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lunedì 5 settembre 2011

«AVANTI UN ALTRO» * UN BONOLIS DI ROUTINE, MA IL GIOCO FUNZIONA

Non so se Paolo Bonolis si sia stancato - in cuor suo - di rifare se stesso, però lo rifà, con il consueto mestiere. L'occasione è "Avanti un altro", il nuovo preserale di Canale 5 dove mister audience si ricongiunge agli stilemi (termine che lui userebbe volentieri per stordire qualche corpulento bracciante lucano) di "Tira e molla". Con un occhio che strizza al quizzettone arci-popolare e un altro che si rifà al kitsch genialoide di "Ciao Darwin".
La regia occulta della macchina, ben oliata già al debutto, è di quel vecchio volpone di Stefano Santucci. Tra un "laddove", domandine sceme a risposta doppia e altre storiche sentenze bonolisiane ("Tempo e spazio sono le variabili infami della nostra vita"), tutto scorre velocemente sino al gioco finale, durante il quale Paolino urla come un ossesso, per imprimere ritmo e suspense. Alcuni blocchi di pubblicità/telepromozioni hanno una lunghezza mortale (ma Publitalia ormai piazza tutto il vendibile a quell'ora?), e non so quanto ciò favorirà gli ascolti. Ma tant'è.
Resta da indagare la mai sopita passionaccia di Paolo non tanto per le bonazze di contorno - che in definitiva male non fanno - ma per l'insistito indulgere al reclutamento di extra-large in prima fila. I ciccioni evidentemente fanno sempre tanta simpatia. Infarto al miocardio permettendo. E peccato per Luca Laurenti, citazione barzellettara stavolta un po' più posticcia del solito. 

lunedì 29 agosto 2011

RUMORS * «AVANTI UN ALTRO», MA BONOLIS STAVOLTA HA PAURA

Anche Paolo Bonolis ha paura. Non pare vero per un bomber da ascolti, eppure il ragazzo è fatto di carne e ossa. Dai preparativi segreti del suo nuovo preserale di Canale 5 («Avanti un altro»), un quiz che ha tutta l'aria di seguire le orme del glorioso «Tira e molla», arrivano voci di un Paolino un po' a disagio, preoccupato per le sorti di un programma che nessuno può permettersi di sbagliare: né lui, né tantomeno la rete, per gli introiti pubblicitari che si porta appresso e il fondamentale traino al Tg5.
C'è Luca Laurenti, d'accordo. E la mano autorale è quella di Marco Santucci, l'uomo ombra di «Tira e molla», imperniato sulle telefonate trash del pubblico e i botta e risposta con Bonolis. Che funzionano se l'uomo è in piena forma, e rischiano di zoppicare se lui è un po' appannato. Questa volta i concorrenti da maltrattare, uno dopo l'altro, appunto, sono in studio. Come a «Ciao Darwin». Se sarà vera gloria, lo sapremo dal 5 settembre.

martedì 2 agosto 2011

FORMENTERA * IN SPIAGGIA C'È GIORGIO ARMANI PER UN INATTESO BAGNO DI FOLLA

A Formentera in luglio e agosto, si sa, ci sono più scooter che granelli di sabbia. Ma abbondano anche vip e vippetti, in sospeso fra Chez Gerdi (il locale di Carlo Sama sulla spiaggia di Es Pujols), il Bananas e gli altri disco pub del centro, dove quest'anno - chiuso il mitico Big Sur - è spuntata anche una succursale del Pineta di Milano Marittima. Oppure rimbalzati per le notti brave al Pacha di Ibiza. Percorso che ha appena compiuto Elenoire Casalegno, arrivata con il nuovo fidanzato Matteo Malacco e una gran voglia di topless.
Per il resto, dopo Colombari e Costacurta, avvistata con busta della spesa, sulla strada per Illetes, Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis. Non si sa se Paolino e signora avessero affittato una casa o fossero, più probabilmente, ospiti dell'amico Luca Laurenti, da anni aficionado di Formentera e soprattutto del nudismo che si pratica nell'isola delle Baleari.
Il colpo di scena l'ha dato la scorsa settimana il re degli stilisti, Giorgio Armani, che ha ormeggiato il proprio mega-yacht nei dintorni della splendida - e popolarissima - spiaggia di Illetes, per poi scendere, con tanto di body guards, per un bagno di folla. Inevitabili scatti, autografi, video col cellulare. Cortese e diponibile, Armani non si è sottratto. Tanto che qualcuno non ha potuto fare a meno di pensare: ma chi gliel'ha fatto fare, di cacciarsi in quella bolgia?
Carlo Sama, invece, spesso si concede una lunga biciclettata mattutina nel tratto di pista ciclabile tra Sant Francesc e il km. 11, in zona Piratabus e 10.7, il locale di Patrizia Pepe.

