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lunedì 6 aprile 2026

VECCHIA TV * IL 75% DEGLI SHOW DELLE RETI ITALIANE HA PIU' DI VENT'ANNI

Uno schema (sotto la seconda parte) che dà un'idea di quanto siano vecchi gli show della nostra televisione.

La Tv gioca sulla ripetitività, d’accordo. Ma forse un po’ si esagera, dal momento che i programmi datati o datatissimi, dilagano. Abbiamo provato a dare un’occhiata ai palinsesti delle nostre reti generaliste scoprendo che circa il 70% della programmazione di prima serata è occupato da titoli che hanno (almeno) 20 anni o più di vita. Si sale al 75% se lo sguardo si posa sull’intera giornata. E il diluvio di vintage (per essere generosi) è solo all’inizio. Milly Carlucci su Raiuno ora ripropone un adattamento di «Canzonissima», che ha 70 primavere suonate. Cinque in meno del Festival di Sanremo, il più longevo, che se la passa ancora discretamente. E Canale 5 sta per rispolverare il Karaoke di Fiorello, il quale ha già lanciato il suo anatéma: «Chiunque lo faccia dopo di me, muore. È come passare sotto una scala».
Si intitolerà «Super Karaoke» (gli aggettivi a volte fanno molto) e le prime puntate sono state registrate a Ferrara per la conduzione di Michelle Hunziker. Intanto, dopo il ritorno de «La ruota della fortuna» (39 anni), che ha fatto del gran bene a Gerry Scotti, Mediaset ha in rampa di (ri)lancio anche «Ok, il prezzo è giusto!», format statunitense in onda in Italia dal 1983 al 2001. E se Amadeus è tornato sul Nove con «La corrida» (58), dal canto suo pare che Rai, dopo che Fabio Fazio (nel 2016) e Antonella Clerici (nel 2018) hanno provato a rimandare in onda rispettivamente «Rischiatutto» e «Portobello», abbia in animo di scongelare qualche altro classico. A Viale Mazzini si parla a mezza bocca di «Sereno variabile», «Discoring», lo stesso «Portobello», padre di buona parte della Tv attuale, e «Giochi senza frontiere». Ma quest’ultimo sembra assai improbabile visto il complicatissimo impegno produttivo e i costi chenon sono propriamente da periodi di magra.

Perché questo diluvio di pezzi d’antiquariato dell’etere? I motivi sono essenzialmente due: da un lato l’invecchiamento della base dell’audience, che in soldoni significa: davanti al televisore ci stanno ormai soprattutto i boomer, che gradiscono un po’ di nostalgia, mentre i ragazzi sono su altri media, la tv non la guardano neppure o al massimo si concentrano su qualche serie in streaming sulle piattaforme; e poi il coefficiente di rischio. Programmi in qualche modo già testati o pluritestati hanno meno probabilità di floppare rispetto ad altri nuovi. C’è una vecchia battuta che circola nel giro autorale, e che dà molto l’idea della situazione: «Piuttosto che sperimentare un programma nuovo, magari fatto in Italia, i manager televisivi sarebbero disposti a comprare un format che ha fatto il 2% in Zambia».
Vale a dire: per evitare l’ignoto alla lotteria dell’Auditel, qualsiasi cosa che abbia avuto un minimo di test precedente ha più probabilità di messa in onda.
Seguendo queste due logiche ben tracciate, non si sperimenta quasi più. Mediaset è un’azienda privata e non sarebbe neppure tenuta a farlo. Il servizio pubblico a volte minimamente ci prova («Splendida cornice» con Geppy Cucciari è un esempio riuscito), magari su Rai 2 o Rai 2 in seconda o terza serata. Ma questi programmi risultano spesso, nei fatti, soltanto il modo per dare bonifico e contentino ad artisti più o meno appetibili che indossano di volta in volta la maglietta del Governo di turno.
L’elenco che trovate qui
, con titolo del programma, data di nascita ed età anagrafica, parla da solo. Ovviamente alcuni sono stati lievemente modificati o rinfrescati nel corso del tempo; hanno subito cambi di rete o addirittura d’azienda, come «X-factor» e «L’isola dei famosi», per citarne solo un paio».
Ma nella lista è finito per forza di cose anche «Il commissario Montalbano» (27 primavere) con Luca Zingaretti, che ciclicamente torna in video in blocco nonostante la produzione sia cessata (definitivamente? Chi può dirlo, oggi come oggi) nel 2020. Per forza, le repliche
danno ascolti signorili garantiti. E chi ci rinuncia, signora mia?


(Di Franco Bagnasco - Dal settimanale Gente - marzo 2016)

lunedì 11 dicembre 2023

SCHERZI TELEFONICI * I PIU' GRANDI DELLA STORIA (NON SOLO) TELEVISIVA D'ITALIA

Da sinistra, Paolo Guzzanti, Teo Mammucari e Frank Matano.

