mercoledì 31 gennaio 2018

ALESSIO CREATURA CON «NEANCHE LA METROPOLITANA» CANTA GLI ANNI DELLA NOSTRA PAURA

Alessio Creatura con il suo «Neanche la metropolitana»
Dal punto A al punto B, non sempre in linea retta e magari con le idee confuse. Lo facciamo ogni giorno, nel tragitto casa-lavoro, oppure per raggiungere chi amiamo, un cinema o la piazza dove si tiene un concerto. Ma i rischi sono aumentati, insieme con l'alienazione di un mondo che (complice gli smartphone e i rischi indotti dalla globalizzazione) ci rende sempre più soli. Magari soli insieme agli altri.
La cover del singolo di Creatura.
Con il suo nuovo singolo, «Neanche la metropolitana», Alessio Creatura ha voluto cantare tutto questo. La gente comune che vive la paura di un mondo in pericolo. Viaggiando, con ogni mezzo, dal punto A al punto B.

Classe 1977, di origine abruzzese, Creatura è una delle promettenti nuove leve del cantautorato nostrano. Fa anche cover, gira l'Italia con una band di qualità (mi è capitato di ascoltarlo al Memo Music Club di Milano) mettendo in circolo la passione per quello che fa. Con semplicità e fuori dai giochetti di potere che spesso facilitano l'esposizione nel mondo musicale. È più difficile arrivare, ma vuoi mettere la soddisfazione?

«Neanche la metropolitana», che segue due album («Non ho più pace», del 2011, e «Che ci amino gli altri», cinque anni dopo) non è un pezzo da primo ascolto. Non bisogna aspettarsi il refrain furbetto, la «poviata» commerciale, visto che oltretutto il tema è sociale. È sofferto e va masticato un po'. Magari mentre nella nostra vita camminiamo (forse è il modo migliore) dal punto A al punto B per raggiungere un obiettivo. Che nel caso di Alessio - sempre che lo desideri - potrebbe essere quello di Sanremo.
ALESSIO CREATURA - LA BIOGRAFIA
Alessio Creatura classe ’77, di origine abruzzese, fin da subito abbraccia l’arte in tutte le sue varie espressioni. Da piccolo infatti, recita, dipinge, studia batteria, in seguito asseconda la passione per il canto e studia da autodidatta la chitarra e il pianoforte. Trasferitosi a Ravenna per gli studi universitari, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali, non abbondando mai la musica. Tra tutte le espressioni artistiche tuttavia, è la “canzone” che Alessio avverte come necessità dell’anima, di cui scrive parole e musica, ritenendola il più potente mezzo di trasmissione delle emozioni.
Risale al 2011 la pubblicazione del primo album di inediti dal titolo “NON HO PIÙ PACE”, in cui il filo conduttore è quello dell'inquietudine, legato all'incertezza di un futuro migliore. Segue, nell’anno 2016 quella del secondo album, dal titolo “CHE CI AMINO GLI ALTRI” intimo, riflessivo, di sincera narrazione dei propri stati d’animo, delle proprie paure e fragilità. All’interno dei due album si alternano ballate suggestive e malinconiche a brani dalle sonorità rock e trascinanti.
Tanti i contributi musicali presenti nella produzione artistica di Alessio. Nel primo album, le chitarre sono di Andrea Morelli (musicista storico di Cesare Cremonini); nel secondo album invece, ritroviamo nel brano “Che ci amino gli altri”, la toccante fisarmonica di Massimo Tagliata, musicista di notevole versatilità con all’attivo numerose collaborazioni artistiche (sua la fisarmonica nel brano “Sognami” di Biagio Antonacci); nel brano “Non sono più lo stesso”, l’hammond del grande Pippo Guarnera (suo l’organo nei dischi di Ligabue, Nannini, Stadio, Timoria, solo per citarne alcuni). Ai cori, l’inconfondibile voce di Manuela Cortesi, una delle voci più calde del panorama musicale italiano, nota al pubblico per essere una delle coriste italiane che ha accompagnato artisti quali, Adriano Celentano, Eros Ramazzotti, Laura Pausini fino ad arrivare ai grandissimi Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Tra le collaborazioni musicali da menzionare anche quella con Max Corona, chitarrista di grande tecnica e di spiccata personalità artistica  (vanta collaborazioni con artisti del calibro di Lucio Dalla, Max Gazzè, Gianni Morandi, Sylvie Vartan, Nek, Francesco Renga, Loredana Bertè, Emma e tanti altri); con  il talentuoso violinista e polistrumentista Federico Mecozzi, scoperto dal maestro Ludovico Einaudi; con i batteristi Tommy Graziani, figlio del grande cantautore Ivan Graziani,  Fabio Sartoni e Dario Ciccioni ( attualmente endorser dei marchi Vic Firth, Paiste, Evans, Shure e Glory Bound Ink) e tanti altri.
La pubblicazione dei due album ha regalato ad Alessio grandi soddisfazioni professionali, tra le quali, l’apertura di concerti di grandi artisti quali: Roberto Vecchioni; Riccardo Fogli e i Nomadi. Nell’anno 2012, Alessio è giunto tra i finalisti del “Premio Lunezia”, premio che viene assegnato ogni anno, dall’anno 1997, al “Valore musical letterario della canzone italiana” con il brano “Non ho più pace”, calcando successivamente il medesimo palco, in qualità di ospite con i brani “Scarti d’umore” e “Che ci amino gli altri”. Da segnalare anche la partecipazione a ben tre edizioni del “Festival Show”, al premio musicale  “Musicacontrocorrente”, alla rassegna della autoproduzioni indipendenti “Targhe d’Autore Giorgio Calabrese 2016” e a ben tre edizioni del “FestivalpubItalia”, manifestazione dedicata alla migliore musica inedita dal vivo. Tra le collaborazioni artistiche di Alessio, una menzione particolare merita quella con Massimo Luca (storico chitarrista di Lucio Battisti, Mina, Paolo Conte e produttore artistico, tra gli altri di Gianluca Grignani); con il “percussautore” Tony Cercola (percussionista di Pino Daniele, Edoardo Bennato, Enzo Gragnaniello e tanti altri), con il noto cantautore Goran Kuzminac,  con
A circa un anno di distanza dall’uscita del secondo album, il cantautore ha pubblicato il  singolo dal titolo “Neanche la metropolitana”, in cui affronta, accarezzandola, la tematica delle difficoltà delle persone di relazionarsi in un periodo caratterizzato da grandi pericoli, come quello degli attentati. Il brano è accompagnato da uno splendido video, interamente girato all’interno di un bus urbano, luogo di incontro, di conoscenza, di contaminazioni culturali reciproche, nonché di condivisione di idee e destini.