martedì 5 luglio 2011

LUCA LAURENTI * «VOGLIO ESSERE PERDENTE (SE ARRIVI, SEI FINITO)»

RICCIONE - Guardingo, sorridente, inarca il collo e ti punta addosso i suoi occhi aguzzi. Risponde con un diluvio di parole, molte tartagliate, quasi tutte sensate. Perché - come si dice di lui parafrasando Forrest Gump, personaggio al quale spesso è stato accostato - "il mondo non vi sembrerà più lo stesso dopo che lo avrete visto con gli occhi di Luca Laurenti". Romano, 35 anni, lo showman di Tira & molla e Buona domenica assapora il terzo posto (con l'aggiunta di premio della critica) appena conquistato sulla passerella di Un disco per l'estate con Innamorarsi noi, romanticismo a piene mani inzuppato nel suo cd d'esordio, Nudo nel mondo. Ma, visto che la fortuna lo perseguita, ad ottobre debutterà anche al cinema, protagonista di uno dei 4 episodi de I fobici, film sulle moderne nevrosi per la regìa di Rodolfo Scarchilli. Con lui, Gianmarco Tognazzi, Rodolfò Laganà e Sabrina Ferilli. A prima vista una sorta de I nuovi mostri anni '90.

Laurenti, adesso anche il cinema? 
"Me l'hanno proposto, mi piaceva la trama che racconta le ossessioni di oggi: Tognazzi fa uno con la psicosi di chiudere il gas; io sono un tipo che ha la fissa di conoscere a memoria tutti i percorsi degli autobus".
Quali sono le sue fobie?
"Avevo quella dell'altitudine, ma l'ho vinta, come molte altre, facendomi anche violenza ma sino a capire qual era il problema per eliminarlo. Come uno che toglie sacchetti di sabbia dalla mongolfiera e poi si libra nell'aria. A quel punto "poi pure morì sereno, col soriso", perché hai capito la vita. C'è chi non se li toglie mai, quei pesi, e poi muore ingrugnato, col broncio".
Ha coronato un sogno incidendo il suo primo cd, però qui a Riccione, popolare com'è, non si aspettava di più dalle giurie Abacus?
"Scherza? Io voglio essere perdente, perché se arrivi sei finito: mi interessa fare tutto a piccoli passetti, così si assaporano di più i traguardi. come viaggiare in treno o in aereo: sono due diverse filosofie di vita. Col treno impieghi molte ore, ma ti godi tutto il panorama. In aereo sei lì subito, ma cosa vedi?". Fra Tv, cinema e musica (il primo amore), dove batte di più il suo cuore?
Non rischia di confondere il pubblico? 
"Non voglio pormi questa domanda: mi interessa fare zig zag, provare, non un percorso in linea retta. Altrimenti avrei fatto l'impiegato. come per la religione: io non credo in una religione ma in tutte, da ognuna delle quali bisogna selezionare il buono".
Perché quando canta la sua voce metallica si trasforma completamente? 
"L'otorino dice che parlo con voce di testa e quando canto mi viene naturale farlo di diaframma. Come una finestra aperta dove passa l'aria senza nessuno sforzo. E poi guardi: non lo sa bene neanche l'otorino, che faccio, lo spiego io a lei?".

