venerdì 13 agosto 2010

CARLO CONTI * «IO RACCOMANDATO? LAVORAVO GIA' PRIMA DI QUALUNQUE DIRETTORE»

«Ba-na-na! Carlo, se vvòi venì bbene ‘n fotografia devi da dì “ba-na-na” mentre quello scatta!».
La signora seduta in platea negli studi romani della Dear, dove si registra «L’Eredità», ha il tono perentorio di chi ne sa una più della buonanima di Helmut Newton. Carlo Conti, l’uomo che non conosce pallore, si gira, la guarda perplesso, ma non coglie il prezioso spunto. Poi torna a concedersi al nostro fotografo con un sorriso smagliante ma senza uso di «Ba-na-na!».

Conti, lei è sempre così abbronzato perché teme di essere un personaggio incolore?
(A denti strettini) «Eh eh... No, adoro il sole e ho la pellaccia scura. Non vivo la fase del rosso, come tutti gli umani: passo dal bianco al nero totale. Non ho cellule, ma piccoli pannelli solari».
Teme più il calo dell’audience o quello della melanina?
«Sono due grossi problemi. L’audience la vivo in maniera serena, e sentirmi con la pelle giusta mi dà serenità».
Ha mai fatto nero qualcuno?
«Mai fatto a botte, anche da bambino: semmai separavo la gente. Con la parola si può mediare, risolvere tutto».
Che cosa si dice la mattina guardandosi allo specchio?
«Ringrazio Dio di essermi svegliato e di avere la salute. E mi ritengo fortunato: faccio con lo stesso entusiasmo il mestiere che sognavo da bambino».
Un santo. Ma subito dopo aggiunge: quanto sono bello!
«No, solo sereno. E fisicamente non mi piaccio. Controllo magari di non essere troppo pallido. Mi piaccio come persona e mi piace il mio percorso di vita: partito da zero, ho saputo costruire».
Macché: lei si piace così tanto che si inviterebbe a cena da solo.
«Mai. Mi piace semmai la compagnia di una bella donna, con la quale potersi confrontare. Bella e intelligente».
Ha paura di qualcosa?
«Della follia e della cattiveria. Mi fa molta paura la facilità con cui la gente oggi dà di matto. Anche a un semaforo quando non sei partito subito al verde. Gente che urla. È inquietante, sempre tutto un tono sopra, per non dir peggio».
La più colossale scemata che abbia fatto in tv.
«Aver scambiato Annibale per Scipione».
Questa l’ha detta. Parliamo di programmi.
«Non rinnego niente. Quando li ho fatti ci credevo. È troppo facile poi parlarne male... Gli errori servono a costruire il tuo oggi: l’esperienza è fatta anche di sbagli».
Molto saggio. Intanto però un titolo non me lo dice...
«Mannò, anche se penso a “Il gladiatore”, un quiz del 2001 che non andò benissimo, fu però piazzato poi in Grecia, Svezia, Spagna. Avevamo sbagliato solo la collocazione oraria».
È vero che accetta tutti i programmi che le danno?
«Falso. Me li scelgo io, li plasmo, me li coccolo. Non mi affidano mai uno show. Sono sempre il capo progetto di ciò che faccio: accetto solo se ho carta bianca».
È vero che la cosa più rischiosa che abbia fatto in vita sua è stata la ceretta?
(Ride di gusto) «No, manco quella e non la farò mai. Sarebbe come perdere l’abbronzatura. Posso al limite sfoltire un po’ la peluria d’estate per evitare che mi faccia ombra. Sa com’è...».
Lo vede? «Il gladiatore» non le assomigliava perché non ha niente in comune con Russel Crowe. Nel 2003 però ha fatto «I raccomandati». Questo titolo le somiglia di più?
«Per niente. Altrimenti non ci avrei messo 10 anni ad arrivare alla Rai. Il mio curriculum è: lavoro, gavetta, mestiere. Se porti a casa risultati, il pubblico ti premia, ci sei  e ci resti».
Il direttore di Raiuno, Del Noce, in pubblico bacia tutti i suoi conduttori: Fiorello, Baudo... Quando tocca a lei?
(Guardingo) «No, beh... A me non è mai capitato. Può succedere, ci starò attento. Essendo tradizionalista, ho preferito quando in tv mi hanno baciato Carol Alt e la Marini».
Se lui un domani fosse trasferito alle Poste, lei che è il suo preferito lavorerebbe ancora in Rai?
«Questa del preferito è una cosa inventata che sento dire da più parti... Io vivo a Firenze, fuori dalle logiche e dai salotti romani. Lavoro da sempre, da prima di quasiasi direttore. Il giorno dell’avvicendamento mi presenterò al nuovo dicendogli: questo sono io e questi i miei programmi».
È nato artisticamente con Pieraccioni. Che cosa sarebbe oggi senza di lui?
«Niente di diverso. La cosa più importante che abbiamo fatto insieme io, Leonardo e Giorgio Panariello è stata la gavetta vera: dai sette ai 7000 spettatori nelle sagre di paese. Poi ognuno è diventato quel che è diventato nel proprio settore e sono rimasti rapporti professionali occasionali. Io e Leonardo siamo fratelli. La prima volta che ho detto “Signori: Leonardo Pieraccioni” era il 1982».
Vi siete trovati.
«Avevo capito che c’era questo fermento, in Toscana, e davo vita a trasmissioni circondandomi di giovani comici. Ero l’Arbore della situazione...».
Li ha scoperti lei, dunque, come direbbe Baudo...
«Sì... E lavoravo in una discoteca, l’Aloha, che era diventata il nostro “Zelig”. Andavo anche in giro a trovare gli sponsor. Lì eravamo dei re. Poi è venuta Roma a cercare noi, non il contrario».
Piace ai giornalisti?
«Ad alcuni sì, anche perché chiacchiero molto nelle interviste».
Allora come mai per assegnare questa il nostro direttore ha dovuto fare un’estrazione in sala mensa?
(Sinceramente provato) «Sììì? Davvero? Nessuno voleva farla? Mamma mia, è una cosa tristissima...».
Scherzavo. È vero che quando circola qualche foto di gossip che la riguarda, è concordata con i paparazzi?
«Macché, è una follia. Faccio di tutto per sparire. Andai solo una domenica a pranzo, d’inverno, con le mia ex fidanzata, a Sabaudia. Errore: lì ci sono i ristoratori che chiamano immediatamente i paparazzi. Cosa che non mi succede a Cecina o Follonica. Fu intaccata la mia privacy vera. Ci rimasi male». 
Quanto guadagna all’anno?
(Molto imbarazzato) «Ohibò, questo nun si puoddire. Perché, bisogna?».
Sarebbe un bel gesto.
«Guadagno più che bene. Credo di essere tra i meglio pagati in azienda, ma copro tanti spazi, do tanti programmi, quindi... Però cifre non ne faccio».
Per i giornali lei è il «Medioman» della tv. Lo dica che non ne può più.
«Col tempo passa tutto. È solo il giudizio della gente che conta, i numerini della mattina dopo. E quelli ci sono su tutti i programmi che faccio. E poi sarebbe folle mettersi una maschera».
Nel preserale con «L’eredità» batte regolarmente la concorrenza. Merito suo o del programma?
«Pilota e macchina sono ugualmente importanti. Programma e personaggio. Come per Schumacher e la Ferrari».
Si paragona a Schumacher?
«No, assolutamente. Parlo di prodotto e conduttore. “L’eredità” era già un buon prodotto e le ho dato il mio taglio».
Altri grandi del preserale sono stati Bonolis, Fiorello...
«Beh, Bonolis andò bene con “Tira e molla”. Fiorello poverino invece con “Superboll” si incartò proprio contro il mio “In bocca al lupo”».
Caspita, Carlo Conti: quello che ammazzò Fiorello...
«Io non ho ammazzato nessuno... E poi Fiore è straordinario. Può capitare. Lui deve andare a ruota libera, non può essere imbrigliato in un quiz».
Sogna la Bellucci. In attesa che si liberi per lei, chi frequenta?
«Da quando mi sono lasciato con Francesca, nessuna».
Refrattario?
«No, assolutamente. Mi piace conoscere donne, frequentarle... E piano piano costruire con quella con la quale ci sono maggiori affinità».
Leggevo che lei lascia tutte le sue donne perché a un certo punto vuole restare solo con sé stesso.
«È la sintesi della sintesi. Arrivo a un punto in cui la voglia di stare da solo supera quella di costruire in due. Forse l’amore non è più come all’inizio. Però ogni volta con dispiacere: è un grande fallimento. Sempre più spesso, oggi, lo vivo così. Anche perché preferisco stare solo, piuttosto che avere una fidanzata solo per averla. Nel momento in cui comincio a investire, a metterci tempo, non riuscire è un fallimento. Specie quando ti rendi conto che la persona che hai lasciato vale molto, non si trova tutti i giorni dietro l’angolo».
Ci siamo, è ancora innamorato di Francesca.
«Se fossi immamorato starei con lei».
Senso di colpa?
«No, dispiacere per se stessi. Le persone sono tante, ma quelle giuste ben poche. E più passa il tempo, più l’incastro è difficile, vai a vedere 1000 sfaccettature. A 18 anni sopporti; a 40 ancora qualcosa, a 45 ancora meno».
Obama o Hillary?
«Bella sfida. Forse per il mondo sarebbe più sconvolgente un presidente di colore».
Ne ha persino più di lei.
«Affinità cromatiche. Ma in Italia mi piacerebbe molto avere quanto prima una presidente donna, una grande come Tina Anselmi».
Si dice che soffra perché non le fanno fare Sanremo.
«Figurarsi: qualcuno se la prende perché non pongo mai come condizione nei contratti l’avere anche Sanremo».
Sta finendo di condurre «I migliori anni». Non sarà che il pubblico tv i suoi migliori anni li ha vissuti senza di lei?
«Assolutamente. E l’ha dimostrato scegliendo in questa gara fra decenni gli Anni 70 e 80. La tv dei pionieri. Ma anche oggi, via, non è tutto da buttare».

