domenica 17 febbraio 2019

GIUCAS CASELLA SU «OGGI»: LA FENOMENOLOGIA DEL «GRAN FIGLIO DI PARAGNOSTA»

Giucas Casella ai tempi dell'Isola dei famosi.
«Paragnosta, gran figlio di paragnosta». Così lo chiamava Gigi Sabani, e lui all'inizio la visse male, malissimo. Poi se ne fece una ragione.
Sul numero di «Oggi» in edicola (in copertina Antonella Clerici) intervisto Giucas Casella, che autodefinisce «il più grande mentalista di tutti i tempi».
La carrellata di Vip che negli anni l'uomo delle camminate sui carboni ardenti ha tele-ipnotizzato va da Dario Argento a Orietta Berti, passando per Simona ventura, Mara Venier, Francesca Cipriani, i Pooh, Ciriaco De Mita, e mille altri. Con qualche rifiuto illustre, che il nostro racconta nell'intervista, insieme con molti aneddoti di una carriera iniziata a «Domenica in» nel 1979.
Giucas dalla A alla Z, insomma.
Sullo stesso numero del settimanale, che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo, do spazio anche alle voci di Laura Pausini e Biagio Antonacci, che stanno per partire con il loro tour «Stadi 2019». È la prima volta che una coppia mista affronta i campi di calcio con una tournée sotto il segno della grandeur.

mercoledì 13 febbraio 2019

LA SALA STAMPA DI SANREMO: «SCUSATECI, MA RISPETTATE ANCHE LA NOSTRA PRIVACY»

La sala stampa del Festival di Sanremo, piena di giornalisti.
Quando i giornalisti fanno notizia. È successo all'ultimo Sanremo, finito sabato scorso in un mare di polemiche sia per l'uscita infelice di Ultimo, il favorito finito secondo, che ha attaccato la sala stampa del Festival, sia per alcune (altrettanto infelici) esternazioni di alcuni colleghi che hanno apostrofato in termini offensivi quelli de Il Volo piazzatisi terzi nella gara vinta da Mahmood. La storia è nota a chi ha seguito l'evento e non è certo edificante per la categoria.
Oggi un gruppo di colleghi che di quell'enorme sala stampa faceva parte ha diffuso attraverso i social un comunicato per scusarsi e fare alcune puntualizzazioni. Ecco qui sotto il testo.
Scuse in parte dovute, si dirà. Ed è vero. Al netto del rilievo che in questo mondo ormai iper social-izzato diventa difficile (impossibile?) fermare l'ondata di condivisione, che è diventata prassi e ossessione. E la verità, in fondo, anche se fa male, resta sempre la verità. Che chi fa il nostro mestiere è/sarebbe obbligato a onorare.
Peccato che moltissimi nella sala stampa dell'Ariston, invece, abbiano in gran parte glissato, come fa rilevare il collega Gigio Rancilio di Avvenire in questo bel post su Facebook, sulla questione Baglioni-Salzano, che era la vera notizia di quest'edizione. Una storia forse scomoda per i rapporti di molti che in questo mondo vivono. Ma scusarsi anche per questo non credo che in tanti sarebbero stati disposti a farlo.

martedì 12 febbraio 2019

ARRIVA LA VOCE «ARCOBALENO» DI CHARLOTTE FERRADINI

Un'espressione intensa Charlotte Ferradini.
Intensa, emozionante, affascinante. Tre parole che ben racchiudono l'essenza di Charlotte Ferradini e di “Arcobaleno”, il suo nuovo singolo in uscita il 22 febbraio per Ondesonore Records di Francesco Altobelli con la coproduzione di Valentino Forte.

Sia la musica che le parole portano la firma della cantautrice, che ha poi arrangiato il brano insieme al padre Marco Ferradini e a Valerio Gaffurini al Cromo Studio di Brescia.

“Arcobaleno è un brano che parla di quel fenomeno tanto diffuso ma spesso taciuto che è l'inquinamento emozionale” - spiega Charlotte - “A volte ci alziamo con la luna storta e magari trattiamo male una persona che non ci ha fatto nulla. Quest'ultima si sentirà aggredita e magari a sua volta si sfogherà su un'altra 'vittima innocente'. Si crea insomma una sorta di circolo vizioso che genera un ambiente emotivamente inquinato. Ecco perché il leit motiv sul perdono: abbiamo tutti qualcosa da perdonarci”.
La copertina di «Arcobaleno».
Il singolo è accompagnato da un videoclip di grande atmosfera, diretto da Namas.

“Arcobaleno” è frutto del talento di Charlotte, affinato in anni di lunga gavetta che comprendono prestigiosi progetti come la collaborazione con Bungaro, autore di fama nazionale e internazionale, con il quale ha composto diversi brani tra cui “Martarossa”, canzone che l’ha vista trionfare al Premio Bianca d’Aponte nel 2012.

