giovedì 1 ottobre 2020

«LIFE» * MARCO PARENTE ENTRA «NELLA GIUNGLA» E SI TROVA BENE


Dal 2 ottobre sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “NELLA GIUNGLA” (Blackcandy Produzioni), brano che anticipa il nuovo album di MARCO PARENTE dal titolo “LIFE”, in uscita il 23 ottobre.

“Tu sei, tu hai solo se dai”: così canta la voce di MARCO PARENTE in “NELLA GIUNGLA”, brano che anticipa il nuovo progetto discografico dell’autore dal titolo “LIFE”. La canzone parla dell’odierna dimensione quotidiana dove tutti siamo come risucchiati dal tempo che scorre veloce tra un’abitudine e l’altra di questa caotica realtà. Il cielo si spalanca, le città s'incasinano, e la “giungla” ci trasforma in suoni moderni, mentre le parole si limitano a trascriverli in riti quotidiani.

Di seguito un pensiero di Marco Parente a proposito del nuovo brano: «”Nella giungla”, da un lato per il suono, dall’altro per il testo, rappresenta perfettamente il modus operandi di questo disco: suono moderno, ma non modaiolo; parole semplici, ma non banali. “Nella giungla” apre “LIFE”... Un bel modo di andare a vivere!».

Il videoclip ufficiale del brano è stato realizzato partendo da contenuti visivi creati dall’autore con il suo smartphone. Racconta Marco Parente: «Ho messo insieme una serie infinita di GIF, partendo sempre da uno scatto, lavorandole con una tecnica assai rudimentale d'animazione . In seguito, ho affidato tutto il materiale a Samuell Calvisi (il graphic designer con cui lavoro da anni e che ha curato tutto il progetto di LIFE) che lo ha montato mischiando e giocando spesso con i possibili vari formati, quasi mai a tutto schermo, creando così una specie di viaggio orizzontale in avanti, dentro e fuori le mie immagini-Matrioska».

Biografia
Marco Parente nasce il 28 luglio 1969, lo stesso giorno di Duchamp. Comincia la sua carriera come batterista, prestando i suoi colpi tra gli altri ad Andrea Chimenti e i C.S.I. Nel 1996 avvia il suo percorso da solista, sviluppatosi in un coraggioso viaggio lungo dischi che hanno segnato la storia dell’anti-cantautorato italiano: dall’esordio Eppur non basta – con la partecipazione di ospiti del calibro di Carmen Consoli, ristampato di recente in occasione del suo 20ennale – agli innovativi Testa, dì cuore (contenente un duetto con Cristina Donà) e Trasparente (prodotto da Manuel Agnelli degli Afterhours e impreziosito da un pezzo, Farfalla pensante, interpretato anche da Patty Pravo), dagli speculari Neve ridens alla La riproduzione dei fiori e non meno importante la suite 'Suite Love', fino ad arrivare al 'Disco Pubblico', spartiacque definitivo sulla modalità di pubblicazione e fruizione. Tra i molti apprezzamenti dai colleghi si becca quello di David Byrne. Molti i progetti paralleli, il disco dei Betti Barsantini con Alessandro Fiori fino all'ultimissimo 'Lettere al mondo' con l'amico Paolo Benvegnù, spettacoli teatrali (Il Diavolaccio, Il rumore dei libri), parole in dialogo con il suono della poesia (anche al fianco di pesi massimi quali Ferlinghetti e Jodorowsky) quelle de 'I Passi Della Cometa' partitura/performance su Dino Campana, pubblicato di recente insieme al 'Disco metraggio' American Buffet ,entrambi sotto la trilogia POE3 IS NOT DEAD, che si concluderà con il nuovo disco di inediti in studio “LIFE”, in uscita ad ottobre 2020 per l'etichetta fiorentina BlackCandy Produzioni. Il brano “Nella giungla”, estratto dal nuovo album, sarà disponibile in radio e in digitale dal 2 ottobre.

martedì 29 settembre 2020

MILANO, 10 OTTOBRE * LA GENTE DI SPETTACOLO PORTA I «BAULI IN PIAZZA»

La cassa (o baule) di un service da spettacolo.

Il 10 ottobre Piazza Duomo a Milano diventerà la magica scenografia di “Bauli in Piazza – Bip”, un grande evento silenzioso che vedrà la partecipazione, in maniera rigorosamente pacifica e ordinata, di numerosi professionisti dello spettacolo, aziende del settore, lavoratori dipendenti e non del mondo dello spettacolo e degli eventi, accompagnati dai loro bauli. Dalle ore 17 Piazza Duomo si trasformerà in una monumentale “installazione” di bauli, quegli stessi “flightcase” divenuti simbolo di questa mobilitazione internazionale e che ogni giorno accompagnano coloro che creano eventi. 
Accanto ad ogni baule ci sarà un operatore del settore, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza sanitaria. Dietro gli eventi, la musica dal vivo, gli spettacoli, le fiere che contribuiscono allo sviluppo economico e culturale del Paese, c’è un mondo, un’intera industria: sono tutti i soggetti che rendono possibile ogni forma di intrattenimento, dalle agenzie di promoter alle aziende di servizi, autori, tecnici, fornitori di audio/video/luci, facchini, e tanti altri ancora, che a causa dell’emergenza sanitaria in questi mesi hanno perso il loro impiego. 
A livello mondiale si stima che circa il 95% degli eventi sia stato cancellato. Per questo a settembre 2020 nasce in Nord America il primo movimento “We make events”, che riunisce tutta la filiera del settore, gravemente colpito dalle conseguenze della pandemia, e che ha costretto milioni di persone in tutto il mondo a dover (momentaneamente) rinunciare alla propria attività, senza prospettive certe per la ripartenza.  Anche l’Italia ha aderito con #Noifacciamoeventi #Bauliinpiazza – BIP a questo vero e proprio “allarme rosso” per l’industria e tutto il comparto produttivo che nel nostro paese conta circa 570.000 lavoratori che necessitano di tornare al più presto al proprio mestiere, in assoluta sicurezza. La neonata BIP nasce come associazione culturale senza scopo di lucro, alimentata dalla sola passione dei suoi aderenti e dalla consapevolezza di tutti che sia ora di farsi sentire. 
Lo scopo della manifestazione è di contribuire a costruire un tavolo di lavoro dove “NOI del mondo degli eventi possiamo sederci e aiutare il Governo a scrivere regole funzionali ad una reale ed efficace ripartenza, alla sicurezza e al sostegno del comparto, non solo in termini di sostegno economico, ma strutturali”, dichiara il comitato promotore.  Il DPCM del 7 agosto 2020, che permette la ripartenza di piccoli eventi fino a 1000 persone all’aperto e fino a 200 al chiuso e il rimando regolatorio alle singole Regioni, ha presentato fin qui norme troppo limitanti e difformi territorialmente perché il comparto produttivo dello spettacolo, degli eventi, dell’intrattenimento, dei congressi e delle fiere possa riprendere in modo serio e strutturato, rendendo economicamente sostenibile ogni evento di medie e grandi dimensioni. 
Il sistema intero e la filiera che ne deriva sono al collasso: possibile chiusura di piccole, medie e grandi imprese, lavoratori senza sussidi, perdita di figure professionali sul medio e lungo periodo.
Il prossimo 30 settembre è stato scelto come giornata internazionale simbolo di #standasone: dalle ore 20.00 (ora locale) in 27 paesi si coloreranno di rosso i principali siti e venue, da quelli più storici a quelli più moderni, sedi di eventi e spettacoli, lanciando così un “red alert” a livello mondiale.

Per partecipare a “Bauli in Piazza – Bip” occorre registrarsi al seguente link:

https://forms.gle/eKVNXVcjJoGM5JfP8

lunedì 28 settembre 2020

MILANO * STEFANO DE MARTINO FERMA IL TRAFFICO PER CHATTARE CON LO SMARTPHONE

Stefano De Martino, uno dei protagonisti del gossip italiano, a Milano a bordo della sua Smart.

Anche i ricchi chattano. Magari dove non dovrebbero. Magari piantandosi giusto in mezzo al traffico, in centro a Milano. Come il conduttore e ballerino napoletano Stefano De martino, ex (o attuale, perdo sempre il conto, perché nella vita a volte ci si lascia e poi ci si riprende) mister Belen Rodriguez. Uno tra gli uomini un tempo più invidiati di questo disgraziato Paese. Ad ogni modo pare che allo stato attuale il ragazzo sia tornato con la sua ex Gilda D'Ambrosio. In un vortice sentimentale da perderci la testa.

