più di tre milioni di spettatori e un assai tiepido 12,6% di share. Suppergiù lo stesso dato (in percentuale) di «Domenica Live» in versione corta tardo-pomeridiana, dopo la parziale fuga dalla vincente «Domenica in» di Mara Venier.
Silvio Berlusconi.
Da indiscrezioni che mi arrivano direttamente dai corridoi del Biscione, il nuovo serale della convincente D'Urso sarebbe la chiave di volta di Silvio Berlusconi per approcciarsi alle fondamentali Elezioni europee. Insoddisfatto dei talk populisti (ora depotenziati) di Retequattro, che avrebbero portato in passato troppi voti al rivale Matteo Salvini, il Cavaliere vorrebbe puntare sul volto amico della sua conduttrice pop per antonomasia per arrivare al pubblico semplice di monna Barbara, ottimo serbatoio di voti. Un elettorato prevalentemente femminile più pacato, e quindi più vicino a «Forza Italia». Berlusconi questa volta si gioca tutto.
Quindi il programma dovrà essere soprattutto un talk, che fra un vippetto e l'altro consentirebbe di inserire (con un occhio obbligato a non violare troppo la par condicio) personaggi in grado di portare acqua al mulino elettorale degli azzurri. L'apparizione di Silvio sarebbe già prevista soltanto l'ultima settimana prima del voto, per l'appello decisivo.
Da sinistra, Mauro Crippa e Alessandro Salem.
Sullo sfondo della nuova prima serata dursiana si consumerebbe anche la guerra per non perdere spazi fra due manager di punta della casa: Alessandro Salem, che guida l'intrattenimento, e Mauro Crippa, che veglia su comunicazione, news e talk. Quando un contenuto tv passa da un settore all'altro, come in questo caso, dallo spettacolo al para-giornalistico, e viceversa, si entra nelle rigide sfere di competenza di uno o dell'altro. Confini che vengono saldamenti difesi.

Claudio Baglioni.
Il Sanremo bis di Claudio Baglioni per ora incassa un no da Checco Zalone, che smentisce la sua presenza all'Ariston. 
E nella coda di polemiche (inutili almeno quanto la conferenza stampa, priva di notizie) che hanno investito il direttore artistico del Festival per avere espresso solo la sua opinione sui migranti (a fronte di una domanda che gli era stata posta, fra l'altro), finisce anche una sorta di “scoop” del quotidiano La Verità. Che scova una canzone dei New Trolls dall'impronta sovranista la quale sarebbe stata presentata per la gara e scartata da Baglioni. Una dietrologia spicciola che non convince, anche perché il pezzo, testo e musica letti e ascoltati ieri, è a mio avviso di rara bruttezza. Ma per alzare strumentalmente l'asticella della bagarre, ormai vale tutto.

Filippo Nardi.
In grande spolvero Filippo Nardi, ex rissoso del «Grande Fratello», che dal 24 gennaio sarà in Honduras come inviato per «L'isola dei famosi» di Alessia Marcuzzi, portando via il posto che avrebbe dovuto essere di Stefano De Martino. L'irrequieto «Conte» vuole tornare in pista, e sarebbe intenzionato a rilanciarsi a tutti i costi, anche con brevi ospitate dal vivo sul territorio (in Italia, non in Honduras) che gli consentano di alzare un po' di palanche senza sforzarsi troppo. E dopo l'Isola le quotazioni si rialzeranno. 

Claudio Bisio.
Sul suo sito Tremenza, Alessandra Menzani getta inquietanti ombre sulla simpatia (vera? Presunta?) di Claudio Bisio, scelto da Claudio Baglioni come co-conduttore, insieme con Virginia Raffaele, del Festival di Sanremo. Evidenzia una battuta di cattivo gusto fatta dal suddetto in una conferenza stampa a TV8 a proposito di Federica Pellegrini e sottolinea (non riesco a darle torto) quanto il talento della sua compagna sul palco dell'Ariston sia superiore al suo.

