Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta televisione. Mostra tutti i post

martedì 7 aprile 2026

STASERA «BELVE» DI FAGNANI CON AMANDA LEAR, MICAELA RAMAZZOTTI E ZEUDI DI PALMA

La giornalista romana Francesca Fagnani, compagna di Enrico Mentana, direttore del TgLa7

Torna stasera alle 21.25 in prima serata su Raidue, «Belve», il classico marchio di Francesca Fagnani dedicato alle interviste leggere di qualità. 

La giornalista romana nei suoi faccia a faccia ospita la nave scuola Amanda Lear, che ha attraversato in lungo e in largo lo spettacolo italiano, fra gossip e televisione, ma anche Micaela Ramazzotti, attrice tra le più interessanti della scena nostrana attuale, e Zeudi Di Palma, modella italiana eletta Miss Italia nel 2001, che racconterà del tatuaggio più strano che ha realizzato sul corpo di un uomo: l'immagine di una vagina. Dopo le cinque puntate di «Belve», Fagnani si dedicherà a «Belve Crime», lo spin off del suo programma dedicato alla cronaca.

Qui sotto puoi ascoltare «La smania di apparire», la canzone che il sito satirico Tele Canto ha dedicato alla Fagnani, ospite dell'ultimo Festival di Sanremo con Fulminacci, col quale ha interpretato Parole parole parole.


lunedì 6 aprile 2026

VECCHIA TV * IL 75% DEGLI SHOW DELLE RETI ITALIANE HA PIU' DI VENT'ANNI

Uno schema (sotto la seconda parte) che dà un'idea di quanto siano vecchi gli show della nostra televisione.

La Tv gioca sulla ripetitività, d’accordo. Ma forse un po’ si esagera, dal momento che i programmi datati o datatissimi, dilagano. Abbiamo provato a dare un’occhiata ai palinsesti delle nostre reti generaliste scoprendo che circa il 70% della programmazione di prima serata è occupato da titoli che hanno (almeno) 20 anni o più di vita. Si sale al 75% se lo sguardo si posa sull’intera giornata. E il diluvio di vintage (per essere generosi) è solo all’inizio. Milly Carlucci su Raiuno ora ripropone un adattamento di «Canzonissima», che ha 70 primavere suonate. Cinque in meno del Festival di Sanremo, il più longevo, che se la passa ancora discretamente. E Canale 5 sta per rispolverare il Karaoke di Fiorello, il quale ha già lanciato il suo anatéma: «Chiunque lo faccia dopo di me, muore. È come passare sotto una scala».
Si intitolerà «Super Karaoke» (gli aggettivi a volte fanno molto) e le prime puntate sono state registrate a Ferrara per la conduzione di Michelle Hunziker. Intanto, dopo il ritorno de «La ruota della fortuna» (39 anni), che ha fatto del gran bene a Gerry Scotti, Mediaset ha in rampa di (ri)lancio anche «Ok, il prezzo è giusto!», format statunitense in onda in Italia dal 1983 al 2001. E se Amadeus è tornato sul Nove con «La corrida» (58), dal canto suo pare che Rai, dopo che Fabio Fazio (nel 2016) e Antonella Clerici (nel 2018) hanno provato a rimandare in onda rispettivamente «Rischiatutto» e «Portobello», abbia in animo di scongelare qualche altro classico. A Viale Mazzini si parla a mezza bocca di «Sereno variabile», «Discoring», lo stesso «Portobello», padre di buona parte della Tv attuale, e «Giochi senza frontiere». Ma quest’ultimo sembra assai improbabile visto il complicatissimo impegno produttivo e i costi chenon sono propriamente da periodi di magra.

Perché questo diluvio di pezzi d’antiquariato dell’etere? I motivi sono essenzialmente due: da un lato l’invecchiamento della base dell’audience, che in soldoni significa: davanti al televisore ci stanno ormai soprattutto i boomer, che gradiscono un po’ di nostalgia, mentre i ragazzi sono su altri media, la tv non la guardano neppure o al massimo si concentrano su qualche serie in streaming sulle piattaforme; e poi il coefficiente di rischio. Programmi in qualche modo già testati o pluritestati hanno meno probabilità di floppare rispetto ad altri nuovi. C’è una vecchia battuta che circola nel giro autorale, e che dà molto l’idea della situazione: «Piuttosto che sperimentare un programma nuovo, magari fatto in Italia, i manager televisivi sarebbero disposti a comprare un format che ha fatto il 2% in Zambia».
Vale a dire: per evitare l’ignoto alla lotteria dell’Auditel, qualsiasi cosa che abbia avuto un minimo di test precedente ha più probabilità di messa in onda.
Seguendo queste due logiche ben tracciate, non si sperimenta quasi più. Mediaset è un’azienda privata e non sarebbe neppure tenuta a farlo. Il servizio pubblico a volte minimamente ci prova («Splendida cornice» con Geppy Cucciari è un esempio riuscito), magari su Rai 2 o Rai 2 in seconda o terza serata. Ma questi programmi risultano spesso, nei fatti, soltanto il modo per dare bonifico e contentino ad artisti più o meno appetibili che indossano di volta in volta la maglietta del Governo di turno.
L’elenco che trovate qui
, con titolo del programma, data di nascita ed età anagrafica, parla da solo. Ovviamente alcuni sono stati lievemente modificati o rinfrescati nel corso del tempo; hanno subito cambi di rete o addirittura d’azienda, come «X-factor» e «L’isola dei famosi», per citarne solo un paio».
Ma nella lista è finito per forza di cose anche «Il commissario Montalbano» (27 primavere) con Luca Zingaretti, che ciclicamente torna in video in blocco nonostante la produzione sia cessata (definitivamente? Chi può dirlo, oggi come oggi) nel 2020. Per forza, le repliche
danno ascolti signorili garantiti. E chi ci rinuncia, signora mia?