A bordo della sua Smart nera, percorrendo Viale Col Moschin, il nostro si è fermato per un attimo a spippolare sullo smartphone, incurante del fatto che le altre auto in coda fossero già partite. Resta da capire chi fosse la fortunata interlocutrice. Il tempo di riprendersi, e via. L'ho notato ed è scattata la foto di rito. In un contesto un po' dimesso per un reuccio del gossip nostrano, con tanto di bidone dell'immondizia a fare da tristanzuolo riempitivo. Sicuramente una location non proprio da servizio glam. Vi terrò aggiornati su altri eventuali avvistamenti.

lunedì 21 settembre 2020

RUBARE LE BATTERIE DEI BATTERIE DEI MANOPATTINI SARÀ IL PIANO B DEL FUTURO?


Milano (ma anche Roma e tutte le grandi città che possono usufruire del bonus da 500 euro del Governo, che dovrebbe terminare alla fine di dicembre) si sta riempiendo di monopattini, hoverboard, segway, ecc. ecc. È la famosa mobilità sostenibile, signora mia. Vengono parcheggiati ovunque, anche sui marciapiedi di notte. Totalmente incustoditi e quasi mai legati.
Essendo mezzi tutto sommato leggeri, temo che si faccia strada sempre più anche la "ciulabilità" sostenibile dei medesimi. Ovvero la loro sottrazione indebita.
Avranno anche un blocco elettronico, magari non si potranno avviare, quel che ti pare. Ma è possibile che si faccia strada quanto prima anche il mercato nero delle costose batterie. Non è un gran business? Può essere. Ma se pigli un camioncino e con due ceffi nel cassone ti fai un giro per Milano di notte e appena ne vedi uno ti fermi, butti tutto dentro e poi smonti con calma a casa, secondo me arrivi all'alba con un bottino mica da ridere. Sarà il Piano B del futuro?

mercoledì 16 settembre 2020

RADIO CAPITAL * RIVOLUZIONE AL MATTINO CON LUCARELLI, BIGNARDI E BENEDETTA PARODI

Da sinistra, Selvaggia Lucarelli, Linus, Daria Bignardi e Bendetta Parodi.

Già direttore editoriale delle radio del gruppo Gedi (Deejay, Capital e m2o), Linus ha assunto la carica anche di direttore artistico di Radio Capital, mettendo mano a un "restyling" complessivo e alla squadra con una piccola rivoluzione che parte lunedì. Allo scopo di rendere l'emittente (che si rivolge a un pubblico di 30-40-50enni piuttosto colti e a giovani curiosi e avvertiti) un po' più pop e musicale, pur mantenendola con un taglio giornalistico. Per fare anche che le anime radiofoniche del gruppo dialoghino e si coordinino di più.
Linus cerca «personalità», e le ha trovate in voci come quelle di Selvaggia Lucarelli, Daria Bignardi, Benedetta Parodi e Pif, alias Pierfrancesco Diliberto.
Il trio femminile occupa tre diverse ore in palinsesto dal lunedì al venerdì dalle 9 a mezzogiorno, e tutte le lady si avvalgono della presenza di Chicco Giuliani, che fa da spalla/trait d'union ideale.
La prima è Selvaggia Lucarelli: «Sono felice di tornare in radio» commenta. «Un mezzo che per qualche tempo mi aveva un po' stancata, ma mi sono accorta proprio durante il lockdown di quanto fosse importante, di quanto ne avessi bisogno. Non solo apprezzavo l'appuntamento quotidiano, ma avrei avuto mille storie da raccontare, mille voci che chiedevano aiuto alle quali dare spazio o un megafono. La radio è un po' chi la fa, quindi farò qualcosa che mi somiglia, anche se non so ancora esattamente che cosa. 

Nel mezzo c'è Daria Bignardi: «Mi trovo fra Selvaggia e Benedetta, ovvero fra il diavolo e l'acqua santa. Ho fatto per 15 anni "La mezz'ora Daria” su Deejay calata fra Linus e Nucola Savino, e ancora i tassisti me ne parlano. Ora è un po' come tornare, in una dimensione diversa, un po' da intrusa. Parlerò anche di libri, magari uno a spettimana, leggendone qualche spezzone al giorno, e di tanti altri argomenti, facendomi influenzare dall'attualità, da quel che è accaduto».
Chiosa Benedetta Parodi, sorella di Cristina (e attualmente persino più in auge della sorella: quando si dice il destino) idolo delle casalinghe e accreditatasi come esperta di cucina: «Per me invece» commenta «si tratta di un debutto, anche se conosco molto bene la radio e ho accettato subito con grande entusiasmo l'invito di Linus. Arrivo alle 11, e dal momento che l'assenza del video non ci consente di mostrare piatti o ricette, avremo tanto altro di cui parlare. Tante curiosità su life style e dintorni».

Pif, che è fresco di paternità (ha portato anche il pargolo in culla in conferenza stampa) andrà in onda il sabato fra le 10 e le 12 con I sopravvissuti. «L'Italia ne è piena, ovunque, e io li farò parlare» dice. «Ma ho in mente anche di mandare messaggi vocali su WhatsApp a potenti, come il Presidente del Consiglio Conte, e persone comuni. Confidando in una risposta, che non è assolutamente garantita, ma che avrà comunque una cifra più intimista. Come sono solitamente i messaggi vocali».

venerdì 11 settembre 2020

NEW YORK * PER RICORDARE È D'OBBLIGO UNA VISITA AL MUSEO DELL'11 SETTEMBRE

Il Memorial 9/11 Tribute Museum a New York.

Credo che l'11 settembre, potendo, vada ricordato sempre. Del resto è anche difficile evitarlo, visto il graffio che ha lasciato sulla pelle di tutti. Quest'anno mi piaceva farlo invitando chi non l'ha già fatto a visitare, a New York, il museo dedicato alla tragedia. Che si trova proprio sotto la Freedom Tower, costruita al posto delle Torri gemelle. È di una sacralità, imponenza e minuziosa ricostruzione fra cronaca, storia e dramma, che soltanto gli americani quando ci tengono davvero. Contiene di tutto: piloni giganteschi piegati dal calore; parti degli enormi ascensori; interi camion dei pompieri semi-distrutti; una sezione che ricostruisce gli eventi passo passo con filmati e testimonianze. E un muro di volti (tranne i pochissimi dei familiari che non hanno accettato o delle persone delle quali mancava una foto) con le immagini di tutti coloro che sono morti quel giorno o non sono sopravvissuti a quel giorno. Quando si potrà tornare a viaggiare con maggiore sicurezza, passando nella Grande Mela (che è sempre un bel vedere a prescindere) ne vale assolutamente la pena.


mercoledì 9 settembre 2020

GIORGIA BONI CON «VIENI QUI, DAI»: ORECCHIABILE MA DAL TESTO IMBARAZZANTE


Probabilmente non passera alla storia per l'imbarazzante verso: «Se te ne vai, ci stringiamo come i lacci delle Nike», ma la canzoncina è senza dubbio orecchiabile.

La canta Giorgia Boni, classe 1999, attrice, cantante e influencer con oltre 400 mila follower su Instagram e TikTok che ha conquistato il cuore di tantissime bambine e teenager grazie alla sua interpretazione di Bianca Lussi, la protagonista della serie televisiva "Maggie & Bianca" di cui sono state realizzate tre stagioni, distribuite in tutto il mondo ed oggi disponibili anche su Netflix, oltre che ad uno speciale tv e un tour nei teatri.
Come la sua protagonista, Giorgia è un’aspirante cantante appassionata di moda. Giorgia ha preso lezioni di canto fin da piccola per poter crescere artisticamente e coltivare il suo innato talento ed esce ora il suo primo singolo inedito.
"Vieni qui, dai", questo il titolo del singolo scritto e composto con Jacopo Ettorre e Simone Privitera, esce il 4 settembre ed è accompagnato da un simpatico e colorato video realizzato presso il Parco Giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio (Verona) (https://www.sigurta.it/).

