domenica 5 luglio 2020

ANNA SAFRONCIK: "VORREI GIRARE UNA COMMEDIA ROMANTICA CON MUCCINO E WILL SMITH"

Una foto sexy dell'attrice Anna Safroncik.
Partito da Padova, il «Festival Show» canoro dell’estate 2019 (tra i nomi nel cast ci sono The Kolors, Arisa, Nigiotti, Le Vibrazioni, Alberto Urso ed Elettra Lamborghini) vede quest’anno sul palco, alla conduzione, Anna Safroncik. Rodata come attrice ma debuttante nei panni di presentatrice.
Anna, lei di norma è sempre un po’ sottotraccia, non sembra un’allegrona. È emozionata per la nuova esperienza live?
«Sarò sul palco con Fabio Baruzzo, che conosco da 10 anni. Ma credo che un’artista debba sapersi spendere a 360°. Voglio mettermi in gioco e mostrare quella parte di me giocosa che c’è ed è forse dominante, ma poco nota visto il lavoro che faccio». 

Quale musica le piace?
«Ne ascolto molta italiana, ma anche elettronica. Beyoncé, Bublé, visto che la mia scuola è quella di Sinatra. Fra quelli nel nostro cast, Nigiotti e Arisa, per esempio».
Vediamo le altre tappe: Chioggia, Caorle, Jesolo Lido, Bibione, Lignano Sabbiadoro, Mestre, Trieste. Tutte al Nord o Nordest. È il festival della Lega?
(ride) «Figurarsi se mi metto a parlare di politica! In realtà siamo andati a prendere le spiagge più frequentate del Nord, anche a caccia di turisti». 

Nuove fiction sue in arrivo?
«In autunno per Canale 5: stiamo per iniziare a girarla. Molto femminile, con temi sociali e dei bambini. Non posso dire altro».
Un sogno professionale non ancora realizzato.
«Faccio da sempre ruoli drammatici. Vorrei una commedia romantica alla julia Roberts, con il grande Gabriele Muccino alla regia e Will Smith come coprotagonista».


(DAL SETTIMANALE OGGI - GIUGNO 2019) 

mercoledì 1 luglio 2020

ROMAGNA, ESTATE 2020 * TOTTI E BLASI OSPITI D'ONORE ALLA VILLA DELLE ROSE

Da sinistra, Tanja Monies, Francesco Totti e Ilary Blasi alla Villa delle rose di Misano Adriatico.
Entra sempre più nel vivo l’estate 2020 della Villa delle Rose di Misano Adriatico, che venerdì 19 e sabato 20 giugno ha inaugurato la stagione estiva alla presenza delle telecamere di Rai e Mediaset e che lo scorso fine settimana ha avuto autentici ospiti a sorpresa Ilary Blasi e Francesco Totti, in vacanza tra Romagna e Marche e che non hanno mancato di trascorrere una serata alla Villa.
Il luglio della Villa delle Rose inizia venerdì 3 con l’inaugurazione del suo ristorante Asian Lounge, un concept nuovo, creato dalla Direzione della Villa delle Rose e che si richiama alle specialità del Far East (sushi e non soltanto) e gode di un servizio premium grazie ad una carta di cocktail esclusivi. Sabato 4 luglio ospite speciale il dj e produttore svedese Sylvain Armand, da anni guest resident del locale romagnolo. Sylvain Armand rappresenta l’eccezione alla regola del motto “Nemo Propheta in Patria”. Da diversi anni continua infatti a farsi onore collaborando con i connazionali Axwell Ʌ Ingrosso e Alesso, suonando insieme in location assolute quali Ushuaïa Ibiza e alla O2 Brixton Academy di Londra. 
Ogni venerdì e ogni sabato ritorna Arena, il nuovo format della Villa che si sviluppa sin dall’ora di cena (dalle 21.30 a mezzanotte e mezza) e che viene accompagnato da musica dal vivo e spettacoli d’arte varia, ispirati al cinema e al cabaret francese, performance destinate a coinvolgere acrobati, mimi, cantanti, teatranti e figuranti. Con Arena la Villa delle Rose unisce diverse tipologie di locali in uno solo, ridisegnandone il layout e gli spazi, con mappature e proiezioni ad hoc, con lo spettacolo che prosegue con i dj anche in seconda serata. Venerdì 3 luglio con Clorophilla Show Time e sabato 4 luglio con il succitato Sylvain Armand.
Da sinistra, Francesco Totti e Massimo Buffagni del Villa delle rose.

martedì 30 giugno 2020

BANDO MADONIA CON «LA FESTA» APRIRA' TRE LIVE DI MAX GAZZÈ

Brando Madonia.
Dal 3 luglio sarà disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “LA FESTA” (Narciso Records), secondo brano che anticipa il primo album da solista di BRANDO MADONIA, giovane cantautore siciliano che aprirà tre date live del tour di MAX GAZZE’ in date 2, 3 e 4 luglio presso la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
“La Festa” è una canzone che affronta tra le righe la delicata tematica dell’alienazione, quella silente dimensione personale che ci estranea dalla società e, in generale, da tutto ciò che esiste e accade all’infuori di noi. Questa condizione ci allontana dagli altri, ma nei casi più drastici si trasforma in una presa di distanza anche da noi stessi.
È proprio attraverso la descrizione di una festa che il giovane Brando racconta la difficile realtà della sua generazione, troppo spesso distaccata e persa in quella spasmodica ricerca di forti emozioni, a prescindere da quale ne sia il motore trainante. “La Festa” diventa così un palco sul quale misurarsi tra nuove conquiste e foto in posa, contestualizzato all’interno dell’attuale momento di difficoltà di una generazione che cerca, senza sosta, la propria strada, la propria identità, lo sbocco ad una vita nella quale il futuro sembra solo una piccola luce lontana in mezzo al buio.
Il videoclip del singolo “La Festa”, diretto da Adriano Spadaro e Samir Kharrat, è interamente ambientato tra le strade della magica Catania e l’androne di un palazzo, luogo nel quale si sta svolgendo una festa a casa di amici. Protagonista della sequenza di immagini è Brando Madonia che, incontrando e scontrandosi disorientato con diversi singolari personaggi, si immerge in una snervante e faticosa ricerca per trovare l’appartamento dove si svolge la festa.
Biografia
Brando Madonia nasce a Catania nel 1990. Gli anni Novanta vedono la città siciliana, contesa tra
vulcano e mare, rinascere nel pieno fermento artistico, che l’ha portata ad essere ribattezzata la “Seattle italiana”. Il giovane Madonia, figlio d’arte, respira sin dai primi vagiti l’atmosfera della musica, grazie al padre, Luca Madonia, voce e frontman della nota band musicale “Denovo”. Cresce assaporando le sonorità di una terra in costante evoluzione, entrando in contatto con tutte le più svariate sfaccettature dell’arte e della musica. Nel 2006 fonda la sua prima band, suonando cover di artisti internazionali e brani inediti in inglese. Dopo aver dato vita a diverse formazioni, nel 2012 insieme a due amici decide di creare la band “Bidiel”, dalle iniziali dei loro nomi, con cui prese parte all’edizione di Sanremo Giovani.
Grazie a questa esperienza, Brando si affaccia al mondo musicale nazionale e, con i Bidiel, registra due album cominciando a misurarsi con un tour italiano e la partecipazione a numerosi festival. Il percorso musicale intrapreso da Brando durante questi anni di studio trova espressione in un nuovo progetto discografico, per la prima volta da solista, già in fase di registrazione con l’etichetta discografica indipendente Narciso Records, fondata nel 2002 da Carmen Consoli. Dopo aver pubblicato il suo brano di debutto “I pesci non invecchiano mai” lo scorso 8 maggio, Brando Madonia pubblicherà un secondo brano dal titolo “La Festa” in uscita in radio e in digitale il prossimo 3 luglio.

lunedì 29 giugno 2020

ELISA PUCCI (IN ARTE MILLE) SPIEGA "LA VITA LE COSE"

Elisa Pucci, in arte Mille, è uscita con "La vita le cose".
Dal 3 luglio sarà in rotazione radiofonica “LA VITA LE COSE” (Mirai Rec), il nuovo singolo di ELISA PUCCI, in arte MILLE, disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 1° luglio.
Se con il suo singolo d’esordio, “Animali”, ha disegnato e descritto le sfaccettature tipiche di ogni essere umano, in questo nuovo inedito, dal titolo “LA VITA LE COSE”, Mille vuole raccontarsi un po’ più da vicino: soggetto e complemento oggetto del nuovo brano è, infatti, un rapporto caro all’autrice, cantato e raccontato attraverso diversi, preziosi scorci di quotidianità. In questo brano Mille omaggia tutte quelle piccole cose, gesti, abitudini che scandiscono le giornate e uniscono le persone.

Spiega Mille a proposito del nuovo brano: «"Come stai?”: quante volte abbiamo fatto questa domanda? Quante volte l'ho posta a me stessa? La vita è fatta di piccole cose, sono i gesti quotidiani ad arricchirla. A volte mi appello al cielo ed ogni giorno mi alleno per dare sapore a tutto ciò che vale la pena assaggiare».
Biografia
Mille, nome d'arte di Elisa Pucci, cantautrice nata nella provincia di Roma e milanese d’adozione. Eye-liner, frangetta e gonne a vita alta, le stesse che amava vedere indossate dalla mamma negli anni della sua giovinezza, quando con i suoi lunghi capelli rosso rame cantava Caruso di Lucio Dalla. Considerata da bambina la ”garibaldina” di casa per il suo temperamento (alla spedizione dei Mille deve il suo nome), falsifica la firma del padre per iscriversi allo Zecchino d’Oro, partecipandovi con una canzone scritta da Memo Remigi.

