Premetto che non sono di sinistra. Mai stato. Sarei idealmente per una destra liberale che oggi in Italia non ha né può avere cittadinanza, visti i tempi gramissimi, incivili e cialtroneschi nei quali viviamo. Non ho comunque mai preso una tessera di partito in vita mia né leccato culi per ottenere posti di potere. Spesso manco voto. Insomma, non provate a tentare di incasellarmi perché avrete vita grama. L'unica cosa che sento molto in questo periodo è una forte spinta anti-salviniana, e ritengo un dovere civico - anche per via del mestiere che faccio - sbugiardare le balle siderali di questo "signore". Ciò detto, la cosa irreale è vedere in questi giorni sui social ignoranti della peggior specie, fanatici seguaci del Cazzaro Verde, deridere e insultare una donna diventata Ministro perché grassa, dubitabilmente vestita e perché ha la terza media. Ma che cosa vi dice il cervello? A parte il fatto che le lauree oggi spesso te le tirano appresso un tanto al chilo, resta il fatto che se una persona, sicuramente intelligente, facendo immagino grandi sacrifici, è riuscita ad arrivare dov'è arrivata, tanto di cappello. Potrebbe avere abilità che voi manco vi sognate non di avere, ma di concepire. E in ogni caso criticatela per la politica che fa o che farà, non per i chili di troppo o per la terza media. Che voi al massimo vi siete fatti al bar sotto casa prima di parlare. Ma vi siete guardati allo specchio? Avete l'invidia dei poveracci, parlate con slogan che vi hanno inculcato. Tutti, persino il vostro decotto idolo Salvini ha espresso solidarietà a Teresa Bellanova per gli indegni insulti ricevuti da voi. Fate pace con il vostro cervello, se non è già andato a belare sotto le transenne del peracottaro.
La parodia del no alla Corazzata Potemkin di Paolo Villaggio: «90 minuti di applausi».
È il giorno della Piattaforma Rousseau. Un controsenso in natura che è però nel Dna del Movimento 5 Stelle. Oggi le sorti del Governo di un Paese intero saranno nelle mani di un software (per giunta gestito da privati) che decreterà il sì o il no ultimativo al Governo di Giuseppe Conte, Giuseppi per gli amici oltreoceano. Oltre a essere un'assurdità da post-nerd (esistono già il voto e la rappresentatività delle normali elezioni, dunque com'è evidente non può esistere un sub-voto che condiziona il normale iter politico-costituzionale; consultazioni come queste andrebbero fatte semmai prima, non a giochi fatti), la Piattaforma Rousseau è - oltre a Toninelli - una tra le peggiori palle al piede per i grillini. Se le danno il calcione che meriterebbe, oltre a farsi del male si condannano probabilmente all'estinzione; e se non lo fanno, alla lunga, stesso discorso. Addomesticarla? Pare brutto ma la tentazione forse ti viene. Com'è, come non è, in giorni come questo torna di grande attualità il libero adattamento del Fantozzi del buon Paolo Villaggio con la sua Corazzata Potemkin.
La Crisi di Governo ha avuto se non altro un piacevole, apparente effetto collaterale: quello di rilanciare la passione politica in questo Paese. La realtà, però, ce ne accorgiamo ogni giorno sui social, è ben diversa dal percepito. Non si tratta di autentico impeto che nasce dal ragionamento, ma di politica 3.0 di stampo salviniano. Ovvero cieco tifo da stadio. Si indossa la maglia della squadra preferita, si ripetono a macchinetta slogan preconfezionati dal para-guru di turno, e ci si lancia con odio contro chi la pensa diversamente. Col paraocchi, senza sentire ragioni, ripetendo un copione del quale spesso manco si conosce il significato. Provando disperatamente a smentire dati di fatto. Non opinioni, dati di fatto. Per avere smascherato negli ultimi dieci giorni un po' di errori macroscopici e balle siderali di Matteo Salvini, il Cazzaro Verde ho (orgogliosamente) perso su Facebook circa una cinquantina di contatti. 45 se ne sono andati per fatti loro (e non li ringrazierò mai abbastanza), e altri 5 li ho accompagnati alla porta io perché erano intervenuti in modo offensivo o insultante. I fanatici (che mi auguro siano seguiti nelle sedi mediche competenti) devono stare altrove e preferisco non abbiano cittadinanza in questo profilo. C'è molto, troppo nervosismo in giro. Fatevene una ragione. Qui siamo ancora quasi 6.000 e io stesso devo accettare (a fatica, col pianto negli occhi) la dipartita di un po' di gente. Certo, non sarà facile, eh... Chiaro. Ma si sopravvive. Naturalmente se ancora qualcuno volesse lasciarci, le porte sono sempre, straordinariamente aperte.