La storia d'Italia è popolata di burle alla cornetta. E caderci è più facile di quanto si creda, senza essere per forza la Premier Giorgia Meloni. Lo scherzo telefonico è un'arte sopraffina, e può regalare grandi soddisfazioni. Si muove essenzialmente su due perni: l'imitazione accurata di un soggetto, oppure la sfrontatezza assertiva e ben documentata nell'argomentare. Se le due capacità coincidono, complice un po' d'ingenuità o distrazione della vittima, si gioca nel massimo capionato.
Tra gli amanti del genere c'era Alberto Sordi, che una sera, a casa di Anna Magnani, telefonò in piena notte alla collega Eleonora Rossi Drago, che il giorno successivo avrebbe dovuto ricevere il premio Noce d'argento. Fingendosi il segretario organizzativo dell'evento, le comunicò dapprima con dispiacere che non ci sarebbe più stata un'auto per venirla a prelevare a casa; subito dopò rincarò la dose dicendo che era sparita anche l'ospitalità in albergo, e per finire che la statuetta del premio sarebbe stata sostituita da riconoscimenti in natura, come polli e prosciutti. Pare che la Rossi Drago abbia accettato senza fare una piega tutti questi a dir poco vistosi ridimensionamenti.
Il nostro Paese ospita l'antesignano degli scherzi telefonici, per così dire, istituzionali. Diversi anni fa, in alcune stagioni di divertimento sfrenato, il giornalista Paolo Guzzanti (padre di Corrado, Sabina e Caterina), che riesce a imitare alla perfezione Sandro Pertini, seminò panico e confusione in Rai. Agenda alla mano, chiamò mezzo mondo politico della capitale e i maggiori notabili della tv di Stato, invitando alcuni di loro, con la voce del Presidente della Repubblica, a rinnovare il contratto in scadenza di Enzo Biagi; altri invece a non confermarlo assolutamente. Fu un cortocircuito. Come quello che procurò in video a Renzo Arbore chiamandolo in diretta, con la tipica calata pertiniana, a Quelli della notte. Andò peggio a Sergio Zavoli, allora Presidente della Rai, che si sorbì a mezzanotte, in mesto mutismo, un estenuante monologo del finto Capo dello Stato pieno di rampogne, mezzi deliri e frasi laconiche. Fu "tamponato" da un lancio notturno dell'agenzia di stampa Ansa con la quale si magnificava la straordinaria sintonia fra Zavoli e Pertini. Guzzanti senior, che in realtà è il vero giocherellone di casa, prese di mira anche Gianni Minà: si qualificò sempre come il Sandro nazionale, e gli chiese di disegnare a mano alcune cartine topografiche dell'America latina, dove il nostro stava per effettuare un viaggio ufficiale. Minà accettò, e si presentò a pranzo al Quirinale un paio di giorni dopo con le preziose carte, vedendosi respingere con perdite alla porta per quella visita della quale il protocollo non sapeva nulla. Lavorando ne La Repubblica di Eugenio Scalfari, dov'erano note le performance guzzantiane, un collega spesso preso di mira una sera mandò letteralmente a quel paese (credendolo Guzzanti) quello che si scoprì poi essere il vero Pertini. Ma il padre di Corrado, futuro Senatore, imitava anche la voce del direttore, convocando colleghi con le richieste più disparate. Una volta allo stesso caporedattore centrale di cui sopra annunciò addirittura il licenziamento, e lui si presentò paonazzo e urlante nell'ufficio di un attonito Scalfari.
A fare degli scherzi telefonici mestiere e show televisivo fu Teo Mammucari, che li sdoganò con il suo Libero, su Rai2. Riadattando con uno stile personale le supercazzole tognazziane di "Amici miei", Teo sapeva stordire l'interlocutore con un ritmo incazante di mezze frasi farlocche o incompiute, che si chiudevano quasi sempre con una domanda perentoria o un "Lei mi capisce, vero?". No, non capivano. Ma spesso abbozzavano. La redazione metteva finte inserzioni sui giornali per un lavoro da dog sitter? Alla prima chiamata Mammucari si fingeva molto disponibile, ma durante la conversazione simulava di picchiare urlando il cane di sua proprietà. La potenziale cliente ovviamente prendeva il volo. Con la complicità di Carlo Verdone (altro grande appassionato) prese di mira l'allenatore Fabio Capello, facendogli credere che un suo giocatore, Vincenzo Montella, uscendo ubriaco da un ristorante, avesse urlato l'intenzione di picchiarlo alla prima occasione, e che la notizia stesse per uscire sui giornali. Verdone poi, spalleggiato dall'appuntato Mammucari, fingendosi un agente della Polstrada, chiamò di notte una tra le sue vittime preferite: zio Ermanno, romano purosangue, per comunicargli che la sua auto, che credeva parcheggiata in garage, era stata rubata e aveva subito un incidente ad Anzio. Segue accurata descrizione del mezzo, lettura della targa e delle parti danneggiate. Fra le contumelie di zio, che alla frase: "Dottor Schiavina, è andata contro un albero, è praticamente distrutta", risultava visibilmente al limite dell'umana sopportazione.
Erede moderno di Mammucari, nato come fenomeno web e poi passato alla tv, è senza dubbio il goliardico Frank Matano, che ai suoi esordi su YouTube ha macinato milioni di visualizzazioni sfruttando un'ampia estensione vocale, che gli consentiva di riprodurre con estrema cura soprattutto vocine di bambini petulanti che chiamavano chiunque, a volte anche le reception degli hotel, aiutando finti genitori (sempre Matano) non a proprio agio con l'italiano a prenotare un soggiorno. Frank ha anche evacuato di notte case al piedi del Vesuvio annunciando un'imminente "lieve scossa della scala Oken, con probabili schizzi che bucano auto e tetti".
Lo scherzo più celebre, perfetto per lunghe cene tra amici, è quello di prendere di mira un soggetto e farlo chiamare a distanza di venti minuti-mezz'ora da almeno 6-7 commensali diversi chiedendo di un fantomatico Gino. L'interlocutore, perplesso e spazientito, dirà ogni volta che in casa non c'è nessun Gino, chiederà innervosito chi abbia fornito il suo numero (risposta standard: ovviamente Gino stesso), con chiamata finale così concepita: "Buonasera signore, sono Gino. Per caso ha chiamato qualcuno per me?".
Gli scherzi telefonici sembrano essere l'ultima isola dove il politicamente scorretto in Italia viene consentito e tollerato. Le radio, più corsare della tv, ne hanno sempre fatto largo uso. A volte andando anche sul pesante, come accade per esempio da anni a Paolo Noise e amici ne Lo zoo di 105.
Ormai le burle nell'etere sono diventate anche una forma surrogata di legittima difesa del cittadino. Per esempio dai centralinisti dei call center. E sono sicuramente più efficaci del Registro delle opposizioni. C'è chi risponde facendo ripetutamente il verso di galline o scimmie, sino alla resa del molestatore, che riaggancia.

(DAL SETTIMANALE GENTE - NOVEMBRE 2023)

lunedì 27 novembre 2023

DIMITRI KUNZ, UNA VITA PER FARSI UN NOME (ANZI, QUATTORDICI)

Il Ministro del Turismo Daniela Santanché insieme con il compagno Dimitri Kunz.

