lunedì 12 marzo 2012

LUCIO DALLA RACCONTA COME SONO NATI I SUOI CAPOLAVORI


FUTURA. «Ero a Berlino per un concerto, mi feci portare al check point e mi misi a guardare il muro che allora divideva la città. Ero amico del direttore di Stern e una sera lo andai a trovare in redazione. Dalla finestra si vedeva il muro dall’alto, con quello che c’era al di là. Due mondi. Nacque “Futura”, la storia di una ragazza dell’Ovest che si innamora di un ragazzo dell’Est e insieme vivono la loro storia in una notte di guerra, anche se sono consapevoli che non sopravviveranno…».        

COME È PROFONDO IL MARE. «Mia madre faceva la sarta. Quando avevo quasi dieci anni, nel ’53, una cliente la pagò con una casa alle Tremiti. Cominciai a passarvi tutte le estati. Ricordo quando mi dettero una maschera subacquea; ero un bambinetto e vidi per la prima volta il mondo del mare. Piante, coralli, rocce. Che grandissima emozione; fu come un pugno in faccia, come il primo bacio. Molti anni dopo, pescando nella mia nebulosa, scrissi “Come è profondo il mare”».

CARUSO. «Mi si ruppe la barca. Ero tra Sorrento e Capri, mi ospitarono degli amici proprietari dell’albergo dove morì il grande tenore Enrico Caruso. Per tre giorni sentii raccontare la storia del maestro e di quella ragazzina a cui dava lezioni di canto e di cui era innamorato. Mi raccontavano di come, in punto di morte, gli fosse tornata una voce così potente che anche i pescatori di lampare la sentivano e tornavano nel porto ad ascoltarla. “Caruso” è nata così».

PIAZZA GRANDE. «Quando feci la canzone, “Piazza grande” era un luogo d’incontro e di dibattito, si discuteva di politica e di sport, c’erano i capannelli, un mondo scomparso che oggi potrebbe interessare agli antropologi».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

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