Tra le varie esperienze, Charlotte ha anche partecipato in qualità di interprete al doppio album del padre, “La mia generazione: Marco Ferradini canta Herbert Pagani”, accanto ad importanti artisti come Ron, Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Fabio Concato, Eugenio Finardi, Moni Ovadia.

TRANQUILLI, IL FESTIVAL DI SANREMO SVANISCE COMPLETAMENTE DOPO L'USO

Un'immagine del Teatro Ariston di Sanremo con la scenografia della 69' edizione.
Il Festival di Sanremo è come l'inchiostro simpatico.
È quella cosa di cui non si sente la necessità per un anno intero. Silenzio assoluto e disinteresse.
Se ne parla troppo, e spesso a sproposito, per una settimana intera, cioè quando va in onda, come se non esistesse altro al mondo in un Paese che due problemucci, diciamolo, li ha; poi (due-tre giorni dopo la finale) sparisce. Meglio, svanisce completamente, come se manco fosse stato trasmesso. Se provi a chiedere a chiunque, fra una settimana, chi c'era su quel podio (aggiungo: addetti ai lavori compresi), a malapena ricordano il vincitore, figurarsi secondo e terzo piazzamento.
Altroché sangue di San Gennaro: Sanremo è il miracolo più grande e imponderabile di quest'Italia eternamente provinciale.

lunedì 11 febbraio 2019

ROVAZZI: «FAREI X-FACTOR PRENDENDOMI INSULTI» * LA SATIRA WEB SU SANREMO 2019

«Polvere di stelle». Fabio Rovazzi farebbe il giudice del talent di Sky consapevole dei rischi.
Vive in un monolocale a Milano, ma sta per trasferirsi in un appartamento di 100 metri quadrati, Fabio Rovazzi. Ospite dell'ultimo Sanremo, ha punti di riferimento di spettacolo ben definiti, come Elio e le Storie tese, Fiorello, Frank Zappa e il produttore Calvin Harris. Alla domanda di Libero: faresti il giudice a «X-Factor»?, risponde con sincerità: «Non penso di essere all’altezza di chi lo ha fatto fino ad oggi, ma sì, lo farei, e sarei consapevole di dover incassare un bel po’ di insulti».
La foto polemica pubblicata da Gloria Guida su Instagram.
In tutto questo bailamme polemico, Mahmood, Ultimo e Il Volo a parte, resta il fatto che il Festival di Sanremo ha dimenticato di celebrare (o ricordare) Johnny Dorelli. E la moglie Gloria Guida non ha mancato di rimarcarlo con questa foto su Instagram accompagnata da un commento amaro. A seguire una risposta nella quale rilevava quanto i premi sia bello goderseli da vivi, invece delle celebrazioni post mortem. Che in effetti all'interessato arrivano pochino.

Fabio de Luigi.
Rassicurante, popolare, bonario, romantico, problematico, Fabio De Luigi (nelle sale con «10 giorni senza mamma») sta lentamente prendendo il posto che fu di Leonardo Pieraccioni nel cinema di commedia con venature sentimentali, che acchiappa il pubblico di coppia a trazione femminile. Il secondo sforna soltanto a Natale; il primo è in azione tutto l'anno, a cadenze diverse. Ma il cliché, tutto sommato, è lo stesso.


Carlo Faricciotti.
Bel colpo per Carlo Faricciotti. 49 anni, milanese, il giornalista (collaboratore di Novella 2000) è diventato direttore del settimanale Visto Tv. Finalmente un po' di movimento nel settore del giornalismo leggero. Faricciotti scrive di facezie, come tutti noi, ma ha nel cassetto una ponderosa laurea in Filosofia.


Morgan.
Intervistato da Libero, Morgan ironico va a ruota libera sulla politica: «No, cosa significa votare Salvini? Mica fa i talent show. Per me il concetto di voto è il televoto. Anzi, lancio l’idea di fare il televoto per la politica. Vedrei una serata finale dove ci sono Berlusconi, Grillo, Sgarbi e Salvini. Ovviamente Salvini con il tipico imbarazzo di chi dice: sono in mezzo a degli artisti. Per me vincerebbe Sgarbi perché quanto a retorica ci sa fare e piace più alle donne. Ma forse li voterei tutti, anzi sa cosa farei? Ricostruirei il pentapartito, fatto da loro però».

A seguire, e per gradire, un po' della fiorente satira apparsa sui social e sul web a proposito del Sanremo che si è appena concluso, fra Claudio Baglioni, co-conduttori, concorrenti e ospiti.












domenica 10 febbraio 2019

MAHMOOD HA VINTO (A SORPRESA) IL SANREMO CHE BAGLIONI NON DOVEVA RIFARE

Il vincitore del Festival, Mahmood e il direttore artistico Claudio Baglioni.
L'imprevisto podio dell'ultimo Sanremo (Mahmood, Ultimo e Il Volo) sembra spazzare via in un colpo decenni di Festival. Un cambio generazionale non comune che mette tanti artisti habitué dell'Ariston virtualmente in naftalina.
A voler essere maliziosi si potrebbe rilevare che, guarda caso, ha vinto un cantante Universal (uno che non fa parte della ricca scuderia festivaliera F&P di Ferdinando Salzano), allontanando così possibili, ulteriori polemiche di «Striscia la notizia», che sull'ipotetico conflitto d'interessi baglioniano quest'anno ha picchiato come fanno i fabbri sull'incudine. Facendo né più né meno il suo lavoro, intendiamoci.