(Di Franco Bagnasco - Dal settimanale Gente - marzo 2016)

giovedì 30 ottobre 2025

PIPPO BAUDO * VITA, MORTE E MIRACOLI DEL RE DELLA TV

L'ultima diretta di Pippo Baudo (Vignetta di Franco Bagnasco)

Se n’è andato l’ultimo che credeva davvero nella televisione. Il penultimo fu Mike Bongiorno, con i suoi quiz. Corrado, Raimondo Vianello, Enzo Tortora, Maurizio Costanzo, Renzo Arbore, e (a suo modo) Raffaella Carrà, pur essendo tutte macchine da guerra, coltivavano o coltivano invece più (auto)ironici anticorpi. Lui no. Pippo sentiva di incarnarla davvero, la tv. Era il suo Trono di spade. Tanto che in un teatro di Livorno una sera anni fa lo vidi mentre portava in scena orgoglioso lo spettacolo “L’uomo che inventò la televisione”, che ovviamente aveva scritto, dirigeva, interpretava… Avrebbe fatto anche il pubblico, potendo.
Da sinistra, Franco Bagnasco, Checco Zalone e Pippo Baudo.
Non aveva un carattere facile, Pippo. Per niente. Ma se non altro viaggiava a due velocità. C’era il Baudo autoritario, severo e pigliatutto dei periodi di successo (e quanti ne ha avuti) e l’agnellino affettuoso delle fasi di stanca di una carriera unica. Sapeva trasformarsi e invertire la rotta implacabilmente a seconda del vento che gli soffiava addosso. Ma era sempre generoso di pareri, commenti, giudizi taglienti, frasi che un pezzo o un titolo te lo regalavano sempre.
Già il grande Giorgio Calabrese mi raccontava delle loro sfuriate a Domenica in, che finivano sempre a tarallucci perché un autore bravo (anche se magari un po’ impuntuale, ogni tanto) dietro le quinte ti fa sempre comodo. Scazzavano, mai poi amici come prima. A me creò qualche problema quando si imbarcò nell’avventura di Festival. 
Pippo Baudo post mortem (Vignetta di Franco Bagnasco)
Voleva tenere il progetto dello show super segreto ma ebbi ottime informazioni da buone fonti e inevitabilmente raccontai tutto sul Giornale prima del debutto. Mi avrebbe fulminato, e in qualche modo si diede un po’ da fare con una certa lena. Mi presi una piccola rivincita anni dopo quando lo intervistai nel camerino di un suo programma: feci tutto l’attacco del pezzo descrivendo minuziosamente il phon della parrucchiera che faceva garrire al vento a mo’ di bandiera il suo leggendario riporto. Quella volta per fortuna la prese a ridere.

lunedì 27 ottobre 2025

RAI * VIA LIBERA A CELENTANO, MA CHE ACCETTI ALCUNE (GIUSTE) CONDIZIONI

Una caricatura di Claudia Mori e Adriano Celentano.

Claudia Mori è da sempre una sorta di inflessibile piazzista del marito Adriano Celentano. Un articolo che si venderebbe anche da solo, non fosse che la signora ha la tigna di curare maniacalmente, nel dettaglio e con rigidi paletti, ogni aspetto contrattuale dei progetti partoriti insieme al consorte. È anche comprensibile. La ditta funziona così. Da sempre. Ogni tanto la frittata riesce. Ogni tanto no, soprattutto negli ultimi anni. Si pensi all’imbarazzante show-fumettone Adrian, i cui ascolti flop nel 2019 impensierirono non poco Canale 5.

Oggi si viene a sapere (l’ha comunicato lei stessa in una lettera aperta) che la signora aveva bussato mesi fa alle porte della Rai per piazzare una nuova, celentanesca idea già in avanzato stato di preparazione. Ma dopo il cordiale incontro, al quale presenziò anche (perché?) Gianmarco Mazzi, già produttore ma dal 2022 sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, la tv di Stato non aveva dato corso a nulla. Anzi, a quanto pare non rispondeva alle pressanti sollecitazioni della Mori. La quale ora, facendo leva sui media, ha diffuso una lettera aperta parlando di quest’incontro, della renitenza della Rai, e rivolgendo ai suoi manager una domanda secca: “Lo volete Celentano oppure no?”. Una risposta è dovuta, in ossequio al mito.

E molto efficace è stata la risposta dell’ad di Viale Mazzini Giampaolo Rossi. Il quale, com’è giusto, ha aperto le porte a Celentano per un eventuale show celebrativo di una puntata in prima serata su Raiuno, e anche a un’ipotetica partecipazione speciale dell’ex Molleggiato come super ospite al Festival di Sanremo. Qualcosa di “fresco”, insomma. Non una sorta di collage di vecchi filmati d’archivio (ipotizzo: un Techetechetè commentato dal vivo o in registrata?), che a detta di Rossi rappresentava il cuore del progetto della coppia più bella - e anche un filo più esigente - del mondo.
Tutto bellissimo, ma un’azienda avrà anche il diritto di decidere che cosa mandare in onda, e come farlo. Oppure bisogna prendere i pacchetti della ditta Celentano a scatola chiusa, rischiando anche che poi il nostro si metta a parlare invece di cantare? Cosa che, invece, gli riesce benissimo.



martedì 28 novembre 2023

«UNICA» (NETFLIX) * ILARY BLASI SI AUTO-ASSOLVE IN MODO CONVINCENTE

Ilary Blasi racconta della separazione da Francesco Totti nel documentario di Netflix «Unica».

«Unica», il monologo auto-assolutorio di Ilary Blasi in onda su Netflix, è un po' come certe riviste di gossip dal barbiere: pochi ammetteranno di averlo visto, ma in realtà (ben) più di una sfogliatina la daranno tutti. Che tradotto significa: l'universo mondo italico (e non solo) se lo gusterà saporitamente con tanto di fermo immagine dal primo all'ultimo degli 80 minuti di intervista.

La versione di Ilary è ben realizzata, sia sul piano tecnico-formale (dietro c'è la mano di quella lenza di Peppi Nocera, autore tra i più quotati) che contenutistico, molto strategica allo scopo di esaltare il personaggio della «cornuta e mazziata», ma servita con quella semplicità vera e ruspante che in fondo è sempre stata propria della stessa Ilary, seduta a raccontarsi fra un pianto e l'altro. Le lacrime abbondano, l'empatia aumenta. E ci si immedesima, fra le pieghe dell'infausta fine della storia d'amore tra l'ex Letterina del glorioso Passaparola di Gerry Scotti e Francesco Totti, l'ultimo Re della Roma calcistica.

