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sabato 26 giugno 2021

POLITICA * CONTE, GRILLO E LA (MANCATA) FORZA DI USCIRNE IN TEMPO

Beppe Grillo, il Garante del M5S, che si definisce "elevato".

Non che ci si potesse aspettare di meglio da questo Paese, che di sorprese in questo senso ne ha riservate sempre pochissime, ma il disfacimento del Movimento 5 Stelle (sotto gli occhi di tutti) è di una tristezza devastante: Casaleggio Junior che litiga con gli altri e vuole mantenere il data base degli iscritti in capo all'associazione Rousseau; si va per avvocati. Luigi Di Maio in ruggine (sottotraccia) con Alessandro Di Battista, che è sempre lì un po' alla finestra e un po' no in attesa di capire che cosa fare per non bruciarsi; e intanto si brucia, facendo il vecchio saggio che commenta i lavori nei cantieri; Giuseppe Conte e Beppe Grillo che si mandano reciprocamente a ranare in uno scenario livido di ricattini, esternazioni, sparate mediatiche. 

Per tenere ostinatamente la palla su qualcosa che stava già faticosamente insieme prima, e che ora sta diventando difficile da gestire. La figura di Grillo, il Garante che perde colpi e ironia impazzendo nel tentativo di non perdere potere (quando sembrava sino a poco tempo fa sul punto di lasciare), è quella che ne esce peggio. D'accordo, c'è la grana del figlio da gestire, ma non l'ho mai visto in queste condizioni. Un brutto spettacolo, per uno che sapeva regalare show non stupendi, indimenticabili. Ma la politica è un'altra partita. E, come in tutte le cose nella vita, bisognerebbe avere la forza di fermarsi qualche attimo prima e uscirne; qualche attimo prima di fare pena.

martedì 6 marzo 2018

QUELL'INCREDIBILE SETTIMANA NELLA SPA CON BEPPE GRILLO

Da sinistra, Franco Bagnasco e Beppe Grillo.
E dai, basta: sfatiamo una volta per tutte questo vecchio e trito luogo comune dei giornalisti che saltano sempre sul carro del vincitore!

Scherzi a parte, questa è una foto (del 2007, tempi non sospetti) alla quale sono molto affezionato.
Scrivo di spettacolo da 30 anni, e Beppe l'ho sempre considerato il più grande comedian di casa nostra. Come ho riso ai suoi spettacoli (li ho visti tutti, l'ho intervistato più volte), mai nella mia vita. Soprattutto quando i testi li scriveva con Michele Serra.
Sul fronte politico ovviamente non sempre ho condiviso le sue scelte e alcuni modi, ma quelle sono questioni squisitamente personali. Nulla si può togliere alla debordante grandezza dell'uomo di spettacolo.

L'aneddoto. Prenotai una settimana in un centro benessere zen style a Limone sul Garda e - senza che ci fosse alcun accordo preventivo - mi ritrovai per caso fra i clienti Grillo, che all'epoca era poco più che agli albori del Movimento 5 Stelle. Con la genialata di Casaleggio di ingaggiarlo di fatto come testimonial politico. Cosa che lui non si impegnava neppure tanto a nascondere. La considerava piuttosto un prolungamento della sua carriera sul palcoscenico.

Passai un'esilarante settimana fra saune, massaggi e dieta ferrea, insieme con un'altra ventina di clienti, in forzata, lieta coabitazione con l'entertainer per antonomasia. Lo ricordo indispettito per una dichiarazione anti-grillina fatta dall'amico Gino Paoli al Tg3. Conoscendolo da una vita, l'aveva presa un po' sul personale. Ricordo di averlo anche criticato con franchezza per alcune posizioni prese, che secondo me danneggiavano l'immagine del M5S. Col senno di poi, ho l'impressione che un po' mi abbia dato retta.
Per il resto, ho riso come uno scemo per sette giorni e avrei voluto che quell'esperienza alla «Amici miei» non finisse mai.

