domenica 29 marzo 2020

POLITICA * SALVINI, RENZI E MELONI: L'OPPOSIZIONE CHE RISCHIA L'OBLIO

Da sinistra, Matteo Salvini, Matteo Renzi e Giorgia Meloni.
Perché Matteo Salvini, Matteo Renzi e Giorgia Meloni sono così agitati? Perché hanno ben chiaro il quadro della situazione. Se Giuseppe Conte (che ora è pressoché intoccabile per via della gestione dell'emergenza) riesce anche a scollinare (ovvero a non far deragliare il Paese, dando soldi dove servono e strappandone altri all'Europa, che ha già dovuto far saltare i consueti blocchi), e arrivare all'ottimismo popolare del dopo-picco e vai che si scende, poi diventerà il salvatore della patria. Non lo butterà giù neppure il Padreterno, una volta superata la crisi sanitario/economica. Si farà pure la successiva legislatura col tutù e le ballerine ai piedi, non chiuderà soltanto questa. E per loro è finita. Sempre che l'Italia resti in qualche modo in piedi.

In quest'ottica "strategica" per il proprio orticello va registrata la bizzarra uscita di ieri di Renzi («Riapriamo subito tutto: fabbriche, scuole...»), che ha fatto scalpore e indignato tanti. Renzi, cinicamente ma lucidamente, sta scommettendo invece sul default sanitario/economico del Paese. Se non ce la faremo, se spunterà una crisi mortale per l'economia, quando Conte salterà, tutti ricorderanno il «Riapriamo tutto» di Matteo da Rignano e penseranno: «Però vedi, se all'epoca avessimo fatto come diceva lui...». E i suoi consensi aumenteranno. Magari arriverebbe anche al 10-15%, con un po' di fortuna.
È una scommessa rischiosa, molto cinica, ma se ora hai appena il quattro per cento e niente da perdere, forse ti conviene tentarla. È brutto a dirsi, eppure... D'Altra parte l'odiata coalizione della quale pure fa parte (senza un ruolo di potere e visibilità personale, che gli manca tantissimo) potrebbe buttarla giù anche con i suoi numerini attuali. Ma non lo può fare in questo momento perché passerebbe per quello che ha affondato la nave durante la tempesta.

Più complicato il caso di Salvini, al quale il Coronavirus nelle ultime settimane ha rubato tutta la scena. Invece di polemizzare, ha preferito limitarsi a qualche usuale pagliacciata di contorno e (giustamente) tacere, rimproverato però dal "suo" Vittorio Feltri. Che nei giorni scorsi, con un impeto di senile, forse incauta sincerità, gli ha scritto apertamente: ti sei rammollito. Torna a fare quello che sai fare meglio: cavalcare le paure della gente. Non so quanto Salvini abbia gradito quest'uscita di Vittorione (non si rivela sfacciatamente al cliente la ricetta dello chef, anche se è nota), ma secondo me fa bene Matteo da Milano a stare politicamente più schiscio in questo momento. Salvini non è mai stato un genio politico (solo uno scaltro e sciacallesco comunicatore), ma è molto meno stupido di quanto si impegni ogni giorno a dimostrare. Sa che sui migranti può giocare. Sulla salute e le tasche degli italiani, no. Anche se si traveste da paramedico per fare abboccare il suo fan club; ma ne risponderà alla sua coscienza. Certo, bisogna anche averne una...

Quella meno "appanicata" è Giorgia Meloni, che ieri ha fatto un rilievo sensatissimo (una critica al reddito di cittadinanza, quando in momenti come questi devi reperire per forza tanti redditi d'emergenza per chi non arriva a fine mese) e una polemichetta furba sui contributi statali che stanno per arrivare ai bisognosi: «No ai bonus-spesa vincolati, sì a 1.000 euro ciascuno». La talentosa Giorgia sa bene che gli italiani in miseria non amano essere costretti a comprarsi per forza il cibo, se con gli stessi soldi possono magari regalare al figlio l'ultimo modello di iPhone. È un paradosso, questo, ma anche una fotografia dell'Italia. Per favore non neghiamolo.
I più tranquilli? Il Pd, che ora deve solo stare nelle retrovie il più muto e defilato possibile (e ci riesce benissimo da sempre), e Silvio Berlusconi. Che dopo aver piazzato Guido Bertolaso a Milano e generosamente donato 10 milioni resta lì alla finestra (con vista sulla Costa azzurra) e tace. Godendosi la sua popolarità. Giustamente silente. In questo periodo, politicamente, stando all'opposizione, come fai sbagli.

lunedì 23 marzo 2020

MEMORIE DA UNA PANDEMIA (VOL. 1) * DAL PORTINAIO ZERO AI FURBETTI DEL CORONAVIRUS

-      Il mio ex portinaio, anzianotto ma li porta bene, quello che fu cacciato perché a quanto pare s’era fregato i soldi dei condomini con l’anticipo delle nuove chiavi del portone con la mappatura (l’unica volta che andai a una riunione di condominio fu perché mi pregò di tentare di salvarlo), s’è riciclato dal fruttivendolo all’angolo come consegnatore a domicilio di buste cariche di spesa. Lo vedo in giro ogni giorno con una mascherina azzurra. E potrei scommettere un milione di euro senza timore di perderli che, da quando è iniziata l’emergenza, è sempre la stessa. L’ho già ribattezzato Portinaio Zero.

-      Angela Merkel si sente un bullo perché ha più terapie intensive che anima. E quando ci penso mi girano modello ventola d’aerazione in capannone industriale, lo confesso.

-      Siamo sicuri che a Milano chiudere gli alimentari e i mini-market che tenevano aperto sino alle 22 o per tutta la notte sia stata una genialata? Ne ho un paio sotto casa e sino a pochi giorni fa non c’era accenno di fila. Ora ci sono code (ordinate però) che manco durante la distribuzione del pane ai tempi di guerra. Mah.

-      Sono cambiati gli sguardi anche fra noi che ci incrociamo quando portiamo fuori il cane. C’è una mesta complicità da Highlander metropolitani. Si scodinzola tutti a coda bassa e a debita distanza, naturalmente.

-      Visto che la farmacia più vicina ha messo un paio di cartelli a caratteri cubitali con la scritta: «MASCHERINE AMUCHINA ESAURITI – SOLD OUT» (l’inglese serve probabilmente a chi il il Covid-19 non l’ha preso in Ticinese ma in Inghilterra), ne ho ordinate un pacchetto su Ebay. Dopo faticosa ricerca, spunta un prezzo onesto con spedizione in 10-15 giorni. Le compro pagando con Paypal. Tempo 24 ore, mi arriva un messaggio da Ebay che annuncia la chiusura dell’inserizione perché potenzialmente fraudolenta. Ora devo attendere dieci giorni un’ipotetica consegna (che non ci sarà) per poi richiedere il rimborso. Ci mancano anche i furbetti del Coronavirus.

- L’alienazione è tanta. Ho un amico che abita in una villetta a Cologno Monzese. Mi ha confessato che ogni giorno prende una sedia e si mette sotto il porticato a guardare i pochi che passano in strada. Come Renato Pozzetto quando aspettava il treno in «Ragazzo di campagna».

domenica 22 marzo 2020

BIANCHERI (SANREMO): SAREI FELICE SE RAI DONASSE GLI UTILI DEL FESTIVAL A CHI LOTTA CONTRO IL CORONAVIRUS

Da sinistra, il sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri, Amadeus e Fiorello.
«La Rai potrebbe sicuramente fare la sua parte, e ne sarei felice».
Alberto Biancheri, sindaco di Sanremo, commenta l'appello, lanciato nei giorni scorsi proprio da questo blog e rivolto a Viale Mazzini, di destinare gli introiti dell'edizione 2020 del «Festival di Sanremo» condotto da Amadeus e Fiorello, ai medici e paramedici che lottano in prima linea contro il Covid-19. Per acquistare macchinari e presidi sanitari, ma anche per aiutare la ricerca. Molto attiva in Italia.
Un gesto altamente simbolico e al contempo concretissimo, che verrebbe dal primo evento di tv e spettacolo del Paese. La più grande festa degli italiani, e la più unificante.