Quella birretta in più che ti rende leggermente brillo ma saggio.
Di norma bevo pochissimo. Quasi mai, tranne la birretta di rito. Ma le cose più eticamente giuste le ho sempre fatte (pensate) quando avevo in corpo quel bicchiere in più. Non ubriachezza, assolutamente. Non sono mai stato ubriaco in vita mia. Ma quel bicchiere in più che ti lascia in uno stato di sospensione tra la realtà e l'invincibilità. Dura niente, chiaro, è uno stato dell'anima transitorio e vacuo che ti dà però nel frangente una chiara, chiarissima, limpida percezione del reale. Di quel che è giusto fare. Giusto per te, giusto per tutti. Perché giustizia e rispetto devono essere la norma, non l'eccezione. È la percezione che ho in questo preciso momento e che vorrei non mi lasciasse mai. E (lo dico dal profondo del cuore) non vorrei essere nei panni di chi si imbatterà nel mio prossimo bicchiere in più. Un'idea ce l'ho.
Molestie, avances o niente? Non facciamo confusione.
Premesso (con forza) che molestie e violenze vere sono una cosa gravissima e da condannare in ogni modo, bisogna anche rilevare come certi fatti, sull'onda della cronaca, a volte diventino quasi «moda» e occasione per un'esposizione personale. Soprattutto se denunciati da chi lavora nello spettacolo (quindi abbisogna di visibilità sui media con l'argomento più caldo del momento) e lo fa con vent'anni e passa di ritardo, in modalità temporizzata. Ribadisco: tutto ciò senza nulla togliere al fatto che molestie e violenze vere sono cosa gravissima, ecc. Purtroppo vanno anche dimostrate, e non sempre è così facile.
Scorrendo la mia timeline, noto intanto un proliferare di mini-racconti di donne che, sull'onda del ricordo, fanno piccoli esempi personali di qualcosa che rubricano come “molestie", fastidi, o qualcosa di simile. Confondendole magari con semplici avances o cose che manco lontanamente possono avere a che fare con l'idea di molestare. È già difficile per noi maschietti interagire con voi donne, che oggi sempre più spesso assumete il piglio di Amministratori Delegati della coppia, quindi non rendiamo tutto più complicato. Sennò ci toccherà uscire con voi portandoci un testimone neutro. E diventa scomodo, dispendioso nonché limitante per la privacy. Ecco quindi, a beneficio delle signore e delle femministe a senso unico (Dio ce ne scampi) più puntigliose, una serie di comportamenti che non sono catalogabili come molestie:
- Se un uomo vi chiede l'ora o una sigaretta. Può avere (si badi, non necessariamente) il secondo fine di conoscervi, ma non è immediatamente molestia. Date tempo al tempo.
- Se un esercente porgendovi il resto sbaglia dandovi 50 centesimi in più. Accade più spesso il contrario, ma non è considerabile come molestia.
- Se qualcuno si sofferma a parlare con voi per più di un minuto. Maggiore o minore tempo di conversazione non sono elementi probatori o rilevanti.
- Se il vicino di pianerottolo parte per un viaggio e vi chiede di
tenergli il gatto per un paio di giorni. Può essere che l'abbia chiesto a voi confidando nella vostra bonomia, non necessariamente nella vostra rinomata sensualità.