Avevo le lacrime agli occhi quando ci ritrovavamo lì tutte le mattine, in zona massaggi, dove è stata scattata questa foto, e lui (che era venuto con un amico ligure riparatore di barche in legno) si sedeva in sala d'aspetto tormentando le altre clienti un po' agée: «Ma lo sa, signora, che adesso fanno quest'intervento di sbiancamento anale che è una manna dal cielo?».

mercoledì 22 febbraio 2017

«GRILLO VS GRILLO» * NON PERDERE SU NETFLIX BEPPE CHE MASSACRA SE STESSO

Su Netflix Beppe Grillo parla male di se stesso.
Se sei una testolina pensante, non perderti su Netflix «Grillo VS Grillo», lo show che il comico ligure ha dedicato a se stesso, alle contraddizioni, ai buchi neri della sua vita e della sua carriera.
Uno spettacolo di livello che avrebbe dovuto segnare il ritorno dell'uomo dalla politica al cabaret, con un incredibile salto triplo carpiato che gli eventi del Movimento 5 stelle (soprattutto dopo la morte di Casaleggio e i problemi della Raggi a Roma) non gli consentono mai di fare del tutto.

Grillo, lo conosco da una vita e non mi stancherò mai di dirlo, è il più grande animale da palcoscenico che l'Italia abbia avuto. Così, ne nasce uno ogni mille anni: tempi perfetti, chiuse comiche implacabili, abile ricorso alla platea, al «maltrattamento» del pubblico, che tanti gli hanno copiato. Furore, sudore, allegria, e testi che funzionano. Grillo è sempre stato un unicum. 

In questo show parla per la prima volta (anche) di se stesso personaggio pubblico, della sua famiglia, persino di suo padre, senza risparmiare autocritiche o confessioni sferzanti o spiazzanti. Dagli anni dell'adolescenza a Genova, ai primi spettacolini rubacchiati su palchi di fortuna, alla politica che si è trovato a vivere da leader dopo anni di cabaret civile e ingrugnato.
Non so se Beppe tornerà mai davvero a far ridere come un tempo. Quando mi buttavo a terra con le lacrime agli occhi. Ma questo spettacolo è la cosa sua che (negli ultimi anni) più si avvicina a questo tipo di Nirvana. Namastè. Olè.

martedì 12 aprile 2016

CASALEGGIO, IL COLPO DI GENIO DI ASSUMERE GRILLO COME TESTIMONIAL


Non ho mai conosciuto Gianroberto Casaleggio, lo strano guru, o para-guru, secondo qualcuno, del Movimento 5 stelle appena scomparso dopo lunga malattia. In compenso conosco da molti anni Beppe Grillo. E l'idea di prendere il più grande comico italiano come testimonial (perché di fatto questo è o è stato, come Charlize Theron per Chanel o Bruce Willis per Vodafone) di una compagine politica è stata tra le più grandi genialate del mondo della comunicazione concepite negli ultimi lustri. La politica come lo spot dello yogurt. La forza trainante di un popolarissimo gigante della comicità, sul palco sempre più massiccio e incazzato, al servizio di una compagine politica che in pochi anni è arrivata a diventare il secondo partito italiano. Portando, con metodi a volte discussi o discutibili, un manipolo di volti nuovi in Parlamento. A rinnovare almeno un po' le facce consunte di troppi guitti di vecchie repubbliche aggrappati alle proprie poltrone. Del resto che cos'è la politica oggi se non il regno di venditori di detersivo? Al posto del fustino metti un po' di volti noti, mescoli con forza aggiungendo badilate di retorica (vedi Salvini, il Bossi 2.0 che ha capito tutto della comunicazione, o i tweet di Matteo Renzi), e il gioco è fatto.

Non so quali fossero i rapporti di forza nella società Grillo-Casaleggio, ma credo che nel tempo siano molto cambiati. Parlando con Beppe, pochi anni fa, quand'era alterato per una frase che aveva ritenuto poco gradevole detta dall'amico Gino Paoli su di lui e il Movimento, mi disse: «Ma ti rendi conto che il prossimo anno sono 40 anni che faccio questo mestiere?». E con «questo mestiere» intendeva inequivocabilmente lo spettacolo, pur essendo di fatto già politico da tempo. Credo che Grillo in fondo abbia sempre considerato il suo impegno civile come un qualsiasi contratto fatto con l'agente di turno. Come una serata in un palasport prolungata ad libitum.
Tant'è che ora tenta l'impresa che tutti hanno sempre ritenuto impossibile di tornare a far ridere. Il triplo carpiato sulla via del non ritorno.