Ecco il link per il video: https://youtu.be/7rCPjU7LgcI

“Vieni qui, dai racconta la cotta estiva che tutti abbiamo avuto. Un piacersi a vicenda, ma con forse un po’ di paura ad ammetterlo. – racconta Giorgia - Il Mare, le luci, le risate, i pianti, le serate passate insieme caratterizzano le vacanze. Poi arriva settembre e la classica sbandata adolescenziale, continua a far battere il cuore nel suo ricordo”.

venerdì 4 settembre 2020

TORNA SILVIO CAPECCIA E SUONA I DECIBEL (INTANTO VASCO E RUGGERI...)


Mentre Enrico Ruggeri si muove tra idiosincrasia nei confronti della mascherina e cenni di negazionismo da Covid-19, in una campagna d'immagine che lascia perplessi molti osservatori, da oggi è in radio la versione in piano solo di SILVIO CAPECCIA dell’indimenticabile brano dei Decibel “VIVO DA RE”.
“Vivo da re”, che consacrò il successo della bandpioniera del punk rock italiano, è il primo singolo estratto dal nuovo album del tastierista dei Decibel “SILVIO CAPECCIA PLAYS DECIBEL – Piano Solo” (Anyway Music/Believe), in uscita venerdì 11 settembre in formato CD e sulle piattaforme digitali e di cui è già attivo il pre-order su Amazon (https://amzn.to/3brs6hO).
«Vivo da re è forse la canzone a cui sono più affezionato – dichiara Capeccia – il primo brano scritto insieme ad Enrico, quando ancora ci chiamavamo Champagne Molotove suonavamo nei licei di Milano le cover di Bowie, Lou Reed e Roxy Music». Il disco contiene le più belle canzoni dei Decibel reinterpretate dal musicista e compositore in una speciale versione strumentale in piano solo. Dai grandi classici come “Vivo da Re” e “Contessa” ai successi più recenti degli ultimi album “Noblesse Oblige” e “L’Anticristo”, il disco è un viaggio attraverso la storia dei Decibel, presentati in un’inedita veste intima e intensa.
Non solo un semplice pianista, Capeccia è un artista completo e innovativo che con i Decibel ha dato vitaad una rivoluzione sonora che ha cambiato profondamente la storia del rock italiano. Tra suggestioni e leggenda, l’artista trasforma le canzoni dello storico gruppo in sonate per solo pianoforte destinate a diventare una pietra miliare della musica strumentale.
Nato a Milano nel 1957, Silvio Capeccia manifesta presto la passione per la musica e le tastiere: a quindici anni fonda con il coetaneo Enrico Ruggeri la college band Champagne Molotov, che si distingue sulla scena per il suo repertorio rock innovativo. La band cambia il nome in Decibel e raggiunge il successo negli anni ’80 partecipando al 30° Festival di Sanremo con “Contessa”, brano contenuto nell’album “Vivo da re”. Successivamente Enrico Ruggeri intraprende la carriera solista e i Decibel realizzano due album: il decadente “Novecento” e lo strumentale “Desaparecida”, prodotto da Shel Shapiro per l’etichetta californiana Mp3.com, prima storica piattaforma di musica indipendente in formato mp3. Completati gli studi di pianoforte e composizione e laureatosi in Marketing all’Università Bocconi, Silvio inizia l’affascinante viaggio nel mondo della Ambient music. Le sue produzioni sono utilizzate in esposizioni d’arte contemporanea, installazioni multimediali e in progetti di psicoacustica con il chitarrista dei Decibel Fulvio Muzio. Il percorso musicale di Silvio Capeccia continua in parallelo sui due versanti ambient e rock. Nel 2017 la reunion dei Decibel viene celebrata con il cofanetto “Noblesse oblige” al quale segue un lungo tour teatrale. Nel 2018 i Decibel tornano al Festival di Sanremo con il brano “Lettera dal Duca” che vede la partecipazione di Midge Ure, front-man della cult band inglese Ultravox. Contemporaneamente esce l’album “L’Anticristo”. Chiude il 2019 il cofanetto “Punksnotdead-Decibel live” con le registrazioni audio e video di due concerti tenuti a Milano, a coronamento di un triennio ricco di emozioni e di passione per la musica.

Vasco Rossi ed Enrico Ruggeri. Il primo con la mascherina manda a quel paese i negazionisti. Il secondo (senza) affronta i fans senza il dispositivo di protezione individuale.

venerdì 14 agosto 2020

MIRNA CASADEI: I MIEI 10 CONSIGLI PER SISTEMARE CASA RISPARMIANDO

In questo periodo di permanenza forzata in casa, le persone hanno scoperto quanto sia importante il luogo in cui viviamo. Per molti la casa prima era solo un posto in cui si andava per dormire e per mangiare, ma la vita era fuori: lavoro, amici, ristoranti, concerti, cinema…
Oggi le persone hanno riscoperto la casa, il focolare domestico, il nido. Inoltre in questo periodo di emergenza sanitaria la nostra casa è il luogo che più di ogni altro ci ha accolti e protetti ed oggi la guardiamo con occhi diversi e anche un po’ con il cuore.

Io mi occupo di valorizzare gli immobili in vendita perché siano presentati sul mercato in maniera più efficace e quindi si vendano molto velocemente (si chiama Home Staging). In questo periodo però sto dedicando il mio tempo e la mia creatività al benessere in casa: Home Wellness.
Mi scrivono moltissime persone che mi seguivano nei miei tutorial a Detto Fatto dicendomi che hanno voglia di rinnovare gli ambienti di casa ma non si possono permettere di cambiare l’arredamento, che sognano le case che vedono su Instagram o Pinterest ma pensano che ci vogliano troppi soldi per realizzarle. Non è così!

La mia specialità è trasformare gli ambienti di casa con poca spesa applicando agli spazi domestici le regole dell’Home Staging. E nelle mie consulenze a distanza faccio proprio questo: aiuto le persone ad avere case più accoglienti ed eleganti, che trasmettano benessere ed energia. Il tutto con piccoli budget. Bello vero?

Qui voglio darti le mie 10 regole per creare benessere nella tua casa: 

FAI DECLUTTERING
Letteralmente significa “eliminare il superfluo”. Liberarsi di tutte quelle cose che in realtà non usiamo ma che non buttiamo mai perché pensiamo che un giorno ci possano servire, oppure perché le abbiamo pagate molto, oppure perché sono dei ricordi. L’accumulo di oggetti pressoché inutili ha una radice profonda a livello psicologico. Qui mi limiterò a dirti che più si libera spazio in casa e più si libera spazio in testa e lo spazio in testa serve ad essere predisposti ad accogliere eventi nuovi e cambiamenti positivi nella nostra vita: indispensabile per avere un atteggiamento ottimista verso il futuro.
Quindi metti in uno scatolone (destinato magari ad organizzazioni benefiche): abiti che non ti piacciono più, attrezzi doppi, oggetti che ti sono piaciuti ma che non corrispondono più alla tua personalità o stile di vita e così via… Il risultato a livello di benessere psicologico ti sorprenderà. Hai presente quando sistemiamo un cassetto o una credenza ed è semivuota e perfettamente organizzata? A lavoro ultimato ogni tanto andiamo a riaprirla per riguardarla perché questo ci trasmette calma e benessere. Ecco, pensa se tutta la tua casa fosse così: ti sentiresti sempre benissimo!
Inoltre, se il lavoro di decluttering è fatto in modo profondo e ben organizzato, la confusione non torna più. 

ORGANIZZA
Quando una casa è ben organizzata e sai dove trovare ogni cosa, risparmi tempo e vivi più serena. Una casa organizzata fa guadagnare fiducia in sé stessi.

UNIFORMA I COLORI
La mia teoria è: pochi oggetti in giro per casa e colori uniformi. Questo non significa “tutto bianco” che oltre ad essere noioso risulta anche freddo. È importante però scegliere una serie di tonalità neutre: bianco, beige, corda… per poter aggiungere tocchi del tuo colore preferito senza creare confusione visiva. Per me la casa deve essere come “un foglio bianco sul quale poter disegnare”. I protagonisti della nostra casa siamo noi e dobbiamo avere spazio per poterci esprimere. Ti faccio un esempio pratico: se acquisti in tempi diversi scatole per il soggiorno per contenere ad esempio i giochi dei bimbi, sceglile sempre di uno stesso colore. Se ne compri una bianca, una rossa a quadretti, una a fiori, una con gli orsetti e così via, semplicemente perché in quel momento ti piaceva quella scatola, senza pensare ad abbinarla alle altre che già hai in casa, otterrai una serie di scatole “anti confusione” che saranno loro stesse fonte di confusione! Meglio invece uniformare i colori. Ci sarà più ordine visivo e sarà molto più facile mantenere ordinata la casa. 