E a voler essere ancora più maliziosi si potrebbe far notare anche che casualmente ha vinto un ragazzo nato a Milano nel 1992 da madre sarda e padre egiziano. Con nome e tratti somatici che paiono un inno al meticciato. Un dispettuccio a Matteo Salvini, dal quale si attendono tweet. Saranno sicuramente casualità, ma tant'è. A volte tocca essere didascalici.

Il pezzo di Mahmood a mio avviso era ordinaria amministrazione. Meglio strutturata la canzone del vincitore annunciato Ultimo, che nella conferenza stampa finale, nottetempo, scornato per aver perso, l'ha fatta fuori dal vaso scagliandosi contro quei cattivoni dei giornalisti, non si capisce bene per quale motivo. Più sportivi i ragazzi de Il Volo, i quali con la loro imbarazzante «Musica che resta» (sugli scaffali) devono ringraziare parecchie divinità pagane se sono riusciti a piazzarsi in terza posizione. Ma in fondo sono un'operazione commerciale internazionale, e va bene così.

Veniamo a Baglioni e allo show.  Claudio ha violato, consapevolmente e stupendo tutti, una regola non scritta dello spettacolo: non si rifà il Sanremo perfetto. Lo scorso anno riuscì a portarlo a casa, e stavolta ci è ricascato. Non entro nel merito delle ragioni (economiche? Amicali? Artistiche?), ma da uno che ha mezzo secolo di showbiz alle spalle una toppata così non te l'aspetti. Le polemiche sono fioccate, gli ascolti ne hanno lievemente risentito (a proposito, la serata finale ha chiuso con 10.622.000 spettatori e il 56,5% di share; lo scorso anno furono 12.100.000 con il 58,3%), e lui stesso, insieme con Claudio Bisio e Virginia Raffaele, ha finito col ritrovarsi spiazzato, mogio, nervoso, tirato come una corda di violino. La serata del debutto, tra freddezza, scarsa amalgama nel trio, e vistose carenze autorali, che hanno punteggiato tutto il percorso, è stata l'emblema della noia più totale.

Si vocifera di un Baglioni tris. Non ci crederò manco se lo vedrò. Ma se così dovesse essere, sarebbe solo un puntiglio del caparbio Claudione per farla ad Antonio Ricci e a tutti coloro che quest'anno hanno provato a mettere all'angolo lui e Salzano. Quindi un altro errore. E due sono troppi.

venerdì 8 febbraio 2019

SANREMO, TERZA SERATA * NUOVA FLESSIONE, MA SERENA ROSSI ILLUMINA LO SHOW

Serena Rossi commossa al termine della sua esibizione al Festival.
Serena Rossi, con la sua cover di «Almeno tu nell'universo» di Mia Martini in duetto con Claudio Baglioni, è stata il momento più alto, magico e intenso della terza serata festivaliera.
E guarda caso l'hanno piazzata a un orario da guardie notturne. Roba da far causa agli autori per mancanza di sensibilità artistica.
Serena, lo dico da anni (da quando, per intendersi, non se la filava nessuno, oggi son buoni tutti a far peana) meriterebbe di condurre il prossimo Sanremo, fuori da logiche spartitorie.
È un talento maiuscolo, in grado di condurre, reagire all'imprevisto, portare grazia. Quando sorride, al netto di alcuni ammiccamenti dei quali si compiace, la rivedi bambina. E lì vince su tutti.

Affidarle il prossimo carrozzone ligure insieme con Amadeus (che lo merita) e magari un Alessandro Gassman in versione brillante fuori schema, sarebbe un bel ragionamento da servizio pubblico. E chissà che prima o poi non ci si arrivi.

Capitolo audience. Era ancora in flessione rispetto alla terza serata del 2018. Ieri ha registrato 10.851.000 spettatori (share 46,37%) nella prima parte, e 5.099.000 (share 48,96%) nella seconda. Lo scorso anno 12.657.000 teste (share 51,06%) nel primo segmento e 6.146.000 (share 54,48%) nel secondo.

