«Baila!» tra-baila più che mai, e le sue sorti sono appese a un filo. L'ultimo rumor che viene da ambienti Mediaset parla di destino già segnato per il discusso varietà di Barbara D'Urso. Inizialmente erano previste otto puntate, ma i pessimi ascolti delle prime due, hanno messo tutti in allarme riducendo la pezzatura definitivamente a sei. Questo stando all'ufficialità. In realtà pare che un piano, del quale sarebbero all'oscuro anche la stessa conduttrice e il cast, preveda la possibile chiusura alla quarta. Non si sa se in omaggio alla taglia di reggiseno di Barbara. Tutto dipenderebbe dagli ascolti di stasera (terza puntata). Se ci sarà un apprezzabile miglioramento per gli standard della prima serata di Canale 5, si arriverà come previsto a sei. Se non sarà così, il regista Roberto Cenci dovrà prendere atto che si chiude alla quarta. Senza ulteriore appello.
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lunedì 10 ottobre 2011
lunedì 26 settembre 2011
SOSPESO «BAILA!», INIZIERA' L'ERA DELL'IGIENE DEL FORMAT?
Non avendo visto «Baila!» (che doveva debuttare questa sera su Canale 5 ma è stato sospeso dal giudice, che ha ravvisato nel programma il plagio di «Ballando con le stelle» di Raiuno), non so dire se la decisione fosse giusta o meno. Ma immagino che la Legge abbia agito con coscienza, basandosi su riscontri oggettivi. Quel che so con certezza è che un po' di «igiene» del format televisivo, in Italia, non guasta. Oltre a programmi che risalgono al paleolitico, siamo di fronte sempre più spesso a trite scopiazzature di formule vincenti. Sin dai tempi de «I fatti vostri», ripreso da Gerry Scotti con il titolo di «Ore 12», per arrivare al recente «Io canto», sempre di Scotti, che sembra avere più di un debito nei confronti di «Ti lascio una canzone», il programma di Antonella Clerici con i baby cantanti (che a sua volta somigliava non poco a «Canzoni sotto l'albero»), nella nostra tv va di moda ispirarsi. O a volte, sfacciatamente, clonare. Anche il «Forum» di Rita Dalla Chiesa (Retequattro) è diventato su Raiuno «Verdetto finale», con Veronica Maya. Ma gli esempi potrebbero continuare quasi all'infinito. Povertà di idee o scarsa voglia di rischiare? Entrambe le cose.
Stavolta hanno perso Endemol, Canale 5 e Barbara D'Urso, e ha vinto la caparbietà di Milly Carlucci, un vero terminator col sorriso da Geisha. Che ha difeso con gli artigli la propria creatura. Appoggiata dalla Rai, quasi come se la concorrenza in video oggi esistesse veramente. Cose che commuovono.
Quel che non si capisce è come mai il regista di «Baila!», Roberto Cenci, ai tempi della gestazione del progetto, ne parlasse in questi termini: «Sto lavorando a una sorta di talent per aspiranti showgirl». Qualcosa che all'apparenza era molto diverso dal prodotto poi bloccato dal giudice. Ma forse l'idea originale di Cenci è stata accantonata strada facendo.
Ora non resta che una domanda: dopo il gesto coraggioso (e premiato) di Milly Carlucci, inizierà la resa dei conti? La guerra di cause e controcause per arrivare a ristabilire un po' di originalità fra gli show delle nostre antenne? Non contiamoci troppo...
Stavolta hanno perso Endemol, Canale 5 e Barbara D'Urso, e ha vinto la caparbietà di Milly Carlucci, un vero terminator col sorriso da Geisha. Che ha difeso con gli artigli la propria creatura. Appoggiata dalla Rai, quasi come se la concorrenza in video oggi esistesse veramente. Cose che commuovono.
Quel che non si capisce è come mai il regista di «Baila!», Roberto Cenci, ai tempi della gestazione del progetto, ne parlasse in questi termini: «Sto lavorando a una sorta di talent per aspiranti showgirl». Qualcosa che all'apparenza era molto diverso dal prodotto poi bloccato dal giudice. Ma forse l'idea originale di Cenci è stata accantonata strada facendo.