Biancheri, la Rai in fondo siamo noi: è la prima azienda del Paese a produrre intrattenimento, news e cultura e vive di canone e pubblicità. Potrebbe fare il bel gesto?
«A me farebbe molto piacere se anche Rai facesse la sua parte, come qualsiasi ente, istituzione, azienda. Mi pare che in questo momento qualcosa si stia muovendo ovunque. Per esempio anche noi come comune abbiamo dato un contributo alla nostra Asl per comprare 90 mila mascherine. La Rai ha i suoi bilanci, e se può farlo è il momento di devolvere. Poi ora c'è l'emergenza sanitaria, ma quando vedremo la luce in fondo al tunnel ci sarà un'economia da rimettere in piedi: commercio, turismo, artigianato. Tutto».
È stata anche l'edizione dei 70 anni di Sanremo, altamente simbolica in un momento mai così drammatico per l'Italia...
«Sì sì, capisco perfettamente il suo ragionamento e non fa una grinza. Bisogna comunque considerare una cosa: non conosco i loro bilanci ma per la Rai Sanremo rappresenta un bell'introito, a quanto so. Forse fondamentale. Se lo chiedesse a me, che come comune dalla convenzione con loro prendo fra i quattro e i cinque milioni, avrei qualche difficoltà. Rischierei il default».
Ma infatti la richiesta non si rivolge a voi, bensì alla Rai. Che ha canone e pubblicità per tutto l'anno e che credo - nell'eccezionalità dell'evento - se lo possa anche permettere.
«Naturalmente. La Rai laddove ha gli spazi e i margini per poterlo fare, lo può fare sicuramente. Fra l'altro è un'azienda pubblica, è di fatto una partecipata del Governo, quindi a maggior ragione potrebbe fare benissimo la sua parte. Considero questa una buona proposta».
Tra l'altro gli ultimi festival sono andati benissimo.
«Molto, anzi moltissimo. Io ho fatto da sindaco ormai sei Festival e sono stati un vero successo: i tre di Carlo Conti, i due di Claudio Baglioni, e questo di Amadeus, che fra parentesi anche per la Rai è stato eccezionale, diciamolo. Ben oltre le aspettative».
E l'evento, per un benevolo capriccio del destino, si è salvato di un soffio dall'emergenza, che è iniziata subito dopo la fine.
«Non me ne parli. È stato un miracolo. Sarebbe stata una tragedia per tutti: non solo sul piano economico, ma anche per i controlli, per l'aspetto organizzativo. Sarebbe stato impossibile realizzarlo. Anche perché Sanremo in quella settimana passa da 60 mila abitanti a circa 130 mila. Quindi...».

mercoledì 18 marzo 2020

CORONAVIRUS * IL MIO APPELLO ALLA RAI PER SANREMO E I SOLDI DEI GRANDI IMPRENDITORI


La proposta che ho lanciato ieri (l'appello alla Rai di donare gli introiti del Festival di Sanremo 2020 a chi lotta in prima linea contro il Coronavirus) a quanto pare è piaciuta molto, ha avuto una caterva di condivisioni su Facebook e migliaia di visualizzazioni ovunque. Un consenso unanime. Non sarà semplice ma sarebbe tecnicamente fattibile (basta la volontà di farlo): continuerò a battere il ferro e vediamo se riusciamo a portare a casa il risultato. Sarebbe un sogno. Trovate tutto cliccando sul video sotto e sopra questo testo.

Intanto, sempre ieri, dopo avere chiesto e ottenuto il suo uomo, Guido Bertolaso (al quale doveva un favore per averlo sedotto e poi scaricato per le elezioni a Roma nel 2016) in Lombardia, Silvio Berlusconi ha donato 10 milioni di euro alla causa. Non è una polemica politica, lungi da me: soltanto una pura constatazione per capire il rapporto causa effetto nelle cose. D'altra parte quando si mette mano al portafogli in modo così generoso, non ci può essere spazio per polemiche di sorta.

Dopo Silvione, nella virtuosa e benedetta gara a chi la beneficenza ce l'ha più lunga, anche un erede Caprotti (Esselunga), la famiglia Agnelli e Moncler hanno messo sul piatto altri 10 milioni ciascuno. Aveva iniziato Giorgio Armani con due, e prima ancora i Ferragnez con i loro 100 mila euro diventati al momento 3 milioni con la sottoscrizione aperta subito dopo.
Cari ricchi, sappiate che quando fate così ci siete parecchio simpatici.

martedì 17 marzo 2020

CARA RAI, DONA GLI INCASSI DI «SANREMO 2020» A CHI LOTTA CONTRO IL CORONAVIRUS



Nel video qui sopra, la mia modesta proposta a Viale Mazzini: donare tutti i proventi delle cinque serate del Festival di Sanremo condotto da Amadeus e Fiorello (e scampato di appena un soffio alla quarantena da Coronavirus) a chi lotta in prima linea contro questa maledizione che ci è caduta sulla testa: medici, operatori delle ambulanze, ai tanti dietro le quinte che sono ogni giorno al fronte. Per l'acquisto di respiratori, mascherine, presidi sanitari di ogni tipo. Si tratta di qualche milione di euro ma non sarebbe poi così difficile, e la Rai stessa ne trarrebbe enormi vantaggi d'immagine, dimostrando di tenere al Paese e di essere - come un tempo - mamma e non matrigna. Basterebbe solo volerlo e fare (presto) il calcolo della differenza tra ricavi e costi. Ci riusciremo? Almeno proviamoci. A volte i miracoli riescono.

venerdì 13 marzo 2020

CONTRO IL CORONAVIRUS * DONARE PER I RICERCATORI DELL'UNIVERSITA' DI PAVIA

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Si può fare qualcosa per dare una mano in questo momento, oltreché restare a casa? Sì, si può. Si può fare per esempio una donazione di qualsiasi tipo e importo (anche assolutamente anonima) a questo crowdfunding (cliccare sul link qui sotto per aprire direttamente la pagina) per combattere il Coronavirus aperto da Giovanna Riccardi, docente di Microbiologia dell'Università di Pavia.
Sta raccogliendo fondi per aiutare i professori di prima linea Fausto Baldanti e Raffaele Bruno (quest'ultimo appena visto in tv in un epico j'accuse contro il politico Luigi Marattin) nella loro attività. Pensate, Baldanti ha già messo a punto un kit diagnostico per il Covid19 che dà risultati in un'ora. Diamo una mano ai nostri ricercatori, anche condividendo questo crowdfunding, perché sono una risorsa preziosissima e mai come in questo momento ne hanno bisogno.

Ecco il link diretto per donare:

https://universitiamo.eu/campaigns/iostoconlaricerca/

BCE * CHRISTINE LAGARDE, NON MI FACCIA PENTIRE DI ESSERE DA SEMPRE EUROPEISTA

Christine Lagarde, Presidente della BCE.
Gentile Signora Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.
Non Le sarà di certo sfuggito che oggi la Borsa italiana (in un solo giorno) ha perso 17 punti. Diciassette. Dopo che da 20 giorni a questa parte, cioè dall'inizio della crisi Coronavirus, Piazza Affari è scesa di 40 punti percentuali. Un tracollo mai visto. Siamo vicini alla perdita della metà del valore in neppure un mese.
È il mercato, bellezza. Si rischia. Ok, perfetto.