La storia (non entrerò nel merito) si snoda con rigide scansioni temporali tra Whatsapp malandrini, un caffè che avrebbe fatto ingelosire il Pupone, Rolex distratti e borse e scarpe ben custodite che prendono il volo. Ma anche circostanze negate e detective. Sullo sfondo pian piano emerge sulla scena l'amante Noemi Bocchi. Mai da lei citata con nome e cognome ma mostrata in grafica nei ritagli dei giornali e dei siti web.

Per corroborare questo suo convincente ritratto (per forza, non c'è contraddittorio, preciseranno i fan di Totti, al quale comunque nessuno vieta di confezionare analogo documento con Prime Video) Ilary coinvolge amiche e famiglia. Il santino è servito. E Netflix fa l'affare della sua vita. 

giovedì 23 novembre 2023

MARCO DELLA NOCE: «DOPO ZELIG E IL BARATRO, LA MIA NUOVA VITA È TRA I GONFIABILI»

Il comico Marco Della Noce oggi al lavoro tra i gonfiabili.

Chi ha detto che ai comici di successo la vita non possa regalare le musate contro i pali che si presentano sul cammino di noi comuni mortali? Marco Della Noce, 65 anni, milanese, nel cuore del pubblico per personaggi come Larsen e Oriano Ferrari di Zelig, un frontale col destino l'aveva fatto davvero: dopo una pesante separazione, aveva accumulato debiti per 700 mila euro; tanto che le notti passate a dormire e rimuginare in auto, sulla sua vecchia Zafira, erano diventate più depressive che illusoriamente poetiche.
Dopo il crash, la rinascita. Che ci racconta col candore dell'eterno bravo ragazzo vicino al laghetto del Funnyland di Lissone, in Brianza. "E' un grande parco giochi per bambini - spiega - dove il mio socio e io ci occupiamo dei gonfiabili: scivoli, castelli... Ci sono tanti gazebo riservati, che le famigliole prenotano, per festeggiare e dare modo ai piccoli di giocare e interagire in sicurezza".

Quasi felliniano. Marco, quindi ha deciso di ripartire dalla fantasia.

"Sì, arrivano felici con tanti palloncini e fanno un gran casino. Quanti compleanni! Si lavora da maggio a settembre, meteo permettendo".
Ma il cabaret?
"Non l'ho mollato. Se ne occupa il mio agente, Peppe Putignani, che ho conosciuto durante il lockdown. Proprio da qui, il 22 giugno, partirò con una mia rassegna facendo esibire anche tanti colleghi".

Com'è uscito dal tunnel?
"Ho potuto accedere alla sovraesposizione del debito, detta anche legge anti suicidi, perché molti imprenditori in fallimento decidevano di farla finita; è stata introdotta di recente. Ci ha lavorato duramente due anni lo Studio Pagano di Brescia e alla fine ce l'abbiamo fatta: è la prima volta che viene applicata a un lavoratore dello spettacolo".
In pratica il Giudice...
"...Ha la facoltà di cancellare una parte del debito. Nel mio caso 500 mila euro. Ti restano la casa e l'auto, e per tre anni devi accantonare una parte dei tuoi guadagni per estinguere ciò che resta. C'è anche una sorta di tutore che ti segue. Alla fine sei pulito per la legge: zero. Non risulti né fallito né cattivo pagatore".

Dev'essere stata dura.

"Sì, ma se tieni come principi verità e sincerità, per quanto altri possano tentare di nascondere o negare, quando emerge, la verità vince sempre. Sempre. Magari ci vuole solo più di tempo".

Ma come si fa ad arrivare a 700 mila euro di debiti? E' una cifra enorme.
"Il problema più grosso erano gli interessi passivi con l'erario. La bolla è scoppiata nel 2017, ma dal 2013 al 2015 sono stati anni pesantissimi. Faccio un esempio: arrivavo a dicembre di un anno con 100 mila euro di debito con quella che allora si chiamava Equitalia. A gennaio-febbraio la cifra diventava 150 mila o più per via di interessi praticamente da usura. Le cose ora sono un po' migliorate con Agenzia delle entrate. E poi c'erano gli assegni di mantenimento dei figli, che si accumulavano, e gli affitti che non pagavo".
Ci vuole una forza enorme per resistere.
"Da 35 anni pratico il buddismo, e mi ha aiutato. Faccio parte dell'associazione laica Soka Gakkai. L'energia per il cambiamento l'abbiamo dentro. Immagini di essere il proiettore di un cinema che mostra la sua vita: se la pellicola è rovinata, bisogna andare ad aggiustare il fotogramma. L'esterno c'entra relativamente. Altrimenti ripetiamo gli errori".

Guzzanti diceva: "La risposta è dentro di te, ma è sbagliata".
"Eppure è vera. La nostra mente si chiama mente perché a volte... mente. Tende a farci ridurre sempre tutto alla schematicità quasi computerizzata del raziocinio. Eppure nelle filosofie orientali c'è anche il cervello di pancia, l'istinto. E a volte è giusto obbedirgli. Il nostro più grosso ostacolo spesso siamo noi stessi".

Ha rivendicato il "diritto al fallimento".
"Sì, nella nostra società il fallito è considerato una specie di reietto. In America se non hai almeno un paio di fallimenti alle spalle non sei nessuno. Perché? Perché sei riuscito a rialzarti, a ricostruire".
Ora dove vive?
"A Vedamo al Lambro. Sono solo perché quel che ho passato si è portato via tutti i legami sentimentali. Come le amicizie: quando ti va bene, sono tutti lì. Quando crolli spariscono, svapano come le sigarette elettroniche. Ho tre figli: Marta di 22, Jacopo di 20 e Matilde di 13. Avuti da due signore diverse. Con le mie ex vado d'accordo e loro tre si sentono autenticamente fratelli. Matilde studia anche kickboxing e tecniche di sopravvivenza con me nel gruppo Survival di Luca Bartezzaghi".

