mercoledì 17 agosto 2011

«HANNA» * LA PICCOLA NIKITA CHE AMMAZZA MA NON LASCIA (A DESIDERARE)

Hanna (Saoirse Ronan) è un'adolescente tutta squartamenti d'alci e famiglia che il premuroso papà (Eric Bana) ha addestrato a uccidere fra i boschi della Svezia. Tra un agguato nel sonno e l'altro (non si può mai sapere, nella vita), non mancano gli esamini di cultura generale, per preparare la bimba a diventare una perfetta killer cosmopolita. Babbo, ovvìa, mi sento pronta. E dai che si parte, risvegliando dal sonno una perfida agente segreta della Cia (Cate Blanchett) per la quale un tempo paparino lavorava e che ammazzò di suo pugno la mamma di Hanna. È lei il bersaglio della bambina, giustamente vendicativa. Tra una fuga dal carcere e qualche occhio che salta, l'incontro con assassini omosex e un'incolpevole famigliola che fa scattare qualche impulso lesbo chic alla giovincella tutta pepe, la storia si dipana sino al parco giochi dei fratelli Grimm.

Favola moderna girata dall'onesto Joe Wrigt con catartici intenti e quel pizzico di pulp, assai di moda. Molto in parte la diafana protagonista, e ovviamente Cate Blanchett, perfetta nel ruolo di strega cattiva. C'è ritmo e qualche piccola incongruenza nel copione, ma in definitiva non ci si bada più di tanto. Il limite, al massimo, può essere l'eccessiva semplificazione di fondo. Se - come me - vi siete dormiti saporitamente almeno tre quarti di «Harry Potter e i doni della morte - Parte II», questa nikitina allo stadio embrionale per voi sarà manna dal cielo.

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