SCEGLI LUCI CALDE
Per luci calde intendo quelle che tendono più al giallo piuttosto che al blu. Quando si acquista una lampadina si può scegliere la “temperatura colore” e ci sono di solito 3 opzioni: luce fredda, luce naturale, luce calda. Eviterei la prima e sceglierei o luce naturale o luce calda. Si può scegliere anche l’intensità (cioè la potenza) della lampadina. Ti consiglio un’intensità bassa per le abat jour o le luci d’atmosfera (da lasciare accese mentre ci si rilassa in salotto o si guarda la Tv) e intensità più alta, cioè luci più potenti, nelle zone di servizio come il bagno o il piano di lavoro della cucina.

AGGIUNGI FORME MORBIDE
Le forme morbide sono più piacevoli. Se avete uno spazio piccolo meglio un tavolo rotondo che permette movimenti più fluidi o un tappeto rotondo che ha un aspetto più accogliente. Gli spigoli invece respingono e trasmettono una sensazione di pericolo. 

CONCEDITI UN LUSSO DA TOCCARE
Toccare un tessuto morbido e satinato regala piccoli momenti di benessere, come avvolgersi in una coperta di cashmere o indossare un vestito di seta. Sicuramente un divano in velluto non è alla portata di tutti, ma un cuscino sì! E quando ti siederai sul divano ti verrà spontaneo accarezzarlo o tenerlo fra le mani. Questo ti trasmetterà una sensazione di benessere.

LA CAMERA DA LETTO
È il luogo del riposo, quindi consiglio di scegliere colori tenui e rilassanti. Qui è vietata la confusione! Inoltre, una regola fondamentale per riposare bene è non avere oggetti pesanti appesi alla parete dietro al letto. Per oggetti pesanti intendo quadri oppure mensole con oggetti e libri, o ancora le così dette “camere a ponte” (cioè con il mobile che gira intorno al letto sulla parete). Sono oggetti pesanti potenzialmente pericolosi perché potrebbero caderci in testa mentre dormiamo, quindi il nostro corpo dorme ma non riesce mai a riposarsi profondamente. Questo succede perché noi esseri umani, in quanto mammiferi, abbiamo un istinto primordiale che ci fa stare in allerta quando percepiamo un possibile pericolo, anche se fosse solo a livello inconscio. Per questo quando abbiamo un oggetto pesante che incombe sulla nostra testa, inconsciamente ci poniamo in uno stato di allerta, pronti a reagire in caso di pericolo. Per questo dormiamo ma ci svegliamo già stanchi e non riusciamo ad avere un sonno ristoratore e rigenerante. 

LO SPAZIO VERDE
Ricava in casa il tuo angolo verde! Stare a contatto con la natura trasmette benessere. Se hai la fortuna di avere un balcone, anche piccolissimo, puoi allestirlo con piante alte, una sedia e un tavolino per prendere un caffè nella tua piccola oasi verde. Sarà un momento rigenerante! Per renderlo un angolo davvero rilassante puoi aggiungere un paio di lanterne a terra e un filo di luci natalizie (a luce bianca, calda e non intermittente) avvolto ai rami di una pianta oppure appeso alla parete. Creerai un’atmosfera magica!

IL TUO PICCOLO CENTRO BENESSERE
Perché considerare il bagno solo come una stanza di servizio? In fondo è la prima stanza che viviamo la mattina e l’ultima prima di andare a dormire. Ed è lì che ci dedichiamo alla cura del nostro corpo. Non va quindi trascurata! Ti suggerisco di allestire il tuo bagno come un piccolo centro benessere aggiungendo una pianta, un profumatore per ambienti a bastoncini e perché no, dei bei quadri oppure una parete rivestita in carta da parati: ne esiste un tipo specifico per il bagno che non teme acqua o umidità! 

IL TUO SPAZIO DEL CUORE
Hai già in casa un tuo angolo del cuore? Dove ti accoccoli a leggere la tua rivista preferita? Dove ti senti bene? Dovresti averlo! Per crearlo è sufficiente un angolo di un metro quadro, magari con una poltroncina, un plaid morbido e un bel cuscino, una lampada da terra a luce calda e un mini tavolino creato anche solo con una pila di libri, dove appoggiare una tazza di the. Sarà il tuo spazio del cuore.

Prova a trasformare gli ambienti della tua casa seguendo questo piccolo vademecum e mandami le foto del “prima” e del “dopo”, sarò felice di scriverti un mio pensiero e magari un piccolo suggerimento personalizzato.

Mirna Casadei
Invia le tue foto a: info@mirnacasadei.it

 

domenica 9 agosto 2020

CRISTINA D'AVENA: "SAREBBE ORA CHE MEDIASET MI DEDICASSE UNO SHOW IN PRIMA SERATA"

Se dici Cristina D’Avena senti subito il profumo di pane e Nutella; e il suono ovattato di ingenui pomeriggi quando l’unica tua preoccupazione era cambiare canale. Tanto le sigle dei cartoon erano comunque tutte sue. In questi tempi balordi, dunque, aggrappiamoci alle certezze.
Cristina, come sta passando questo periodo in pandemia, nella sua casa milanese? Ha sviluppato nuovi hobbies o manualità, tipo maglia e cucito?
«Non ci ho pensato, ma avrei potuto fare uncinetto, che amo molto. Temo la fase 2 più della prima. All’inizio lo stop totale mi ha pesato, perché sono molto attiva, sempre in giro, faccio una marea di concerti e non passo un weekend a casa. Accettata la cosa, ho iniziato a creare con fanciullesca fantasia». 

E il percorso, dove l’ha portata?
«In cucina. Mi piace fare da mangiare ma non ho occasioni, anche perché finisco sempre al ristorante. Cucino la gramigna, una pasta arrotololata a virgola, tipica bolognese, con panna e salsiccia. Un “mattone” che mi ha fatto prendere due chili tutti da smaltire. Anche perché non mancavano poi tortelloni spinaci e ricotta e ravioli alla zucca».
Guardando alla prova costume della Fase 3?
«Anche alla quattro, volendo! La prova costume mi tranquillizza perché sarà un bel po’ avanti». 

Ma in casa è truccata, o pigiamone e «ciavatta», come dicono a Roma?
«Faccio anche molte dirette sul web, così mi trucco. Diciamo che è un mix tra tutone e magliettine, ma mai stile orso: cerco sempre di preservare la femminilità. Le ciabatte vanno e vengono, con questi virus non si sa mai…».
È anche lei tra coloro che lasciano le scarpe sul pianetottolo?
«No, però vicino alla porta, con la ciabatta, e disinfetto tutto. Sono anche un po’ maniacale. Quando esco per la spesa, nei negozi mi chiamano “Igienizzatrice mito”, perché oltre a mascherina e guanti porto anche l’alcol da spruzzare. Pulisco persino la sbarra del carrello dove appoggio i guanti, neanche le mani nude. Poi passo al resto del carrello, e quando lo lascio è ambitissimo: tutti lo vogliono». 

Per forza, è il più sanificato del mondo! È ossessionata, in pratica…
«Sì, ma non fate come me, perché faccio paura. Però mi dà sicurezza psicologica. Se ne sentono di tutti i colori…».
Lei non ha mai amato molto parlare del suo privato. Perché?
«Sono discreta e riservata. Ci sono persone che appena succede qualcosa, sbandierano tutto a chiunque. Io preferisco che le cose mie e della mia famiglia restino nostre, mi tengo tutto dentro. Al limite parlo alla mia più cara amica. Nel momento in cui dico per esempio che sono felicemente fidanzata, basta così».
Cosa che oggi noi confermiamo.
«Sì, è così. Sto molto bene. Ma lui chi sia, cosa faccia, dove sia, non mi piace dirlo. Questione di carattere». 