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2008)

PIPPO BAUDO * TUTTO SUL RE DEI CONDUTTORI (PUNTO PER PUNTO)

NOMI
Ne ha ben tre: Giuseppe Raimondo Vittorio.

IL DEBUTTO
A sei anni, a teatro, nel ruolo del figlio di Santa Rita.

ZIA ROSA
La sua prima compagna di giochi. A carnevale si vestiva da uomo, lo prendeva per mano e uscivano a fare baldoria.

BELGIORNO
Attenzione, non Bongiorno. È il nome del principe che impersonò nel suo primo, vero spettacolo, l’operetta «Fioralba», interpretata al suo paese, Militello Val di Catania, nell’agosto 1946.

PRESENTATORE
La sua prima conduzione risale al 1960. È il programma «La guida degli emigranti».

LIBRI CALDI
A «Domenica in» (dal 1979) quando inventò la promozione di un libro con l’autore ospite in studio, nei giorni successivi quel titolo vendeva dalle 20 alle 60 mila copie in più. In ambito editoriale era temuto e osannato.

DURAN DURAN
Tramò per tirarli giù dal letto, in piena notte, a Sanremo ‘85. Sua figlia Tiziana, fan scatenata di Simon Le Bon, pretendeva di conoscere i rockettari del momento, superospiti al Festival. Per arrivare nella stanza del suo idolo si travestì da cameriera. Carràmba, che sorpresa! Il «gancio», chiaro, era papà.

CARATTERE
Chi lo conosce bene, lo descrive come la tipica personalità «bipolare», che passa da momenti di malinconia (durante i quali è mitissimo e arrendevole) ad altri di inarrestabile esaltazione. Durante i primi, smette di tingersi i capelli; nei secondi, rimette mano alla tintura.

PENSIONE HELIOS
Il suo primo rifugio quando si trasferì dalla Sicilia a Roma. Pagava 50.000 lire al mese.

LITIGI
Tra i personaggi con i quali ha avuto litigi o polemiche memorabili ci sono l’ex presidente Rai Enrico Manca, Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Iva Zanicchi e Zucchero.

RENATO ZERO
Per due-tre anni, verso la metà degli Anni 80, non si è mai capito bene perché, non voleva saperne  di invitarlo in trasmissione.

12.000 EURO
Dal momento della separazione da Katia Ricciarelli sino alla quantificazione del suo patrimomonio (sul quale si favoleggia), li ha corrisposti mensilmente a titolo provvisorio all’ex moglie.

CITTADINO ONORARIO
Nonostante sia quasi patrono di Sanremo, nel 2002 è stata la cittadina di Sori, in provincia di Genova, a rendergli merito.

MANAGER RADIOFONICA
È il lavoro attuale della 37enne figlia Tiziana (avuta da Angela Lippi), che in passato ha transitato nella discografia.

GLI AMORI
Con Angela Lippi si è sposato nel 1970. La loro unione è durata quattro anni. Poi è stato legato alle attrici Adriana Russo (dal 1981 all’82) e Alida Chelli, dall’82 all’85. Il matrimonio con Katia Ricciarelli è durato dall’86 al 2004.

IL FIGLIO SEGRETO
È il musicista Alessandro Formosa, nato nel 1962 da una relazione con Mirella Adinolfi, e vive in Australia. L’ha riconosciuto il 23 febbraio 2000 dopo un test del Dna.

BONOLIS
I due non si sopportano granché. La ruggine risale al dietro le quinte di Sanremo 2004: Bonolis conduceva; Pippo avrebbe dovuto essere direttore artistico, ma alla fine rinunciò. Convivenza impossibile.

1968
L’anno del suo primo Sanremo. Lo condusse con Luisa Rivelli, soffiandolo a Mike.

ARMSTRONG
Al suo debutto sanremese si fece notare strappando la tromba di mano a Louis Armstrong, che - finito il suo brano in gara - preso dall’entusiasmo voleva suonarne un altro.

PENSIONATO
È ufficialmente in pensione da sette anni: l’Enpals (ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo) gli versa 2.100 euro al mese.

FORNELLI
Nell’attico che ha in pieno centro a Roma c’è una signora che cucina per lui da 30 anni.

SEGRETARIA
La sua storica e inseparabile, Dina Minna, fu uno dei grandi motivi di gelosia per Katia. In Rai la chiamano «Bau-Dina».

TIMIDEZZA
Può andare in onda in mondovisione senza fare una piega, ma fra i suoi incredibili pudori c’è quello di non riuscire a provarsi un vestito mentre qualcuno lo guarda.

WALTER CHIARI
È il personaggio dello spettacolo che l’ha più colpito per bellezza, cultura, ricerca lessicale e comicità.

SARDEGNA
In estate, da 18 anni, si trasferisce in una casa costruita nelle rocce di granito in località Torre delle Stelle, a 20 chilometri da Cagliari. Tutto intorno, ginepri, oleandri e lentischio.

IL PALAZZACCIO
Quando nel 1988, pentito, lasciò all’improvviso Mediaset, dovette pagare una forte penale, cedendo alla controparte un intero stabile all’Aventino, a Roma. Da allora nell’ambiente viene chiamato «Palazzo Baudo».

«MY WAY»
È la sua canzone preferita e l’ha vista nascere, all’epoca di «Settevoci» (‘66). Claude François gliela fece sentire, e Paul Anka la cantò.

SENSO DI COLPA
Ha molte proprietà (terreni, agrumeti, ecc.), ma la sua mania è investire in immobili. Ritiene che ciò sia frutto di un senso di colpa per compensare il fatto che - da piccolo - mamma Innocenza fu costretta a vendere casa per mantenerlo.

AVE NINCHI
Pensa sia la donna con maggior senso dell’umorismo che abbia conosciuto.

IL PADRINO
È stato padrino al battesimo di Rebecca, figlia di Heather Parisi. 

ATTENTATO
Nel 1991 un’ala della sua villa a Santa Tecla, in Sicilia, fu fatta saltare in aria con 20 chili di dinamite.

DONNE
Da sempre, gli fanno paura. Non prende mai l’iniziativa se non ha chiari segnali di via libera.

IRENE GRANDI
Si è amaramente pentito di avere bocciato la sua «Bruci la città» alla scorsa edizione del Festival.

MISURE
Alto 1,88 cm, ne ha 54 di circonferenza cranica. Le gambe sono lunghe 104 cm., le braccia 70 e le spalle 49. Calza il 45.

CAPELLI
In un’intervista ha svelato tutto sulla sua celeberrima capigliatura. Iniziò a perdere i capelli a 24 anni. Ha portato il parrucchino dal 1970 al ‘72. Tentò poi il trapianto di quelli sintetici, con fastidiose crisi di rigetto, e infine passò all’autotrapianto microchirurgico, risolutivo. Cinque interventi in due anni. Gli sono stati innestati sul capo 4000 capelli prelevati di lato.

PASTI
Adora mangiare: spaghetti alle vongole o pomodoro e basilico; manzo alla brace, spigola bollita, carciofi alla giudea, filetti di baccalà, fiori di zucca, fritto di paranza, misto frutti di bosco, cannoli. Nel bicchiere, vino bianco secco.

AMICI
I suoi più cari sono quattro: il giornalista Micio Tempio, il cugino Filippo Fascetta e due medici: Sergio Di Giacomo e Giuseppe Rosati.

TELECAMERE

Racconta ancora di quando, per curare le sue corde vocali malate, gli misero, ironia della sorte, una telecamera anche in gola.

LAUREA
La sera prima di laurearsi in Giurisprudenza presentò una selezione di Miss Italia a Erice. Per essere in tempo a Palermo la mattina dopo viaggiò di notte, su un carretto della frutta, disteso tra arance e verdura.

SE TI ALZI NON VALE
Ai tempi di «Domenica in», l’edizione del Tg1 in onda poco prima dell’inizio del programma tentò di soffiargli il superospite Julio Iglesias. La sua redazione aveva fatto di tutto per averlo, corteggiandolo per mesi, fra Miami e le Bahamas. Pippo lo seppe e avvisò Julio, che - già seduto davanti al giornalista - salutò e se ne andò.

SPORT
In gioventù ha giocato a calcio ed è stato persino alzatore a pallavolo. Tifa Juventus e Catania.

MOONLIGHT
È il nome dell’orchestra con la quale, nel 1959, in veste di pianista e cantante, si è visto per la prima volta in tv.

ASPIRAZIONI
Avrebbe voluto diventare direttore d’orchestra e attore teatrale.

TENTATO «SCIPPO»
Fra le tante richieste ufficiali che negli anni ha ricevuto a proposito di Sanremo, ce n’è una di «trasferimento della manifestazione» da parte del Principato di Monaco.

LA PROFEZIA
Esiliato dalla Rai, Biagio Agnes lo richiamò in azienda dopo che un’anziana signora, incontrata al cimitero, gli disse: «Biagio, tu a’ da fa turnà Pippo, altrimenti muori».

VITE PARALLELE
Se non avesse fatto tv, dice che sarebbe diventato avvocato civilista.

ATTORE
Ha recitato in tre film: «Il suo nome è donna rosa» (‘69), «W le donne» (‘70) e «Sono un fenomeno paranormale» (‘85).