Comunque vada, addio Casaleggio. Non ti ho mai capito sino in fondo, e le tue profezie a volte mi sembravano lucide altre volte inquietanti o deliranti, ma hai dato una scossa alla politica italiana mettendo all'angolo tante facce che sembravano ineliminabili. Questo è un dato di fatto. Per come la vedo io, non di poco conto. Servirti di Grillo è stato il tuo colpo magistrale.

venerdì 26 settembre 2014

LUNA GRILLO * LA FIGLIA DI BEPPE CON I «REX MIDA» DEBUTTA CON UN VIDEO E UN EP

Il progetto musicale si intitola «Rex Mida», così come la band della quale fa parte Luna Grillo, 34 anni, riminese, figlia di Beppe, leader del Movimento 5 stelle e della sua prima moglie Sonia Toni. Il disco, un EP che contiene 4 brani, è in vendita da oggi nelle principali piattaforme di musica on-line, come iTunes.


Luna, dopo essere stata grafica e cameriera in uno storico locale di Rimini, il Rock Island, è arrivato il momento di debuttare anche con un disco?
«Ho iniziato a cantare a 20 anni nei pub, con diverse formazioni. Negli ultimi tempi con Michael Ciancetta e i Rex Mida abbiamo messo a fuoco questi pezzi: c’è «In Da Club», cover del rapper 50 Cent, e altre tre canzoni inedite: “Gossip”, che prende in giro, ma neanche troppo, questo mondo un po' finto da vivere con moderazione, come tutte le cose; e poi “You Should Know” e “Everything is Colour”. Tutte virate al rock-funky che piace a noi. Sono cantate in inglese, e non sempre raccontano una storia con un senso compiuto. Spesso ci sono frasi che raccontano un mondo. Il debutto live sarà il 19 novembre alla House of Rock di Rimini».
Quindi adesso vive di musica?
«Sì, adesso ci stiamo concentrando soprattutto su quella, ci piace quello che facciamo, e le soddisfazioni iniziano ad arrivare. Abbiamo materiale per concerti e anche altri pezzi inediti per comporre un disco intero».
A papà Beppe ha fatto sentire i brani?
«Non ancora: anche l’altro giorno è passato a casa a sorpresa e per dieci minuti non ci siamo manco incrociati. Ma sa tutto, anche del video di “In Da Club”, che trovate su Youtube. Quanto prima gli farò ascoltare anche le altre canzoni».
Sbaglio o lui non l’ha mai aiutata? Per principio o per orgoglio?
«In effetti è così, non l'ha mai voluto fare, ma anch’io in fondo non gli ho mai chiesto niente. Stimo mio padre per quello che fa, ma è sempre così impegnato… E ci occupiamo di cose ormai tanto diverse: lui è in politica, io faccio musica».


lunedì 19 maggio 2014

DEDICATO A CHI IRONIZZAVA SUL VOTO A GRILLO E AL MOVIMENTO 5 STELLE

Questo post non è propaganda elettorale. Cosa che mi interessa meno delle vicende para-sentimentali di Valeria Marini o delle partite di calcio.
Questo post è per dire che, con tutti i loro strabilianti difetti, Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle sono serviti e stanno ancora servendo al Paese. Se la politica si sta dando una scossa, seppur minima, scrollandosi di dosso un po' di marciume, Pd compreso, che è sempre stato una palude di geniali inconcludenze, lo dobbiamo a chi all'ultima tornata elettorale ha votato in massa i brutti, sporchi e cattivi grillini. Che sono serviti, eccome, e ancora stanno servendo, a spaventare la casta. Se poi vogliamo dire che l'Armata Brancaleone difetta sul piano della democrazia interna (che nei partiti è una chimera) e a volte della capacità di concludere, se ne può parlare. Quel che non si può negare, invece, è che siano stati molto utili. Senza di loro, senza questi pesci pulitori, la sveglia per tanta gente non sarebbe suonata. Li votai per garantire un corposo ricambio di facce su una scena incancrenita e piena di cialtroni. Potrei rifarlo, o anche no. Intanto mi tolgo la piccola soddisfazione di sollevare non tanto un "vaffanculo", giusto per citare le demagogie grilline, ma almeno un piccolo dito medio, a coloro che amavano tanto ironizzare su quel voto. 