Eppure molti dei suoi problemi sono nati dalla separazione.
"Ma non ho mai parlato male della mia ex moglie. Mi riferivo a una legislatura troppo sbilanciata verso le donne. Ora le cose stanno un po' cambiando e anche i padri hanno più tutele. Mi ha aiutato l'Associazione papà separati, che accoglie anche donne non sposate".

Quel che le è capitato è stato più una slavina o uno stillicidio, una lenta rovina?
"All'inizio una cosa lenta, poi il piano si è inclinato molto velocemente".
La maschera del clown, di quello che sorride e che fa ridere. E' più difficile uscire da una batosta se sei un tipo così?
"No, l'ironia e l'autoironia ti salvano, sono una grossa medicina. Poi impari a volerti più bene, a valutarti per quel che sei e non per quanto possiedi. Dell'avere e dell'essere ha parlato anche Erich Fromm".

Si vola alto. Mi dica l'essenza della vita, allora.
"L'armonia delle differenze. Il loro rispetto. In un campo di fiori ognuno vuole essere più colorato e bello degli altri, non imitarli".

La battuta più bella del suo Oriano.

"Erano gli anni delle rivalità Barrichello-Schumaker. Dicevo che in scuderia non c'era nessuna disparità: Schumi entrava nei box col telecomando, mentre Barrichello doveva scendere e citofonare. Ora non posso neanche più fare battute sulla Ferrari, perché fa più ridere di me".

(DAL SETTIMANALE GENTE - GIUGNO 2023)

domenica 7 novembre 2021

PEREGO-VENTURA: IL GIALLO DELLO STOP ALLA DIRETTA DI «CITOFONARE RAI2»

Da sinistra, Paola Perego e Simona Ventura, conduttrici di "Citofonare Rai2".

Aria di crisi a "Citofonare Rai2", il contenitore domenicale condotto da Paola Perego e Simona Ventura. Partito già arrancando, il programma sembra essersi assestato su ascolti molto bassi, che avrebbero indotto la rete diretta da Ludovico Di Meo (piuttosto allo sbando da tempo) a prendere i primi provvedimenti.

La puntata in onda oggi, stando alle nostre fonti, avrebbe dovuto essere l'ultima in diretta. A partire dalla prossima, anche per ridurre gli ingenti costi di un prodotto che costringe molte maestranze al lavoro domenicale, il programma avrebbe dovuto essere registrato il venerdì per essere poi trasmesso la domenica alla stessa ora. Rinunciando quindi ai giochi telefonici e ad altre interazioni con il pubblico a casa. Su questo stanno lavorando gli autori e i collaboratori, tra i quali figurano Federico Moccia, tre metri sopra il flop, la stessa Perego e molti altri.

La notizia dello stop alla diretta (non si parla di chiusura perché dietro le quinte il programma viene definito dagli addetti ai lavori "intoccabile") pare non sia stata affatto gradita da Lucio Presta, il potente manager marito della conduttrice. Che ha in mano anche gran parte del fondamentale pacchetto sanremese di Amadeus. Dopo l'uscita di questo pezzo che dava la notizia, l'ufficio stampa di Paola Perego mi ha contattato per precisare: «Lo stop alla diretta al momento non risulta al gruppo di produzione di Citofonare Rai2 e alla rete. A meno che la cosa non ci sia stata ancora comunicata dai vertici, cosa che riteniamo molto improbabile. Anzi, lo stesso Lucio Presta riteneva all'inizio praticabile l'idea di registrare il programma, ma è stato deciso di andare in onda in diretta proprio per rendere più forte il rapporto con il pubblico».

Vedremo gli sviluppi strada facendo. La strada è lunga, visto che sono previste 30 puntate. E pur avendo imbastito una trasmissione decisamente bruttina (quella che ha sostituito Mezzogiorno in famiglia), il mix tra le due conduttrici non più di primissimo pelo ha se non altro il pregio di funzionare, artisticamente.

 

lunedì 18 ottobre 2021

IVA ZANICCHI: «BASTA SHOW DOVE GLI EFFETTI SPECIALI PENALIZZANO LE CANZONI»

La cantante e opinionista tv Iva Zanicchi.

Iva Zanicchi
sta per tornare in video con un varietà celebrativo di un'intera carriera. Si intitola «D'Iva» e andrà in onda (salvo problemi di palinsesto) il 4 e l'11 novembre su Canale 5. Due puntate piene zeppe di canzoni e di ospiti dedicate alla leggendaria “Aquila di Ligonchio".

Come valuta l'opinionista ed ex conduttrice (fu la regina di «Ok, il prezzo è giusto!») le ultime produzioni Mediaset? La rete che la manda in onda ha appena trasmesso «Star in The Star», chiuso dopo appena cinque puntate (avrebbero dovuto essere otto) dopo avere registrato ascolti drammatici. Che sul finale hanno sollevato anche il sarcasmo e l'autoironia di Ilary Blasi.

«L'ho visto poco, quel programma, ma credo sia stato penalizzato dal fatto che era molto simile a "Tale e quale show" e "Il cantante mascherato", già in onda da tempo su altre reti. Però posso dire una cosa? Non è il caso di smetterla con queste scene piene di fiamme, luci, palloncini colorati, balletti invasivi, costumi, gente che entra e che esce?» è la chiave di lettura della Zanicchi. «Tutto questo circo a mio avviso distrae terribilmente dal cantante, dalla canzone e dall'intepretazione».

E il «Grande Fratello Vip», del quale Iva è stata opinionista? «Il GFVIP non mi dispiace, e trovo che sia una sorpresa Sonia Bruganelli: dice cose intelligenti, in modo deciso, senza farsi condizionare. È sempre stata dietro le quinte, ma mi piace anche in video».

lunedì 4 ottobre 2021

JERRY CALA': «LASCIARE I CINEPANETTONI MI HA FATTO PERDERE MOLTI SOLDI»

L'attore e cabarettista Jerry Calà.