Mi dicono gli esperti che però Lei, pur avendo fatto una buona iniezione di liquidità, non si sia data da fare attivamente (per esempio agendo sui tassi) per mettere un pochino più al sicuro il sederino di questa nostro sventurato Stivale. Il primo a essere colpito duramente dalla pandemia, e non è sicuramente colpa nostra. Ora ci ritroviamo anche uno spread molto preoccupante, le cui sorti Lei oggi, con grande puntualità ma forse incautamente, ha affermato e dimostrato di non avere particolarmente a cuore.


Dal momento che in quel 40% di soldini che hanno preso momentaneamente il volo (ma chissà per quanto tempo e quanti saranno recuperabili) sui mercati c'è anche una bella fetta dei miei risparmi, io - glielo dico senza timore alcuno - ora trattengo a stento le imprecazioni più colorite. Anzi, non le trattengo affatto. Sono giorni che smoccolo come un portuale. E oggi ero vicino al TSO.

So che Lei non è certo Mario Draghi, il suo assai compianto predecessore, che era particolarmente sensibile alla situazione del Paese che gli ha dato i natali. Però, visto che facciamo parte dell'Europa e che viviamo un momento emergenziale universalmente riconosciuto, mi aspetto in futuro di trovare dalla sua personcina maggiore attenzione alle nostre sorti, e confido di trovarla. Lo sa perché? Perché ho trovato bello anche il videomessaggio motivazionale di ieri della sua collega Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione europea, a noi dedicato. Stupende parole. Meravigliose. Toccanti e pregevoli. L'ho trovato così bello che ora mi aspetto sia seguito dai fatti. Sono sempre stato un fervente europeista, non fatemene pentire proprio ora che ne abbiamo drammaticamente bisogno. Altrimenti ci metto poco a passare nelle file di coloro (e qui in Italia - non le sarà sfuggito perché è persona attenta - non sono pochi) che l'Europa non l'hanno in particolare simpatia.
Perché il giocattolo non si rompa, va maneggiato con cura.
Lo state facendo? Mah.
Cordialità.

CORONAVIRUS * MILANO IMPAURITA E SEMI-VUOTA RISCOPRE LA GENTILEZZA

Milano. Il Naviglio Grande vuoto di sera dopo la stretta anti-Coronavirus del Governo.
Forse si inizia, pian piano, a capire. Del resto non c'è come chiudere tutto per far sparire magicamente la gente da ogni dove.
La Milano brulicante e clacsonante alla quale siamo abituati è semi-deserta, e noto che spesso il 15, il tram che mi passa sotto casa, fa corse totalmente a vuoto. Altre segnalazioni di mezzi pubblici vuoti mi arrivano da più parti della città.
Neanche un cristiano a bordo. Tramviere a parte, che si guarda in giro spaesato, come gli ubriachi che nei film vagano nei villaggi del Far West. Disorientato come i pochi passanti, che hanno scoperto la lentezza vaga di chi non ha niente da fare. Si abbozza persino un sorriso, a volte, tra vittime della stessa sorte. C'è un po' più di malandata gentilezza in circolo. Chi porta in giro il cane, chi si muove con la dovuta circospezione verso non si sa bene quale meta. Ci si guarda negli occhi da lontano e spesso si fa anche il giro largo per non essere costretti a incontrare gente che si avvicini troppo a quel metro di zona di rispetto (ma adesso i cinesi dicono addirittura 4/5, quando saremo arrivati a 10 avvisate) ai quali ci sta abituando questa maledetta minaccia invisibile che mette angoscia. Che secca la pelle. Che toglie il fiato.
Milano. Il Naviglio Pavese di sera vuoto dopo le misure del Governo per arginare il Covid19.
I negozi di sera sono chiusi tutti. Restano in attività solo i mini-market degli alimentari e ieri sera, a sorpresa, nella mia zona, che è quella del Ticinese, anche una gelateria, la Riva Reno. Credo soltanto per accogliere i riders per le consegne a domicilio. Anche sui Navigli, pieni come un uovo sino a sabato scorso, e nella vicina Darsena, vedi soltanto qualche fantasma a fare quattro passi.
Ha mollato il colpo (persino di giorno) il bar di un irriducibile che aveva ostinatamente tenuto aperto anche dopo le 18 durante il primo decreto che imponeva la chiusura. Stessa decisione anche per il titolare di un altro bar nei dintorni di Piazza Piemonte, che incontro portando Masha in area cani. «Ho otto dipendenti, facevo al massimo 40-50 coperti in pausa pranzo e poi niente per tutta la giornata. Tanto valeva tirare giù la saracinesca per un po', finché non sarà finita» mi dice. «Il guaio è che da questa cosa ci riprendiamo fra due anni». «Due anni?!» gli faccio io con l'aria di chi non crede alle favole. E lui corregge il tiro, conscio dell'amara realtà. Poi mi racconta di gente che frequenta il suo bar. «Ce n'è uno che aveva una fiorentissima società che cura eventi e catering. Avevano un calendario che non finiva più: manco uscivano dall'ufficio. Lavorava 20 ore al giorno e gli portavamo i panini sulla scrivania. I clienti hanno annullato tutto. Tutto, fino a data da destinarsi. È disperato. Un altro - erano marito e moglie - con un'azienda simile ma già scricchiolante, ha approfittato dell'occasione per chiudere definitivamente».

Anche dal mio paesello, in Oltrepò Pavese, solitamente refrattario a ogni cambiamento, mi arrivano voci di gente in rispettosa coda e a debita distanza, per entrare nella piccola salumeria.
Anche lì è arrivato Mr. Covid19. E da adesso, per tutti, niente sarà più come prima.

lunedì 9 marzo 2020

RAI CULTURA * TANTI BIG PER CELEBRARE «I GRANDI DELLA LETTERATURA»

Alessandro Manzoni.
Dal “divino” poeta al creatore dei “Promessi Sposi”, dal fondatore della narrativa italiana all’“uomo di pena”: Dante e Manzoni, Boccaccio e Ungaretti. E molti altri, autori simbolo della grande produzione poetica e narrativa del nostro Paese. Sono “I grandi della Letteratura”, il programma di Rai Cultura in onda da oggi 9 marzo alle 15.20, dal lunedì al venerdì, su Rai3. Un programma come un libro, da “leggere” insieme a Edoardo Camurri, autore - insieme a Errico Buonanno, Michele De Mieri e Tommaso Giartosio – di questa produzione realizzata con la supervisione del Comitato Scientifico composto dai professori Carlo Ossola, Gabriele Pedullà e Luca Serianni. Protagonisti, attraverso le proprie opere, venti grandi della letteratura. 

Nella prima serie, intitolata “Dalle origini all’Ottocento”, obiettivo su Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Foscolo, Manzoni, Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli. Nella seconda, “Il Novecento”, ci sono, invece, Svevo, D’Annunzio, Pirandello, Ungaretti, Gadda, Montale, Pavese, Morante, Calvino, Pasolini. In ogni puntata Camurri – insieme a un suo ospite – ripropone la trama del principale capolavoro di ciascun autore. E’ il punto di partenza per un viaggio che tocca vita, opera, poetica, lingua e stile, e fortuna di ciascuno dei grandi. Un racconto arricchito dalle letture affidate a Licia Miglietta, che ne cura in modo particolare l’interpretazione, e l’intervento di due critici, per scoprire ciò che si deve assolutamente sapere su quell’autore, ma anche per ricevere un punto di vista diverso, spunti inediti, suggestioni. 

Tra i nomi: Marco Belpoliti, Alfonso Berardinelli, Piero Boitani, Lina Bolzoni, Simona Costa, Giulio Ferroni, Matteo Marchesini, Massimo Onofri, Marco Santagata. In ciascuna puntata vi sarà anche il contributo di una voce autorevole del passato, selezionata dalle Teche Rai, come Vittore Branca su Boccaccio o Natalino Sapegno su Leopardi. Per la scenografia, infine, “I grandi della Letteratura” si affida a una città italiana significativa per la vita o per l’opera dell’autore, come Bologna per Carducci, o Venezia per Foscolo, o ancora Napoli per Boccaccio; oppure a luoghi particolarmente evocativi come la Città ideale di Buzzi per Ariosto o i giardini di Bomarzo per Leopardi. Ad aprire la serie, lunedì 9 marzo, Dante Alighieri. Un “poeta plurale” lo definiscono gli autori: “L’erede di numerose tradizioni culturali, ma anche lo sperimentatore di tutte le possibilità della parola poetica e dell’invenzione letteraria. 

