Visualizzazione post con etichetta massimo giannini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta massimo giannini. Mostra tutti i post

mercoledì 3 febbraio 2016

GIANNINI SI RIBELLA E LA BOSCHI CHE COMANDA DAVVERO NEL PD

Il collega Massimo ‪Giannini‬ (uno sempre piuttosto allineato, o comunque non ostile a chi comanda) che in diretta a ‪‎Ballarò‬ si ribella ai violenti attacchi del ‪Pd‬ per aver parlato di «legami incestuosi» fra politica e affaristica sul caso delle banche, è uno spettacolo da antologia. Una sua semplice espressione d'uso comune viene letta con malizia sopraffina in riferimento a Maria Elena ‪Boschi‬, e utilizzata per tentare di fare le scarpe a un giornalista neanche scomodo. Appena appena scomodino, se mi si passa il termine.

Ne emergono due considerazioni: nel Pd c'è la stessa libertà d'espressione che c'era in Italia ai tempi del Fascio, o giù di lì. Sono passati dalle 128 correnti al pensiero unico. E poi viene fuori chiaramente chi comanda lì dentro (qualora non si fosse già capito da un po'). Anche senza andare a‪ Firenze‬ a Pitti Bimbo, si capisce che in casa i pantaloni non li porta il signor ‪Renzi‬, ma la signorina Boschi. La versione gusto cacciucco white sensations dell'Olivia Pope di ‪«Scandal‬», per chi bazzica le serie tv. Perché paragonare la nostra misera politica alle trame sopraffine di‪ «The House of Cards‬», scusate, ma proprio non mi viene.


A questo punto, visto che la maschera è caduta, si dia al Generale Boschi direttamente la Presidenza del consiglio. Così il Paese sarà nella stessa situazione, ma avremo almeno qualcosa di bello da vedere. Perché Matteo, in tutta onestà, l'è scarsino. Ovvìa.

mercoledì 24 settembre 2014

CROLLA «BALLARO'» (E IL PUBBLICO NON NE PUO' PIU' DI TALK-SHOW POLITICI)

Crolla il «Ballarò» del plumbeo Massimo Giannini, che (dopo la curiosità per il suo debutto e la presenza di Roberto Benigni) non ha più carte da giocare già alla seconda puntata, se non convocare uno spiazzante e spaesato Carlo «Masterchef» Cracco, giusto per piegarsi - come tutti - alle logiche televisive. Lo chef non ha dato la ricetta del polpettone soltanto perché lì lo stava già cucinando benissimo il conduttore.
Intendiamoci, il crollo di «Ballarò» era la cosa più prevedibile del mondo, ma forse non in questi termini così drammatici. D'altra parte l'appeal di Giannini è quello che è, e ora la gatta da pelare è tutta della rete.
Intanto, il diabolico professorino Giovanni Floris su La7 con «DiMartedì» sale e riduce ad appena due punti il distacco dal competitor. Basta piazzare Maurizio Crozza in apertura che imita Pierluigi Bersani, con un Bersani lì in carne e ossa da intervistare sulle magagne del Paese e la rivalità con Matteo Renzi. Per non parlare di Landini, che la scorsa settimana alzava l'audience di «Ballarò», e questa volta - per le pari opportunità - è andato a fare miracoli da Floris. Di questo passo, gli toccherà andare in tournée con gli U2.

Intanto, Michele Santoro - uno che ha capito tutto - annuncia che questo sarà l'ultimo anno di «Servizio pubblico». La verità è che lo spettatore medio ormai non ne può più di talk-show politici. Sempre la stessa, inconcludente zuppa, più o meno gridata, più o meno raffazzonata o riscaldata, che fa rimpiangere i tempi di Funari e del suo mammozzone trasporta-politici. Almeno là c'era la mortadella che dava poesia e il coté finto trasgressivo di Gianfranco.
Ogni settimana, in ogni programma, oggi imperversa la stessa compagnia di giro che si parla addosso e cerca di prevalere foneticamente sull'avversario. Quando c'era Sgarbi a dare della capra a qualcuno, almeno ti divertivi. Oggi, tutto questo chiacchierare sul nulla non ha più senso. Parlare di politica nei talk è come ballare sul Titanic mentre l'Italia affonda. E la gente, giustamente, cambia canale.

martedì 16 settembre 2014

FLORIS VS GIANNINI * È PAREGGIO: UNO RIFA' «BALLARO'», L'ALTRO AIZZA BRUNETTA

Giovanni Floris ha fatto solo il suo sporco lavoro: riprodurre pari pari «Ballarò» su La7 nel nuovo «DiMartedì», titolo troppo didascalico per il quale il buon Crozza nella Copertina l'ha opportunamente sfottuto.
I titoli didascalici in tv si fanno in due casi: o quando si sottostima il pubblico (vecchia scuola giornalistica della semplificazione assoluta), o quando si ha una paura fottuta. Propenderei per la seconda ipotesi.
Per il resto, problemi di compressione audio iniziali a parte, giovannino era agitato ma è stato impeccabile, nonostante il mucchio (poco) selvaggio di ospiti soporiferi. E ha anche messo le mani avanti per gli ascolti di domani («Piano piano vogliamo che il pubblico si riabitui a seguirci...», ecc. ecc.). Rifare «Ballarò» per lui, che partiva da un'illuminazione di rete svantaggiata, era non solo un marcare il territorio, ma una scelta obbligata.
L'austero (stavolta meno) Massimo Giannini su Raitre se l'è cavata meglio di quanto avessi previsto, ma dopo un Roberto Benigni che non faceva ridere piazzato contro Crozza in apertura (Benigni fa ridere solo se è pagato, in un'intervista gratis non ti smuove un muscolo) ha prima tergiversato, poi ha impiegato un'ora per tornare a fare «Ballarò». Iniziare prima, sembrava brutto. Sembrava di copiare. Poteva costargli caro. A salvargli la ghirba non è stato certo il faccia a faccione con Romano Prodi, ma i duelli Brunetta-Landini. Forse anche per l'effetto Formula 1, col pubblico a casa preoccupato che Renato tra un urlo e l'altro cadesse da quel seggiolone, facendosi male.
Vedremo l'Auditel, ma tecnicamente direi che la sfida giornalistica del martedì parte con un pareggio. Colpo di coda dell'ex vicedirettore di Repubblica la sigla firmata da Ivano Fossati. E lì sono carte da decifrare, per dirla col maestro.

Post più popolari

Lettori