lunedì 24 ottobre 2022

A «SORRISI» CON ALDO VITALI, TRA MINACCE, INSULTI E VIOLAZIONI COSTITUZIONALI

 

SOPRA, IL VIDEO TRATTO DAL MIO CANALE YOUTUBE. QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO. TUTTI I SOGGETTI CHIAMATI IN CAUSA, CHIEDENDOLO, AVRANNO LA POSSIBILITA' DI REPLICARE.

Mi chiamo Franco Bagnasco, faccio il giornalista, e ho lavorato per 20 anni in Mondadori, a Tv Sorrisi e canzoni. A partire dal 2010 ho avuto problemi con l’allora vice-direttore, Aldo Vitali. Tutto iniziò con un episodio di minacce. In seguito ho promosso una vertenza che si è conclusa con una conciliazione. In quel contesto ho firmato anche una clausola di riservatezza che sto per violare e che prevede che io paghi 20 mila euro qualora racconti i fatti accaduti in passato. Ho deciso di violare quella clausola, e dunque è giusto che paghi questi 20 mila euro: 10 a Vitali, 10 a Mondadori. Lo faccio sia perché il peso di quelle che percepisco come ingiustizie è troppo grande per essere retto, alla lunga, da due spalle sole, anche se troppo larghe, ma soprattutto perché è fondamentale partire da questa denuncia giornalistica per fare in modo che ciò che ho subito io (e altre persone, come vedremo) non debba più ripetersi in futuro in un luogo di lavoro. Qualsiasi cosa mi accadrà – qualsiasi - dopo la pubblicazione di questo video la racconterò di volta in volta su questo canale, che vi invito a seguire. Statemi accanto e per favore condividete, perché gli atti di coraggio (soprattutto quelli un po’ costosi in questi tempi grami) secondo me meritano rispetto.

La vicenda iniziò quando sul mio blog pubblicai un commento su Enrico Ruggeri, che all’epoca conduceva «Mistero». Rilevavo come Ruggeri avesse scritto in passato alcune tra le più belle pagine della musica italiana, ma che condurre programmi in tv non fosse il suo mestiere. Vitali, che vantava una grande amicizia col cantautore, mi fermò in corridoio e al proposito mi intimò: «Non rompermi il cazzo, Frank, sennò fai una brutta fine!». Com’è stato poi accertato in seguito, con chiarezza, con testimoni, in Tribunale.

All’epoca io denunciai i fatti all’Azienda, ai sindacati e all’allora direttore di Sorrisi, Alfonso Signorini. Il quale mi ricevette dimostrandosi inorridito per un episodio dal quale voleva prendere totale distacco. Vitali negava tutto. Mi fu consigliato di soprassedere per non rischiare il posto. Per chiudere la vicenda, inviai una lettera all’azienda con la laconica frase: «Prendo atto che il vice-direttore Vitali sostiene di non aver pronunciato quelle frasi». Tutto lì per lì si concluse a mio danno (sono i paradossi aziendali) con un giorno di sospensione dal lavoro. Un giorno senza paga per aver subito minacce. Credo che Signorini, che conosco abbastanza e che ritengo una persona per bene, sia stato indotto ad accettare – come me del resto – questa evidente forzatura.

In Tribunale, in successiva sede di causa, i legali di Mondadori hanno cercato di confutare questo episodio portando un documento non firmato, una bozza totalmente priva di validità, che non poteva essere tra l’altro nella titolarità dell’Azienda ma che era custodita in un’armadiatura sindacale chiusa a chiave. Chiedo a Mondadori di spiegare per cortesia (questo spazio è a disposizione): 1) Da chi abbiano avuto quel documento. 2) Come se lo siano procurato e perché lo abbiano portato in aula pur sapendolo totalmente privo di validità. 

Dopo questo episodio, pensavo che i miei guai con Vitali fossero finiti. Invece erano appena iniziati, visto che non molto tempo dopo divenne direttore di Sorrisi. Col tempo iniziò a manifestare fastidio per la mia attività social (Facebook, Twitter, Blog), che peraltro si limitava in genere a innocui commenti o battute, anche sul mondo dello spettacolo (settore che fra l’altro e più di ogni altro, per definizione, si presta ai giudizi del pubblico e al diritto di critica). Nell’aprile 2015 mi vedo recapitare a mano questa raccomandata, su carta intestata di Mondadori, che guardo allibito. È il documento più inquietante e antistorico del mondo. Nel testo si ipotizza una mia violazione dell’articolo 8 del contratto di lavoro, quello che regolamenta l’esclusiva, e con tono perentorio («La invitiamo vivamente ad astenersi nel futuro…») mi si invita a sottoporre – attenzione perché questa cosa è stupenda – i miei post e tweet al controllo preventivo e all’autorizzazione «esplicita e per iscritto» da parte del direttore Vitali o del Vicedirettore. Una censura bella e buona in barba alla Costituzione. Cosa gravissima se non fosse anche ridicola per l’impossibile attuazione pratica. Pensate di trovarvi davanti al televisore, e voler fare un commento a caldo su Twitter sul Grande Fratello, ed essere costretti a dover mandare un’email con il testo del vostro pensiero e la richiesta di autorizzazione al vostro capo, attendendo la risposta. Poi tra l’altro nei miei scambi social non ho mai – dico mai - parlato male né del mio giornale né della mia azienda; in casi come questi trovo ragionevole anche il licenziamento di qualcuno. No, io ho sempre adorato Sorrisi e difeso la mia azienda in ogni modo. E aggiungo: in vent’anni non ho mai ricevuto non dico una querela da parte di un artista, ma neppure una telefonata di protesta. Ma non è comunque questo il punto.

Non avendo alcuna intenzione di soggiacere a sottili intimidazioni e censure incostituzionali faccio rispondere dal mio avvocato. Che scrive, in sostanza: non esiste alcuna violazione dell’articolo 8, perché si tratta di spazi personali che tutti hanno, figurasi i giornalisti (è ormai classica la dicitura «Qui solo opinioni personali»), e non c’è attribuzione di incarico; infine, soprattutto, c’è una cosetta da niente che si chiama Articolo 21 della Costituzione (finché c’è approfittiamone), che garantisce libertà di pensiero e di parola. «E ci mancherebbe altro», aggiunge il mio legale in coda alla lettera.