Christian Bale in «Vice».
Al cinema da non perdere c'è «Vice - L'uomo nell'ombra». Un film strano nell'"impaginazione", interessante, un po' lento ma ironico, documentato, sull'ascesa al potere (anzi, sull'intera vita) di Dick Cheney, vicepresidente di George W. Bush. L'uomo che governò l'America per anni facendo di tutto e senza che (quasi) nessuno se ne accorgesse. Si parla di politica e intrighi spruzzando il tutto di ironia, con un cast dove svetta Christian Bale nei panni del cinicissimo Dick.

sabato 12 gennaio 2019

UMBERTO SMAILA VUOTA IL SACCO SU «OGGI»: DALLA CRISI CON JERRY CALA' AI CONTATTI A HOLLYWOOD

L'entertainer Umberto Smaila.
Sul numero di Oggi in edicola intervisto un big (nel vero senso della parola) dell'intrattenimento nostrano: Umberto Smaila, ex dei Gatti di Vicolo Miracoli, entrato nella storia della televisione come conduttore di «Colpo grosso», il sexy-game di Italia 7. Oggi si esibisce, spesso insieme con il figlio, nei suoi locali in giro per il mondo.
Fotografato a casa, a Milano, con la moglie Fanny Minati, il veronese (di origine fiumana) del cabaret racconta nel dettaglio la scissione dei Gatti di Vicolo Miracoli e la lunga crisi con l'amico Jerry Calà, col quale non si parlarono per cinque anni. Ma anche di quando a Hollywood incontrò Woody Allen, Jennifer Lopez, e lo chiamò Quentin Tarantino per autorizzarlo a utilizzare la parte di una sua vecchia colonna sonora per «Jackie Brown». 
Tutto, e molto altro, su «Oggi», il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo.

venerdì 11 gennaio 2019

DATI PUBBLICITARI NIELSEN AL NOVEMBRE 2018: IN FORTE CALO PERIODICI E OUTDOOR

Gli ultimi dati Nielsen relativi al mercato pubbicitario (novembre 2018).
Come racconta in questo dettagliato articolo il sito Spot and Web riprendendo gli ultimi dati Nielsen, relativi al novembre 2018, la fetta dell'investimento pubblicitario in Italia resta invariata.
Ma ci sono cambiamenti per ciò che riguarda la distribuzione degli investimenti. Continua il rilevante calo dei periodici, con un -8,1%, ovvero il segno negativo più vistoso dopo il -9,7% dell'Outdoor. Categoria nella quale rientrano tutte le reclame che vediamo esternamente, dalla cartellonistica agli striscioni, ecc.
Se ne giovano (come da tabella sopra) principalmente il cinema, la Tv da consumare sui device in movimento, le pubblicità Transit, ovvero quella su autobus, tram, stazioni, metropolitane, e naturalmente, radio e internet, ma in misura proporzionalmente minore rispetto alle attese.
Cresce di appena l'1% la Tv, che ha naturalmente la fetta più rilevante del mercato, seguita dai quotidiani, che però soffrono con un -6,1%.

giovedì 10 gennaio 2019

«THE AMERICAN» (2010) * QUANDO GEORGE CLOONEY AVEVA TANTE BOLLETTE DA PAGARE

George Clooney killer pentito in «The American» (2010).
Nel 2010 George Clooney aveva un sacco di bollette da pagare. Solo così si spiega l'orrendo «The American». Che ho ritrovato (purtroppo tardivamente) su Amazon Prime Video.
Il film inizia con George che passeggia con un'amica nella Tundra. Del resto, chi non lo fa? Da un'impronta monopiede nella neve, il nostro intuisce immediatamente che c'è un cecchino in agguato, e salva se stesso e l'amica dalla pallottola che parte pochi istanti dopo. Ucciso il cecchino con una gamba sola, George (coerentemente) fa fuori anche l'amica salvata poco prima, altri due sicari nei paraggi e scappa con disappunto.

Da una telefonata che avviene poco dopo con il Super Cattivo Dei Cattivi (SCDC), che gli commissiona gli omicidi, capisci che Clooney è un killer professionista che si sente braccato dagli "svedesi". Dammi retta, dice il SCDC, qui l'aria per te si è fatta pesante. Nasconditi per un po' in un paesino in Abruzzo e attendi mie notizie. Lì nessuno ti troverà mai.
Arrivato sul posto, il primo che incontra è l'anziano parroco pettegolo, che vedendolo a un telefono pubblico gli chiede: "Sei americano?". "Sì, sono americano". Seguono due minuti surreali durante i quali l'americano doppiato in perfetto italiano (forse lo sa) parla con l'anziano parroco abruzzese, che in teoria dovrebbe essere doppiato in quanto abruzzese, ma parla un perfetto italiano (o inglese?) e per la magia del cinema si capiscono perfettamente.

