martedì 7 aprile 2026

STASERA «BELVE» DI FAGNANI CON AMANDA LEAR, MICAELA RAMAZZOTTI E ZEUDI DI PALMA

La giornalista romana Francesca Fagnani, compagna di Enrico Mentana, direttore del TgLa7

Torna stasera alle 21.25 in prima serata su Raidue, «Belve», il classico marchio di Francesca Fagnani dedicato alle interviste leggere di qualità. 

La giornalista romana nei suoi faccia a faccia ospita la nave scuola Amanda Lear, che ha attraversato in lungo e in largo lo spettacolo italiano, fra gossip e televisione, ma anche Micaela Ramazzotti, attrice tra le più interessanti della scena nostrana attuale, e Zeudi Di Palma, modella italiana eletta Miss Italia nel 2001, che racconterà del tatuaggio più strano che ha realizzato sul corpo di un uomo: l'immagine di una vagina. Dopo le cinque puntate di «Belve», Fagnani si dedicherà a «Belve Crime», lo spin off del suo programma dedicato alla cronaca.

Qui sotto puoi ascoltare «La smania di apparire», la canzone che il sito satirico Tele Canto ha dedicato alla Fagnani, ospite dell'ultimo Festival di Sanremo con Fulminacci, col quale ha interpretato Parole parole parole.


lunedì 6 aprile 2026

VECCHIA TV * IL 75% DEGLI SHOW DELLE RETI ITALIANE HA PIU' DI VENT'ANNI

Uno schema (sotto la seconda parte) che dà un'idea di quanto siano vecchi gli show della nostra televisione.

La Tv gioca sulla ripetitività, d’accordo. Ma forse un po’ si esagera, dal momento che i programmi datati o datatissimi, dilagano. Abbiamo provato a dare un’occhiata ai palinsesti delle nostre reti generaliste scoprendo che circa il 70% della programmazione di prima serata è occupato da titoli che hanno (almeno) 20 anni o più di vita. Si sale al 75% se lo sguardo si posa sull’intera giornata. E il diluvio di vintage (per essere generosi) è solo all’inizio. Milly Carlucci su Raiuno ora ripropone un adattamento di «Canzonissima», che ha 70 primavere suonate. Cinque in meno del Festival di Sanremo, il più longevo, che se la passa ancora discretamente. E Canale 5 sta per rispolverare il Karaoke di Fiorello, il quale ha già lanciato il suo anatéma: «Chiunque lo faccia dopo di me, muore. È come passare sotto una scala».
Si intitolerà «Super Karaoke» (gli aggettivi a volte fanno molto) e le prime puntate sono state registrate a Ferrara per la conduzione di Michelle Hunziker. Intanto, dopo il ritorno de «La ruota della fortuna» (39 anni), che ha fatto del gran bene a Gerry Scotti, Mediaset ha in rampa di (ri)lancio anche «Ok, il prezzo è giusto!», format statunitense in onda in Italia dal 1983 al 2001. E se Amadeus è tornato sul Nove con «La corrida» (58), dal canto suo pare che Rai, dopo che Fabio Fazio (nel 2016) e Antonella Clerici (nel 2018) hanno provato a rimandare in onda rispettivamente «Rischiatutto» e «Portobello», abbia in animo di scongelare qualche altro classico. A Viale Mazzini si parla a mezza bocca di «Sereno variabile», «Discoring», lo stesso «Portobello», padre di buona parte della Tv attuale, e «Giochi senza frontiere». Ma quest’ultimo sembra assai improbabile visto il complicatissimo impegno produttivo e i costi chenon sono propriamente da periodi di magra.