L’Azienda a questo punto si ferma, inevitabilmente. Ma Vitali rimane irrequieto. La mia presenza sulle pagine di Sorrisi, già rarefatta, diventa ancora più risibile su piano quali-quantitativo. E le notizie che procuravo sempre meno pubblicabili. Va bene, posso sopportarlo. Va meno bene quando un giorno, durante una riunione di redazione allargata a una pletora di persone il direttore dice di me davanti ai miei colleghi: «Bagnasco, parlandone da vivo». Una cosa che vi assicuro è molto sgradevole e che non auguro a nessuno. 

Ma Vitali non ce l’ha soltanto con me. Riporto un altro caso, un solo caso che riguarda un’altra persona perché estremamente significativo di uno stato di aberrazione. Un collega della redazione romana che evidentemente non godeva delle simpatie del Direttore chiese la paternità. Un suo diritto. Come la maternità per le donne. Vitali percorrendo il corridoio davanti a tutti (un gigantesco open space), urlando con la bava alla bocca disse: «Quel bastardo di … ha chiesto la paternità: gli venisse un cancro!».

Il collega era assente in quel momento, ma evidentemente la cosa doveva essergli riferita, e doveva servire da monito a lui e a tutta la redazione. Siamo di fronte, com’è evidente, a qualcosa di totalmente inaccettabile in qualsiasi consesso civile, che ci proietta indietro ai tempi delle caverne, o meglio agli schiavi nelle piantagioni di cotone nell’Alabama di metà di Ottocento. Non si può tornare indietro. Non si può pensare che in un luogo di lavoro accada qualcosa di simile e non deve più accadere qualcosa di simile. Io sarei sprofondato per la vergogna. Invece il signor Vitali, come si può notare da questa foto, andava a Roma, in Vaticano, in visita da Papa Francesco.

Del resto dopo minacce, tentate violazioni costituzionali, umiliazioni ai dipendenti, ingiurie e terrorismo psicologico per chi chiede la paternità, vuoi non farti una bella visita dal Santo Padre? Magari, se è in buona, ti confessa anche. Invece no, il nostro andava a portargli il nuovo numero de «Il mio Papa», giornale dedicato a Bergoglio che Vitali dirigeva con gran dispiego di miele e bontà a beneficio dei lettori.

Parliamo brevemente di artisti. Cito un solo caso, altamente simbolico. In una delle consuete riunioni show alla presenza non solo della redazione ma anche del marketing, della pubblicità e di collaboratori vari (nonostante mi risulta gli sia stato spesso chiesto dai sindacati di limitarsi a includere il solo corpo redazionale), Vitali disse: «Quel pezzo di merda di Ricci… Non vedo l’ora di potermi vendicare». Il direttore non spiegò i motivi del rancore nei confronti dell’ideatore di Striscia la notizia, ma la domanda è: come puoi far inviare ai giornalisti lettere incostituzionali pretendendo una censura preventiva su innocue battute sui social, e poi insultare, sempre in un contesto pubblico, anche se più ristretto, uno dei padri fondatori di Mediaset? Mah… Mistero.

Tutti fatti, questi, che ho sempre puntalmente, di volta in volta, segnalato ai sindacati e tramite loro all’azienda. Come lo stesso Vitali sa bene.

Ma adiamo avanti. In quel periodo si stava rilanciando il nuovo sito internet di Sorrisi e occorreva materiale sfizioso da mettere in pagina. Per un colpo di fortuna vidi Marco Mengoni, all’epoca al culmine del successo, alla cassa del mini-market sotto casa mia, a Milano. Girai con lo smartphone un video di poco meno di un minuto e mi presentai da Vitali orgoglioso della mia piccola chicca da mettere in pagina per portare fieno in cascina all’azienda. Non certo uno scoop ma un’innocua curiosità che avrebbe presumibilmente portato molti click, vista la popolarità del personaggio. Risposta di Vitali: «Manda il video alla sua addetta stampa, e se le va bene lo pubblichiamo». Come? Stiamo forse scherzando? È l’ABC del giornalismo. Da quando in qua un direttore di giornale (che per l’articolo 6 del contratto di lavoro ha pienissimi poteri e risponde di tutto cioò che accade) che si trova tra le mani una notizia portata da un giornalista, chiede all’ufficio stampa dell’interessato il permesso di usarla? È una decisione che spetta soltanto al direttore. Tra l’altro non si parlava di immagini scabrose o gossipare. Era Mengoni alla cassa di un supermercato. Rifiutandomi di violare la deontologia professionale dico a Vitali: «Io non lo faccio, perché non è corretto. Ti giro la clip nella tua cartella sul tuo Mac, e se vuoi fare questa telefonata, falla tu direttamente. Chiama tu l’addetta stampa e chiedile il permesso». Vitali insiste, alza la voce. pretenderebbe che lo facessi io. Ma figurati. Chiamo la rappresentante sindacale, e dopo un’animata discussione a tre il direttore decide di non pubblicare il video. Rinunciando quindi alle visualizzazioni che avrebbe portato.

Vitali si lamentava spesso degli aggiornamenti professionali, un tempo in voga in Mondadori. Si trattava di un periodo di tempo (due mesi ogni cinque anni di lavoro) pagato dall’azienda per consentire al dipendente di aggiornarsi su qualcosa. In genere la scelta dei redattori cadeva su corsi di inglese all’estero. A Vitali queste, che chiamava «vacanze», non piacevano. Allora lo accontentai: utilizzai il mio tempo chiedendo di fare una sorta di stage di tre settimane a Roma a Radio Rai. In via Asiago, a duecento metri da Viale Mazzini. Praticamente nel cuore dello spettacolo italiano. Incontravo personaggi di continuo, ogni giorno, avrei potuto tranquillamente lavorare per il giornale gratis avendo molto tempo a disposizione e gli proposi alcuni pezzi. Risposta di Vitali in una mail: «No, grazie. Aggiornati e basta». 