CAMEI TV
Nel 1990 ha interpretato, in costume, il padre di Lucia ne «I promessi sposi» del trio Lopez-Marchesini-Solenghi, su Raiuno.

CRISI
A Sanremo, nel 1984, deve far fronte alla prima crisi in diretta: una protesta degli operai dell’Italsider, che ospita sul palco.

COLPI BASSI
Quelli che gli assestano Roberto Benigni e Fiorello a Sanremo 2002. Lui se la ride. L’anno dopo sarà baciato dalla Littizzetto.

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2008)

JIMMY IL FENOMENO * E' IN MISERIA E VORREBBE IL SUSSIDIO BACCHELLI

Ma chi ha detto che un riconosciuto campione del trash cinematografico non possa ricorrere alla Legge Bacchelli? Chi ha detto che  l’assegno straordinario vitalizio che lo stato prevede per quei cittadini in indigenza che si siano «distinti nel mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo e dello sport», non debba andare  a un uomo quantomeno singolare come Jimmy il Fenomeno? Lui, all’anagrafe Luigi Origene Soffrano, 78 anni, nato a Lucera (Foggia), un po’ ci spera. Diabetico, abbastanza lucido ma con la salute cagionevole, da sei anni vive su una sedia a rotelle nell’istituto Casa per coniugi, di Milano.
«Qui mi trovo bene, e ho anche una piccola pensione sociale e d’accompagnamento» dice «ma detratte le tante spese di assistenza mi restano solo 120 euro al mese. Devo pur vivere. Per questo con mio fratello Mario e un amico abbiamo chiesto un aiuto economico ai miei fan su Facebook, e ora puntiamo al sussidio Bacchelli». Un aiuto dello stato che sinora è andato - fra gli altri - a personaggi come la poetessa Alda Merini, il cantautore Umberto Bindi, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, ma anche al cantante Anni 60 Joe Sentieri e all’annunciatrice della Rai Fulvia Colombo. D’accordo, forse una riflessione di Guido Ceronetti avrà maggior spessore di un suono gutturale sparato da Jimmy nei panni del postino scemo di «Pierino il fichissimo» (‘81), però a quanti spettatori una trovata come questa è riuscita a strappare un sorriso? «Solo gli stupidi sottovalutano i benefici della comicità e del sorriso» prosegue Jimmy. «Ho avuto molto dallo spettacolo, ma credo che anche questo Paese mi debba qualcosa. Intanto, lancio la campagna: “Un euro per salvare Jimmy il Fenomeno”. Se tutti quelli che mi apprezzano versassero anche un solo euro sulla mia carta PostePay (numero 4023 6005 6428 8613, intestata a Luigi Origene Soffrano) mi aiuterebbero a superare meglio questo momento di difficoltà».
Con 118 film all’attivo (spesso impercettibili camei, «perché solitamente mi chiamavano in quanto si era sparsa la voce che portassi fortuna, e i registi non volevano rischiare un flop» dice) in 52 anni di carriera, Jimmy ha lavorato con i più grandi. Persino Ugo Tognazzi ne «Il federale» e Pasolini in «Uccellacci e uccellini». «Mi piaceva Edwige Fenech, ma il migliore è stato senza dubbio Totò», il principe De Curtis. Uno che il sussidio Bacchelli a Jimmy l’avrebbe dato anche solo per signorilità.

(SORRISI.COM - 11 AGOSTO 2010)

mercoledì 11 agosto 2010

DOPO LA SCONFITTA CON LA COSTA D'AVORIO, CI ATTENDE LA PARROCCHIA?

Ora perdiamo anche contro il Costa D'Avorio. Siamo pronti per i tornei parrocchiali. Ma allenati da Cesare Prandelli. Vuoi mettere?

venerdì 6 agosto 2010

PIERO CHIAMBRETTI * TUTTO QUEL CHE C'E' DA SAPERE SU PIERINO

NAPOLEONE
Parlando con chi ha lavorato con lui, gli aggettivi ricorrenti per descriverlo sono: «professionale» e «simpatico» anche a riflettori spenti. Ma quasi tutti concordano su «dittatoriale». O fai come dice, o fai come dice.

COLLABORATORI
Oltre al fido autore-ombra Tiberio Fusco  (ma non si dimentichi il baffuto e sornione ex Rai Romano Frassa, meno esposto), ultimamente lo segue come un’ombra anche la longilinea redattrice Chiara Maranghi, cresciuta a pane e «Markette».

INVESTIMENTI
A Torino è proprietario di cinque ristoranti (tra i quali spicca il Fratelli La Cozza), raggruppati nella società «Food & Company». L’ultimo è lo «Sfashion café»; il primo, aperto nel ‘92, si chiama «Cucina Birilli». Chiude la domenica. Giorno in cui persino Piero riposa.

CULINARIA

Cenava spesso «Al vecchio porco», nella chinatown milanese, meta classica delle abbuffate del cast di fine registrazione, a «Markette». Ora è stato quasi soppiantato dal nuovo «Ristorantino» attiguo agli studi di La7 in via Belli. Cucina e bottega.

IMMAGINE
Il suo ufficio stampa è la società Goigest di Milano, che fa capo a Dalia Gaberscick, figlia di Giorgio Gaber e Ombretta Colli.

PERNOTTAMENTO
Quando lavora a Milano, quindi per molti mesi all’anno, alloggia all’hotel The Gray, a due passi dal Duomo.

SALUTISMO
Di recente è diventato molto salutista. Bevendo, il massimo che si concede è una birra ogni tanto.

DEBOLEZZE
È ipocondriaco, ovvero morbosamente preoccupato per la propria salute.

TALENTI
Non va mai a cercare i «nuovi mostri» che scova a «Markette». Sono sempre loro che si presentano a lui per essere scelti, «come gli animali a San Francesco». Altrimenti, l’alchimia non funziona.

LA GIORNALISTA
Nel 1988, all’epoca delle sue prime forti affermazioni in tv, era fidanzato con Claudia, giornalista de La stampa di Torino.

MEMORIA
È una macchina trita-parole e lo supporta una memoria prodigiosa. Il suo metodo per ricordare un’intera domanda, o un discorso, è segnare una sola parola-chiave su una lavagnetta, che un’assistente seduta in platea gli mostra nel momento del bisogno.

SMOKING
Il suo primo, da usare in scena, lo pagò di tasca propria: un milione e 300 mila lire.

DJ ALTERNATIVO
Il suo primo ingaggio fu al Ritual di Torino. Il titolare, Barulli, cercava un dj bianco che programmasse una selezione di brani in grado di far sparire la clientela massicciamente di colore. Voleva cambiare radicalmente il pubblico del locale.

NO PARTY
Detesta la mondanità. Infatti rifiuta regolarmente tutti gli inviti a feste e party modaioli, anche a scapito dei rapporti diplomatici.

NEMICI
Non perde occasione per parlare tiepidamente di Fabio Fazio. A quanto pare, per una vecchia incomprensione con Daria Bignardi ha introdotto a «Markette» un’impietosa imitazione della giornalista.

LITI
Durante uno dei suoi celebri tele-blitz, nel ‘93, al Festival del cinema di Venezia, Vittorio Cecchi Gori distrusse la telecamera del suo operatore. Danno: 71 milioni di lire. 

CANZONI
È molto ferrato sulla musica soul Anni 60-70. Vedi coro gospel a «Markette».

FITNESS
Quando fa ginnastica, a Torino, ha lo stesso personal trainer della famiglia Agnelli, Luciano Gemello. Gioca (poco) a tennis in primavera ed estate e in Thailandia ha provato i famosi massaggi. Una delusione.

PASTICCERIA VOGLINO
Ne parlava in «Complimenti per la trasmissione» (‘88), e qualcuno credeva esistesse veramente. In realtà era il cognome del funzionario Rai che lo lanciò.

SOGNI PROIBITI
Il suo sogno televisivo proibito è condurre «Porta a porta», che considera teatrino paradossale e promozionale.

IL RITORNO
Nel caso dovesse tornare in Rai dopo Sanremo, medita di proporre una striscia settimanale in bilico fra chiacchiere e tecnologia, ovvero satellite e digitale terrestre. In un contenitore brillante che tratti informazione e costume.

TESTAMENTO
Molto tormentato, già a otto anni diceva di avere problemi esistenziali e a 18 pensava di dover fare testamento. Fa un’ora di autocritica al giorno.

COPPIA
In pubblico (per intendersi, dalle due persone in su), è sempre irresistibile. Nel rapporto di coppia si definisce «complesso, noioso, barocco».

FELICITA
Sua madre, musicista new age, è una nota numerologa che sente al telefono anche tre volte al giorno e che è stata la sua prima fan.

GLI AMICI VERI
Quello storico, a Torino, è il ristoratore Charlie Ferrari. Un autentico pezzo di pane. Tanto che con lui il companatico Piero ha aperto la sua catena di ristoranti. Lo psichiatra Diego Amodio è il suo compagno di Playstation.

AMORE
È stato con una ragazza per la prima volta a 18 anni. Lei ne aveva 22. Il primo bacio l’ha dato in colonia, a Nervi, in Liguria.

SCUOLA
Non l’ha mai amata. Da ragazzo, ogni tre mesi il preside di turno, per profitto o condotta, lo cacciava. E lui passava a quella successiva. Al Dams di Bologna ha dato due esami.

CONVIVERE
Lo ha fatto tre volte: prima con Patrizia, poi con la pierre Lu Bertolini, infine con la violinista Elena Maioni, conosciuta sul palco di Sanremo ‘97. Questa storia finita bruscamente gli ha ispirato lo sfortunato film «Ogni lasciato è perso» (2001).

