lunedì 9 giugno 2014

«MARACANA» DI EMIS KILLA? ZIO, È DI UNA BANALITA' MONDIALE

Ascoltando «Maracanã» di Emis Killa, il brano composto come sigla degli imminenti Mondiali in Brasile trasmessi da Sky, non posso non stupirmi ancora una volta per l'infantile pochezza dei testi di molti rapper nostrani. Roba che al confronto il «trottolino amoroso dudù dadadà» di minghiana (ma anche minghiona) memoria era alta scuola. C'è il ritornello furbetto ed efficace (questo sì), che si presta al coro da stadio, c'è un video girato guarda caso a Rio de Janeiro, tra bambini poveri e favelas, ma il nostro non si accontenta di farne una canzoncina buonista, come avrebbe fatto per esempio Rocco Hunt. No, lui ci mette anche un po' di impegno e sociologismo forzato e strappacore, la parabola del bambino (criança in portoghese) che diventa campione in mezzo alla miseria e a mille difficoltà. Ma la profondità e lo spessore sono quelli di un corso obbligatorio per la sicurezza sul lavoro di quelli che in questo periodo le aziende sono tenute a far fare ai dipendenti.
Quelli che ti spiegano che per andare dal punto «x» a quello «y» devi: alzarti dalla sedia, dirigerti verso la porta, infilare la chiave nella toppa, ruotarla più volte in senso antiorario, scendere in strada, prendere l'auto, la bici, un taxi, un bus, un tram, un riscò, un'auto a noleggio, pagare il tutto, ecc. ecc. Too much informations.
Ingenue descrizioni minuziose. Cose che in genere già sai o che è inutile spiegare. Che è un po' la tecnica o il mood del rapper, che sembra stupirsi o indignarsi per tutto. Con qualche eccezione sul piano qualitativo, tipo J-Ax, più ironico/sarcastico e dunque intelligente, o anche certe pagine di Fedez.
Bella zio Emis! Magari l'Italia non vincerà i Mondiali. Tu però sei un discreto paraculho, come direbbero in portoghese. 

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