Che cosa può fare per ingannare il tempo in un paesino dell'Abruzzo un killer professionista un po' stanco del suo mestiere usurante? Ovviamente forgia armi di estrema precisione da vendere ad altri killer professioniti. Va dal meccanico del posto, porta via tre pezzi di ferro a caso e qualche vite dal bancone (giuro) e nel suo bilocale dotato solo di una morsa e un martello, produce dal nulla pezzi di carabina che neanche nei migliori laboratori di balistica. Per non far capire niente in giro, le martellate le dà solo quando suonano le campane. Mica è scemo.
Violante Placido.
Ogni tanto col trenino arriva dal nulla una killer professionista gnocca da paura alla quale lui consegna pezzi di fucile fatti a mano durante finti pic nic nelle campagne. Lei ritira, prova lo schioppo, e se ne va.
La carne è debole e George, nel bordellino del paese, popolato solo da agghiaccianti mignottone primordiali, incontra la bella prostituta Clara. Ovvero Violante Placido, che dà un senso a tutto il film restando nuda per centinaia di metri di pellicola. Sai che c'è? Quasi quasi di questa mi innamoro e mollo tutto.

Neanche il tempo di pensarlo, che Clooney è costretto a evitare con perizia l'agguato di uno degli svedesi, il quale riesce a trovarlo nel paesino che non rientra neppure nelle mappe satellitari. Gli abitanti stessi del villaggio a volte perdono la via di casa. Com'è possibile?
Vuoi vedere che è il SCDC che fa il doppio gioco ed è lui che mi vuole morto? Manco a dirlo, è proprio così. Attenzione, però, perché anche il SCDC in quanto a coerenza non fa una piega. 

Chiama la misteriosa super gnocca alla quale George ogni tanto consegna i pezzi del fucile di precisione e le comanda l'assassinio dell'ex della Canalis. Lei torna in zona, briga un po', e quand'è appostata sui tetti con Clooney nel mirino che si bacia con la sua bella durante la processione del paese (chi non lo fa, del resto?), spunta sui tetti il SCDC, che uccide la killer che lui stesso aveva ingaggiato neanche 5 minuti prima. Signori, neanche cinque minuti. Ma soprattutto: perché? E mentre tu sei lì che rifletti sul fatto che non esiste più un'etica nel lavoro, intuisci che il SCDC in realtà Clooney lo vuol far fuori lui. Altroché.
Non vi racconto il prevedibile finale, ma datemi retta, guardatelo. Per capire la forza invincibile delle bollette da pagare.

martedì 8 gennaio 2019

«ADRIAN» SLITTA AL 21 (L'ATTESA DELLO SCALTRO CELENTANO È ESSA STESSA CELENTANO)

Adriano Celentano.
Teoricamente avrebbe dovuto debuttare il 7 gennaio. Cioè ieri. Invece l'attesissima (?) «Serie evento» (com'è stata ribattezzata da chi la manda in onda) di Canale 5 «Adrian», di e con Adriano Celentano è slittata, dalle ultime news, al 21.
Pare che all'origine del posticipo ci fossero non meglio precisati problemi di scenografia non ancora ultimata al teatro Camploy di Verona, ma è difficile da credere, su un progetto al quale si lavora ormai da tempo immemore.

È più probabile che lo scaltro Celentano stia lavorando per limare il programma sulla base dei primi feedback di stampa e dell'opinione pubblica e aumentare soprattutto l'attesa, che assieme al mistero sono gli ingredienti essenziali per creare l'auspicato «evento» tv. Insomma, basta dire poco o niente e creare suspence. E questo Adriano lo sa bene, visto che sui silenzi campa da una vita. 

Ufficialmente dovrebbero essere nove settimane di messa in onda, ma si parla anche di sei (un modo per mettere le mani avanti in caso di ascolti bassi, che costringerebbero a chiudere prima?), e, al di là del corpo del varietà, resta il nodo della graphic novel di Adriano, quella che dà il titolo a tutta l'operazione. Potrebbe essere debole, stando a qualcuno che l'ha vista. Inizialmente si parlava apertamente di trasmetterla ogni settimana alla fine di tutta la parte live. Cosa che se da un lato non è carina perché fa capire che ci credi poco, dall'altro consente il pieno scorporo Auditel di questo prodotto dalla prima parte dal vivo, si immagina più forte. Ora invece gira voce che proprio per dare l'impressione di crederci sul serio verrebbe inserita a tasselli nel varietà. Aumentando notevolmente, però, il rischio zapping.

