domenica 14 febbraio 2016

IL PROBLEMA DI CONTI È CHE ORA DOVRA' CONDURRE SANREMO PER 10 ANNI

La vittoria degli Stadio al 66° Festival di Sanremo non avrei mai potuto prevederla. Non tanto per il pezzo, buono ma non come quello di Patty Pravo o di Enrico Ruggeri, per esempio; quanto perché non li immaginavo forti al Televoto. Dove invece di solito vanno alla grande un Valerio Scanu o un'Annalisa finiti invece nelle zone più basse della classifica. Sarà stato l'effetto Lucio Dalla de «La sera dei miracoli», che ha dato la scossa il giorno delle cover. 
Bene per Francesca Michielin, invece, pulcino di ferro dal grande futuro, e per la coppia Caccamo-Iurato, con un pezzo classicamente e romanticamente sanremese. Negli Anni 90 avrebbe vinto. Oggi si è dovuto accontentare di una terza posizione.

Ciò che resterà in eterno del secondo Sanremo dell'era di Carlo Conti, è il conduttore stesso, che ha già annunciato una terza edizione e che se continua di questo passo ne inanellerà almeno una decina. A riprova (lui stesso lo ammette) che un bel po' del Dna di Pippo Baudo scorre nelle sue vene. In un certo senso si è fregato da solo. In bocca al lupo perché lo merita: veloce, preciso, capace di scegliersi i collaboratori (un Garko e una Ghenea che fanno parlare e una Virginia Raffaele a dispensare virtuosismi), e di mettere a segno un colpo straordinario con la maiuscola presenza sul palco di Ezio Bosso. Un Sanremo da vero servizio pubblico, sul quale si sono infatti precipitati a mettere la faccia il direttore generale Campo Dall'Orto e la presidentessa Maggioni.

Gli ascolti sono stati sempre molto alti. Anzi, nella media di tutte le serate i più alti degli ultimi 11 anni. L'anello debole di questo Festival sono stati invece i comici: già visti, inefficaci, oppure riempitivi. Da Aldo, Giovanni e Giacomo, a Brignano. Stanchi e freddi compitini. Tranne Nino Frassica, breve ma intenso, e le irrinunciabili divagazioni di Rocco Tanica. Sono lontani (forse anche per l'oggettiva mancanza di materia prima) gli anni in cui di grande comico se ne prendeva uno solo, come Beppe Grillo, e la sua performance-bomba era un imperdibile valore aggiunto.
Peccato, ma sono convinto che Carlo prenderà presto esempio da Pippo, e tutto si sistemerà.

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