L’intellettuale direttamente impegnato in politica, che alla crisi della politica dedica le sue profezie più sferzanti. Uno tra i maggiori poeti d’amore, ma anche il grande cantore dell’amor sacro”. In primo piano, la sua Divina Commedia e, in particolare, l’episodio di Ulisse nell’Inferno e la visione di Dio alla fine del Paradiso. A spiegare Dante, insieme a Edoardo Camurri, ci sono i critici Alfonso Berardinelli e Marco Santagata, e il filosofo Sergio Givone. Le riprese sono state effettuate a Firenze: il racconto del grande poema, in particolare, è stato ambientato nell’antico Museo della Specola.

lunedì 2 marzo 2020

MILANO FASHION VIRUS * LA DARK LADY CON LA MASCHERA (NERA) CONTRO LA PANDEMIA

Milano Fashion Virus. La ragazza misteriosa con la maschera contro la pandemia.
Milano. Un metro e 75, mora, capelli lunghi e mossi, stilosissima. Età stimata 30 anni o poco meno. Look total black. Mi ha svoltato la giornata e ora vi spiego perché.
Aveva lunghi stivali neri, un lungo impermeabile nero, e ogni dettaglio e accessorio nero, dello stesso punto di nero a pantone. Compresa una mascherina anti-coronavirus ovviamente e totalmente black. Stavo portando fuori il cane, e l'ho vista da lontano. Volevo fotografarla, era un'occasione troppo ghiotta. Ho fatto una corsa (Masha deve aver pensato: ma guarda, questo quindi sa anche correre) e l'ho raggiunta, fin sulla porta di casa. Si gira ed era oltre ogni possibile desiderio: era la Milano della fashion week che si adatta ai tempi del colera. La mascherina poi, l'apoteosi del raffinato lavoro sartoriale. Un rettangolo di cotone (credo) con quattro laccetti, che le copriva naso e bocca e sul quale erano incisi motivi floreali in nero satinato. Satin, signori. Una cosa da perversione modaiola assoluta.
Ho chiesto, ho pregato, ho implorato di concedermi una foto (ci avrei campato cent'anni), ma non ha accettato. Ha sorriso, ha riso, si è chiusa alle spalle quel maledetto portone, e mi ha lasciato lì, senza il conforto di uno scatto straordinario.
E oggi siamo tutti più poveri.

mercoledì 26 febbraio 2020

DODI BATTAGLIA A LAMEZIA TERME CON «PERLE - MONDI SENZA ETÀ»

Dopo il rinvio della data bresciana causa Coronavirus (si attendono news per gli altri appuntamenti al Nord), non si ferma nei teatri "PERLE – Mondi senza età", la tournée di Dodi Battaglia che nell'edizione 2018-2019 ha registrato grande affluenza di pubblico e numerosi sold-out, toccando importanti città come Torino, Roma, Milano e Verona. Domani, 27 febbraio ore 21.00 al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme (recupero data 10 gennaio).

«Il mio tour dedicato alle vere e proprie perle musicali dei Pooh sta facendo riscoprire a tanti fan una parte del repertorio del gruppo per certi versi trascurato perché la band era sempre proiettata verso il futuro ed i live ambientati nei grandi spazi. Riproporre ora quelle canzoni permette un po' a tutti noi, musicisti e pubblico, di guardare all'importante contributo dato alla storia della musica italiana anche attraverso brani così particolari ed intensi», commenta Dodi Battaglia.

Nato da un'idea del chitarrista, cantante e compositore Dodi Battaglia, "PERLE - Mondi senza età" propone live una serie di brani appartenenti al repertorio più ricercato ed intenso dei Pooh, caratterizzato da liriche intimiste cui l'ambientazione del teatro sa essere il giusto scenario e contribuisce a creare con il pubblico un coinvolgimento particolarmente intenso.

La scaletta del concerto, aggiornata e rivista rispetto alla passata edizione per offrire al pubblico la riscoperta di brani troppo a lungo esclusi dalle performance live, accompagna lo spettatore in una ideale esplorazione dell'emozione toccando temi come l'amore, la società, il rapporto tra uomo e donna, il viaggio inteso come scoperta del mondo e del proprio io, tratteggiando i molteplici aspetti dell'animo e della storia umana.

Alcuni dei nuovi titoli: "Per una donna", "Danza a distanza", "La città degli altri", "Lei e lei", "Comuni desideri", "Dialoghi". Senza dimenticare "Un'anima", il brano firmato con Giorgio Faletti e nato da un provino embrionale inciso dal compianto attore e scrittore: calandosi nelle atmosfere e nelle intense immagini evocate da Giorgio, Dodi ha seguito l'onda emotiva che ne è scaturita ed ha portato a compimento la canzone, nel rispetto di quanto Faletti voleva comunicare e mettendo in gioco a sua volta la propria ispirazione.

Alle intense atmosfere evocate brano dopo brano, si accompagna l'interpretazione di Dodi Battaglia che, impegnato in un vero e proprio dialogo con la propria chitarra, sottolinea le strofe e connota le melodie con i virtuosismi che da anni accendono l'entusiasmo del suo pubblico.

Ad accompagnare Dodi sul palco una band affiatata e rodata negli anni dai numerosi eventi live: Rocco Camerlengo alle tastiere, Beppe Genise al basso, Marco Marchionni alle chitarre, Carlo Porfilio alla batteria, Costanzo Del Pinto e Raffaele Ciavarella i vocalist. 

martedì 25 febbraio 2020

CORONAVIRUS * A LODI E CREMA LA MALEDIZIONE DEI TRE BACETTI

Lodi e Crema: l'abitudine dei tre baci sulla guancia ci sta costando cara.
Che potesse partire tutto dal Lodigiano, era chiaro da tempo. Circolavano già alcuni studi fra gli scienziati più avvertiti, ma sono stati accuramente nascosti all'opinione pubblica. Questi disinvolti signori (anche a Crema, non facciamo finta di niente, amici cremaschi) hanno la dannata abitudine di fare tre bacetti sulla guancia quando incontrano e salutano qualcuno che conoscono. Non uno. Non due. Ben tre bacetti. Sinistra, destra, ancora sinistra. Siamo allo sprezzo del pericolo mascherato da affettuosità. Hanno lanciato da anni nel Nord Italia questa maledetta moda che ora ci sta costando cara. È chiaro che più aumenta il numero dei bacetti, come dice in modo chiaro anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più aumentano l'esposizione e il rischio di contagio (oltreché la rottura di zebedei quando incontri la gente). Ma questi nuovi untori, no. Loro se ne fregano degli altri, e ora eccoci in questa situazione. Per colpa loro. Grazie lodigiani. Grazie cremaschi. Grazie tre bacetti! Col cazzo che ve li do, quando vi incontro.

mercoledì 19 febbraio 2020

FABRIZIO «PIPPO» LAMBERTI («CAVALLI MARCI») DEBUTTA COME SOLISTA

Fabrizio Pippo Lamberti, ex dei Cavalli marci.
Dopo trentacinque anni di carriera, Fabrizio “Pippo” Lamberti esordisce come solista in
Pessimismo e fastidio. Maledetta musica. Il concerto in forma di racconto andrà in scena
sabato 29 febbraio 2020 (ore 21) al Teatro Carignano di Genova (viale Villa Glori 8), la sua
città. Lamberti è musicista, attore, autore comico e in questo spettacolo non rinuncia a niente.
Seduto al pianoforte, per la prima volta fa respirare in autonomia la qualità della sua musica,
allontanata dai film, dalle fiction e dai programmi televisivi per cui è stata composta. Sono le
immagini questa volta a fare da sfondo al concerto, proiettate su uno schermo come un tappeto
visivo perfettamente sincronizzato. Il primo omaggio di Pippo è a suo padre Dani, musicista,
arrangiatore, grande appassionato di bebop, che gli ha regalato ritmi e suoni, oltre allo sguardo
aperto, ottimista, generoso sul mondo creativo scelto da entrambi: un’influenza che è affinità più
che corredo genetico.

