mercoledì 27 settembre 2023

SAMIRA LUI: «SONO GEOMETRA, FIDANZATA, E NON CREDO ALL'ITALIA RAZZISTA»

La bellissima Samira Lui, passata da valletta de «L'eredità» su Rai1, a concorrente dei nuovo «Grande fratello» di Alfonso Signorini, in onda su Canale 5.

Si chiama Samira Lui, ha 25 anni (è nata a Udine il 6 marzo 1998), capelli indomabili, parlantina sciolta e un viso da depositare alla SIAE. Fa la Professoressa a «L’Eredità» di Rai1, ma la sensazione è che di strada ne farà tanta.

 

Samira, lei è la più bella fra le nuove leve del video.

«Grazie, mi fa piacere sentirlo dire, ma preferisco che si guardi alla mia interiorità, vorrei lasciare un segno».

È anche in crescita: oltre a «L’Eredità», ha fatto «Tale e quale show», ha transitato a «Stasera tutto è possibile»…

«Mi piace il mio percorso, fatto pian piano e con la testa. Ho voglia di fare, di mettermi in gioco. A Tale e quale c’erano: diretta, voce, ballo, trucco… Fattori che mettono in difficoltà anche i professionisti. Sono arrivata nelle case come sono: solare, allegra, appassionata».

Lei è geometra, ma io me li ricordavo diversi.

«Perché, esiste un geometra standard?».

No, ma nella media sono meno piacevoli.

«Eh, ma mica li conosce tutti! Non ho mai esercitato, però. Prima ferquentai il Liceo artistico… Ho fatto un sacco di cambiamenti nella mia vita perché non avevo le idee chiare; sin da bambina sognavo il palcoscenico. Il mio pallino. Poi mia mamma giustamente ha inistito per farmi studiare, ma alla fine andavo a parare sempre lì, verso lo spettacolo».

Che alla fine è arrivato.

«Sì, nell’estate dopo la maturità, in quel periodo che non vissi benissimo. Si è giovani, ribelli, confusi… Mi iscrissi a Miss Italia pur amando più l’arte che il mondo delle passerelle, ma mi è servito a toccare con mano la macchina televisiva che sta dietro quell’evento, e mi ha affascinata, facendomi sentire a mio agio».

Fascia di Miss Friuli, e terzo posto. Che ancora le brucia.

«All’inizio eravamo 300. C’erano ragazze altissime, bellissime. Non ci credevo minimamente. Quando poi arrivi fra le prime tre e non ce la fai, lì ti spiace tanto, ma è giusto così: ero giovanissima, la vincitrice più bella di me. Ma è irrilevante: dopo il concorso mi sono arrivate mille offerte».

Durante il galà, riferiscono le cronache, Facchinetti disse: «La ragazza che viene dal Senegal», il Paese di suo padre. E da lì partirono insulti razzisti.

«Ma neanche tanti. Poi le persone hanno sempre bisogno di parlare, di chiedere, di scrivere… Ci fu un’incomprensione. Chiarii subito che ero italiana. Fu una tempesta in un bicchier d’acqua. Hanno dato poi della razzista anche a me dicendo che rinnegavo le mie origini. Paradossale».

Anche perché uno che è razzista con lei è scemo due volte. Insomma, l’Italia non lo è.

«Non lo è. E più se ne parla, peggio è: più mettiamo in evidenza una differenza, più facciamo la differenza. Perché devo spiegare che sono italiana? È come il colore dei capelli, chi porta gli occhiali e chi no».

Sa recitare? Si è mai messa alla prova?

«Fin da bambina ho fatto teatro. Recito anche a casa, ogni tanto, e vorrei approcciarmi al mondo del cinema o della fiction».

Quale personaggio di serie tv avrebbe voluto interpretare?

«Avrei fatto volentieri Meredith Grey di Grey’s Anatomy, la mia preferita. Ma anche Tokyo de La casa di carta. O Jennifer Lawrence in Hunger Games: la ragazza di fuoco».

Ha altri hobby o passioni?

«Mi piace cucinare dolci. Torte stratificate giganti e strane, non quelle della nonna. Amo le passeggiate, i viaggi, il mondo del make up».