L'unica cosa certa è che dopo tutto il consueto battage pubblicitario ovviamente il 25 gennaio quella lenza di Celentano uscirà con un nuovo album che contiene classici, inediti, e i brani che fanno da colonna sonora all'operazione «Adrian».

lunedì 7 gennaio 2019

MEDIASET * DIKTAT DI SILVIO SUI TALK-SHOW IN CRISI: NON SI TOCCANO SINO ALLE EUROPEE

L'imprenditore e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
In questo pezzo della scorsa settimana, che riprendeva dati, indiscrezioni e ricostruzioni del quotidiano Libero, si parlava della crisi d'ascolti della «Nuova Retequattro», che ha virato su una sorta di infotainment sino a oggi poco premiato dal pubblico. 
I padroni del vapore, Piersilvio Berlusconi e Mauro Crippa (direttore centrale della comunicazione Mediaset) starebbero studiando aggiustamenti o forse provvedimenti più drastici.

L'ultimo dei rumors, che mi arriva direttamente dagli ambienti del Biscione, parla di una telefonata di Silvio Berlusconi in persona, il quale avrebbe intimato di non toccare nulla del palinsesto della rete. Al massimo piccoli ritocchi. I talk-show, anche se zoppicano, servirebbero a tirare la volata a ciò che resta di Forza Italia in vista delle prossime elezioni europee. Il Cavaliere ha bisogno di tutta la potenza di fuoco disponibile sui suoi media per sparare le cartucce in una battaglia cruciale. Da lì la perentoria richiesta di sopportare share più basse in vista di altri traguardi politici.

Il rapporto di Berlusconi con la «Nuova Retequattro» sembra conflittuale. Già al varo del restyling del canale, a settembre, apparvero indiscrezioni di stampa che dipingevano un Cavaliere nero (nel senso dell'umore) per via dei talk troppo populisti condotti dai volti della rete, che in passato avrebbero portato più consensi al suo amico (ma soprattutto rivale) Matteo Salvini e alla Lega che non agli azzurri. Un puzzle difficile da comporre, anche perché è oggettivamente complicato indirizzare i voti degli spettatori esattamente dove vuoi in uno schieramento di Centrodestra dove l'erede di Bossi viaggia da tempo col vento più che in poppa.

domenica 6 gennaio 2019

MORETTI VOLLE LA FOTO CON RAFFA * FRECCERO PARTE MALE * ROSSI PREZZEMOLINA

«Polvere di Stelle» - nanni Moretti e la foto con la Carrà.
Raffaella Carrà e Nanni Moretti insieme negli studi di Radiodue in via Asiago a Roma.
Mi si nota di più se non vengo, oppure se vengo e faccio una foto con Raffa?
Dai corridoi Rai sbuca una divertente indiscrezione: sarebbe stato lo stesso regista Nanni Moretti, tramite il suo staff, a chiedere a Raffaella Carrà di prestarsi allo scatto cult del 2018. L'istantanea fra la regina del pop, che era ospite della Radio2 di Paola Marchesini per promuovere il suo album natalizio, e l'impegnato regista romano (finita anche sui social di Radiodue), l'avrebbe voluta proprio lui, che di Raffa si sarebbe dichiarato fan. Uno si aspetterebbe la classica immagine che il vespista Moretti ha dovuto subire in una (forzata? casuale?) coabitazione di studio, invece la ricostruzione dettagliata porta a ben altro risultato. Evidentemente la promozione fa comodo a tutti, anche agli intellettuali della gauche fan del tuca tuca.

Carlo Freccero, direttore di Raidue.
Esaminiamo il ritorno (che io stesso avevo salutato favorevolmente) del vagamente egoriferito Carlo Freccero alla direzione di Raidue. Nella conferenza stampa per lanciare se stesso,  pardon la nuova Raidue, oltre ad avere insultato una giornalista de La Stampa che gli aveva solo fatto una domanda (attenzione agli altalenanti e pericolosi deliri di onnipotenza), ha annunciato che intende riportare sulla rete Daniele Luttazzi. Uno che si è scoperto copiare a raffica battute dai grandi comedians americani e che fu sbugiardato da un lungo e definitivo servizio de «Le iene». Inoltre: Freccy non chiude quella vecchia ferraglia di «The Voice», che fra l'altro costa una cifra, e lo affida a Simona Ventura. La quale si è affrettata a mollare l'assai gentile sponsor Maria De Filippi, ma avrà fatto bene i suoi calcoli? Inoltre, il nostro dimezza Luca e Paolo (avevano ascolti in crescita), elimina Costantino della Gherardesca (non una grande perdita, a mio avviso, ma fa cose di tendenza che erano sempre state care a Freccy) e potrebbe segare Giancarlo Magalli e Michele Guardì, due storici pilastri pop della rete nel day time con «I fatti vostri». Da sostituirsi con non meglio precisati «approfondimenti». 
Carlo, col cuore: sarai anche un genio della tv, ma secondo me a 'sto giro non stai partendo con il piede giusto.