Qualche giorno dopo aver discusso la tesi di Laurea nelle aule di Economia de "La Sapienza" di Roma, entra a far parte di una compagnia teatrale come attrice. Nello stesso periodo fonda la band Moseek di cui è autrice delle canzoni, gestisce i concerti e la comunicazione. Conquista il cuore di Skin partecipando con la band all'edizione numero 9 di xFactor. Gira per l'Italia facendo concerti, ma avvia anche un minitour in Inghilterra e calca il palco dello Sziget Festival a Budapest. “Animali”, suo singolo d’esordio, è stato pubblicato lo scorso 8 maggio. Il nuovo singolo di Mille, dal titolo “La vita le cose”, sarà disponibile in digitale dal 1° luglio e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

sabato 27 giugno 2020

MARIANO APICELLA: "SILVIO HA CHIAMATO DAL LOCKDOWN: FORSE ESTATE INSIEME IN SARDEGNA"

Da sinistra, Mariano Apicella e Silvio Berlusconi.
Che fine ha fatto Mariano Apicella, 57 anni, la chitarra romantica all'ombra del Vesuvio? Dov'è andato a cacciarsi il menestrello partenopeo del Silvio Berlusconi dei tempi (politicamente) migliori? E' vivo e lotta insieme a noi. In bilico fra un nuovo disco e un'estate post Covid-19 che potrebbe vederlo riunire al suo Pigmalione.
Apicella, che cosa sta facendo dopo il lockdown?
"Dopo quattro album di inediti, sto progettando un nuovo disco, che sarà prodotto dal mio agente Nicodemo Scilanga. Vorrei che fosse finalmente un disco di cover". 

Come ha vissuto questo brutto periodo?
"A casa, come tutti i colleghi, senza poter lavorare. Per chi vive di musica, come me, è stato pesante".
E adesso?
"Vedremo di ricominciare dai concerti nelle piazze, le famose mille persone al massimo. Con il problema del distanziamento e di spazi che in Italia sono ridotti, mica come le piazze russe: là la più piccola è tre volte Piazza del Popolo, a Roma". 

Secondo lei come si è mosso il Governo?
"Non sono un esperto e non ho la competenza politica per potermi esprimere, ma secondo me ci sono state alcune manchevolezze e tanti ritardi. Prenda i guanti".
Quali guanti, quelli di lattice? Quelli che un giorno sono consigliati e poi sconsigliati dall'OMS?
"Sì, io faccio da sempre giardinaggio e li usavo già. Prima li pagavo 3 euro a confezione. Ora costano 12.90. Ma le pare possibile?". 

La domanda è aumentata esponenzialmente causa Covid, non si trovano, e il prezzo aumenta. E' una normale legge di mercato.
"Sì, ma troppo. E poi non mi dica che non ci sono aziende italiane in grado di iniziare a produrne quantititativi industriali. Poi c'è il caso dell'Ospedale costruito a Milano, 30 milioni di euro e finito in niente. Ho l'impressione che ci siano anche furberie, su queste e altre cose, in un momento come questo. Bisogna anche dire ci è cascata addosso una cosa così complicata da gestire, che comprendo le difficoltà".
Si è sentito con Silvo Berlusconi, che è da tempo rifugiato a Nizza?
"Durante il lockdown mi ha chiamato tre volte da Valbonne, abbiamo chiacchierato, voleva sapere se fosse tutto ok. Il Presidente sta bene e lavora da lì". 

Ci sarà anche un brano scritto o cantato da Berlusconi nel suo nuovo album?
"Non lo so, dobbiamo riunirci e parlarne al più presto. A me farebbe molto piacere, naturalmente. Stavolta farò cover che spaziano da Bruno Martino a Umberto Bindi, passando per qualcosa di meno noto della Napoli di Renato Carosone. Se ci fosse anche un suo contributo, sarebbe stupendo".
Quindi, un'estate di concerti, ove possibile.
"Per me tutto si fermò poco prima dell'8 marzo, avevo una serata per la Festa della donna. Il Presidente Berlusconi chiacchierando mi ha anche rivolto un invito per passare l'estate in Sardegna, a Villa Certosa, qualora la questione Coronavirus fosse rientrata. Ma non so, vedremo...".
Secondo lei ci andrà?
"Secondo me alla fine no, è farebbe bene. E' lì al sicuro a Valbonne, non vedo perché dovrebbe rischiare di buttare al vento mesi di precauzioni per spostarsi. Ma staremo a vedere".

giovedì 25 giugno 2020

TG8 E "OGNI MATTINA" CON VOLPE E VIOLA: TV8 GIOCA BUONE CARTE PER IL RILANCIO

La conduttrice Adriana Volpe e il giornalista Alessio Viola pronti per "Ogni mattina".
La tv generalista è viva e lotta insieme a noi. O, almeno, fa di tutto per provarci.
L'esempio virtuoso viene dalla piccola Tv8 che, dopo alcuni anni in cerca di maggiore identità, ora mette in campo un po' di soldini e strategia facendo finalmente quel che si deve per lanciare un canale.
Che cosa serve per dare corpo e forma a una rete? Essenzialmente un programma del day time ben delineato, poi (anzi, prima) un telegionale che le dia autorevolezza. L'emittente in chiaro figlia del colosso di Murdoch schiera entrambi, dal 29 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14, sotto il cappello di "Ogni mattina". Contenitore di cronaca, attualità, cucina, opinioni, gossip e storie di varia umanità che ospita anche, come sorpresa nell'uovo, l'inedito Tg8 delle 12. 

Realizzato grazie alla redazione di SkyTg24 di Giuseppe De Bellis (i volti sono quelli di Monica Peruzzi, Andrea Bonini e Francesca Baraghini), ma autonomo come prodotto editoriale e come concezione. Per i motivi di cui sopra. Il tg andrà in onda, come d'uso in questi casi, per non interrompere il flusso delle news, anche il sabato e la domenica.
Se si vuole fare il salto di qualità non si può vivere del resto solo di rimesse in onda differite di marchi di SkyUno, da "X-Factor" a "Masterchef". Serve l'autoproduzione. E Tv8 pare averlo capito.
Tutta l'operazione, vale la pena rilevarlo, parte inoltre d'estate, quando i proprammi concorrenti per tradizione si spengono (o quasi), e ci sono più possibilità di far "assaggiare" il proprio prodotto. Per giunta in questo strano periodo di transizione post Covid-19. In attesa di "un programma di prime time a settembre che sarà una novità assoluta, e del mio sogno: un programma comico in seconda serata stile Quelli della notte o Drive in", dice senza rivelare altro Remo Tebaldi, responsabile dei canali Sky del digitale terrestre.

La più entusiasta di essere approdata a "Ogni mattina" è l'ex Rai Adriana Volpe, già a "I fatti vostri". Invece di spegnersi fra i rimbalzi di mille polemiche acide con Giancarlo Magalli sulle riviste patinate ha gettato intelligentemente il cuore oltre l'ostacolo partecipando prima al "Grande Fratello Vip", per poi approdare a Tv8 come padrona di casa. Mediaset, invece di ingaggiarla per rinnovare il parco macchine un po' vetusto di conduttrici, se l'è lasciata scappare. E lei sottolinea: "Questo è un progetto importante ed è una grandissima emozione farne parte. La parola chiave è libertà. Nella Rai governativa esiste una linea editoriale molto precisa, che non consente di sgarrare. Allo stesso modo a Mediaset c'è un'altra ben precisa linea editoriale. Arrivare qui significa concedersi soprattutto il lusso della libertà, dopo averla già assaporata al GF, dove ho potuto lavorare senza copioni. Certo, ci sarà una scaletta, scritta con ottimi autori, ma nessun gobbo e avrò il piacere di raccontare i fatti interagendo con le persone, anche attraverso i social, sui quali ci sarà una finestra sempre aperta. Il pubblico sarà diverso da quello che ho avuto sin qui, ma spero di portarmi appresso anche un po' di gente che mi ha apprezzata e mi ha fatto sentire il suo calore al Grande Fratello". 
"Quattro ore ogni giorno in diretta saranno un impegno notevole" le fa eco Alessio Viola, giornalista Sky di lungo corso e con uso di ironia twittarola. "Ma sempre meno di quando il direttore mi fece fare otto ore di diretta per l'anniversario dello sbarco sulla Luna. In ogni caso Tv8 si vede meglio in tv che on-line, guardateci qui. Se non altro lo schermo non si blocca ogni tanto come succede spesso sul web". Anche Viola promette di essere se stesso (oh, mai nessuno che alle presentazioni di un programma voglia essere qualcun'altro), districandosi, par di capire, soprattutto fra le news e l'attualità della prima parte della trasmissione, sino al Tg8. Dopo ci sarà più leggerezza garantita dal coté Volpe. "Ci sarà una divisione, ma in ogni caso cercheremo di interagire il più possibile, perché a me piace molto" dice il giornalista.
Veniamo infine ai contributi. Il cast fisso schiera anche quattro inviati: Daniele Piervincenzi (il cronista che prese una testata sul naso da un membro del clan Spada si occuperà soprattutto d'inchieste on the road); l'attore e conduttore Luca Calvani ("Parlerò dell'Italia che si risveglia e delle eccellenze italiane"); Aurora Ramazzotti (la figlia di Michelle Hunziker punterà sul costume, "noi ragazzi e il mondo dei social, che ci interessa tanto") e la showgirl Flora Canto (orientata verso la cronaca rosa, il pettegolezzo, e "le spiagge italiane visitate in costume da bagno"; del resto qualcuno doveva pur farlo).
Ma non mancheranno anche gli opinionisti, come Selvaggia Lucarelli, che precisa: "Sarò qui solo quando la mia opinione sarà assolutamente indispensabile, mandando un video senza contraddittorio, insindacabile, sullo sfondo di una delle librerie lanciate dai migliori virologi".
Il fronte bio-salute-ambiente "con consigli per salvare il Pianeta" in cui viviamo sarà coperto da Edoardo Stoppa, già storico inviato di "Striscia la notizia" a tutela degli animali. Per finire con le (immancabili?) pagelle del costumista e stylist Giovanni Ciacci. Quello con la barba blu cobalto. Che serve soprattutto a far parlare e a testare se funziona bene il televisore.