E poco o niente avevano capito.

giovedì 9 gennaio 2014

MORGAN * LO STAGE DIVING DI BARI È LA METAFORA DELL'ITALIA

Nella figuraccia epocale di Marco Castoldi in arte Morgan, che lanciandosi sul pubblico (in America lo chiamerebbero Stage Diving) di un concerto a Bari non viene sorretto e portato in trionfo ma lasciato cadere rovinosamente a terra, c'è tutto Morgan, e c'è la metafora di un Paese. C'è un tizio che si sente qualcuno, quando pochissimi hanno fatto qualcosa per farglielo credere. C'è un personaggio, un buon affabulatore, questo sì, che musicalmente (e soprattutto dal punto di vista canoro) vale ben poco, ma che ha iniziato da anni a credersi Mozart. Ci crede talmente da lanciarsi sulle folle nelle discotechine, come i veri divi da palco, come un Robbie Williams farebbe in un live monstre davanti a migliaia di persone. Robbie alla fine impasta adrenalina e sudore e copula col pubblico; Morgan misura il pavimento come un piastrellista e se ne va con le pive nel sacco. O nel sacchetto, nella fattispecie. Sembra quasi il contrappasso per il vezzo di sparlare di «X-Factor» al termine di ogni edizione, ben sapendo che alla successiva non potrà fare a meno di partecipare di nuovo. Per esistere. Altrimenti non sarebbe neppure calcolato dai parenti come presenza al pranzo di Natale. Al quale sono sicuro che partecipi, nonostante il fintume kitsch-trasgressivo che lo accompagna.
C'è la tv che crea finti miti che si sgonfiano alla prova dei fatti. O dei fattoni.
E poi c'è l'Italia. Questo meraviglioso Paese che se ha eroi (ogni tanto ama averne, veri o farlocchi che siano), è anche pronto a lasciarli cadere subito dopo. Prima facendogli credere di essere al sicuro, dando loro l'illusione di potersi lanciare tranquillamente nel vuoto relativo, e poi guardandoli con un sorrisetto beffardo mentre si impastano al suolo. In attesa dello Stage Diving del prossimo eroe. Non illudetevi, non sarà Beppe Grillo. E' sveglio, e ne uscirà molto prima. In elicottero, credo.

martedì 19 marzo 2013

M5S * GRILLO, GRASSO (E L'ASSURDO ACCERCHIAMENTO DEI MEDIA)

Due riflessioni post cassoeula (poi non dite che era pesante) su grilleide e dintorni, contraddizioni comprese. Scagliarsi contro la scarsa democraticità del M5S è un assurdo. Il tasso di democraticità è pressoché assente in ogni partito, dove da sempre dopo l'insediamento in Parlamento si obbedisce compattamente a precisi ordini di scuderia, pena l'eliminazione (o l'ostracizzazione, di fatto) del singolo. Così è nel Pd, pur con le sue mille anime più o meno candide, così è - alla massima potenza - nel Pdl. Se non obbedisci agli ordini, sei fuori. Chi fa finta di non accorgersene, o è in malafede, oppure ha un paraocchi geneticamente installato nella retina. Detto questo, il M5S non è immune da difetti. Di forma, più che di sostanza: se porti a Montecitorio un movimento strutturato come una riunione di condominio (con tutte le demagogie grilline del caso sulla politica low cost, che sono però una grande trovata di comunicazione), ti scontri con una vecchia macchina rodata e complessa che invece ha regole precise alle quali ti devi in qualche modo attenere. Forzare parte di quelle regole e introdurre gente nuova in politica era un compito di Grillo e dei suoi. Compito che mi pare al momento ben svolto. Sarà più dura, invece, ma questo si sapeva, tenere insieme l'Armata brancaleone. Che a mio avviso sarebbe bene tenesse 20-30 punti sui quali restare ultra-compatti, e lasciasse il resto alle libere decisioni del singolo. Il voto a Grasso da parte dei cosiddetti dissidenti, mi è parso una cosa molto intelligente, per esempio. E infatti ci ha portato due persone (sono solo le singole persone che contano) rispettabili alla presidenza di Camera e Senato. Quindi, dove sta il problema?
Per il resto, noto sui media tradizionali e sul web, da parte di attivisti di sinistra più attivi e realisti del re, un tale, quotidiano e (spesso) pretestuoso/patetico accanimento contro i parlamentari del M5S, che non ho mai visto - udite udite - neppure nei confronti di Berlusconi. Un attaccarsi alle minuzie pur di gettare fango che fa un po' tenerezza: all'asilo diverte ancora. Quando si è un po' più anzianotti, ti guardano strano. Intendiamoci, quest'odio cieco in parte lo comprendo (hanno perso elezioni vinte, come ha ammesso lo stesso Bersani) ma che sa più di tifo da derby allo stadio che d'altro. E il tifo da stadio non dovrebbe avere niente a che fare con la politica. Già, ma siamo in Italia. Scusate, è colpa della cassoeula.