Veniamo alle note dolenti. Per gli altri. Lei è fidanzata da tempo con un modello che si chiama Luigi Punzo. Vi siete rivelati soltanto nel 2022 per la nota regola: meglio non dirlo sennò si perdono fans?

«Ahhh, mannò. Le stories su Instagram le avevo fatte: ogni tanto qualche foto la mettevo. Solo che le notizie hanno iniziato a girare quando volevano; forse chi mi segue se n’è accorto tardi. Ma mi avevano anche hackerato il profilo e non sono molto social. L’amore è meraviglioso, stiamo bene insieme da quattro anni».

Leggo che fa anche il «luxury concierge». Nel senso che un concierge normale non le bastava?

(ride). «In realtà lui è un imprenditore: a Formentera, Milano, Roma e Napoli organizza format di eventi e aperitivi nei locali, e alle Baleari si occupa anche di barche e yacht per i Vip. Non riceve persone negli alberghi, come hanno scritto sul web. È molto intraprendente».

Il suo sogno nel cassetto?

«Farmi una famiglia felice e serena. Il lavoro viene dopo, ma ne riparleremo».

(DAL SETTIMANALE GENTE - MARZO 2023)

lunedì 25 settembre 2023

IVA ZANICCHI: «BENE MENGONI, LAZZA E MADAME, MA OGGI I PEZZI NON SONO PIU' IMMORTALI»

La cantante e conduttrice Iva Zanicchi, un tempo nota come L'Aquila di Ligonchio.

«Ebbene sì, vi do un’anteprima: la Rai mi ha chiesto di fare quattro prime serate. Uno show con musica e parole ancora da collocare con precisione, ma ce l’ho tutto in testa. Stiamo definendo i dettagli. Vedrete una doppia Iva. Basta, sennò poi dico tutto. Intanto, dal 18 marzo, non vedo l’ora di entrare nella giuria de Il cantante mascherato, su Rai1».

Carica a pallettoni dopo un veloce passaggio dall’estetista, Madame Zanicchi sgancia la sua tele-bombetta. Dopo anni a pascolare in quel di Mediaset, da qualche tempo è di casa a Viale Mazzini, dove pur avendo appena sfiorato il Festival di Sanremo («Ho solo fatto il mio come ospite da Matano e dalla Bortone») ha qualche buon consiglio da regalare agli organizzatori per l’edizione 2024.

 

Iva, lei sa bene che appena finisce un Sanremo si inizia già a lavorare a quello successivo. Come se lo immagina?

«Anzitutto non mi tocchino Amadeus! Lo adoro. È simpatico, umano, e anche un buon direttore artistico: quest’anno ha infilato un bel cast di gente che piace ai giovani, da Madame a Lazza. Mengoni super. Ma mi è piaciuto anche Ultimo e I Cugini di campagna, intonatissimi, ci stavano tutti. Salvo persino la Oxa, anche se tende a caricare un po’ troppo. Non meritava il 25° posto».

Pensa che qualche canzone resterà nella storia della musica italiana?

«No, ma oggi ormai è difficile che i pezzi diventino immortali come ai miei tempi. Fiume amaro e La riva bianca, la riva nera vendettero più di un milione di copie».

Che cosa cambierebbe nel prossimo Festival?

«Toglierei di mezzo la politicizzazione, i sermoni. Capisco che ci sono cinque giorni e parecchie ore di spettacolo da riempire, ma qui si esagera. Molta gente la pensa come me».

Si riferisce ai monologhi?

«Sì, per esempio la Egonu che arriva da un altro Paese dicendo che siamo razzisti. Ora, lei avrà dato tanto all’Italia, ma l’Italia ha dato tantissimo a lei. Mi sento di dire che siamo il Paese meno razzista d’Europa».

E la Ferragni, che scrive a se stessa bambina?

«Ma sì, son tutte cosette che prese singolarmente possono avere un senso. Anche la Fagnani che parlava delle carceri. Bene. Andai a visitarle anch’io quando facevo politica: San Vittore, Opera, Parma. Ma si asciughi il tempo e lo spazio dato ai pontificatori, sennò si perde il vero scopo di Sanremo».

