Questa, tutta da ascoltare, è un'intervista molto vintage, che realizzai ai tempi de il Giornale alla buonanima di Mike Bongiorno. Il re del quiz raccontò della sua carriera, dell'autoironia (vera o presunta), e di quando fu vittima di alcune burle televisive. Una delle quali mai confessata e per la quale non firmò la liberatoria per la messa in onda. Veniva dal gruppo di lavoro di «Scherzi a parte», guidato da Fatma Ruffini.
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domenica 25 febbraio 2018
venerdì 22 aprile 2016
«RISCHIATUTTO» BY FAZIO * OSPITI E CURIOSITA' FANNO SBANCARE L'AUDITEL
Fabio Fazio non è Mike Bongiorno. E l'Italia televisiva di oggi non è più quella (ancora ingenua) dei primi Anni 70. Dal punto di vista quizzarolo, ritmicamente parlando, sono passati anni luce, e ciò non lo si può negare né nascondere.Il tempo è cambiato, e questo il meteopatico Fazietto lo sa, per questo ha puntato, per il debutto del suo rispettoso remake del classico Rai, sulla cosa che sa fare meglio: radunare ospiti. Prima fra tutti, l'ape regina Maria De Filippi in versione inedita, che avrà sicuramente richiamato frotte di spettatori sulla prima rete. Stasera ci sarà Fiorello, altra garanzia di audience, e il copione sarà lo stesso. Alla lunga, con i concorrenti veri, durerà? Vedremo.
Di certo la prima puntata del nuovo «Rischiatutto», pur essendo piuttosto noiosa, ha sbancato l'Auditel con 7.537.000 spettatori e il 30,79% di share. Merito del marchio storico (la potenza del brand), dell'effetto curiosità del pubblico anziano della rete per lo stato di conservazione dei concorrenti storici, e dei già citati ospiti. Compreso Alberto Tomba, da sempre prigionero del proprio egocentrismo guascone. Stavolta un filo più controllato.
C'è la valletta, il Signor No Ludovico Peregrini, il rito della busta da aprire, la prova pulsante, la cabina. Emozioni antiche e la regia giustamente didascalica di Duccio Forzano.
In un Paese che vive di programmi letteralmente infiniti, Fazio, l'alchimista della nostalgia, si è preso il rischio (in parte calcolato, mediato strategicamente) di riportarne in vita uno defunto. Sembrava un po' la notte dei format viventi, ma parliamoci chiaro: se la fortuna e gli ospiti ti assistono, può anche funzionare.
sabato 16 febbraio 2013
SANREMO STORY 2013, QUARTA SERATA * ROCCO SIFFREDI ROMANTICO E CAETANO (VENOSO)
Sanremo story, quarta serata. Un Rocco Siffredi in versione Piccolo Lord irrompe a Sanremo grazie al genio di Elio e le storie tese. Solo lui poteva pensare di arruolare il re del porno per proporre "Un bacio piccolissimo"; tra le migliori reinterpretazioni di questa lungo Festival pride del venerdì. Ti aspetti che vada di gang-bang girando con qualche carampana in platea l'inedito "Rocco prende l'Ariston", con la complicità del Maestro Beppe Vessicchio nei panni di Nacho Vidal, e invece fa il romanticone. Momenti sublimi. Godibile anche Malika Ayane, che con il solito garbo si avventura (con tanto di mini-coreografia) in "Che cosa hai messo nel caffè" di Riccardo Del Turco; e soprattutto Marco Mengoni, che convince in un classico di Tenco: "Ciao amore ciao". Meno a fuoco Daniele Silvestri, in una versione un po' ordinaria di "Piazza grande" di Dalla.
La celebrazione continua con una statua dedicata Mike Bongiorno (speriamo che ora non trafughino anche quella), e con il premio intitolato a Pippo Baudo. Purtroppo mai trafugato. Baudo, non il premio.
E se non si può far altro che inchinarsi di fronte alla maestria di Stefano Bollani, che improvvisa un medley al pianoforte che avrebbe meritato il cachet più alto nella storia sanremese, ecco che dal Brasile arriva il leggendario Caetano Veloso. Ribattezzato Venoso dopo 10 minuti di performance in quanto molti telespettatori a casa pare abbiano richiesto trasfusioni per riuscire a superare il delicato momento. Dopo 15 minuti, anche il Cristo del Corcovado, a Rio, non aveva più le braccia aperte, ma era lì che si toccava gli zebedei.
La celebrazione continua con una statua dedicata Mike Bongiorno (speriamo che ora non trafughino anche quella), e con il premio intitolato a Pippo Baudo. Purtroppo mai trafugato. Baudo, non il premio.