Ornella Muti.
Ornella Muti avrebbe dovuto interpretare Veronica Lario in «Loro» di Paolo Sorrentino. Nel film sulla discussa storia sentimental-economico-mediatica del tycoon Silvio Berlusconi e del suo impero, il ruolo della moglie è stato affidato poi, com'è noto, a Elena Sofia Ricci.

Non mi sembra una genialata (soprattutto per i gestori delle sale interessate), comunicare che la nuova miniserie interpretata dalla prezzemolina Serena Rossi, «Io sono Mia», e dedicata alla storia di Mia Martini, sarà nei cinema il 14-15-16 gennaio e da febbraio in tv su Raiuno. Per 15-20 giorni di attesa, resta da capire chi comprerà il biglietto. Ma in quante sale uscirà? E soprattutto: non si tratta per caso di un obbligo legato ai finanziamenti per il cinema?

giovedì 3 gennaio 2019

ROCCO E D'AVENA INSIEME: L'ABBRACCIO FRA LADY OSCAR E IL "GLANDE" PUFFO

Rocco Siffredi e Cristina D'Avena insieme.
Ci sono foto che segnano. Che commuovono. Altre che fanno epoca, nel bene e nel male. Altre nelle quali trovi tutto. Come nello scatto del momento, eternato qui sopra.
Così l'inatteso abbraccio fra Rocco Siffredi e Cristina D'Avena diventa l'incontro per antonomasia. Non tanto fra due persone, ma fra generi intramontabili: il porno più o meno casereccio dello stallone italiano noto in tutto il mondo, e il viso d'angelo della fatina delle canzoncine per bambini. Lady Oscar e il Glande Puffo. Ruvidità e dolcezza. Vocione godenti e vocine festanti.

Si è fatta tanta ironia. C'è chi ha parlato del crash tra infanzia e adolescenza, con tutto ciò che comporta. Chi, come l'ottimo Gianluca Nicoletti, ha puntato sull'aspetto squisitamente tecnico, ovvero i supporti analogici dai due ben rappresentati: candide musicassette e Vhs proibiti (oggi Cd e Dvd, visto che entrambi esercitano ancora, con buona pace di YouPorn, PornHub e persino di Spotify). Chi, malignamente, ha fatto notare che il volto della D'Avena pare un po' piallato da qualche app che aiuta a cancellare i segni del tempo.

Io preferisco non perdermi nelle dietrologie tanto care al buon Siffredi e mi auguro solo che sia uno scatto spontaneo, che nasce dal cuore di due artisti che hanno dato tanto, in tutti i sensi.

SERIE TV * SU NETFLIX SPUNTA UN GIOIELLINO: «YOU», IL «DEXTER» DELL'AMORE

Elizabeth Lail e Penn Badgley, protagonisti di «You».
Nel mare magnum di caricamenti di serie tv (non sempre eccelse, vista anche la quantità) sul server di Netflix, è spuntato un gioiellino. Si intitola «You», ed è un prodotto americano ben girato, intelligente e ricco di sfumature.

Se hai amato «Dexter», non potrà non piacerti. La prima stagione me la sono bevuta in due giorni scarsi.
Joe (Penn Badgley), irreprensibile libraio americano, si innamora di Beck  (Elizabeth Lail), graziosa cliente, lettrice e scrittrice, e i due iniziano a frequentarsi. Il ragazzo, però, sotto sotto, è lievemente psicopatico, e il suo amore per la ragazza si trasforma in un'iperprotettività con istinti omicidi. C'è l'invadente ex di lei, le invidiose amiche della tipa che li vogliono allontanare, l'ossessione del controllo e di un social-mondo che espone a rischi. Insomma, un puzzle intricato che però rappresenta, se vogliamo, l'ordinaria amministrazione della vita di ogni coppia.

A meno che non ci sia sotto del marcio perché niente, ovviamente, è come sembra. La costruzione di «You» (anche nei dialoghi e nelle voci fuori campo dei protagonisti, che ne rivelano costantemente il pensiero) è così minuziosa da intrigare e inquietare al contempo. Per non parlare della bella sensazione, ormai troppo frequente, di non perdere tempo alle prese con la solita serie che tira a campare per arrivare alla stagione successiva.

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