lunedì 17 dicembre 2018

CARRA' DA FAZIO A 70.000 EURO * D'URSO, RITIRATA STRATEGICA * FEDEZ CONTRO LA "LEAN"

«Polvere di stelle» - Raffaella Carrà da Fazio con un
Da informazioni in mio possesso, provenienti da Viale Mazzini, Raffaella Carrà avrebbe percepito 70 mila euro per la recente ospitata da Fabio Fazio a «Che tempo che fa». Stessa cifra la showgirl avrebbe intascato per la partecipazione alla serata dello Zecchino d'oro, sempre su Raiuno. Considerato che in questo periodo Raffa si sta muovendo soprattutto per promuovere il suo disco strenna, «Ogni volta che è Natale», e che di norma oggi quando sei in promozione in tv faticano a offrirti anche il caffè alle macchinette, ciò significa due cose: anzitutto che Raffa come ospite ha ancora parecchio valore di mercato; poi che lo stesso Fazio (appena finito nel mirino di Luigi Di Maio per i suoi compensi) quando lo ritiene necessario è disposto a erodere non poco il suo budget di produzione. Comunque sia, chapeau: casco d'oro di nome e di fatto.

Barbara D'Urso.
La ritirata di Barbara D'Urso dalle prime ore domenicali è stata giustamente venduta dalla nostra come «una promozione», per via del pacchetto riparatore (comprendente anche una prima serata) messo sul piatto da Canale 5. E non poteva essere altrimenti, nell'eterno gioco delle tre carte. Dai rumors Mediaset sembra che Carmelita stessa (ancor più che la rete) patisse molto la sfida, spesso perdente, con Mara Venier e «Domenica in», con relativi titoli di giornale e commenti sul web. Lei è una donna vincente e così vuole e deve apparire. Quindi, taglio netto alla parte più debole di «Domenica Live» per far finire lo stillicidio.

Christian de Sica e Massimo Boldi.
Entrate in una sala cinematografica quando trasmettono il promo di «Amici come prima», il post-cinepanettone della ritrovata coppia Massimo Boldi-Christian De Sica. Teoricamente si dovrebbe ridere a crepapelle, invece c'è lo stesso silenzio di quando programmavano i film di Truffaut.

Simona Ventura.
La pur professionale Simona Ventura tornerà su Raiudue per condurre «The Voice», ovvero la brutta copia di «X-Factor». Ho appena brindato al ritorno del geniale Carlo Freccero alla direzione della rete che fu sua, ma come botta d'inizio siamo sotto il livello di guardia. Il vero Freccero «The Voice» lo avrebbe cancellato dal palinsesto.

Chiara Ferragni e Fedez.
In una story pubblicata su Instagram dopo la tragedia di Ancona e le polemiche che hanno coinvolto anche il rapper Sfera Ebbasta, Fedez ha voluto mettere a fuoco un altro aspetto del problema che riguarda l'uso di una nuova droga, la Lean, che si ottiene mescolando sciroppo per la tosse contenente codeina a bevande alcoliche o analcoliche, come la Sprite. C’è chi la chiama Purple Drank e chi Lean. Una tendenza che si è diffusa da pochi anni grazie anche ad alcuni musicisti. «È un'usanza importata dall'America. Ho visto artisti della scena trap» denuncia Fedez «dire che la Lean non fa poi così male. La moda della Lean e della codeina è un altro disastro annunciato da cui dovremmo prendere tutti le distanze».

venerdì 14 dicembre 2018

MARA MAIONCHI CHE DICE «MINCHIA» NON SALVA «X-FACTOR» DALLA NOIA

Il rapper Anastasio e Mara Maionchi.
Suvvia, può bastare Mara Maionchi che ogni tanto, in modalità random, proclama «minchia!» o «cazzo!» (qualsiasi cosa a seguire o a precedere) per salvare «X-Factor» dalla noia in cui è piombato il format? No, non può bastare. 
Mara è simpatica, molto più scafata di quel che lascia intendere la sua ruspante presenza scenica, ma «X-Factor» sembra bollito. E non basta la finta trasgressione della parolaccia, dello sfogo puramente estetico, a rianimare il paziente.
La sua edizione più dimenticabile, funestata peraltro da vagonate di neri pubblicitari, si è conclusa ieri con la vittoria annunciata del rapper Anastasio. Che non si capisce se abbia simpatie per Casa Pound o per il Mulino Bianco. Furbescamente non scioglie le riserve. Penalizzati i Bowland, che meritavano certo di più.