Freddo dato e canzoni a parte, lo spettacolo aveva parentesi inutili (Paolo Cevoli e Claudio Bisio a rifare tristemente «Zelig»), o imbarazzanti (il duetto di «Ci vuole un fiore» di Bisio-Raffaele), e qualche ospite di pregio, come Umberto Tozzi e Raf, che hanno un repertorio in grado di scaldare (giustamente) la platea e far storcere il naso ai soliti snob. 
Poi c'erano Antonello Venditti, che l'ultimo pezzo bello l'ha scritto quando c'erano ancora i telefoni a gettone, la rampante Alessandra Amoroso, e i promo della Regione Liguria, impegnata quest'anno a farci credere che Ospedaletti sia Ibiza. Un capolavoro di umorismo involontario.

giovedì 7 febbraio 2019

SANREMO, GLI ASCOLTI SI STABILIZZANO: HUNZIKER E PIO E AMEDEO SALVANO LO SHOW

Claudio Bisio e Michelle Hunziker sul palco di Sanremo.
La seconda serata del Festivalone ha ridato fiato (sul piano artistico) a un Sanremo partito sotto il segno della noia. 
Altre 500 mila persone se sono andate rispetto all'edizione dello scorso anno, ma lo share è rimasto sostanzialmente stabile: 9.144.000 spettatori con il 47,3%.
Merito della virata drastica data dal trio di conduttori, che nella prima parte ha cercato in ogni modo (tra gag un po' telefonate e operazioni simpatia, come un Claudio Baglioni in inedita versione spernacchiante) di aumentare un'amalgama non percepita al debutto; e merito soprattutto degli ospiti.

Prima fra tutte Michelle Hunziker, che ha duettato con la spalla di sempre Claudio Bisio in una canzoncina sulla «Lega dell'amore» che profumava tanto di Rocco Tanica. Ma potrei sbagliarmi. Nel caso, corigétemi, come diceva il poeta. La Hunziker ha sul palco una forza che non ritrovi in nessuna: è conduttrice pura che sa anche intrattenere. È preparata ma sa affrontare anche l'imprevisto. Ed essendo estremamente duttile la puoi mixare con chiunque. Il resto lo fanno il sorriso contagioso e la risata, che risolvono tutto. Stavolta, però ha fatto il colpaccio: dopo essersi sfilata prima della partenza dall'evento flop di Adriano Celentano, arriva al Festival e fa un figurone. Molto sveglia la ragazza.
La simpatia di Pio e Amedeo al Festival.
Virginia Raffaele (che con Bisio non lega) ha fatto il suo, era più sciolta rispetto alla prima serata, ma avendo deciso (o essendo stata costretta) ad abbandonare la sua dimensione più naturale e vincente, quella delle imitazioni en travestì, è diventata giocoforza una conduttrice come tante. E la strada lì diventa in salita. Perfetto e piacevolissimo, comunque, il numero della Carmen di Bizet.

Per un Riccardo Cocciante che a tarda ora favorisce la narcolessia, una grande e piacevole sorpresa (almeno per me, che ero molto diffidente) è venuta da Pio e Amedeo in interazione con il Divo Claudio. Due comici che hanno fatto ridere, e non è cosa da poco di questi tempi. Semplici, efficaci, con qualche geniale intuizione. Come Pippo Baudo e Peppe Vessicchio che si ritrovano in camerino per ordire la riconquista del Festival in stile Gomorra: «Mo ce ripigliamm' tutt' chill' ch'è nuostr'».

mercoledì 6 febbraio 2019

CROLLO DEGLI ASCOLTI DI SANREMO: È IL PEGGIOR RISULTATO DAL 2009

Da sinistra: Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio.
Più del moloch sanremese, potè la noia. E il debutto della 69' edizione del Festival finì in un disastro molto prevedibile.
Poco più di 10 milioni di spettatori in media con il 49,61% di share: meno 13,4% rispetto allo scorso anno sulle presenze di pubblico e meno 5,7% sullo share. Il peggior risultato dal 2009 per un debutto. Peggio fecero soltanto, l'anno prima, Baudo e Chiambretti.

Perché questo tracollo? Gag da pleistocene dello spettacolo, conduzione spenta, ben poco convinta, un Baglioni fiaccato dalla tempesta di polemiche delle ultime settimane sull'ipotetico conflitto d'interesse, che appariva svogliato, quasi depresso. Intendiamoci, Claudio non è mai stato un allegrone in scena, ma la vicenda (molto cavalcata sui media e anche da «Striscia la notizia», che ieri sera ha proposto altre rivelazioni sulla natura del rapporto contrattuale fra la Rai e il cantautore) deve averlo provato non poco.

Le canzoni? Fiacche, nella consueta medietà festivaliera, ma senza picchi. Tranne forse il pezzo di Daniele Silvestri e Rancore, di certo non orecchiabile, ma con un testo forte, dall'indubitabile impegno sociale. Degna di nota, per la consueta grinta, anche Loredana Bertè, a suo modo Ultimo, Arisa che ha cantato divinamente una canzoncina senza infamia e senza lode.

martedì 5 febbraio 2019

SU CANALE 5 CONTINUA LA DRAMMATICA AGONIA DI ADRIANO CELENTANO

Adriano Celentano.
Ha floppato (inevitabilmente) anche ieri sera, con il risultato più basso da quando è in onda. E non può neppure dare la colpa alla concorrenza schiacciante del «Festival di Sanremo», perché inizia stasera. 
Insomma, sono tempi duri per il «molle agiato» (cit.) Adriano Celentano. Su Canale 5 ieri sera «Aspettado Adrian» ha portato a casa appena 2.295.000 spettatori con l'8,92% di share, mentre il cartoon a seguire, «Adrian» è sceso ulteriormente a 1.527.000 con il 7,7%. «La compagnia del cigno» su Raiuno ha fatto barba e capelli al signore di Galbiate: 5.581.000 teste e il 23,8% di share.