martedì 30 gennaio 2018

«ISOLA DEI FAMOSI» * CANNE FRA LE PALME (ED È SUBITO BUFERA)

Alessia Marcuzzi, conduttrice de «L'isola dei famosi».
L'ex pornostar Eva Henger (poi eliminata) accusa Francesco Monte con un colpo secco alle gengive: «Dovevi essere squalificato perché hai portato la droga dentro la trasmissione. Non è vero che hai fumato marijuana per tre giorni?».
In studio cala il silenzio, Alessia Marcuzzi non sa più che iguane pigliare, e l'accusato di essere figlio di maria (nel senso più psicoattivo del termine), ribatte stizzito: «Stai dicendo un sacco di bugie, come se io giudicassi le tue scelte privata. Ce la vedremo in tribunale, pesa le parole». Poi l'argomento scivola, e la bufera si sposta sul web, dove le battute si sprecano e dove «L'isola dei famosi» per una sera diventa l'isola dei fumosi.

C'è chi attacca Monte, chi la Henger, pornostar ora puritana, chi - come Alfonso Signorini, direttore di «Chi», prende posizione con un tweet: «La legalizzazione della canna in prima serata ancora mi mancava». Con evidente riferimento a un atteggiamento a quanto pare troppo morbido o lassista della produzione del programma e della conduzione di fronte alla questione sollevata dalla Henger. Io gli rispondo con una battuta («È Cannale 5, Alfonso»), che Signorini ritwitta e che viralmente fa il giro del web.