Ma con Lamberti alle emozioni segue sempre l’ironia. Tra un brano e l’altro
rivela i retroscena del mondo abbagliante in cui ha vissuto come direttore musicale di Roberto
Vecchioni, in tour o in studio con Eugenio Finardi, Eros Ramazzotti, Pierangelo Bertoli, Gregory
Darling, Angelo Branduardi, Fiorella Mannoia, Thomas Perry, tra gli altri. Ricorda l’eccezionale
esperienza dei Cavalli Marci, gruppo comico musicale che ha fondato nel 1996 insieme a Claudio
Nocera: un collettivo, di cui è stato direttore musicale e attore, che ha lanciato tanti artisti e uno
stile veloce, cinico, irresistibile. Dal repertorio dei Cavalli ripesca due personaggi indimenticabili,
Peo e Peo, li affida alla matita di Matteo Merli e li trasforma in fumetto. Così, con la tuta blu da
operai, Peo e Peo attraversano lo schermo come attraversavano il palcoscenico sotto il peso degli
scatoloni, ripetendo il tormentone “Pessimismo e fastidio” con cui censurano altri sfoghi sanguigni
ma non il più feroce disincanto. In questo alternarsi di parole e musica, con un effetto “sliding door”
Lamberti introduce il confronto con la persona che avrebbe potuto diventare continuando a
studiare giurisprudenza anziché fare il musicista. Il Pippo di oggi interagisce con il suo alter
ego avvocato che gli parla dallo schermo, un individuo di bassa moralità che difende i disonesti.
Una prova d’attore che, tra una risata e l’altra, si porta dietro una riflessione sulle scelte e le
opportunità che il mestiere dell’artista si porta in dote.

sabato 15 febbraio 2020

DA OGGI MI TROVATE ANCHE SU «TPI», CRONACA E SPETTACOLI BY SELVAGGIA LUCARELLI

Amici, vi segnalo che da oggi mi trovate anche qui, sul sito più deliziosamente cool e cazzuto del momento: TPI.IT.
La cui sezione cronaca e spettacoli è diretta da Selvaggia Lucarelli. Collega che conosco da una vita e che considero (da tempi non sospetti, non facciamo i furbi) dannatamente brava.
Cercheremo (e nello specifico cercherò) di fare ciò che lo slogan che vedete qui sotto promette: «L'informazione senza giri di parole». Visto che dilagano ipocrisia e leccaculismi, penso ce ne sia un gran bisogno. E poi divertirci appassionando il lettore.
Inizio con un pezzo sul «Grande Fratello Vip 4».

sabato 8 febbraio 2020

FESTIVAL DI SANREMO ° ELIMINATO MORGAN, PATETICO IN MODO QUASI STRUGGENTE

Morgan è un personaggio penoso in modo quasi struggente, pari a un Oliviero Toscani o a un Matteo Salvini qualsiasi. Strumentalizzerebbe qualsiasi cosa per un minimo di visibilità. 
Non avrebbe mai vinto Sanremo 2020, e ha preferito farsi eliminare con questa pagliacciata di performance ai danni del collega Bugo, che si esibiva con lui. Che se non altro gli porta un po’ di ritorno mediatico e qualche ospitata (pagata) in più in televisione. Questione di puro calcolo di un signor nessuno che non sa cantare, si crede Mozart, e invece non va oltre il ballo del quaqquaraquà.
E per fortuna che il pezzo che portavano sul palco dell'Ariston si intitolava «Sincero».

giovedì 6 febbraio 2020

«SPECIAL GUEST» (DEAKIDS) INTERVISTA I BENIAMINI DEI RAGAZZI A SANREMO

Luca Dellisanti a Sanremo con Diletta Leotta.
Da venerdì 7 febbraio arriva su DeAKids, il canale per ragazzi del gruppo De Agostini Editore visibile in esclusiva su Sky al canale 601, "Special Guest", un nuovo breve formato televisivo che racconterà la musica ai ragazzi ospitando ogni volta l'intervista di un ospite davvero speciale: DeAKids, sarà a Sanremo durante la settimana del festival e incontrerà i beniamini dei ragazzi che si racconteranno a ruota libera tra musica, passioni, rapporto con i fan e aneddoti divertenti.  Le interviste (a cura di Luca Dellisanti, esperto di spettacolo leggero) andranno poi in onda a partire dal 7 febbraio, alle ore 14.25 e all'interno del palinsesto della rete tra un programma e l'altro.


La musica tornerà protagonista ancora una volta su DeAKids, a partire dal 24 febbraio con le nuove puntate di "Ready Music Play", il programma musicale del canale condotto da Jody Cecchetto con le 4 influencer Sofia Dalle Rive, Caterina Cantoni, Giulia Savulescu e Virgitsch. Dopo il successo delle prime puntate andate in onda a dicembre, Jody Cecchetto & Co torneranno a far compagnia ai telespettatori con nuove canzoni e nuovi videoclip da realizzare. L'appuntamento con i nuovi lipsync del programma è per lunedì 24 febbraio alle ore 14.10 su DeAKids (Sky, 601). Le nuove puntate di "Ready Music Play"saranno on demand su Sky dal 17 febbraio.

SANREMO, SECONDA SERATA * AMADEUS & SOCI, PIETÀ: NON SI PUÒ FINIRE ALL'1.40

Fiorello a Sanremo nei panni di Maria De Filippi. Era una gag così divertente?
Il Festival di Sanremo tiene botta, anche perché gioca furbescamente protraendosi a oltranza. La seconda serata ha portato a casa 9,6 milioni di spettatori con il 53,3% di share. Piatto ricco mi ci ficco (c'era anche l'attesissima reunion pop dei Ricchi e Poveri, che dopo aver incassato il sontuoso cachet pare si chiameranno solo Ricchi), fra lustrini, cotillons e la rediviva Sabrina Salerno, che si conserva criogenicamente.

Per il resto, qualcuno in Rai si metta una mano sulla coscienza: non si può finire una serata festivaliera all'1.40 di notte (la sera prima non andò molto meglio: 1.25). Non tanto per il povero Michele Zarrillo, che non è più di primo pelo ma lotta insieme a noi e che ieri si è esibito per ultimo, all'una e mezza, ma per il disperato spettatore medio, che se vuole ascoltare tutte le canzoni in gara (teoricamente Sanremo nasce e vive per quello, non dimentichiamolo) deve fare sforzi ciclopici. C'è anche gente che lavora - a Viale Mazzini perdonino la volgarità - e che la mattina dopo si alza molto presto. Questa immane dilatazione degli orari per farcire troppo il cappone non è certo un buon servizio al servizio pubblico. Lo sappiamo: finire tardi consente anche di alzare lo share perché gli altri si spengono e si alza la media, ma lasciatelo fare al «Grande Fratello Vip». Chiudo la lagnosa parentesi, ma era quantomeno dovuta. Sono orari indegni.

Fiorello, intanto, fa cose strane: stavolta ha pressoché rinunciato ai testi, alle performance virtuosistiche (se si eccettua l'ottima «La classica canzone di Sanremo», in stile Rocco Tanica), per varare una sorta di co-conduzione in modalità cazzeggio in combinato disposto con Amadeus. Funziona? Sì, nelle innocue scemate da villaggio Valtur Anni 80 Rosario è imbattibile, ma un po' di lavoro autorale, no? Era davvero così divertente la gag iniziale, quando si è presentato vestito da Maria De Filippi, con lei che ha colto la palla al balzo per intervenire al cellulare? A mio avviso non particolarmente. Sono quelle cosette simpatichine, graziosine, ine ine, che vanno bene, sì, ma come riempitivo. Non si può rinunciare a tutto il resto. E da Fiorello ti aspetti che ribalti il mondo.

