venerdì 30 gennaio 2026

STRISCIA LA NOTIZIA * SERVIVA IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA

Da sinistra, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti in una caricatura.

Il problema di «Striscia la notizia» è «Striscia la notizia». Lo dico con la morte nel cuore perché si tratta di un marchio storico che ho tanto amato e che ha dato molto alla nostra tv. Ma non è mai bello arrivare a tutto questo. E probabilmente tutto questo andava evitato. Dopo lo stop (il programma era in impasse da alcuni anni e perdeva suppergiù un punticino di share ogni stagione), la scorsa settimana il ritorno in prima serata ha portato a casa un dignitoso ma non entusiasmante 18,6% di share (2.783.000 spettatori), per poi crollare ieri al 12,3%, con 1.807.000 teste. Sono venuti al capezzale del malato Lorella Cuccarini, Gabriel Garko, persino la triade giornalistica Del Debbio-Nuzzi-Giordano di Retequattro. Ma nulla hanno potuto. Neppure Staffelli, con un servizio pretestuoso per consegnare un Tapiro d'oro a Checco Zalone, personaggio del momento.

Una cosa va detta subito.
Non si migliora un format in crisi lasciandolo sostanzialmente identico e allungando di fatto soltanto il brodo. Da un lato si perde la forza di Striscia, che è sempre stata nel ritmo. Dall'altro, con l'innesto di Demo Morselli e sei veline, complice l'età dei conduttori e un vago, palpabile senso di spaesamento, l'effetto è quello dei fantozziani veglioni di Capodanno del Maestro Canello.
E poi c'è il problema (non da poco) di Greggio e Iacchetti, che credo abbiano ormai stancato chiunque. Greggio a mio avviso è da sempre il personaggio più sopravvalutato della televisione italiana. Miracolato da Ricci al Drive in, non ha mai fatto realmente ridere (non ha testi) e vive di immotivata rendita. Iacchetti invece si è alienato parecchie simpatie di recente schierandosi sul piano politico-sociale-civile e perdendo parte del candore del personaggio.
Credo però che Antonio (un genio della televisione che a volte si concede per grandezza qualche impuntatura di troppo), il quale sicuramente presagiva questo finale che - ripeto - andava evitato, abbia deciso volutamente di chiudere l'epopea di Striscia con coloro che l'avevano iniziata. È umano e persino bello da un lato. Un po' triste dall'altro, però.

Certo si trattava di maneggiare una patata bollente e ingestibile per Mediaset; un caso sul quale si è traccheggiato per mesi. Trovatasi costretta a rimpiazzare «Striscia» con Gerry Scotti e «La ruota della fortuna», mettendo a segno un colpaccio sul piano degli ascolti, ha aperto uno tra i dossier più complicati dell'ex Biscione. C'era il problema di liquidare l'anziana e gloriosa creatura. Inoltre, Antonio Ricci è uno dei Padri Fondatori. E non si può dare il benservito a un Padre Fondatore. Bisognava forse avere il coraggio di chiudere bottega. Oppure mettere al lavoro tutta la squadra su qualcosa di diverso. Facile a dirsi ma non a farsi, certo. Ma tant'è. D'altra parte anche Cenerentola alla fine, con l'aiuto del Principe, ha trovato la sua scarpina giusta.

Post più popolari

Lettori