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lunedì 12 marzo 2012

LUCIO DALLA * VITA E CARRIERA: DAL FIASCO DI «LEI» AL TRIONFO CON «BANANA REPUBLIC»

 - Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943. Data che nel 1971, a Sanremo, diventerà il titolo di una tra le sue più note canzoni.
- A sette anni, rimane orfano di papà.
- Inizia a suonare prima la fisarmonica, e a 13 anni il clarinetto. Il suo debutto è col jazz della Rheno Dixieland Band.
- Nel 1964 porta al Cantagiro il suo primo 45 giri da solista: «Lei (non è per me)», scritta da Gino Paoli. Non sfonda.
- Con «Paff… bum!» (1966) calca per la prima volta il palco di Sanremo. Inizia a piacere per la sua eccentricità.
- Nel 1967 recita ne «I sovversivi» di Paolo e Vittorio Taviani.
- Dal ’73 al ’76 collabora con il poeta Roberto Roversi e nel 1977 incide «Come è profondo il mare». Sono gli inizi del Dalla cantautore.
- Rispettivamente nel 1979 e nell’80 consegna alla storia i suoi due album di maggiore successo: «Lucio Dalla» (un milione di copie) e «Dalla».
- Sempre nel 1979, con Francesco De Gregori e Ron, dà vita al tour trionfale di «Banana Republic».
- Dopo un periodo di contaminazioni con la musica elettronica, nel 1986 incide «DallAmeriCaruso», che contiene la memorabile «Caruso».
- Altro clamoroso successo nell’88, con la collaborazione «Dalla/Morandi», disco e tour.
- Abbandona gli istrionismi, ma nel 1990 incide «Cambio», con la giocosa «Attenti al lupo», firmata da Ron, e nel ’96 «Canzoni», con la collaborazione di Samuele Bersani.
- Non smette di sperimentare, oltre la canzone leggera, con il musical «Tosca – Amore disperato» (2003) e il «Pulcinella» di Stravinskji (2007).
- Nel 2010 torna a esibirsi con De Gregori nel tour che celebra «Banana Republic».
- È a Sanremo 2012 per accompagnare Pierdavide Carone in «Nanì».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

venerdì 30 settembre 2011

«STAR ACADEMY» * L'OPERAZIONE TRIONFO (DEL GIA' VISTO)

Sarà che non ne posso più di questi format tutti uguali a se stessi, sarà che sto invecchiando, fatto sta che vedendo «Star Academy» (partito ieri sera su Raidue con un ascolto assai modesto) non riuscivo a non sentire l'olezzo pesante del già visto e stravisto. Da «Operazione Trionfo» agli inevitabili, forti sapori di «X-Factor», che sono parte del biglietto d'ingresso, l'idea del clone aleggia e si espande.
Lo sfortunato Francesco Facchinetti - che ultimamente, poveretto, non imbrocca un programma - fa il compitino, ma gli consegnano un cast innegabilmente povero di talenti e una riserva indiana di svogliati «mentori» piazzati sulle gradinate che manco alla sagra della salamella. Le uniche emozioni le ho provate sotto finale, quando Ron ha cantato «Non abbiam bisogno di parole» con tale Viviana Calderona. Un duetto da ricordare. Così come invece andrebbe sanzionato dal garante per l'udito l'omaggio alla povera Amy Winehouse. Fra vistose stonature e parecchi problemi tecnici di audio e di palco, spiccavano i buoni clippini della regia (affidata a Duccio Forzano, uno che merita ben altri programmi) e quella voglia di «X-Factor» negato che si respirava - volendolo cercare - anche nei boxer di Facchinetti.
Un accenno a parte lo merita la giuria: dalla giustamente severa Lorella Cuccarini a un'Ornella Vanoni, Nefertiti per gli amici, che passa dagli insoliti panni di fatalona della canzone a quelli di generosa chioccia. Da Roy Paci (all'anima sua) a Nicola Savino. Che - chissà perché - si è accollato il ruolo del saggio Nongiovane. Ma uno che è davvero saggio, si fa infinocchiare da «Colorado»?

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