«Ho fatto talmente tante cose nella vita che non mi sento 70 anni, ma di più. Ed essendo un ex Gatto (di Vicolo Miracoli) ho sette vite. Quindi chissà, forse si può moltiplicare…»
.
Ancora galvanizzato per la mega festa che ha imbastito il 20 luglio scorso all’Arena di Verona per questo compleanno decisamente speciale, Jerry Calà ragiona tra palco, anagrafe e realtà.

 Jerry, ha visto? Anche Raffaella Carrà se n’è andata.
«Straordinaria, anche nel riuscire a nascondere così bene la malattia. L’ho avuta come vicina di casa, al piano di sotto, quando abitai a Roma. Mi invitò in tv e in diretta, a sorpresa, mi rimproverò per come parcheggiavo il fuoristrada da esaltato che avevo in quegli anni, ed essendo uno scapolone, per il viavai che c’era a casa mia. Rimasi basito».

Se guarda indietro, che cosa non rifarebbe?
«Mollare i cosiddetti Cinepanettoni così presto. Feci “Yuppies”, che andò benissimo, ma non volendo essere etichettato passai a un film norvegese che andò così così. Avessi continuato, sarei rimasto nel giro. I miei colleghi sono molto più ricchi di me».

Si è mai montato la testa? Per esempio negli anni in cui lasciò i Gatti?
«Il rischio c’era, mi stavo perdendo, ma fu Mara Venier, con la quale convivevo in quegli anni, a salvarmi, ad ancorarmi a terra. Rifiutò anche dei film per starmi accanto. Le sarò grato per sempre».
E in futuro, che cosa l’aspetta?
 «Se chiudo i contratti, un bel film corale come regista da girare in autunno. Non sarò il protagonista, ma uno degli interpreti. Per ora non dico altro, ma sarà stupendo».

DAL SETTIMANALE OGGI (AGOSTO 2021)

sabato 5 giugno 2021

ADRIANA VOLPE E SONIA BRUGANELLI OPINIONISTE DELLA PROSSIMA EDIZIONE DEL «GFVIP»

Da sinistra, Sonia Bruganelli e Adriana Volpe, opinioniste del prossimo GFVIP.

Anche se non mi appassiona particolarmente la rivendicazione di anteprime giornalistiche ultimamente tanto cara al web (e a un certo tipo di web un po' tignoso), sono costretto a ricordare che la notizia di Adriana Volpe reclutata da Mediaset come opinionista per la prossima edizione del «Grande Fratello Vip» di Alfonso Signorini noi di TPI, The Post Internazionale, l'abbiamo data il 5 maggio scorso. E la trovate in questo pezzo sul telemercato.

Ieri invece c'è stata l'ufficializzazione del fatto che insieme alla già citata Volpe (che viene da un anno tostissimo e tutto in salita passato a Tv8 con «Ogni mattina», dov'era impegnata nel tentativo di lancio di un'intera fascia oraria) è stata reclutata Sonia Bruganelli, moglie di Paolo Bonolis. Le due prenderanno il posto di Pupo e Antonella Elia. La scelta caduta su Bruganelli è interessante, anche perché la nostra ha una certa vis polemica molto da dire. Spesso sta nell'ombra, ma ogni tanto fa capolino, e questo passaggio non sembra poca cosa per lei, così defilata.

giovedì 20 maggio 2021

FINITA LA PANDEMIA, SPARISCANO DAL VIDEO ANCHE I VIROLOGI PRIMEDONNE

Da sinistra, i virologi Massimo Galli e Matteo Bassetti.

Il ligure Bassetti (che sin qui ha sbagliato alcune previsioni in tema di pandemia), ora dichiara all'Adnkronos: "I catastrofisti sono spariti e non ammettono di avere sbagliato". E lo rivendica anche dagli schermi, sempre più padrone del video. Il riferimento pare evidente all'orgoglioso collega milanese Galli, che sin qui invece ne ha azzeccate parecchie tranne - a quanto pare - l'ultima, e che non sopportando di essere invitato in tv (era presente ovunque, come il collega, quasi in ogni minuto della giornata) dovendo ammettere continuamente l'errore, ha annunciato di voler sparire per un po'. E anzi aggiunge: "Aspettiamo dopo il 25 maggio e poi vedremo". Che pare quasi una mezza gufata pur di dimostrare di avere ragione.

Ora, a parte il fatto che non s'inventa niente di nuovo perché a tutti i liguri da sempre stanno sulle balle i milanesi (ricorro per brevità ai luoghi comuni), due parole mi vengono dal cuore. Oltre a passare il Covid-19, spero che un domani si volatilizzino non solo dai talk-show ma da qualsiasi mezzo di comunicazione di massa anche i virologi primedonne. Perché non se ne può veramente più. E Galli mi sta anche simpatico, ma per pietà basta con questi tristissimi catfight.


sabato 15 maggio 2021

CARA RULA JEBREAL, RINGRAZI IL CIELO DI ESSERE (ANCHE) BELLA

Rula Jebreal. Il suo no a Propaganda Live sta facendo discutere.

Due parole su Rula Jebreal, l'unica bella donna al mondo (è un piccolo capolavoro) che secondo me intimamente sogna di essere un carciofo avanzato sul banco del mercato di Pozzuoli. Anzi, che vive l'assurdo complesso della bellezza. Dell'"Uffa, mi chiamano sempre in quanto bella e non in quanto intelligente, e questo non lo posso sopportare".
L'ultima notizia, di ieri, è che la nostra ha rifiutato all'ultimo momento di partecipare a Propaganda Live perché era l'unica donna fra i 7 ospiti annunciati del programma. A parte il fatto che la trasmissione, ironica, ha due donne come ospiti fisse, il programma di Zoro al massimo può essere rimproverato per quel profumino di superiorità intellettuale (a volte anche motivato, per carità) che emana la sinistra da salottino chic un po' slabbrato. Non certo di prendersela con le donne, ghettizzarle o strumentalizzarle. Non è, faccio un esempio concreto, Non è l'Arena di Massimo Giletti, dove a ogni blocco sembra esserci almeno una gnocca intelligente per contratto. Bisogna conoscere, capire e comprendere anche il contesto.