Nella vita farsi un nome è giusto; persino lodevole. Ma 14, tendenti al 15, cognomi e titoli nobiliari compresi, sembra un filino esagerato anche per chi ha ambizioni personali sovradimensionate. D'altra parte il Principe Dimitri Miesko Leopold Kunz d'Asburgo-Lorena Piast Bielitz Bielice Rellino Spalia Rasponi Spinelli Romano (pensa la povera maestra all'appello), compagno di Daniela Santanché, attuale Ministro del Turismo della Repubblica Italiana, mica se li è dati da solo: ci pensò papà, depositando quel sobrio appellativo all'anagrafe di San Marino. Il babbo di Dimitri - perdonate la sintesi, ma del resto lui stesso con signorilità la concede - era un agricoltore non privo di fantasia e forse di ironia, e negli Anni 60 se ti presentavi agli uffici del Titano (il Titano ti dà una mano) con quel pizzico di verve in più, potevi far chiamare tuo figlio un po' come ti pareva. Anche Giuseppe Attila Re degli unni Vercingetorige Thor Zeus Brambilla. Tanto mica controllavano. Al massimo un'alzata di sopracciglio.

La storia l'ha raccontata Report di Sigfrido Ranucci, in una puntata dove si andava a scavare tra i pochi splendori e le tante miserie delle società appartenute o riconducibili all'elegante signora Santanchè. Alcune delle quali quotate in Borsa. Ma anche un po' in borsetta, perché lo stile in fondo vuole la sua parte. Da Ki Group (settore bio), rilevata con l'ex compagno - se si può dire compagno a casa di una senatrice di Fratelli d'Italia - Canio Mazzaro, a Visibilia (editoria), che in ultima analisi ha visto come Amministratore Delegato proprio il fiorentino Dimitri Kunz eccetera. Perché la signora Daniela Garnero Santanchè, che iniziò la sua carriera politica come allieva di Ignazio La Russa (un signore che i figli li ha chiamati Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache, quindi in onomastica non può prendere lezioni da nessuno), è una che non si fa mancare niente. Iniziò fondando un'agenzia di PR a Torino, e ora vive nel bel mondo, tra alta moda, stabilimenti balneari assai chic e vernissage esclusivi. 

Un ambiente dove se la natura non ti ha concesso di essere (al) Twiga, devi almeno attrezzarti per piacere assai. E in quella dimensione additiva, rimodellante, linfodrenante e ristrutturante della vita, vale tutto. Sentimenti a parte, sui quali non si discute, un bel Principe con 14 nomi (tendenti al 15) molto wertmulleriani può sempre fare comodo. E Dimitri, 1.83 di figliolo, con quell'appeal che sta tra Ridge di Beautiful e il navigato conduttore di televendite tricologicamente più attrezzato di Giorgio Mastrota, è di certo una benedizione. Molto soap opera è anche il percorso sentimentale della coppia, dal momento che Dimitri prima era legato alla giornalista Patrizia Groppelli, poi fidanzatasi con Alessandro Sallusti, a sua volta fidanzato con Daniela Santanchè, passata quindi a sorpresa al Kunz. 

Dove lo trovi uno che quando è in buona ti fa lo sconto e non si fa chiamare neanche "Altezza reale"? E, onestamente, spiace vedere gli Asburgo-Lorena (più Asburgo che Lorena) rimarcare con fermezza: "Dimitri Kunz non appartiene al nostro casato e non è nemmeno principe". Si fa torto alla fantasia di un papà brillante, all'anagrafe di San Marino, ma anche alla genialità di Paolo Villaggio, che in Fantozzi s'era inventato personaggi come la Contessa Serbelloni-Mazzanti Viendalmare, il Duca Conte Semenzara e il Visconte Cobram.

Guardiamo avanti. Qualora Daniela e Dimitri dovessero optare per le nozze (in bianco, officiate da Flavio Briatore al Billionaire di Porto Cervo, in diretta su Retequattro), sarebbe una gioia per gli occhi. "Vuoi tu Daniela Garnero sposare il qui presente...". Tre ore solo per leggere per intero il nome dello sposo. Sai quanti spot ci puoi infilare? Uno in gamba come minimo ci risana l'azienda.


(DAL SETTIMANALE GENTE - GIUGNO 2023)


giovedì 12 maggio 2022

NUOVI TELEGATTI, IL CORAGGIO DI RILANCIARE

I nuovi Telegatti di Cracking Art. Foto da Fanpage.

Mentre l'Eurovision Song Contest è in pieno svolgimento, merita un'indispensabile postilla la vicenda dei nuovi Telegatti in plastica riciclata di Cracking Artpresenza collaterale al debutto. Com'è noto i nuovi felini sono stati una scelta di marketing aziendale che non ha incontrato i favori di una larga fetta di pubblico sui social, termometro dei nostri tempi. La gente preferiva la vecchia versione dorata. Ho provato a spiegare qui i motivi del grande attaccamento collettivo al simbolo del passato.

Gestire questa patata bollente non era semplice. Molti avrebbero fatto finta di niente, facendo passare in cavalleria i nuovi felini dispiegandoli nelle retrovie come gadget per premiare chessò, i talenti del web, per poi tornare di lì a poco alla precedente versione del Telegatto da dare ai Big della televisione e dello spettacolo. Io stesso, come ho scritto altrove, avrei scelto questa via.

È stata inattesa, ma a mio avviso molto coraggiosa e coerente la reazione della direzione del giornale, che ha preso il toro (anzi, il gatto) per le corna portandolo subito con orgoglio (sentimento che comprendo bene, da ex sorrisiano) in ostensione nel principale evento mediatico del momento, per premiare i tre conduttori: Mika, Laura Pausini e Alessandro Cattelan. Riuscendo così a trasformare un'impasse in un potenziale punto a favore, e sfruttando la grancassa mediatica per sdoganarli. Per rompere il ghiaccio. Questo si chiama saper fare comunicazione con intelligenza. 