JIMI HENDRIX
Da single, quando torna a casa di notte, mette un suo cd nello stereo, al massimo del volume.

DIETA
Fa un pasto al giorno («Come i pastori tedeschi»). Mangia spaghetti al pomodoro, riso bollito, pesce lesso, bistecca ai ferri, pochi dolci, e beve caffè senza zucchero.

AUTOSTIMA
È indubbiamente molto bravo, e lo sa, ma ogni tanto ha bisogno di sentirselo ripetere da chi gli sta attorno. E nel suo entourage, se possibile, eseguono e fanno eseguire.

STATURA
1,63 centimetri, e la cosa non l’ha mai complessato. In compenso, facendo ridere, è riuscito a conquistare molte ragazze.

TIROCINIO
Dall’81 all’86 ha  fatto l’animatore: nei villaggi turistici ma soprattutto sulle navi da crociera nel Mediterraneo. La considera una grande palestra professionale e sentimentale. Lì almeno le ragazze non potevano scappare.

WATER
Ai suoi esordi in tv, sull’emittente torinese Tele Manila, si presentava spesso in video in mutande o conduceva seduto su un water.

ROMANTICISMO
A 50 anni vorrebbe un figlio e ha il rimorso di aver sottratto troppo tempo all’affettività. Per lui oggi sentirsi dire «Ti voglio bene» vale come un «Ti amo» di qualche anno fa.

FALSI TV
Durante «Il laureato», nel ‘94 su Raitre smascherò una storia fasulla proposta a «Stranamore».

MITI
Tra i suoi miti cinematografici ci sono John Belushi e Woody Allen.

SANREMO
Da piccolo c’è stato solo due volte: a sette anni in colonia (scappando dopo tre giorni) e a 18, con un amico, per andare al Casinò e giocare alla roulette.

ANALISI
Si innamora in genere delle donne più complicate: «Quelle che vanno in analisi o quelle che ti ci mandano». È stato anche con «ragazze mostruose» e quando è lui a lasciare prova sensi di colpa. Non riesce a essere amico di una donna perché di solito «sconfina nei sentimenti».

INGRID
Sta con la sua attuale compagna, Ingrid Muccitelli, dal 2001. Era una delle ragazze di «Chiambretti c’è» (Raidue).

CENSURE
In radio la sua prima volta fu a Radio Torino Centrale, legata alla curia. I disc jockey portavano l’abito talare e non si potevano dire parole come minigonna e gambe.

SIGARO
Uno tra i suoi show sperimentali si chiamava: «Testa di sigaro». Gli ascoltatori dovevano dargli le generalità e il numero di telefono di un loro nemico, e lui lo sommergeva di chiamate di scherno.

IL SUPER PROVINO
La sua grande occasione fu un mega-concorso in Rai, nell’82. Novemila partecipanti. Vinsero in quattro: lui, Cecchi Paone, Fabio Fazio e Corrado Tedeschi.

COMICI
I suoi preferiti sono Carlo Verdone e Claudio Bisio; apprezza la tecnica di Sabina Guzzanti. Considera Antonio Albanese una spanna sopra tutti.

FERIE
Lavora di continuo e detesta il tempo libero: gli mette angoscia. Evita le ferie e se ci va per una settimana poi gliene occorre un’altra per riprendersi.

ANTONIO RICCI
Rifiutò un Tapiro alato di «Striscia la notizia» e fu a lungo in aspra polemica con lui. Ora fra i due sembra essere tornato il sereno.

FERMATO
In Russia per «Good bye Cortina», fu arrestato per qualche tempo dalla polizia locale per aver allestito un «gorbaciometro» e imbastito un mini-comizio all’interno dei grandi magazzini Gum.

MANIACALE
Perfezionista come nessuno, può stare anche 12 ore a rifinire uno sketch di tre minuti.

DEFINIZIONI
Si è autodefinito: «Il nano di Aosta» e «Un misto fra Wanna Marchi e Topo Gigio».

PIPPO
Di lui ha detto: «È nazional-popolare. Io voglio essere soltanto popolare. Baudo e Mike sono i miei maestri: da loro ho imparato che cosa non si deve fare».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2008)

PUBBLICITA' GENIALI * FECEBOOK, YOUTUBE E SKYPE: IL PRESENTE NEL PASSATO

giovedì 5 agosto 2010

AMADEUS * «CHI DICE CHE I CONDUTTORI SONO PIU' IMPORTANTI DEI FORMAT, RACCONTA BALLE»

