venerdì 25 maggio 2012

NINA ZILLI * «ECCO IL MIO EUROFESTIVAL (SENZA MINA NÉ WINEHOUSE)»

Se (come chi scrive) non ricordate esattamente dove sia l’Azerbaijan, non è un problema. C’è buona probabilità che non lo sappia con certezza neppure buona parte dei 42 partecipanti – ognuno in rappresentanza di altrettanti Paesi – all’edizione 2012 dell’«Eurovision Song Contest». La finale del caro, vecchio «Eurofestival» (così è noto ai più), in onda in diretta su Raidue sabato sera da Baku, capitale della Repubblica caucasica. A rappresentare i nostri colori la talentosa Nina Zilli, la «Faraona di Gossolengo», dal nome del paesino in provincia di Piacenza che l’ha vista nascere.
«Questo soprannome me l’ha dato lei in un’intervista qualche anno fa» sorride Nina. «Ma se devo essere sincera preferisco “L’Airone della Val Trebbia”, appioppatomi da un altro; sì, perché ogni tanto alzo la gamba mentre canto». Resta la vera domanda di fondo: Nina Zilli sa dov’è l’Azerbaijan? «Dove Caucaso è, intende? Massì, che lo so: Baku, la capitale, si trova sul Mar Caspio, ma confesso di aver “googolato” un po’, prima. Non so perché abbiano scelto proprio me: in passato parteciparono anche Modugno e Battiato… Me lo annunciarono a Sanremo, prima della finale, Gianmarco Mazzi e chi rappresenta la manifestazione qui da noi. Andare ed essere la sola italiana in un contesto del genere mi onora, ma non vincerò mai. Io sono rock e vincere non è rock, quindi andrà storta. In palio, poi, non ci sono soldi, da quelli mi tengo sempre lontana. Al limite un trofeo. Scherzi a parte, sarebbe meraviglioso. Anche se non sono del tutto sicura che allo stesso Mazzi farebbe piacere, in quanto il Paese che vince deve organizzare la gara l’anno successivo e l’Eurofestival costa tanto: gli verrebbe un coccolone».

Miss Zilli si presenta con un brano, «L’amore è femmina (Out of Love)», dalla genesi complessa. «È una canzone mia» dice «scritta con altri quattro autori inglesi. Originariamente nasceva con un testo in inglese. Ho realizzato la cover italiana per l’album e ora per l’Eurofestival l’ho riscritta in parte in inglese, per arrivare a un pubblico più vasto, ma diversa rispetto all’originale. Per farla somigliare più alla mia versione». Insomma, un triplo carpiato. Emozionata per l’evento come al Concertone del primo maggio a Roma? «Quella non era tanto emozione» spiega «ma un problema tecnico alla frequenza degli auricolari, che ogni tanto scompariva. Mi fossi sentita bene in cuffia, avrei fornito una prestazione più consona ai miei standard, ma in quel momento non mi importava: il pubblico si divertiva, è andata bene così. Rispetto all’Eurofestival, ho un atteggiamento distaccato. Avendo già mille cose da fare, ognuna mi aggiunge stress, quindi non sono andata neppure ad ascoltare le altre canzoni in gara, che pure sono già on-line. Lo scoprirò là, assieme ai volti degli interpreti. L’unica che conosco per ora è Anggun».
Strano destino, quello di Nina Zilli, passata dalla ruvidezza dei concerti nei locali del piacentino con acconciature dreadlocks («Cofane alte e colorate di rosso, verde e azzurro, ma tacchi e vestiti curati anche all’epoca, sono pur sempre una donna…») ai palcoscenici nazionali, elegante e ripulita. Apprezzata da tanti per gli stessi motivi per i quali altri la criticano: capigliature vistose, abiti leziosi, generosi echi di Amy Winehouse e Mina. «Grazie a chi mi apprezza. Agli altri dico: faccio musica e scrivo canzoni dall’età di 11 anni. Se davvero pensano che il mio riferimento musicale possa essere Amy Winehouse, sbagliano. Quanto a Mina, mi viene da ridere: lei è eterea e inimitabile. La sola idea di farlo sarebbe controproducente».

(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2012)

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