Ieri notte visita extra pacchetto al caratteristico locale marocchino
con folkloristico spettacolo dal vivo e musicisti in costume originale.
Oltre al percussionista che mentre suona parla al cellulare, non mancano
l'inedito suonatore di forbici (!), il mago anziano e filiforme con
senso dell'umorismo maghrebino e le tre, temibili danzatrici del ventre
che si esibiscono una alla volta alternandosi
ad altri numeri. Caratteristica delle danzatrici del ventre marocchine è
quella di essere ingaggiate, in virtù di una legge nata per favorire il
turismo, tra la parte meno piacente della popolazione femminile. Lo
scopo dichiarato è quello di accrescere l'autostima delle turiste
europee, che improvvisamente si sentono in grado di competere con
Charlize Theron. La prima è un pugno allo stomaco: un'ottantina di chili
stimati, sulla cinquantina, rotoloni Regina ai fianchi, movenze
giocoforza non ottimali. Per non perdere il posto, pare abbia rifiutato
più volte interventi di liposuzione integrale offerti dai defunti tre
mariti che aveva in comodato d'uso. È la volta della seconda,
immediatamente ribattezzata La Nana. Non più di un metro e cinquanta,
sui 25 anni, abbondante, piuttosto bruttina, agita un bastone col quale
ingaggia un imbarazzante numero sexy come una cistite. Si tratta di
coinvolgere un turista tedesco in prima fila, in una sorta di lotta
rituale dell'amore. Lui sul palco è costretto a simulare allupamento,
sotto minaccia di 100 frustate da infliggergli il giorno dopo
nell'antica moschea alla presenza del muezzin. La tecnica dello scaltro
management dello show, che ha ormai scoperto le carte, è quella del
crescendo. L'arrivo sul palco della terza danzatrice del ventre infatti,
migliora leggermente - ma solo leggermente - lo standard. Gli uomini
iniziano a pregustare il gran finale con l'arrivo, finalmente, della
gnocca vera. Le signore in sala, che non hanno mai riso così tanto,
sanno benissimo che quello è il gran finale e sono già sul pullman
stappando Moet et Chandon (altroché the alla menta) con un sorriso
beffardo che tramanderanno alle figlie e alle nipoti per sette
generazioni.
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