Il problema in questo caso (purtroppo) non è più la musica. Che bene o male replica e consuma facce, canzoni e talenti con una velocità devastante. È il format che avrebbe bisogno di prendersi almeno due anni di pausa. Ma non credo che Sky se lo possa permettere, avendoci innervato tanta parte del palinsesto e contando anche su «X-Factor» per dare un senso agli abbonamenti.
La barca fa acqua e i marinai prendono il largo: Fedez e Manuel Agnelli hanno già detto addio, e Lodo Guenzi si è rivelato una sòla come gli occhiali a raggi X che vendevano illo tempore sui giornaletti. Nella finale gli altri giudici gli hanno dato un po' di lustro, ma si intuisce che anche lui non sia destinato a restare.
Alessandro Cattelan è molto bravo e Mara «minchia!» Maionchi porta il suo coté adolescenzial-triviale che strappa il sorriso.
Ma è tutto già visto, è tutto risaputo.

giovedì 13 dicembre 2018

EDITORIA * 22 ESUBERI: AL «GIORNALE» CRESCE LA PREOCCUPAZIONE

Il comunicato dei giornalisti de «il Gionale», denso di preoccupazione.
Come segnalavo ieri in questo articolo, che riprendeva un comunicato del Cdr (il comitato di redazione) dei colleghi de «il Giornale», il quotidiano di Via Negri, a Milano, è in stato di agitazione per il piano di «solidarietà» che prevederebbe un taglio del 30% agli stipendi.

Alessandro Sallusti.
Oggi la componente sindacale, nella quale nel frattempo è aumentata la preoccupazione, segnala ai lettori (lo si può leggere nel frame qui sopra) di aver ricevuto dall'editore un documento nel quale si annuncia un «piano di risanamento» che «prevede l'esubero di 22 giornalisti, equivalente alla riduzione del 30% della forza lavoro».
Il testo del piano viene giudicato «inaccettabile», anche perché, stando alla redazione «non dedica neppure una riga al rilancio della testata» e «induce a ipotizzare gli scenari più preoccupanti».

Come raccontavo in questo post di una decina di giorni fa, serpeggia in redazione la paura per il futuro della testata diretta da Alessandro Sallusti e di proprietà della famiglia di Silvio Berlusconi. Qualora il Cavaliere dovesse, per qualche ragione, lasciare la politica, verrebbe forse meno l'utilità di un giornale molto schierato che è sempre stato la stampella politica di «Forza Italia».

mercoledì 12 dicembre 2018

I GIORNALISTI DE «IL GIORNALE»: NO AI TAGLI DEL 30% AGLI STIPENDI

Il comunicato del Cdr del il Giornale. 
Con un comunicato (si può leggere interamente qui sopra) che esprime molta preoccupazione, i colleghi de il Giornale diretto da Alessandro Sallusti prendono posizione contro il proposito dell'azienda di tagliare del 30% gli stipendi ai giornalisti della testata di proprietà della famiglia Berlusconi nell'ambito della procedura di solidarietà in atto. 
Il comitato di redazione ha deciso all'unanimità di portare da due a cinque giorni il pacchetto di scioperi da proclamare prossimamente e stigmatizza l'impatto negativo che tale decisione potrebbe avere sulla qualità del prodotto che i lettori troveranno in edicola.
In questo post della scorsa settimana raccontavo invece quali sono le preoccupazioni dei lavoratori de il Giornale per le prospettive del quotidiano in un ipotetico futuro senza Silvio Berlusconi.

DISCOTECHE IN CRISI * A MILANO IL «LIMELIGHT» (GIA' «PROPAGANDA») DIVENTA UN AUCHAN

L'insegna «My Auchan» appena issata su quella del defunto «Limelight».
Se la grande distribuzione soffre e la media non se la passa granché bene, le campane a martello suonano per le discoteche.
A Milano sull'insegna dello storico «Limelight» di via Castelbarco stanno issando proprio in queste ore quella di un mini-market «My Auchan».
Te lo aspetteresti dall'Italia di provincia del «due discoteche centosei farmacie» cantanta da Max Pezzali/883 in «Con un deca», ma non dalla metropoli lombarda.


