domenica 14 gennaio 2018

«TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI» * VENDETTA E PERDONO IN UN GIOIELLO DI FILM

Frances McDormand nel film di Martin McDonagh.
Nella cittadina di Ebbing, un piccolo Far West nel Missouri, dove le autorità si comportano da arroganti caporali, la grintosa sciura Mildred Hayes (Frances McDormand) ha un'idea sopra le righe. Affitta tre giganteschi cartelloni pubblicitari alle porte del villaggio per domandare provocatoriamente al comandante della stazione di polizia (Woody Harrelson) come mai non ci sia stato ancora alcun arresto dopo che sua figlia, sei mesi prima, fu violentata e uccisa da ignoti criminali.
Può farlo? Certo, non commette violazioni di legge. Basta pagare. Ma la trovata infastidisce parecchia gente.
Anche perché attorno ai manifesti iniziano a ronzare i giornalisti, e Harrelson, che intanto si scopre essere malato di cancro, fa tenerezza a tutti. Signora, siamo solidali con lei per il lutto, ma il caso è complesso, e il pover'uomo più di tanto non può fare.
Inizia una mezza battaglia civile durante la quale l'implacabile McDormand (che manda a quel paese persino il parroco) riceve un inaspettato aiuto dall'ostile agente Dixon (Sam Rockwell).

Odio, vendetta, amore, ironia, sarcasmo, follia, razzismo, diversità, perdono, in un cocktail straordinario firmato da Martin McDonagh. «Tre manifesti a Ebbing, Missouri» («Three Billboards Outside Ebbing, Missouri») è un film dove il nichilismo senza speranza dei Coen si mescola a messaggi e valori. 
Ha appena portato a casa quattro Golden Globes, uno più meritato dell'altro. McDormand e Rockwell, agente tonto e violento ma di cuore, sono strepitosi. E anche Peter Dinklage, il nano de «Il trono di spade» ha un piccolo, tenerissimo ruolo.
Non ci si annoia mai, si sorride nel dramma, e il finale è di rara perfezione. Fossi in te, non lo perderei. 
VOTO: 9

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