(IL GIORNALE - LUGLIO 1998)

martedì 18 gennaio 2011

BALBUZIE * ECCO CHE COS'È E COME SI CURA (GUARIRE DEL TUTTO NON SI PUO')


Se il vostro bimbo parla poco, o vi accorgete che cerca stratagemmi per delegare le proprie occasioni di comunicazione, non spaventatevi troppo ma vegliate. Anziché chiuso in se stesso, potrebbe essere balbuziente. Niente di così grave, ma per aiutarlo nel migliore dei modi, è bene saperlo prima possibile.
 Che cos’è la balbuzie? La ripetizione involontaria di parole, sillabe o frasi durante un discorso; tutte quelle pause o quei blocchi che impediscono a chi balbetta di produrre suoni regolarmente. Condizionando quindi in maniera rilevante la sua vita sociale. Raramente sono originate da un un trauma; quando succede, in genere, esiste già una predisposizione. «Il loro nome scientifico» dice la dottoressa Donatella Tomaiuoli, del Centro Ricerca  e Cura  Balbuzie di Roma «è disfluenze verbali. Non una malattia, ma un disturbo della comunicazione e del linguaggio che crea difficoltà di relazione perché porta il paziente a isolarsi».

Basta con i luoghi comuni
Affrontando il problema, che - come tutti quelli legati al linguaggio - colpisce soprattutto la popolazione maschile, bisogna togliere di mezzo i luoghi comuni. «Di questo disagio» prosegue «soffrono persone particolarmente intelligenti, sensibili e profonde,  non certo il contrario. Persone che non vogliono esporsi per timore di essere giudicate. La balbuzie non è invalidante, ma il disagio che determina è profondo. Ci sono alcuni che fanno la spesa solo nei self service per evitare di dover parlare con qualcuno al banco di un negozio; altri che non frequentano i multisala ma solo i cinema con un solo film in programmazione, per non incespicare dicendo alla cassiera il titolo della pellicola che vogliono vedere; altri ancora che a scuola preferiscono  risultare impreparati piuttosto che dimostrare a tutti di essere balbuzienti. Fra l’altro spesso la scuola non è pronta ad accogliere le persone che soffrono di questo disturbo».

Molto si gioca tra i banchi
Già, la scuola. Come può essere d’aiuto, oppure - di riflesso - d’inciampo in casi come questi? «A volte c’è la tendenza a non coinvolgere nelle letture di classe i soggetti balbuzienti, oppure istituire gare a premi di lettura veloce che li vedono inevitabilmente svantaggiati. In altri casi, se c’è una recita, si tende a dare a chi balbetta il ruolo più semplice e defilato. Quello con meno dialoghi». E poi, talvolta, ecco le prese in giro dei compagni. Quelle che fanno male ma a volte aiutano a crescere. Un giorno un ragazzo balbuziente ha liquidato un coetaneo che gli faceva il verso con una frase che racchiude tutto il disagio di questa condizione: «Smettila: sappi che balbettare è molto difficile, e tu non lo sai fare!». E pensare che in alcuni casi tutto fila liscio: quando si gioca a carte; quando si è in discoteca, protetti dalla musica assordante. E dopo aver bevuto qualche (sconsigliabile) bicchiere di troppo, perché si perde un po’ il controllo di se stessi.

Il fattore ereditario
La balbuzie è un fatto (anche) organico, o squisitamente psicologico? «Fino a poco tempo fa» continua la Tomaiuoli «la si collegava solo a fattori psicologici, ma recenti studi condotti in America hanno stabilito che può esistere anche un legame genetico, una componente ereditaria. Paradossalmente, le forme lievi a volte sono più difficili da curare di quelle più complicate. Ciò è dovuto al fatto che nelle forme gravi, il paziente ha in genere maturato un’accettazione del problema, e quindi si lascia andare e si mette in gioco di più. Nei casi lievi, con balbuzie che si presentano per un po’ e poi scompaiono, la persona tende a chiudersi maggiormente per paura di una ricaderci». 