Immagino che viva con lei a Milano e venga disinfettato ogni giorno.
«Assolutamente, ci si disinfetta a vicenda!».
Essendo una leggendaria beniamina dei bambini, come si diceva anche dei grandi comici, non è che voi dovete essere, per definizione, un po’ “asessuati” agli occhi del pubblico?
«È vero. Diversi bimbi negli anni mi hanno detto: “Io ti amo e ti vorrei sposare, per cui tu non sei fidanzata vero?”. Io i primi tempi negavo sempre perché dirlo li avrebbe fatti piangere. Ora il problema è passato perché sono magari i ragazzi che mi dicono: vorrei sposarti. Ma i bimbi mi hanno sempre considerata la loro fidanzatina, e non potevo mandarli in crisi totale». 

Qual è la cosa più strana o folle che ha fatto per amore?
«A 22-23 anni, per fare una sorpresa a un mio fidanzatino di Napoli che amavo alla follia, convinsi un amico a partire di notte da Bologna per andare a portargli la colazione al risveglio».
È rimasta così romantica, o adesso i vassoi con la colazione, ai fidanzati, li tira sulle gengive?
«Purtroppo sono un’inguaribile romantica: cancro ascendente capricorno. E meno male, perché mi tiene un po’ più ancorata a terra. Il cancro ha la testa per aria». 

Il desiderio di avere un figlio, l’ha mai avuto?
«L’ho avuto. Per tantissimi anni sono stata totalmente assorbita dal lavoro dicendo: ho tempo, lo farò. Poi l’orologio biologico ti dice: che cosa vuoi fare? Qui chiudiamo tutto! Ho pensato e penso tantissimo alla maternità. Non sono ancora nella fase psicologica: mioddìo, che cavolata ho fatto, non ho fatto un figlio. Oppure: non l’ho fatto, pazienza. Sono in un limbo di grande riflessione, una fase di mezzo. Presto o piangerò tutti i giorni o me ne farò una ragione».
Un figlio potrebbe sempre adottarlo.
«Certo, assolutamente». 

È vero che è devota a Sant’Antonio da Padova?
«Molto, sin da bambina, come papà. L’ho pregato tanto anche in questo disastro di pandemia, perché aiutasse tutti. L’Antoniano di Bologna deve il nome a lui. È un santo che mi ha dato tanto, aiuto e segnali in momenti difficili».
Quale, per esempio?
«Ebbi un incidente anni fa con un amico, mia sorella e due sue amiche. Pioveva, dalle parti di Otranto, in una zona isolata e andammo fuori strada di notte e finimmo in un burrone. L’auto a tutta velocità evitò un palo e un grosso tronco, passò proprio in mezzo. Fu un impatto violentissimo. Io e il ragazzo eravamo completamente insanguinati. Metà macchina, dov’ero io, era intatta. L’altra semi distrutta. Mia sorella volò  sul cristallo posteriore. Non ci siamo fatti nulla, e salendo alla disperata per cercare aiuto si fermò un auto con un medico. Era un posto dove, ci disse la Polizia, avvenivano quasi solo incidenti mortali. Si potrà dire: questa è pazza. Eppure io so che è merito di Sant’Antonio, che mi protegge».  

Il prossimo anno festeggerà 40 anni di carriera. Credo che lei abbia fatto un percorso artistico intelligente e coerente. Non ha voglia però di un disco completamente diverso, di cover di brani altrui?
«Sì. Soprattutto dopo aver inciso “Duets” e “Duets Forever”, con tanti artisti che hanno cantato le mie sigle, mi è venuta voglia di un cd con pezzi che amo e che hanno fatto parte della mia vita; ne cito solo due: “E tu” e “Questo piccolo grande amore” di Baglioni. Credo che se le cantassi oggi, con l’esperienza di oggi e la mia vocalità attuale, sarebbe una bella cosa».
Dopo sette milioni di dischi venduti, non sarebbe ora che Mediaset, con la quale ha sempre lavorato, o la Rai, le facesse condurre uno show-tributo di prima serata, qualche puntata con ospiti?
«Magari, ben venga la televisione. Lo dico apertamente, e appoggio la sua idea girandola a chi di dovere. In fondo sono un personaggio trasversale, come pubblico. Sarebbe fattibilissimo. Basta solo la buona volontà di chi decide».

Se invece, con la sua immagine da eterna fatina e col placet dei genitori, una rete le chiedesse di fare una candid camera fatta di scherzi politicamente scorretti ai bambini, accetterebbe?
«No, non potrei mai farcela. Non è proprio nel mio mood portare via il gelato ai bambini. Farei invece molto volentieri una candid dialogando con loro e facendo con loro le cose più strane. Sarebbe divertentissima».

(DAL SETTIMANALE OGGI - MAGGIO 2020) 

 

giovedì 6 agosto 2020

MATTEO SALVINI E IL CORONAVIRUS: UN DILUVIO DI DISPERATE INCONGRUENZE

Matteo Salvini pubblica sui social la foto della figlia utilizzandola direttamente per farsi propaganda.
Analizziamo l'ondivaga strategia di comunicazione politica dell'astuto statista Matteo Salvini sul fronte Coronavirus. All'inizio, non esisteva. Un'influenza stagionale o poco più. Apriamo tutto! Sottovalutazione del problema che è stata comune (questo va detto in modo chiaro) a tutti gli osservatori e a tutte le forze politiche. Persino ad alcuni virologi, come la Gismondo, che fece una figura barbina. Pari e patta.
Poi il problema è diventato serio, fioccavano i morti, e gran parte della massiccia diffusione dei contagi nel Nord Italia è stata dimostratamente causata dalla scellerata gestione dello spostamento di contagiati e non contagiati all'interno di ospedali e case di riposo della Sanità lombarda (a gestione Gallera e Fontana, un gran bel personaggio, fedelissimo di Matteo). 
Il tutto mentre il leghista Luca Zaia in Veneto si comportava invece bene, e questo va detto in modo altrettanto chiaro. In questa drammatica fase, Salvini è stato insolitamente zitto, a lungo e intelligentemente. Del resto a Bergamo e dintorni stipavano cadeveri a cumuli nei sacchi neri nei ripostigli degli ospedali e poi li portavano via a centinaia con cortei di mezzi militari, era un po' difficile fare gli sbruffoni sempre e comunque, come prima ricetta della casa. L'unico che rimedia una figuraccia epocale è il declinante Vittorio Sgarbi, che nega il virus ed invita la gente ad andare nelle zone rosse.
Passata la buriana, la fase acuta, Vittorio Feltri su Libero scrive pubblicamente a Salvini: "Torna a fare quello che sai fare meglio: cavalcare le paure della gente". Un'ingenuità da anziano signore, ma stupenda nella sua disarmante verità. Salvini aspetta (giustamente) ancora un pochino, attende che il virus (miracolosamente) ci conceda una tregua, mentre nel resto del mondo si continuava (e si continua) a morire senza tregua e inizia una virile ma dissennata campagna pressoché negazionista tornando al punto 1 della sua commedia. Via le mascherine! 
Ma quale distanziamento sociale! E' il Governo che ci sta prendendo in giro! Un atteggiamento di sfida raccolto da molti dei suoi brillanti e ciechi seguaci. Forse dimentichi del fatto che sino a un mese prima o poco più si moriva a mucchi ogni giorno in questo straordinario Paese. Tanti però se ne accorgono, l'opposizione è alla frutta, bisogna tornare a "cavalcare le paure della gente". Come? Con la vecchia ricetta che funziona sempre: i migranti. Mescolati al Covid-19 diventano una bomba. Allora (e siamo ai giorni scorsi) contrordine compagni: la mascherina va portata, almeno nei luoghi chiusi, dice Salvini. Che oggi aggiunge: se salgono i contagi (tracurabili per lui sino a pochi giorni fa e in fase di apparente - momentanea? definitiva?- remissione della carica virale) è colpa dei migranti che il Governo fa entrare e noi no! Ecco che si torna, ma stavolta con la disperazione negli occhi, a "cavalcare le paure della gente". Il virus come coperta di Linus. Il virus usato a fisarmonica per piccionare la gente con le sue astute strategie di comunicazione. Ma questo è Salvini, bellezza. Uno sciacallo. Il resto è un Paese che prova a sopravvivere.

domenica 2 agosto 2020

SE SEI POCO NOTO, EVITA LE FAN PAGE DI FACEBOOK: SONO UNA FREGATURA

Il logo di Facebook.
"Giovanni Ciurretto ti ha invitato a mettere like a Giovanni Ciurretto". "Marcella Stragnelli ti ha invitato a mettere like a Marcella Stragnelli". "Ottavio Ragnazzi ti ha invitato a mettere like a Ottavio Ragnazzi".
Ma io mi domando: che cosa ve ne fate di tutte queste Fan Pages che non sono altro che un duplicato del vostro profilo Facebook? Manco foste un'azienda, cantanti in classifica o notissimi divi hollywoodiani. 