Comunque vada, un grosso in bocca al lupo ai Telegatti. Con la speranza che prima o poi torni anche l'amatissimo galà su Canale 5.

lunedì 12 ottobre 2020

LA FINALE DI «NAME THAT TUNE» CON UN'ELETTRA LAMBORGHINI SCATENATA

Enrico Papi ed Elettra Lmaborghini durante la finale di «Name that Tune».
L’appassionante e divertente sfida canora all’ultima nota di Name That Tune - Indovina la Canzone, il game show di Enrico Papi, prodotto da Banijay Italia, arriva all’atto conclusivo. La finalissima va in onda, in prima tv assoluta, su TV8, domani, martedì, alle ore 21.25.
In occasione del quinto ed ultimo appuntamento, la squadra capitanata da Morgan, che annovera
tra le sue fila Aurora Ramazzotti, Arisa e Suor Cristina, sfida per il titolo di campione il team di Elettra Lamborghini, composto da Orietta Berti, Cristiano Malgioglio e Paola Barale, capace finora di respingere gli assalti di tutte le squadre avversarie.
Oggetto del contendere è anche questa volta la ricerca dei titoli delle canzoni più amate del panorama italiano e internazionale. A infiammare la contesa ci sono le imperdibili sfide musicali a tempo, le canzoni da indovinare e improvvisare, rigorosamente eseguite dalla band in studio.
Ma sarà come sempre il SettexTrenta finale a decidere l’esito della sfida. Sarà Morgan, in prima persona, a lanciare l’ultimo assalto all’egemonia finora incontrastata di Elettra Lamborghini? Nel corso dell’ultima puntata non mancheranno i pezzi forti dei vip partecipanti (Arisa, ad esempio, canterà il suo ultimo singolo), le divertenti esibizioni di Enrico Papi e quelle più “datate” dei cantanti misteriosi.
TV8 è il canale televisivo generalista nazionale in chiaro entrato a far parte del gruppo Sky il 31 luglio 2015. Posizionato al numero 8 dell’LCN del digitale terrestre, TV8 propone una programmazione generalista, con il meglio dei programmi di intrattenimento italiani ed internazionali, dai talent show al factual entertainment, importanti finestre free di diritti sportivi, il cinema, l’informazione di Sky TG24, e le grandi produzioni originali. TV8 è guidato da Remo Tebaldi, Senior Director Sky Terrestrial Channels.

martedì 29 settembre 2020

MILANO, 10 OTTOBRE * LA GENTE DI SPETTACOLO PORTA I «BAULI IN PIAZZA»

La cassa (o baule) di un service da spettacolo.

Il 10 ottobre Piazza Duomo a Milano diventerà la magica scenografia di “Bauli in Piazza – Bip”, un grande evento silenzioso che vedrà la partecipazione, in maniera rigorosamente pacifica e ordinata, di numerosi professionisti dello spettacolo, aziende del settore, lavoratori dipendenti e non del mondo dello spettacolo e degli eventi, accompagnati dai loro bauli. Dalle ore 17 Piazza Duomo si trasformerà in una monumentale “installazione” di bauli, quegli stessi “flightcase” divenuti simbolo di questa mobilitazione internazionale e che ogni giorno accompagnano coloro che creano eventi. 
Accanto ad ogni baule ci sarà un operatore del settore, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza sanitaria. Dietro gli eventi, la musica dal vivo, gli spettacoli, le fiere che contribuiscono allo sviluppo economico e culturale del Paese, c’è un mondo, un’intera industria: sono tutti i soggetti che rendono possibile ogni forma di intrattenimento, dalle agenzie di promoter alle aziende di servizi, autori, tecnici, fornitori di audio/video/luci, facchini, e tanti altri ancora, che a causa dell’emergenza sanitaria in questi mesi hanno perso il loro impiego. 
A livello mondiale si stima che circa il 95% degli eventi sia stato cancellato. Per questo a settembre 2020 nasce in Nord America il primo movimento “We make events”, che riunisce tutta la filiera del settore, gravemente colpito dalle conseguenze della pandemia, e che ha costretto milioni di persone in tutto il mondo a dover (momentaneamente) rinunciare alla propria attività, senza prospettive certe per la ripartenza.  Anche l’Italia ha aderito con #Noifacciamoeventi #Bauliinpiazza – BIP a questo vero e proprio “allarme rosso” per l’industria e tutto il comparto produttivo che nel nostro paese conta circa 570.000 lavoratori che necessitano di tornare al più presto al proprio mestiere, in assoluta sicurezza. La neonata BIP nasce come associazione culturale senza scopo di lucro, alimentata dalla sola passione dei suoi aderenti e dalla consapevolezza di tutti che sia ora di farsi sentire. 
Lo scopo della manifestazione è di contribuire a costruire un tavolo di lavoro dove “NOI del mondo degli eventi possiamo sederci e aiutare il Governo a scrivere regole funzionali ad una reale ed efficace ripartenza, alla sicurezza e al sostegno del comparto, non solo in termini di sostegno economico, ma strutturali”, dichiara il comitato promotore.  Il DPCM del 7 agosto 2020, che permette la ripartenza di piccoli eventi fino a 1000 persone all’aperto e fino a 200 al chiuso e il rimando regolatorio alle singole Regioni, ha presentato fin qui norme troppo limitanti e difformi territorialmente perché il comparto produttivo dello spettacolo, degli eventi, dell’intrattenimento, dei congressi e delle fiere possa riprendere in modo serio e strutturato, rendendo economicamente sostenibile ogni evento di medie e grandi dimensioni. 
Il sistema intero e la filiera che ne deriva sono al collasso: possibile chiusura di piccole, medie e grandi imprese, lavoratori senza sussidi, perdita di figure professionali sul medio e lungo periodo.
Il prossimo 30 settembre è stato scelto come giornata internazionale simbolo di #standasone: dalle ore 20.00 (ora locale) in 27 paesi si coloreranno di rosso i principali siti e venue, da quelli più storici a quelli più moderni, sedi di eventi e spettacoli, lanciando così un “red alert” a livello mondiale.