venerdì 19 giugno 2020

BOBBY SOLO, L'ELVIS PRESLEY ITALIANO, IN UN LIBRO DI DARIO SALVATORI

Da sinistra, Bobby Solo (Roberto Satti all'anagrafe) e Dario Salvatori.
E' disponibile in tutte le librerie e sul sito di Azzurra Music (al seguente link https://bit.ly/37sKTHS) “Cronache di Una lacrima sul viso” la biografia di Bobby Solo, alla anagrafe Roberto Satti. 
Il libro è stato curato dal critico musicale, giornalista e scrittore Dario Salvatori
Bobby Solo è probabilmente l'artista italiano con il maggior numero di "rovesci". La sua popolarità è sempre stata modulare, legata al repertorio e in generale alle scelte artistiche, mai ad argomenti periferici alla musica. In sei decadi non sono mancati i momenti di silenzio o di riflessione ma ogni suo ritorno è sempre stato accolto con entusiasmo dal grande pubblico. L'amore per gli Stati Uniti e la cultura americana, il rock and roll, il country, le ballad hanno caratterizzato il suo repertorio, al centro del quale ha sempre primeggiato una sola grande influenza: Elvis Presley. 
In questo libro racconta come è nato tutto questo nella mente e nelle gambe di un ragazzo nato ai Parioli, poi vissuto a Milano, poi in varie città italiane e soprattutto in centinaia di viaggi e tour in tutto il mondo. I racconti personali affiancano la vicenda artistica e sono sempre di prima mano, concreti, talora inediti, non reticenti, al punto da costituire una sorta di educazione sentimentale.
Ancora oggi, in piena maturità, dopo milioni di dischi venduti, c'è sempre il gusto dell'emancipazione, dello stupore, con un entusiasmo di salire sul palco mai sopito. Ma tutto questo non sarebbe potuto succedere se Bobby non avesse messo al centro della sua vita una famiglia reale, una moglie fantastica e un figlio adorabile.

martedì 16 giugno 2020

VITTORIO GASSMAN A VENT'ANNI DALLA MORTE: IL MATTATORE E' SU RAI STORIA

Vittorio Gassman (a sinistra) con Nino Manfredi in C'eravamo tanto amati.
Il 29 giugno ricorre il ventennale della scomparsa di Vittorio Gassman. Rai Cultura lo celebra con alcuni appuntamenti battezzati: Omaggio a Vittorio Gassman. Alle 15.45 ecco Gassman all’asta, alle 22.15 Sono Gassman! Vittorio, re della commedia (2018).
In occasione del 20° anniversario della scomparsa (29 giugno 2000) Rai Cultura ricorda Vittorio Gassman, con una proposta di spettacoli e repertori gassmaniani che tornano sullo schermo per celebrare il “mattatore” della scena teatrale italiana. Nel giorno esatto dell’anniversario Rai5 proporrà alle 22.15, il documentario di Fabrizio Corallo “Sono Gassman! Vittorio, re della commedia", che attraverso le testimonianze di familiari e colleghi, brani di film, spettacoli teatrali e programmi tv restituisce il ritratto di un "mattatore" estroverso ma al tempo stesso anche fragile e vulnerabile. Nel filmato, realizzato a 18 anni dalla morte, Gassman è rievocato nel suo percorso di protagonista del cinema e del teatro con particolare riferimento agli anni d'oro dei film brillanti della "commedia all'italiana". Nel documentario intervengono, oltre allo stesso Vittorio Gassman in immagini di repertorio, Alessandro Gassman, Paola Gassman, Vittoria Gassman, Jacopo Gassman, Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Stefania Sandrelli, Carlo Verdone, Emanuele Salce, Renzo Arbore, Giancarlo Giannini.
Il documentario sarà anticipato alle 15.45 dalle prime due puntate di “Gassman all’asta”, maratona teatrale in cui l'attore recita testi memorabili composti dai più grandi autori teatrali e letterari di tutti i tempi. Nel 1977 la Rai documenta questo progetto con "Gassman 7 giorni all'asta", messo in scena al Teatro Tenda di Roma. Durante questa maratona teatrale Gassman, assieme a Russo e Cucari, recita monologhi comici ed impegnati tratti da testi di William Shakespeare, Franz Kafka, Alexandre Dumas, Gregory Corso. Alla documentazione per immagini del progetto si alterna l'intervista di Germana Monteverdi all'attore che illustra i contenuti artistici e letterari dello spettacolo. La maratona di “Gassman all’asta” riproposta da Rai5 si concluderà martedì 30 giugno alle 15.45.
Su Rai Storia alle ore 18.30 va in onda invece:
Storie della tv - Vittorio Gassman, il Mattatore. 

Con "Il Mattatore" fu il primo a inventare due capisaldi della tv moderna: la contaminazione dei generi e dei registri e "il contenitore", cioè quel segmento televisivo che propone frammenti di programmi diversi tenuti insieme dal carisma del conduttore. Era il 1959. Un attore, certo, ma anche un autore geniale e un coraggioso innovatore. Il grande Vittorio Gassman è il protagonista di “Storie della tv” – il ciclo di Alessandro Chiappetta ed Enrico Salvatori scritto con Stefano Di Gioacchino e con la consulenza e la partecipazione di Aldo Grasso - in onda lunedì 29 giugno alle 18.30 su Rai Storia. A parlare del Mattatore, tra gli altri, Paola Gassman, Giancarlo Scarchilli, Valeria Fabrizi, Pippo Baudo e Renzo Arbore.

lunedì 15 giugno 2020

MARISA LAURITO: "LA MIA VITA? NAPOLI, ARBORE, L'AMORE E SAN GENNARO"

La talentosa Marisa Laurito, napoletana verace.
Si trucca da sola mentre parliamo. Nel frattempo chiunque si sente autorizzato a interromperci. Più che un’intervista, è un lavoro corale. Del resto siamo a Napoli, dove Marisa Laurito gioca in casa, e persino gli austeri saloni del chiostro della Basilica di San Domenico Maggiore, dove sino al 30 giugno è in corso la sua mostra «Transavantgarbage – Terre dei fuochi e di nessuno» non bastano a dissuadere i fan.

Marisa, questo ostico titolo radical-chic, da dove spunta?
«La transavanguardia era: artisti che riprendevano in mano la pittura del passato. Poi c’è garbage, cioè immondizia in inglese. Auspico una transavanguardia che riprenda in mano l’immondizia di ieri e di oggi: ho scattato 19 foto nei luoghi d’Italia dove finiscono le pericolose scorie inquinanti dei nostri tempi».
Per niente pop. Renzo Arbore gliel’avrebbe mai passato?
«Mai. Ma mi sono ben guardata dal dirglielo, anche se ci sentiamo almeno tre volte al giorno». 

Debuttò nel 1969 con Eduardo De Filippo. Ha attraversato ormai 50 anni di spettacolo…
«Piano bello mio, non dia retta a internet: nella compagnia di Eduardo entrai in realtà nel ‘71, quindi al mezzo secolo devo ancora arrivare. Lui per me rappresentò sempre il proibito, sin da bambina».
Si spieghi meglio.
«A nove anni, in famiglia, mi nascondevo dietro le tende per vedere in tv le sue commedie, cosa che mi era vietatissima per via degli argomenti trattati. Quando iniziai a recitare con lui mi nascondevo dietro al sipario ripiegato, perché non voleva vedere anima viva dietro le quinte. A volte era spietato. Ricordo ancora quando gli dissi che avevo avuto una proposta per un film». 

La sua reazione?
«Testuale: “Aaahhh, volete fare ‘o cinema? Andate, andate…”. Con quello sguardo che pareva più una minaccia».
Chissà come avrebbe commentato la particina che fece in una pellicola degli Squallor!
«Non oso pensarlo. Nella finzione chiamavo Raffaella Carrà, che nel suo programma invitava a indovinare il numero dei fagioli nel vaso, e dicevo: “Pronto, Raffaella? ‘O quiz, cià scassat’ ‘o…”». 

Che cosa pensa del caso mediatico del momento? Pamela Prati e le nozze con il fantomatico Mark Caltagirone.
«Facendo zapping ho visto un pezzo della vicenda dalla D’Urso Live e onestamente non ci ho capito niente. Però devo anche dire che non ho interesse al privato di Pamela Prati. Una volta, da ragazza, mi sposai anch’io per finta, ma è una cosa che nulla aveva a che vedere con questa storia di agenti, soldi, ospitate, spettacolo. Lo feci per mio padre».
In che senso?
«Convivevo con un ragazzo e lui questo non lo sopportava. Era molto severo. Allora in famiglia inscenammo per gioco un finto matrimonio per metterlo tranquillo. Venne a saperlo dopo anni». 

Però poi si sposò davvero, per ben tre mesi.
«Con il calciatore Ciccio Cordova. Gelosissimo, voleva segregarmi ai fornelli. Il fatto è che io da sempre non credo nel matrimonio. Ma ho avuto diverse relazioni, anche appassionate, con belle persone».
Dei suoi amori però non parla quasi mai.
«Credo che interessino poco. Ormai sto da quasi vent’anni con un ex imprenditore bresciano, Giampiero Pedrini. Io vivo a Roma, lui a Brescia, e in futuro forse staremo insieme. È una persona speciale, solida, piacevole, ma soprattutto seria». 