Amadeus, ha presente Buscetta?
«Ma chi, Tommaso Buscetta, il pentito di Cosa nostra?».
Esatto. Lei in teoria dovrebbe essere il più grande pentito di casa nostra. Pentito di essere passato a Mediaset.
(Piange dal ridere) «Di solito non mi pento mai di quel che faccio, ma ho imparato una cosa: qualora nella vita dovessi trovare un programma dal forte successo pluriennale come “L’eredità”, non lo lascerò mai più. È troppo difficile sostituire qualcosa che funziona».
Farà stesso show fino alla morte? 
«Mi ci incatenerò fino alla pensione, giuro. Mediaset o Rai che sia. E poi la routine degli studi non mi ha mai dato problemi».
Su Raiuno «L’Eredità» ora la conduce Carlo Conti, con i suoi stessi maxi-ascolti. Vederlo in onda, brucia?
«Se le dicessi che non è vero, sarebbe la prima bugia di quest’intervista. Mi brucia pensare che potevo continuare quel successo per qualche anno. Non è invidia. Però mi resta la soddisfazione di aver scelto, fatto e contribuito a costruire un programma che è diventato un successo. Dal niente».
Da un format argentino.
«Sì, e ancora oggi è il preserale cinvente fra tutte le reti. Bravo Conti, potevo esserci io, ma nessuno mi ha puntato la pistola per farmi andare via».
Conti fa più ascolti di lei?
«Feci il record al mio ultimo anno. Punto più, punto meno, lui ha mantenuto».
Passato a Mediaset, ha fatto «Formula segreta». Così segreta che non l’ha vista nessuno.
«Sì, tanto che è rimasta in onda 23 giorni».
Qui superpentito, direi.
«Pentitissimo. Kennedy diceva: un errore non è uno sbaglio finché ci si rifiuta di correggerlo. Me ne accorsi tardi, il progetto mi cambiò sotto il naso. Ero nuovo, non volevo rompere le scatole, e ci ho messo forse un po’ di presunzione».
Sportiva ammissione...
«O fai un programma per tutta la vita, come David Letterman in America, oppure ti assumi quanche rischio. Non c’è conduttore che non abbia floppato, cantante o scrittore che non abbia sbagliato disco o libro. E a me un po’ piace rischiare, sono pagato bene per farlo. A patto che tutti credano nel progetto, reti comprese».
Con lei non ci hanno creduto?
«I segnali brutti sono quando cominciano a spostarti di giorno, di orario, i dirigenti vanno in fibrillazione. Soffrono di ansia da prestazione».
Poi è venuto l’altro quiz di Canale 5, «1 contro 100». Che è andato male. E lei lì si giocava tutto...
«No, non sono d’accordo, non è andato male».
Se fosse così, sarebbe ancora in onda...
«Me lo sono scelto, l’ho visto in Francia, è piaciuto a me e alla rete. È partito a maggio e a settembre ha lasciato il passo a Scotti. Per tornare a Natale sperando che crescesse. E cresceva. Ha fatto una media del 21% di share dove oggi il quiz più forte al mondo che è il “Milionario” condotto dal presentatore più amato delle reti Mediaset, Scotti, fa il 23%. Due punti in più. Non sto parlando del 30%, ma del 23%...».
Quindi...
«Quindi se hai investito in  un programma, continua a crederci per un anno, per un po’ di mesi. Era un preserale nuovo, occorreva dare tempo alla gente per abituarsi».
Come siete rimasti, con l’azienda?
«Sono ancora in attesa, ho un contratto con Mediaset fino ad agosto. Mi facciano sapere. D’altra parte sono stato chiamato per occuparmi del preserale di Canale 5».
Intanto però fa «Canta e vinci!» su Italia 1. Anche Buscetta «cantò», a modo suo...
«Ma non so fino a che punto abbia vinto, però».
«Canta e vinci!» è un po’ karaoke o un po’ «Chi vuol essere milionario». Qualcosa di nuovo, no?
«È vero, c’è la scalata al montepremi, ma non la stessa tensione del “Milionario”. Per il resto, novità in tv? Creare un programma ex novo si faceva prima, oggi no. Forse all’estero. Da noi si va sui format che si ritengono garantiti».
Anche Alessandro Greco fece una specie di karaoke, «Furore».
«E fu grazie a quello che andai in Rai. Mi chiamarono come ospite due volte di fila. Pensai: strano. E poi Carlo Freccero mi propose il mio primo show condotto da solo, “Festa di classe” 13 prime serate su Raidue. In conduzione da solo. Guadagnavo una cosa irrisoria: 70-80 milioni lordi per tutta la stagione. Vivevo in un appartamento fuori Roma. Mi conquistò Freccero: si mise a urlare, in piedi sulla sedia: “Abbiamo preso Amadeus!!” e mi fece sentire importante».
Se dovesse andare male anche stavolta, espatrierà?
“No, ricomincio da zero. Con chi mi dà fiducia e sa quello che posso dare. Sono molto sereno e sicuro. Faccio questo mestiere dall'85. Se davanti a un paio problemi mi dovessi arrendere, allora dovrei pensare che tutto quello che mi è capitato sino a oggi è stato solo un eterno colpo di culo. Non è così. E' come per un calciatore: magari sbagli due campionati di fila, ma se in passato hai segnato molto, non ti puoi essere rimbambito di botto”.
Ci sta ripensando, alla Rai?
«In questo momento sono qui e aspetto segnali da Mediaset. Quando ho un contratto non mi piace seminare in giro. Sono qui per fare cose importanti. Se Mediaset mi dà un preserale importante ma che duri magari non tre mesi ma nove-dieci mesi di seguito all'anno, non ho nessun motivo di dire me ne vado. Ho a che fare con persone che stimo: qui sono nato, anche se la consacrazione l'ho avuta in Rai che mi ha fatto crescere».
C'è un Gerry Scotti che presidai il preserale...
«Lì sono scelte che deve fare l'azienda: vuole giocare solo con una punta o con due? Penso che Gerry sia uno tra i più bravi presentatori sul mercato, ma io con il preserale in Rai per tanti anni ho vinto, e non mi sento inferiore a Gerry Scotti. Quel che fa lo lui lo posso fare io. Lo dico con serenità, senza presunzione né arroganza. Un'azienda importante dovrebbe avere più conduttori poliedrici. Sto parlando di Mediaset, non di una tv locale».
Durante una puntata de L'eredità ha dato il suo numero di cellulare. L'ha mai chiamata qualcuno?
«Non era il mio, ma del mio assistente. Uno scherzo. E' lui è impazzito: fra l'altro doveva tenerlo acceso per forza e per 10 giorni non ha avuto tregua. Gli ho detto: se hai “broccolato” qualche ragazza, però, lo devi a me...».
Lei non sopporta l'aglio. Però le vampirizzano gli ascolti. Sta pensando ad altri rimedi?
«(Ride) Accendere la luce. Forse devo accecarli con il sole... No guardi, in questo lavoro ci vuole tanta fortuna. Il programma vale l'80% del successo».
Ma come: e tutti quelli che conducono e dicono che il conduttore è fondamentale?
«Balle. Tutte grandi cazzate. Se non hai un buon programma – che vale l'80%, ripeto - non vai da nessuna parte. Io piuttosto monto a cavallo: sono anche istruttore di equitazione. Lì vale la stessa regola: puoi essere un cowboy straordinario, ma senza un buon cavallo, l'ostacolo non lo passi. Il conduttore vale il 20%».
Quando fa kickboxing e colpisce, chi vede? Qual è la sagoma che si materializza?
«Vedo solo la mia e mi ripeto: pensaci bene quando fai una scelta, nel bene e nel male. Con Conti non ho mai avuto problemi, in realtà. Con la Ventura qualcosa ai tempi di Music Farm e con Scotti una sorta di eterno antagonismo, già dai tempi della radio, ma quando ci vediamo il rapporto è buono. Non so se falsamente buono, perché il nostro ambiente è fatto di baci e abbracci, ma mi sembra buono. Credo che lui sia un uomo fortunato: un bravo conduttore, famoso, ricco. Non credo che abbia motivo di temere se Amadeus lavora un po' di più... All'estero chi conduce fa un programma alla volta. Se ne parte uno, gli interrompono l'altro. Solo da noi si va in onda con tre-quattro, ti dai la linea da solo».
Accessorio del “pacchetto Bonolis”?
«Bonolis era passato l'anno prima. Come agente ho Lucio Presta. Uno che fa il tuo interesse al di là dell'azienda: se sei felice nel fare una cosa, fa di tutto per appoggiarti. Certo, se tutti lavorano da una parte è più facile la gestione, ma in anni non ho mai sentito parlare di pacchetti. Si valuta singolarmente».
Lei è miope e daltonico. Però passando a Mediaset il colore dei soldi l'ha visto...
(Gli si illuminano gli occhi) «Sì sì, lo ammetto».
Quanti?
«Il 740 non lo espongo, ma sarei falso se dicessi che non ho pensato al lato economico. Il contratto base è più o meno lo stesso, solo che in Rai facevo una telepromozione, a mediaset tre. Lì sta la gran differenza».
Il suo amico astrologo Paolo Fox qualche tempo fa le aveva previsto un futuro televisivo migliore. Invece è stata una sòla, come si direbbe a Roma.
«No, per la verità Fox mi sconsigliò di cambiare quando ci fu il passaggio, e io non gli diedi retta».
Caspita, allora hanno ragione gli astrologi.
«Non li consulto prima di fare una cosa, intendiamoci, ma lui è un amico e ogni tanto gli chiedo un parere. Non sono pentito, ma se non avessi provato avrei sbagliato. E poi nessuno mi ha mai detto: “1 contro 100” mai più. Sto aspettando e mi trovo bene. Piersilvio lo conosco ed è molto intelligente. Se ad agosto mi trovassi a non essere desiderato a questo punto direi ok...».
Anche lei cede al vecchio vizio dell'uomo di spettacolo che piazza la sua signora in trasmissione.
«Giovanna è una brava persona, c'è una storia d'amore vera che dura da 5 anni. A me piace lavorare con lei e la gente la apprezza. In quei 20 giorni di Formula segreta mi chiedevano: perché non hai messo Giovanna? Nel preserale piace ai ragazzini, agli uomini. Se le capitano cose da sole, ben venga».
E' deliziosa. Ma quali cose?
«Ha fatto uno speciale con D'Angelo su Italia 1 e poi ha rinunciato a proposte teatrali anche per starmi accanto nel momento difficile del passaggio».
Dai, lei è gelosissimo.
«L'uomo più geloso del mondo. Ma cerco di fare in modo che non sia un limite, per lei. Non che non mi fidi, ma anche quando la guardano, io... Vabbé, è bella, è giusto così. E' semplice, pulita, diversa dalla media delle ragazze che si trovano nello spettacolo».
E se le chiedesse di fare un calendario?
«Eh, sarebbe un mezzo problema, però non me l'ha mai detto. Ma i calendari ormai sono così inflazionati, inutili. Li fanno tutte, ormai hanno perso significato».
Neanche quelli delle farmacie, quattro centimetri per sette? Lì non si vedrebbe niente...
«Forse quello sì, oppure la pista cifrata delle parole crociate».
Ha lasciato la Rai anche perché non le affidavano Sanremo. Visti i risultati di quest’anno, ha brindato allo scampato pericolo?
«Ma se sei un conduttore e ti offrono Sanremo, lo devi fare, comunque, sennò sei un pazzo. Non mi capiterà mai, ma se succedesse, accetterei. Dando il massimo. “Pipobbbaudo è Pippobbbaudo”, a lui uno in più o in meno non cambia nulla. Ma io lo farei al volo».
I critici non la amano. Perché?
«Zero. E non ho mai capito perché. E poi ci sono quelli che non leggo neanche più, come Aldo Grasso. Qualunque cosa faccia, non gli è piaciuta. A prescindere. Dico: mai visto, in tanti anni, una cosetta mia che ti sia piaciuchicchiatina-ina-ina? No? Mai? A questo punto dì che non mi sopporti, e ti considero di più».
Amadeus, lei ha composto, in un’altra vita, sinfonie immortali. Perché fa tv? In fondo è arte povera...
«Perché non ho mai voluto fare altro. Qualcuno direbbe che non ho saputo fare altro. So per certo che da quando avevo 16 anni, questo volevo fare».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2008)

ALE & FRANZ * QUELLA SERA IN CUI STAVAMO PER UCCIDERE UNO SPETTATORE

Ale & Franz nella vita sono, a spanne, il contrario di come li vedevi sulla loro mitica panchina. Pacato e rispettoso, persino un filo timido il «burbero» Ale; inflessibilmente educato, deciso, lo «svampito» Franz. Quando ballano insieme, è lui che guida.