Il «Limelight» prima della chiusura.
Il locale, che negli anni ha provocato non poche proteste del vicinato per i branchi di ubriachi all'ingresso nelle ore notturne, era un classicone della movida milanese e negli anni ha ospitato anche parecchi concerti e showcase. 
Nato come cinema Cristallo, divenne prima «City Square», poi trionfò cambiando nome in «Propaganda», per passare già in una fase più declinante a «Limelight».
Adesso ci si andrà solo per la spesa, per la gioia del vicinato e confidando nel reparto farmaci omeopatici. Come il mojito.

lunedì 10 dicembre 2018

IL FLOP DI «PORTOBELLO» * «JOVA BEACH PARTY», IDEA LUMINOSA * LE PATTINE DI BUFFON

«Polvere di stelle» - Il mezzo flop di «Portobello».
Come scrissi qui ancora prima del debutto del programma, il ritorno di «Portobello», finito sabato scorso su Raiuno, era tutt'altro che un successo scontato, come credevano in molti a Viale Mazzini. Ora spiace notare che venga ritenuto un mezzo flop, con la sua share attorno al 15%, schiacciata delle performance di Maria De Filippi su Canale 5. Certe trasmissioni andrebbero lasciate nelle teche della memoria. E spiace doppiamente che la pur brava Antonella Clerici abbia dovuto abbandonare «La prova del cuoco» (programma a sua volta finito in sofferenza in mano a Elisa Isoardi) per un progetto che aveva troppi margini di aleatorietà.

Il pupazzo Uan di «Bim Bum Bam».
L'editoria è sempre un terno al lotto, ma sembra che nella primavera prossima il titolare del marchio dello storico pupazzo Uan di «Bim Bum Bam» pubblicherà un libro sulla storia della televisione. Poi non dite che non ve l'avevo detto.

Paolo Brosio.

Come rileva Alessandra Menzani su Libero, il gatto morente di Paolo Brosio ha ridato smalto alla visibilità mediatica del giornalista. Il nostro ultimamente vedeva apparire la Madonna di Medjugorje più spesso del vecchio sodale Emilio Fede.

Biagio Antonacci e Laura Pausini.
Si è notata parecchio fra gli addetti ai lavori, alla sfarzosa presentazione del tour «Stadi 2019» di Laura Pausini e Biagio Antonacci, la totale assenza di rappresentanti di Goigest, l'ufficio stampa che la romagnola verace del pop ha appena lasciato per spostarsi su Parole e dintorni di Riccardo Vitanza, che invece ovviamente schierava tutte le sue girls. Si è notata soprattutto (a meno di qualche svista, ma con i colleghi abbiamo setacciato tutto il capannone come i Nocs) perché Antonacci per le relazioni stampa risulterebbe tuttora legato a Goigest di Dalia Gaberscik. Struttura che i due artisti prima condividevano.

Gerardo Greco.
Come riferisce in modo esaustivo il sito Spot and Web in questo articolo, Mediaset ha perso la causa contro l'emittente radio Rtl 102.5 per l'utilizzo del titolo «W l'Italia!», programma del giornalista Gerardo Greco in onda su Retequattro. Il Tribunale ha disposto la cessazione dell'utilizzo del marchio.

Raffaella Carrà e Nanni Moretti.
A meno di sorprese sul finale, la foto dell'anno nel mondo dello spettacolo italiano è senza dubbio quella di Raffaella Carrà (appena uscita con il suo disco natalizio) insieme con Nanni Moretti negli studi di Radiodue. Nello stesso scatto c'è quanto di più distante in natura. O forse no?



Jovanotti.
È davvero molto carina l'idea del tour «Jova Beach Party» estivo di Jovanotti. Il classico uovo di Colombo, ma nessuno ci aveva ancora pensato. Un progetto forse non semplicissimo da realizzare per questioni logistiche, perché vanno trovate spiagge molto grandi, vanno attrezzate e poi ripulite a dovere, ma in Italia per fortuna gli spazi non mancano. A partire dal gettonatissimo Salento.