Per partecipare a “Bauli in Piazza – Bip” occorre registrarsi al seguente link:

https://forms.gle/eKVNXVcjJoGM5JfP8

giovedì 19 dicembre 2019

L'ADDETTA STAMPA E LA NUOVA SINDROME DEL «COME MI HAI RAGGIUNTO»

Riflessioni sparse sul lavoro da ufficio stampa.
Comprendo il travaglio delle addette e degli addetti stampa. Fanno un lavoro spesso ingrato, si fanno carico delle paturnie dell'artista, delle rotture di balle che provengono dai giornalisti e non di rado (secondo una recente moda autolesionistica molto in voga) si trasformano in carabinieri. Non ti traghettano alla notizia o al pezzo in una forma di virtuosa collaborazione, ma cercano di allontanartici. Con una certa pervicacia. Il motivo? L'ossessione del controllo, che viene loro inculcata da capi, cape e capette che un po' sono frustrate, un po' ossessionate, un po' approfittano della drammatica crisi dei giornali. Anche i più grossi stanno collassando, loro non vedevano l'ora (perché Tafazzi in fondo non muore mai) e volano nel cielo come avvoltoi cercando di imporre i loro più o meno strambi diktat. A volte ci riescono, spesso (per fortuna) ancora no. Il braccio di ferro sono convinto che non paghi mai, ma ognuno faccia un po' come crede. Quel che non capisco è l'addetta stampa purista del «come mi hai raggiunto»

Moda recentissima e ridicola. Mi spiego meglio. Se devo comunicarti qualcosa o chiederti un'informazione, di norma ti mando un'e-mail, ma può capitare che per velocità o brevità ti mandi un messaggio su Messenger di Facebook in posta privata. È veloce, comodo, mi dà persino il feedback della lettura. Tutti vantaggi. Di norma uso le mail o il telefono, ma può capitare che utilizzi quello, oppure whatsapp, persino l'sms, molto demodé ma ancora in funzione. Se mi contatti tu, a me va bene anche il piccione viaggiatore. Basta che ci si raggiunga in qualche modo.
Ebbene, negli ultimi anni un paio di addette stampa (non faccio nomi), in assenza di un riscontro a una domanda che avevo posto, mi hanno risposto: «Eh, ma mi hai scritto su Messenger, non era un'e-mail. Non è professionale».

A me dici non è professionale? È meraviglioso. Ma che ti importa di come ti abbia raggiunto? Viviamo nel 2019, vagamente connessi in ogni modo. Appena appena. Comunque ti raggiunga, va bene. Se contattano me, da sempre, va bene anche il telefono senza fili. Forse è per tutelare i tuoi rigidi orari di lavoro? Della serie: l'e-mail la leggo solo in ufficio e in quelle ore lavoro. Non barare. L'e-mail la leggi ovunque e in qualsiasi ora del giorno e della notte sullo smartphone. Se non è urgente, rispondimi quando puoi. Ci mancherebbe. Ma non mi contestare il «come» ti ho raggiunto. La forma è sostanza, lo dico da sempre. Ma mi sembra che qui si esageri. Altrimenti s'andava tutti insieme a lavorare al catasto e non nell'allegro mondo dello showbiz.

domenica 1 dicembre 2019

VIANELLO-MONDAINI * SU «OGGI» LA FAMIGLIA MAGSINO NEL LETTONE DI SANDRA E RAIMONDO

Nella foto (scattata da Massimo Sestini per il settimanale Oggi) la famiglia di ex domestici filippini per vent'anni al servizio della coppia Vianello-Mondaini veste i panni di Sandra e Raimondo nel loro celebre lettone. Al centro, Franco Bagnasco.
Sul numero del settimanale Oggi che trovate in edicola, e che vi consiglio di acquistare, c'è un servizio di cui voglio vantarmi un po' perché rappresenta una piccola ma notevole soddisfazione per chi fa da tanti anni il mio mestiere nel ramo spettacolo.
Sono riuscito a convincere i Magsino, la famiglia di domestici filippini che per vent'anni ha vissuto con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello (ereditandone poi la fortuna), a replicare un'immagine che oggi si direbbe quantomeno iconica: quella di Sandra e Raimondo a letto mentre durante il «Che barba, che noia», «Che vita vuota, che vuota vita» di «Casa Vianello» bisticciano prima di prendere sonno.
Nel servizio di Oggi (il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo), realizzato ovviamente a casa dei Vianello, a Segrate, trovate un sacco di curiosità sia sul presente della famiglia ormai naturalizzata italiana, che sugli amatissimi (da me in modo totale) Sandra e Raimondo. E persino una chicca molto sfiziosa su Silvio Berlusconi.
Ovviamente per questa foto-ricordo, scattata dal grande Massimo Sestini, mi sono fiondato anch'io nel lettone.

martedì 19 novembre 2019

«LE FIABE VERE» (9) * LA TIRANNICA MANAGER



Come ogni martedì, cliccando qui sopra è tempo di Fiabe Vere. L'appuntamento sul mio canale YouTube con la rubrica che racconta in modo favolistico i dietro le quinte dello spettacolo e dei media prosegue andando a indagare i complessi rapporti fra artisti, uffici stampa e manager.

La storia della settimana, che si intitola appunto «La tirannica manager», racconta di un artista che si affidava completamente alla sua agente, che aveva su di lui totale controllo. E di un addetto stampa trovatosi tra due fuochi, a sopportare le bizze di questa signora.

Sotto, la Fiaba Vera della scorsa settimana, dedicata a «La conduttrice che comandava più dei direttori». Una full immersion in un racconto pulp da backstage, con un Eva contro Eva fra due conduttrici, e una che ha avuto inesorabilmente la meglio.

martedì 29 ottobre 2019

«LE FIABE VERE» (6) * IL SALAME DELLA DIRETTORA



L'appuntamento settimanale con le mie Fiabe Vere è dedicato stavolta al mondo dell'editoria. E racconta la storia di una potente direttrice di giornale che un giorno ha dato una festa a casa propria. Salvo accorgersi all'ultimo istante che... Il titolo è «Il salame della direttora», e già dice molto sul nobile insaccato, vero protagonista della favola del martedì.