Eppure mi capitavano ogni giorno potenziali notizie tra le mani e facendo il giornalista mi spiaceva buttarle via. Feci allora comunque una breve video intervista a Ron, che non fu mai utilizzata, un’altra a Claudia Cardinale, che non fu mai utilizzata, e una sera andai a vedere la data romana del tour di «Capitani coraggiosi», con Morandi e Baglioni. L’evento andava in diretta in tv. Durante una pausa pubblicitaria, i due improvvisarono una canzone solo per il pubblico del palazzetto. Quindi una cosa totalmente inedita per l’Italia. La registrai col cellulare (la qualità dell’immagine vi assicuro, era più che accettabile) ed ero soddisfatto. Una chicca non da poco: Baglioni e Morandi, due personaggi che sono pilastri di Sorris, il core business. Un contributo perfetto per il sito, ritenevo. Invio la clip a Vitali, che mi risponde via mail: «Sì, carino, interessante ma purtroppo il video è girato troppo da lontano e non possiamo far vedere che un giornalista di Sorrisi era seduto così lontano». Mi scappa da ridere, perché sembra una scusa, ma la volontà del direttore non si discute. Ci mancherebbe. Pieni poteri. Bene, nel pomeriggio dello stesso giorno quella stessa clip di Morandi-Baglioni girata da me, accompagnata da un breve articolo viene pubblicata sul sito di Sorrisi firmata da una collaboratrice esterna del giornale. Scorrettezza estrema. Vitali sostiene che si sia trattato di un errore.

Nel perdurare per anni di situazioni conflittuali o grottesche (ne ho citate solo alcune in questo video) le mie condizioni di salute lentamente peggiorano. Avevo già avuto problemi di insonnia, di ansia e depressione. La fiduciaria sindacale, Fernanda Pirani, organizza così per me un incontro ufficiale a quattro con il capo del personale, Camera, e il suo vice, Camarotto. Camera mi accoglie dolendosi della situazione e mi dice: «Bagnasco ho letto le sue email, la capisco, sulla scrivania ho una pila così di messaggi che riguardano Vitali. Potrei anche scendere e fargli prendere un fottòne di paura, ma lo sa bene anche lei che quello fra un mese o due ricomincia più incazzato di prima».

La soluzione che mi propone il capo delle risorse umane è chiedere il trasferimento in un’altra testata. Cosa che non ho la minima intenzione di fare: ero troppo affezionato al mio giornale e dopo minacce, lettere incostituzionali, umiliazioni, non avevo la minima intenzione di andarmene altrove dandola vinta ai soprusi.

Entro in malattia. Avendo montagne di certificati di medici che attestano il mio stato di salute, chiedo all’Azienda di essere almeno lasciato in pace e distaccato a casa, con lo smart working. Per non patire se non altro il condizionamento ambientale, che in casi come questi è particolarmente nocivo. Poi è arrivato il Covid e sono finiti tutti a casa, ma sino a pochissimo tempo fa non era così.

Niente. L’azienda non accetta la mia richiesta, e alla fine di un tira e molla mi trasferisce a «Tu Style», un piccolo femminile di Mondadori. Giornale rispettabilissimo ma non era il mio, ho scritto di spettacolo tutta la vita, con un percorso professionale preciso e identificabile. Ero stato assunto a «Sorrisi» e lì dovevo restare. Resisto due mesi, poi le mie condizioni peggiorano ulteriormente e torno in malattia dando inizio a una vertenza di lavoro.

Il capitolo della causa è molto interessante, si presta a interrogativi e riflessioni su Giustizia e dintorni e c’è a chiudere una denuncia molto precisa.

Io come legale mi affido con fiducia all’avvocato Chiusolo, che faceva parte dello studio Fezzi-Borali-Chiusolo. Quello dell’Associazione dei giornalisti, che a Milano tutela la categoria. Mondadori si appoggia invece a un grintoso studio esterno, quello dell’Avvocato Conte, e i legali di Mondadori lavorano in piena e totale sinergia con Conte.

Il mio legale, Chiusolo, impiega ben sei mesi (sei mesi, è normale? Chiedo per un amico) solo per preparare e depositare il mio ricorso, mentre io sono a casa in malattia. Quando stiamo lavorando sull’atto, la praticante di studio che mi segue, candidamente, mi dice: «Sì, ma non si preccupi, perché l’avvocato Chiusolo è molto amico dell’Avvocato Conte». Io penso tra me e me: beh, un po’ mi preoccupo se il mio legale è molto amico del legale di controparte, però vabbè. Inoltre Chiusolo in fase poi di udienza mi ripeteva spesso: «Lei stia zitto che eventualmente parlo io, sennò magari rischiamo di fare danni».  Ok.

In compenso l’Avvocato Conte, per Mondadori, oltre a quel documento invalido di dubbia provenienza di cui vi ho parlato all’inizio (chiedo ancora a Mondadori di spiegare per cortesia da dove provenga), infila nelle sue aggressive memorie o nei suoi ricorsi contro di me sparati ovunque a nastro, balle diffamatorie come la sottile insinuazione che in passato avessi maneggiato armi in redazione. Cosa sgradevole e calunniosa. Non ho mai né avuto né usato armi se non durante il servizio militare. È vero però che quando eravamo ancora in Corso Europa un collega che stava di fronte alla mia scrivania che faceva ogni giorno di notte o all’alba il percorso in treno da Sestri Levante a Milano e viceversa aveva un coltello da difesa nella sua 24 ore.

Ecco, forse le armi si trasmettono per osmosi o sono una nuova forma virale. Inoltre, e fra poco concludo, una cosa di una gravità inaudita: l’avvocato Conte, per conto di Mondadori, ha scritto in ben due memorie e l’ha ripetuto nella requisitoria finale che io sarei rimasto al lavoro dopo il trasferimento a Tu Style soltanto tre giorni tra una malattia e l’altra, usando questo dato a fini strumentali e ancora una volta diffamatori agli occhi del Giudice. Peccato che  questi signori si sbugiardano da soli perché mi è bastato mandare una mail all’ufficio del personale per avere per iscritto la risposta vera: tra una malattia e l’altra sono passate 8 settimane, ovvero due mesi. Non tre giorni. E so solo io la fatica che ho fatto in quei due mesi. Non ho potuto neppure contestare con forza in aula questa vergognosa patacca perché va seguita un proedura e mi era stato consigliato di non parlare. 