- Se un uomo vi chiede indicazioni stradali. Nonostante siano stati inventati da tempo GPS e strumenti quali navigatori satellitari, può accadere che un persona (magari a piedi e con un cellulare di vecchio modello) sia nella necessità - meschino - di conoscere un indirizzo.
- Se in un bar venite accidentalmente urtate dal cameriere o da un avventore in spazi molto ristretti. Gli spazi ristretti sono, com'è noto, molto limitanti. Iniziate a preoccuparvi solo qualora lo stallo dovesse permanere per troppo tempo (qui sì fa fede il minutaggio).
- In autobus non sono per forza tutti vostri palpeggiatori. Tenete presente che ci sono anche un buon numero di scippatori e borseggiatori.
Ci sono le persone vere, e ci sono i bluff viventi. Quanti ne conosciamo, di soggetti imbarazzanti che vivono di menzogne e di bluff? Di protervia (che spesso non possono manco permettersi, ma fanno credere di, ed è quella l'altra grossa impostura alla quale molti spesso si piegano, per paura o perché tengono famiglia) e di eterni bluff. Uno dietro l'altro, in uno show triste soprattutto per loro, che si credono assai furbi. Io non sono fatto così: gioco solo se ho le carte in mano, sennò non mi metto manco nell'impresa. Bleffare non è nelle mie corde. Non lo è mai stato e mai lo sarà.
L'altra notte ho spento tutto all'una e qualcosa. Poco prima di andare a dormire, mi sono accorto di avere un robusto tappetone del bagno ancora da pulire, e l'ho schiaffato nel cestello della lavatrice con detersivo e programma lungo. «Massì, lascia che lavori nottetempo», ho pensato. L'avevo già fatto mille volte, del resto, con gli indumenti. Poi, a nanna. «Domani lo recupero». Poso la testa sul cuscino, sperando di prendere sonno. In questi mesi faccio piuttosto fatica ad addormentarmi, preso dai miei pensieri legali e dalla ricerca di Giustizia e Rispetto.
Sonno spezzettato, dormiveglia, di nuovo sonno, obblighi prostatici, ancora dormiveglia agitato. Insomma, è spesso complicato gestire la situazione. Passa un po' di tempo (lì per lì non so decifrare quanto), e dal bagno sento arrivare un bombardamento che manco a Dunkirk. Colpi, botte, quei casini che di solito senti al telegiornale nelle manifestazioni degli autonomi. A meno che tu non sia fra gli autonomi.
Mi alzo e, intontito, entro in bagno. La lavatrice ha acquistato vita propria, si muove e vibra come una sciamannata: è scivolata di tre quarti sino a poggiarsi con uno spigolo contro il muro, e si sente il cestello che all'interno, avendo una propria eccentricità, sbatte con forza contro le pareti. Guardo l'ora. Sono le tre e mezza. Il primo pensiero sono i vicini al piano di sotto, che probabilmente non si auguravano una notte in Siria. Le botte sono fortissime. C'è in me sincero imbarazzo. Potrei spegnere la lavatrice, ma il pensiero non mi sfiora neppure: devo avere la meglio su di Lei. La sposto dal muro riportandola in posizione, ma quella bestia assatanata continua a vibrare e sbattere, anche alla base, facendo un casino infernale. Decido di usare le maniere forti per domarla: la abbraccio, mi ci poso sopra di petto con tutto il corpo (ovviamente tutti gli oggetti sopra nel frattempo sono caduti a terra) e cerco di domarla.