Il resto lo scoprirete cliccando sul video qui sopra, tratto dal mio canale YouTube.

Qui sotto, invece, la Fiaba Vera della scorsa settimana, intitolata «Il giornalista che ci provava con tutte». Una full immersion nel mondo di un personaggio che è vero cultore dell'universo femminile. Tanto da tampinare qualsiasi ragazza gli capiti a tiro.

martedì 22 ottobre 2019

«LE FIABE VERE» (5) * IL GIORNALISTA CHE CI PROVAVA CON TUTTE

Il quinto appuntamento con Le Fiabe Vere del martedì (che vanno in onda sul mio canale YouTube) è qui sopra, pronto da vedere e ascoltare. Oggi racconto la storia di un noto giornalista e conduttore televisivo (grande appassionato e cultore del gentil sesso) che nel backstage di un programma al quale ha partecipato ha collezionato decine di cocenti due di picche. Fino a quando è successo che... 
Lo scoprirete solo cliccando. Il titolo è «Il giornalista che ci provava con tutte».
Sotto, invece, la lieta novella della scorsa settimana, che vedeva in scena una conduttrice televisiva che ne ha combinate di tutti i colori sul set di un servizio fotografico realizzato per un grande settimanale. «La conduttrice che faceva i capricci» vi aspetta, con tutta la sua voglia di essere star. Come sempre, si dice il peccato ma non il peccatore.

martedì 15 ottobre 2019

«LE FIABE VERE» (4) * LA CONDUTTRICE CHE FACEVA I CAPRICCI


È martedì, tempo di Fiabe Vere. Oggi, nel video qui sopra tratto dal mio canale YouTube, vi propongo l'edificante storia di una nota presentatrice televisiva che voleva fare la star a ogni costo e che ne ha combinate di tutti i colori durante un servizio fotografico. Il titolo è «La conduttrice che faceva i capricci».
Sotto, invece, la clip di sue settimane fa, riguardante un conduttore tv particolarmente avido. Che un giorno, durante la registrazione del suo programma, bloccò tutto perché voleva ottenere... 
La storia vera è tutta da scoprire. E intanto, se vi va, iscrivetevi al canale. Che è un focus a 360 gradi completamente libero sullo spettacolo. Fra interviste, eventi e recensioni.

martedì 8 ottobre 2019

«LE FIABE VERE»: IL CANTANTE CHE SNIFFAVA TROPPO

Per il terzo appuntamento con le Fiabe Vere del martedì sul mio canale YouTube c'è una chicca senza tempo. I racconti, rigorosamente reali, del dietro le quinte dello spettacolo raccontati sotto forma di fiaba, toccano stavolta la storia di un interprete della nostra canzone dedito al consumo di cocaina. Il titolo è infatti «Il cantante che sniffava troppo».
Il nostro è alla prese con la sua addetta stampa, che si trasforma quasi in badante del soggetto. Fino all'incredibile epilogo che potete ascoltare nel video postato qui sopra.
Sotto invece la fiaba vera della scorsa settimana, tutta ambientata nel mondo televisivo: «Il conduttore avido». Il primo appuntamento fu invece nei dintorni della musica (con una figlia che fece le spese di una furbata del padre) con «Il cavallo del cantautore crudele».

giovedì 6 giugno 2019

MARISA LAURITO SU «OGGI»: DA EDUARDO ALLE SCAPPATELLE DI «QUELLI DELLA NOTTE»

L'attrice e conduttrice Marisa Laurito.
Sul numero di «Oggi» in edicola (in copertina Charlotte Casiraghi col marito Dimitri) intervisto la partenopea Marisa Laurito, attrice brillante nata alla corte di Eduardo De Filippo (uomo che per lei ha sempre rappresentato il proibito) e cresciuta nella tv ad alto tasso di goliardia di Renzo Arbore.
La donna di «Quelli della notte» è a Napoli sino alla fine di giugno con la mostra «Transavantgarbage - Terre dei fuochi e di nessuno» che raccoglie 19 scatti realizzati dall'attrice nei luoghi d'Italia a più alto tasso di devastazione ambientale. Zone pericolose nelle quali sono stati sversati rifiuti di ogni tipo. «Si salva soltanto la Valle d'Aosta», dice).
Si parte da lì per raccontare i quasi 50 anni di carriera di una tra le protagoniste dello spettacolo italiano. Che racconta molti gustosi aneddoti e che non nasconde la sua voglia di tornare in Tv. Sia nella domenica di Raiuno che in qualche reality. Ma alle sue condizioni.
Tutto questo - e molto altro - su «Oggi», il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo.

giovedì 18 aprile 2019

OLTREPO' PAVESE * I MIEI BEAGLES E «VITINHO» IN UN'INTERVISTA ESAUSTIVA

Franco Bagnasco e i Beagles su «Il Periodico News».
Grazie a Manuele Riccardi de «Il Periodico News» per quest'intervista che mi consente di parlare non soltanto di me, dei miei trascorsi professionali e della mia passione per lo spettacolo, ma soprattutto dei Beagles, la band oltrepadana della quale mi onoro di far parte. Dando corpo (e che corpo) anche al personaggio di Quintino.
Si racconta la genesi del nostro nuovo album, «Vitinho», che sta incontrando i favori del pubblico, e un impegno musical-dialettale che dura dal lontano 1990. Se siamo diventati un piccolo ma significativo simbolo dell'Oltrepò Pavese lo dobbiamo soprattutto a chi ci segue con affetto incredibile ormai da quasi trent'anni. «Vitinho» in versione digitale si può richiedere seguendo le istruzioni a questo link.

