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martedì 17 settembre 2013

VECCHI & NUOVI COMICI E BRUTTI SPOT (COME POZZETTO CHE COMPRA ORO CASH)

Da tempo sostengo che una mano divina dovrebbe proteggere i (vecchi e nuovi) comici dai brutti spot che ogni tanto si concedono il lusso di girare. Dovrebbe vegliare su di loro, e fermarli prima dell'irreparabile. La piaga, se ci si fa caso, è trasversale. Un po' perché è molto difficile restituire sane risate in 30-40 secondi di pubblicità seriali. Sempre ammesso che lo siano. Un po' perché il rapporto davvero speciale fra comico e spettatore, che gli è grato in quanto sul palco o in tv gli "regala" un sorriso senza avere apparentemente nulla in cambio, si involgarisce se diventa commerciale. Se sai che dietro quel tentativo di farti ridere - malamente - ci sono solo tanti bei soldoni. Non siamo più bambini, ma è materia delicata.
D'altra parte, non facciamo i moralisti: le bollette le devono pagare anche loro. E pazienza se l'attività di qualcuno (vedi Aldo, Giovanni e Giacomo) si è ridotta quasi soltanto a impegno promozionale. Pazienza se serve una mano che ti faccia il solletico sotto i piedi per ridere agli spot di Giorgio Panariello che gioca con la Incontrada. Il comico in formato spot in genere non fa ridere. Soprattutto quando si sbizzarriscono i creativi al soldo delle compagnie telefoniche, che girano cose più imbarazzanti dei film di Neri Parenti.
L'ultimo a cascarci è stato il grande Renato Pozzetto, che insieme con il figlio Giacomo si è concesso - spero per un mucchio di soldi - a OroCash. In un paio di brutte réclame, come le avrebbe chiamate lui nei suoi tempi migliori, l'uomo de "La canzone intelligente" invita il popolo che si presume alla canna del gas, data la crisi, a portare vassoi d'argento e oggettini d'oro a questa società che magicamente li trasforma in euro sonanti. Buoni per pagarsi una crociera, per esempio, come fanno il poco convinto Renato e il suo cresciuto pargolo. Li vedi e sembra quasi che si sentano in colpa di svendere e far svendere i gioielli di famiglia.
Triste spettacolo. Primo, per la bruttezza dei commercial. Secondo, perché non mi piace vedere una tra le più grandi maschere della comicità italiana, uno tra gli artisti che (col più saggio Cochi Ponzoni) ha saputo innovare il nostro modo di far ridere, impelagato con questa roba.
Serve una mano che li fermi, ripeto. Vecchi e nuovi comici: perché non si facciano male. Perché non si danneggino da soli. Perché non sono Giorgio Mastrota, che ha sempre campato di televendite. Paolo Villaggio (che pure ha fatto pessimi film ma che alla pubblicità non cede) invocava l'intervento di qualcuno per salvare l'ultimo Alberto Sordi, "prima che distrugga il suo mito", diceva.
Io mi auguro più semplicemente che Pozzetto si fermi qui. E che guardando il mare mi ripeta solo, all'infinito, come faceva una volta, che è "una massa d'acqua semovibile". Non gli chiediamo altro.

martedì 27 novembre 2012

ALDO, GIOVANNI E GIACOMO * «IMPIGRITI NOI? SIAMO I COMICI PIU' PROLIFICI D'ITALIA»

Spingi, mollichina!» Che tradotto in siciliano stretto si dice «Ammutta muddica». Ovvero il titolo dello show con cui i battaglieri Aldo, Giovanni e Giacomo tornano a teatro dopo ben sei anni. Sedersi con loro al tavolo di una trattoria milanese, è un concentrato di irripetibili emozioni.