E quel che è peggio è che il prossimo lunedì e quello successivo arriveranno sulla prima rete di Stato due episodi inediti de «Il commissario Montalbano». Per evitare che davanti al televisore restino soltanto Celentano (che al programma praticamente non partecipa, però probabilmente lo guarda) e Claudia Mori, Mediaset è stata costretta a spostare per due settimane l'appuntamento al martedì. 

AGGIORNAMENTO: Questo secondo la prima versione circolata. Ora emerge da versione ufficiale che i due lunedì contro i quali Celentano avrebbe dovuto scontrarsi con Montalbano vengono non spostati ma soppressi a causa di un'indisposizione del cantante. Vero o no che sia, tutto dovrebbe riprendere quindi fra tre settimane, sempre il lunedì.

Ieri sera la sòla è arrivata al triplo carpiato: assente il tele-predicatore (per interposta persona), si è palesato Max Tortora truccato da Celentano, che ha imitato Celentano e poi cantato Celentano. Mentre i poveri Nino Frassica, Giovanni Storti e Natalino Balasso hanno fatto il possibile per provare a tenere insieme il tutto. Questo pastrocchio imbarazzante ormai diventa persino difficile da descrivere, oltre che da guardare. Però doveva essere l'evento televisivo dell'anno, quindi è appassionante capire come andrà a finire.

lunedì 4 febbraio 2019

IVA ZANICCHI: «MI HANNO RUBATO IL TROFEO DI SANREMO, MA NON ACCETTO RICATTI»

Iva Zanicchi.
Iva Zanicchi, la sento provata. Che cos’è successo?
«Un furto, ma anche una mia distrazione imperdonabile: mi hanno rubato la Palma d’oro con la quale vinsi a Sanremo 50 anni fa, nel 1969, con “Zingara”».
Andiamo con ordine: com’è successo?
«È tempo di Festival. Ero in centro a Milano a fare un servizio fotografico e mi avevano chiesto di portare quel trofeo che, dopo mezzo secolo, rievocava la mia vittoria sanremese.  L’ho messo nella borsa».
E l’hanno scippata.
«No, sono arrivata sul posto, ma poi non trovavo l'indirizzo, sono scesa, mi sono guardata in giro e ho lasciato la borsa in auto con dentro il cimelio. E la portiera aperta. Hanno portato via borsa e trofeo. Lo so, ho non mi dica niente perché ho un diavolo per capello».
Prendi questo ladro, zingara! Per questo ha lanciato un mini-appello sui social?
«Ovviamente quel trofeo ha un valore economico ridicolo, ma dal punto di vista affettivo per me è fondamentale. Sono iscritta a Instagram da quattro giorni, prima non sapevo manco che cosa fosse. Così ho fatto un video. Altri artisti, come Antonella Clerici, l’hanno condiviso su Twitter».
Spera di ritrovarlo?
«Mi auguro che chi l’ha preso o qualcuno che sa, visto il valore irrisorio dell’oggetto, me lo voglia far riavere in qualche modo».
E se le chiedessero una specie di riscatto?
«Ma è una cosa di cui non voglio neppure sentir parlare: non voglio sottostare a ricatti. Se vorranno ridarmelo, bene. Altrimenti, se lo tengano».  
   

CLAUDIO BAGLIONI A SANREMO: QUESTO PICCOLO, GRANDE (PESSIMO) UMORE

«Polvere di stelle» - Il Festival di Sanremo per Claudio Baglioni si complica.
Il passerotto non può andare via. La voliera sanremese è piccola, chiusa, e c'è una settimana di Festival ancora da fare. Con giornalisti ovunque. Il che rende tutto più complicato, anche se la maggior parte di quelli che militano in Serie A si autocensura per non perdere lo strapuntino al Dopofestival (che ti fa fare bella figura all'assemblea di condominio), o future esclusive nel mondo della musica.
Fatto sta che dall'entourage di Claudio Baglioni in riviera mi arriva voce che il Divo Claudio sia piuttosto innervosito per lo scoppiare del caso Salzano, il suo promoter, che ho raccontato ieri in questo pezzo riassuntivo. Una storia ancora da chiarire che però genera parecchio imbarazzo.

Ieri sera, dopo l'ospitata da Fabio Fazio, Baglioni non ha partecipato (a differenza dello scorso anno, quando tutto era tranquillo), al consueto brindisi con i giornalisti al casino municipale per l'inizio della maratona. Sarebbe andato diritto alle prove. Non pervenuti anche Claudio Bisio e Virginia Raffaele. C'erano solo Rocco Papaleo e Anna Foglietta, come riferisce Giuseppe Candela.

