giovedì 20 dicembre 2012

21/12/2012 * LETTERA APERTA AI MAYA

Cari Maya,
premetto che non vi conosco, se non per sentito dire. Sono stato in Messico una volta, e l’unica profezia che mi ha colpito nel profondo è stata la nota (forse più nota di voi) maledizione di Montezuma. Una vacanza passata sul water, si sa, è peggio dell’Armageddon.
Però complimenti, davvero: avete un ufficio stampa che neanche Lady Gaga, se siete riusciti a far circolare massivamente per almeno un anno - ovunque - una bufala planetaria. Vi confesso che un po’ mi fate simpatia, come tutti i testardi autolesionisti che si imbarcano in imprese più grandi di loro. Anche se è d’obbligo mettervi in guardia dalle figuracce, perché dopo aver montato la panna per mesi e mesi, se poi non succederà nulla, vi sarete giocati la credibilità per le prossime generazioni. Può non essere vitale per chi lavora nel ramo del nichilismo, ma fateci un pensiero.
Per il resto, egregi esponenti di una civiltà estinta ma più presente dei neuroni di Flavia Vento, guardatevi in giro. Senza andare lontano: basta questo vecchio Stivale rattoppato. Pieno di ladri, bugiardi, lecchini, troie di regime, giornalisti venduti. Uomini di potere e di partito capaci di pensare solo al proprio interesse e mai a quello della collettività che (teoricamente) dovrebbero rappresentare e servire. Un Paese finito e sfinito. Che la fiducia ormai la trova solo nel Galbani. Stordito dal gossip, schifato dalla corruzione, annientato dal nulla vestito a festa che l’ammanta da troppo tempo, come la neve d’inverno. Chi ha fra i 20 e i 30 anni e – potendo farlo – non stacca un biglietto di sola andata per qualsiasi posto civile, è un pazzo o un parlamentare.
Insomma, stimatissimi Maya, non c’è bisogno di strafare. A noi la Fine del mondo non è così utile. Ci serve solo la fine (più dolorosa e chirurgica possibile) di quest’Italia di merda.

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