Dica la verità: «Ballando con le stelle» voleva vincerlo.

«Assolutamente no: è stata una bella esperienza. Ora posso rivelarvi una cosa: grazie al mio partner, Samuel Peron, provavo al massimo un’ora alla settimana a fronte delle cinque dei miei colleghi. E me la rido».

Fortunella. L’hanno accusata di essere stata un po’ sboccata.

«Hanno ragione, del resto raccontavo anche barzellette - ormai giro per strada e me le chiedono – e le barzellette se non sono un po’ sconce non interessano a nessuno».

Molte cantanti non più giovanissime si riciclano come giurate di talent canori. Le piacerebbe?

«Non impazzisco all’idea: preferisco show miei. Potrei fare X-Factor o The Voice Senior, quelli sì. Ma solo per accompagnare il percorso degli artisti. Non mi va di giudicarli».

L’ultimo suo lavoro a Mediaset è stato «D’Iva», che a mio avviso era ben confezionato. Gli ascolti però hanno zoppicato. Questo  che prepara per Rai1 vuole essere la sua rivincita?

«Era fatto bene, dai, lasciamo stare. E per gli ascolti, se guarda Baglioni che cos’ha combinato…».

Intanto sta sotto l’ala di Milly Carlucci.

«È un carrarmato: arriva alle nove di mattina, va via a mezzonotte, e guarda tutto, anche i colli delle camicie. Non so come faccia. Senta, lei…»

Mi dica.

«Riporti bene quello che dico sennò le strappo tutti i peli».

Oddìo, quali?

«Non importa l’area. Glieli strappo coi guantoni da boxe».


(DA SETTIMANALE GENTE, MARZO 2023)



IL FANTASANREMO SOVRANISTA

Mentre fra gli addetti ai ludici lavori si vocifera di un Pino Insegno (forte della sua salda amicizia con la premier Giorgia Meloni) decisamente incaponitosi nell’idea di riuscire a riprendere la guida di «Reazione a catena», il gioco delle parole di Rai1 portato al successo negli ultimi anni da Marco Liorni, si può provare a fantasticare anche sul fronte festivaliero.

Con la vittoria schiacciante del Centrodestra alle ultime elezioni e quell’arietta sempre un po’ politicizzata che soffia in Rai, nel 2024 potrebbe disegnarsi un cast alquanto variegato, in grado di passare da Iva Zanicchi e l’immancabile Povia (e gli orchestrali fanno ohhh) a Rita Pavone (datele un martello sovranista) per soffermarsi poi sulla voce graffiante di Fausto Leali, sul mai allineato Enrico Ruggeri, su Max Pezzali, già 883, e Laura Pausini. Per andare sul vintage, invece dei cugini di campagna (che votano ancora per un’ininfluente lista civica al paesello) andrebbero ripescati Alberto Fortis e Sergio Caputo. Tanto la finale è (pur) sempre un sabato italiano.

Non si sa quanto i sopracitati abbiano velleità di candidarsi. Di certo dovrebbero vedersela con Amadeus, l’uomo dei 53 milioni di euro di introiti quest’anno per Rai Pubblicità. Che lo venera come un dio pagano. In cambio lui chiede o ottiene autonomia totale sulla scelta del cast. Pare che non metta becco neppure il suo potente manager Lucio Presta. 