E se non si può far altro che inchinarsi di fronte alla maestria di Stefano Bollani, che improvvisa un medley al pianoforte che avrebbe meritato il cachet più alto nella storia sanremese, ecco che dal Brasile arriva il leggendario Caetano Veloso. Ribattezzato Venoso dopo 10 minuti di performance in quanto molti telespettatori a casa pare abbiano richiesto trasfusioni per riuscire a superare il delicato momento. Dopo 15 minuti, anche il Cristo del Corcovado, a Rio, non aveva più le braccia aperte, ma era lì che si toccava gli zebedei.
sabato 10 dicembre 2011
giovedì 13 ottobre 2011
giovedì 8 settembre 2011
lunedì 28 febbraio 2011
«LADRI DI CADAVERI - BURKE & HARE» * DIS-ONORANZE FUNEBRI, OVVERO MORIRE PER RIDERE
Scozia, 1829. Diciamolo subito: Mike Bongiorno non c'entra. Due truffatori (Simon Pegg, Andy Serkis) recuperano cadaveri da vendere a caro prezzo ad altrettanti medici delle facoltà di anatomia di Edimburgo. C'è del marcio, pardon della putrefazione, in giro. I morti freschi da sezionare e fotografare sono pagati a peso d'oro. Finché steccano per cause naturali, è tutto ok. Quando il materiale umano inizia a scarseggiare, i due s'ingegnano con allegri omicidi fra amici. Il tutto mentre uno è alle prese con una moglie avida e sessualmente intrigata dalle pompe funebri (la frase è aperta a tutte le interpretazioni possibili), e l'altro si innamora di un'ex prostituta (Isla Fisher) aspirante attrice shakespeariana.
D'accordo, non sarà più il John Landis di «The Blues Brothers» o «Una poltrona per due» (quei tempi non possono tornare, è chiaro), ma la mano del maestro continua a farsi sentire, in questa commediola senza pretese che strappa comunque più di un sorriso. Risate facili, si obietterà: c'è di mezzo la Nera Signora. D'accordo, ma almeno siamo alle prese con un cast di livello, ritmo, un'ottima ricostruzione storica e con qualche trovatina efficace. Grezzata cult, a proposito della fiducia nel prossimo: «Fidarsi, fidarsi... Una volta mi sono fidato di una scoreggia, ed è finita che mi sono cagato addosso». VOTO: 7.
D'accordo, non sarà più il John Landis di «The Blues Brothers» o «Una poltrona per due» (quei tempi non possono tornare, è chiaro), ma la mano del maestro continua a farsi sentire, in questa commediola senza pretese che strappa comunque più di un sorriso. Risate facili, si obietterà: c'è di mezzo la Nera Signora. D'accordo, ma almeno siamo alle prese con un cast di livello, ritmo, un'ottima ricostruzione storica e con qualche trovatina efficace. Grezzata cult, a proposito della fiducia nel prossimo: «Fidarsi, fidarsi... Una volta mi sono fidato di una scoreggia, ed è finita che mi sono cagato addosso». VOTO: 7.
giovedì 3 febbraio 2011
FRANCESCA CIPRIANI? È UN'ANTONELLA ELIA CON LE TETTE
Mentre Raffaella Fico (una ragazza il cui cognome convince solo se declinato al femminile) lascia il fondamentale «Trasformat» di Enrico Papi per sbarcare in Honduras all'«Isola dei famosi» di Simona Ventura, il suo posto viene preso da Francesca Cipriani.
Burrosa e svampita quant'altre mai, Cipriani, con la sua taglia imprecisata di reggiseno, è l'anello di congiunzione fra la donna e il Pvc. Non a caso viene da «La pupa e il secchione», altro successo di Italia 1 che sta alla buona immagine femminile come Rocco Siffredi alla verginità. Un rapporto conflittuale, per dirla con i link di Facebook.
Se ci lavora un po' su con gli autori, Cipriani, a modo suo, potrebbe diventare una nuova Antonella Elia in versione tettemunita. Peccato che Enrico Papi non sia Mike Bongiorno. Parlandone da vivo, naturalmente.
Burrosa e svampita quant'altre mai, Cipriani, con la sua taglia imprecisata di reggiseno, è l'anello di congiunzione fra la donna e il Pvc. Non a caso viene da «La pupa e il secchione», altro successo di Italia 1 che sta alla buona immagine femminile come Rocco Siffredi alla verginità. Un rapporto conflittuale, per dirla con i link di Facebook.
Se ci lavora un po' su con gli autori, Cipriani, a modo suo, potrebbe diventare una nuova Antonella Elia in versione tettemunita. Peccato che Enrico Papi non sia Mike Bongiorno. Parlandone da vivo, naturalmente.
martedì 25 gennaio 2011
martedì 21 dicembre 2010
NATALE CON MIKE BONGIORNO (MA NON PIACE A TUTTI)
Natale con Mike. Ma la cosa non piace a tutti. L’idea dei commercianti milanesi dell’AscoLoren, di piazzare in zona Lorenteggio una serie di luminarie con le storiche frasi di mister Bongiorno (da «Allegria» ad «Amici ascoltatori», passando per «La uno, la due o la tre?» e citando la signora Longari), ha diviso gli animi. Qualcuno ha parlato di «povertà di idee»; altri hanno obiettato che queste installazioni sarebbero state più adatte in zona Sempione, vicino alla sede Rai. «Le abbiamo messe grazie al sostegno, anche economico, di Led, il “Festival internazionale della luce” del comune di Milano» dice Gaetano Bianchi, presidente di AscoLoren «e siamo molto orgogliosi di aver dedicato questo tributo a Mike. È stata una persona molto importante per la nostra tv per Milano e per l’Italia. Credo che queste polemiche siano strumentali e inutili. C’è dietro senz’altro qualcuno».
(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)
(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)
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