domenica 7 aprile 2019

CARLUCCI BATTE DE FILIPPI: IL VERO MIRACOLO ITALIANO E I TALENT CHE BOCCHEGGIANO

«Polvere di stelle» - Milly Carlucci batte Maria De Filippi.
Ieri sera nel piccolo e autoreferenziale catino della Tv di casa nostra è successa una cosa che i meglio attrezzati all'iperbole definirebbero «epocale»: Milly Carlucci, su Raiuno con il suo «Ballando con le stelle», ha battuto Maria De Filippi che con «Amici» presidiava Canale 5. Una lenta e inesorabile rimonta che ha portato lo show della prima rete al sorprendente sorpasso sul talent Mediaset. Uno smacco neanche da poco: 3.966.000 e il 22,8% di share per la Carlucci; 3.665.000 teste e il 19,9% per De Filippi. La quale perde soprattutto, cosa che brucia più di ogni altra cosa, l'aura di invincibilità che permeava il personaggio.
Lo scherzetto sta già mandando fuori di testa dirigenti e uffici stampa avvezzi a comunicare i defilippiani trionfi pompandoli come fa la sciura col botox. Stavolta devono fare il solito triplo carpiato ma per parare una sconfitta.

Il vero miracolo italiano (e stavolta Silvio non c'entra) di un varietà tutto sommato vecchio stile, trash quanto basta, ma dal cast azzeccato che liscia il pelo al talent teoricamente più al passo con i tempi, si spiega a mio avviso sia con il bacino di pubblico più agée del sabato sera, che di certo non aiuta Maria, sia con il logorarsi di un genere. 
Su Sky quest'anno annoiava mortalmente il consunto «X-Factor», che pure è un prodotto tecnicamente di grande qualità, e tra poco Simona Ventura dovrà fare i salti mortali per riportare in vita il sottoprodotto meno nobile, «The Voice», l'ennesima gara di spettacoloidi di cui si poteva serenamente fare a meno. E meno male che nel frattempo anche quest'anno «Masterchef» ce lo siamo levato dai c... (Semicit.).


lunedì 18 marzo 2019

IL PROVVIDENZIALE BONOLIS * ENRICO RUGGERI: «A SANREMO SU MAHMOOD CI FURONO PRESSIONI»

«Povere di stelle» - Il provvidenziale trash di Bonolis.
Nell'annus horribilis dei flop, delle mezze ritirate (e delle toppate d'immagine all'«Isola dei famosi») di Canale 5, il 22,4% di share della prima puntata del circo di «Ciao Darwin» consente alla rete di rifiatare.
Il trash del barnum bonolisiano è roba da manuale di bella tv se paragonato a certe cose che ormai vanno in onda. Lui e (soprattutto) Maria De Filippi con i suoi people show restano i pilastri di Mediaset. Ma molto dell'intrattenimento va ripensato sotto il segno della qualità. Tornerà «La sai l'ultima?», si dice. Capirai, roba vecchia, commenterà qualcuno. Verissimo. Ma è un pop senza pretese che in genere se la cava bene con lo share e se non altro non fa danno come le coronate.


Alcune sale del circuito «The Space» da due settimane hanno portato i biglietti per tutti gli spettacoli (e per tutti i giorni della settimana, sabato compreso) al prezzo di 4,90 euro. Complici Netflix, Sky, Amazon Prime Video e super-mega-flat screen domestici con sempre più K nel nome, trascinare la gente al cinema è sempre più difficile. Così scendono i prezzi per la visione, e si tengono alti quelli per le cibarie d'appoggio. Dura la vita, signora mia.

Enrico Ruggeri.
Vale la pena ascoltare il nuovo cd di Enrico Ruggeri, «Alma». Il Rouge non è tornato ai capolavori degli anni d'oro, ma siamo in presenza senza dubbio di un bel disco, con molti gioielli: da «Il costo della vita» a «Il treno va», passando per «Un pallone» (con Ermal Meta) e la jazzata «Cime tempestose». 
Intanto, intervistato da Libero, alla domanda: «A Sanremo ci sono state pressioni per far vincere Mahmood?», risponde: 
«Sicuramente. La giuria di qualità nasce per un principio giusto, cioè evitare le storture del televoto. Il problema è il cartello: quando su dieci giurati otto si mettono d’accordo per dare 10 a uno e 0 a un altro, si tratta di una forzatura, una violenza. La soluzione sarebbe rendere pubblico, il giorno dopo, il modo in cui hanno votato i giurati: se tu sai che tutti leggeranno ciò che hai fatto, eviterai di metterti d’accordo con gli altri».

La brutta abitudine di Sky di piazzare alcune serie (poche, per fortuna) fuori dal pacchetto «Serie Tv», infilarle in altri per  "costringerti", o meglio indurti surrettiziamente, all'acquisto dei medesimi. È poco congruo concettualmente e non è carino nei confronti del cliente. Che se ha comprato le serie, vuole ovviamente tutte le serie a disposizione.

lunedì 11 marzo 2019

ANDENNA RIPARTE DA MILANO PAVIA TV * LIGABUE, UN SINGOLO CHE È GIA' SPOT

«Polvere di stelle» - Ettore Andenna riparte da Milano Pavia TV.
Come ha anticipato non molto tempo fa su «Oggi», il leggendario Ettore Andenna, 72 anni, riparte con un treno locale. Quelli che sbuffano ma arrivano implacabilmente a destinazione.
Il ritorno dell'uomo de «La Bustarella» e «Giochi senza frontiere», uno tra i migliori (e sottoutilizzati) conduttori che questo Paese abbia espresso, è fissato per la mattina del 25 marzo su Milano Pavia TV (già TelePavia, ai canali 89 e 691 del Digitale terrestre). Il programma si intitola «Buongiorno!» e va in onda a un orario impegnativo: dalle 6.30 alle 9.30 di mattina. L'obiettivo è accompagnare il risveglio degli spettatori e delle spettatrici, andando impensierire in quella fascia le reti storiche lombarde, da Antenna 3 a TeleLombardia e Telecity. «L'emozione della diretta per chi fa il mio mestiere è impagabile. Una sorta di droga. Andremo in onda dal lunedì al venerdì, con un meglio della settimana montato per il sabato. Non ci saranno giochi ma attualità, ospiti, giovani reporter che si muovono sul territorio e molta interazione con il pubblico», dice Andenna.