Gigi Buffon.
Ci sono fotografi e giornalisti entrati nella casa di Gigi Buffon ai tempi del matrimonio con Alena Seredova che ancora ricordano l'ossessione del proprietario di casa non per le pattine da parquet, ma addirittura per i sacchetti di plastica sterili nei quali avvolgere tutto il piede. Tipo scientifica sulla scena del crimine. La precisa e non negoziabile richiesta, che pare venisse dalla signora, era motivata dalla necessità di tenere pulitissimo un pavimento sul quale scorrazzavano carponi i bambini ancora molto piccoli. Poi dice che uno si butta su Ilaria D'Amico...

domenica 2 dicembre 2018

«SCHERZI A PARTE» A BASSO SHARE * SCOTTI COME ROCCO * BAUDO, IL LIBRO DEGLI ERRORI

«Polvere di Stelle» - Per «Scherzi a parte» c'è poco da ridere.
Mentre tocca rilevare il debutto lungo e sfilacciato di «Mai dire Talk» della Gialappa's, su Italia 1, dalle parti di Canale 5 resta sullo sfondo la rilevante crisi d'ascolti di «Scherzi a parte». Agli albori, quando lo confezionava Fatma Ruffini, «Scherzi» era un must della rete. L'audience scoppiettava, e anche se i dubbi su accordi e taroccature spuntavano come funghi sui giornali e venivano in parte ammessi: («A volte rifacciamo il finale se i Vip si arrabbiano troppo», concedeva monna Fatma), il pubblico dimostrava di gradire. Oggi quell'amore pare finito. Paolo Bonolis e i suoi autori sanno il fatto loro, eppure il programma non si schioda dal 15% circa. Siamo al tramonto di un genere?


Leonardo Pieraccioni.
Puntuale come una cartella esattoriale, sotto Natale arriva il nuovo film di/con Leonardo Pieraccioni. Si intitola «Se son rose...» e nel cast come d'abitudine, c'è un esercito di donne. Non s'è ancora capito se il nostro giri le sue pregevoli opere per portare a casa la pagnotta, o per rimorchiare. Motivi entrambi nobilissimi. E comunque una cosa non esclude l'altra.

Gerry Scotti.
Per «questioni di budget», quattro puntate speciali di «Chi vuol essere milionario?», con Gerry Scotti (che sogna una fiction nei panni di una sorta di Maigret, ma secondo me è più probabile che nel frattempo giri un altro paio di spot pubblicitari), saranno registrate in uno studio già montato a Varsavia, in Polonia. Un po' come tante produzioni di Rocco Siffredi. Speriamo con la stessa soddisfazione di cast e maestranze. L'Est come nuova frontiera televisiva italiana.


Alba Rohrvacher.
È entrato in commercio l'orologio che ci ricorda che dobbiamo morire. E io che pensavo bastassero i film con Alba Rohrvacher.

Gratis o meno che sia, plaudo al ritorno di Carlo Freccero alla direzione di Raidue. È uno tra i pochi in Italia a parlare di televisione (e di comunicazione) e a farla
Carlo Freccero.
con coscienza di causa. Dicono che rivoglia Beppe Grillo in video, e non è detto che non ci riesca. In fondo è stato il nostro più grande comedian, prima di fare l'inversione a U sulla strada della politica.



Il palazzo Mondadori a Segrate.
Pare sia costato 250 euro l'affitto dell'adiacente Sporting Club dove i giornalisti Mondadori, in agitazione per la vicenda della cessione di Panorama (lo raccontavo qui), sono stati costretti a tenere la loro assemblea sindacale dopo il rifiuto dell'editore di mettere a disposizione una sala riunioni a Segrate, come era sempre accaduto in precedenza.


Pippo Baudo.
Leggendo il sempre lucido Francesco Specchia, su Libero, scopro che anche lui, come il sottoscritto, aveva chiesto più volte a Pippo Baudo di raccogliere in un libro (io avevo contattato il Supertelepippone più che altro per fare un favore a qualcuno che se lo voleva accaparrare editorialmente) le memorie di Sua Pippità. Alla fine non l'abbiamo spuntata né Specchia né io ma il collega Paolo Conti del Corriere. E il volumetto («Ecco a voi (una storia italiana») è appena uscito. Peccato che ora un altro scrupoloso collega, Franco Zanetti di Rockol, sia andato a leggerselo tutto scovando un mare di errori per poi raccontarli in quest'articolo documentatissimo. Vuoi vedere che anche Zanetti...


Stefano Accorsi.
Un hacker si intrufola nel profilo Facebook di Stefano Accorsi e chiede soldi abusando del suo nome. 
Fatto grave, ma stando agli inquirenti esisterebbe comunque un'attenuante generica: non li chiedeva per produrre un film con Stefano Accorsi.


