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sabato 7 agosto 2021

MONDO SOCIAL * PER FAVORE, AL LIMITE CHIAMATEMI ININFLUENCER

Franco Bagnasco. Sulla t-shirt una foto dell'attore Brian Cranston, l'Heisenberg della serie tv cult "Breaking Bad".

Davo un'occhiata ieri al profilo, tristemente disadorno di like e di followers, di una collega che s'è convinta (per mancanza di prove) di essere una sorta di influencer, o wannabe. Allontanatasi da Facebook perché non era più, peraltro ormai da tempo, il social più trendy e rampante (bisogna sempre essere sul social più trendy e rampante), sembra averlo riscoperto di recente; tanto che non di rado regala alla sua scarsa e poco entusiasta audience certi pipponi che levati. Gente del mestiere, ora non scrivetemi in privato per sapere il nome, perché non lo farò neanche sotto tortura. Accetto al massimo - de visu - crostate ai frutti di bosco o sbrisolona con crema pasticcera. Presentarsi con pacchetto in mano. Pagare moneta, vedere cammello.

Parto da questa notazione cronistica per una piccola riflessione personale sull'uso di Facebook, che resta invece, e lo è da sempre, il mio mezzo preferito. Non perché mi ritenga un influencer, anzi. Non me ne può fregare di meno (credetemi) di esserlo o di interpretarne il ruolo. E se e quando provo a farlo, mi stanco subito della pagliacciata ridendo di me stesso.
FB, che guarda caso ha anche le mie iniziali, mi piace perché tra i social a grande diffusione è quello più versatile. Si presta a postare sia lunghi testi che piccole riflessioni o battute più o meno felici (l'unica cosa che mi diverta davvero fare, e chi mi conosce bene lo sa), fotografie e album ma anche canzoni, video. Di tutto. E come se non bastasse mi consente di veicolare per bene quel che scrivo altrove, perché venga potenzialmente letto, rilanciato, condiviso. Tutto qui, se ci fermiamo all'utilità professionale. Il resto è cazzeggio. Strappare una risata in genere mi gasa di più che sventolare pipponi, che ogni tanto mi scappano, magari, ma non sono mai scritti al fine di vestire i panni dell'internettaro che ci crede. Tant'è che spesso sono apertamente impopolari. Scrivo quel che mi pare e amen. Più gente legge, meglio è. Al limite, chiamatemi Ininfluencer. Ci tengo.

Twitter ha i suoi limiti - non pochi - ed è comunque più orientato a chi compulsivamente posta notizie o commenti più o meno richiesti su qualunque cosa; Instagram è l'inebetimento fotografico perfetto per i nostri tempi molto vuoti, dove con i filtri mistifichi il reale. Il testo non serve. Prendi una foto da vomito e la trasformi spesso in uno scatto valido, dimostrando che vince sempre il percepito. L'idea geniale che hanno avuto (e che non a caso Facebook ha copiato) è stata quella delle stories temporizzate, che si riducono a una visione privata - dunque commentabile soltanto in privato - di foto o video personali. Detta in soldoni: anche se sei fidanzato/a o sposato/a (mi scuso se ho tralasciato qualche genere) puoi farti le tue belle stories che verranno lette, viste e commentate da tutti i tuoi contatti senza finire sotto occhi indiscreti. For your eyes only. A ciò è dovuto il successo delle stories, non ad altro.
Tutto questo per dire alla collega dal profilo tristemente disadorno di likes e di followers: prova a essere te stessa. Magari avrai più riscontri sui social. Ma ho il timore che porti in scena già se stessa, quindi mi chiudo in un commosso mutismo e vi auguro un buon proseguimento di giornata.


domenica 2 agosto 2020

SE SEI POCO NOTO, EVITA LE FAN PAGE DI FACEBOOK: SONO UNA FREGATURA

Il logo di Facebook.
"Giovanni Ciurretto ti ha invitato a mettere like a Giovanni Ciurretto". "Marcella Stragnelli ti ha invitato a mettere like a Marcella Stragnelli". "Ottavio Ragnazzi ti ha invitato a mettere like a Ottavio Ragnazzi".
Ma io mi domando: che cosa ve ne fate di tutte queste Fan Pages che non sono altro che un duplicato del vostro profilo Facebook? Manco foste un'azienda, cantanti in classifica o notissimi divi hollywoodiani. 

E' vero, le Fan Pages hanno alcune funzionalità di controllo del traffico maggiori e alcune feature attraenti per la vendita on line, ma sono anche solitamente una fregatura perché per posizionarle meglio nelle visualizzazioni, FB chiede soldi. E lo fa a volte in modo abbastanza insistente. Senza quelli, resti al palo. Quindi, se la tua popolarità è a livello poco più che condominiale, tieniti la tua bella pagina normale lasciandola magari aperta, in modo che ai contatti (le "amicizie") si possano aggiungere spontaneamente ed eventualmente anche i followers. Dà retta a un pirla.

giovedì 18 luglio 2019

FACEAPP FA BOOM ED ESPLODE ANCHE LA SATIRA SUL WEB

Barbara D'Urso nel 2057 sarà ancora in attività?
Il boom di FaceApp, l'applicazione che invecchia (ma non solo) i volti delle persone, ha fatto esplodere anche la satira on-line, alla quale do, come sempre, il mio modesto contributo facendomi aiutare a pennellare una Barbara D'Urso da sempre (e per sempre?) sulla breccia.
La conduttrice di «Pomeriggio 5», «Domenica Live», «Grande Fratello» e «Live - Non è la D'Urso», colonna di Mediaset, è uno tra i personaggi più popolari della televisione. E in una tv dai programmi che restano immutabili per lustri e decenni, è lecito immaginarsi una D'Urso nel 2057 ancora sotto le luci ben addomesticate degli studi di Cologno Monzese. 
Tra le celebrities finite oggetto di ironia grazie all'app che modifica i tratti somatici ci sono ovviamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ma anche Papa Francesco, Cristiano Ronaldo, Belen Rodriguez, Ariana Grande, Donald Trump, Sfera Ebbasta, Rocco Siffredi, Mauro Icardi, Gigi Buffon, Thanos, Silvio Berlusconi ed Harry Potter. Una compagnia di giro, come si può notare, a dir poco variopinta e straordinaria. Ma il gioco è appena iniziato, e dovremo vederne ancora delle belle. Magari con qualche ruga in più.