La novità di ieri, rilanciata qui da Dagospia, sarebbe un rischio concreto: avendo firmato un contratto con la tv di stato, Baglioni, nel suo ruolo non di semplice conduttore ma di direttore artistico, quindi con potere decisionale sulla gestione delle risorse, sarebbe un «incaricato di pubblico servizio». Il che potrebbe essere un'aggravante nell'ipotetico caso di violazioni del conflitto d'interesse. Non dimentichiamo che Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5 e un tempo in buoni rapporti con Salzano, che si è visto escludere il pezzo dei suoi pupilli Dear Jack e Pierdavide Carone sulla pedofilia, sembra sul piede di guerra e con gli avvocati già col compter acceso. Intanto l'amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini, avrebbe convocato per chiarimenti il direttore di Raiuno Teresa De Santis. Colei che ha già escluso pubblicamente l'ipotesi di un Baglioni tris a Sanremo.

«Striscia la notizia», intanto, fa il suo mestiere; non molla e non mollerà certo la presa in questi giorni, con i suoi inviati sguinzagliati sul lungomare. Le polemiche, del resto, fanno ascolti per tutti: Rai e Mediaset. E questo mette d'accordo le parti.
Più delicata la posizione del conduttore-direttore artistico. 
Per evitare contatti presumibilmente indesiderati Baglioni e i suoi non avranno altra chance che passare ogni giorno in auto con body guards direttamente dall'hotel Royal al Teatro Ariston, e da lì alla sala stampa per le domande mattutine del question time. Per poi sparire nuovamente sino al giorno successivo. 
Due le strade percorribili: glissare su tutto, oppure affrontare la questione a viso aperto. 

sabato 2 febbraio 2019

MARTEDI' SU RAIUNO INIZIA IL «FESTIVAL DI SALZANO» (BY CLAUDIO BAGLIONI)

La grafica di «Striscia la notizia» che evidenzia i legami sanremesi oggetto d'osservazione.
Ferdinando Salzano.
Dal 5 al 9 febbraio su Raiuno va in onda il «Festival di Salzano», come l'ha già ribattezzato qualcuno. Ma anche «Fep-stival», ironizzando sul nome dell'agenzia («Friends & Partners») del più grosso promoter italiano, Ferdinando Salzano, che è stato calcolato abbia in scuderia fra concorrenti e ospiti addirittura una ventina di artisti impegnati nella cinque giorni del Festival.
Claudio Baglioni.
Salzano, per la cronaca, è dal 2004 anche promoter di tutti i concerti live (compreso l'ultimo, «Al centro») di Claudio Baglioni, al timone dallo scorso anno come conduttore e direttore artistico dell'evento. Un legame professionale apparentemente saldissimo, dunque.

Esiste un conflitto d'interesse in tutto questo? 
Se lo sono chiesti prima un giornalista e critico musicale notoriamente indipendente, Michele Monina (qui il link), poi Dagospia, e infine «Striscia la notizia» (link), che ha messo in campo l'inviato Pinuccio e attraverso una serie di servizi sotto l'hashtag virtuale #Coincidenze (link), ha elaborato anche la grafica che si può vedere sopra, con i vari passaggi che seminano il dubbio. Da Baglioni a Salzano, passando attraverso l'affabile Veronica Corno, che coordina gli artisti di Friends and Partners, e dalla Corno alla madre Chiara Galvagni, capo struttura Rai responsabile delle risorse artistiche.
Gianni Morandi.
Una strana macedonia, insomma. E mentre (non solo) sui social molti iniziano a farsi domande, la Rai con un comunicato generico, che non mette in campo nessun nome dell'azienda (forse per non correre il rischio di ritrovarsi sotto l'uscio gli inviati del tg satirico di Antonio Ricci a fare ulteriori domande) allontana i sospetti richiamandosi alla caratura artistica di Baglioni. Peraltro mai messa in discussione. Eppure Gianni Morandi, intervistato da Valerio Staffelli, in questo video conferma di essere stato ai suoi tempi solo conduttore e non direttore artistico del Festival. Esisteva una clausola post baudiana, poi forse fatta saltare di recente, che impediva al presentatore di essere anche direttore artistico.
Antonio Ricci.

