giovedì 23 novembre 2023

MARCO DELLA NOCE: «DOPO ZELIG E IL BARATRO, LA MIA NUOVA VITA È TRA I GONFIABILI»

Il comico Marco Della Noce oggi al lavoro tra i gonfiabili.

Chi ha detto che ai comici di successo la vita non possa regalare le musate contro i pali che si presentano sul cammino di noi comuni mortali? Marco Della Noce, 65 anni, milanese, nel cuore del pubblico per personaggi come Larsen e Oriano Ferrari di Zelig, un frontale col destino l'aveva fatto davvero: dopo una pesante separazione, aveva accumulato debiti per 700 mila euro; tanto che le notti passate a dormire e rimuginare in auto, sulla sua vecchia Zafira, erano diventate più depressive che illusoriamente poetiche.
Dopo il crash, la rinascita. Che ci racconta col candore dell'eterno bravo ragazzo vicino al laghetto del Funnyland di Lissone, in Brianza. "E' un grande parco giochi per bambini - spiega - dove il mio socio e io ci occupiamo dei gonfiabili: scivoli, castelli... Ci sono tanti gazebo riservati, che le famigliole prenotano, per festeggiare e dare modo ai piccoli di giocare e interagire in sicurezza".

Quasi felliniano. Marco, quindi ha deciso di ripartire dalla fantasia.

"Sì, arrivano felici con tanti palloncini e fanno un gran casino. Quanti compleanni! Si lavora da maggio a settembre, meteo permettendo".
Ma il cabaret?
"Non l'ho mollato. Se ne occupa il mio agente, Peppe Putignani, che ho conosciuto durante il lockdown. Proprio da qui, il 22 giugno, partirò con una mia rassegna facendo esibire anche tanti colleghi".

Com'è uscito dal tunnel?
"Ho potuto accedere alla sovraesposizione del debito, detta anche legge anti suicidi, perché molti imprenditori in fallimento decidevano di farla finita; è stata introdotta di recente. Ci ha lavorato duramente due anni lo Studio Pagano di Brescia e alla fine ce l'abbiamo fatta: è la prima volta che viene applicata a un lavoratore dello spettacolo".
In pratica il Giudice...
"...Ha la facoltà di cancellare una parte del debito. Nel mio caso 500 mila euro. Ti restano la casa e l'auto, e per tre anni devi accantonare una parte dei tuoi guadagni per estinguere ciò che resta. C'è anche una sorta di tutore che ti segue. Alla fine sei pulito per la legge: zero. Non risulti né fallito né cattivo pagatore".

Dev'essere stata dura.

"Sì, ma se tieni come principi verità e sincerità, per quanto altri possano tentare di nascondere o negare, quando emerge, la verità vince sempre. Sempre. Magari ci vuole solo più di tempo".

Ma come si fa ad arrivare a 700 mila euro di debiti? E' una cifra enorme.
"Il problema più grosso erano gli interessi passivi con l'erario. La bolla è scoppiata nel 2017, ma dal 2013 al 2015 sono stati anni pesantissimi. Faccio un esempio: arrivavo a dicembre di un anno con 100 mila euro di debito con quella che allora si chiamava Equitalia. A gennaio-febbraio la cifra diventava 150 mila o più per via di interessi praticamente da usura. Le cose ora sono un po' migliorate con Agenzia delle entrate. E poi c'erano gli assegni di mantenimento dei figli, che si accumulavano, e gli affitti che non pagavo".
Ci vuole una forza enorme per resistere.
"Da 35 anni pratico il buddismo, e mi ha aiutato. Faccio parte dell'associazione laica Soka Gakkai. L'energia per il cambiamento l'abbiamo dentro. Immagini di essere il proiettore di un cinema che mostra la sua vita: se la pellicola è rovinata, bisogna andare ad aggiustare il fotogramma. L'esterno c'entra relativamente. Altrimenti ripetiamo gli errori".

Guzzanti diceva: "La risposta è dentro di te, ma è sbagliata".
"Eppure è vera. La nostra mente si chiama mente perché a volte... mente. Tende a farci ridurre sempre tutto alla schematicità quasi computerizzata del raziocinio. Eppure nelle filosofie orientali c'è anche il cervello di pancia, l'istinto. E a volte è giusto obbedirgli. Il nostro più grosso ostacolo spesso siamo noi stessi".

Ha rivendicato il "diritto al fallimento".
"Sì, nella nostra società il fallito è considerato una specie di reietto. In America se non hai almeno un paio di fallimenti alle spalle non sei nessuno. Perché? Perché sei riuscito a rialzarti, a ricostruire".
Ora dove vive?
"A Vedamo al Lambro. Sono solo perché quel che ho passato si è portato via tutti i legami sentimentali. Come le amicizie: quando ti va bene, sono tutti lì. Quando crolli spariscono, svapano come le sigarette elettroniche. Ho tre figli: Marta di 22, Jacopo di 20 e Matilde di 13. Avuti da due signore diverse. Con le mie ex vado d'accordo e loro tre si sentono autenticamente fratelli. Matilde studia anche kickboxing e tecniche di sopravvivenza con me nel gruppo Survival di Luca Bartezzaghi".

Eppure molti dei suoi problemi sono nati dalla separazione.
"Ma non ho mai parlato male della mia ex moglie. Mi riferivo a una legislatura troppo sbilanciata verso le donne. Ora le cose stanno un po' cambiando e anche i padri hanno più tutele. Mi ha aiutato l'Associazione papà separati, che accoglie anche donne non sposate".

Quel che le è capitato è stato più una slavina o uno stillicidio, una lenta rovina?
"All'inizio una cosa lenta, poi il piano si è inclinato molto velocemente".
La maschera del clown, di quello che sorride e che fa ridere. E' più difficile uscire da una batosta se sei un tipo così?
"No, l'ironia e l'autoironia ti salvano, sono una grossa medicina. Poi impari a volerti più bene, a valutarti per quel che sei e non per quanto possiedi. Dell'avere e dell'essere ha parlato anche Erich Fromm".

Si vola alto. Mi dica l'essenza della vita, allora.
"L'armonia delle differenze. Il loro rispetto. In un campo di fiori ognuno vuole essere più colorato e bello degli altri, non imitarli".

La battuta più bella del suo Oriano.

"Erano gli anni delle rivalità Barrichello-Schumaker. Dicevo che in scuderia non c'era nessuna disparità: Schumi entrava nei box col telecomando, mentre Barrichello doveva scendere e citofonare. Ora non posso neanche più fare battute sulla Ferrari, perché fa più ridere di me".

(DAL SETTIMANALE GENTE - GIUGNO 2023)

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