«BOHEMIAN RHAPSODY» * LE FRAGILITA' DI FREDDIE MERCURY, IL PIU' GRANDE PERFORMER

Rami Malek in "Bohemian Rhapsody".
Infiocchettato nella sua sontuosa impaginazione, frutto di un bel montaggio, di una maniacale ricostruzione scenografica e di costumi, «Bohemian Rhapsody» è (giustamente) il film del momento.
Una boccata d'ossigeno per le sale sempre più in crisi, sabato a parte, quando un po' di spettatori si riescono ancora a strappare a Netflix, Sky e Amazon Prime Video.

Più che un'opera sui Queen, è un viaggio nell'immane, tormentata, a suo modo straordinaria personalità dominante di Freddie Mercury, interpretato dall'immenso Rami Malek («Mr. Robot»). Dalle liti in famiglia, all'ingresso («Con quei dentoni?») nella band che macina successi in tutto il mondo; dalle bizze nella discografia e ai party orgiastici, alla fidanzata-fan, per arrivare all'omosessualità e alla curiosità morbosa dei media; sino all'AIDS, lasciato però sulla porta. La pellicola si ferma sei anni prima della morte della star, nel 1985, al leggendario Live Aid di Wembley.

La somiglianza non solo di Malek, ma di tutto il cast con la vera band e i comprimari della storia nella realtà è stupefacente. Ma il protagonista è talmente calato nella parte da diventare più vero del vero. Il più grande performer di tutti i tempi raccontato nelle sue fragilità. E oggi che siamo circondati quasi soltanto da lagnosi rapper, lasciatemelo dire, è una benedizione.
VOTO: 8

venerdì 30 novembre 2018

È MORTO SANDRO MAYER, IL PRINCIPE DEL GIORNALISMO TRASH

È morto il giornalista Sandro Mayer.
I suoi parrucchini diventati leggenda (aveva il vezzo di cambiare fotina quasi ogni settimana anche sulla cover del suo giornale, «Di Più»); gli scazzi privati; il piglio bonario in pubblico. Uno stile giornalistico che aveva fatto del trash una sorta di forma d'arte per cultori.

È morto a 77 anni il piacentino Sandro Mayer, un pezzo di storia del giornalismo leggero e gossiparo italiano. Uomo di ferro in redazione (non pochi ne hanno subito e raccontato le gesta), e pacato commentatore in tv. Tranne negli epici scontri con Selvaggia Lucarelli (che a lui non si piegava) nella giuria di «Ballando con le stelle».

Mayer aveva il gene del pop-trash. Sapeva mescolare allegorie su Padre Pio (presente credo in ogni numero delle sue riviste) e la ricetta del petto di pollo alla piastra fatto da Elisabetta Canalis. Vecchine vip e cagnetti (vip) malati. Una fantasia senza limiti. Un giornalismo popolare, caratterizzato anche da una grafica dubitabile, da colori sparati e da una scelta fotografica che a volte faceva accapponare la pelle ai puristi; e che però funzionava. Eccome. Era diventato esso stesso ricetta, segreto del cuoco. A suo modo format. Complice anche il prezzo altrettanto abbordabile del prodotto. 

Laureato in Scienze Politiche, Mayer aveva diretto «Dolly», «Novella 2000», «Epoca», «Gente», lanciando poi, dopo l'ingresso nel mondo di Cairo Editore, anche «Di Più Tv», la propaggine di «DiPiù» dedicata ai palinsesti televisivi. 
Conosco fior di direttori che la notte non riuscivano a prendere sonno perché col doppio dei suoi mezzi (e sfornando giornali eleganti) non riuscivano a fare la metà delle sue tirature. Perché  quel prodotto non era nelle loro corde e mancava loro il genio di saperlo fare.
Sandro Mayer, va e insegna agli angeli a portare il parrucchino. Comunque la si pensi sul suo conto, un uomo di talento.

giovedì 29 novembre 2018

SU «OGGI» PEPPE VESSICCHIO E DODI BATTAGLIA SI RACCONTANO COME MAI PRIMA D'ORA

Da sinistra, Didi Battaglia e il maestro Peppe Vessicchio.
Sul numero di «Oggi» in edicola ho intervistato due grandi dello spettacolo italiano, per certi versi complementari: il chitarrista Dodi Battaglia, ex dei Pooh e ora avviato a una carriera solista, e il Maestro Peppe Vessicchio, icona delle icone sanremesi.
Vessicchio è il colpaccio di Massimo Bruno, direttore di DeaKids, che se l'è accaparrato per un cameo nella nuova sketch comedy «Monstershop», in onda dal 15 dicembre sul canale 601 di Sky.