Trovo semplicemente scandaloso che un’azienda come Mondadori, il primo editore italiano, non Canistracci editore, utilizzi mezzucci, calunnie, produca addirittura dimostrabili falsi per non soccombere davanti a un tribunale della Repubblica. Comunque sia, alla fine dei giochi (giochi a mio avviso quantomeno singolari), Mondadori e Vitali non hanno perso la causa.

Ora vorrei rivolgermi a Marina Berlusconi: Presidente, lei è al corrente di questi fatti, oppure no? Li avalla? Li considera accettabili? Li considera degni della sua azienda? Avrei la curiosità di saperlo. 

Mi rivolgo anche a Silvio Berlusconi, leader della forza più moderata, liberale e libertaria del Centrodestra: la sindacalizzazione esasperata nelle aziende è sbagliata, secondo me, ma anche il suo annullamento è – come abbiamo visto -estremamente pericoloso. Il mondo del lavoro sta precipitando nel Medioevo, e l’editoria in particolare. Si torna indietro. Vogliamo fare qualcosa? Vogliamo attivare, per esempio, degli osservatori permanenti e indipendenti per vigilare sugli abusi nelle redazioni, ed evitare che fatti come questi si ripetano? È una cosa fondamentale.

Chiudo dicendo a voi: non smettete di comprare Tv sorrisi e canzoni. Sorrisi è un giornale stupendo, la Bibbia dello spettacolo, da sempre, è fatto da persone meravigliose che nulla hanno a che vedere, se non incidentalmente, con ciò che vi ho raccontato.

Ora pagherò i miei 20 mila euro, quando mi saranno richiesti, perché è giusto così: ho firmato per tacere ho deciso di parlare, c’è una penale ed è giusto che paghi. E ripeto, tutto ciò che eventualmente mi accadrà da ora in avanti (tutto) lo racconterò su questo canale. Se volete seguirlo e condividere questo video, mi farà molto piacere. 

Ovviamente, qualsiasi soggetto citato qui avrà pieno diritto di replica, chiedendolo, in questo stesso spazio. Potrà spiegare e replicare e io controreplicherò. Possiamo anche organizzare un confronto. Sono pienamente a disposizione.

Voi commentate, scrivete qui sotto anche le vostre esperienze, se ne avete, ma fatelo per favore con educazione. Che è dovuta a tutti.

Grazie – davvero – per avere avuto la pazienza di seguirmi fin qui. A presto.

martedì 11 ottobre 2022

BARDOMAGNO * IL FEUDALESIMO? PASSA TUTTO CON UNA SPREMUTA DI BARBERO

I Bardomagno, la band di Feudalesimo e libertà.

Se pensate che Feudalesimo e Libertà non possano convivere, dovrete ricredervi andando ad ascoltare i pezzi dei Bardomagno, la solida band che si ispira alla nota pagina dedicata a un periodo solo apparentemente buio.

Dopo l'estiva hit «Cerveza Y latifondo», i nostri si affacciano ai fono diffusori con «Magister Barbero», brano dedicato all'ormai leggendario divulgatore storico icona del web grazie anche alle imitazione di Renato Minutolo
Seguendo le lezioni del vero Barbero, narrate con passione quasi a guisa di parabola verso i suoi discepoli, i vassalli propugnano il ritorno a una sana e veritiera divulgazione scientifica, basata non più su impolverati tomi e tediose lezioni da precettori cariatidi, ma condotta dalla suadente e coinvolgente voce del Magister. 

Renato Minutolo nei panni del Professor Barbero.
«

Ci siamo sentiti in dovere di scrivere una canzone su questo personaggio ormai entrato a far parte della cultura pop italiana, che in tante occasioni ci ha fatto conoscere personaggi o vicende sconosciute ai più, aiutato a ripassare o studiare la storia in maniera alternativa o solo per averci fatto compagnia nei nostri tediosi pomeriggi domestici», dicono i Bardomagno. 




Revisionisti, fuffari, fantadivulgatori, e chiunque scredita il medioevo dovranno vedersela con la furia divulgatrice del Barbero, fatta di interminabili arringhe dinanzi a platee di appassionati o presso più confortevoli salotti televisivi; tra un excursus e l’altro il Magister sarà sempre capace di catapultarci in mondi e contesti ormai lontani aiutandoci a capire che, a conti fatti, nel Medioevo tanto male alla fine non si stava. 

I Bardomagno senza orpelli.

Ne è nato un video che vede la partecipazione dello stesso Minutolo. «
Magister Barbero» è stata scritta e composta dalla gorgogliante voce di Valerio Storch (NANOWAR OF Steel), noto Abdul il Bardo e dal ferreo pugno di Feudalesimo e Libertà. Vanta inoltre l’ormai fissa collaborazione/presenza del prode Fra’ Casso da Montalcino (Edoardo Sala – ex folkstone) alle funamboliche percussioni e ritmiche, del celtico Sven Walther (Massimo Volontè – furor gallico) alle cornamuse e del solleticante Beroardo Arpeggiapalle (Joseph Ierace) alle tastiere. Ultimo ma non per importanza, il fondamentale contributo del Gran Calippo d’Oriente (Maurizio Cardullo – ex folkstone) agli arrangiamenti. Il tutto musicato appositamente per immergersi nella nuova modernità medievale Made in Aquisgrana dei Bardomagno. 

mercoledì 28 settembre 2022

SCOOTER ELETTRICO NIU * LA BATTERIA ESTESA DURA (QUASI) LA META' DI QUANTO DICHIARATO

Lo scooter NIU - UQi GT 4842. Problemi vistosi con la durata della batteria. E poi, chi l'ha prodotta?

Ho preso l'UQi GT 4842 al Niu Store sui Navigli in Corso San Gottardo, a Milano. Il giocattolo funziona, i suoi 48 all'ora li tira. 

Il problema è la batteria estesa, che estesa non è. LA DURATA NON RISPECCHIA ASSOLUTAMENTE QUANTO PROSPETTATO SUL SITO (MINIMO 70-MASSIMO 95 CHILOMETRI) NE' IN SEDE DI VENDITA. In realtà lo scooter non fa più di 50 chilometri, usato peraltro in condizioni irreali, perché per fare 50 chilometri andrebbero percorsi tutti in due giorni. Cosa impossibile in natura. Già al terzo-quarto giorno col freddo può esserci nella notte un calo del 15% e altri poco più avanti. All'acquisto, a voce, la ragazza aveva detto «Reali fa 65 chilometri, ma quelli li fa davvero». Invece manco quelli. 