Suggerirei alla giornalista Rula di risparmiarci questi assurdi teatrini (che sicuramente fanno parlare i media, anche se la figura fatta mi pare sia stata barbina ed eloquente) e di ringraziare il cielo se viene chiamata in tv anche in quanto bella. In fondo non c'è nulla di male. Qui non c'è in ballo il sessismo, ma mi pare solo la paranoia. E soprattutto ci risparmi frasi come: "Con rammarico devo declinare l'invito: come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità & l'inclusione". Ecco, non sono mai stato per i reati d'opinone, ma per una frase così, non dico sul Penale, ma almeno una sanzione amministrativa (non so, per maltrattamento della retorica), non si può applicare?

mercoledì 11 novembre 2020

CANALE 5 COMPIE 40 ANNI: HA FATTO BENE AL MERCATO E ALLE STAR, MA AL PUBBLICO?


Sembra ieri che gattonava tra i palinsesti, invece ne è passato di tempo. Auguri a Canale 5, che oggi compie 40 anni. Una rete che ha stimolato la concorrenza, aumentando l'offerta e fatto bene al mercato. Con grande gioia delle star televisive e dei pubblicitari, soprattutto. 
Ma anche la rete che oggi manda in onda cose come «Live - Non è la D'Urso» e «Uomini e donne», e che un tempo sdoganò il genere con le sgallettate di «Non è la Rai», il primo show scarsamente neuronale dei palinsesti che fu anche la prima diretta del gruppo. Fondato da Silvio Berlusconi e attualmente nelle mani del figlio Piersilvio.
Prima della Legge Mammì si procedeva con un escamotage che si chiamava interconnessione per cassettazione. Ovvero videocassette che venivano mandate in onda simultaneamente in prima serata su tutte le piccole reti locali associate al circuito creando una "finta" messa in onda nazionale.
È una rete, Canale 5, che ha serializzato di tutto: cose buone e anche format trash immutabili. Possiamo considerarli esempio di buona televisione e soprattutto un buon esempio per il pubblico meno avvertito culturalmente, che in 40 anni ci è cresciuto? Probabilmente no. Attenzione, però: l'intrattenimento non necessariamente deve essere educativo. Anzi. L'importante però è che non sia (o non diventi) diseducativo.

martedì 7 luglio 2020

FRANCA VALERI COMPIE 100 ANNI, E RAI5 FA DI TUTTO PER FESTEGGIARLA

L'attrice Franca Valeri: un secolo di vita.
Dal 20 al 31 luglio Rai5 festeggia la grande Franca Valeri, che compie il secolo di vita, con un ciclo di appuntamenti pomeridiani e un documentario inedito che chiuderà l’omaggio venerdì 31 luglio in prima serata, nel giorno del compleanno.
L’omaggio all’attrice partirà lunedì 20 luglio con una serie di appuntamenti pomeridiani, in onda dal lunedì al venerdì alle 15.45, che proporranno pezzi del suo repertorio: dal varietà del 1959 “Le divine”, che fra sketch e gag ironizzava sulle vedette di inizio Novecento, al ciclo di originali televisivi del 1970 “Le donne balorde”, dallo sceneggiato del 1974 “Sì, vendetta…” che affrontava i grandi cambiamenti di costume degli anni Settanta a classici del teatro interpretati da Franca Valeri come “L’idillio villereccio” di George Bernard Shaw, “La cantatrice calva” di Ionesco, “Felicita Colombo” di Giuseppe Adami.
Nell’appuntamento in onda lunedì 20 luglio l’omaggio si aprirà con le prime due puntate del varietà “Le divine”. Con la regia di Mario Ferrero, il programma aveva come protagonisti principali Franca Valeri e Vittorio Caprioli, con la partecipazione, fra gli altri, di Monica Vitti. L’omaggio all’attrice si chiuderà nel giorno del compleanno, venerdì 31 luglio, con una serata che Rai5 dedicherà all’attrice: apre la serata, alle 21.15, il documentario di Francesco D’Arma e Barbara Pozzoni prodotto da Rai Cultura “In scena Franca Valeri”, che restituisce un ritratto inedito della Valeri passando attraverso sessant’anni di interviste rilasciate dall’attrice alla Rai, testimonianze degli artisti amici di tutta una vita e un repertorio vastissimo ed esclusivo che si intreccia in un montaggio creativo ed originale con le parole dei protagonisti. 

lunedì 6 aprile 2020

450 MILA PERSONE HANNO FIRMATO CONTRO LA TV DI BARBARA D'URSO

Sul web ha raggiunto una cifra record la petizione contro la tv di Barbara D'Urso.
A memoria mia, mai numeri così alti nella storia della nostra Repubblica furono registrati per esprimere dissenso contro un programma televisivo.
La petizione aperta da Mattia Mor sulla piattaforma specializzata Change.org e battezzata «Cancellare i programmi di Barbara D'Urso» (si trova a questo il link) è arrivata in una settimana all'incredibile cifra di 450 mila firmatari.

Quattrocentocinquantamila persone che aderiscono all'appello rivolto a Mediaset e a Fedele Confalonieri per togliere dai palinsesti programmi come «Live - Non è la D'Urso», «Pomeriggio 5» e «Domenica Live». Insomma l'infotainment dalla cifra trash di Maria Carmelita D'Urso in arte Barbara. L'iniziativa popolare, ormai un vero e proprio urlo di massa che è diventato virale sul web, è nata dopo la discussa performance televisiva dell'Eterno riposo per i morti di Coronavirus, pronunciato in diretta tv dalla conduttrice insieme con il suo ospite Matteo Salvini.