Non mi dica che non c’è mai stato niente con Arbore o qualcuno della vasta banda di «Quelli della notte»!
«È stata la prima domanda che mi ha fatto il mio compagno. No, da amici abbiamo sempre riso troppo. Ovunque. E quando si ride troppo, l’Eros ne risente. Serve mistero. Però posso dire di avere cameratescamente coperto molte scappatelle di “Quelli della notte”».
Le piace l’Italia di oggi?
«Dobbiamo tornare alla cultura, all’eleganza. Bisogna ripartire dalla scuola, dalle famiglie, dalle grandi madri accoglienti che educano sul serio. Non esistono più. La rinascita deve venire dalle donne». 

Un «Sì» e un «No» di cui si è pentita.
«Avere smesso di condurre “Domenica in” nonostante le insistenze; ma allora dai successi si scappava. E di avere accettato di condurre “Caro bebè”, sempre causa insistenze. Si rivelò un flop e poi la Rai non mi supportò».
Se le proponessero oggi la domenica di Raiuno, accetterebbe?
«Molto volentieri, Raiuno è un po’ adagiata nella routine. Proverei a svecchiarla. Si possono fare cose belle anche spendendo pochissimo, come feci in “Marisa La Nuit”. Ma sta lavorando meglio Raitre».  

Quanti reality le hanno proposto?
«Parecchi, primo fra tutti l’Isola dei famosi. La farei al volo solo se nel cast ci fossero il matematico Piergiorgio Odifreddi, Fiorello, Frassica, Ferrini, Stefano Bollani, Arbore, il sociologo De Masi… Persone intelligenti».
Arbore fra i cocchi?
«Con me e questa gente le assicuro che la farebbe anche lui: sarebbe una vacanza fatta scatenando la creatività e inventandosi qualsiasi cosa». 

Ci racconti una tra le giornate più belle della sua vita.
"Arrivammo in albergo a Torino, con la banda di “Quelli della notte”, idolatrati come i Beatles. Dopo una serata benefica a Stupinigi, il giorno dopo Gianni e Marella Agnelli ci invitarono a pranzo. Quelle cose da 24 posate e 18 bicchieri a testa, per capirsi. Renzo disse: “Stiamo attenti, non facciamoci riconoscere come al solito! Quando farete qualcosa che non va, vi darò un segnale alzando gli occhi al cielo”. A un certo punto mi portarono una tazzina di caffè contenente un raffinatissimo brodo ristretto di tartaruga. Dissi: “Ottimo, ma è troppo poco: posso averne altre tre?”. Morale: Arbore passò tutto il pranzo guardando il soffitto».
Chi, negli anni, le ha chiesto di entrare in politica?
«Mai la Dc e neanche i 5 Stelle. In compenso i socialisti, il Pd, l’Udc di Casini, Ignazio La Russa… Ma la politica è un lavoro vero, non si può improvvisare». 

In che cosa si sente autenticamente napoletana?
«La devozione per San Gennaro. Non sono credente, ma la mia casa è zeppa di oggetti che lo riguardano».


(DAL SETTIMANALE OGGI - MAGGIO 2019) 

domenica 14 giugno 2020

MARIKA CISLAGHI * LA REGINA DEI CASTING TELEVISIVI CERCA PUBBLICO E TALENTI

La talent scout Marika Cislaghi, titolare dell'agenzia Parterre.
 Avete presente 90.000 spettatori? È una volta e mezza la capienza dello stadio San Paolo di Napoli. Bene, c’è una donna che ogni anno, a Milano, «muove» novantamila cristiani (da tutta Italia) prevalentemente verso gli studi Mediaset di Cologno Monzese. Una continua transumanza di pubblico, né pagato né pagante, che riempie le platee di tutti i programmi di Canale 5, Italia 1 e Retequattro. Accendi il televisore a qualsiasi ora del giorno e della notte, e la sua truppa è in onda.
Si chiama Marika Cislaghi, ha 40 anni, è di Locate Triulzi, e da venti è diventata la traghettatrice di quest’Italia televisionara.
Sposata, un figlio di otto anni, studi come segretaria d’azienda, alla fine due società le ha fondate lei: Parterre TV e la gemella MG Fiftyone.


Marika, lei dà lavoro a quante persone?
«Ventiquattro. Quindici a libro paga e le restanti a partita Iva».
Avete un data base con i nomi dei potenziali spettatori?
«Sì, ospita 300 mila persone in età fra i 18 e i 60-70 anni». 

Nessuno viene pagato per andare in onda?
«Nessuno. E arrivano con mezzi propri, oppure prendono la navetta Mediaset alla fermata della metro di Cascina Gobba».
Neanche un tramezzino?
«No. Se devono fermarsi a lungo consigliamo di portare qualcosa da casa oppure, come si dice: “Di venire già mangiati”».

Però qualcuno di loro lo pagate.
«Esiste un elenco a parte dei cosiddetti figuranti, in genere attori o persone che corrispondono a ben precisi requisiti estetico-anagrafici. Questi, se espressamente richiesti dalle produzioni, possono prendere 50 euro lordi per un impegno di un paio d’ore circa, e si arriva a 86 per l’intera giornata».
Non male, di questi tempi.
«Sì, ma se succede vuol dire che ho fallito io». 

In che senso?
«Vengo compensata forfettariamente per riempire le platee televisive. Se manca gente e all’ultimo devo pagare qualcuno per tappare i buchi, vuol dire che ho sbagliato l’organizzazione».
Quindi, come si fa?
«Esempio: “Verissimo” con Silvia Toffanin si registra il giovedì e servono 240 persone. Devo convocarne 270-280, per compensare chi poi non si presenta. Gli uomini sono i meno affidabili». 

Tanto per cambiare. Ci saranno gli abituée…
«A “Mattino Cinque” da Federica Panicucci, per esempio, vanno praticamente sempre le stesse persone. Si fanno certe levatacce…».
I clienti fissi sono una garanzia.
«Non sempre, perché ci sono anche i fenomeni: quelli che prendono confidenza e vogliono sedersi dove credono per apparire a ogni costo. Gente magari di vent’anni che non sa fare niente nello spettacolo e che non sa che mai avrà successo. O presenzialisti di 50-60». 

Qualcuno nell’elenco dei non pagati può finire nell’altro?
«No, mai. Non deve né può succedere. È una regola. I figuranti sono giovani e mezzi attori di professione, che seleziono con grande cura».
Ma a volte sono espressamente richiesti anche per ragioni pubblicitarie, per ammiccare al pubblico cosiddetto «attivo».
«Sì. Succede quando le produzioni vogliono volti 20-30-35 anni massimo per svecchiare i programmi e dare loro un’immagine più giovane. Per esempio quest’estate a “Tiki Taka Russia” di Pierluigi Pardo ne hanno chiesti un sacco». 

Fate anche casting veri e propri?
«Certo. Ormai le mie società fanno di tutto: una moltitudine di servizi con e per agenzie pubblicitarie e fotografiche, servizi navetta aeroportuali… Forniamo anche il body guard alla signora Barbara D’Urso».
Quali sono i programmi che come pubblico vivono totalmente di vita propria?
«”Le iene”, “Striscia la notizia” e “L’isola dei famosi”. Sommando “Le iene” e “Striscia” riceviamo su Facebook o via e-mail 80-100 richieste al giorno. Per tutto il resto bisogna ricorrere spesso al data base». 

Quali sono i personaggi Tv più affabili con gli spettatori in studio?
«Gerry Scotti con le sue sciure. Ma soprattutto Teo Mammucari, che rende inutile persino il cosiddetto scaldapubblico, la persona che intrattiene la gente prima dell’inizio dello show. Teo è splendido, si mescola alla gente in full immersion. Ma anche Fabio Volo, col quale feci “Lo spaccanoci” nel 2005, a telecamere spente fu un grande».
Chi è più restio?
«Direi Luca e Paolo, coi quali ho fatto “Le iene”. Qualche selfie anche loro l’hanno fatto, per carità, ma la loro disponibilità con la gente non è paragonabile a quella di chi ho già citato». 

È vero che gli spettatori portano regali ai conduttori?
«Spesso. Fiori, ma soprattutto cibo: pasticcini, torte, marmellate… L’altra settimana ho chiesto a un personaggio - non farò il nome - che aveva ricevuto alcuni omaggi di uscire a ringraziare e mi ha risposto: “Ma figurati!”. Credo sia sbagliato, perché in fondo se sei lì ci sei grazie a queste persone. Che amano essere un po’ coccolate».
Momenti difficili, ne ha vissuti?
«Due anni fa “Pomeriggio Cinque” iniziò presto, il 31 agosto, e in studio faceva particolarmente caldo. Non era in funzione l’aria condizionata, e la gente iniziò a non farcela più. Finché dovette intercedere la D’Urso e riuscì a far sistemare le cose». 

Niente di così drammatico.
«Ma una volta rischiai il linciaggio: alcuni anni fa a “Lo show dei record”, conduzione D’Urso, sempre per la regola delle convocazioni in numero maggiore, facemmo troppa confusione e ci ritrovammo all’inizio della registrazione con 47 persone in più. Davvero tante, venute apposta, e alle quali bisognava comunicare con delicatezza che dovevano andarsene. Iniziarono insulti, male parole, spintoni. Scesero anche i produttori per cercare di placare una rabbia che era ormai incontenibile. Niente. Li spingemmo a fatica fuori dal portone dello studio e sprangammo, ma ormai avevano preso coraggio, urlavano, picchiavano pugni. Una rivolta. Mi spaventai davvero».
E l’episodio più divertente?
«Il gorgonzola di Gerry». 