L'immagine esatta che dovete avere è quella di me, verso le quattro di notte, che cavalco una Indesit vecchia di 17 anni come se fosse il toro meccanico alle fiere latino-americane. Ho la situazione in pugno, ma fino a un certo punto: il tappetone intriso d'acqua, che si muove da solo nel cestello, è un'arma micidiale che con la forza centrifuga si spara sulle pareti interne sferrando colpi laterali senza precedenti. L'ho abbracciata come la più passionale delle amanti sino alla fine del programma 2, quando si è placata. Restituendo la pace a me, al mio bagno, al mio living, e anche a Carlo Cracco. Pensiero finale a perdere: non vado mai alle riunioni di condominio, ma alla prossima sicuramente si parlerà di me. Di quel tipo che di notte teneva in bagno il settimo cavalleggeri.
Chi mi conosce sa bene che non sopporto il fumo. È una repulsione che per me vince su tutto. Al punto che ritengo «contaminate» (perché puzzano, spesso senza rendersene conto) le persone che fumano. Dice: tu demonizzi. Sì, demonizzo, ma non per cattiveria o perché è comprovato che il fumo procuri il cancro e molto altro. No. È un fatto puramente olfattivo e personale. Chiamiamola ipersensibilità, fastidio non accettabile. Se fumi, mi fai schifo. Paradossalmente, anche se sei Charlize Theron (non so se fumi, ma purtroppo non mi ha mai messo alla prova). So che tante persone la vedono come me. Da anni sostengo ciò che uno specialista spiega bene in questo video: anche all'aperto il fumo passivo fa parecchio male, è inquinante e infastidisce il prossimo. Sogno riserve indiane (lontanissime da me) per i fumatori. Non parliamo di quelli che con disumana maleducazione pippano disinvoltamente a tavola, magari fra un piatto e l'altro, nei locali all'aperto, insieme (o accanto) ad altri commensali. Per questi vorrei fossero istituiti sul posto tribunali speciali con pieni poteri.
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Sabato 23 settembre 2017 al Teatro la Creta di Milano Duilio Loi (Pedagogista e criminologo forense), Micaela Turrisi (Attrice) e Antonia Storace (Scrittrice), daranno vita a un evento dal titolo: «Guardami nel Cuore. Sentimenti da educare attraverso teatro, letteratura e pedagogia», voluto e sostenuto da Emergency per ribadire un No fermo alla violenza di genere.
I femminicidi sono all'ordine del giorno fra i casi di cronaca, e il dottor Loi, responsabile dello Studio Pedagogico Pavese di Stradella, aiuterà a comprendere che cosa sta alla base di un disagio che diventa violenza senza ritorno. A seguire ospito un suo documentato intervento qui sul mio blog per fare il punto della situazione.
La locandina di «Guardami nel cuore»,
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VERSANTE CRIMINOLOGICO
Sul versante Criminologico,
ci sono una miriade di sfaccettature meritevoli di attenzione, spesso distanti
da ciò che si legge o si vede sui rotocalchi patinati o nei palinsesti televisivi.
Quando ci
occupiamo di “maltrattamenti”, parliamo oltre che di eventi dalle connotazioni
lesive della morale, anche e soprattutto di reati, prevalentemente di tipo
penale e comprendenti connotazioni di pertinenza Criminologica.
Infatti la Criminologia secondo una sua definizione classica, si
occupa dello spettro di funzioni connesse congiuntamente al crimine, alreo, allacondotta socialmente deviante e al suo controllo, svolgendo
azioni, secondo l'insieme ordinato delle conoscenze empiriche.
Sulla base
di questi principi e considerazioni, ecco che il fenomeno del “femminicidio”,
purtroppo, vi rientra pieno titolo.