Il frame che immortala l'Eterno riposo in diretta di D'Urso e Salvini sulla pagina della petizione on-line di Mattia Mor.
«Purtroppo sappiamo la caratura culturale dei suoi programmi» recita il testo della petizione «ma questa volta ha superato il limite ... Questa operazione ha sfruttato ancora una volta il potere della religione sugli anziani, così da rafforzare la sua personalità e il suo programma, indegno culturalmente. Questa volta però facendo anche politica e dando un ottimo strumento di propaganda a Salvini». L'appello si chiude con una richiesta: «venga cancellato il suo programma defintivamente!». Anche se nel titolo della raccolta di firme si parla al plurale, dei «programmi di Barbara D'Urso», quindi l'opera omnia.


Sulla vicenda si era espresso anche Lucio Presta, uno tra i più influenti agenti italiani, che cura gli interessi di Paolo Bonolis e di molti altri artisti. Presta ha sparato alzo zero contro la conduttrice partenopea: «Posto che l’orrore televisivo che produce ogni giorno – è una parte del suo commento, postato sui social – ogni mese, ogni anno, la suora Laica in paillettes (naturalmente nulla a che fare con le Suore Laiche vere che sono esempi da seguire ) è ormai da tempo sotto gli occhi di tutti e quindi vorrei non tornare sull’argomento quello che mi domando ogni giorno è: come mai una Testata giornalistica VIDEONEWS accetta di mettere la Firma su tanto poco e tanto orrore?».

Io ho analizzato QUI l'exploit televisivo sul piano della comunicazione, mentre Selvaggia Lucarelli, sempre su TPI ha tracciato un profilo della tv e dello stile di Barbara D'Urso. A seguire, uno dei padri fondatori della tv italiana, Maurizio Costanzo, ha detto di aver provato «disagio e imbarazzo» per quanto visto. E Costanzo, non dimentichiamolo, lavora per la stessa Mediaset, così come sua moglie Maria De Filippi. 
Insomma una vicenda complessa. Resa ancora più intricata da questa sollevazione popolare contro il D'Urso style. 
450 mila persone sono un esercito. E se non sono in grado di esercitare una censura (le censure del resto sono sempre sgradevoli; gli spettatori possono esprimere in questo modo solo un loro desiderata) certo danno indicazioni di gusto e orientamento molto precise.

lunedì 27 gennaio 2020

TIZIANO FERRO E CARLO CRACCO DEBUTTANO SU AMAZON PRIME VIDEO

Banijay Italia firma due nuove produzioni per Amazon Prime Video. Banijay Italia inaugura il 2020 annunciando due importanti format Ferro e Dinner Club con due altrettanti grandi protagonisti: Tiziano Ferro e Carlo Cracco.

Ferro è un vero ritratto senza filtri di uno degli artisti più amati in Italia e nel mondo che svela dettagli inediti e affascinanti della vita e della personalità di Tiziano Ferro. Non è un documentario autocelebrativo tutt'altro, il progetto, infatti, permette agli spettatori di scoprire aspetti inediti e privati sulla vita, gli affetti, le passioni e il lavoro del cantautore di Latina. Un lavoro che racconta una personalità affascinante e complessa che arriverà in esclusiva su Amazon Prime Video a giugno 2020.

Dinner Club non è il classico cooking show ma un programma a metà strada tra un viaggio e una classica cena tra amici, un travelog culinario che ha come protagonista Chef Carlo Cracco.
Ironia e avventura definiscono il tone-of-voice del programma che permette allo spettatore di scoprire alcune delle più incredibili meraviglie gastronomiche del mondo. Sono sei gli amici speciali, che accompagnano Cracco attraverso il Giappone, il Vietnam, la Francia, la Spagna, il Perù e il Messico. Un cast variegato e brillante composto da famosi attori e comici tra cui Sabrina Ferilli e Luciana Littizzetto. L'obiettivo dello Chef è di trasformarli in veri e propri professionisti del gusto, in grado di realizzare, imparando dai migliori chef del mondo, una perfetta cena a tema. Dinner Club sarà disponibile su Amazon Prime Video nel 2020.

BANIJAY ITALIA
Banijay Italia nasce dalla fusione di Magnolia e DryMedia con l'obiettivo di mantenere alta la qualità produttiva dei programmi e di sviluppare nuovi progetti di creatività originale sia per il pubblico italiano sia internazionale. Alla guida della casa di produzione ci sono il CEO Fabrizio Ievolella, la Chief Production Officer Danila Battaglini, il Chief Creative Officer Fancesco Lauber e l'Head of Programmes Leopoldo Gasparotto. Banijay Italia conta su una ricca lista di titoli in produzione che includono alcuni tra i programmi preferiti dal pubblico di oggi: reality come L'Isola dei Famosi, il Collegio e Pechino Express; game-show quali L'Eredità, Guess My Age e Conto alla Rovescia, i migliori cooking show come 4 Ristoranti, Pizza Hero e Cuochi d'Italia, i più famosi talent show come La Corrida fino alla commedia Cops – Una banda di poliziotti e allo show emotainment La Porta dei Sogni. Banijay Italia fa parte del portfolio italiano del gruppo Banijay guidato da Paolo Bassetti, che comprende Banijay Studios Italia, Nonpanic, Aurora Tv, Atlantis Film ed ITV Movie.

BANIJAY GROUP
Banijay Group è una società di produzione e distribuzione mondiale, che crea contenuti premium per la tv e le piattaforme multimediali di tutti i generi, dall'entertainment al drama, passando per il factual e il reality fino ai docu-drama ed ai programmi per bambini. 
Con aziende produttivi leader in più di 16 Paesi, il Gruppo è impegnato con la stipulazione di partnership strategiche con i migliori talenti creativi di tutto il mondo. 
L'azienda raggruppa imprenditori che si distinguono per creatività, innovazione e professionalità. 
Banijay Group unisce talento e personalità, diffondendo idee e format in tutto il mondo. Tra i programmi e i format di punta di Banijay ci sono Versailles, The Secret Lies of 4 Years Olds, Temptation Island, Survivor, Keeping Up With The Kardashians, The Real World, Fort Boyard, The Restaurant, Wife Swap e Catch! and Occupied. 
Banijay Group lavora sotto la direzione di Marco Bassetti.