La ascolto.
«Una signora del pubblico portò in regalo a Scotti una forma di gorgonzola. Alla fine delle registrazioni un mio collaboratore, per errore, prese la forma e il resto e la portò nei nostri uffici, vicini a Cologno Monzese. Telefonarono subito dalla redazione per reclamare il gorgonzola. Spiegammo, scusandoci, che l’avremmo restituita la mattina successiva. Niente: mandarono un taxi che se ne andò con la forma di gorgonzola da riportare a Gerry piazzata sul sedile posteriore».
Quante telefonate riceve al giorno?
«Un numero incalcolabile. Da un po’ di tempo alle 16 lascio l’ufficio e delego molto a valenti collaboratori. Ma il cellulare squilla fino alle 22, minimo. Tra 10 anni smetto, non voglio morire».


(DAL SETTIMANALE OGGI - APRILE 2019) 

venerdì 12 giugno 2020

IVA ZANICCHI: "IO SPONTANEA, MARA MAIONCHI HA LA PAROLACCIA MONTATA DI SERIE"

Iva Zanicchi opinionista del «Grande Fratello». La notizia girava, ma è servito molto tempo per ufficializzarla. Iva, ci faccia sognare: ha tirato sul prezzo?
«Ma nooo, hanno temporeggiato loro: aspettavo di firmare o di avere almeno una stretta di mano precisa».
Oggi lei guadagna di più facendo dischi e concerti, o con la tv?
«Ma parla solo di soldi, lei? Sono cose diverse: un disco richiede tempo: mesi, anni, cura. Un cd ti rappresenta, dura, è oltre il vil denaro. Il GF è tv di consumo e dopo poco si dimentica. Comunque sì, il video mi rende di più». 

Perché ha accettato?
«Guardare dal buco della serratura piace un po’ a tutti: è il segreto di questi show. Da piccola, a casa di mio zio, poggiavo l’orecchio contro il muro per sentire litigare i vicini».
In più, commenta il tutto formando una strana coppia con Malgioglio.
«Che conosco da 40 anni. È un fumetto, lo dico in senso buono. Bizzarro e col fiuto di capire che cosa piace alla gente. Mi ha già scritto due nuove canzoni». 

Deve dire la sua su maschioni palestrati a petto nudo che si agitano nel serraglio di Cinecittà. Suo marito Fausto Pinna non è geloso?
«Eh, ma mica sono dentro la Casa! E poi guardi, anche se fosse, per le quarantenni è un conto: oggi sono ragazzine. Ma le 70enni che vanno con i 30enni, sono aberranti».
È una diretta continua. Per essere aggiornata su tutto, adesso le tocca stare 24 ore davanti alla tv!
«Ma scherza?! Altroché 24! Non ci starò manco 12. Ogni tanto vado a buttare l’occhio, certo, ma c’è comunque l’infaticabile D’Urso che fa il grosso, l’80-90% del lavoro». 

Parteciperebbe come concorrente?
«Se mi dessero una sberla di soldi, forse… Ma guardi, non credo: nel 2005 feci “Music Farm”, dove pure eravamo serviti e riveriti, e c’erano le storie d’amore dubitabili, tipo Dolcenera e Baccini; dopo 40 giorni volevo scappare. Non sopporto di stare senza leggere, vedere la tv, il cellulare…».
E l’«Isola dei famosi»?
«Me l’hanno proposta ogni anno, tranne l’ultimo, da quando esiste: non andrei per nessuna cifra al mondo. Manca il cibo, ci sono i mosquitos… Devo litigare per un cocco? Figurati! In questa edizione la mancanza di rispetto nei confronti di Riccardo Fogli, me lo lasci dire, è stata una cosa tristissima». 

Dopo il «Grande Fratello», che cosa l’aspetta?
«Il 10 agosto al mio paese, Ligonchio, ci sarà una festa-concerto per i 100 anni della vicina centrale idroelettrica. Faremo cascare il mondo».
Qual è la tv che non ama?
«I talk-show: non mi beccheranno mai più: c’è gente che urla e dice cose mostruose per prevalere. In un talk giornalistico fu l’unica occasione della mia vita in cui persi davvero il controllo». 

Che cosa successe?
«Ero in politica solo dai sei mesi: il sindacalista di una fabbrica pretendeva di affibbiare a me e al mio “padrone” Berlusconi tutti i mali del mondo: gli tirai un vaffa, un’altra offesa, e lasciai lo studio».
Chi le piace, invece?
«Chiambretti, perché è sveglio: ho fatto con lui “La Repubblica delle donne”. Ti provoca sino a farti arrivare esattamente dove vuole, tu parli, lo fai felice, e poi magari ti rimprovera». 

La considero da sempre un idolo pagano di noi giornalisti perché lei può dichiarare tutto e il suo contrario nell’arco di poche ore. Spontaneità? Studio? Ci spieghi.
«Non c’è mai calcolo. Nei giorni in cui sono carica, faccio le fiammate; se è il giorno down, invece è come cavare sangue dalle rape. Ma sono stata bugiarda e voglio essere molto sincera con lei: non creda alla leggenda della Zanicchi fuori controllo. Anche se sono sopra le righe so sempre esattamente ciò che dico e dove fermarmi».
Fatto sta che se in tv si cerca una signora d’esperienza che dica le cose con schiettezza, o si chiama lei, oppure Mara Maionchi.
«Siamo in realtà piuttosto diverse, sa? Lei secondo me ha la parolaccia un po’ troppo montata di serie sul personaggio. Io sono un po’ più pudica: se mi scappa, mi scappa». 

È vero che a «Sanremo Young» avete litigato?
«C’è stato un episodio sgradevole: si stava valutando il talento di una ragazza, e non eravamo d’accordo. Lei a un certo punto, tra la diretta e il fuori onda, mi guarda e sbotta: “Tu di musica non capisci un c…”. Non so, io non mi sarei mai permessa. Boh…».
Lei, Mina, Milva… Un tempo nella nostra canzone era tutto un fiorire di aquile, tigri e pantere in lotta. Perché sono finiti questi dualismi? Erano già piazzati tutti gli animali?
«Chiuso il serraglio, finiti gli animali. O finiti quelli nobili. Ma poi erano cose create dai giornali. Noi all’epoca con le altre ci vedevano tre volte l’anno: Sanremo, Disco per l’estate a Riccione e a Napoli per “Studio uno”. L’unica con cui sono rimasta amica è la Caselli». 

Guardando la giuria di «Ora o mai più», show rivelazione di Raiuno, mi è venuto spontaneo pensare: lì dentro manca la Zanicchi. Che cosa ne pensa?
«Le rivelo una cosa: mi hanno già proposto quest’anno di farlo. E se me lo riproporranno, penso che ci sarò. I cantanti ancora spendibili che danno un’altra occasione alle meteore: mi piace. Stavolta sono riapparse voci ottime, come la Morlacchi e la Minetti. Poi si discute un po’, ma basta che non manchi mai il rispetto».
Lei vive in questa splendida villa in Brianza dal 1971. Una vita. Quali personaggi di spicco ha ricevuto?
«Tanti. Da Aznavour a Fausto Leali, da Alberto Lupo a Mike Bongiorno. La prevengo: Berlusconi no, perché Arcore è a 500 metri in linea d’aria da qui e sono sempre andata io da lui. Anni fa con quelli del giro tv facevo un paio di volte l’anno alcune belle feste in costume premiando le maschere migliori: settimane per due in Sardegna, materassi stile Mastrota…». 

Perché ha smesso?
«Si era perso lo spirito. Peccato. Ma quest’anno ho organizzato uno stupendo gruppo d’ascolto per Sanremo chiamando il miglior catering della Brianza. C’era tutto il cast del musical che ho fatto, “Men in Italy”, e poi è passata a trovarci anche la D’Urso».
Una cena elegante?
«Certo, nel senso letterale del termine». 

Questa sua casa, la farebbe spiare 24 ore su 24 dalle telecamere?
«Massì, potrei persino renderla un set. Sono piuttosto disponibile, come avrete notato. Però ci sono zone inviolabili».
Come la stanza da letto, che non ci ha lasciato fotografare. Sa che saremo rimproverati dal direttore?
«Quella, come diceva mia nonna, è e sarà sempre inviolabile. Gli dica che la Zanicchi dorme in piedi, come i cavalli!».


(DAL SETTIMANALE OGGI - APRILE 2020) 

giovedì 11 giugno 2020

LA VITA DI ALVARO VITALI * DA PIERINO NELLE COMMEDIE SEXY ALLE BARZELLETTE

L'attore Alvaro Vitali con la moglie Stefania Corona.
Anche l’occhio vuole la sua parte; ma quello di Alvaro Vitali, piantato a spiare nobili docce femminili (dalla leggendaria Edwige Fenech a Gloria Guida, passando per Barbara Bouchet, Lilli Carati e Annamaria Rizzoli) nei buchi della serratura di una miriade di B movies degli Anni 80, diciamolo francamente, si è preso quasi tutto. «Infatti ormai ho la pupilla modificata: lunga e stretta» commenta l’attore romano, che per il complesso dell’opera ha ricevuto anche dal programma di Raidue «Stracult», a Venezia, un finto Leone d’oro alla carriera. In attesa di quello vero, naturalmente. 

Vitali, in questi giorni è sul set con sua moglie Stefania Corona: che cosa sta girando?
«Un servizio fotografico e il promo per una ditta di infissi, che andrà in alcuni Paesi dell’Est, come Romania e Polonia».

Sa che Mediaset ha in animo di resuscitare «La sai l’ultima?», lo storico programma di barzellette? Le piacerebbe farne parte?
«Certo, ma solo come ospite autorevole: avendo una certa esperienza, vorrei mettermi sul trono a fare l’opinionista, anzi, il tronista della barzelletta, e giudicare i concorrenti: bravura, efficacia, tempi comici…». 