Il suo racconto spazia dal Festival ai suoi comprimari, con un mare di aneddoti che toccano Pippo Baudo, Elio e le Storie Tese, Patty Pravo, Biagio Antonacci, Gino Paoli (da non perderere la definizione non propriamente lusinghiera che ha dato di lui) e persino Maria De Filippi, per la quale il nostro invoca addirittura un futuro in politica come salvatrice della Patria.

Dodi Battaglia, uscito con il doppio cd «Dodi Day» invece parla a ruota libera la sua lunga storia con i Pooh, luci e ombre, e spiattella pregi e difetti dei suoi ex compagni d'avventura. Un'avventura che lui era contrario a concludere. C'è spazio poi per aneddoti che riguardano Gigi D'Alessio, Luca Carboni, Sting e il vecchio incontro con Vasco Rossi in una villa padronale sulle colline romagnole.
Tutto questo (e molto altro) su «Oggi», il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo.

lunedì 26 novembre 2018

SAI CHE COS'È TWITCH? * «STRISCIA» AZZANNA SIGNORINI * D'AVENA CONTRO JOVANOTTI

«Polvere di stelle» - Enzo Iacchetti contro Alfonso Signorini.
Francesco Monte al GFVip.
«Striscia la notizia» azzanna il «Grande Fratello Vip». E fa allusioni. Enzo Iacchetti«Si, certo che ho detto che è un raccomandato. Non solo Francesco Monte è super raccomandato, ma è anche il cocco dell’anziana badessa di strada che è Alfonso Signorini. Avete visto che Monte è finito direttamente in finale senza passare dal Televoto?».
Quest'anno il programma è così imbarazzante e messo male (e così disperati sono i tentativi per salvarlo) che auspico prima della fine l'intervento della protezione civile.


La schermata d'apertura di Twitch.tv
Secondo alcune recenti ricerche di mercato elvetiche (ma dal valore trasversale), fra gli adolescenti spadroneggiano Netflix per lo streaming video e Spotify per la musica. I pischelli considerano Facebook ormai un social per gente con la dentiera. Non parliamo della Tv, che è roba da Flintstones. In grande spolvero, com'è noto, Instagram e a seguire, ma distaccato, il più cervellotico Snapchat. Ottime le sorti anche di YouTube e Whatsapp; decisamente meno brillanti Twitter e Linkedin.
La novità in grandissima ascesa, invece, è Twitch.tv, piattaforma d'interazione per giochi on-line. Quanti di voi la conoscevano già?


Diego Luna, protagonista di «Narcos - Mexico».
Spiace notare, su Sky Atlantic, la fine ingloriosa di «The House of Cards». Una serie che ha dato tanto, ridotta a noiosa macchietta. Per fortuna solo otto episodi che non stavano in piedi e nei quali (si notava benissimo) nessuno credeva. Basta vincere la diffidenza, invece, per dare un'occhiata senza pentimento su Netflix a «Narcos - Mexico». Quando c'era lui (Pablo Escobar, non il Duce) era un'altra cosa, ma i meccanismi sono gli stessi e il piacere dell'intrattenimento resta.


Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti.
Intervistata da Libero per il nuovo album «Duets Forever» (le sue canzoncine per bambini ricantate con 16 artisti italiani di fama), Cristina D'Avena spara a palline incatenate contro Jovanotti, che l'ha snobbata, a quanto sembra, pervicacemente: 
«Più che il no» dice D'Avena «è il silenzio incomprensibile del mio mito, Jovanotti, che ho cercato di contattare in tutti i modi possibili: gli ho scritto mail, mandato messaggi attraverso la radio, l’ho fatto contattare dagli addetti ai lavori, sono andata ai suoi concerti e ho cercato di avvicinarlo nei camerini: non un riscontro».
Lorenzo, dai, d'accordo la democristianità cosmica, ma almeno il coraggio delle proprie azioni: un no in faccia a lady Oscar potevi anche dirlo.


