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mercoledì 9 novembre 2016

I FURBETTI DEL CONCERTINO * FAN COSTRETTI A PAGARE I BIGLIETTI A PESO D'ORO

Esistono anche i Furbetti del concertino? 
Un encomiabile servizio di Matteo Viviani e De Vitiis de «Le iene» ha spalancato il vaso di Pandora sul sistema (già denunciato dal manager Claudio Trotta di Barley Arts) del secondary ticketing, ovvero il «bagarinaggio» che alcuni organizzatori di concerti (in apparente violazione di accordi di esclusiva con TicketOne) fanno cedendo una moltitudine di biglietti a siti di reticketing per - di fatto - moltiplicare artatamente il prezzo dei tagliandi.

Ecco il sistema, molto diffuso: gli ambìti biglietti vengono messi in vendita su TicketOne (se n'è parlato di recente per esempio per i Coldplay), ma dopo mezz'ora sono già esauriti. Risultano disponibili invece in grande numero, ma a prezzi moltiplicati dalle 10 alle 50 volte, su pagine web di società che li acquistano all'ingrosso direttamente dai promoter dei concerti. E che avrebbero l'impegno di restituire a chi glieli ha venduti sino al 90% del ricarico applicato. Per farla breve, un modo per salassare i fans, spesso disposti a tutto pur di avere il biglietto dello show del loro beniamino. Visto che ormai, tra l'altro, di cd non ne se ne vendono praticamente più e il business nel settore viaggia a rimorchio dei concerti.


Una pratica diffusa, e che secondo Roberto De Luca, amministratore delegato di Live Nation Italia, finita nel mirino de «Le iene», sarebbe per così dire, altamente caldeggiata dagli artisti stessi, i quali ovviamente non possono esporsi direttamente. De Luca non fa nomi, ma subito dopo l'uscita del servizio, Vasco Rossi si dissocia con questo comunicato su Facebook e sospende i rapporti con Live Nation: 

«Dopo aver appreso dal servizio televisivo de Le Iene di un possibile coinvolgimento di Live Nation nella rivendita secondaria di biglietti per i concerti in Italia, Giamaica Management comunica di avere attualmente sospeso ogni rapporto commerciale con Live Nation e si riserva di agire per vie legali essendo totalmente estranea a quanto emerso dal servizio giornalistico. Giamaica ritiene che l’attività di secondary ticketing, altamente speculativa, è da tempo riconosciuta come dannosa non solo per il pubblico ma anche per gli artisti che a loro insaputa e loro malgrado si ritrovano per errore coinvolti».

Il mondo della musica dal vivo è in subbuglio. Domattina al Westin' Palace di Milano, Ferdinando Salzano (Amministratore delegato di F&P Group, ovvero Friends & Partners, un altro gigante) e Claudio Maioli (manager di un altro artista amatissimo, Luciano Ligabue) terranno una conferenza stampa sul tema:  «Il problema del Secondary Ticketing nel mondo della musica». L'impressione è che la storia non sia affatto finita.

giovedì 22 maggio 2014

MARCO LIGABUE SAREBBE ANCHE PIU' BRAVO DI LUCIANO, CERTO CHE...

Chissà se a volte, nel segreto della sua stanzetta, sogna un ribaltamento dei ruoli. Chissà se Marco Ligabue, fratello cantautore e quasi copia fotostatica del più noto Luciano, immagina di fare propri lambrusco, coltelli, rose e popcorn. Per diventare lui il primo e l'unico.
Chi può dirlo? Probabilmente sì, il pensiero impuro a volte si materializza. Ma sono quelle cose che in pubblico non confesseresti mai. Di certo si nota che Ligabue junior sul palco si diverte, gioca, scherza. Molto più del fratello, legato ormai (anche come immagine) alla sua grendeur da rocker milionario, con naturalezza e un certo talento che indulge meno al predicatorio.
Lo si è visto anche ieri sera al Just Cavalli di Milano, location modaiola insolita per uno showcase di presentazione che è riuscito ad accendere sia i fans che il popolo discotecaro. Tra una cover e l'altra, si lanciava il nuovo singolo di Marco, «Ti porterò lontano». Un pop-rock onesto, da servire alla spina, proposto col valido supporto chitarristico di Jonathan Gasparini.
Marco, che non suona certo da poco, va tenuto d'occhio. E anche se la somiglianza col fratello e quel cognome lo condannano irrimediabilmente a essere figlio di un Dio minore, chi ha detto che per divertirsi su un palco si debba per forza primeggiare, in famiglia?
Correggio è abbastanza grande per due rocker di talento.

giovedì 1 marzo 2012

LIGABUE * «LA VOLTA IN CUI LUCIO DALLA MI CHIAMO' PER DIRMI CHE 'CERTE NOTTI'...»