Non passa mai del tutto
I casi di miglioramento, anche vistoso o sorpredente, sono tantissimi. E inducono all’ottimismo. Eppure... «Eppure bisogna essere onesti chiarendo subito che da questo disturbo non si guarisce mai totalmente» puntualizza la Tomaiuoli. «Ed è meglio diffidare di chi promette miracoli in 20 giorni. In genere si tratta di ex balbuzienti che hanno aperto centri non riconosciuti, o cose simili. Il mio consiglio è di rivolgersi a strutture riconosciute dallo Stato, o private nelle quali l’approccio sia comunque scientifico. La cosa migliore è un lavoro il più possibile personalizzato e a 360°. Al di là delle tecniche di facilitazione verbale che lavorano sul sintomo, da effettuare con un logopedista (si impara la respirazione, per poi passare all’eloquio spontaneo) oppure il lavoro integrato con uno psicologo, bisogna fare in modo di migliorare la qualità di vita del paziente. Per questo noi puntiamo molto su public speaking, doppiaggio e teatro (i bambini leggono e ripetono fiabe in sala di registrazione, per realizzare un cd), coinvolgendo le persone in progetti anche non semplici, che - visti i risultati finali - possano indurre ad aumentarne l’autostima». L’obiettivo finale è far sì che il soggetto non si consideri più: Mario Rossi, 21 anni, balbuziente. Ma: Mario Rossi, 21 anni, persona socievole e positiva, buone doti sportive, con hobby e passioni e “anche” balbuziente. Sul fronte della prevenzione, invece, è possibile fare qualcosa?

Fisiologica o strutturata?
«Già in età prescolare un esperto riesce a capire con una certa precisione se ci si trova di fronte a una piccola balbuzie fisiologica, destinata e rientrare completamente, oppure a qualcosa di strutturato. Un segno tipico della balbuzie, è la ciclicità. Di norma un profano è portato a credere che se si presenta senza regolarità, non si tratta di vera balbuzie. Invece è l’esatto contrario: la ciclicità nel manifestarsi è indice di balbuzie strutturata». Anche nelle dinamiche familiari (oltre ad evitare ai bambini - se possibile - stress come traslochi, trasferimenti e cambi improvvisi di abitudini) si può fare molto per aiutare chi balbetta.

L’importanza dell’ironia
«Servono» spiega la Tomaiuoli «ironia e autoironia, che vanno inculcate nel bambino. Prima impara a scherzare sul problema, prima accetterà le prese in giro. Non lo si deve rimproverare perché balbetta. Ho saputo di un medico di base che ha consigliato ai genitori di un bimbo un’assurda terapia: tenerlo in silenzio per 15 giorni, come se si fosse rotto una gamba. Niente di  più sbagliato. In realtà in famiglia, per esempio a tavola, se si hanno due o più figli, è bene stabilire una sorta di minutaggio a esclusiva disposizione di ognuno per consentire anche al ragazzo balbuziente di tranquillizzarsi e parlare senza essere scavalcato dai fratelli».

Gli artisti della voce
A volte questi inciampi vocali diventano addirittura di successo. Balbetta saltuariamente Paolo Bonolis e con lui il fido Luca Laurenti. Capace smettere del tutto quand’è il momento di salire sul palco per cantare. Caratteristica che lo accomuna a Stefano Filipponi, appena uscito da «X-Factor». «Queste persone smettono di balbettare quando cantano perché seguono il ritmo, sono concentrate su quello e il resto passa in secondo piano. Anche l’attore Fiorenzo Fiorentini balbettava, fino a un minuto prim che si alzasse il sipario. Si tratta di professionisti. È come se in quel momento, calandosi in un personaggio,  fosse un’altra persona a parlare».

(SORRISI SALUTE! - NOVEMBRE 2010)

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