La puntata di ieri, pur essendo completamente infarcita di spot (una benedizione per Publitalia), ha vinto la serata in scioltezza con il 24,8% di share, e il fattaccio fornirà sicuramente materiale per la prossima. Monte verrà squalificato o perdonato? Ci sarà un'indagine più accurata (o una presa di posizione) su una vicenda lasciata completamente in sospeso nella confusione della diretta? Staremo a vedere.

venerdì 26 gennaio 2018

PIERO ANGELA: «MIO FIGLIO ALBERTO DA PICCOLO IMBALSAMAVA PESCI E SEPPELLIVA ANIMALI»

Da sinistra, Piero Angela con il figlio Alberto
Alberto Angela, l'imbalsamatore. 
La rivelazione, che getta una nuova, «inquietante» luce sul bravo conduttore di «Meraviglie», successo di Raiuno, viene nientemeno che da papà Piero.
In una vecchia intervista concessami dal padre dei divulgatori scientifici italiani negli anni del mio lavoro al quotidiano «il Giornale» (lo scampolo audio lo trovate a questo link o qui sotto preso da Youtube), il Grande Vecchio di Viale Mazzini, nonno «Quark», mi raccontò i trascorsi di appassionato, giovanissimo «naturalista» del figlio Alberto, che, cito testualmente: «Da bambino andava al mercato a comperare i pesci e poi li imbalsamava; metteva sotto terra degli animali per studiare lo scheletro. Poi ha fatto scienze naturali con la specializzazione della paleontologia umana»

Insomma, se voi da piccoli giocavate col Big Jim, i soldatini o la Playstation, il precoce Alberto si distingueva imbalsamando pesci e seppellendo animali morti. Non è propriamente da tutti e forse inquieta anche un po'. Ma i talenti in erba si vedono anche da questo.
Insomma, se dietro la scrupolosa, ficcante, video narrazione di Alberto a volte vi sembra di scorgere un po' Furio di Verdone, ora forse si spiegano tante cose. Si fa per scherzare, naturalmente, Albè. Ho già i miei casini: mi manca soltanto di finire sotto formalina.


mercoledì 24 gennaio 2018

ADDIO MICHELE MONDELLA, UN PR DI SPETTACOLO COME NON NE FANNO PIU'

Michele Mondella.
Visto che nell'ambiente abbondano gli impresentabili, quando si può fare qualche scrematura (ricordando uno perbene) è un doveroso piacere.

A 70 anni, se n'è andato Michele Mondella. Un nome che a tanti di voi probabilmente non dirà nulla. Ma dice molto (in fatto di modi, stile e maniere) per chi lavora da sempre nell'ambiente dello spettacolo.

Michele è stato lo scrupoloso, attento ed educato Pr discografico che ha contribuito al successo di Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, e una marea di altri artisti. Ultimamente era un po' fuori dai giochi, e li guardava con perplesso distacco, ma sempre con l'occhio del professionista scrupoloso.

Quando iniziai a scrivere di musica e tv la sua rassicurante voce fu tra le prime che sentii al telefono. Michele aveva il vezzo (molto antico) di essere competente ed educato. Trattava grandi artisti ma senza spocchia: era sempre rispettoso del lavoro di tutti, e soprattutto di quello giornalistico. Oggi è la fiera degli addetti stampa arroganti (non tutti, beninteso, ma parecchi) che ricattano e pongono condizioni. Interviste a pacchetti 3x2 o 9x3. Cialtronate che molti subiscono.

Michele (altri tempi) era uno che lavorava con te. Non al tuo servizio, ci mancherebbe, ma insieme, conscio del fatto che addetti stampa e giornalisti fanno due lavori ben diversi. Uno promuove, l'altro deve informare il lettore con scrupolo, opinioni personali e correttezza. Le due esigenze devono incontrarsi a metà strada con trasparenza e senza troppi inciuci, che Michele non ha mai cercato. Perché se tutto diventa marchetta, signori miei, possiamo chiudere bottega.

