Ogni tanto mi capita di leggere sui social le lamentazioni (poche, a dire il vero, ma non così poche) di chi: "Non amo lo smart working: mi sembra di non avere più i miei spazi, rispondo sempre al telefono, anche negli orari delle pause, sì sono più libera però mi vesto sciatta, ecc.". Lagne che partono da gente che magari prima passava 365 giorni l'anno (anche i festivi) a lamentarsi di direttori stronzi, colleghi leccaculo, ambienti di lavoro invivibili, e quant'altro. Ma ringraziate Iddìo di non vederli, dico io.
Ora, a parte il fatto che si chiama smart working (con maggior precisione chiamiamolo telelavoro, che ha gabbie contrattuali più stringenti dello smart working) smart working perché è intelligente, lo dice la parola, sennò l'avrebbero chiamato coglion working, gli spazi siete voi che ve li create. Avete la libertà di gestirvi tempi e modalità senza gli occhi sempre puntati addosso di gente (non di rado) malevola. Soprattutto in tempi come questi, quando le aziende non vedono l'ora di lasciare a casa gente nei modi più fantasiosi. L'importante è fare al meglio ciò che si è chiamati a fare.
Personalmente, da sempre, la ragiono così. Il resto sono dettagli. E se fra le 13.30 e le 14.30 non vuoi rispondere al telefono perché sei in pausa, non rispondi. Se alle 18.30 stacchi, stacchi. Se ne faranno una ragione e richiameranno. E se finisci tutto in mezza giornata, l'altra metà fai un po' quel che ti pare. Impieghi meglio il tuo tempo. Invece di essere costretto a una scrivania davanti a un computer a far finta di produrre. Quando fate così vi manderei ai lavori forzati. Anche quelli, a modo loro, sono smart.
La toccante lettera dei gestori del bar Mondadori di Segrate, che sta per chiudere.
Dal 2020 chiuderà i battenti lo storico bar della casa editrice «Mondadori», a Segrate. Lo hanno annunciato i gestori con una toccante lettera ai dipendenti rimasti (la potete leggere qui sopra) affissa in azienda.
«Questi sono gli ultimi giorni che passeremo insieme, abbiamo dovuto scegliere di abbandonare la gestione di questo bar», scrivono. Il riferimento sembra essere quello relativo alla cessione di altre cinque testate, dopo «Panorama», all'editore de «La Verità» Maurizio Belpietro. Si tratta, com'è noto, di Confidenze, Sale&Pepe, Tu Style, Cucina moderna e Starbene, che dal nuovo anno non saranno più lì. Altri pezzi di storia editoriale mondadoriana che cambiano strada e sempre meno potenziali clienti per il bar interno, in piazzetta, che, vista l'uscita di scena di tanta forza lavoro, deve arrendersi all'idea di abbassare la saracinesca.
Dopo il leggendario spaccio, che aveva già chiuso tempo fa, viene a mancare un altro tassello del puzzle "sociale" di Segrate. E dalle parole dei gestori del bar prossimi all'uscita, come il mitico Michele, si legge l'amarezza per qualcosa di finito: «La vita fuori dalla Mondadori ricomincerà sicuramente, ma qui con voi lasceremo un pezzetto del nostro cuore».
Il caffè al bar in piazzetta la mattina o post mensa (preferibilmente utilizzando il carnet di buoni che vedete nella foto qui sopra) è sempre stato un rito per i dipendenti Mondadori. Un momento di aggregazione importante, di scambio di idee, di battute, di esperienze utili anche a migliorare il prodotto che si portava ai lettori. Ora, come in tante altre aziende vittime del difficile momento che sta vivendo il settore editoriale, non restano che le classiche macchinette. Che lavorano senz'altro peggio e con meno anima e calore della macchina da espresso di Michele e della sua simpatica combriccola di amici. È un Natale triste, a Segrate. AGGIORNAMENTO del 24/12, ore 9.37: Mi giunge voce che lo storico bar di Mondadori a Segrate forse non chiuderà. I precedenti gestori avrebbero ricevuto un'offerta per restare, ci sarebbero state trattative, ma non si sarebbe trovato un accordo con l'azienda. Sarebbero però in corso trattative per ripartire dal primo gennaio con una nuova gestione. Cosa che non riesce a salvare di certo lo stupendo rapporto amicale creatosi fra i dipendenti e Michele e il suo gruppo di lavoro, visto che ormai hanno annunciato (come si legge sopra) l'uscita di scena, ma almeno l'essenza stessa del bar, del luogo di aggregazione fondamentale per i dipendenti della casa editrice di Segrate. È una decisione intelligente, quella di non chiudere il bar, che fa onore a Mondadori.