giovedì 19 dicembre 2019

«IL MOLO ROSSO 2» PRIMA IN ITALIA CHE IN SPAGNA

 Si aprirà con la seconda stagione de "Il molo rosso" il nuovo anno di Rai2 dedicato al mondo della serialità di qualità.
La creatura di Alex Pina, ideatore della serie "La casa di carta", tornerà in onda con i nuovi episodi, in prima visione assoluta, a partire da martedì 7 gennaio in prima serata, dieci giorni prima dell'uscita in Spagna, paese di produzione.
"La casa de papel" non era ancora diventata un successo planetario e già Alex Pina stava scrivendo questa nuova serie destinata ad aggiungere un altro capitolo alla "complex tv" di matrice europea. Al suo fianco, la sceneggiatrice Esther Martinez Lobato e il regista Jesus Colmenar, entrambi già al lavoro su La casa di carta, ma soprattutto di Alvaro Morte, anche conosciuto come il Professore. 
In questa seconda e ultima stagione de IL MOLO ROSSO proseguono le indagini sulla morte di Oscar e verrà finalmente svelato il mistero. Quando Alejandra  (interpretata da Verónica Sánchez)  rivela a Veronica (interpretata dal volto di Irene Arcos) di essere la vedova di Oscar (Álvaro Morte), la sua confessione minaccia di spezzare per sempre la loro amicizia e la loro nuova relazione. Ma entrambe sono troppo coinvolte  per tornare indietro: devono scoprire quale parte hanno avuto i loschi affari di Oscar nella sua morte e anche come la vita può andare avanti da sola. Alejandra decide di intraprendere una sorta di viaggio di auto-liberazione. Allo stesso tempo, Verónica deve chiedersi dolorosamente quanto abbia contribuito alla crisi di Oscar. Insieme, le due donne raggiungono un nuovo equilibrio e senso della famiglia e con l'aiuto del tenente  Conrado  scoprono cosa si cela dietro la morte di Oscar.

lunedì 16 dicembre 2019

FLOP CHE FANNO SCUOLA * DOPO «EUROGAMES» LA FRANCIA POTREBBE RINUNCIARE AI GIOCHI

Ilary Blasi e Alvin.
Il flop senza appello di «Eurogames», succedaneo di «Giochi senza frontiere» trasmesso a inizio stagione da Canale 5, per la conduzione di Ilary Blasi e Alvin, rischia di condizionare indirettamente anche le sorti della televisione francese.
Takis Kandilis.
Per farla breve, il 7 luglio 2020 scadranno i diritti (attualmente ancora detenuti dalla Rai) del marchio di «Giochi senza frontiere», che France Televisiòn (l'equivalente della nostra tv di Stato) aveva già opzionato con l'intenzione di rifare in grande stile il vecchio «Jeux Sans Frontières».
Ma la fallimentare esperienza italiana, che rischia di fare scuola, ha aperto inevitabilmente un fronte caldo: mentre il direttore generale Takis Candilis conferma l'intenzione di farne «un punto di forza del primo semestre 2020», colui che dovrebbe essere il conduttore del
Il conduttore Nagui.
programma, ovvero il leggendario Nagui, popolare presentatore e attore d'oltralpe che ha un certo peso anche sul prodotto, nicchia. In un'intervista, con un commento molto generoso, ha definito Eurogames «Non proprio un evento in Italia», manifestando in modo evidente il desiderio di restarne fuori. Della serie: non sarebbe carino affondare con tutta la baracca, visto che abbiamo visto com'è andata a finire di là. Sarebbe più propenso a un ritorno di «Non dimenticate lo spazzolino da denti», altra nostra vecchia conoscenza.
I giochi sono ancora aperti, naturalmente, ma non siamo più così sicuri che avranno frontiere. E soprattutto un futuro.

martedì 10 dicembre 2019

«LE FIABE VERE» (12) * LA PRODUTTRICE CHE FACEVA LA CRESTA



Dodicesimo appuntamento con le mie Fiabe Vere, che raccontano in modo favolistico il dietro le quinte dello spettacolo e dei media. Quella di oggi, che potete ascoltare cliccando sul link qui sopra e che rimanda al mio canale YouTube, si intitola «La produttrice che faceva la cresta». È la storia di una produttrice televisiva che si ingegnava a inventare mille, strani espedienti per guadagnare altri soldi rispetto a quelli che le venivano corrisposti dalle reti per le quali lavorava.

Sotto, la Fiaba Vera della scorsa settimana, ovvero «La direttora che speculava sul dolore». Una storia davvero incredibile e imbarazzante legata al mondo dell'editoria.

Grazie per l'attenzione e per gli apprezzamenti che mi arrivano dal pubblico e dagli addetti ai lavori per questa rubrica che apre squarci di luce su mondi spesso sommersi.

venerdì 22 novembre 2019

«THE PRICE OF SEX - PROSTITUTE DALL'EST» SU CIELO

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne Cielo dedica la seconda serata alla prima visione assoluta di The price of sex – Prostitute dall'Est. Questo documentario diretto dalla fotoreporter Mimi Chakarova dà voce a donne provenienti dall'Est Europa vittime del traffico di esseri umani e costrette a lasciare la propria casa. Racconti senza filtri di chi è sopravvissuta a questa terribile esperienza e ha cominciato una nuova vita.
Un viaggio attraverso i luoghi più nascosti e pericolosi del mercato della prostituzione, uno sguardo in prima persona che mette in luce i diversi punti di vista sul tema con interviste esclusive a trafficanti, clienti e attivisti.
Cielo è il canale in chiaro di Sky, lanciato in Italia nel dicembre 2009 sul digitale terrestre al canale 26, e visibile anche sulla piattaforma Sky al canale 126 e su TivùSat al canale 19. Cielo offre una programmazione per oltre l'80% inedita per la tv in chiaro, con il meglio dei programmi di intrattenimento italiani ed internazionali, dai talent show al factual entertainment, ma anche il cinema e l'informazione di Sky TG24, e le grandi produzioni originali. La sede operative di Cielo è a Milano. Cielo è guidato da Remo Tebaldi, Senior Director Sky Terrestrial Channels.

Post più popolari

Lettori