mercoledì 20 dicembre 2017

AL «CONCERTO D'ADDIO» DI ELIO E LE STORIE TESE SI RIDEVA E SI PIANGEVA DAVVERO

Un momento del «Concerto d'addio» di Elio e le Storie Tese al Forum.
Talmente eccentrici da diventare centrali nella nostra scena musicale, per via della loro unicità. Talmente vivi da essere costretti a morire (forse prematuramente, chissà) per conservare il loro mito intatto sotto formalina.
Elio e le Storie Tese sono ufficialmente deceduti ieri sera alle 21, al Mediolanum Forum di Assago (Milano), in una splendida agonia durata tre ore. Ne danno il triste annuncio le oltre diecimila persone assiepate all'inverosimile in un palazzetto che grondava risate e lacrime. Su ogni lato del palco, tre corone di fiori, e in scena un R.I.P. marmorizzato e due date: 1980 - 2017. Poco importa, a questo punto, se il decesso degli Elii si protrarrà sino al 30 giugno 2018, cioè alla fine di un «Tour d'addio» che seguirà il Festival di Sanremo (con il brano «Arrivedorci») e un ultimo, senz'altro lapidario album.
Elio al flauto durante l'esibizione con Stefano Bollani.
Già in apertura, sulle prime note di «Servi della gleba», manifesto generazionale (e di genere), schioppettava orgoglioso il maschilismo goliardico della band. Un misto di politicamente scorretto e di cura maniacale della forma. Di ironia e voglia di virtuosismo estremo, che in tanti anni non li ha mai abbandonati. Si pensi a «La canzone mononota», per citare un solo esempio. 
Almeno tre i momenti da pelle d'oca: una versione indimenticabile di «Born To Be Abramo», con ovazione finale che stava facendo crollare il palazzetto; il ricordo del sassofonista Feiez, scomparso nel 1998, salutato con il suo sax campionato e diecimila persone che urlavano in simultanea per due minuti «Forza Panino» (impossibile non commuoversi), e un'improvvisazione salsa con l'ospite Stefano Bollani. L'altra guest era Cristina D'Avena, reclutata per la voce bambina di «Piattaforma».
La sexy lap dance di Mangoni.
Il fantasma di Rocco Tanica (Sergio Conforti), l'anima della band, che aveva optato tempo fa per un'eutanasia, è stato evocato da Elio. E rimpiazzato alle tastiere dal brillante Vittorio Cosma, che è riuscito a fare urlare a tutto il pubblico più volte gioiose sconcezze irripetibili. «Un nostro grande traguardo», ha chiosato Elio.
Il primo «Concerto d'addio» degli Elii, nel 1989.
Tra «La follia della donna» (un capolavoro), «Pipppero», «La terra dei cachi», «Tapparella», «Supergiovane», con la mascotte Mangoni che si è spesa durante tutta la serata in performance ad alto tasso erotico, come il ballo al palo della lap dance, i nostri eroi sono schiattati come avrebbero voluto. Sicuramente non nell'altrui sonno. 
I sopracciglioni da shampoo urgente di Elio hanno preso il volo, insieme con i silenzi di Jantoman e Cesareo (che deve buttare giù qualche chilo), il Dj svizzero del batterista Christian Meyer, e gli scherzi di Faso
Ciao ragazzi, vi dobbiamo parecchio e non avete eredi. Tanto lo sappiamo che dal 30 giugno fate come i Pooh e vi ritroviamo (da soli) ovunque.

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