| Uno schema (sotto la seconda parte) che dà un'idea di quanto siano vecchi gli show della nostra televisione. |
Perché questo diluvio di pezzi d’antiquariato dell’etere? I motivi sono essenzialmente due: da un lato l’invecchiamento della base dell’audience, che in soldoni significa: davanti al televisore ci stanno ormai soprattutto i boomer, che gradiscono un po’ di nostalgia, mentre i ragazzi sono su altri media, la tv non la guardano neppure o al massimo si concentrano su qualche serie in streaming sulle piattaforme; e poi il coefficiente di rischio. Programmi in qualche modo già testati o pluritestati hanno meno probabilità di floppare rispetto ad altri nuovi. C’è una vecchia battuta che circola nel giro autorale, e che dà molto l’idea della situazione: «Piuttosto che sperimentare un programma nuovo, magari fatto in Italia, i manager televisivi sarebbero disposti a comprare un format che ha fatto il 2% in Zambia».
Vale a dire: per evitare l’ignoto alla lotteria dell’Auditel, qualsiasi cosa che abbia avuto un minimo di test precedente ha più probabilità di messa in onda.
Seguendo queste due logiche ben tracciate, non si sperimenta quasi più. Mediaset è un’azienda privata e non sarebbe neppure tenuta a farlo. Il servizio pubblico a volte minimamente ci prova («Splendida cornice» con Geppy Cucciari è un esempio riuscito), magari su Rai 2 o Rai 2 in seconda o terza serata. Ma questi programmi risultano spesso, nei fatti, soltanto il modo per dare bonifico e contentino ad artisti più o meno appetibili che indossano di volta in volta la maglietta del Governo di turno.
L’elenco che trovate qui
, con titolo del programma, data di nascita ed età anagrafica, parla da solo. Ovviamente alcuni sono stati lievemente modificati o rinfrescati nel corso del tempo; hanno subito cambi di rete o addirittura d’azienda, come «X-factor» e «L’isola dei famosi», per citarne solo un paio». Ma nella lista è finito per forza di cose anche «Il commissario Montalbano» (27 primavere) con Luca Zingaretti, che ciclicamente torna in video in blocco nonostante la produzione sia cessata (definitivamente? Chi può dirlo, oggi come oggi) nel 2020. Per forza, le repliche
danno ascolti signorili garantiti. E chi ci rinuncia, signora mia?
Vale a dire: per evitare l’ignoto alla lotteria dell’Auditel, qualsiasi cosa che abbia avuto un minimo di test precedente ha più probabilità di messa in onda.
Seguendo queste due logiche ben tracciate, non si sperimenta quasi più. Mediaset è un’azienda privata e non sarebbe neppure tenuta a farlo. Il servizio pubblico a volte minimamente ci prova («Splendida cornice» con Geppy Cucciari è un esempio riuscito), magari su Rai 2 o Rai 2 in seconda o terza serata. Ma questi programmi risultano spesso, nei fatti, soltanto il modo per dare bonifico e contentino ad artisti più o meno appetibili che indossano di volta in volta la maglietta del Governo di turno.
L’elenco che trovate qui
, con titolo del programma, data di nascita ed età anagrafica, parla da solo. Ovviamente alcuni sono stati lievemente modificati o rinfrescati nel corso del tempo; hanno subito cambi di rete o addirittura d’azienda, come «X-factor» e «L’isola dei famosi», per citarne solo un paio». Ma nella lista è finito per forza di cose anche «Il commissario Montalbano» (27 primavere) con Luca Zingaretti, che ciclicamente torna in video in blocco nonostante la produzione sia cessata (definitivamente? Chi può dirlo, oggi come oggi) nel 2020. Per forza, le repliche
danno ascolti signorili garantiti. E chi ci rinuncia, signora mia?
(Di Franco Bagnasco - Dal settimanale Gente - marzo 2016)