Ho chiesto conto di questa differenza e attaccano con la solfa «la durata della batteria dipende da tanti fattori», tipo (cosa piuttosto sgravevole) alludere al fatto che non non sono un fuscello. Ma neanche una balena. In realtà se tu vendi un prodotto che dovrebbe fare MINIMO 70 (cioè comprendendo tutti i fattori sfavolevoli) e MASSIMO 95 (cioè in presenza di tutti quelli favorevoli), dovresti avere coperto tutto. Me l'hanno preso un paio di volte in officina per controlli, chiaramente solo una tattica per sfinire e prendere tempo, ma sempre i soliti 50 km al massimo faceva. Poi non hanno più risposto alle e-mail. Pessimo servizio. Avevo chiesto di propormi qualcosa che compensasse la notevole difformità tra quanto promesso e quanto avevo avuto. Chessò, ridarmi parte di quanto speso, o darmi una batteria in più. Mai più sentiti. 

Inoltre (e qui vado più nel dettaglio) la batteria normale viene definita come prodotta da NIU. Mentre quella estesa viene dichiarata da loro come un prodotto PANASONIC. Peccato che ti debba fidare di quel che dicono a voce, visto che la scritta Panasonic non compare in nessun punto sulla batteria. Ricordiamo che per vendere un prodotto in Italia dovrebbe essere scritto per legge da qualche parte chiaramente «Prodotto per NIU da Panasonic». Cosa che non è. Morale: ti devi fidare. Di chi? Di chi ti promette 70-95 chilometri (ho le prove scritte di tutto ciò che dico) e poi ne fa se va bene 50 in uso continuativo per due giorni? Peccato non si siano più fatti vivi per propormi qualcosa. Ora mi rivolgerò anche ad associazioni di consumatori per questo comportamento vistosamente scorretto, e per ora non aggiungo altro. Inoltre, come la mettiamo con la batteria presunta PANASONIC sulla fiducia? 

martedì 20 settembre 2022

CARO BERLUSCONI, APRIAMO UN OSSERVATORIO CONTRO GLI ABUSI NELLE REDAZIONI?

Da sinistra, Franco Bagnasco, giornalista. E Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

Caro Silvio Berlusconi

Lei rappresenta la forza più moderata e libertaria della compagine di quel Centrodestra, che (stando ai sondaggi) si appresta a vincere con ampio consenso popolare le elezioni del 25 settembre. Mi rivolgo a lei non a caso. Confidando di trovare un interlocutore che si dimostri sensibile ai problemi che vado a esporre.

Come le è noto, tra le tante difficoltà che l'Italia già affronta e andrà ad affrontare in futuro, ce n'è una che, per il bene di tutti, non può più essere trascurata: la crisi senza precedenti dell'editoria, che vede in sofferenza primariamente la carta stampata. I lettori hanno sempre fame di news (che cercano gratis sul web o in video) ma comprano sempre meno giornali. I quali però spesso sono ancora i principali produttori di informazione, non di rado poi scopiazzata e commentata dalla Rete. Una stortura evidente.

A questo scenario desolante legato puramente alla situazione di mercato (a cui poco si può opporre, bisogna adeguarsi), si aggiungono condizioni di lavoro sempre più precarie e difficili per chi pascola nelle redazioni. In questi ultimi anni ho raccolto sfoghi e confidenze di colleghi di varie realtà che si trovano a sopportare vessazioni di ogni tipo sotto la bandiera delle loro testate e di editori che si pretendono rispettabili. Colleghi che spesso non hanno una voce o viene loro negata, a causa dell'ormai infinita debolezza delle componenti sindacali. Hanno paura, e li comprendo benissimo.

Cito brevemente in modo non esaustivo da un lungo elenco che si commenta da solo: ingiurie ai danni di chiunque, calunnie su documenti e in sedi ufficiali, intimidazioni, violazioni costituzionali, utilizzo a fini strumentali e diffamatori di informazioni sensibili vistosamente alterate rispetto alla realtà e dimostrabilmente false. Carte alla mano. Giochi sporchi, insomma. Fatti per giunta in sedi ben poco adatte a queste furberie.

Comportamenti squallidi, da qualsiasi parte li si osservi. In qualche caso denunciati anche cento e più volte dai giornalisti ai Comitati di Redazione e ai loro editori, che da un lato magari condannano privatamente in modo severo, dall'altro poi fanno spallucce. Sempre con nell'aria lo spauracchio che venga utilizzato l'espediente della lite temeraria; degli avvocati che servono a intimidire, diffidare, soffocare la verità. Siamo al paradosso che in alcune piccole realtà editoriali ci sono colleghi che vorrebbero andarsene, esasperati dalla situazione, ma non possono farlo perché le loro aziende in crisi o in malafede si rifiuterebbero di corrispondere loro il normale TFR. Conviene ingollare il boccone amaro e aspettare che il giornale fallisca, per percepire almeno l'indennità di disoccupazione e finire in qualche lista creditoria.

In una situazione come questa, fatta di lavoro precario, di indegnità diffusa e di gente incattivita (anche) dal crepuscolo di una certa editoria, le forze sindacali ormai possono ben poco. Sono una voce nel deserto o al limite timidi confessori-consolatori. Niente di più. È comprensibile: i sindacati sono parte dello stesso mondo editoriale che è un circolo chiuso; vivono e si muovono nello stesso brodo redazionale e non hanno più peso. Rischierebbero in prima persona. Alle vittime non resta che urlare nel deserto oppure optare per il silenzio (degli innocenti).