Licia Colò.
Un'altra che ha accusato il colpo per non essere stata minimamente "calcolata" (da Matteo Renzi; a proposito, il suo documentario «Firenze secondo me» andrà sul Nove dal 15 dicembre) è Licia Colò. Tornata in Rai dopo l'esilio, su La Verità si toglie qualche sassolino dalle scarpe da trekking: sostiene di non sapere niente del direttore che l'aveva silurata, e a proposito del senatore Pd: «Renzi non mi ha mai risposto, neppure tramite il suo staff con un banale: "Grazie, le faremo sapere", oppure "Non siamo interessati". Non lo dico per orgoglio ferito, ma per educazione. Le persone si giudicano dai dettagli, la forma è sostanza».


Il giornalista Paolo Celata.
Adoro Paolo Celata del TgLa7 perché sembra sempre che gli manchino solo un paio di piccolissimi spunti per fare il salto di qualità e diventare Luca Giurato.

Questi tempi confusi nuocciono gravemente al cinema di Carlo Verone, che al Giornale spiega. «Quando facevo le mie macchiette, da Leo Nuvolone ad Armando Feroci, studiavo tic e manie. Nessuno aveva i tatuaggi che oggi hanno tutti o un taglio di capelli estremo. Troppe cose sono identiche, e non riesci a creare il personaggio. Ora si parla meno, si digita di più, e sono tutti incazzati. Pensavo che dopo la Seconda Guerra mondiale avremmo vissuto in pace. Invece c'è questo Medioevo senza fine».


Eros Ramazzotti.
Ma chi ha avuto l'idea (che brilla per il suo coté innovativo, decisamente proiettato nel futuro) di far presentare il nuovo album di Eros Ramazzotti, «Vita ce n'è», a Pippo Baudo
Per lanciare il primo singolo suggerirei di verificare quanto prima la disponibilità di Memo Remigi.


domenica 25 novembre 2018

DOLCE, GABBANA, LA CINA (E LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO)

Gli stilisti Dolce e Gabbana nel loro video di scuse. 
La vicenda di Dolce & Gabbana (in sé una scemata, ma anche un clamoroso errore di marketing e di successiva gestione della crisi che una grande azienda non si può permettere) mi ricorda tanto la legge del contrappasso. E con un filo rosso ci riporta all'editoria.
È noto quanta paura abbiano degli stilisti (in genere) le colleghe che lavorano nei settimanali femminili. Lo stilista solitamente è bizzoso, permaloso, va accontentato, non puoi dire neppure mezza parola sbagliata altrimenti ti fa saltare come niente pagine e pagine di pubblicità da sempre preziosissime ma oggi soprattutto perché la baracca sta andando a ramengo.
Nel giornalismo di settore c'è una casistica molto ampia di contratti saltati per le bizze più surreali degli stilisti. Per i motivi più disparati. Quindi i signori Dolce e Gabbana non si devono stupire perché stanno in qualche modo subendo dalla Cina ciò che la loro categoria (non voglio fare personalismi) fa passare da una vita alle povere sciure che confezionano riviste di moda.

venerdì 23 novembre 2018

EDITORIA * «CUCINARE BENE»: DIRETTORE, HO UNA MOSCA IN COPERTINA

La cover di dicembre di «Cucinare bene» con la mosca in copertina.
«Scusi cameriere, ho una mosca nel piatto»
La frase, un cult del repertorio barzellettaro (ma anche, riferiscono molti ristoratori, l'espediente più classico dei furbetti, assieme al capello malandrino, per tentare di non pagare il conto) esce dall'immaginario per diventare realtà. 
La mosca c'è, e si vede. Ma stavolta dà il meglio di sé e finisce nell'unico posto dove non dovrebbe/potrebbe mai finire: la copertina di una rispettabile rivista di gastronomia di Del Duca Editori Milano: «Cucinare bene».

L'impietosa foto qui sopra, del numero che trovate in edicola, il 12 del dicembre 2018, parla da sola. L'animaletto stronzetto si è andato a posare, incurante di tutta la trafila di severi controlli, sia di set fotografico che redazionali, ossia di pre e post produzione, su una sontuosa meringata. In alto a sinistra (ma l'amico che me l'ha segnalata l'ha anche ingrandita nel tondo incollato a destra, per i cultori del genere) l'insetto si fa beffe di tutti. È dell'ordine dei ditteri, famiglia dei muscidi: fa schifo soltanto a pronunciarne il nome, figurarsi su una meringata di Natale.

