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mercoledì 29 giugno 2016

CUCCARINI-PARISI SU RAIUNO * PERCHÈ IN TV NULLA SI CREA, TUTTO SI RIPROPONE

In tv nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. O, meglio, si ripropone.
È il caso della storica accoppiata baudiana Lorella Cuccarini-Heather Parisi, presentata ai palinsesti Rai come punta di diamante della nuova stagione di Raiuno.
Ancora una volta il passato si riaffaccia prepotentemente con due storiche lady del video generalista che faranno sicuramente (anche solo per l'effetto curiosità) il pieno d'ascolti. Inoltre, le tele-accoppiate femminili oggi sono très chic, vedi il caso di Laura Pausini e Paola Cortellesi.

E mentre Carlo Conti prosegue, come nel Trono di spade, la sua meritata marcia trionfale a Viale Mazzini con una manciata di programmi, guadagnano spazio Virginia Raffaele, Pif (che proverà a rifare una sorta di portalettere alla Chiambretti, anche qui si torna all'antico), e quella gran lenza di Massimo Giletti, che affossa «Domenica in» prendendosi con «L'Arena» tutto lo spazio della domenica pomeriggio. 
A «Quelli che il calcio» accanto a Nicola Savino approdano Diego Abatantuono ed Ale & Franz, mentre prezzemolino Mika si dedicherà a un one man show su Raidue.

Nel palinsesto della prima rete, pioggia di serate-evento, che per l'audience sono meglio di un cicchetto a colazione per l'alpino: da Renato Zero a Zucchero, passando per Mogol, Roberto Bolle e il duo Mina-Celentano (ah, questo passato che ritorna...), con una sorta di spottone per lanciare i rispettivi nuovi dischi, se non si è capito male.
Fabio Fazio resta nella Raitre di Daria Bignardi, che si presenta con il nuovo look penitenziale tra Maria Fida Moro e «Il nome della rosa». Il Massimo Giannini di «Ballarò», già cazziato dall'entourage renziano e poco premiato dagli ascolti, cede il posto a Gianluca Semprini di Sky, e il jolly Salvo Sottile arriva a «Mi manda Raitre». Altro storico marchio che ritorna, insieme al «Report» di Milena Gabanelli. Non soppresso perché sarebbe stato un notevole danno d'immagine.

Un capolavoro di creatività, infine (vorrei assumere il copy), il nuovo slogan Rai: «Per te. Per tutti». Manca solo l'avvertenza da leggere tutta d'un fiato, come per i medicinali: «E stavolta anche pagando il canone in bolletta!».

venerdì 22 aprile 2016

«RISCHIATUTTO» BY FAZIO * OSPITI E CURIOSITA' FANNO SBANCARE L'AUDITEL

Fabio Fazio non è Mike Bongiorno. E l'Italia televisiva di oggi non è più quella (ancora ingenua) dei primi Anni 70. Dal punto di vista quizzarolo, ritmicamente parlando, sono passati anni luce, e ciò non lo si può negare né nascondere.
Il tempo è cambiato, e questo il meteopatico Fazietto lo sa, per questo ha puntato, per il debutto del suo rispettoso remake del classico Rai, sulla cosa che sa fare meglio: radunare ospiti. Prima fra tutti, l'ape regina Maria De Filippi in versione inedita, che avrà sicuramente richiamato frotte di spettatori sulla prima rete. Stasera ci sarà Fiorello, altra garanzia di audience, e il copione sarà lo stesso. Alla lunga, con i concorrenti veri, durerà? Vedremo.

Di certo la prima puntata del nuovo «Rischiatutto», pur essendo piuttosto noiosa, ha sbancato l'Auditel con 7.537.000 spettatori e il 30,79% di share. Merito del marchio storico (la potenza del brand), dell'effetto curiosità del pubblico anziano della rete per lo stato di conservazione dei concorrenti storici, e dei già citati ospiti. Compreso Alberto Tomba, da sempre prigionero del proprio egocentrismo guascone. Stavolta un filo più controllato.
C'è la valletta, il Signor No Ludovico Peregrini, il rito della busta da aprire, la prova pulsante, la cabina. Emozioni antiche e la regia giustamente didascalica di Duccio Forzano.

In un Paese che vive di programmi letteralmente infiniti, Fazio, l'alchimista della nostalgia, si è preso il rischio (in parte calcolato, mediato strategicamente) di riportarne in vita uno defunto. Sembrava un po' la notte dei format viventi, ma parliamoci chiaro: se la fortuna e gli ospiti ti assistono, può anche funzionare.

sabato 2 gennaio 2016

CAPODANNO DI RAIUNO * VA IN ONDA LA BESTEMMIA MA TOLGONO IL «VAFFANCULO»

Tutta Italia sta parlando del countdown sbagliato e del bestemmione finito erroneamente tra gli sms scorrevoli dei festanti spettatori del capodanno di Raiuno, «L'anno che verrà», con Amadeus e Rocco Papaleo. Il responsabile del mancato filtraggio è stato sospeso, la gente scatenata nei commenti su Twitter e sui social network, ecc. ecc.