«Buona la prima», il vostro sit-show, lo fate perché non ne potevate più di stare seduti là?
Franz: «No. Ma è dal 2005 che non ci siamo più, in panchina. Si cresce, si cercano stimoli, si ricomincia. Non era stanchezza. Senza quello sketch forse non saremmo qui».
La panchina logora chi non la fa.
Franz: «La panchina era piazzata nel mega- progetto di “Zelig”, al posto giusto nel momento giusto. La nostra fortuna».
Troppo modesti. In tv prendete ordini da un auricolare. Che cosa vi differenzia da Ambra in «Non è la Rai»?
Franz: «Ambra è più carina. Da noi è dichiarato che prendiamo ordini (e tutti vedono), là no. Le registrazioni vanno bene, pensiamo già al prossimo anno».
Sempre che ci arriviate, al prossimo anno...
Ale: «Tiè!» (gesto inequivocabile).
Parlavo del programma, non di voi...
Franz: «Beh, cavolo, è la stessa cosa...».
Mannò, se andasse male, potreste sempre fare altro.
Franz: «Quello non si può mai sapere. L’anno scorso fu un salto nel buio, bisognava far piacere questo format, non solo noi due, e non era matematico».
Non è che voi due, esimi comici, siete  nella vita un po’ musoni?
Franz: «Abbiamo momenti di apertura e di chiusura. Se c'è la fortuna di essere entrambi aperti o chiusi, tutto bene; se uno è aperto e l'altro chiuso, sono cavoli amari. E poi facciamo un lavoro che ti obbliga a ridere sempre, e a volte proprio non ne hai voglia».
E' lì che di solito arriva il fan che vuol fare a tutti i costi il simpatico, giusto?
Ale: «Sì. E in quei momenti muori dentro piano piano, e cerchi di uscirne senza arroganza. Franz, ricordi quella volta in aereo?».
Franz: «Oooh, non me ne parlare. Ero seduto e ogni tanto sentivo qualche colpetto ritmico sulla testa dato col palmo della mano dalla persona seduta dietro. Penso: ma chi c... è? Mi giro. Niente. Dopo parecchio spunta una che fa: “Mi scusi, non volevo disturbare...”. Le dico: “Signora, guardi che ci sta riuscendo in pieno!”. Ma non poteva toccarmi sulla spalla?”. Voleva un autografo».
Ale restava impassibile?
Franz: «Rideva vedendo la mia faccia e non faceva niente. Fosse successo a lui, le metteva le mani addosso. Ma del resto tanta gente se sei un comico tende a rapportarsi in modo, diciamo, simpatico».
Una dura prova.
Franz: «Un po’. Succede spesso con i camerieri. Al ristorante è un classico. Una sera faccio a uno: “Vorrei una pizza”. E il tipo: “Ma vorrebbe o vuole?”. E me ne ha dette altre due o tre esilaranti, sempre col sorrisino. Se fossimo medici sarebbe peggio: “Dutùr, ho un doloretto qui...”».
Ale faceva il meccanico e lei, Franz, l'educatore. Continuare con i vostri vecchi lavori, no?
Franz: «E chi ha detto che io non continui?».
Ale: «Io invece l'officina l'ho mollata».
E un domani? Aprirete il classico ristorante?
Ale: «Sa che non è una brutta idea? Dico sul serio. Inoltre potrei anche sfogarmi facendo il cameriere!».
Franz: «Arrivi col piatto e la battuta 28. Beh, ma non siamo calciatori: in teoria possiamo andare avanti fino a 80 anni. Se c’è qualcosa da dire, chiaro».
Con quel che guadagnate, poi...
Franz: «Siamo fortunati, certo, ma non abbiamo mai avuto un momento di pausa. Il vantaggio del nostro lavoro è che ci scriviamo le cose. Non aspettiamo che il telefono suoni, lo facciamo suonare noi agli altri, semmai».
Cinema. Il vostro «Mi fido di te» l'ho visto e apprezzato. Il primo, «La terza stella», non l'ho visto...
Franz: «E non lo guardi, mi raccomando, perché faceva c...».
Ammettete la toppata, quindi.
Ale: «È stato il primo. Invidio le persone che azzeccano il primo progetto. Però abbiamo capito gli errori: storia, sceneggiatura, inesperienze. Quest’ultimo è stato gradito, ma non ha incassato. Se avremo una nuova storia...».
Siete tirchi?
Ale: «Direi proprio di no. La spesa più grossa per entrambi è stata la casa. La mia è fuori Milano».
Franz: «Io spendo con oculatezza, ma niente di che: ho un'Audi A4 del 2003, per cui...».
Lavorate insieme da 15 anni. Chissà quante serate in nero...
Ale e Franz: «Mai fatte, zero totale!» (in coro).
Ale, sa che la immaginavo più combattivo, più nervoso?
Ale: «Sono tranquillo. Ma se vuole mi metto un timer e ogni quattro minuti la mando a quel paese!».
Come se avessi accettato. Quante storie d’amore vere avete avuto?
Ale e Franz: «Tre a testa».
Cuori turbolenti?
Franz: «Siamo sereni,  accompagnati, tranquilli. Io non ho figli e lui ne ha due, che fra l’altro sono miei».
Il vostro viaggio più bello.
Franz: «In Brasile. Mi ha colpito Rio, dove trovi il tassisita che t’aspetta premuroso e un altro che ti accoltella. Sono molto religioso, ho visto messe indescrivibili e fuori le prostitute in strada. Grandi contrasti».
Ale: «Niente estero, ma lo farò. Conosco bene la Toscana, l’Umbria».
È vero che avete saltato l’ultimo «Zelig» perché chiedevate troppo?
Franz: «Ma chi l’ha detto? Tre  puntate le abbiamo fatte, è casa nostra. E poi venivamo da 10 edizioni, quindi un minimo di pausa ci stava anche, no?».
Ale, mai fatto niente per i capelli, a parte conservarli come reliquie?
Ale: «No, niente. Li ho visti cadere, e a un certo punto non cadevano più».
I comici da bocciare.
Franz: «Chi fa battute sulle malattie, tipo l’Alzheimer. La gente è cinica, ride, ma non mi piace. Non stimo, anche a “Zelig”, quelli che riciclano. Non lo facciamo noi, da veterani, se lo fa uno giovane me la prendo. Non è rispettoso verso di me, innanzitutto. Tu devi impegnarti».
La serata no della vostra carriera.
Ale: «Facevo una gag con un tamburello che alla fine lanciavo in quinta. I tamburelli hanno questi sonaglini strani... Un chiodo mi si aggancia alla maglia. Lancio, e ‘sto coso parte male: ho colpito uno spettatore in prima fila con una rasoiata sullo sterno. Franz è schizzato in camerino a ridere».
E il pubblico?
Ale: «Pietrificato. Un’altra volta, sempre col tamburello, ho fatto fuori un vigile del fuoco. Preso in pieno. D’altra parte, prima non c’era, poi è spuntato...».
E’ durato molto questo suo periodo «Kill Bill»?
Ale: «No, abbiamo dovuto togliere quella cosa dal repertorio».
Chi sarà la vostra Yoko Ono?
Franz: «Non penso che una Yoko Ono potrà dividerci. Ma non ci fu neppure per i Beatles. Quando finisce un percorso, un matrimonio, dai la colpa a un cane che passa, a un viaggio, al lavoro, allo stress. No, la storia era finita. Punto».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2008)

QUANDO SEI VIP, A VOLTE TI RUBANO ANCHE IL DOMINIO

Prima si dannano per farsi un nome. Poi arriva qualcuno e glielo «scippa». Strano destino quello di molti personaggi dello spettacolo italiano, vittime del più attuale dei furti: quello del «dominio» on-line. Di quell’indirizzo internet che - fatalmente - inizia con www («Dabeliù dabeliù dabeliù», direbbe Mike nei suoi spot) e termina con .it. In mezzo, ovviamente, nome e cognome del vip di turno. Che ne fa la propria vetrina a beneficio del pubblico.
I cosiddetti furti di dominio - e la relativa, frequente riassegnazione al legittimo proprietario - sono, spesso, un mezzo segreto ben custodito.
L’ultima a essere stata violata è quella Lucilla Agosti lanciata dal trampolino sanremese del «Dopofestival» e probabile futura iena. Il suo www.lucillaagosti.it è stato comprato per pochi euro (4,90 più il risibile costo annuo del mantenimento del sito) da tale «Skyborg77», che ora annuncia: «Dominio in vendita!», lasciando intendere di voler lanciare anche un’imminente asta su eBay. «Non sapevo niente di questa storia, e l’acquisto di quel dominio internet non è riconducibile a me o a qualcuno che mi rappresenti» dice la Agosti. Che annuncia: «Valuterò ora il da farsi, anche per capire come ci si muova in queste situazioni. Non ho molta esperienza in materia».
Il modo più semplice per agire è quello di avanzare una formale richiesta di riassegnazione del proprio nome al Nic, il registro che gestisce gli indirizzi italiani e che fa capo al Cnr. «Un controllo preventivo» dice la dottoressa Rita Rossi, responsabile dell’ufficio legale del Registro dei domini italiani «del resto è spesso molto difficile o impossibile. Però possiamo muoverci, su richiesta dell’interessato, dopo il furto del nome del personaggio, e arrivare in tempi brevi alla riassegnazione. Chi se ne è appropriato in genere rinuncia perché non può dimostrare di essere la persona in questione (fatti salvi i casi di omonimia) e colui che ne ha diritto può a quel punto ricomprarlo».
Tra i nomi più celebri finiti nel valzer ci sono quelli di Eros Ramazzotti e Adriano Celentano, ma anche quello del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam, dell’attrice Valentina Pace, della conduttrice Silvia Toffanin o di Samantha De Grenet. A volte si tratta di qualche fan o fan club troppo zelante. Nella maggior parte dei casi di qualcuno che vuole speculare giocando al rialzo convincendo il personaggio a pagare qualche centiniaia o migliaia di euro per tornare in possesso del proprio nome. Per i domini .it, come abbiamo visto, non conviene cedere. Più complicato è il caso di quelli internazionali, i .com, che sfuggono alla nostra giurisdizione e che in genere sono molto ambiti dai collezionisti di nomi di belle e prosperose stelle e stelline dello spettacolo. Che spesso vedono spuntare grazie al richiamo del loro nome siti erotici non autorizzati. «In questi casi» conclude Rita Rossi «spesso i personaggi finiscono col pagare qualche euro piuttosto che affrontare complicate cause internazionali».
Ma torniamo all’Italia. I domini .it oggetto di maggiori tentativi di appropriazioni indebite sono quelli di calciatori, politici, Veline (Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia, per esempio) e  - naturalmente - personaggi di cronaca. Da Cogne a Garlasco, da Erba all’11 settembre, nulla sfugge alla fantasia dei «depositanti» più o meno folli. Che poi nella maggior parte dei casi non sapranno neppure che cosa farsene di quello strano nome che si sono accaparrati. Un boom si registrò dopo la morte di Papa Giovanni Paolo II (e un altro all’arrivo di Benedetto XVI), ma persino l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha dovuto questionare, col consueto garbo. Meno conciliante è stato Massimo D’Alema con un’associazione milanese.
E se qualche burlone ha provato a registrare Guardiadifinanza.it, persino la titolarità dell’ormai celebre blog di Beppe Grillo - all’inizio - non era riconducibile direttamente a lui o a qualcuno del suo staff.
Il più spiritoso? Quel tale che si è portato a casa (per poco tempo) il dominio www.alessiamerz.it. Dopo che l’ex Velina ha avviato la pratica di riassegnazione, ha sostenuto in tribunale che non voleva appropriarsi del suo nome, ma aprire - in realtà - un sito dedicato a tre personaggi di fantasia: i nanetti Ales, Siam e Erz.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2008)

DOPO SCAJOLA, FINI: IL PROBLEMA IN PARLAMENTO SONO GLI IMMOBILI

Dopo quello di Scajola comprato «a sua insaputa», lo strano appartamento di Fini a Montecarlo. Il problema principale della politica italiana, sembrano essere gli immobili. Nel senso che in Parlamento siamo pieni di gente che non se ne va mai.

mercoledì 4 agosto 2010

MARA MAIONCHI * «VASCO MI COMMUOVE SEMPRE, GRILLO MI HA FATTA RIDERE PIU' DI TUTTI»

È un’Iva Zanicchi col fiuto de «La signora in giallo». A 67 anni suonati (ma anche cantati e arrangiati), Mara Maionchi si trova a gestire un’improvvisa popolarità che le viene dal ruolo di ruspante giurata a «X-Factor», il talent-show musicale di Raidue. Passando da amata-temuta discografica oggetto di culto fra gli addetti ai lavori, a rivelazione naïf della prima serata di Raidue.