Barbara D'Urso.
Il pasticciaccio brutto Fogli-Corona all'«Isola dei famosi» (del quale avevo scritto a questo link) si porta appresso intanto una buona notizia non da poco: Barbara D'Urso ha cancellato la prevista presenza del manager dei paparazzi dal debutto, mercoledì sera su Canale 5, del suo nuovo serale, «Live - Non è la D'Urso». Gli ospiti saranno Al Bano, Loredana Lecciso e figli, ed Heather Parisi, distintasi negli ultimi tempi per i ripetuti attacchi alla collega sovranista Lorella Cuccarini. Speriamo sia la prima di tante porte chiuse a Corona. Sperimentare in prima serata il mondo salottiero dell'efficace D'Urso è un esperimento che potrebbe anche funzionare. Staseremo a vedere.
AGGIORNAMENTO: Le ultime notizie danno Fabrizio Corona confermato come ospite nella prima puntata del serale della D'Urso. Peccato. Una bella occasione mancata per fare pulizia.
Un tempo, prima di concedere un loro pezzo per uno spot pubblicitario, i cantautori ci pensavano non una ma 3.000 volte. E se accadeva era in genere dopo anni dall'uscita. Oggi, in tempi di vacche magre e di dischi che non si vendono più, il percorso è inverso. Al punto che il primo singolo di «Start», il nuovo album di Ligabue, appena uscito, la ruffianissima «Certe donne brillano» è già colonna sonora di un martellante spot Vodafone.


Simpatica e non invasiva la trovata social di Valeria Graci che, non ingaggiata da Milly Carlucci per il cast della nuova edizione di «Ballando con le stelle», ha lanciato su Twitter l'hashtag #MillyRipensaci. Invece di ignorare mesta il rifiuto, Valeria ha deciso di prendere per le corna la realtà. Ma con un guizzo da attrice comica che fa simpatia. Magari Sciura Milly la terrà presente come riserva se si azzoppa qualcuno, oppure se la giocherà l'anno prossimo.

sabato 9 marzo 2019

FRANCESCA SENETTE SU «OGGI»: DA «FAVORITA DI EMILIO FEDE» A ESPERTA DI YOGA SU DEAJUNIOR

Francesca Senette.
Sul numero di «Oggi» in edicola (in copertina Carlo Conti e signora) intervisto la donna che visse televisivamente tre volte: Francesca Senette, giornalista, per metà sarda e per metà varesotta, che sta per debuttare su DeaJunior con una nuova edizione di «YoYoga», insieme con Renata Centi. Ovvero come parlare di una moda ormai sempre più dilagante del salutismo avvicinandola con qualche accorgimento al mondo dei bambini.

Dopo essere stata «La favorita di Emilio Fede» su Retequattro, ed essere stata contrattualizzata e poi parcheggiata da Raidue, Senette si racconta a cuore aperto, in bilico fra passato Mediaset-Rai, presente e futuro. Parlando in modo dettagliato dello Yoga, dei benefici fisici e mentali che porta, e dei vip che si sono pian piano avvicinati a questa disciplina che sta fra corpo e anima.
Tutto questo (e molto altro) su Oggi, il settimanale che va al cuore dell'attualità e dell'attualità dello spettacolo.

giovedì 7 marzo 2019

CARO PIERSILVIO, PIETA': FACCIA SPARIRE CORONA (E LA SUA CRICCA) DA MEDIASET

«Polvere di stelle» - Non è ora che Fabrizio Corona sparisca dal video?
Caro Piersilvio Berlusconi,

leggo che sarebbe intervenuto personalmente (e ciò le fa molto onore) per fare pulizia nel gruppo autorale dell'«Isola dei famosi» dopo le umiliazioni subite in diretta da Riccardo Fogli e perpetrate dal solito Fabrizio Corona. L'emblema del nulla che si fa arroganza, il pregiudicato che dà lezioni di morale, l'esempio da non seguire per antonomasia, che però popola trasversalmente i palinsesti della sua Mediaset. A volte ricorrono a lui persino Barbara D'Urso e Silvia Toffanin, che i suoi ascolti li fa serenamente da anni anche senza lo sgradevole additivo. 
Quest'ultima tele-porcata ai danni di un 72enne indifeso ha per fortuna suscitato una memorabile ondata di sdegno, alla quale non si è sottratto (e gli fa molto onore) neppure il Giornale.

Lei è una persona intelligente, e sa che la rinascita di Canale 5 non può passare che per una strada, difficile ma non impossibile da percorrere: il ritorno alla qualità e alle idee. I mezzucci alla Corona per portare a casa due punticini in più di share (che poi magari non arrivano, come in questo caso) hanno fatto il loro tempo. È vero che la gente in definitiva mangia la minestra che le riscaldi, ma quando il trash diventa protervo e disgustoso, e il pubblico stesso storce visibilmente la bocca, forse è il caso di smettere.
Forse è il caso anzi di emettere un editto bulgaro, o qualcosa che gli somigli, che vieti alle sue maestranze di ingaggiare Corona e la sua imbarazzante cricca amical-autorale. Questa gente le fa danno, gentile Piersilvio, mi creda. Un danno d'immagine evidente. Mediaset è la prima azienda televisiva privata italiana, ha una sua nobile storia e anche una grande responsabilità editoriale. Il rischio, se non pone un freno, è che la sua identità diventi sempre più sovrapponibile a quella di gente indifendibile a tutte le latitudini. E ciò va evitato. Quindi lavorare di ramazza è stata un'ottima scelta.

Ora però faccia un passo in più: si imponga e faccia sparire per sempre i Corona's dalle sue Tv. Mi creda, fa l'interesse di un Paese intero, ma soprattutto il suo. Come diceva David Frost nella battuta forse più celebre su questo mondo: «La televisione è come la cacca: la si fa perché è necessario, però poi non bisogna fermarsi a guardarla». Era una bella boutade. Non facciamola diventare realtà.

Cordialmente.
Franco Bagnasco


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