sabato 23 settembre 2023

BRAVA ELODIE: SOLO MUSICA, SENZA SFRUTTARE IL PROPRIO CORPO


Elodie
è uscita con un nuovo singolo. Non è granché, ma non è questo il punto. E il titolo («A fari spenti») in fondo non è fondamentale. Non lo è mai stato. Capirete che con argomenti così, con una mercanzia musicale come questa, con tutte le sette note così ben posizionate, il mercato si ritrova di fronte a una prepotente affermazione della qualità del pezzo che va ben oltre lo scaltro sfruttamento di modelli estetici per imporre il proprio talento
Già li vediamo, gli ironici sorrisetti maliziosi di chi nega le qualità di una donna capace, con la sola forza della propria ugola, di smontare per pezzo per pezzo i pregiudizi. 
Già le sentiamo, le battutine: «Elodie? Celadie!». Residui di un maschilismo cieco e barbaro che ci lascia basiti. Ma vediamo anche le femministe, dopo secoli di uomini che sbattono il corpo della donna in prima pagina per vendere, finalmente felici di vedere una donna di successo che le asseconda. Ah, no. Vabbè, insomma, non sottilizziamo. Lasciamo che la nostra Di Patrizi proceda così, «A fari spenti» nella notte, un po' come Lucio Battisti ma con meno incognite sul finale. Perché lei sa bene che, quand'anche l'auto si dovesse guastare all'improvviso, se sei così uno che si ferma lo trovi sempre.


venerdì 22 settembre 2023

FALSI MITI * A ME MORGAN FA SOPRATTUTTO TENEREZZA

Marco Castoldi, in arte Morgan, reclutato per tornare ad alzare gli ascolti (senza apprezzabili risultati) anche come giurato dell'edizione 2023 di «X-Factor».

A me Morgan fa soprattutto tenerezza. Quel groppo in gola di mesta pena che ti prende quando vedi uno che si è di fatto autoproclamato genio della musica per mancanza di prove. Tutto ciò che fa, da anni, è tentare di auto-edificare il proprio mito, sullo sfondo di una pesante frustrazione che deriva dalle risibili vendite discografiche; condizione che credo gli pesi parecchio, percependosi come una specie di Divinità. Qualcuno ogni tanto abbocca, ci crede. Pochi, per la verità, nel giardino dei semplici. Ma non bastano ciuffi di lunghi capelli bianchi in direzione ostinata e contraria, un look studiato, quell'incontenibile boria, gli ammiccamenti al mondo delle sostanze proibite e l'insofferenza verso le regole a fare di te un Grande Ribelle o un Gigante della musica. Sei soltanto un personaggio, questo sì. Buono per le giurie di un talent, dove gli scazzi a volte possono diventare oro. Un efficace e scaltro comunicatore di disagio interiore. Davanti al quale ci si ferma come davanti al video di ieri. L'allegoria di un brutto incidente stradale.

"Sì, però ha una grande cultura musicale", dicono di norma i difensori d'ufficio (anche dell'indifendibile). Perfetto. E allora? Che cosa cambia? Andiamo a guardare il repertorio del nostro, dove spicca un bel pezzo, "Altrove" (il suo più noto, ma se vogliamo non proprio di assoluta notorietà nazionale) e poi il nulla. Servito da un tizio che sa suonare, sì, ma canta oggettivamente male. E fino a prova contraria, se fai il cantante, questa debolezza non è propriamente un punto di forza. Artisiticamente è così privo di materiale proprio, che è costretto ad attingere al repertorio dei grandi veri (Tenco, Battiato, Endrigo, per citarne alcuni) per poter vivere di luce riflessa sulla grandezza altri. Per poter ammiccare al pubblico con il sottotesto: vedete? Anch'io sono come loro. Sarebbe interessante sentire il parere degli interessati, ma disgraziatamente non sono più in vita. Sarà un caso.

In Morgan non vedo talento, ma il puntiglio di chi si è incoronato Re, mentre tutti attorno sghignazzano vedendolo nudo. Al massimo intravedo un bizzarro sopravvalutato. Si considera alfiere dell'Arte, con la maiuscola. Quando non sa che cosa dire, scomoda l'Arte. Io sono l'Arte, dunque l'Arte non si tocca. Quando lo sento ribadire il concetto mi viene da ridere a crepapelle per due giorni. 

E se a un concerto dedicato a Battiato, con la vicinanza al quale ti sei spesso sciacquato la bocca, decidi che sei Morgan e quandi fai solo pezzi di altri, il pubblico (che aveva pagato per l'omaggio a Battiato) dopo un po' te lo fa presente, li copri di irriferibili insulti. Tutta la platea. Del resto è l'unico modo per farti notare davvero. Sono gli unici show che tengono in vita il paradiso artificiale di una notorietà di plastica. Finta come una moneta da 75 centesimi.

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