Il segreto per raccontarle?
«Sono un mezzo mistero: bisogna dirle bene, certo, ma la resa sul pubblico può variare anche moltissimo da soggetto a soggetto raccontatore, a parità di storiella».

Escluso lei, che è un outsider, chi sono stati i più grandi della commedia di genere nei suoi anni d’oro?
«Lando Buzzanca fu strepitoso, e così pure Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Di loro ho bevuto tutto. Sono i miei punti di riferimento. Se parliamo di attori del filone delle commedie sexy, Renzo Montagnani e Mario Carotenuto». 

La chiamano mai come vip per qualche reality, chessò «L’isola dei famosi»?
«No, anche perché di vip ormai non c’è più manco l’ombra. Ma non andrei: le condizioni di vita sono piuttosto pesanti, e i mosquitos te se magnano vivo. Feci “La Fattoria” nel 2006, perché aveva un bel cast. E al ritorno sposai Stefania, che conoscevo già da sette anni». 

Già, Stefania. Una donna appariscente, per certi versi una Gradisca felliniana. Non le sarà sfuggito, visto che con Fellini lei ebbe frequentazioni cinematografiche.
«Stefania è una persona meravigliosa, con un fisico bestiale. Canta e scrive canzoni. È un sodalizio anche professionale, che ci fa portare in giro uno spettacolo che si intitola “90 minuti di…”. Ci esibiamo insieme fra musica e risate: dura 40 minuti, un’ora, a seconda delle versioni». 

Immagino ne abbiate anche una da un’ora e mezza, se si intitola “90 minuti di…”.
«Esatto! E i bambini vanno in visibilio. Abbiamo inciso anche un disco intitolato “Puzzle Sound”, che contiene la canzone “Aiutaci Pierino”, un inno contro il bullismo diffuso nelle scuole. Il mio storico personaggio cinematografico faceva scherzi e marachelle, ma non ha mai bullizzato nessuno».

Ha mai pensato di scrivere un’autobiografia?
«Ce l’ho in testa: “Una vita da Pierino”. Ho avuto una vita stranissima: alla nascita pesavo un chilo e due, mi portarono via dall’ospedale in una scatola di scarpe; poi sono stato in un istituto, dal quale mi strappò mia nonna, con la quale ho vissuto sino a 38 anni… Prima o poi… Il materiale c’è».

Qualcuno ha mai cercato di boicottarla, sul lavoro?
«Che io sappia, no. Anzi. Negli anni d’oro, in quelle commedie, il nome Vitali era una garanzia. Chiamavano i francesi per conoscere il cast e dicevano: “Ce sta er piccoletto? Bène, se ce sta ‘o compràmo!”». 

Tipico accento parigino.
«Massì, giuro: l’ho saputo da quelli della produzione di Medusa, perché la Francia era il primo mercato di quelle pellicole dopo l’Italia. Dicevano: “Se non ci sei tu, non ci comprano il film”. Tanto che quando uscì “La poliziotta a New York”, il primo nome in cartellone fu il mio. E non le nascondo che Edwige Fenech, l’altra protagonista, si scocciò non poco».


(DAL SETTIMANALE OGGI - APRILE 2019) 

SIMONE CRISTICCHI CERCA LA FELICITA' (E NUOVI PERCORSI MUSICALI)

Simone Cristicchi.
Festa della Liberazione speciale al Teatro Verdi di Firenze, dove la sera del 25 aprile andrà in scena un adattamento inedito di «Mio nonno è morto in guerra», di e con Simone Cristicchi. Il cantautore romano proporrà i suoi aneddoti sui piccoli-grandi eroi della Seconda Guerra Mondiale, accompagnato dall’Orchestra della Toscana.

Cristicchi, uno show minimale restituito con l’imponenza orchestrale. Come l’ha modificato?
«Scegliendo per esempio i brani più adatti, come “Signore delle cime” e “Il testamento del capitano”; i canti alpini con orchestra li definirei quantomeno un esperimento».

A Sanremo ha portato «Abbi cura di me», un brano che si occupa della manutenzione dell’amore. Quanti ne ha persi per scarsa manutenzione?
«Di solito mi lasciano… No, dai: diciamo che si era esaurito il sentimento, che è effimero, incoercibile, varia di intensità. I veri amori duraturi sono fatti di umiltà, accettazione, sapersi mettere di fianco».

Lavora a un nuovo album?
«Per ora no: porto avanti il progetto del mio documentario, “Happy-Next – Alla ricerca della felicità”, e vorrei portare a teatro qualcosa che prenda singole parole e le svisceri: amore, dolore, cultura…». 

Qual è la musica che non sopporta?
«Non vedo tv e ascolto le radio che scelgo. Difficile che mi imbatta in cose sgradite. Sono nel periodo colonne sonore e musiche orchestrali. Troppe parole mi confondono». 

Il cantautorato di spessore è alla frutta?
«No, non morirà mai. E Brunori Sas, Le luci della centrale elettrica e gli stessi Baustelle lo dimostrano».


(DAL SETTIMANALE OGGI - APRILE 2019) 

martedì 9 giugno 2020

CHI E' HELL RATON, NUOVO GIUDICE DI X-FACTOR 2020 (CON EMMA, MIKA E MANUEL AGNELLI)

Hell Raton, nuovo giudice di X-Factor insieme con Emma Marrone.
Da settembre su Sky Uno torna Alessandro Cattelan con X-Factor 2020. Al tavolo della giuria Emma Marrone, i rientranti Manuel Agnelli e Mika, e un'altra novità assoluta: il rapper Hell Raton.
Gran debutto per EMMA: una delle voci più amate del panorama musicale italiano, è un’artista versatile ed eclettica con oltre 4 milioni e 500 mila follower su Instagram, oltre 3 milioni di “like” su Facebook, più di 2 milioni e 500 mila follower su Twitter, 400 milioni di visualizzazioni sul canale ufficiale Youtube. Ha pubblicato nell’ottobre 2019 il suo settimo disco d’inediti “Fortuna” il cui primo singolo “Io sono bella”, scritto appositamente per lei da Vasco Rossi, è stato per ben due settimane consecutive il brano più trasmesso dalle radio italiane. Con “Fortuna”, Emma, nel suo decimo anniversario di carriera, torna più matura e consapevole con un disco positivo, colorato, dal sound moderno e un nuovo linguaggio vocale. A febbraio 2020 partecipa, in qualità di super-ospite della prima serata, al 70° Festival di Sanremo, dopo aver vinto la kermesse nel 2012 con il brano “Non è l’inferno”. Sempre a febbraio Emma debutta al cinema recitando nel film “Gli Anni più belli” di Gabriele Muccino.
Per il suo arrivo a X Factor 2020 Emma ha dichiarato: «Ho sempre amato le sfide perché mi spingono a tirare fuori il meglio di me o almeno lo spero! Stiamo vivendo un periodo “strano” e inevitabilmente anche questa edizione di X Factor sarà “diversa” dalle precedenti. Mi auguro che la musica e l’intrattenimento siano di grande aiuto per lanciare un messaggio positivo di rinascita e di ripartenza, soprattutto per tutti i ragazzi e le ragazze che si mettono in gioco per il loro grande sogno. Non vedo l’ora di condividere questo ruolo con gli altri giudici che sono artisti che stimo molto. Faremo del nostro meglio! Ne sono sicura!».