lunedì 22 gennaio 2018

LA LEGGENDA DI «ANTENNA 3 LOMBARDIA», IL BRODO DI COLTURA DELLA LEGA

Una foto storica: da sinistra, Enzo Tortora, Lucio Flauto e Renzo Villa.
Come si fa a raccontare una leggenda? Non è semplice, soprattutto se si tratta di quella di Antenna 3 Lombardia, l'emittente di Legnano (al suo storico indirizzo, via per Busto, 15) che ha segnato l'alba della tv commerciale nel Nord Italia, e il cui segnale, proprio a Milano (curiosamente) aveva grossi problemi di copertura. Servendo invece agevolmente il resto della Lombardia, la Liguria e un'ampia fetta di Veneto e Piemonte.
Con un pugno di volti e di programmi popolarissimi affidati al compìto Enzo Tortora, al proprietario Renzo Villa con il suo «Bingooo» impreziosito dalla dolce valletta Rossana, ma anche all'Ettore Andenna con gli innocenti sexy-giochi de «La bustarella», a Cino Tortorella, ai Gufi, agli indimenticabili Ric e Gian, a Lucio Flauto con la corrida de «Il pomofiore», i nostri sono riusciti a dare non pochi pensieri alla Rai e a convincere l'imprenditore edile Silvio Berlusconi che le tv private fossero il nuovo, grande business da cavalcare. 
Ma nello Studio 1 (all'epoca il più grande d'Europa) di Antenna 3 sono passati anche Massimo Boldi e Teo Teocoli con «Non lo sapessi ma lo so», Beppe Recchia con le sue leggendarie sexy inquadrature, il Quartetto Cetra, i Gatti di Vicolo Miracoli, la prima, procace Carmen Russo fasciata in tute aderentissime, Zuzzurro e GaspareGerry Bruno, Giorgio Faletti. Insomma, si fa prima a dire chi mancava in quegli anni negli studi di un'emittente che con le sue dirette interminabili ha messo il pubblico in sala al centro dell'occhio di bue. E che ha seminato (ne sono certo), in quell'euforia padana, i primi fermenti per la nascita della futura Lega Lombarda di Bossi e Salvini.
Nel video qui sotto Antenna 3 la racconta, a modo suo, in occasione della festa per i 40 della rete, mister Andenna, l'uomo di «Giochi senza frontiere», uno dei soci fondatori.

lunedì 15 gennaio 2018

«ISOLA DEI FAMOSI»: ECCO IL CAST COMPLETO (FRA TRASH E SEX SYMBOL)

Francesco Monte, Filippo Nardi, Giucas Casella, Chiara Nasti e Bianca Atzei, nel cast dell'«Isola dei famosi».
Con Alessia Marcuzzi a fare da sicura padrona di casa e Stefano De Martino (già mister Belen Rodriguez) nei panni di inviato, il cast della prossima «Isola dei famosi» è tutto un programma.
Dalla bombastica Francesca Cipriani (una settima dichiarata) al modello Marco Ferri, passando per la bella ex Velina Alessia Mancini, il cabarettista Nino Formicola, ovvero Gaspare (un tempo in coppia con lo scomparso Andrea Brambilla, Zuzzurro), l'eclettico Jonathan in quota gay, stile Malgioglio al GF. Ma anche gli ex tronisti di «Uomini e donne» Rosa Perrotta e Francesco Monte, nonché l'ex irrequieto del «Grande fratello» Filippo Nardi

Dal mondo glamour arrivano Cecilia Capriotti, la modella Paola Di Benedetto e la blogger Chiara Nasti; da quello dello sport l'ex pallanuotista Amaurys Perez. Un po' di pepe potrebbero metterlo l'ex pornostar Eva Henger e per altri versi la ripescata attrice brillante Nadia Rinaldi.
Per il mondo della canzone, ecco Bianca Atzei e un volto nuovo, il sensitivo Craig Warwick
Personalmente, non posso non puntare tutto sul trash pressoché garantito di Giucas Casella, «Paragnosta, figlio di gran paragnosta» (cit. Ezio Greggio, se non ricordo male). 
Quell'usato sicuro che non può tradire.


domenica 14 gennaio 2018

«TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI» * VENDETTA E PERDONO IN UN GIOIELLO DI FILM

Frances McDormand nel film di Martin McDonagh.
Nella cittadina di Ebbing, un piccolo Far West nel Missouri, dove le autorità si comportano da arroganti caporali, la grintosa sciura Mildred Hayes (Frances McDormand) ha un'idea sopra le righe. Affitta tre giganteschi cartelloni pubblicitari alle porte del villaggio per domandare provocatoriamente al comandante della stazione di polizia (Woody Harrelson) come mai non ci sia stato ancora alcun arresto dopo che sua figlia, sei mesi prima, fu violentata e uccisa da ignoti criminali.
Può farlo? Certo, non commette violazioni di legge. Basta pagare. Ma la trovata infastidisce parecchia gente.
Anche perché attorno ai manifesti iniziano a ronzare i giornalisti, e Harrelson, che intanto si scopre essere malato di cancro, fa tenerezza a tutti. Signora, siamo solidali con lei per il lutto, ma il caso è complesso, e il pover'uomo più di tanto non può fare.
Inizia una mezza battaglia civile durante la quale l'implacabile McDormand (che manda a quel paese persino il parroco) riceve un inaspettato aiuto dall'ostile agente Dixon (Sam Rockwell).