Signora Fletcher... pardon Maionchi, chi ha ammazzato la musica in Italia?
«È un pessimo periodo, ma sono speranzosa: il consumo, fra radio e concerti, è alto. È in crisi il disco, ci si deve reinventare, fra l’on-line e i negozi specializzati».
Già finita l’autocritica?
«In un mondo di plastica, dove mancano valori politico-ideologici, produciamo musica di plastica. Non sono più gli Anni 70».
Già, perché anche il periodo storico conta...
«Eccome. Prendiamo Bob Dylan. Bravo. Ma se non avesse avuto il Vietnam, voglio vedere io il “Blowin’ in the Wind”...».
In tv giudicate talenti in erba, ma a volte sembra che l’erba circoli soprattutto fra voi giurati...
«Guardi, non ho mai fatto uso di droghe: sono di un’altra generazione. Anzi, al massimo mezzo Tavor la sera. Aggressiva di natura, rispondo a tono se attaccano me o i miei artisti».
Siete litigiosi. Vi schiaffeggiate prima di andare in onda, per scaldarvi?
«Macché. C’è Morgan che ogni tanto mi manda in bestia, quando fa il purista. Si può essere grandi e commerciali, come i Pink Floyd o David Bowie».
Però a volte privilegiate la vendibilità al talento. Non tradite la missione?
«Per niente. Vendibilità e talento quasi sempre si accompagnano. Papa Giulio II si sarebbe fatto rompere le p... da Michelangelo Buonarroti se non avesse saputo di passare alla storia per avergli affidato la Cappella sistina?».
Rimetta in riga Morgan.
«Look da dandy, ricercato, affascinante. Si vede che ci studia su. Canta anche bene. Resta da vedere se nella sua ricerca musicale riuscirà a trovare qualcosa che piaccia più di quello che ha fatto sinora».
Com’è cambiata la sua vita?
«In peggio, a casa mi processano: rientro alle due di notte, dopo lo show, e mio marito e mia figlia Camilla mi aspettano sul divano per massacrarmi di critiche: questo non dovevi dirlo, lì non sei stata chiara... Una disfatta».
Aldo Grasso per lei ha evocato il fantasma di Wanna Marchi...
«Piano. Per la cadenza regionale -  20 anni a Bologna, 40 a Milano - mi sta anche bene. Per la moralità lo escludo: mai venduto alghe o sale miracoloso».
A «X-Factor» fate abuso di standing ovation. Tutti in piedi anche se passa l’assistente di studio e fischietta.
«Il pubblico è composto in gran parte da amici e parenti dei cantanti, ma ora che me lo fa notare è vero. La standing di solito si riserva ai grandissimi».
Se si rivede in video, si piace?
«Vivo attimi di grande sconforto. Allo specchio mi promuovo, ma in video sembro la nonna dei tre porcellini».
Adesso che è un personaggio tv, andrà in giro a fare la Sgarbi in gonnella?
«Mai, non ho la cultura di Sgarbi. Al massimo l’opinionista parlando di canzonette. Le conosco. Poi, se mi proporranno “Oggi al Parlamento”, vedremo».
Sa cucinare?
«Primi alla bolognese, e alla toscana polli alla cacciatora e ossibuchi. Poi il risotto: mia mamma era comasca ».
Ruspante, esperta ai fornelli. Le daranno «La prova del cuoco».
«No no, “La prova del cuoco” proprio no. Se tornerà “X-Factor” è probabile che io ci sia ancora».
I critici musicali sono soliti dire che i discografici non capiscono niente.
«Beh, una volta il critico Mario Luzzatto Fegiz dichiarò di aver provato a fermare l’ascesa di Renato Zero. Quindi giochiamo a chi ne capisce meno. Comunque sì, è facile sbagliare».
Il suo errore più clamoroso.
«Nell’88, Ron mi presentò Biagio Antonacci. Considerai il suo stile fuori tempo e non lo presi. Poi lui trionfò comunque. Ma non sono pentita».
È vero che quando non ne può più chiama un taxi e si fa portare al casinò di Campione?
«Mannaggia, è vero: amo le slot, mi rilassano come due Tavor. vedo scorrere i disegni, aspetto il punto e non penso a niente. Speravo che non si sapesse, ma il peccato è a livello impiegatizio».
Mara, come ha fatto suo marito a resistere 32 anni con una donna che prese a cinghiate Adriano Pappalardo?
«Non lo so, ma siamo sempre stati litigiosissimi. Ora per evitare il peggio quando c’è aria di lite ci ignoriamo».
«X-Factor» è un cult, però gli ascolti zoppicano. Errori?
«Non credo. In Inghilterra ci ha messo due anni a prendere piede, e là le gare musicali erano una novità. Capirai, noi abbiamo Sanremo dal ‘51...».
Mogol smentisce la leggenda che sia lei la «Balla Linda» del noto pezzo di Battisti. Che ne dice?
«Ha ragione, era una bella ballerina inglese. Ma l’ha conosciuta meglio Giulio di me».
Maionchi e le parolacce. Per lei ogni giorno è un Vaffa-day?
«Lo ammetto, ne dico tantissime, sono mezza toscana. Quando sono in sofferenza per qualcosa, fioccano. Ma non bestemmio mai».
Potrebbe farci una compilation.
«Fatto. Ascolti la traccia nascosta del cd “111” di Tiziano Ferro. A cinque minuti dall’ultima canzone c’è una mia telefonata: l’apoteosi della parolaccia».
Due veri big italiani.
«La Nannini, che lanciai io, innovativa, molto forte. E Vasco, che mi commuove solo a guardarlo».
Ma l’artista va strapazzato o coccolato?
«Va strapazzato per far sì che si renda conto dei difetti che ha e che non vede, e coccolato quando viene da te a piangere per i difetti che sa di avere o che gli hai appena fatto notare».
Delle canzoni lei spesso sottolinea la sensualità.
«Sì, sono primitiva, Mara delle caverne. Mi sono fermata a Neanderthal».
Sa essere anche fan?
«Scherza? Quando strinsi la mano a Paul McCartney a Sanremo, non me la lavai per due giorni. Lo stesso con Paul Simon: un omino seduto su un divano. E io lì, che facevo numeri da circo».
Beh, lei ha visto cose che noi umani...
«Ho visto Robbie Williams salutare Umberto Tozzi come se avesse davanti Frank Sinatra. E Phil Collins trattare la Pausini come Aretha Franklin».
Andava al supermercato con Battisti, la Vanoni le regalava i vestiti, giocava a poker con Battiato...
«E dopo Sanremo facevo l’alba a cena con Beppe Grillo. Mi scompisciavo, sbattevo i piedi e rompevo i tacchi. Sapevo che non avrei più riso così tanto in vita mia».

(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2008)