A pochi giorni dall'inizio del «Festival di Salzano»... pardon, di Sanremo, scende in campo anche Roberto D'Agostino, che interpellato da Jimmy Ghione di «Striscia» dice la sua in questo video sul conflitto d'interessi festivaliero.
Roberto D'Agostino.
A ruota gli risponde su Dagospia (qui il link) anche Lorenzo Suraci, presidente della più seguita radio italiana, Rtl 102.5, che in passato a quanto sembra - andava d'amore e d'accordo con Salzano, ma poi il feeling sarebbe finito (fra l'altro Modà e The Kolors, lanciati da lui, sono poi passati con l'altro) e di recente si è visto escludere dalla gara rivierasca due artisti, Dear Jack e Pierdavide Carone che portavano un brano di spessore, «Caramelle», sul tema della pedofilia.
Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5.
Ora Suraci, ascoltato D'Agostino, comunica «Di aver dato mandato e chiesto ai miei legali di analizzare attentamente la dinamica di ciò da te razionalmente raccontato per eventualmente intraprendere la difesa dei miei interessi personali e delle società che rappresento».
Comunque vada, ho l'impressione che ne vedremo ancora delle belle.

venerdì 1 febbraio 2019

«ISOLA DEI FAMOSI» KO: LA SUORA DI RAIUNO SPEZZA LE RENI ALL'HONDURAS

Da sinistra, Elena Sofia Ricci e Alessia Marcuzzi.
Più dell'afflato mistico-furbetto di Paolo Brosio, potè la suora di Raiuno. Elena Sofia Ricci con «Che Dio ci aiuti 5» ieri ha letteralmente sbriciolato la seconda puntata dell'«Isola dei famosi» di Canale 5; rete che ormai naviga a vista sul fronte dell'intrattenimento. 
Sorella Barbara porta a casa il 21.5% di share con 5.682.000 spettatori. La compagnia di giro di Alessia Marcuzzi sprofonda invece al 13,28% con 2.405.000 teste. Un guaio grosso in Honduras, ma soprattutto a Cologno Monzese. Complice la concorrenza su Raidue dell'incontro di Coppa Italia Inter-Lazio, che porta via linfa un po' a tutti i contendenti.

La religione sotto forma di fiction tira, e questo si sa. Ma non basta a giustificare una forbice così marcata.
Che cosa non va nel reality Mediaset giunto (ricordiamolo) alla quattordicesima edizione? Pur potendo contare a mio avviso su un cast (sulla carta) piuttosto seducente, c'è l'indubbia usura di un format stravecchio, con i suoi giochini scemi in spiaggia che sono fonte di noia più che di interesse. Anche se Francesca Cipriani ha spintonato il povero Divino Otelma sino a farlo cadere di faccia, movimentando la situazione. 
Prima si imbastisce un goffo, sommario, impossibile tentativo di riabilitazione di Taylor Mega, massacrata la settimana precedente. Poi si mette giustamente alla gogna uno sconosciuto leone da tastiera per orrende frasi offensive contro Barbara D'Urso scritte prima di partire. Ma il programma non decolla mai, nonostante si allunghi il brodo sino all'una e 15 di notte per guadagnare sulla media di share. Insomma, un disastro.
Bisognerà iniziare a farsi qualche domanda e a darsi qualche risposta.

giovedì 31 gennaio 2019

SERIE TV * I GIOIELLI DI SKY PER IL 2019: DALL'ULTIMO TRONO A «CATCH 22»

Salvatore Esposito nei panni di Genny Savastano in «Gomorra».
«GOMORRA» – Quarta stagione
A marzo 2019 su Sky Atlantic
Torna la produzione originale Sky, Cattleya e Fandango in collaborazione con Beta Film che è stata venduta in oltre 190 territori. Dopo l’inaspettata morte di Ciro (Marco D’Amore) che ha chiuso la terza stagione, Genny (Salvatore Esposito) e Patrizia (Cristiana Dell’Anna) devono stabilire un nuovo equilibrio nel sistema, mentre Enzo (Arturo Muselli) e Valerio (Loris De Luna) hanno confermato la posizione del loro clan nel centro di Napoli.  Nuove minacce e nemici spietati attendono i protagonisti, Genny dovrà prendere decisioni difficili per proteggere la sua famiglia. Confermati alla regia Francesca Comencini, a cui è affidata anche la supervisione artistica della quarta stagione, e Claudio Cupellini. Esordio alla regia per Marco D’Amore, già protagonista della serie. Con lui Enrico Rosati, aiuto-regista delle prime tre stagioni e regista di Gomorrah VR - We own the streets, in concorso al Festival di Venezia 2017 nella sezione VR, e Ciro Visco, aiuto regia nelle prime tre stagioni.

Game of Throne.
«IL TRONO DI SPADE» – ottava e ultima stagione
Ad aprile 2019 su Sky Atlantic, in contemporanea con gli Stati Uniti
L’inverno è arrivato e anche la stagione conclusiva della serie più attesa del 2019 a livello globale. L’ottava stagione de “Il Trono di Spade”, in arrivo nel 2019 su Sky Atlantic (in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti), è composta da soli sei episodi. Si concluderanno così le storie che l'autore George R. R. Martin ha cominciato a narrare nei suoi romanzi di successo dal lontano 1996. Sui contenuti della stagione, invece, c’è sempre l'assoluto riserbo.