Ora non resta che una domanda: dopo il gesto coraggioso (e premiato) di Milly Carlucci, inizierà la resa dei conti? La guerra di cause e controcause per arrivare a ristabilire un po' di originalità fra gli show delle nostre antenne? Non contiamoci troppo...
venerdì 25 febbraio 2011
ROBERTO CENCI * «I BABY CANTANTI NON SONO MOSTRI E I MIEI PROGRAMMI CLONANO SE STESSI»
Quando hai per le mani una banda di ragazzini che cantano come i grandi (e a volte meglio), con l’andare del tempo diventa difficile tenerli sempre chiusi nell’angusta scatola dalla tv. Il loro talento può riempire persino i palasport. Con questo spirito il regista Roberto Cenci ha varato a Genova «Io canto - La festa», un tour con 13 mini-fenomeni della vocalità usciti dal talent-show di Canale 5, da lui ideato e diretto. 35 canzoni concentrate in due ore di spettacolo, in bilico tra i Queen, Michael Jackson, i Blues Brothers, e medley che spaziano da Walt Disney a «Grease», passando per gli anni della Disco music. «Fortunatamente» spiega Cenci «le difficoltà che si incontrano organizzando e muovendo una macchina imponente come questa sono attenuate dal fatto di poter utilizzare quasi tutto l’impianto musicale già sfruttato in tv. Per il resto, mi fa piacere sottolineare che con gli incassi di questi spettacoli sosteniamo Mediafriend Onlus; alla fine, contribuiremo con 200 mila euro alle iniziative di solidarietà de La fabbrica del sorriso». Le polemiche per «Io canto», indicato come clone di «Ti lascio una canzone» di Antonella Clerici (Raiuno) sembrano solo un ricordo. «In realtà è un falso problema» continua Cenci. «Anche perché entrambi gli spettacoli sono miei. Il primo me lo chiese Bibi Ballandi; questo l’ho realizzato per Canale 5 utilizzando ragazzi di una fascia d’età superiore: attorno ai 12-14 anni. È un talent, con un preciso vincitore - quest’anno Benedetta Caretta, con premio della giuria ad Andreea Olariu, la scorsa edizione Cristian Imparato -, ma avendo a che fare con concorrenti di questa età abbiamo preferito evitare loro eliminazioni potenzialmente traumatiche, che sono invece tipiche di programmi come “X-Factor” o altri. Nei quali però i personaggi hanno già un percorso di vita più strutturato». E mentre sul palco i baby talenti provano, dietro le quinte un manipolo di genitori, in riunione permanente, si organizza per seguirli durante le date del tour. L’organizzazione deve provvedere a tutto: albergo, voli, pasti e trasferimenti. Come per i divi veri e il loro entourage. È giusto, si domanda qualcuno, incidere sulle vite di questi ragazzi per trasformarli - seppure momentaneamente - in macchine da spettacolo? «Credo che non ci sia niente di male» conclude Cenci. «Mi auguro che un domani Cristian Imparato, che è di Palermo, diventi nella sua città un grandissimo chirurgo. Dopo aver verificato per bene le sue attitudini. Ma se nel frattempo, avendo un forte talento musicale, lo mette un po’ a frutto, non ci vedo niente di mostruoso. Anche mia figlia, che oggi ha 26 anni e lavora dietro le quinte della tv, provò a fare la ballerina in uno show della Cuccarini. Questi ragazzi stanno facendo una grande esperienza di vita. Non solo: quando sono arrivati, erano un po’ dissociati, ognuno attaccato al proprio pc, videogioco o Facebook. Ora socializzano, giocano, si aiutano nei compiti. Sembra quasi abbattuta la strana barriera di solitudine dei nostri tempi».
Roberto Cenci (47 anni), è attualmente al lavoro per preparare «Lo show dei record» con Gerry Scotti, e un nuovo talent show intitolato «Ragazza Italiana».
La produzione dello spettacolo è a cura della scuola M.A.S. (Music Arts & Show) di Milano.
(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2011)
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