Sotto il
profilo criminologico, sono abbastanza conosciuti e pubblici i dati generali,
il modus operandi del maltrattante, nonché, l’atteggiamento della persona
maltrattata, che riassumo in estrema sintesi:
• media di 150 casi per anno, negli ultimi 10
anni (altrettanti non riusciti)
• 70% donne Italiane
• interessano tutte le fasce di età (>fascia
36-45)
• commessi da uomini italiani (70%)
• 70% dei casi, donne con figli minorenni
• 65% dei casi, violenza perpetrata dal partner
o ex
• 80% dei casi, è presente violenza fisica e
psicologica con cronicizzazione dei danni, sia nella donna, sia nei figli, ed è
domestica
• 65% dei casi il maltrattamento dura da più di
5 anni
• 80% delle donne ha una situazione economica
svantaggiata
• 84% dei casi la donna non ha mai denunciato il
maltrattamento per paura di conseguenze
(fonti:
ministero dell’interno, centro antiviolenza bologna, polizia di stato,
ministero pari opportunità, OMS, associazione il laboratorio del possibile,
studio pedagogico pavese)
Nonostante
i dati al 31 luglio, per il 2017 (fonte Ministero dell’Interno – agosto 2017),
indichino una flessione approssimativa del 30% rispetto allo stesso periodo
2016, in quanto i delitti commessi:
- dal partner
sono passati da 94 a 72
- dall'ex
partner da 12 a 8
- omicidi in
ambito familiare, da 43 a 31
è opportuno
non accontentarsi e mantenere pedissequamente alti i livelli di attenzione,
contrasto e soprattutto, prevenzione.
LE MOTIVAZIONI
Le
motivazioni e i perché, vanno ricercati prevalentemente tra i fattori di tipo o
contesto:
- antropologico
(l’essere
umano ha una quota innata di aggressività e dominanza verso chi ritiene essere
più debole)
- socio
culturale
(impari opportunità uomo/donna), (difficoltà di accesso e permanenza nel mondo
del lavoro), (possibilità di carriera), (voto a suffragio universale in Italia
nel 1945)
- legislativo (delitto d’onore e
matrimonio riparatore ancora troppo presente e radicato nonostante
l’abrogazione del 1981)
- religioso (esaltazione del ruolo
dominante dell’uomo e influenze di sottomissione, difficili da sradicare e
ancora troppo dogmatiche), (impari opportunità preti/suore)
- educativo
familiare e scolastico (orientamento educativo familiare, emulativo su modelli di dominanza), (eccesso
di competitività griffe, sport, l’apparire sull’essere ecc), (ridotta
educazione ai valori di rispetto, tolleranza, solidarietà), (iperconnettività
incontrollata), (annullamento dell’insegnamento dell’educazione civica a
scuola), (eccesso di medicalizzazione/psico/psichiatrizzazione come risposta ai
“disagi” dell’età evolutiva – quadruplicazione di BES e DSA negli ultimi 4
anni)
- web,
social e media in generale (sdoganamento del “tutti possono fare tutto”), (mercificazione del
corpo della donna), (cyber bullismo come antesignano del maltrattamento
adulto), (dilaganza di omofobia generalizzata); (palinsesti volutamente
strutturati in forma diseducativa).
Il dottor Duilio Loi
LE RISPOSTE - CONTRASTO DIRETTO AGLI EPISODI
Il contrasto diretto agli episodi, si
realizza nel momento in cui la donna trova forza e coraggio di “denunciare”.
Denunciare significa potersi fidare
di qualcuno, dalla vicina di casa, all’infermiere in pronto soccorso,
all’agente di polizia, all’operatore del centro anti violenza, all’insegnante
del proprio figliolo e cosi via.
E’ facile comprendere che su questo
versante siamo purtroppo, ancora molto indietro anche se quotidianamente, molto
si riesce a fare, grazie a:
normative che dopo la convenzione di Istanbul hanno consentito
lo stanziamento di fondi ad hoc e consentito interventi più efficaci. Va al
proposito ricordato che in presenza di atti
persecutori (anche se non sono gravi limitano la libertà della vittima),
quest’ultima può chiedere al questore di convocare il persecutore per un
provvedimento amministrativo di ammonimento. E qualora non bastasse, a fermare
gli episodi, si possa perseguirli d’ufficio e non più solo su querela di parte.
Inoltre, la normativa prevede, in base alla gravità delle singole situazioni:
l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, il divieto di avvicinarsi ai
luoghi frequentati dalla vittima, l’obbligo di dimora che impone al
maltrattante di rimanere in un determinato comune, fino agli arresti
domiciliari e alla custodia cautelare in carcere.