Perché questo diluvio di pezzi d’antiquariato dell’etere? I motivi sono essenzialmente due: da un lato l’invecchiamento della base dell’audience, che in soldoni significa: davanti al televisore ci stanno ormai soprattutto i boomer, che gradiscono un po’ di nostalgia, mentre i ragazzi sono su altri media, la tv non la guardano neppure o al massimo si concentrano su qualche serie in streaming sulle piattaforme; e poi il coefficiente di rischio. Programmi in qualche modo già testati o pluritestati hanno meno probabilità di floppare rispetto ad altri nuovi. C’è una vecchia battuta che circola nel giro autorale, e che dà molto l’idea della situazione: «Piuttosto che sperimentare un programma nuovo, magari fatto in Italia, i manager televisivi sarebbero disposti a comprare un format che ha fatto il 2% in Zambia».
Vale a dire: per evitare l’ignoto alla lotteria dell’Auditel, qualsiasi cosa che abbia avuto un minimo di test precedente ha più probabilità di messa in onda.
Seguendo queste due logiche ben tracciate, non si sperimenta quasi più. Mediaset è un’azienda privata e non sarebbe neppure tenuta a farlo. Il servizio pubblico a volte minimamente ci prova («Splendida cornice» con Geppy Cucciari è un esempio riuscito), magari su Rai 2 o Rai 2 in seconda o terza serata. Ma questi programmi risultano spesso, nei fatti, soltanto il modo per dare bonifico e contentino ad artisti più o meno appetibili che indossano di volta in volta la maglietta del Governo di turno.
L’elenco che trovate qui
, con titolo del programma, data di nascita ed età anagrafica, parla da solo. Ovviamente alcuni sono stati lievemente modificati o rinfrescati nel corso del tempo; hanno subito cambi di rete o addirittura d’azienda, come «X-factor» e «L’isola dei famosi», per citarne solo un paio».
Ma nella lista è finito per forza di cose anche «Il commissario Montalbano» (27 primavere) con Luca Zingaretti, che ciclicamente torna in video in blocco nonostante la produzione sia cessata (definitivamente? Chi può dirlo, oggi come oggi) nel 2020. Per forza, le repliche
danno ascolti signorili garantiti. E chi ci rinuncia, signora mia?


(Di Franco Bagnasco - Dal settimanale Gente - marzo 2016)

mercoledì 1 aprile 2026

ACHILLE LAURO: POCA VOCE E SGRADEVOLE, MA PUO' DIVENTARE IL NUOVO BAGLIONI

Il cantautore Achille Lauro.

La voce di Achille Lauro è debole e spesso sgradevole. Eppure potrebbe diventare il nuovo Claudio Baglioni. Vediamo perché.

La prima volta in cui ho sentito cantare Achille Lauro, non gli avrei dato un euro bucato. Tralasciando l’aspetto, ovvero la finzione scenica, il problema era soprattutto la voce. Oggettivamente debole, spesso trascinata. Quella di uno che il pezzo se lo porta dietro stancamente anziché animarlo, anziché dargli vita. Una roba da spleen, da noia esistenziale. Da martellata sugli zebedei.
Niente di paragonabile a Marco Mengoni, che è tecnicamente ineccepibile, e neppure a Mahmood, più eccentrico ma sempre col pieno controllo.
Però Lauro ha avuto subito un discreto successo, allora ho iniziato a interrogarmi. Perché questo tizio funziona, escludendo a priori una voce senza meriti?

Lauro anzitutto ha eliminato dal suo repertorio le parole rap e trap, ovvero i generi ossessivamente dominanti oggi, per riportare al centro melodie e malinconie che sembravano ormai quasi d’altri tempi. I suoi brani sono in genere ben scritti, piacevoli, e riscoprono un coté romantico che evidentemente andava a colpire l’interesse di un pubblico (soprattutto femminile) ancora a caccia di queste emozioni.

Inoltre Achille, nonostante il suo tallone, ha scelto di interpretare il tutto artisticamente, con messe in scena molto sofferte, eccentriche sul piano visivo e apparentemente molto pensate o sognanti. Riuscendo a portare in secondo piano i difetto: il rischio nenia e le carenze vocali. Dal vivo funziona, tutti le cantano. E questo suo essere riuscito ad andare a scavare nel vintage del romanticismo rivisitato in chiave moderna potrebbe portarlo un domani (sempre che riesca a durare in un mondo di cantanti usa e getta) a diventare il nuovo Claudio Baglioni. Non sarà facile, ma glielo auguro. Di Baglioni ce n’è uno solo e ha (anche) una tecnica interpretativa e un’estensione vocale non riproducibile. Ma chissà che Lauro non riesca nel miracolo di avvicinarsi almeno alla leggenda.

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