martedì 23 maggio 2017

BYE BYE ROGER MOORE, ORA «ATTENTI A QUEI DUE» TU E CURTIS LO GIRATE IN PARADISO

Roger Moore e Tony Curtis in «Attenti a quei due».
Hai voglia a ricordarlo per gli 007 (il mio sette volte James Bond preferito, meno scattante di altri ma più ironico, più British, anche se so che molti hanno nel cuore, inestirpabile, Sean Connery). Hai voglia a tirare in ballo «I quattro dell'oca selvaggia», «Sherlock Holmes a New York», «Ivanhoe», «Il Santo», «Simon Templar» o «La corsa più pazza d'America».
Per me Roger Moore, Sir Roger Moore, che se n'è andato oggi a Crans-Montana, in Svizzera, a 89 anni, dopo breve malattia, è stato soprattutto la magnificenza di «The Persuaders!», serie arrivata in Italia con il titolo di «Attenti a quei due». La sigla indimenticabile è qui in fondo.


Insieme con Tony Curtis (col quale si è ora idealmente riunito, non si sa se in Paradiso o altrove ai piani più bassi, in qualche set più al calduccio) ha dato vita a un capolavoro che riempì i miei pomeriggi di ragazzo dal 1974 all'81 sulla prima rete Rai. Roger era Lord Brett Sinclair, inglese sveglio e azzimato ma con la passione per gli intrighi, e Tony il miliardario americano Danny Wilde, amante delle donne, delle corse e guascone al punto giusto. Con un filo di vena apparentemente tontolona.

Un concentrato di azione, senso dell'amicizia mai tradito, cialtroneria no limits, voglia di trasgredire ma sempre con giudizio. Insomma, un capolavoro. Non si può prescindere da «The Persuaders» per conoscere Roger Moore e non si può scindere Roger Moore da Tony Curtis. Ogni volta in cui (poi) hanno lavorato da soli, ho sempre sentito, forte, il desiderio di rivederli insieme.





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