Capita a tutti di sbagliare, e non sono certo qui a sparare sul direttore, che si è ritrovato la mosca «nel piatto» a giornale già stampato e sarà probabilmente il primo a esserne dispiaciuto. Non credo neppure che, come lettori, possiate giocarvi la carta della mosca per riavere dall'edicolante (gli edicolanti di questi tempi sono un po' scorbutici, visto l'andazzo dell'editoria) quell'1,60 euro del prezzo di copertina. Anzi, vi do un consiglio spassionato: correte in edicola a comprare «Cucinare bene» perché siamo di fronte sicuramente al classico Gronchi rosa. La rarità delle rarità. Non credo che vi capiterà mai più nella vita di ritrovare una mosca sulla copertina di una rivista di cucina. Questa copia, fra qualche anno, su Ebay, vi darà tante soddisfazioni.

Il sito di «Cucinare bene» (a questo link) non fa menzione dell'accaduto. Non c'è niente: soltanto il logo del giornale. Ma neppure una piccola, ammiccante mosca in flash che svolazza, a onor del vero. Mi permetto di suggerirne l'implementazione.
Sarebbe stupendo (ma è solo una mia speranza naturalmente) se tutto questo fosse una trovata promozionale. Saremmo dalle parti del genio puro, e non potrei che inchinarmi. Purtroppo non lo sapremo mai.

P.S.
Sommesso consiglio per pranzi e cene di Natale. Restate sui classici: pandoro o panettone. Niente meringate. Non si sa mai.

giovedì 22 novembre 2018

VIDEO * JACK JASELLI: «TORNO A CASA, MA IL NUOVO TOUR LO FACCIO A PIEDI»


Anticipato dal singolo «Balla» (in anteprima stasera alle 22.10 su Real Time, canale 31 del digitale terrestre), Jack Jaselli propone il suo nuovo album, «Torno a casa», prodotto da Max Casacci dei Subsonica.
Nel video qui sopra c'è l'incontro stampa con Jack, che annuncia anche «un nuovo tour fatto a piedi, partendo da Pavia e lungo la via del Sale». Il cantautore di origine milanese è al suo primo disco in italiano, dopo concerti e collaborazioni in tutto il mondo.


mercoledì 21 novembre 2018

EDITORIA * CHE COSA SARA' DE «IL GIORNALE» DOPO SILVIO BERLUSCONI?

Alessandro Sallusti (direttore de «il Giornale») e Silvio Berlusconi.
La recente vendita di «Panorama» a «La Verità» di Maurizio Belpietro da parte di Mondadori ha ulteriormente increspato l'acqua nel catino dell'editoria italiana. È di ieri la dura reprimenda per comportamento antisindacale (si può leggere cliccando qui) dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti per come è stata gestita la vicenda. Ai colleghi, in ultima analisi (e forse per la prima volta nella storia di Segrate), è stato anche negato uno spazio interno dove riunirsi in assemblea. Tanto che la riunione è stata tenuta nella sala bar-ristorante del contiguo Sporting Club. Ci sarebbe da ridere se non fosse una faccenda seria. La casa editrice guidata da Marina Berlusconi non fa mistero di volersi sbarazzare dei settimanali per dedicarsi in futuro soltanto ai libri. Quindi non si fanno cortesie agli ospiti. 

Intanto sale la preoccupazione fra gli addetti ai lavori del quotidiano «il Giornale» per le sorti dell'altro gioiello di famiglia, diretto da Alessandro Sallusti, immaginando il futuro (prossimo?), quando Silvio Berlusconi chiuderà con la politica (Forza Italia è ormai tra il 7-8% di consensi, stando agli ultimi sondaggi del TgLa7 di Enrico Mentana, la metà di quelli dell'agonizzante Pd) o peggio. 
Lunga vita al Cavaliere, ma serpeggia fra i redattori un'ansiosa voce interna che vorrebbe la testata un domani ridotta drasticamente di foliazione (sul modello del Foglio), e dunque anche di organico. Appoggiandola alla propaggine web, ilgiornale.it, che però è realizzata, come spesso accade in questi casi, da un'altra redazione rispetto al cartaceo. Insomma, le trame si infittiscono.

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