E' vero, le Fan Pages hanno alcune funzionalità di controllo del traffico maggiori e alcune feature attraenti per la vendita on line, ma sono anche solitamente una fregatura perché per posizionarle meglio nelle visualizzazioni, FB chiede soldi. E lo fa a volte in modo abbastanza insistente. Senza quelli, resti al palo. Quindi, se la tua popolarità è a livello poco più che condominiale, tieniti la tua bella pagina normale lasciandola magari aperta, in modo che ai contatti (le "amicizie") si possano aggiungere spontaneamente ed eventualmente anche i followers. Dà retta a un pirla.

venerdì 24 luglio 2020

ROMAGNA * RAOUL E MIRKO CASADEI IN PANDEMIA: "ANDRA' TUTTO LISCIO"

Cesenatico. Il patriarca Raoul Casedei, padre di Mirko, con la moglie Pina.
Se cercate un piccolo paradiso in tempo di pandemia, dovete andare a Gatteo Mare, nel cuore della Romagna. Loro lo chiamano «Recinto di Casa Casadei», ed è un grande spazio con annesso giardino sul quale si affacciano tre ville: quella principale di Raoul, il capofamiglia, che sta al piano terra con la moglie Pina, napoletana d’origine; e che se alza la testa saluta la figlia Carolina, piazzata al primo piano. Un tempo tutta la ruspante ciurma abitava lì. Poi, lì accanto, c'è quella dell’altro figlio, Mirko, che abita sotto ma che sopra ha piazzato la figlia Asia, con relativa famiglia. E infine quella della terza figlia del Re del liscio, Mirna.
«Quest’ultima struttura» racconta Carolina «la costruimmo in parte col compenso de “L’Isola dei famosi”! Fu il modo per convincere Raoul a partecipare. In realtà noi abbiamo insistito anche perchè aveva compiuto 70 anni, e un uomo quando compie 70 anni può andare in crisi. Lui ha sempre avuto paura dell'aereo, e arrivato là si è addirittura tuffato in mare dall'elicottero!».
In questo spazio verde ogni ferragosto, tra frizzi e lazzi ma soprattutto tra lambrusco e manicaretti, si tiene il festone di compleanno del boss, che presto ne compirà 83. Questi tempi balordi ci hanno tolto parecchi frizzi e molti lazzi, ma vuoi che i Casadei non si adeguino alla loro maniera? «Siamo cinque famiglie» dice il patriarca «separate in altrettanti nuclei, all’interno dei quali ovviamente non è previsto l’uso di mascherine. Se qualcuno deve interagire con persone degli altri gruppi, spuntano sia quelle, soprattutto in zona cucina, sia il distanziamento sociale di almeno un metro, che viene sempre mantenuto. Ne ho viste di tutti i colori nella mia vita, e adesso affrontiamo anche il Coronavirus mettendo in campo quei valori che ho sempre cantato nelle mie canzoni: la famiglia, la tavola grande, la terra, il prato verde, la semplicità». 

Nel recinto vivono 14 persone di ogni età, 4 cani e le galline del pollaio, che danno uova fresche; non mancano il lievito madre, un albero di ogni frutto, tanti fiori e un ricchissimo orto biologico che coltiva Raoul personalmente. Lui e Pina sono sposati da 57 anni, e guardano con amore i nipoti, figli dell’ultimogenito Mirko, da 20 anni a capo dell’Orchestra Casadei. A 40 anni Mirko è diventato nonno e Raoul bisnonno e oggi, 7 anni dopo, in piena pandemia, lo sono diventati per la seconda volta. Il 25 marzo è nata Adele, che si chiama come la mamma di Raoul. Bingo.
«Ci siamo sempre rialzati» prosegue Casadei «e lo faremo anche questa volta, con tutta la grinta e la passione che distingue noi bravi romagnoli. Nel mio libro “Bastava un grillo per farci sognare” parlo della guerra vista dai miei occhi di bambino. Avevo 8 anni e racconto che il giorno della liberazione ho distrutto il busto di Mussolini a colpi di badile! Poi il 68, l’arrivo del turismo, e le mie canzoni che facevano da colonna sonora delle vacanze. L’talia è rinata».

Nel 1980, al culmine del successo, Raoul ha smesso di esibirsi dal vivo con l’Orchestra Casadei (pur continuando a incidere dischi), e nel 2000 ha ceduto lo scettro di re del ballo italiano al figlio Mirko. Che commenta: «Noi siamo positivi, lo dico nel senso migliore del termine. Oggi la parola può essere equivocata. E anche se siamo fermi, con l’affitto di tre capannoni da pagare, con una band di 8-9 elementi,  cinque tecnici e tutto l’indotto a casa, voglio essere ottimista e pensare che comunque riusciremo a superare questa situazione».
Per regalare spensieratezza in un momento buio, Mirko ha creato un’orchestra parallela stravagante, i “Casadei Social Club”, che sulle note di “Simpatici italiani”, un vecchio successo di papà Raoul, mette assieme la tromba jazz di Paolo Fresu e il rap di Frankie Hi-NRG MC, ma anche la rainbow music di Kid Creole & The Coconuts, il pop d’autore di Simone Cristicchi, la straordinaria voce di Silvia Mezzanotte, il sound dei Quintorigo fino ai ritmi irlandesi dei Modena City Ramblers. Il progetto è stato, ovviamente, creato a distanza per raccogliere fondi a favore della campagna “INSIEME SI PUÒ, l’Emilia-Romagna contro il Coronavirus”. 
Nel recinto dei Casadei si esce a fare la spesa a turno, uno per tutti. Denis, il compagno di Asia, è pescatore e rifornisce la truppa di cozze di Cervia e pesce fresco. Il compagno di Mirna, Mirco, commercia frutta fresca e porta cestini di fragole e altro. Nell’orto biologico di Raoul c’è di tutto: asparagi, patate, insalata, carciofi, spinaci, porri, scalogno, cipolle… La figlia primogenita, Carolina, e il compagno Lele, titolari del brand di Piadinerie “CasaDei Romagnoli” preparano invece menù golosi. La moglie e la figlia di Mirko, Sabrina e Asia, sfornano torte e preparano gelati coi limoni coltivati da Raoul. Mirna, che ha lanciato l’home-staging in Italia ed è tutor nella trasmissione «Detto Fatto» e volto Rai nel suo settore, si sta dedicando alle consulenze on-line guidando a distanza le donne italiane nel restyling della loro casa.
L’ultima bottà di ottimismo la dà il Capo supremo: «Sono certo» dice Casadei «che quest’estate tutti torneranno in vacanza nella nostra Romagna Capitale e gli operatori turistici saranno pronti ad accoglierli e a proteggerli. Tanti ripetono da tempo: andrà tutto bene. Io non posso che dirvi invece che andrà tutto Liscio. Credetemi».


(DAL SETTIMANALE OGGI - MAGGIO 2020)

CORONAVIRUS * UNA FAMIGLIA DI BERGAMO TRAVOLTA DAL DRAMMA DEL COVID-19

«Non voglio farmi compatire, né finire sui giornali. Vorrei salvare vite, far capire che servono mille tamponi, soprattutto ai sanitari, altrimenti non ne usciamo più. Vivo chiusa nella stanza da letto della mia villetta con la febbre che un giorno sale e l’altro scende, e vedo mio marito Simone e i miei due figli dalla finestra, in giardino. Li tocca con i guanti di gomma e per dare da mangiare a tutti ha imparato persino a cucinare. Non so neppure se sia positivo. Se si ammala lui, come faccio?».
Daniela Lupini, 36 anni, vive a Bolgare, comune di 6.000 anime della provincia di Bergamo, martoriata dalla pandemia. Ha il Covid-19, «una polmonite interstiziale con due grossi focolai» e (nonostante i tubicini collegati 24 ore al giorno alla bombola d’ossigeno) parla con una foga inarrestabile, inframmezzata a crisi di pianto repentine, che spuntano dal nulla e poi altrettanto velocemente scompaiono. Soprattutto quando ricorda papà Antonio, 69 anni, morto di coronavirus al San raffaele di Milano.

