domenica 28 dicembre 2025

CHECCO ZALONE IN «BUEN CAMINO» * DELICATA, SPIETATA IRONIA SU COME SIAMO

Checco Zalone e Letizia Arnò in Buen Camino, fim di Medusa.
Checco è tornato per farci respirare una boccata d'aria buona. «Buen camino» è una commediola semplice, ruffiana (lo ammette del resto lui stesso), efficace e molto pulita. Prevedibile nella trama, elegante nello svolgimento.
Chi si aspetta turpiloquio e facili scorciatoie per la risata grassa, resterà deluso. La storia di un padre ricchissimo e viziato che recupera l'amore della figlia sul Camino di Santiago, è un pretesto per fare a fettine con grande ironia gli stereotipi di una destra cafona pluri dotata di carte di credito senza plafond e di una sinistra inconcludente e radical chic. Si ride amaro ma si ride, spesso in modo anche sottile. Giocando come al solito con maestria s
ui contrasti, che sono la cifra di Zalone e del ritrovato (per fortuna) Gennaro Nunziante. Non riporto battute perché sarebbe un delitto ai danni di chi ancora lo deve vedere, ma fidatevi.
Qualcuno ha voluto intravedere Gianluca Vacchi nella figura del riccone incarnato da Zalone, ma si tratta in realtà più di un mix di odierna cafoneria instagrammabile. La debole canzoncina su «La prostata inflamada» (echi arboriani e soprattutto puro stile Armando De Razza, ve lo ricordate?) si spiega perché è stata furbescamente agganciata a una gag all'interno del film in quanto serviva un pezzo brillante da legare e mettere in chiusura. Peccato veniale.
Il resto è tutto godibile. Con Checco che fa delicatamente a fette il politicamente corretto che ci sta uccidendo. Zalone è il veleno e l'antidoto di questi tempi bislacchi. Il male e la cura. E per fortuna ogni tanto ritorna per ricordarci come siamo.

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