Debutto assoluto in tv per HELL RATON, aka Manuel Zappadu, punto di riferimento discografico per la scena rap italiana grazie a Machete - celebre crew che ha fondato insieme a Salmo e Slait nel 2010 - e agli anni passati dietro le quinte dell’etichetta Machete Empire Records, fondata nel 2013, di cui è CEO e direttore creativo. In parallelo ha dato vita, insieme a Slait, a Machete Gaming - progetto in cui musica e gaming si incontrano in una formula mai vista prima - ed è promotore anche di vari progetti benefici: esempio ne è Machete Aid on Twitch, maratona a sostegno dei lavoratori del settore musicale colpiti durante l’emergenza sanitaria del Covid-19. La passione per la musica che si porta dietro dal 1990 e una determinazione senza limiti sono i due elementi che contraddistinguono Hell Raton.
Queste le sue parole a commento della nuova avventura a X Factor: «Ero un ragazzino affamato di musica, che è riuscito a realizzare il suo sogno più grande grazie a passione, dedizione e tenacia. Tutto il tempo passato in sala prove davanti al mic e live sui palchi, i più disparati, d’Italia, ha sicuramente arricchito il mio modo di vivere la musica. Negli anni ho imparato a mettermi in gioco, dal 2010 con la fondazione di Machete fino a Machete Gaming, passando per il debutto dell’etichetta Machete Empire Records e la nascita di Me Next e 333 Mob. Nel mio lavoro convivono i ruoli di discografico, talent scout, direttore artistico e creativo, ma anche musicista. Di fronte a un talento provo a esaminarlo in tutti i suoi aspetti e le sue e abilità, con un approccio 2.0, per trovare, insieme, il percorso più adatto alla sua carriera. È quello che vorrei fare qui a X Factor, voglio mettermi al servizio di nuovi talenti per aiutarli a trovare l’espressione più adatta alla propria personalità artistica, con un lavoro di ricerca che esplori sempre nuove tendenze e tecnologie».
MANUEL AGNELLI torna al tavolo della giuria che l’ha visto protagonista, amatissimo e temutissimo giudice, per 3 stagioni consecutive, dal 2016 al 2018. Il leader degli Afterhours rientra forte della sua esperienza e della sua visione musicale unica e innovativa. Una pausa di un solo anno che l’ha visto impegnato prima nel concerto al Forum di Assago, tutto esaurito, che celebrava i trent’anni di carriera della band e da cui è stato tratto il docufilm “Noi Siamo Afterhours” proiettato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, poi nel tour “An Evening with Manuel Agnelli”, uno spettacolo unico realizzato con il suo sodale amico e collega Rodrigo D’Erasmo, da cui è stato realizzato un vinile in edizione speciale. Manuel Agnelli è stata la voce di Caravaggio in “Caravaggio l'anima e il sangue”, il film d’arte che ha vinto il Globo d’Oro. Per due stagioni è stato alla guida di “Ossigeno”, il programma di Rai3 in cui parole e musica sono un fluire continuo. Nel 2019 ha vinto con “Argentovivo”, brano interpretato insieme a Daniele Silvestri e Rancore, il Premio della critica Mia Martini, quello della sala stampa Lucio Dalla e quello come miglior testo. A distanza di pochi mesi, “Argentovivo” vince anche la Targa Tenco come miglior canzone singola. Nello stesso anno ha inaugurato a Milano “Germi”, un centro culturale dall’animo alternativo ed è stato Direttore Artistico della cerimonia conclusiva di Matera 2019 che ha visto ospiti illustri come Damon Albarn e Lous & the Yakuza.
Per il suo ritorno nel talent di Sky ha dichiarato: «Mi piace molto il progetto che si sta costruendo attorno a questo nuovo X Factor. È molto stimolante tornare con la consapevolezza che seminare è necessario e produce effetti. Ho di nuovo e credo come mai prima, l'occasione per portare la voce di un modo di fare musica e del perché fare musica, lontani dalle logiche dei numeri e del risultato a tutti i costi. La musica come linguaggio, come espressione del sé, come percorso umano e interiore, come presa di posizione, come atto di vita. Molto, molto più potente dell'avere successo. Portare questa visione al grande pubblico, in televisione e in un contesto come questo, rimane uno scopo importante per me. X Factor per me torna ad essere, ma con una consapevolezza tutta nuova, un tavolo di discussione libero da formule troppo rigide, libero da preconcetti. Uno spazio che si riapre. Un’occasione. Prendiamocela».
Ritorno a casa anche per MIKA, all’attivo anche per lui 3 edizioni di X Factor, dal 2013 al 2015. Giudice molto amato e mai dimenticato dal pubblico del talent, lo scorso autunno è tornato sulla scena musicale con “My Name Is Michael Holbrook”, un album frutto di una marcata maturazione artistica che si è compiuta con lo straordinario one man show portato in ben dodici arene italiane con 70 mila biglietti venduti nel corso del “Revelation Tour”. Tour che è proseguito in Europa e Australia prima di essere interrotto a causa della pandemia sulla strada per l’Asia e i grandi festival americani che erano in calendario: dal Coachella (USA) fino al Lollapalooza, in Argentina. Il suo mini show durante il Festival di Sanremo, che ha ottenuto il picco di ascolti della serata raccogliendo il 60% di share, è stata la sua ultima apparizione sulla TV italiana. Mika commenta così il suo ritorno al tavolo della giuria: «Torno a X Factor con una forte motivazione e una missione che mi hanno convinto ad accettare questa sfida. La mia risposta alla crisi sociale che i recenti eventi hanno portato è quella di partecipare, di condividere e quello che so fare da artista e entertainer è appunto di intrattenere, fare sognare la gente. X Factor quest’anno sarà una nuova, grande occasione per avvicinarci, per sognare insieme e io rispondo a questa chiamata: ci sono!».

80 ANNI DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE: LA RACCONTA "LILI MARLENE"

Marlene Dietrich in Lili Marlene, o Marleen.

80 anni fa, il 10 giugno 1940, si consuma un evento che resta scolpito nella nostra Storia: l’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale. “Focus”, rete tematica diretta da Marco Costa al 35 del telecomando, dedica due serate all’anniversario proponendo la prima visione assoluta del docufilm «Lili Marlene - La guerra degli italiani», in onda mercoledì 10 e giovedì 11 giugno, alle ore 21.15.
160 minuti intensi e dirompenti, di un prodotto originale VideoNews firmato da Pietro Suber, con la collaborazione di Amedeo Osti Guerrazzi, storico del fascismo, collaboratore della Fondazione Museo della Shoah di Roma, e Donatella Scuderi, autrice di soggetti e sceneggiature. Storie poco conosciute, eventi drammatici, quelli di «Lili Marlene», composti in un racconto che parte dal basso, attraverso vicende straordinarie di cittadini comuni, e le testimonianze di figure autorevoli come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Gianni Letta, Dacia Maraini, Renzo Arbore, Pippo Baudo, le Gemelle Kessler, Pupi Avati.
«Lili Marlene» si distingue, inoltre, per rigore storiografico e intensità dei fatti narrati. Tre, gli aspetti fondamentali che ne fanno un prodotto esemplare:

·         la rievocazione di molti e poco noti casi, eppure estremamente significativi per capire la guerra degli italiani in tutta la sua varietà e complessità;
·         l’aver realizzato un racconto privo di retorica, crudo e, proprio per questo, struggente della guerra civile, con la carica d’odio inestinguibile che ha generato;
·         l’aver provato a documentare le ragioni di tutti, vittime e carnefici, vincitori e vinti, ma con un effetto finale che non è quello dell’elisione, bensì il senso del tragico e la consapevolezza della complessità della storia, che non permette di girare pagina e andare avanti, ma obbliga a coltivare tenacemente la Memoria.

«Lili Marlene - La guerra degli italiani» è anche un nuovo e originale tentativo di tenere aperto un dialogo su eventi che ancora oggi dividono, ma stando alla larga da facili scorciatoie, da frasi fatte e slogan, usati da chi strumentalizza la storia per fare propaganda.
«LILI MARLENE - LA GUERRA DEGLI ITALIANI»


SINOSSI
La Seconda guerra mondiale vista dal basso, attraverso le storie straordinarie di cittadini comuni. Per comprendere la profondità delle sofferenze, l’intensità delle esperienze, è necessario raccontare le vite delle singole persone per comunicarle a chi, come gran parte del pubblico italiano di oggi, non ha vissuto oppure non conosce la tragedia della guerra e le sue conseguenze. Per meglio capire cosa abbia rappresentato questa follia collettiva per il nostro Paese abbiamo ripercorso quegli anni con il racconto di storie poco conosciute e le testimonianze di uomini e donne che hanno vissuto in prima persona, oppure attraverso i racconti dei parenti più vicini, quegli eventi drammatici.

LILI MARLENE
Durante la II guerra mondiale era la canzone più popolare. Nonostante fosse osteggiata dal regime nazista perché antimilitarista, ebbe un enorme successo tra gli eserciti delle opposte fazioni. Ancora oggi è un canzone che evoca ricordi, sentimenti e passioni in chiunque abbia vissuto quel periodo. Dietrich l’ha cantata in tedesco, inglese e francese, in italiano e in russo. Ne esistono innumerevoli versioni, anche moderne, con vari interpreti tra cui Milva, Amanda Lear e i Matia Bazar.
LINEA EDITORIALE
A ottant’anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale il programma si propone di narrare, in particolare alle giovani generazioni, storie di deportazioni, di delazioni, stragi, stupri di massa, famiglie lacerate dalla politica e dalla violenza, di tradimento e di eroismo. Storie viste attraverso gli occhi e le parole dei protagonisti, vittime e persecutori, vincitori e vinti. Un racconto collettivo che descrive la paura, l’angoscia e i rari momenti di esaltazione provati da famiglie comuni durante il più grande conflitto armato di sempre. La prova più dura subita dal popolo italiano nel XX secolo.
Il tutto introdotto da un narratore che, filmato nei luoghi simbolici, racconta prima il contesto e poi introduce la storia vera e propria. Ne emerge un affresco immediato e corale degli italiani di quegli anni in una dimensione il più delle volte trascurata da film e documentari: la guerra vista non solo attraverso una serie di eventi bellici, ma con gli occhi delle persone - i bambini di allora - che l’hanno vissuta in gran parte lontano dal fronte, nelle città e nelle campagne.

MODELLO NARRATIVO
Il racconto si sviluppa attraverso la scansione cronologica di date significative (dallo scoppio della guerra, all’entrata nel conflitto dell’Italia, all’armistizio, ecc.), con la narrazione di cinque storia a puntata, attraverso snodi narrativi con inviato sul campo. Il tutto supportato da immagini di repertorio dell’Istituto Luce, brani di discorsi dei principali leader mondiali (da Mussolini a Hitler, da Churchill a Stalin), manifesti della propaganda fascista (come Tacete. Il nemico vi ascolta!), stralci di verbali di polizia relativi agli interrogatori dei delatori e di altri personaggi legati al regime fascista, stacchi musicali di commento alle immagini (come Marlene Dietrich che canta Lili Marlene o Sag Mir Wo Die Blumen Sind, con versione in inglese Where all the flowers gone, Lou Reed con Perfect Day, David Bowie con Heroes, Faccetta Nera e altre canzoni fasciste). Per quanto riguarda le storie principali, le interviste ai vari testimoni sono ambientate nei luoghi più significativi degli eventi raccontati. Ad esempio negli stabilimenti delle ex colonie estive fasciste, oppure nei paesi e nei luoghi teatro delle stragi, o in quello che rimane dei vari campi di concentramento e prigionia.
CAMEO
Per arricchire il racconto, le varie storie di soldati e cittadini comuni narrate nel film, vengono collegate tra loro da alcuni cameo, costituiti da brevi interviste a personaggi celebri della storia del nostro Paese. Testimoni in grado di attrarre un pubblico più vasto raccontando episodi ed eventi vissuti in prima persona oppure dai propri familiari durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Come momenti di vita quotidiana, la grande miseria di quegli anni, le difficoltà di reperire il cibo, la paura dei bombardamenti, oppure i commenti familiari sulle gesta di Mussolini, le attività clandestine contro il regime... L’elenco degli intervistati comprende esponenti di punta della vita politica ed economica italiana come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari, Gianni Letta. E sono presenti aneddoti di personaggi celebri della vita culturale, sociale e artistica del Paese, come Dacia Maraini, Pupi Avati, Pippo Baudo, Renzo Arbore, Alice ed Ellen Kessler (che da piccole, abitavano vicino a un campo di concentramento a Monaco di Baviera).