PROTEZIONE DELLA DONNA E DEI MINORI
Si sta lavorando molto sul versante
dell’accoglienza delle persone maltrattate, dopo la denuncia, attuando
programmi di protezione in casa famiglia onde evitare fenomeni di recidiva;
diverse associazioni a orientamento “vittimologico” sono presenti e svolgono un
eccellente servizio sia sulla persona maltrattata, sia verso i minori che a
loro volta, sono vittime di “violenza assisitita”.
FORMAZIONE, INFORMAZIONE E CAPACITA' DI ASCOLTO
Si rendono possibili le azioni di
contrasto, grazie alla costante attenzione e monitoraggio del fenomeno, ma
anche e soprattutto, grazie alla migliorata “capacità di ascolto” dei vari
interlocutori.
Ciò avviene attraverso una corretta
programmazione formativa in ambito appunto comunicativo, capace di consentire agli
operatori sia l’intercettazione precoce di segnali di “rischio”, sia di
facilitare le relazioni tra la persona maltrattata e gli operatori e poter dare
opportuni suggerimenti.
Intercettare i “campanelli di
allarme”, rappresenta una fase delicata di questo percorso.
Tra i campanelli d’allarme che
consentono di inquadrare il maltrattante, ad esempio ci sono a variabile grado
di espressione: un eccessivo senso del possesso verso la partner (controllo
delle telefonate, messaggi, email, profili social; conto bancario; imposizione
di un certo vestiario; disapprovazione verso uscite e frequentazioni), uso di
alcol o sostanze e attribuzione sistematica ad esse di eventuali comportamenti
e atteggiamenti aggressivi (verbali e fisici, o verso oggetti), difficoltà nelle
relazioni sociali; scarsa attitudine nel cercare o mantenere un lavoro.
Se pensiamo invece agli atteggiamenti
della persona maltrattata, riscontriamo frequentemente comportamenti che
mettono in una posizione cosiddetta di “vulnerabilità” come ad esempio,
l’accettare di rivedere l’ex violento dopo averlo lasciato, il timore di non
essere creduta, la vergogna di quello che potrebbe pensare la gente, una
situazione economica svantaggiata, un lavoro assente o precario quindi, una
inevitabile “dipendenza economica” dal partner.
Elementi che consentono di tracciare
un profilo e il relativo indicatore di rischio, molto utile nel monitoraggio
delle specifiche situazioni e delle possibilità di intervento.
La conoscenza dei fattori sopracitati,
consente l’attivazione di sinergie e interventi intesi come “reti” di tutela, che,
seppur con qualche difficoltà variabile da territorio a territorio, cominciano
a dare discreti risultati.
VERSANTE PREVENTIVO
La
letteratura scientifica, ma soprattutto, la quotidianità operativa, ci aiuta a sfatare
il “mito” sulla collocazione di questi delitti che, non avvengono (soltanto) in
ambienti “degradati” della società ma al contrario, sempre più spesso maturano
in famiglie culturalmente evolute e agiate economicamente.
Questa
distribuzione epidemiologica del fenomeno, oltre a renderlo trasversale, ne
estende l’ampiezza e di conseguenza, la necessaria ricerca di interventi
preventivi.
Il
versante preventivo pertanto deve trovare un cambio di atteggiamento sociale e
culturale adeguato e soprattutto concreto.
Continuare
a pensare al maltrattante e alla maltrattata come persone psicologicamente
“disturbate” (sottolineo con forza che soltanto 1 caso su 10 è ascrivibile
soggetto con turbe psichiche), condanna tutti ad una insana e rassicurante
presa di distanza (lui e non io) (lei e non io) e contemporanea perpetuazione
del fenomeno, che tenderà ad autoalimentarsi con la complicità collettiva.