In una situazione come questa è la politica che non solo può ma deve intervenire, se pensa e agisce in modo sano. Anche per tutelare con il suo indispensabile paracadute (anche legale) chi ha il coraggio di esporsi in questi tempi bui. Berlusconi, perché non apriamo un Osservatorio permanente contro gli abusi nelle redazioni? Un organismo esterno che tuteli la qualità del lavoro (dovrebbe esistere ormai in ogni campo, a mio avviso), agendo in sinergia con i sindacati ma in modo totalmente autonomo e protetto da ingerenze e attacchi pretestuosi che mettano a repentaglio chi denuncia i fatti. Da qui in avanti, se possibile, darò il mio contributo. Non possiamo tornare indietro: i giornalisti non possono vivere alla stregua degli schiavi nelle piantagioni di cotone nell'Alabama di metà Ottocento. Mi metterò a disposizione (la mia e-mail è ilbagnasco@gmail.com) per raccogliere con discrezione le segnalazioni dei colleghi che hanno storie da raccontare.

Però serve la sua collaborazione, Cavalier Berlusconi. Seguiterò a chiedergliela, costantemente, anche in futuro. Confrontiamoci. Darò conto in questo spazio dei progressi o dei mancati progressi fatti sulla via di questo progetto che è impegno civile non differibile. Serve il suo apporto o quello di coloro che in politica (anche all'opposizione, in subordine, ciò che conta è il risultato) vorranno farsi carico di portare pulizia in un mondo che oggi ne ha estremo bisogno. E porteremo se occorre tutto anche all'attenzione dell'opinione pubblica. L'informazione è fondamentale, spesso ce ne dimentichiamo. Bene, lo è anche la qualità della vita di chi la fa. Facciamo che le parole libertà, democrazia, etica del lavoro non siano soltanto ammiccamenti da campagna elettorale. Non si può davvero più fare finta di niente.

mercoledì 14 settembre 2022

LAURA PAUSINI * MA CE L'HA UN UFFICIO STAMPA, O FA TUTTO DA SOLA?

Laura Pausini. Marco se n'è andato e forse aveva i suoi motivi.

Ma ce l'ha un ufficio stampa, la "simpatica" Laura Pausini, o fa tutto da sola? 

Ospite di un game-show spagnolo - tipo "Furore" per capirsi -, si è rifiutata di cantare "Bella ciao" perché canzone "troppo politica". Ora, d'accordo che da noi siamo sotto elezioni, e siamo abituati a un Paese dove ogni volta vengono sventolati a fini propagandistici spauracchi ideologici fascio-comunisti (quando non esistono: al massimo c'è la Russia di Vladimir Putin che dà soldi a forze politiche a noi note per fomentare il caos in Europa), ma non funziona così. Per prima cosa, il grande rifiuto porta un effetto: la questione (che qui e altrove nel mondo sarebbe passata totalmente inosservata) diventa calda e ti rende personaggio divisivo potenzialmente inviso a una grossa fetta del pubblico. In pratica, ti crei da sola un problema che non avevi né avresti avuto. In secondo luogo, neppure l'astuzia di capire che "Bella ciao", scelta come perno della colonna sonora di una tra le serie tv di maggior successo degli ultimi anni, la spagnola La Casa de Papel, ovvero La Casa Di Carta, è diventata un pezzo così trasversale da superare totalmente le ideologie. Ed è amatissima da una grossa fetta del tuo stesso pubblico. Cantarla (come ha ben intuito il conduttore e/o gli autori) sarebbe stata solo un'operazione simpatia. 

Insomma, Laura Pausini si è martellata almeno due volte sugli zebedei in modo ostinatamente tafazziano. Ogni tanto le capita. Se ha fatto tutto da sola, massima solidarietà a chi le cura la comunicazione.


sabato 10 settembre 2022

ELEZIONI POLITICHE * LA VOLTA IN CUI CI PROVO' ANCHE RED RONNIE (COL PSI)

Un documento cult. La locandina del 1992, quando Red Ronnie si candidò nelle liste del Partito Socialista Italiano.

Quando si parla di elezioni politiche (il prossimo appuntamento è per il 25 settembre, con ancora un 42% di indecisi, dicono i sondaggi) e di volti più o meno noti che tentano la sorte affidandosi alle urne, non si può non ricordare che nel 1992 ci provò anche lui. Il leggendario Gabriele AnsaloniRed Ronnie si accasò sotto l'insegna del rampantissimo Psi di Bettino Craxi. L'uomo di "Una rotonda sul mare" e "Roxy Bar", forte dell'allora rilevante successo televisivo che voleva capitalizzare, aveva uno slogan che più vago non si può: "Non hanno più rispetto per nessuno. Impariamo a stare insieme". Seguito da un laconico: "Se ci credi, votami". Che ricorda un po' l'attuale "Credo" della Lega di Matteo Salvini. Un atto di fede, in sostanza. Non Emilio. Nessuna promessa precisa, di fatto; solo disarmante qualunquismo. Che se vuoi è una cosa persino onesta. Tra i personaggi di spettacolo che sono stavolta nell'agone c'è Rita Dalla Chiesa, candidata in Liguria per Forza Italia. L'ex conduttrice di Forum riuscirà a essere più convincente del giornalista musicale bolognese?

martedì 6 settembre 2022

"GRAZIA" RILANCIA SUL WEB IL DEBUTTO TIK TOK DI BERLUSCONI, MA LE LETTRICI SI RIBELLANO

Il debutto su Tik Tok di Silvio Berlusconi rilanciato con poca fortuna dalla pagina Instagram del settimanale Grazia, di Mondadori.

La seguitissima pagina Instagram del settimanale Grazia (421 mila followers, mica bruscolini), cinque giorni fa ha rilanciato sul web il debutto Tik Tok di un Silvio Berlusconi in piena campagna elettorale. L'approccio alla piattaforma dei giovani è stato un colpo di genio del Cavaliere e di chi gli gestisce la comunicazione, perché tutti nel Paese (in un modo o nell'altro) ne hanno parlato.

La condivisione fatta da "Grazia", però, non a tutti è andata a genio, dal momento che i contenuti del femminile mondadoriano in genere differiscono moltissimo da questi, e quasi mai hanno a che fare con la politica. Del resto però Silvia Grilli, la direttrice della testata, pochi giorni prima si era già lasciata andare a un curioso, equilibristico mezzo endorsement nei confronti di Giorgia Meloni. La chiosa dell'editoriale di Grilli, diventata in breve virale, era: "...Io starò sempre con Giorgia Meloni anche se non la voterò". Ne ho parlato più diffusamente in questo pezzo.