Daniela, com’è rimasta contagiata?
«Da mia suocera, che lavora in una RSA a Bergamo, dove sono morti i primi pazienti Covid non verificati. Lei l’ha trasmesso ai bambini, Stella e Andrea, di nove e tre anni, e loro a me. Mio padre invece era in vacanza ad Alassio, dove c’era qualcuno febbricitante. Sempre stato sanissimo, con una lieve demenza. È via via peggiorato, con il medico di base irrintracciabile. Il 112 gli ha diagnosticato prima una bronchite, poi, dopo un ulteriore peggioramento, è stato portato al San Raffaele. Dov’è morto solo in un letto d’ospedale». 

Intanto lei?
«Dopo un’odissea tra febbre e guardie mediche, grazie alla chat delle amiche ho trovato una persona gentile che aveva il turno al pronto soccorso di un altro paese, e mi ha portare a fare il tampone e una Tac, che altrimenti non avrei mai fatto. La mia vita non può essere stata salvata dal piacere personale di un medico che ha infranto la legge. È inaccettabile».

Ha scelto lei di restare a casa?
«Sì, anche perché posti per il ricovero non c’erano, ma l’avrei comunque rifiutato: avevo comprato un saturimetro, lo strumento per vericare l’ossigenazione del sangue. Poi è iniziata una lunga odissea per procurarmi la bombola d’ossigeno. In tutte le farmacie della Bergamasca non trovano più e te la deve assegnare l’ATS, ex Asl. Qui sono tutti a casa malati con, tra virgolette, “un’influenza”. Che è poi coronavirus. Tutti abbandonati a se stessi dalla Sanità». 

Non si può fare nient’altro?
«Si vive di espedienti: sapevo di un’azienda vista su Facebook: due medici che avevano aperto una società che fa i Raggi X a domicilio, facendosi pagare un sacco di soldi. Ma ti può salvare la vita, perché dai raggi riesci a vedere se hai il coronavirus. Accertato quello puoi chiamare il 112 e allora forse qualcuno ti dà retta. Altrimenti qui lo si chiama solo se si è in crisi respiratoria. C’è il mercato nero delle bombole d’ossigeno: andrebbero restituite ma, visto che sono introvabili, quando qualcuno se ne va le teniamo e le giriamo a chi ne ha bisogno».

Tutto il paese in ginocchio.

«Muoiono mediamente sette persone al giorno. Prima due al mese. I negozi ci stanno consegnando generi alimentari e altro e lasciano tutto vicino al cancello, facendoci credito. Pagheremo. Nessuno nelle istituzioni ha capito che cosa stiamo vivendo qui, dove tutti hanno almeno un morto o un malato in casa». 

Quali sono gli errori nella prevenzione?
«È tutto inutile se ci sono file ai supermercati da 45 minuti, con gente che esce a prendere acqua e uova. E anche voi giornalisti, smettatela di scrivere: aveva patologie pregresse: stiamo morendo di Coronavirus, non di asma! È terribile dire questo. Non siamo numeri, ma persone ».

Che lavoro fa?

«Ho un’azienda di rottami e rifuti, la “Lupini metalli”, ma per ora l’ho chiusa: fanc… i soldi, fanc… tutto. E ho fatto mettere in quarantena la mia babysitter e la mia impiegata, era inevitabile». 

È vero che ha festeggiato il suo compleanno a letto, con l’ossigeno?
«Sì, anche quello di mia figlia, a cui suo padre ha piantato una tenda da campo in giardino. A me hanno passato la torta e lo spumante dalla finestra. Ieri sarebbe stato quello di papà. Dovevamo andare in un ristorante con 40 persone che gli volevano bene».

Quando finirà tutto questo, quale sarà la prima cosa che farà?
«Abbracciare mio marito e i miei figli. Sono molto fisica, e ciò mi manca. Poi un salto a Jesolo, che mi lega a mio padre. E a settembre una crociera tutti insieme. Lui aveva girato tutto il mondo sulle grandi navi e ne avevamo in programma una per giugno. Con mia madre sono stati 47 anni d’amore. Ce la faremo. Tutti. Torneremo a essere felici. Più soli, ma felici».


(DAL SETTIMANALE OGGI - APRILE 2020)

 

MANUELA BLANCHARD: "VI RACCONTO LA MAGIA DEGLI ANNI DI BIM BUM BAM, CON BONOLIS"

Manuela Blanchard di "Bim bum bam" ieri e oggi.
Ventidue anni dopo torna in tv e sembra più giovane di prima. La dolce Manuela Blanchard, 60 primavere, conduttrice con Paolo Bonolis del classico per bambini «Bim Bum Bam», in onda sulle reti Mediaset dall’85 al ’98, riconquista un posto in video. Dal 20 marzo, ogni venerdì alle 14.20, sarà su DeAJunior (Sky, canale 623) con «Thai Chi One», programma che avvicina bimbi e genitori alla disciplina salutistica derivata dalle arti marziali.
«Ho sempre dimostrato dieci anni meno di quelli che ho» ammette. «Stupendo, ma la faccia da bambina è anche una fregatura sul lavoro: non hai mai l’età anagrafica che combacia col ruolo che ti viene proposto. Sul tema ho un aneddoto inedito che è una chicca. Lo vuole?».

Sono qui apposta.
«Tra le primissime cose che feci, da ragazza, fu bussare alla porta dell’agenzia Fashion Model, all’epoca la più famosa di Milano. Avevano stangone da 1.90, e io ero 1.65. Beh, mi presero. Esco per il primo servizio di moda. Solo al momento di fatturare, dai dati scoprono che ho 18 anni. In pratica realizzano drammaticamente che non mi sarei più sviluppata in altezza e mi danno il benservito dicendo: “Eh, sai scusa… Credevamo avessi 13 anni…”». 

Una porta chiusa in faccia.
«Era il loro modo elegante per scaricarmi. Non potevano certo dirmi: sei un tappo!».
Ma il suo primo ruolo ufficiale fu quello di annunciatrice su Italia 1.
«La prima della fascia pomeridiana. Con Licia Colò. In prima serata c’era Gabriella Golia».
Non ricordavo una Colò agli annunci, prima di diventare narratrice di terre lontane e natura.
«Certo che li fece. Oggi Licia ha trovato una dimensione che è quella che avrei voluto trovare io, quando da un giorno all’altro chiusero “Bim Bum Bam” e rimasi per strada». 

Una fregatura.
«Già. Mi dissero: televendite? Io: no, grazie. Allora mi diedi da fare, proposi un paio di idee, ma niente. Una si chiamava “Il libro di pietra”: partendo da una grande cattedrale, e dalle sue vetrate, arrivava alla teoria dei colori di Goethe».
Curiosa. Forse non proprio da tv commerciale.
«Eh, d’altra parte avevo Mediaset come interlocutore. L’altro progetto verteva sul mistero, prima del boom di Dan Brown: a metà fra la sit-com e i grandi misteri europei da indagare».
Anche questa non è che…
«Ma infatti non andò in porto, anche perché mi chiesero subito: ma quanto costa? E che cosa volete che ne sappia di quanto costa! Io porto contenuti. Allora mi proposi alla Rai; anche loro avevano programmi per bambini, tipo “Solletico”. Volevano che mi sottoponessi a un provino, dopo che da 13 anni ero in onda ogni giorno a “Bim Bum Bam”». 

Quantomeno indelicato.
«Beh, direi... Allora li salutai e decisi di non continuare a insistere con la tv. Presi un’altra strada».
Ma gli anni di «Bim Bum Bam» furono magici.
«Quando girai la sigla ero incinta di mio figlio Michael, che oggi fa il musicista e vive a Londra, e non lo sapeva nessuno. Dopo cinque mesi partorii. Paolo Bonolis mi disse: “Ecco perché eri un po’ gonfia: pensavo avessi fatto una cura di cortisone”».
Ora sarà affiancata dal pupazzo verde Tino, creato da Jim Henson dei Muppets, ma all’epoca c’era il leggendario Uan, rosa e incontenibile.
«Al quale prestava la voce il sempre poco valorizzato Giancarlo Muratori, un talento vero. Facevamo delle autentiche session di improvvisazione a tre davanti a una scrivania senza nient’altro. Solo un vago canovaccio di storia che ci davamo all’inizio. E piangevamo dal ridere. Oggi è tutto scritto». 