Odio, vendetta, amore, ironia, sarcasmo, follia, razzismo, diversità, perdono, in un cocktail straordinario firmato da Martin McDonagh. «Tre manifesti a Ebbing, Missouri» («Three Billboards Outside Ebbing, Missouri») è un film dove il nichilismo senza speranza dei Coen si mescola a messaggi e valori. 
Ha appena portato a casa quattro Golden Globes, uno più meritato dell'altro. McDormand e Rockwell, agente tonto e violento ma di cuore, sono strepitosi. E anche Peter Dinklage, il nano de «Il trono di spade» ha un piccolo, tenerissimo ruolo.
Non ci si annoia mai, si sorride nel dramma, e il finale è di rara perfezione. Fossi in te, non lo perderei. 
VOTO: 9

sabato 13 gennaio 2018

ECCO FINALMENTE IL MIO PROGRAMMA DI GOVERNO E IL NOME DEL PARTITO

Il nome del partito. 
Scendo in campo. E volevo sottoporvi i dieci punti del programma di Governo che ho elaborato. Vi chiedo di leggerlo, rifletterci e darmi il vostro voto alle prossime Elezioni. Il nome della lista è «Italia per l'Italia con l'Italia, fra gli italiani, insieme per progredire, ma davvero giurin giuretta, mica come gli altri che raccontano balle».

1) Abolizione dell'idea di prima casa. Si passerà direttamente alla seconda, terza o quarta, per aumentare la percezione di ricchezza del proprietario e la relativa tassazione dell'immobile.

2) Dieci milioni di posti di lavoro (sparsi fra Turchia, Albania e Yemen).

3) Abolizione della legge Fornero e reintroduzione delle Leggi razziali. Coprifuoco a Milano dopo l'Apericena.

4) Tassa sul macinato da applicare anche ai parrucchieri, ai dentisti e ai guadagni di Borsa.

5) Le molestie sessuali saranno ammesse solo sul proprio corpo. Ne trarranno maggiore giovamento in particolare i soggetti che soffrono di sdoppiamento della personalità.

6) A tutti, sin dalla più tenera età, saranno fornite gratuitamente armi semi-automatiche. Nelle riunioni di condominio più accese sarà il detentore di più millesimi a decidere il «Fine vita».

7) Spettacoli gratuiti di lap dance a domicilio rimborsati dal sistema sanitario nazionale. Per i fruitori ci sarà soltanto l'obbligo di acquistare il palo tramite televendita di Mengacci su Retequattro.

8) Nell'impossibilità di realizzare il famoso Ponte sullo Stretto più volte promesso da chi le promesse poi non mantiene, saranno ristretti tutti i ponti.

9) Età pensionabile spostata per gli uomini a 102 anni e per le donne a 115. Si risolverebbe così in modo naturale e pressoché definitivo il problema di dover erogare il sussidio.

10) Meglio Ius Soli che male accompagnati.

martedì 9 gennaio 2018

SANREMO 2018 * TUTTO STUPENDO, MA IL CONDUTTORE VERO CHI LO FA?

I conduttori di Sanremo 2018: Michelle Hunziker, Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino.
Come quelle signore non più giovanissime ma piacenti che hanno ancora tanto da dare, «Sanremo 2018» si ripresenta al pubblico con un piccolo lifting a cura del chirurgo Claudio Baglioni, il quale dopo i tre ottimi (si parla soprattutto d'ascolti) festival targati Carlo Conti ha preso in mano la patatona bollente dell'organizzazione. Del resto «La vita è adesso», si sarà detto, approfittiamone. Con la regia del fido Duccio Forzano, che sugli eventi tv fa più magie di Harry Potter.
Il cast è un po' inferiore alle aspettative se consideriamo il primo intervento del divo Claudio, cioè l'abolizione delle eliminazioni, che da sempre sono il primo spauracchio di cantanti e discografici. Speriamo almeno (e su questo non dubito) che il nostro abbia puntato sulla qualità dei pezzi, visto che in materia musicale è esperto quant'altri mai.