«LILI MARLENE - LA GUERRA DEGLI ITALIANI»


LE STORIE: 1° PUNTATA

1 – “W il Führer- Una giornata particolare” (3 maggio 1938)
Una rappresentante della comunità ebraica romana racconta quando, da bambina, scese in piazza per festeggiare Hitler durante il suo viaggio a Roma nel ’38.
Il 3 maggio 1938 Hitler arriva in un Italia che lo accoglie nella maniera più trionfale possibile. Il capo di uno Stato antisemita viene festeggiato da tutti gli italiani. Anche gli ebrei sono in piazza a sventolare le bandiere con la croce uncinata. Le riprese dell’Istituto Luce fanno da sfondo alle voci di una bambina ebrea, Silvana Ajò, oggi lucidissima novantenne, che era in piazza, all’epoca, per salutare l’arrivo del Führer. Quattro mesi dopo, quella bambina verrà cacciata dalle scuole del Regno con l’introduzione delle leggi razziali.
2 – “I bambini della Quarta Sponda” (10 giugno 1940)
I 13mila bambini fatti tornare dalla Libia, da Mussolini, e diventati in gran parte orfani.
I pochi testimoni rimasti narrano l’incredibile storia di quei 13mila, tra bambini e ragazzi, che nei primi giorni di giugno del 1940, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, lasciarono la Libia per essere riportati in fretta e furia in patria. Ufficialmente doveva trattarsi solo di un semplice periodo di vacanza nelle colonie fasciste, in realtà per tanti bambini delle colonie del Regno quello fu solo l’inizio di una esperienza drammatica che avrebbe segnato le loro vite, separandoli per sempre dai loro genitori.

3 – “Le spie del Duce”. Internati da Churchill, uccisi da Hitler (2 luglio 1940)
La tragedia dell’Arandora Star. La più grande strage di migranti italiani all’inizio della guerra, arrestati da Churchill in Inghilterra, spediti in nave in Canada e silurati da Hitler.
Il crollo del mito del fascismo invincibile. Nonostante i rassicuranti discorsi del Duce sono moltissimi i morti, già nelle prime settimane del conflitto. Vittime che il regime nasconde accuratamente. Il 2 luglio del ’40 un sottomarino tedesco silura e affonda, a Nord dell’Irlanda, il transatlantico inglese Arandora Star con 815 italiani a bordo, tra cui molti ebrei. La nave era salpata da Liverpool, imbarcando 1.500 uomini, per lo più civili italiani, tedeschi e austriaci, tutti internati da Churchill perché sospettati di spionaggio. A raccontare la storia sono i sopravvissuti e i parenti delle vittime.
4 – “La caduta del Regime” (luglio/settembre 1943)
La morte della Patria Fascista.
La caduta di Mussolini viene salutata dalla popolazione italiana come la fine della dittatura e della guerra, ma per i fascisti è un trauma intollerabile. Non è la caduta di un regime, ma la caduta di un mondo. La storia viene narrata attraverso testimonianza di parenti dell’ex Ministro degli Esteri e genero del Duce, Galeazzo Ciano, di ex membri della X Mas e da documenti di archivio che illustrano il dramma vissuto e le violenze subite nei giorni immediatamente successivi al crollo del regime.

5 – “Io ho visto”. La strage di Civitella Val di Chiana (29 Giugno 1944)
Il racconto dei sopravvissuti alle stragi nazifasciste e le responsabilità dei partigiani.
Uno degli eccidi più brutali è quello di Civitella Val di Chiana, il 29 giugno ’44. Frutto di una rappresaglia, seguita ad un attacco di una banda partigiana guidata da Edoardo Succhielli, Renzino, avvenuto circa dieci giorni prima. Un agguato che apre una grande ferita a Civitella.
LE STORIE: 2° PUNTATA

1 – “Le marocchinate”. Stupri di massa in Ciociaria (14 Maggio 1944)
Le violenze delle truppe magrebine, sotto il comando dell’esercito francese, nel Basso Lazio.
Dopo aver travolto le difese tedesche sul fronte di Cassino, le truppe marocchine agli ordini del Generale francese Juin si scatenano contro le popolazioni locali della Ciociaria, violentando migliaia di donne (e anche qualche ragazzo) di tutte le età. La storia, già raccontata nel capolavoro di De Sica “La Ciociara”, è una ferita mai cicatrizzata. Invece della liberazione dagli orrori della guerra le truppe alleate portarono violenza selvaggia e stupri di massa, causa di traumi profondi che spinsero alcuni al suicidio. Anna, allora poco più che adolescente, testimonia l’orrore provato e il dolore che ancora oggi pervade una intera comunità. Come è stato possibile superare un trauma così profondo?

2 – “Caino e Abele: le delazioni” (Estate 1944)
Il terrore delle delazioni raccontato da una delle vittime: Riccardo Goruppi (Trieste).
Gli spioni, per lo più anonimi, si ritengono buoni cittadini dell’Italia littoria, collaboratori esemplari delle autorità. Lo scoppio della II guerra mondiale moltiplica il numero delle denunce segrete e il campo d’azione degli informatori del regime si estende a dismisura: dai «disfattisti» ai pacifisti, dagli ebrei agli ascoltatori di Radio Londra si arriva ai partigiani. Uno tra i tanti episodi viene raccontato da un ex partigiano triestino, vittima di una spia con cui di fatto ha continuato a convivere anche negli anni del Dopoguerra, abitando a poche centinaia di metri da casa sua.
3 – “Io ho visto”. L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (Estate 1944)
Il racconto degli ultimi sopravvissuti alla strage nazifascista del 12 agosto 1944.
Il 12 agosto 1944, senza una spiegazione plausibile, un reparto di SS italo-tedesco attacca il paese di Sant’Anna di Stazzema (Alta Versilia), dove in pochissimi, tra cui alcuni bambini, si salvarono fingendosi morti sotto pile dei cadaveri. I sopravvissuti descrivono il terribile massacro nazifascista su cui permangono molti interrogativi: perché tanta violenza? Come è stato possibile raggiungere livelli così estremi di crudeltà?

4 “Bella Ciao: la Guerra Civile” (1944-1945)
La guerra tra partigiani e repubblichini. L’incontro tra una ex ausiliare della X Mas, Fiamma Morini e l’ex partigiano veneto Carlo Bretzel.
Il 21 settembre del ‘44 scatta l’operazione “Piave”, che i nazifascisti hanno organizzato per “ripulire” il Grappa. Il risultato è una strage. Centinaia di morti tra i partigiani: 32 di loro vengono impiccati sui viali di Bassano del Grappa. Carlo Bretzel, a 17 anni fa esperienza tra i partigiani che combattono sul Grappa. Più volte si salva dai rastrellamenti organizzati dai nazisti e dalle Brigate Nere della Repubblica di Salò. La guerra civile, per chi l’ha vissuta direttamente, lacera ancora le anime. I ricordi sono dolorosi. Sono passati ottant’anni e i vecchi rancori non sono stati superati. Fascisti e partigiani non si sono mai riconciliati. Ma è possibile riconciliare due mondi così distanti?
5 – “Il dramma dei sommersi, gli incubi dei salvati” (25 aprile 1945)
Le deportazioni e il ritorno alla vita.
Il ritorno delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra e deportati politici e razziali è stata una odissea lunga e faticosa. L’ebrea fiumana Tatiana Bucci, con la sorella più piccola Andra, viene arrestata con gran parte della sua famiglia e trasferita ad Auschwitz dove finisce nel Kinderblock utilizzato dal Dottor Mengele per i suoi esperimenti sui bambini.


«LILI MARLENE - LA GUERRA DEGLI ITALIANI»


AUTORE: PIETRO SUBER

Giornalista, ha realizzato reportage e documentari. Oggi è caporedattore a Mediaset. Ha iniziato con RaiUno (con i programmi di Sergio Zavoli), RaiTre (Samarcanda, di Michele Santoro), e quotidiani come la Repubblica e Il Messaggero. Inviato durante i conflitti in Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia e Ucraina, ha vinto il Saint Vincent e, tre volte, l’Ilaria Alpi. Nel 2018 ha presentato alla Festa del cinema di Roma il film documentario 1938 - Quando scoprimmo di non essere più italiani, menzione speciale ai Nastri d’Argento 2019, sulle conseguenze delle leggi razziali in Italia attraverso le testimonianze di vittime e delatori.
CON LA COLLABORAZIONE DI:

Amedeo Osti Guerrazzi è uno storico del fascismo. Ex docente di Storia contemporanea all’Università di Roma, e Fellow dello Yad Vashem nel 2015. Attualmente collabora con la Fondazione Museo della Shoah di Roma. Autore di numerosi volumi sulla storia del fascismo e sulla persecuzione antiebraica: da Caino a Roma (Cooper, Roma 2006) a Noi non sappiamo odiare. L’esercito italiano tra fascismo e democrazia, Utet Torino 2013. Con Maurizio Molinari è coautore del libro Duello nel Ghetto (Rizzoli Milano 2017).

Donatella Scuderi, regista teatrale, autrice di soggetti e sceneggiature. Nel 2013 ha pubblicato con la società editrice Dante Alighieri Il caso Delizia Smile e, nel 2015, Giuseppina. Storia di una bambina organizzata, romanzo storico che ripercorre l’odissea di una fra i 13mila bambini italiani della Quarta Sponda, deportati nel giugno del ’40 per ordine del regime fascista. 

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