Ciao Lucio.
Grazie.
Lucio Dalla è stato una delle persone più libere fra quelle che hanno fatto canzoni nella nostra storia.
Era libero di seguire tutti i doni che gli sono stati fatti.
Prima di tutto quello di una musicalità che gli usciva da ogni poro. Bastava che posasse le mani su un pianoforte o soffiasse su un sax o un clarinetto e ne usciva subito MUSICA. Poi la sua voce che, naturalmente, ...era così piena di MUSICA che tante volte era costretto a inventare linguaggi e suoni perché la lingua italiana non gli bastava.
E finalmente le parole, quando ha cominciato a scriverle - da “Come è profondo il mare” in poi - sono sempre state piene di malinconia, meraviglia, ironia, gioco, stupore.
E tutto è sempre stato all’insegna di un’enorme, instancabile vitalità.
Durante l’anno più difficile della mia vita - quando mi sono ritrovato a fare l’artigliere da montagna a Belluno – le poche volte che mi hanno dato una licenza, non più di cinque/sei, sul mangianastri della mia vecchia Opel girava sempre “Dalla”, l’album con “Balla Balla Ballerino”, “Il parco della luna”, “La sera dei miracoli”, “Meri Luis”, “Cara” e altre meraviglie. In uno stato emotivo come quello era incredibile l’effetto che mi facessero quelle canzoni. Chiaramente, al rientro in caserma, le stesse canzoni avevano il compito di passarmi un po’ di forza ma succedeva sempre che su “Futura”, l’emozione diventasse quasi insostenibile. Amarezza e speranza, malinconia e gioiosità, attaccamento al passato e spinta verso il futuro, in quel pezzo (insieme a chissà quanti altri stati d’animo) c’erano e ci sono tutti.
Era il terzo album di una trilogia di capolavori: “Come è profondo il mare”, “Lucio Dalla”e “Dalla” che, cosa più unica che rara nella nostra storia, erano uno dietro l’altro. Un filotto di gioielli.
Parecchi anni fa, mi arriva una chiamata sul telefono. Io rispondo ed era proprio lui. Non c’eravamo mai sentiti prima. Mi dice “Guarda, scusa se ti disturbo, ma avevo bisogno di dirti una cosa velocissima. Ho sentito la tua nuova canzone per radio e vedrai che con quella vendi settecentomila copie”. Io non feci neanche in tempo a ringraziarlo per la sorpresa che lui aveva già messo giù. Dentro di me pensavo “See, settecentomila copie… ma quando mai…”. La canzone, appena uscita, era “Certe notti”.
Concludo dicendo che fra le tante cose che ammiro in lui c’è la sua anomalia. Lo classificano fra i cantautori ma è un’etichetta che non lo inquadra bene.
Lui era ed è Lucio Dalla.

Luciano Ligabue

martedì 9 agosto 2011

MORGAN, VASCO, LIGABUE: I ROCKER CHE S'ATTACCANO (POI TI DICO DOVE)

S'attaccano. La nuovi moda dei rocker nostrani è attaccarsi a vicenda. Vediamo di ricapitolare: Marco «Morgan» (Morgan chi?, direbbe qualcuno) Castoldi attacca Vasco Rossi («Artisticamente, è morto a 27 anni»); il quale, invece di pensare alla salute, spara su Luciano Ligabue («Un bicchiere di talento in un mare di presunzione»). 
S'attaccano, s'attaccano... E mi vien voglia di consigliare loro qualcosa di non simpaticissimo - dipende dai gusti - a cui attaccarsi. Anche perché nella maggior parte dei casi sarebbe ora che si decidessero a sfornare qualcosa di nuovo, invece di rifare ciclicamente più o meno la stessa canzone.

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