Chi mettere sul palco oltre a se stesso, che da solo non può reggere cotanto sforzo ma che ci deve pur stare, un po' per egocentrismo, un po' per giuste economie di scala?
Si sono fatti tanti nomi, poi i giochi sono stati contrattualmente chiusi su Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. La bella da copertina col sorriso contagioso e il macho da fiction per accontentare le signore. Una coppia inedita la cui resa è tutta da provare sul palco. Ed è vero che Michelle se vuole ci sa fare, però manca un conduttore vero. Una vestale della liturgia. Gli autori dovranno lavorare sugli equilibri, e potrebbe non essere facilissimo.
A meno che l'idea non sia quella di spiazzare buttando tutto in caciara, per giocare sull'effetto sorpresa.


domenica 7 gennaio 2018

«TUTTI I SOLDI DEL MONDO» * NON TOGLIETE KEVIN SPACEY DAI FILM, CHE POI VENGONO MALUCCIO

Kevin Spacey e Christopher Plummer.
1973. Il plurimiliardario taccagno J. Paul Getty (Christopher Plummer) si trova a dover ragionare su una richiesta di riscatto della 'Ndrangheta, che a Roma gli ha sequestrato il nipote Paul III (Charlie Plummer). Vogliamo 17 milioni di dollari.
«Su, paga, spilorcio, per te sono bruscolini!», dice mamma (Michelle Williams), mentre il babbo è in India a farsi le canne. «Non ci penso neppure, me li sono guadagnati tutti», ribatte il vecchio nonno. A mediare ci prova il brillante negoziatore (Mark Wahlberg), che deve vedersela con chiunque, Carabinieri italiani compresi. Bambole, non c'è una lira.
Lo salviamo o no,  'sto pischello?

A guardare questo filmino decisamente prevedibile, viene quasi il sospetto che quel furbetto di Ridley Scott (che prima o poi farà uscire il blue-ray con le due versioni) abbia frettolosamente tolto dal cast quel gigante di Kevin Spacey non tanto per placare il «dagli addosso al molestatore» del pubblico americano, ma per fare un bel po' di pubblicità gratuita e mondiale a un lavoro debole assai. Approfittando del caso del momento.
Intendiamoci, Plummer è un signor attore e gigioneggia da par suo, ma qui il difetto è soprattutto nel manico: un'Italia piuttosto caricaturale (come sempre nelle pellicole americane), con i calabresi che parlano mezzo siculo, e una trama che ridotta all'osso è poca cosa. Non perdete tempo ad andare al cinema. Al limite aspettate che arrivi in tv. Occhio a Giulio Base: pochi secondi di una sorta di anatomopatologo/beccamorto che lascerà un segno nella storia della cinematografia.
VOTO: 6/7.

mercoledì 3 gennaio 2018

FACEBOOK * NON APRITE FAN PAGES: VI CHIEDERANNO SUBITO SOLDI PER PROMUOVERLE

Il «Like» o «Mi piace» di Facebook. Attenti ai social che chiedono soldi.
Date retta, non aprite fan pages o similari su Facebook
Limitatevi alle pagine normali, da utenti, a meno che non abbiate una grossa (davvero rilevante) attività commerciale.
Primo, perché nella maggior parte dei casi, non avete un reale motivo per farlo ma si tratta soltanto di un'inutile extension dell'ego. La vana speranza di limitare qualche frustrazione in materia di visibilità. Per questo scopo è più che sufficiente la pagina standard, che ha il limite di 5.000 contatti, ma che consente ormai di essere seguiti senza limitazioni.


Secondo, perché le altre pagine di Mr. Zuckerberg all'inizio vi sembreranno visibili all'esterno e piacevoli (avendo anche le statistiche dei contatti e pochi altri sfiziosi giochetti), ma di lì a pochissimo il sistema inizierà a chiedervi insistentemente soldi per promuoverle. Visto che nascono per quello, non per farci felici. Sarete bombardati di «promuovi» questo post, «pubblicizzalo perché ha migliori prestazioni», ecc. che spuntano ovunque. E se non lo farete perché fatti due conti non vi interessa o non vi conviene, l'algoritmo di Mark penalizzerà le vostre fan pages rendendole sempre meno rintracciabili dal motore di ricerca e sempre meno visualizzabili nelle altrui time line. Comprese quelle di chi vi ha messo il like alla pagina. Per convincervi a scucire, ovviamente.
Insomma, date retta a uno scemo: state nei primi danni (come si dice dalle mie parti) e tenetevi i semplici profili che avete. Oppure provate e poi sappiatemi dire.

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