Perché fu chiuso?
«Durò tanto, ma avrebbe potuto proseguire. Un anno decisero di spezzare quest’alchimia a tre, che funzionava benissimo, e aggiunsero altra gente: Paolo se ne andò l’anno dopo, e misero me a fare le esterne. Decisione inspiegabile».
Fece anche «Un milione al secondo», con Baudo su Rete4.
«Un tipo tosto. Con Pippo noi ragazze avevamo un ruolo marginale: rappresentavamo squadre con nomi di stili musicali diversi. Io avevo il rock, un’altra il pop, e così via. Un giorno Pippo si fissa e vuole eliminare il rock, affibbiandomi il liscio. Ma a me il liscio faceva vomitare! Glielo dissi, però non avevo voce in capitolo. Alla fine gli autori riuscirono a farlo ragionare». 

In quel programma conobbe suo marito.
«Vittorio Bianco, che faceva il bassista. Oggi non siamo più insieme, ma c’è un buon rapporto. Galeotto fu un libro di Bernarino Del Boca che aveva sul leggìo. Lo stavo leggendo anch’io, casualmente, fra mille. Chiacchierammo. E da lì scattò la scintilla».
Veniamo al Tai Chi.
«Iniziai a 9 anni ma con lo Yoga: mia madre si convinse che potesse farmi bene alla schiena. Dopo un brutto incidente in motorino, passai al Karate e al Kung fu. Per il Thai chi, che ora insegno in un paio di scuole del Milanese, ho imparato tutto dal maestro Chang». 

Che cosa dà in più il Tai chi?
«Aiuta a instaurare relazioni morbide, armoniose, a smussare gli angoli. Se una forza ti viene incontro non la devi contrastare, ma assecondarla e poi restituirla all’altro in modo virtuoso».
Quindi lei asseconda, abbozza.
«Faccio del mio meglio: però guardi che io nella vita sono stata aggredita cinque volte».
Pazzesco. Racconti.
«La prima volta, da ragazza, un drogato sotto casa mi strappò la collanina d’oro. Ero già cintura nera, avrei potuto dargli una ginocchiata, ma rimasi impietrita. Non sai mai come reagisci in certe occasioni». 

E poi?
«Più in là, una notte in periferia, stavo facendo servizio con un dottorino su un’auto medica della Croce rossa che andò in panne. Ci raggiunse una banda i balordi e attaccabrighe. Io uscii, guardai negli occhi quello che mi sembrava il capo, e gli andai incontro con tutta la mia energia e violenza verbale facendoli andare via tutti».
Eh, ma questo l’ha aggredito lei, però!
«In un certo senso, sì. Ma ho solo intuito quel che stava per succedere. Poi ho bevuto comunque 10 grappini per riprendermi. È che il Thai chi ti fa comprendere anche questo, ti dà la percezione». 

Ora lo insegnerà ai bambini in tv.
«All’inizio ero titubante, poi ho deciso di accettare. Bisogna essere molto semplici e faremo in modo di esserlo. Fra tigri, draghi, la paura del buio da far passare…».
È tornata per restare, o le toccherà invidiare ancora Licia Colò?
«Nooo, niente invidia. Chi lo sa?! Mi piace anche la Sagramola. Sono talmente poco invidiosa che le dico che se Licia mi desse anche un piccolo spazio nel suo programma, accetterei».


(DAL SETTIMANALE OGGI - MARZO 2020)

CORONAVIRUS * MARCO PREDOLIN: "SO BENE COSA VUOL DIRE ESSERE CONSIDERATO UN UNTORE"

Il conduttore tv Marco Predolin.
Se c’è uno che si intende di psicosi da virus, quello è Marco Predolin. Classe 1951, parmigiano di Borgonovo Val di Taro, il conduttore che negli Anni 80 sfondò nell’allora Fininvest con «M’ama non m’ama» e «Il gioco delle coppie», fu perseguitato, alcuni lustri fa, da una nomea di potenziale untore che gli azzoppò la carriera.

Marco, ci ricorda che cosa successe?
«1992, ero al culmine della mia popolarità. Nell’ambiente, messa in giro non si sa da chi, circolò la falsa voce che fossi malato di AIDS, la sindrome da immunodeficienza acquisita». 

Risultato?
«Qualcosa di strano, impalpabile ma incredibile: iniziarono di botto a non chiamarmi più, a non farmi più lavorare. Una cappa di silenzio, alimentata da voci e tam tam incontrollabili, fece sì che il mio nome mettesse paura: oddìo, il contagiato».

È un ambiente che a volte non ha pietà, quello dello spettacolo.
«C’era proprio il godimento di farla circolare, quella bufala, e ognuno, per renderla più credibile, aggiungeva particolari di fantasia frutto del passaparola. Una volta un produttore str… chiamò un amico, l’autore Marco Balestri, dicendogli: “Sono a Pavia, dove è ricoverato Predolin”». E lui gli rispose: “Peccato che Marco sia qui con me. Ora te lo passo”». 

All’ospedale di Pavia lei è anche morto, se non sbaglio.
«Non me ne parli: uscì La Notte, un quotidiano del pomeriggio che ora non esiste più, col titolo: “Marco Predolin morto a Pavia”. Presero per buono il lancio di uno speaker radiofonico locale. Anche voi giornalisti, soprattutto quelli della tv, ci avete marciato tanto».

Il vento della calunnia.
«Come quell’altra ghiotta perla che girò a lungo su due famose conduttrici tv che si volevano per forza amanti o su Richard Gere malato in un ospedale romano infettato da un topo finito chissà dove». 

E lei che cosa fece, per difendersi?
«Contro le leggende metropolitane non puoi fare nulla, ma quella cosa procurò alla mia carriera un danno davvero rilevante. E se dopo quasi trent’anni siamo ancora qui a parlarne…».

Girava anche con un certificato...
«Avevo fatto il test che accertava la mia sieronegatività: andai da Costanzo a mostrarlo in tv e poi tenevo sempre quel foglietto in tasca, per placare gli increduli. Fui letteralmente travolto da queste dicerie. In fondo andò peggio a chi ebbe la vita completamente rovinata perché tacciato di essere portatore di sfiga, come Mia Martini e Mino Reitano». 

Tra gli episodi più tristi?
«Quando mi fermai in un autogrill a predere un cappuccino, e poi andandomene sentii chiaro uno dei due baristi dire all’altro: “Lavala bene, quella tazza, perché quello è malato”. Cose che fanno male. Questo episodio mi ha ricordato quello recente di cronaca della signora di Ischia che ha preso a insulti i due pullman di presunti untori di Coronavirus dal Veneto. Ma ci rendiamo conto?».

Lei, con i dovuti distinguo, è come se avesse vissuto nell’ormai famosa «Zona Rossa».

«Non le invidio per niente, queste persone. Perché temo che anche quando tutta questa storia, gestita male dal nostro Governo, sarà finita, non riavranno la loro stessa vita sociale. Saranno sempre quelli di Codogno e dintorni. L’ignoranza impera». 

Perché dice che l’emergenza è stata gestita male?
«Perché gli altri Paesi europei hanno adottato un low profile, sono stati più “schisci”, come si dice a Milano. Noi subito a farci belli, a far vedere che siamo bravi, a pompare sui media, e ora col turismo agli occhi del mondo, come la mettiamo? Anche il Governatore della Lombardia, Fontana, che fa il video con la mascherina. Ma si può?».

Un danno d’immagine?

«Lo stesso che credo avrà Ischia per colpa di quell’incauta signora che crede di vivere in un talk del pomeriggio, e che credo ora sia ricercata da tutti gli albergatori ischitani». 

Come se ne esce?
«Oggi c’è più ironia, anche sui social. Ai miei tempi tutto fu preso molto più sul serio. Ma d’altra parte si tratta anche di situazioni in larga parte diverse».

Adesso lei che cosa fa?

«Sono rientrato appena in tempo da un viaggio a Bali, dove ho fatto incetta di vestiti: ho un negozietto di abbigliamento accanto al mio ristorante di Porto Rotondo, “Pirati italiani”. Necessitava di un approvvigionamento».


(DAL SETTIMANALE OGGI - MARZO 2020) 

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