Ma torniamo alla condivisione della clip di Berlusconi, che alla data di oggi (ore 11) ha scatenato 1.045 likes (non pochi, quasi in linea con alcuni contributi legati alle star del cinema di Venezia) e 230 commenti. Questi ultimi però in stragrande maggioranza negativi. Ne riportiamo una ricca selezione qui sotto, ma per poterli leggere in modo esaustivo basta cliccare qui, andando direttamente alla fonte.

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (che stando agli analisti politici punterebbe alla carica di Presidente del Senato) intanto ha iniziato un tour promozionale televisivo giocando soprattutto in casa. Dopo una lunghissima intervista da Giuseppe Bridisi a Zona Bianca, su Retequattro, ieri ne ha fatta un'altra, altrettanto lunga e sempre molto amichevole, con Francesco Vecchi al debutto della nuova stagione di Mattino 5. Dopo il 25 settembre e in attesa di altre epifanie sapremo se i suoi sforzi saranno premiati. Nell'ultimo sondaggio di SWG, realizzato ieri 5 settembre per il TgLa7 di Enrico Mentana, Forza Italia era in calo dello 0,3% rispetto alla settimana precedente, passando dal 7% al 6,7%.




















martedì 30 agosto 2022

SILVIA GRILLI E L'EDITORIALE CERCHIOBOTTISTA SU GIORGIA MELONI

Il direttore del settimanale mondadoriano Grazia, Silvia Grilli.

Sul web è già leggenda un ponderoso editoriale della direttrice di Grazia, Silvia Grilli. Andando al cuore del ruolo della donna inquadrata nel Paese e nelle sue magnifiche e progressive sorti politiche, la più alta in grado nello storico settimanale di Mondadori ha tessuto per bene le lodi di Giorgia Meloni, Presidente di Fratelli d'Italia e indicata dai maggiori sondaggisti come probabile trionfatrice alle elezioni del 25 settembre prossimo.

La chiosa dell'editoriale di Silvia Grilli.

Se si pensa che Grilli abbia voluto saltare anticipatamente sul carro della vincitrice (pratica molto comune, in Italia) si sbaglia. Non si tiene conto della frase finale del pezzo, che è un capolavoro di cerchiobottismo incastonato nel capolavoro: "In questo senso, ma anche per l'autostima formidabile che ha fatto sì che in un'intervista internazionale lei si sia già immaginata premier, io starò sempre con Giorgia Meloni anche se non la voterò". Un triplo carpiato con ritorno di fiamma che ha del leggendario. Dopo aver riversato tanto amore, perché tirare indietro la mano dalla feritoia dell'urna? Oddio, se vogliamo andare proprio a fare un'analisi semantica, la giornalista non ha proprio detto che non la voterà (in quel caso avrebbe scritto "...ma non la voterò"): ha infilato un se salvifico ("Anche SE non la voterò"), che lascia per fortuna aperto almeno uno spiraglio. Eravamo in pensiero. "E sottolineo se", avrebbe detto Mina.

Ci rincuora se non altro vedere come, con un notevole sprezzo del pericolo, Grilli abbia espresso alla vigilia della tornata elettorale tanta e motivata ammirazione per un soggetto politico che è pur sempre leader in pectore del Centrodestra. Certo, si sarebbero potute accontentare più lettrici (ma le altre, quelle di sinistra, a proposito, che cosa ne pensano?) citando anche Matteo Salvini. Certo, si poteva fare ancora meglio tirando in ballo Silvio Berlusconi e spiazzando tutti con un "Ma io voterò Forza Italia" finale. Però la nostra, saggiamente, non ha voluto strafare. Era già tutto così stupendo.

sabato 13 agosto 2022

ADDIO PIERO ANGELA * SCIENZA, MAI SUPPONENZA

Era l'emblema stesso della disponibilità. Della cultura che non cedeva mai al vezzo della superiorità intellettuale, alla supponenza. A 93 anni, se n'è andato anche Piero Angela. E mi sorprendo a non ricordare una sola volta in vita mia in cui l'abbia chiamato, nella sua casa romana, sentendomi opporre un rifiuto. Non ti negava mai una parola, una frase, un commento, o intere interviste anche su due piedi. L'ultima volta fu per il sito di TPI. Era uno della vecchia scuola, senza filtri di uffici stampa o geni della comunicazione a pensare (o fare danni) per lui. Guardava con amarezza ai tanti difetti di questo nostro Paese, che però amava immensamente. Così come il pubblico ha amato a dismisura lui. Al figlio Alberto (che pure è popolarissimo) resta un'eredità pesante da raccogliere.



sabato 23 luglio 2022

AMADEUS E' IL NUOVO ASSO PIGLIATUTTO DI RAI1


Come fu qualche anno fa per Carlo Conti, ormai Amadeus (59) ha occupato militarmente Rai1, partendo da "I soliti ignoti", per approdare al Festival di Sanremo, che condurrà a furor di popolo e con lo sguardo benevolo di Rai Pubblicità per altre due edizioni. A febbraio sul palco con lui ci saranno anche Gianni Morandi e Chiara Ferragni. L'altro tassello del mosaico è "Arena 60-70-80-90", il concertone celebrativo con i big della musica di ieri lanciato lo scorso anno dall'Arena di Verona e al quale il nostro ha aggiunto stavolta un decennio di musica: gli Anni 90. L'appuntamento è fissato stavolta nella città veneta il 12-13-14 settembre, con messa in onda il 17, 24 e primo ottobre. Uno show da grandi ascolti pensato dallo stesso conduttore, che ha accumulato una tale esperienza nel mondo degli eventi di spettacolo dal vivo, per capire che l'uovo di Colombo funziona sempre. Trasformandosi nello specifico in un gigantesco, delizioso karaoke vintage. 

VOTO: 8

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)


venerdì 22 luglio 2022

IL CASO DRAGHI * UNA CLASSE POLITICA DI NANI E BALLERINE

Il banchiere Mario Draghi. Ha rassegnato le sue dimissioni.