Come la mette un comico quando deve far ridere, quando attorno c’è ben poco da ridere?
Aldo: «Il comico attinge dove c’è più disgrazia. Finché non è censurato va bene, e nel disastro ci sguazza».
Se vi eleggessero Presidenti della Repubblica, quali colleghi nominereste senatori a vita?
Giovanni: «Maurizio Crozza».
Aldo: «Ficarra, che mi ha confidato il suo sogno di diventare un giorno sindaco di Palermo; mi farà assessore».
Giacomo: «Teo Teocoli».
Anche se è noto per essere un po’ irrequieto?
Giacomo: «Perché non conosce Crozza e Ficarra! Non è che il comico dev’essere per forza pulitino, ordinatino...».
Voterete per Beppe Grillo?
Aldo: «Sì».
Giovanni: «Sì, voterò il Movimento 5 stelle».
Giacomo: «No».
Questo nuovo show ha un titolo un po’ complicato...
Aldo: «È solo complicato da dire. Significa: spingi, mollichina!  Che vuol dire diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche in un momento un po’ complicato per tutti. Vedrà che diventerà popolare come “Prisencolinensinainciusol” e “Supercalifragilistiche...».
Il successo, negli ultimi anni, vi ha un po’ impigrito?
Giovanni: «È l’età, che ci impigrisce...».
Giacomo: «Smentisco. Noi siamo i comici più prolifici d’Italia: dal ‘92 abbiamo fatto quattro spettacoli, sette film, partecipazoni tv...».
Aldo: «È vero, rispetto all’attesa che c’è, usciamo meno».
Veniamo allo show, diretto da Arturo Brachetti, come il precedente «Anplagghed». Come sarà?
Giovanni: «Una serie di quadri, di sketch, nei quali si riderà a modo nostro. Seguiti anche dietro le quinte da alcune telecamere, che mostreranno quel che succede come se fosse improvvisato. Ovviamente non è così, ma ricorda “Rumori fuori scena”».
Sempre vittime e carnefici, ribaltando di volta in volta i ruoli?
«Certo. Ci saranno per esempio tre pazienti in ospedale: due sfigati e uno molto ricco, che si scoprirà aver fatto licenziare gli altri due; ma anche tre topi da laboratorio, sottoposti a ogni sorta di allucinante esperimento; e due sminatori, alle prese con una bomba molto sofisticata, che tentano di disinnescare con un robottino, Giacomo, che è peggio di loro; infine, un tatuatore killer - che modestamente sono io - con un assistente che non ama i tatuaggi e Aldo come vittima. Il tutto nel negozio di una cinese, Silvana Fallisi, che vende e ripara di tutto».
 Finita la tournée, che debutta a Pavia il 30 novembre, lo show andrà in tv, su Canale 5, a fine 2013. Ma per vedere il trio ancora al cinema, bisognerà aspettare l’anno dopo.

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2012)

lunedì 4 luglio 2011

LUCA E PAOLO E I NUOVI, ORRENDI SPOT PER FIAT

Perché due (ex) ragazzi in gamba come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu hanno accettato di girare spot così imbarazzanti come quelli della nuova campagna pubblicitaria Fiat? Per soldi, certo. Ma mi auguro per loro che quei quattrini siano stati veramente tanti, dal momento che stavolta siamo al limite dell'inguardabile. Non una trovata, non uno spunto, non una battuta fulminante. Solo imbarazzo per qualcosa di così scadente. E non basta addossare la colpa ai creativi dell'agenzia pubblicitaria: lavori così non si dovrebbero accettare. Così come hanno rinunciato (immagino per comprensibile stanchezza, dopo tanti anni) alla conduzione de «Le iene» (che finiranno in mano a Luca Argentero, Ilary Blasi e al prezzemolino Enrico Brignano), altrettanto avrebbero dovuto rispondere con uno sberleffo a chi si presentava loro con un progetto simile. Di fronte al quale persino le opache facezie di Neri Marcorè e Raffaella Carrà per Tim diventano materiale da Oscar. Al cospetto del quale quale i debolissimi spot di Aldo, Giovanni e Giacomo per Wind acquistano un valore di comunicazione comica di alto livello.
Peccato, perché dopo l'ultimo Sanremo e in attesa del ritorno di «Camera cafè», i due ex ragazzi ci avevano abituato bene. Ma la tentazione di passare alla cassa, è spesso più forte di quella di passare alla storia.

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