Le canzoni. Potrei pentirmene amaramente ma ho trovato suggestiva e innovativa (rispetto ai suoi standard) quella di Piero Pelù. A proposito, una pacca sulla spalla: passare dai Litfiba a Sanremo transitando per The Voice non dev'essere semplice per uno che si contorceva sul palco mandando affanculo il mondo. Interessante (per molti aspetti) anche Levante. E ruffianamente solida «Viceversa», di Francesco Gabbani. Che al momento è saldo in testa nella classifica che fonde i voti delle prime due serate. Totalmente dimenticabile invece il buon Paolo Jannacci, ottimo strumentista, che poteva lasciare il Festival al ricordo del padre.

Infine, per la fortunata serie: a tutte le donne sul palco facciamo recitare un pistolotto sennò passano per belle statuine ed è politicamente scorretto, gli autori (col pubblico letteralmente agonizzante dell'1.35) hanno piazzato un paio di minuti di Laura Chimenti, fascinosa giornalista del Tg1, che leggeva una lettera alle figlie per ribadire quanto mamma ami le proprie creature. Ma parlatevi la mattina davanti al cappuccino e ai corn flakes, benedetto Iddìo. Che ci costa anche meno dell'Eurovisione.

mercoledì 5 febbraio 2020

FESTIVAL DI SANREMO, PRIMA SERATA * ONESTA, TROPPO LUNGA, SENZA MAGIA

Diletta Leotta, Amadeus e Rula Jebreal a Sanremo
Sul piano degli ascolti, diciamolo subito, è andata prevedibilmente  benissimo: 10.058.000 spettatori con il 52,2% di share. Meglio del debutto dei Sanremo 2019 e 2018 di Baglioni. Con buona pace degli hashtag sovranisti #BoicottaSanremo e #IoNonGuardoSanremo, che hanno lasciato il tempo inutilmente trovato. Ma veniamo alla pura critica.

Il Festival di Sanremo è (già dagli anni baudiani) un reiterato sequestro di persona che dura 5 ore (ieri sera 4,54, contando anche la mezz'ora di preambolo) e che coinvolge milioni di persone. E la tendenza alla farcitura ricca del cappone, per esigenze amical-pubblicitarie, sta col tempo persino peggiorando. Non si prendono, però, le dovute contromisure.
Se lavori in questo modo, devi essere anche in grado di dare al tuo lungo, lunghissimo, interminabile prodotto quella magia che ieri non c'è stata. Il carismatico Claudio Baglioni, giusto per fare un esempio recente, riusciva a crearla. Amadeus, che è un bravo ragazzo da bosco e da riviera (ligure), no. Alla Rai lo sapevano e gli hanno affiancato il vulcanico Fiorello, che però ieri sera appariva sottotono e soprattutto con testi alquanto deboli. Intendiamoci, il ritmo, prima lento, poi è decollato (proprio per la necessità di farcire il cappone: se hai troppa carne al fuoco devi fare presto), sono stati eliminati giocoforza alcuni classici, inutili siparietti pseudo-umoristici. Ma non è bastato a sollevare lo show da quella onesta medietà senza guizzi che se si può accettare alla prima serata d'assaggio, diventa pericolosa dalla seconda in poi.

Intanto Amadeus, dopo la memorabile gaffe di «un passo indietro», ormai presenta le donne del Festival col timore reverenziale del politicamente corretto e per sicurezza si fa scrivere tutto da un team di avvocati.

C'era il monologo di Rula Jebreal (sullo stupro; pagina alta, appassionata, sofferta, delicata, significante), e c'era quello della bombastica Diletta Leotta (sull'invecchiare serenamente, come il pubblico a casa e in platea), inutile, sciatto nella scrittura e soprattutto poco credibile dal suo pulpito. La stessa pagina, magari con qualche luogo comune in meno e più sentitamente, avrebbe potuto recitarla un'Isabella Ferrari.

A livello di presentazione (non sto a discutere la scelta dei pezzi, da Modugno a Mia Martini), Tiziano Ferro è stato buttato via. Se hai uno come lui nel cast devi montarci sopra la panna come neanche Joe Bastianich quando fa pubblicità all'ultimo McDonald. Cosa che Amadeus non ha fatto, non so se per volontà propria o autorale, o per limiti. Ma Ferro sembrava poco più di un riempitivo, ed è un grosso errore.

Veniamo ai pezzi. Mi limito a citare quelli che spiccano. Come la potente intepretazione della tanto contestata Rita Pavone, che sarà pure Nefertiti, ma aveva la canzone migliore, più tosta e meglio arrangiata del Festival. E se quel gran furbacchione di Achille Lauro ha indossato l'agghiacciante tutina giusto per farci parlare, anche il suo brano meritava. E così pure l'intensissimo Diodato. Pezzo straziante e sensibile. Unico difetto: prima di terminare l'ascolto devi chiamare il coroner per te stesso. Alla fine prevalgono in classifica al momento Le Vibrazioni, che non vibrano granché perché hanno sempre il solito pezzo da quando hanno iniziato a vibrare.
Tra gli ospiti, Al Bano e Romina hanno proposto un brano inedito scritto da Cristiano Malgioglio. Che sedeva in prima fila, sempre più in modalità Karl Lagerfeld. 
Stasera c'è la reunion dei Ricchi e Poveri, «e sarà, sarà quel che sarà...» (cit.).

lunedì 3 febbraio 2020

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (6 di 6): «HO VINTO 5 FESTIVAL DI SANREMO: ECCO QUALI»



Nel video qui sopra, la sesta e ultima parte della mia lunga intervista al partenopeo Beppe Vessicchio, che con Sanremo 70 di Amadeus taglia il traguardo dei suoi 26 Festival come direttore d'orchestra. Stavolta della band Le Vibrazioni. Il maestro che considera Pippo Baudo il miglior organizzatore all'Ariston, ha vinto 5 volte con altrettanti artisti: Alexia, Roberto Vecchioni, Valerio Scanu, Nicky Nicolai & Stefano Di Battista e Avion Travel. Con un gustoso episodio da amanti dell'aneddotica che riguarda una contestazione da parte dell'orchestra.

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (5 di 6): «BRAVO JOVANOTTI, MA I RAPPER PURTROPPO NON EVOLVONO»



Nel video qui sopra, la quinta parte della mia intervista a 360 gradi al mitico Maestro Giuseppe Vessicchio detto Beppe, anzi Peppe per i suoi conterranei napoletani. Un direttore d'orchestra (anzi, il più celebre direttore d'orchestra del Festival di Sanremo) deve amare tutti i brani che si trova a dirigere? Vessicchio è diplomatico, ma sulle canzoni oggi più in voga, rap e trap, ha un'opinione piuttosto precisa, che non nasconde. Riservando un apprezzamento a Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti. Che col suo stile originale sempre in evoluzione, ha dettato e detta legge.

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (4 di 6): «I DUBBI DI ANDREA BOCELLI E GLI SCHERZI CON ANTONACCI»



Qui sopra, la quarta parte della mia video intervista a 360 gradi al Maestro per antonomasia del Festival di Sanremo, più che mai d'attualità. In questo segmento il napoletano Beppe Vessicchio racconta alcuni succosi aneddoti relativi alla sua lunga carriera. Per esempio rivela che il tenore Andrea Bocelli aveva all'inizio un rifiuto nei confronti di quello che è diventato uno tra i suoi maggiori successi, «Con te partirò». Poi c'è spazio ai divertissement con quel giocherellone del rozzanese Biagio Antonacci.