Da tempo mi sono stancato di provare a capire le dinamiche che guidano l'inazione di questa classe politica di nani sui trampoli e ballerine sciancate (ma molto in movimento, rimestando nel nulla). Vivono in campagna elettorale permanente effettiva perculando i loro elettori e cercando ogni occasione per mettere in atto eclatanti prove di forza allo scopo di guadagnare consensi nei sondaggi. L'unica parola che mi viene in mente è autolesionismo, oltre al tentativo perenne di conservazione della specie improduttiva. Perché diciamolo, il mandato da tempo non è più concepito come servizio al Paese ma rifugio di diversamente abili in altre attività. Hanno creato tale e tanto disamore verso la politica che Tafazzi non avrebbe saputo fare meglio percuotendosi ripetutamente gli zebedei. Fanno male a tutti e a loro stessi per salvare loro stessi.

Credevo che l'ultima sceneggiata fosse un teatrino più o meno concordato con Sergio Mattarella per rimettere in sella Mario Draghi in sicurezza almeno sino al voto. Invece a quanto pare gli hanno talmente frantumato i gioielli di famiglia che questo se ne va. Draghi non è infallibile e ragiona un po' troppo da Amministratore Delegato. La democrazia parlamentare vive di tanti compromessi e sfumature. Ma l'uomo è così, le circostanze che l'hanno portato alla Presidenza del consiglio erano (sono) a dir poco eccezionali. Ed è anche la persona indubbiamente più capace e con la migliore reputazione internazionale in mezzo a un branco di cialtroni. Valeva la pena di prorogargli la corsa almeno sino a chiudere il giro, ma ha resistito sin troppo senza mandare tutti a ranare. Ci sarebbero state (ci sono) ancora questioni importanti da risolvere. Ma i pagliacci autolesionisti hanno estremo bisogno di riguadagnare i riflettori. Nella vana speranza di convincerci della loro utilità. 

 

PAMELA PRATI E' PRONTA PER TALE E QUALE SHOW?

La showgirla sarda Pamela Prati. E' nata a Ozieri (Sassari).

Dopo l'infinita saga mediatica di Mark Caltagirone, il fidanzato molto virtuale che occupò insieme con lei le pagine dei giornali (pur non esistendo, a differenza delle sue agenti), la sarda Pamela Prati (63), un tempo tele-regina del Bagaglino, era un po' sparita dalla circolazione. Attenti, però: sta per ritornare, essendo stata reclutata da Carlo Conti per la prossima edizione di "Tale e quale show". In bocca al lupo a Pamela per il nuovo impegno. Dal momento che per partecipare al varietà di Rai1 (in genere, ma con le dovute eccezioni) bisogna anche saper cantare, speriamo che la nostra risolva al più presto il problema. 

VOTO: 5

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)

giovedì 21 luglio 2022

FABRIZIO CORONA E LE FIDANZATE PER GUADAGNARE QUALCHE TITOLO

L'agente dei paparazzi Fabrizio Corona, che tenta di restare ancorato almeno al gossip.

Terribilmente a corto di uscite sui giornali, il mediaticamente spompato Fabrizio Corona (48) ha annunciato di essere in procinto di sposarsi con la giovane modella bruna Sara Barbieri, di 26 anni più giovane del manager dei paparazzi già finito in mille guai giudiziari. "Il nostro amore è vero perché io sono nullatenente ma sono un buon partito", ha detto l'ex di Nina Moric e Belen Rodriguez, precisando: "Non è una bambina, è una persona molto particolare; ha una testa e un'anima profonde, come non ne ho mai incontrate prima. Ho progetti seri, farei anche un figlio". Intanto, sempre ammesso che la notizia sia vera, il nostro è riuscito ad accendere per un attimo di nuovo qualche spot su se stesso. Purtroppo (ce ne rendiamo conto) anche con la nostra collaborazione. 

VOTO: 0

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)


mercoledì 20 luglio 2022

ILARIA D'AMICO PREPARA IL SUO RITORNO SU RAI2 (E GIORGINO?)

La conduttrice e giornalista Ilaria D'Amico, presto con un nuovo programma su Rai2.

Tira aria di mistero, a Viale Mazzini, sul ritorno in video la prossima stagione di Ilaria D'Amico (48), in predicato per condurre un nuovo programma giornalistico in prima serata su Rai2. La cosa sembrava acquisita, poi è intervenuto il sito del Fatto quotidiano a sganciare la bomba: la signora, in quota Pd, non sarebbe particolarmente gradita sulla rete legata a filo doppio alla Lega. Quindi avanti (Francesco) Giorgino! E' intervenuto l'amministratore delegato Rai Carlo Fuortes a smentire tutto: Ilaria ci sarà, eccome. Al di là delle sottili trame da corridoio, D'Amico (lanciata anni addietro da Renzo Arbore) resta una solida professionista, che unisce capacità a un certo fascino. Cosa che in video di certo fa sempre comodo. Giorgino intanto starebbe trattando per un passaggio a Mediaset che rischia di lasciare l'amaro in bocca ai tanti mezzobusto che la popolano in prima serata: da Giordano a Del Debbio, per fare giusto due nomi. 

VOTO: 6

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)


martedì 19 luglio 2022

IVA ZANICCHI * LA PROVA COSTUME IN VISTA DI BALLANDO CON LE STELLE

Iva Zanicchi. La cantante in questo periodo è stata in vacanza a Taormina.

Tenete d'occhio quella ragazza, perché ce ne farà vedere ancora delle belle. Sto parlando dell'intramontabile e immarcescibile Iva Zanicchi (82 anni). L'ex Aquila di Ligonchio dovrebbe essere in autunno tra i big "catturati" da Milly Carlucci per il cast della nuova edizione di "Ballando con le stelle", il classico di Rai1. La controprova arriva dalla diretta interessata, che sulle sue pagine social ha avviato la campagna "Iva si è messa a dieta", che oltre alla privazione dal cibo (ancora tutta da dimostrare) prevede anche quotidiane sedute di cyclette. Escludendo che possa trattarsi di un vezzo da prova costume, non resta che tenere pronto il telecomando per il futuro danzereccio della first sciura della canzone e della televisione italiana. Un impegno che richiede anche allenamento. Chissà se Iva nostra lo affronterà stile Al Bano, ovvero a macchia di leopardo, oppure metodicamente sino alla fine? 

VOTO: 7

(TRATTO DAL PAGELLONE DELLO SPETTACOLO DI FRANCO BAGNASCO PER I SETTIMANALI VERO E VERO TV)

Post più popolari

Lettori