George Clooney (a sinistra) in «Catch 22».
«CATCH-22»
Nella primavera 2019 su Sky Atlantic
Sky Italia co-produce una delle serie internazionali più attese del 2019, che vede George Clooney tra i produttori esecutivi (con il suo partner Grant Heslov), ma anche regista e interprete della serie. Nel cast anche Hugh Laurie, Christopher Abbott, Kyle Chandler e Giancarlo Giannini. La serie – girata anche in Italia, tra Roma e la Sardegna – è tratta dall’omonimo romanzo antimilitarista del 1961 scritto da Joseph Heller. È ambientata nel nostro paese durante la seconda guerra mondiale e racconta la storia del giovane soldato americano John Yossarian, un bombardiere dell'aviazione. Il suo vero problema, in realtà, più ancora che i nemici, sono i suoi stessi superiori, che continuano ad aumentare il numero di missioni da completare prima di poter ottenere il congedo e tornare a casa. Un modo per evitare di dover combattere ancora ci sarebbe e Yossarian vorrebbe provarci. Per riuscirci, però, il giovane finirebbe per incappare nel paradossale Comma-22, che stabilisce che chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma nel momento stesso in cui fa tale richiesta, dimostra automaticamente di non essere pazzo, perché solo un pazzo vorrebbe continuare a volare quelle missioni.

Big Little Lies 2.
«BIG LITTLE LIES» – seconda stagione
Nel 2019 su Sky Atlantic, in contemporanea con gli Stati Uniti
Torna la serie HBO che ha sbancato l’edizione 2018 degli Emmy Awards con ben 8 premi e lo fa con un ingresso del cast non da poco: alle protagoniste della prima stagione (Reese Witherspoon, Zoe Kravitz e Nicole Kidman) si aggiunge infatti anche Meryl Streep che interpreterà Mary Louise Wright, la madre di Perry, giunta a Monterey dopo la morte del figlio per stare vicina ai nipoti e alla nuora, Celeste. I nuovi episodi sono firmati nuovamente da David E. Kelly, che scriverà la sceneggiatura partendo da del materiale inedito firmato ovviamente da Liane Moriarty.

Roberto Saviano.
«ZEROZEROZERO»
Nel 2019 su Sky in Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria
Stefano Sollima dirige la nuova produzione originale Sky tratta dal best seller di Roberto Saviano. ZeroZeroZero racconterà sistemi criminali e familiari diversi tra loro, ma ugualmente violenti e assetati di potere, e come i cartelli messicani, la ‘ndrangheta e uomini d’affari corrotti si contendano la supremazia delle rotte della merce più distribuita al mondo: la cocaina. La serie, in otto episodi, vanta un cast di interpreti internazionali, con protagonisti Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabryel Byrne, Harold Torres, Giuseppe De Domenico, Francesco Colella e Tcheky Karyo. La serie è sviluppata dallo stesso team creativo di Gomorra - La Serie: Leonardo Fasoli, Stefano Bises, Roberto Saviano e Stefano Sollima e scritta dallo stesso Fasoli con Mauricio Katz. La serie è una produzione Cattleya per Sky, CANAL+ e Amazon.

Stefano Accorsi in «1994».
«1994»
Nel 2019 su Sky Atlantic
Si conclude la trilogia prodotta da Sky e Wildside, nata da un’idea di Stefano Accorsi sugli anni che hanno cambiato l’Italia. Ritroveremo dunque Stefano Accorsi (che interpreta Leonardo Notte), Miriam Leone (Veronica Castello), Guido Caprino (Pietro Bosco), e Antonio Gerardi (Antonio Di Pietro) alle prese con nuove vicende e intrecci.

«CHERNOBYL»
Nel 2019 su Sky Atlantic
È in arrivo nel nuovo anno anche la serie targata Sky ed HBO ispirata ad una delle peggiori catastrofi della storia mai provocate dall’uomo. Un cast internazionale composto da Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adrian Rawlins e Con O'Neill. Le miniserie in cinque episodi verrà trasmessa su Sky Atlantic in Italia, ma anche nel Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria. La serie porterà sugli schermi la vera storia di una delle più terribili catastrofi mai provocate dall’uomo e il coraggio di quegli uomini e quelle donne che hanno fatto sacrifici incredibili per salvare l'Europa da un disastro inimmaginabile.

Catherine The Great.
«CATHERINE THE GREAT»
Nel 2019 su Sky Atlantic
La storia di una delle figure femminili più potenti di tutti i tempi è al centro della produzione originale Sky e HBO con protagonista Helen Mirren, ambientata nella sfarzosa ma politicamente spietata corte russa del 18° secolo. In una corte scintillante e assetata di potere, accanto alla vincitrice del  premio Oscar®, vedremo Jason Clark nel ruolo di Potemkin, lo statista preferito di Caterina oltreché comandante militare e amante, Gina McKee, che interpreta la Contessa Bruce, amica e confidente di tutta una vita, e Rory Kinnear nei panni del ministro Panin, abile uomo politico, consigliere del figlio ed erede di Caterina, Paolo I.
Anche Richard Roxburgh si unisce al cast nella parte di Grigory Orlov, uno degli ex amanti di Caterina che, con suo fratello Alexei Orlov (Kevin R McNally), ha orchestrato il colpo di stato che ha portato Caterina al potere.

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