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (3 di 6): «MARIA DE FILIPPI, SE SERVE, I SOLDI LI METTE DI TASCA PROPRIA»



Qui sopra, la terza parte della mia video intervista al Maestro Peppe Vessicchio, il decano dei direttori d'orchestra sanremesi. Che in questo segmento si sofferma sulla figura di Maria De Filippi, la regina della nostra televisione. Una persona così appassionata da decidere spesso di sforare il budget della sua stessa società, mettendo soldi di tasca propria per invitare ospiti quando li ritenga indispensabili per vincere la guerra degli ascolti. Vessicchio individua Maria come molto adatta ad intraprendere la carriera politica. C'è poi spazio per opinioni e aneddoti su Claudio Baglioni, Patty Pravo e l'indimenticato, grande paroliere Giorgio Calabrese.

domenica 2 febbraio 2020

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (2 di 6): «GINO PAOLI? È COME UN PADRE, MA UN PO' STRONZO»



La seconda parte della mia intervista al decano dei direttori d'orchestra sanremesi, che non ha mai amato lo chiamassero Maestro. Stavolta Peppe Vessicchio si sofferma, fra l'altro, sul controverso (ma in definitiva amabile) rapporto che lo lega all'amico e collega Gino Paoli. Insieme hanno scritto un capolavoro della nostra canzone leggera: «Ti lascio una canzone». Qual è inoltre l'artista più pignolo col quale Vessicchio, direttore d'orchestra di un numero impressionante di Festival di Sanremo abbia lavorato? Spunta a sorpresa il nome del crooner nostrano Mario Biondi.

L'INTERVISTA * BEPPE VESSICCHIO (1 di 6): «SANREMO? PIPPO BAUDO, IL MIGLIORE (E I TRUCCHI DI ELIO)»



In vista del Festival di Sanremo, divisa in sei parti (nel video qui sopra la prima), ecco l'intervista al leggendario Maestro Beppe Vessicchio, Peppe per i napoletani, autentica gloria festivaliera. L'uomo che ha diretto per 25 edizioni l'orchestra sul palco del Teatro Ariston.

In questo segmento il suo ricordo si sofferma su colui che ritiene il migliore fra i conduttori: quel Pippo Baudo che ha realizzato, spesso anche come direttore artistico, ben 13 edizioni della kermesse. In particolare, quella macchina da guerra di SuperPippo finì a scornarsi con Elio e le Storie Tese ai tempi de «La terra dei cachi». Ma finì con un ingnegnoso accomodamento.

venerdì 31 gennaio 2020

FESTIVAL DI SANREMO * TIZIANO FERRO DÀ TUTTO IN BENEFICENZA

Tiziano Ferro ha scelto di devolvere in beneficenza il compenso frutto della sua partecipazione alla settantesima edizione del Festival di Sanremo, dove sarà ospite per tutte le cinque serate.

Cinque sono anche le associazioni destinatarie della donazione, ovvero la sede di Latina dell’AVIS, (Associazione Volontari Italiani del Sangue, che opera sul territorio nazionale nella raccolta del sangue e derivati dal 1927 e a Latina dal 1957), della quale Tiziano è ambasciatore da quasi vent’anni; la LILT, ovvero la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, alla quale già nel luglio scorso sono stati indirizzati i regali degli ospiti al matrimonio di Ferro e che a Latina ha sede presso il Centro Oncologico “G. Porfiri” dell’Ospedale S. Maria Goretti; il Centro Donna Lilith, che dal 1986 si occupa di dare accoglienza, assistenza e supporto alle donne e ai minori vittime di maltrattamenti; l’Associazione Valentina Onlus, che su base volontaria offre assistenza ai malati oncologici; e infine l’Associazione Chance For Dogs, un’organizzazione senza fine di lucro che si prende cura dei cani randagi e abbandonati nonché della loro adozione.

I cinque enti beneficiari hanno riunito in una sola voce il loro ringraziamento, dichiarando: “Siamo tutte strutture della provincia di Latina, che assistono quotidianamente - con estrema fatica e immenso amore - chi ha urgente bisogno di supporto. Tiziano ha scelto di dedicare la sua partecipazione a Sanremo alla città che l’ha visto nascere, sperare e sognare. E quei sogni diventano oggi una speranza in più per chi lotta ogni giorno sotto quello stesso cielo. Grazie di cuore Tiziano, da tutti noi".

mercoledì 29 gennaio 2020

MARA VENIER SOCCORRE WILMA DE ANGELIS: «A SANREMO TI PORTO IO»

Wilma De Angelis non parteciperà al galà sui 70 anni del Festival, in programma a Sanremo il 3 febbraio. "L'ho presa piuttosto male e tu Mara mi puoi capire - ha dichiarato la De Angelis ai microfoni di Rai Radio2 - ma siccome l'avevo anche messa sui social, allora mi sono permessa di scrivere due righe in merito, e ho scatenato il putiferio. Avevo anche un abito tutto di pizzo, molto bello". Mara Venier l'ha chiamata in diretta radio, durante il suo programma Chiamate Mara 3131 in onda su Rai Radio2 dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 16 e condotto insieme a Stefano Magnanesi - per invitarla alla puntata speciale di Domenica In in onda da Sanremo. "Bisogna avere rispetto delle persone adulte",  ha detto la Venier, " io non so come sono andate le cose e non voglio saperlo, ma visto che ormai questo vestitino ce l'abbiamo, è bello, io ti invito ufficialmente a Domenica In a Sanremo, sul luogo del delitto. Ti voglio sul palco dell'Ariston con me domenica 9, e famo rosicà tutti". "Ma che regalone, Mara. Adesso svengo", è stata la reazione di Wilma.

lunedì 27 gennaio 2020

TIZIANO FERRO E CARLO CRACCO DEBUTTANO SU AMAZON PRIME VIDEO

Banijay Italia firma due nuove produzioni per Amazon Prime Video. Banijay Italia inaugura il 2020 annunciando due importanti format Ferro e Dinner Club con due altrettanti grandi protagonisti: Tiziano Ferro e Carlo Cracco.

Ferro è un vero ritratto senza filtri di uno degli artisti più amati in Italia e nel mondo che svela dettagli inediti e affascinanti della vita e della personalità di Tiziano Ferro. Non è un documentario autocelebrativo tutt'altro, il progetto, infatti, permette agli spettatori di scoprire aspetti inediti e privati sulla vita, gli affetti, le passioni e il lavoro del cantautore di Latina. Un lavoro che racconta una personalità affascinante e complessa che arriverà in esclusiva su Amazon Prime Video a giugno 2020.

Dinner Club non è il classico cooking show ma un programma a metà strada tra un viaggio e una classica cena tra amici, un travelog culinario che ha come protagonista Chef Carlo Cracco.
Ironia e avventura definiscono il tone-of-voice del programma che permette allo spettatore di scoprire alcune delle più incredibili meraviglie gastronomiche del mondo. Sono sei gli amici speciali, che accompagnano Cracco attraverso il Giappone, il Vietnam, la Francia, la Spagna, il Perù e il Messico. Un cast variegato e brillante composto da famosi attori e comici tra cui Sabrina Ferilli e Luciana Littizzetto. L'obiettivo dello Chef è di trasformarli in veri e propri professionisti del gusto, in grado di realizzare, imparando dai migliori chef del mondo, una perfetta cena a tema. Dinner Club sarà disponibile su Amazon Prime Video nel 2020.

