venerdì 18 agosto 2017

FERRAGOSTO * RIFLESSIONI E BILANCI POST-GRIGLIATA SOTTO IL GRANDE IPPOCASTANO

Santa Maria della Versa. Il grande ippocastano di famiglia.
Sono spiaggiato sotto il grande ippocastano di famiglia, in Oltrepò Pavese, dopo una grigliata di Ferragosto memorabile, e questo post lo scrivo all'una e cinque di una giornata felice, passata con gli amici di sempre, tra qualche bonarda in barrique, piscina in PVC, salamelle e limoncello. Ormai se ne sono andati tutti. Ho spento lo zampirone alla citronella e reclinato il capo sul divano, con il latrato dei cani in sottofondo, e gli avanzi ancora tutti da buttare. Pervaso da quella incoscienza beffarda che ti coglie in questi momenti etilici, quel «non me ne importa del mondo» che è tipico di qualche bicchiere in più. La testa si solleva a fatica, con quel movimento periscopico perlustrativo orizzontale tipico di chi ha voglia di guardarsi intorno con circospezione. Magari arriva un cinghiale. Sa quanti ne girano, signora mia. Ma anche no. Tanto chissenefrega. E ripenso alla mia vita, a quel che ho fatto, nel bene e nel male, agli amici di sempre, a direttori di giornale che augurano cancri ai loro giornalisti ma che sono ancora lì, impassibili, al loro posto. Perché questo è il Paese di Pulcinella, perché la dignità vale un soldo. Perché la gente ti legge ma non sa chi sei veramente. Perché tanto, chissenefrega. Ho sbagliato a spegnere la citronella. Stanno arrivando a sciami. Bocca lievemente impastata, come diceva Villaggio (quanto l'ho amato) e occhi a periscopio. Chissà perché mi viene in mente Troisi: «Chi siete? Da dove venite? Un fiorino». Fammi posare la testa sul cuscino. Ho sonno. Ma che faccio, dormo qui in piena campagna? Ne parliamo domani. Domani è un altro giorno, si vedrà.

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