LA MAXI-FESTA ROMANA DEI DUE PICCOLI PAPI

Chiamatela grande festa. Chiamatela, se preferite, ottimizzazione delle risorse. Insomma, chiamatela come vi pare ma - religiosamente parlando - si tratta della prima comunione e del battesimo quasi simultanei (in quanto celebrati la stessa mattina) dei due figli di Enrico Papi e signora: rispettivamente Rebecca, otto anni, e Iacopo, due mesi. A seguire, come tradizione comanda, pranzo cumulativo per familiari e amici; tutti in ghingheri nel fastoso giardino di un grand hotel romano. Che confina con la piscina già attrezzata dell’albergo, dove i bagnanti in costume, sotto il sole a picco, non risparmiano occhiate beffarde e curiose ai sudatissimi invitati di questo doppio party. Molto baby e un po’ vip.
Siamo al prendi due paghi uno, all’offerta speciale della cerimonia formato famiglia? «Mannò» sorride Papi. «È che avendo già programmato la prima comunione di Rebecca, abbiamo fatto in modo di far coincidere il battesimo di Iacopo. Ed è stata la stessa Rebecca a invitare idealmente il fratellino alla sua festa». In una giornata, come «Sorrisi» può documentare in esclusiva in queste pagine, veramente campale per il conduttore, che torna in tv dal 26 maggio su Canale 5 con il nuovo quiz preserale «Jackpot».
«Non ricordo un sabato così convulso» continua Papi «sballottati fra una chiesa e l’altra, con i tempi stretti per paura di mancare l’appuntamento successivo. E mia moglie che fra parentesi, tra uno spostamento e l’altro, in auto, continuava ad allattare, perché lo fa ogni tre ore. In definitiva eravamo piuttosto tesi, lo ammetto».
Tutto comincia alle 10,15, a Roma, nella chiesa di Santa Susanna, delle monache cistercensi, a due passi da via XX settembre. Enrico Papi, sua moglie Raffaella Schifino e i loro due bimbi scendono, con un piccolo ritardo sulla tabella di marcia, da un’auto-furgoncino blu, con autista e bodyguard incorporati. La piccola Rebecca, felice, vola in chiesa, assieme agli altri quaranta bambini che - come lei - frequentano la terza elementare alla scuola internazionale Marymount. La messa è tutta celebrata in inglese, ma la folla di genitori e parenti non si scompone più di tanto. Sarebbe difficile, del resto, tenuta a bada, com’è, da un’inflessibile insegnante tedesca in completino carta da zucchero che si scioglie soltanto man mano che cala la tensione legata all’evento.
Alla fine, il nostro fotografo incalza Rebecca, e la bimba è una forza della natura: per ogni scatto, cambia posa ed espressione del viso. Roba da far impallidire la buonanima di Anna Magnani. Fra riti e canti, la prima cerimonia «sfora» (come si direbbe in tv) di almeno tre quarti d’ora, e la famiglia Papi risale in auto schizzando verso il secondo appuntamento. Quello di mezzogiorno (in teoria) alla basilica di San Giovanni. La piazza romana teatro dei grandi eventi, delle adunate musicali oceaniche, è quasi deserta, ma all’interno della magnifica cappella di Papa Clemente XII («È intitolata alla famiglia Corsini, e mi dicono sia una tra le più belle di Roma» dice Papi con orgoglio) batte il cuore di Iacopo. Vestito con lo stesso abitino bianco che indossava papà Enrico al suo battesimo, si guarda in giro beato. È monsignor Bob Sarno (lo stesso che officiò il matrimonio fra i suoi genitori) a celebrare il rito. Il padrino e la madrina non sono due persone qualunque. C’è il bolognese Beppe Caschetto, agente di Papi e uno tra i più noti impresari italiani, e con lui Annalisa Vasile, moglie di quel Paolo Vasile che su Italia 1 vide nascere il successo del programma cult del conduttore («Sarabanda»), e oggi amministratore delegato della spagnola Telecinco. Padre Bob battezza Iacopo e poi guarda i presenti lasciandosi andare a uno scherzoso commento: «Voi da lì non lo potevate vedere, ma questo bambino si è divertito molto, era la persona più felice durante questa cerimonia. Speriamo che non cresca come suo papà». Per Iacopo e Rebecca arriva anche il rituale telegramma augurale di Papa Benedetto XVI.
Sbrigata la nuova raffica di foto di gruppo (in questa fase spiccano le presenze dei genitori di Raffella, Liliana e Riccardo Schifini, e di Enrico, Luciana e Samuele Papi), la tele-famiglia punta dritto all’Hotel Hilton, dove per il ricevimento ha fatto riservare l’elegante sala Belle Arti. Nel giardino antistante alcuni invitati attendono impazienti l’arrivo dei genitori, con l’avveniristica carrozzina di Iacopo. I camerieri solerti girano servendo  gli aperitivi, ma di lì a poco si passa al pranzo. «Abbiamo fatto una cosa semplice e veloce» dice Papi. «Due sole portate, un primo e un secondo, e pochi, selezionati invitati. Poi di nuovo in giardino per il dolce. Però a tutti i bambini presenti abbiamo riservato il tavolone imperiale. Raffaella ha curato personalmente gli addobbi floreali: peonie rosa per Benedetta e bianche per Iacopo».
Tra gli invitati, amiche di famiglia, qualche autore, l’immancabile monsignor Bob, e la regista Giuliana Baroncelli, che sta seguendo la preparazione del nuovo quiz preserale di Papi, «Jackpot», in onda su Canale 5 al posto del «Fifty Fifty» di Scotti. «È un gioco dove si sfidano coppie di concorrenti, attorno a una sorta di roulette, rispondendo a domande che prevedono un sì o un no. Conta la preparazione ma anche la fortuna è determinante per arrivare a conquistare il montepremi. Ho incontrato Gerry e mi ha dato la sua benedizione: era felice che provassi questo format che viene dall’Olanda, realizzato con Endemol. È un esperimento, spero che vada bene, anche se dobbiamo lottare contro gli Europei, proponendoci come alternativa al calcio. Non punto al preserale: da settembre torno su Italia 1 con “La ruota della fortuna”».

(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2008)

50.000 CHIERICHETTI DAL PAPA: E ORA COME SI FA?

Ben cinquantamila chierichetti saranno oggi in Vaticano da Papa Benedetto XVI. Vista l'incredibile affluenza, che non consentirà di evadere tutte le richieste, la Santa Sede comunica che saranno molestati a estrazione.

martedì 3 agosto 2010

PAOLA SALUZZI * «NON SONO MAI STATA COSI' BELLA»

Dal giornalismo alla conduzione, e ritorno. La rossa Paola Saluzzi, un tetto di stelle sotto il cielo televisivo, alla fine lo ritrova sempre. Dall’approfondimento estivo quotidiano di «Sky Tg24 pomeriggio», alla prima serata di Raiuno in «Una notte per Caruso», accanto a Luca Ward, il 30 luglio dalla Marina Grande di Sorrento.

Paola, Caruso fu il primo in Italia a incidere un disco su vinile. Lei ha una primogenitura, nello spettacolo?
«Il sorriso, marchio di fabbrica e grimaldello che apre il cuore delle persone. Spesso sfocia nella risata, che non faccio nulla per trattenere».
Lei lavora un po’ ovunque, trasversalmente. Una specie di jolly, o un tappabuchi in caso di problemi?
«Tappabuchi spero di no, anche se grandi carriere sono nate da ottimi buchi tappati. Sono curiosa e ho fatto di tutto: da “Unomattina” agli stivali sporchi di fango, che mi pulivo da sola, prima donna in un programma di agricoltura, “Linea verde”».
Eccola, la primogenitura.
«Ebbene sì, eccola. Però guardi che odio i tuttologi del video».
Per quali cose è una garanzia?
«Gli appuntamenti di carattere istituzionale. Lì mi metto la divisa come mio padre, generale del Genio pontieri, e lavoro a testa bassa».
La sua carriera ha avuto alti e bassi. Questo che periodo è?
«Bello ed esaltante. Coincide con la mia maturità fisica. Una calda estate secca e piena di luce, quando si lavora fino a tardi».
Se una è brava e non trova lavoro, che cosa fa?
«Cerca altrove, scava per vedere se sa fare altro. Si mette alla prova».
Magari fa la classica telefonata…
«Può capitare, è un tentativo che fai se sei disperata e non arrivi alla fine del mese. Ma la scorciatoia a tutti i costi, non paga».
Ora che lavora a Sky, anche lei parla male della tv generalista?
«Giammai. Detesto chi rinnega da dove viene. Il satellite è il presente, ma le generaliste fanno ancora grossi numeri e hanno tantissimo da dare».
Scelga fra tre ipotetiche prime serate da condurre: «L’isola dei famosi», «X-Factor» o il «Grande Fratello».
«Mi piacerebbe il GF, anche se l’unica vera fu la prima edizione».
Ha fama di donna all’apparenza dolce, ma grintosa. Che cosa le manca: un po’ di sensualità?
«No, neppure quella. Le dirò di più: immodestamente oggi, a 46 anni, mi sento più bella di dieci anni fa. Dovrei imparare invece a farmi guardare di più dalla telecamera, stando ferma. Invece mi muovo troppo».
Perché le telegiornaliste non vedono l’ora di sconfinare nell’intrattenimento, e le showgirl quando hanno meno successo bramano per riciclarsi come giornaliste?
«Perché sono poli opposti che si attraggono fatalmente. In entrambi i casi, si cerca di dimostrare di avere un’altra pelle».
Ha mai parlato male di qualcuno, in un’intervista?
«A che pro? Ci si avvelena il sangue, sono nevrastenie. Mi parli di pedofilia, di diritti negati, di razzismo, e vedrà come mi scaldo».
Debuttò nel 1987 con un programma intitolato «Viaggio intorno all’uomo». Ha finito il giro?
«Figurarsi! Voi uomini siete così belli, a volte un’isola, a volte una montagna da scalare, a volte così piatti che c’è poco di interessante. Ma continuo a girare, e ora sono tranquilla, senza grandi fuochi accesi, ma serena».

(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2010)

domenica 1 agosto 2010

L'AEREO DI DI PIETRO * COSI' LA POLITICA TRASFORMA LA PUBBLICITA' BALNEARE

FORTE DEI MARMI - Sono lontani i tempi di Radio spiaggia, delle ingenue ma ficcanti pubblicità balneari. Della cartellonistica multicolore che al massimo ti suggeriva che "se quello che cerchi è un cuore da amare, un piccolo cuore per farti sognare", l'unica era rivogersi al cornetto Algida.
Oggi sul cielo del Forte è ripetutamente passato un piccolo aereo che trainava il classico striscione pubblicitario. La réclame? Se pensate a Coca-cola, siete totalmente fuori strada. Ecco il testo del messaggio: "Stop P3 e cricca". Firmato: Italia dei valori di Antonio Di Pietro, con relativo simbolo elettorale. Vedi foto.
Dal momento che ci hanno sempre insegnato che la pubblicità - per rendere - deve essere contestualizzata, il sospetto è che la trovata di mister Mani pulite sia stata notata e apprezzata meno dell'ennesimo vucumprà che transita sul bagnasciuga con magliette, accendini e varie amenità.

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