BANIJAY ITALIA
Banijay Italia nasce dalla fusione di Magnolia e DryMedia con l'obiettivo di mantenere alta la qualità produttiva dei programmi e di sviluppare nuovi progetti di creatività originale sia per il pubblico italiano sia internazionale. Alla guida della casa di produzione ci sono il CEO Fabrizio Ievolella, la Chief Production Officer Danila Battaglini, il Chief Creative Officer Fancesco Lauber e l'Head of Programmes Leopoldo Gasparotto. Banijay Italia conta su una ricca lista di titoli in produzione che includono alcuni tra i programmi preferiti dal pubblico di oggi: reality come L'Isola dei Famosi, il Collegio e Pechino Express; game-show quali L'Eredità, Guess My Age e Conto alla Rovescia, i migliori cooking show come 4 Ristoranti, Pizza Hero e Cuochi d'Italia, i più famosi talent show come La Corrida fino alla commedia Cops – Una banda di poliziotti e allo show emotainment La Porta dei Sogni. Banijay Italia fa parte del portfolio italiano del gruppo Banijay guidato da Paolo Bassetti, che comprende Banijay Studios Italia, Nonpanic, Aurora Tv, Atlantis Film ed ITV Movie.

BANIJAY GROUP
Banijay Group è una società di produzione e distribuzione mondiale, che crea contenuti premium per la tv e le piattaforme multimediali di tutti i generi, dall'entertainment al drama, passando per il factual e il reality fino ai docu-drama ed ai programmi per bambini. 
Con aziende produttivi leader in più di 16 Paesi, il Gruppo è impegnato con la stipulazione di partnership strategiche con i migliori talenti creativi di tutto il mondo. 
L'azienda raggruppa imprenditori che si distinguono per creatività, innovazione e professionalità. 
Banijay Group unisce talento e personalità, diffondendo idee e format in tutto il mondo. Tra i programmi e i format di punta di Banijay ci sono Versailles, The Secret Lies of 4 Years Olds, Temptation Island, Survivor, Keeping Up With The Kardashians, The Real World, Fort Boyard, The Restaurant, Wife Swap e Catch! and Occupied. 
Banijay Group lavora sotto la direzione di Marco Bassetti.

sabato 25 gennaio 2020

FESTIVAL DI SANREMO * A SORPRESA VA IN SCENA LA REUNION DEI RICCHI E POVERI

I Ricchi e Poveri al gran completo negli anni d'oro. La loro reunion sarà a Sanremo 2020.
Venghino, siòri venghino. Notizia da pelle d'oca per gli amanti del pop vintage musicale italiano: i Ricchi e poveri al gran completo (ebbene sì, con Marina Occhiena e Franco Gatti, uscito di scena di recente) saranno il 5 febbraio sul palco del Festival di Sanremo targato Amadeus. Per una reunion che non mancherà di scatenare anche i giornali di gossip, viste le implicazioni che si rifanno comunque al paleozoico.
Ai due componenti rimasti in attività, ovvero Angela Brambati e Angelo Sotgiu, si aggiungeranno anche Gatti (che aveva dato forfeit dopo la tragica morte del figlio Alessio) e la Occhiena, estromessa (così si racconta) nel 1981 a quanto pare per insanabili conflitti con la vilcanica Brunetta Angela. Si parlò di questioni di corna, ma i contorni della vicenda non sono stati mai del tutto chiariti. L'occasione per rifarsi sarà il palco dell'Ariston.

mercoledì 22 gennaio 2020

GERRY SCOTTY, CI TOLGA UNA CURIOSITÀ: QUANTO GUADAGNA IN UN ANNO?

«Polvere di stelle» - Gerry Scotti e il suo leggendario conto corrente.
Metto le mani avanti: parlo per invidia. Profonda e assoluta. Del principesco conto corrente di Gerry Scotti, naturalmente. Che a occhio e croce dev'essere una cosetta da fare invidia al Sultano del Brunei. 
Conosco da una vita il buon Virginio da Miradolo Terme (già dai tempi in cui scrivevo per La Provincia Pavese), ma non ho mai avuto il coraggio di fargli la domanda diretta che leggete nel titolo e che gli rivolgo ora sperando di ottenere risposta: Gerry, toglimi (toglici) una curiosità: quanto guadagni in un anno?

Te lo chiedo non solo perché hai prelevato dal freezer «Chi vuol essere milionario?» (la risposta richiesta dal titolo mi pare scontata: TU), il tele-gioco che parla di soldi per antonomasia, e torni a proporlo da stasera in sette puntate su Canale 5, ma anche perché il complesso della tua attività porta a evidenziare che sei una formidabile, instancabile, inesauribile macchina da soldi. Beato te.
Fra contratti di rete, spot, telepromozioni, promo/pubblicità varie ed eventuali e il tuo Michelangelo studio di Cologno Monzese, che affitti spesso anche a Mediaset, a casa tua la cornucopia sforna dobloni 365 giorni l'anno, senza soluzione di continuità. Un gioco, questo sì, divertente e impressionante.


Tutti soldi guadagnati lecitamente e meritatamente, ci mancherebbe. Sono le leggi del mercato e dei preserali da mandare avanti a nastro. In fondo meglio passare alla cassa che alla storia. Ma la mia popolaresca invidia cresce, mista a una sconfinata ammirazione. 
Fra l'altro, adoro il metodo che utilizzi, e che è peraltro sotto gli occhi di tutti: collezioni spot e réclame di sfilze di aziende (nelle foto di questo pezzo c'è un piccolo campionario trovato on-line), non di rado anche contemporaneamente, senza mescolare mai le categorie merceologiche. Se fai un riso, il "tuo" riso, non avrai altro riso al di fuori di quello. Se promuovi energia, sarà di una sola azienda. E così per il caffè, gli integratori o le patatine. In Oltrepò Pavese hai
anche una linea di vini a te dedicata dalle cantine Giorgi di Canneto Pavese. In questo modo non c'è limite alla fantasia e manco ai contratti. Che si possono sovrapporre temporalmente, ed è questo il colpo di genio che spesso sfugge ai più. Non firmi esclusive con un solo brand (molto remunerative ma in definitiva limitanti), ma fai pubblicità a tutti. Lasci che i denari di ogni azienda arrivino a te, sommandosi, in mille rivoli. E tutto ciò è stupendo.

In questi giorni Italia oggi ha provato a stilare una classifica dei conduttori meglio pagati di Mediaset, e ai primi posti siete risultati Paolo Bonolis, tu e Maria De Filippi, con dieci milioni di euro annui stimati, seguiti da Barbara D'Urso con 6 (ma la signora si è affrettata a dire che sono in realtà molti meno), Ezio Greggio con 5.750.000 (qui la cifra annua 2009-2013 si conosce esattamente per via di un contenzioso con il fisco) e Alessia Marcuzzi (200 mila euro a puntata per le 12 de «L'isola dei famosi»).

Tutto stupendo, ma si tratta pur sempre di stime su valori incompleti, e tu Gerry, che guadagni da mille rivoli, appunto, secondo me sei in realtà di gran lunga il più ricco del bigoncio. Sgombera allora il campo dagli equivoci. Perché, in nome della vecchia, cara trasparenza contadina che è da sempre il tuo cavallo di battaglia, non ci togli questa curiosità? Ti rifaccio la domanda: Gerry, quanto guadagni esattamente in un anno? Quanto hai guadagnato - chessò - negli ultimi tre anni?
Non dovresti avere problemi a rivelarlo anche perché ricordo bene tante tue interviste nelle quali rivendicavi con legittimo orgoglio che per i tuoi contratti la dirigenza Mediaset ti metteva in mano un assegno in bianco e lasciava a te l'onore di compilarlo. Un privilegio di pochi, forse di nessuno fra i televisivi. La frase di uno che non vola basso sui soldi. Che ci tiene a far vedere che ne guadagna assai.
Facci sognare, dunque, Virginio detto Gerry. Basta una cifra e potremo fantasticare per i prossimi anni. Lo sai che noi che veniamo dalla provincia a queste curiosità un po' venali teniamo da sempre. Resto in fiduciosa attesa. Non vorrai mica che alla mia veneranda età mi metta ad andare al tuo comune di residenza a chiedere di consultare le dichiarazioni dei redditi?

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