venerdì 6 maggio 2016

IL COMPLEANNO AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK


Il guaio quando compi gli anni in questi tempi social è che passi la giornata a mettere like su circa 800 messaggi di auguri che ti arrivano su tutti i device che hai in casa, tra Facebook, Twitter, Blog, Whatsapp, in un costante trillare. Il picco, ieri, è stato fra le 9.30 e le 14.30. Pensavo di farmi aiutare da una badante ucraina ma ho fatto tutto da solo. Poi ci sono le telefonate di amici, colleghi, gente di spettacolo. Tanto affetto e tanta solidarietà.

Allora, prima di tutto grazie a tutti. Davvero. Sia perché, a parte il crampo al mouse, fa sempre piacere. Sia perché questi 48 anni (l'età nella quale tu ti senti ancora un pischello e le venticinquenni ti considerano, se va bene, uno zio) sono stati un compleanno un po' particolare. Non è un periodo facile, per alcuni sgradevoli e inutili motivi indipendenti dalla mia volontà. Non posso e soprattutto non voglio parlarne, anche perché alle lagne preferisco sempre una battuta, se e quando mi viene. Ma magari un giorno ci sarà occasione. Vi abbraccio con grande affetto.

mercoledì 8 aprile 2015

LA CLASSIFICA DEI 10 UTENTI PIU' ODIOSI DI FACEBOOK

10) L’AMANTE DEL LUNEDI’
Non pubblica mai niente, ma ogni lunedì – puntuale come una cartella esattoriale - certifica con noia infinita l’esistenza di questo drammatico giorno della settimana. Giorno che lo annienta nel fisico e nel morale e che guarda caso coincide con la ripresa del lavoro. Si faccia vedere da uno bravo, oppure passi direttamente al martedì. Che poi gli toccherà odiare. Magari su Twitter.

9) LA GLITTERATA
Diffonde solo post con immagini sdolcinate, tipo cuoricini, angioletti, cagnolini, gattini e fatine glitterate. In genere ha 84 anni e si connette dalla casa di riposo. Bella zia.

8) IL COMMENTATORE A CAZZO
Non lascia mai un tuo post senza un commento. Lo considera peccato mortale. Piuttosto scrive in calce: «Viva il parroco!», ma qualcosa deve mettere per forza. Sennò è squalificato.

7) IL DOMANDONE
Chiede a gran voce ulteriori spiegazioni rispetto a quello che hai scritto nel tuo post. Cose che potrebbe serenamente cercarsi da solo sul web, ma vuole saperle da te. Soltanto da te. Senza accorgersi che in genere la risposta è già contenuta in uno o più commenti precedenti. Che ovviamente non si è premurato di leggere.

6) IL BATTUTARO
Ritenendosi molto arguto e spiritoso, confeziona giornalmente battute a raffica. Alcune riuscite, altre meno, ovviamente. Caratteristica del battutaro è quella di richiamare frotte di altri battutari, ancora più temibili, che commentano cercando di replicare con calembours sperabilmente più divertenti di quello originario. Il risultato, nell’insieme, è a volte drammatico.

5) LA SELFISTA
Regina del selfie, posta con cadenza giornaliera foto dove appare da sola o con accanto l’amica d’ordinanza al party di grido. Entrambe hanno il cocktail fra le mani e la bocca a culo di gallina.

4) IL POLEMICO
Il polemico a ogni costo ha come unico scopo quello di far notare il proprio ego smisurato su profili molto più frequentati del suo, che in genere è estremamente disadorno di contatti. Ingaggia pretestuosi (e infiniti) duelli verbali con l’autore del post, che si concludono con i due che mantengono le rispettive opinioni, e nel frattempo si sono mandati affanculo bannandosi per l’eternità. Per il quieto vivere, il polemico andrebbe bannato al secondo post.

3) L’AMICONE AMICONE
Non l’hai mai visto, eppure ti invia una richiesta d’amicizia. L’accetti. Da quel momento ti ritrovi la timeline, la bacheca, la posta privata e le notifiche sommerse di inviti a sagre della porchetta, mostre di quadri impressionisti (nel senso che fanno impressione), concerti di gruppi sconosciuti anche ai familiari, beveroni dietetici da comprare in multi level marketing e raduni della P2.

2) IL TAGGATORE
A Natale, Pasqua, Capodanno e a tutte le feste comandate, pubblica una simpatica foto augurale e tagga te insieme a tutti gli utenti Facebook della Lombardia. Te ne accorgi e riesci a disattivarle quando ormai le notifiche e i like hanno superato il Pil del Giappone.

1) L’ODIATORE PAVIDO

È il più pericoloso di tutti. Ti detesta, ma per qualche inspiegabile ragione (l’invidia e la curiosità) non si cancella dai tuoi contatti. Si guarda però bene dal criticarti apertamente. Il solo scopo della sua esistenza in vita è mettere un malizioso like ai commenti di coloro che ti criticano. Gli odiatori pavidi più avveduti non mettono subito il loro «Mi piace» furbetto, ma aspettano che il tuo post sia leggermente invecchiato. Come il vino buono.

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