Pochi hanno notato invece un'altra chicca. Dopo mezzanotte, tra gli ospiti sul palco di Matera, c'era anche Marco Masini, che ha cantato la sua leggendaria «Vaffanculo». Più che una canzone, un urlo liberatorio. Invece di «Disco samba», la prima rete ha scelto una formula singolare per augurare un buon 2016 agli italiani, avrà pensato qualcuno. Del resto oggi un vaffa non si nega a nessuno, è comunque una forma d'arte (in questo caso), e va bene così. Io non mi scandalizzo certamente. Meglio degli Inti Illimani o della seimilionesima riproposizione di «Sei diventata nera».

Il fatto è che durante tutta la serata, ogni canzone è stata valorizzata con il relativo testo fra i sottotitoli modello karaoke, per far cantare il pubblico in piazza e a casa. Tutte, compreso il pezzo di Masini. Tutto il testo, tranne la parola del titolo. Non si capisce per quale forma di pruderie post-democristiana, dal momento che si era deciso di mandare in onda quella canzone. 
Quindi, perché cancellarne il titolo durante il coro, che già perforava l'aere?


Benedetti ragazzi, dopo aver lanciato un vaffa masiniano nascondete la mano per fare moralismo, e poi vi scappa in sottopancia la bestemmia di uno di Taranto? Non si fa così, dai...
In tutto questo comunque il San Silvestro di Raiuno ha fatto quasi il doppio dell'ascolto di quello di Gigi D'Alessio da Bari su Canale 5. Dove c'era un Gianluca Grignani «alticcio» tutto da gustare. Anzi, da sorseggiare. Non c'è più religione.

sabato 25 ottobre 2014

«TALE E QUALE SHOW» * IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEI VOTI DI SCAMBIO

La cosa più meschina, inutile e controproducente che si possa fare (in tutti i campi) è negare e non valorizzare il talento.
Succede tutte le settimane a «Tale e quale show», condotto su Raiuno dall'ottimo Carlo Conti.
Se la giuria ufficiale (Loretta Goggi, Christian De Sica e Claudio Lippi) si comporta come si deve, con giudizi a volte discutibili ma improntati a una certa serietà, nel serraglio dei concorrenti vige - costante - la pratica del voto di scambio. Nel senso letterale del termine. Il compagno di duetto vota la compagna (e viceversa), l'amico premia l'amica, un sodale appoggia l'altro, e si finisce per dimenticare il talento, la bravura. Che invece dovrebbero essere i punti di riferimento di un programma del genere. Pur essendo in cima alla classifica e molto amati dal pubblico, ne fanno le spese spesso i migliori. Ieri (e anche la settimana scorsa) è toccato a Serena Rossi, che ha proposto una Mariah Carey da leggenda. Ma la stessa sorte tocca spesso anche al favorito: il sorprendente Valerio Scanu.

Ieri sera il pezzo della Rossi era sicuramente il numero migliore della serata, a detta anche dei tre giudici. Ma dal parterre degli (invidiosi?) compagnucci della parrocchietta solo un voto, quello di Michela Andreozzi, è finito a lei. Che poi l'ha ricambiata, adeguandosi dopo qualche puntata all'andazzo amicale. Tutti gli altri a premiarsi tra loro come sempre fra un sorrisetto e un'ammiccatina. Luca Barbareschi ha addirittura detto sfacciatamente che aveva amato molto il pezzo della Rossi, ma che il suo voto andava d'ufficio alla compagna di duetto, Rita Forte. Complimenti. D'accordo che lavorare una settimana su un'imitazione, fra voce, trucco e parrucco è un bell'impegno, e rischiare di finire in ultima posizione (come Matteo Becucci, con un onesto ma non superlativo clone di Umberto Tozzi) può dare noia al punto di convincersi che sia utile forzare la mano, ma non credo che lo spirito della trasmissione sia il voto clientelare. La scorsa settimana la stessa Raffaella Fico, che ha proposto una convincente Gianna Nannini, ci è rimasta (giustamente) malissimo ritrovandosi sotto la metà della classifica. Penalizzata dai soliti giochetti.
Essere bravi scatena l'invidia di tanta gente, si sa, e scatta l'emarginazione. Peccato che questo andazzo faccia male alla credibilità del programma (San Carlo fa qualcosa), al talento dei penalizzati, e ai votatori stessi, che agli occhi del pubblico fanno una figura meschina. Per non parlare di quelli - alla canna del gas - che votano se stessi.

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