Un
conto è farsi carico (come visto prima e come giusto che sia) del contrasto al
fenomeno e della tutela della persona maltrattata, altra cosa è illudersi che
con ciò, si sia risolto il problema.
A
fronte di questa considerazione, è prioritario e obbligatorio ragionare
seriamente sulla prevenzione.
L’aspetto
preventivo si rivolge prevalentemente alla creazione o al recupero di
quell’area educativa carente o assente.
Educazione
alla gestione delle emozioni, alla costruzione dei sentimenti, ai valori civici
fatti di rispetto, solidarietà, tolleranza, che come abbiamo visto prima,
rappresentano i tasselli eziologici del fenomeno.
SCUOLA-FAMIGLIA
Un percorso di apprendimento che si rivolge a fanciulli e
adolescenti e ancor prima, al sostegno alla Genitorialità (dai
frutti si riconosce l’albero - Matteo 7:16-20).
Un’interazione
tesa a considerare innanzitutto modelli e modalità educative ad alto impatto
valoriale.
La
realizzazione pratica di ciò, si declina nella quotidianità con la presenza del
Pedagogista Scolastico, il quale, attraverso uno “spazio di ascolto e
intervento pedagogico”, può interagire simultaneamente con tutti i soggetti in
“campo” (Comitato Scolastico Genitori, Insegnanti, personale ATA e
naturalmente, Alunni/Studenti), identificando gli eventuali bisogni di natura
educativa, dando risposte mirate, sulla base di una specifica progettualità.
In concreto,
verso:
üAlunni/Studenti, attraverso
percorsi specifici di sviluppo e potenziamento cognitivo, finalizzati a
migliorare gli apprendimenti scolastici, grazie a modalità adeguate di gestione
del tempo-studio e sviluppo di tecniche compensative alle carenze.
üInsegnanti, tramite Supporto,
Supervisione, Strumenti e Consulenza Pedagogica, attraverso modelli di
Pedagogia attiva e costruttivista, utili a sviluppare percorsi in equilibrio
tra Educare (ex ducere) e Insegnare (in-signum).
üPersonale ATA, supporto e
comprensione per sviluppare un valido ausilio allo staff didattico e una
corretta e competente interazione comunicativa, verso Genitori e Familiari.
üGenitori,
tramite il coinvolgimento attivo di acquisizione/revisione della competenza
“genitoriale”, capace di agire in forma sinergica con l’istituzione scolastica. In estrema sintesi, una Genitorialità orientata a
sviluppare e migliorare le capacità di essere “Educatori” e ad instaurare
rapporti costruttivi e soddisfacenti con i figli per aiutarli a crescere
responsabili e indipendenti, capaci di affrontare con sicurezza e serenità il
loro futuro.
(al
riguardo, personalmente conduco uno “spazio di ascolto e intervento pedagogico”
presso l’IC Mascherpa di Corsico grazie al Comitato Genitori dello stesso
Istituto; ho sviluppato un percorso specifico di formazione degli Insegnanti
presso l’IC di Binasco, sono Consulente Pedagogico presso l’IC Valle Versa)
SOCIETA' CIVILE
Convegni,
conferenze, eventi a carattere divulgativo, tese a informare correttamente sul
fenomeno e sviluppare la riflessione critica.In
questi anni se ne prodotte molteplici, rivolte a target di riferimento diversi
(«Guardami nel cuore», ne è un esempio), con la finalità di prevenire educando.Credo molto in questa linea (probabilmente condizionato dalla doppia funzione professionale che svolgo); al tempo stesso, ho anche sufficiente consapevolezza nel sapere che per quelli come me, la strada è in salita, ricca di buche e bucce di banana. In molti (troppi), nella attuale Società, prediligono il “take away educativo” appreso da SOS Tata o dall’Università di Google; una modalità capace di trasformare aspetti educativi e sociali, in confortevoli e rassicuranti pseudo patologie. Il mio lavoro è un’altra cosa; educare Genitori, Fanciulli e Adolescenti oggi, significa avere meno Adulti maltrattanti domani.