martedì 11 dicembre 2012

GRILLO, CASALEGGIO, IL MOVIMENTO 5 STELLE (M5S) E LA DEMOCRAZIA INTERNA


Beppe Grillo ha detto in modo crudo ("Chi non è d'accordo, fuori dalle palle"), ciò che ha sempre professato nei fatti. Lui, Casaleggio e il M5S non sono immuni da difetti né saranno la nostra panacea, ma chiarezza e coerenza espositiva - a volte un po' brutale, ma d'altra parte questo Paese viene brutalizzato da una vita da politici di ogni colore che sono soliti inchiappettarci col sorriso e le menzogne, che cosa sarà mai un "fuori dalle palle"? - non gli è mai mancata. Le anime belle che ora si scandalizzano, o fingono di farlo per motivi propagandistici, per la sua "antidemocraticità", dovrebbero riflettere sul fatto che la Democrazia ha ragione di esistere soprattutto all'esterno, non tanto all'interno di un Movimento. Quando si è seduti tutti assieme sugli scranni a Montecitorio e si fa la conta dei voti su una proposta di legge, non quando si combatte per arrivare a sedersi su quegli scranni. La democrazia interna, quando esistono un leader e un progetto al quale si è data la propria adesione, è un aspetto - passatemi la semplificazione - "secondario". Dialettica, critiche e dissensi non possono arrivare oltre un certo limite per non danneggiare il percorso fatto sin lì. In questo senso, Grillo ha ragione ed è stato più che sincero. Chi non condivide, è libero di andarsene. Mi piacerebbe poter verificare quanti di coloro che si scandalizzano (in modo a mio avviso strumentale, perché il M5S fa molta paura), sarebbero disposti a concedere tranquillamente che altri venissero a comandare a casa loro. Secondo me, nessuno. Li accompagnerebbero alla porta, più o meno garbatamento. La democrazia interna, nei partiti, di fatto non è mai esistita. A meno che non fosse un (inconcludente) collettivo politico sessantottino. Il resto erano aspre lotte fra correnti, alle quali ci hanno abituato Dc e Pci, con qualcuno che poi teneva comunque le fila. Grillo almeno evita il minuetto delle prese per i fondelli dei finto-democratici, e dice chiaro: "Chi non è d'accordo, fuori dalle palle". Non mi pare una bestialità.

martedì 27 novembre 2012

ALDO, GIOVANNI E GIACOMO * «IMPIGRITI NOI? SIAMO I COMICI PIU' PROLIFICI D'ITALIA»

Spingi, mollichina!» Che tradotto in siciliano stretto si dice «Ammutta muddica». Ovvero il titolo dello show con cui i battaglieri Aldo, Giovanni e Giacomo tornano a teatro dopo ben sei anni. Sedersi con loro al tavolo di una trattoria milanese, è un concentrato di irripetibili emozioni.


Come la mette un comico quando deve far ridere, quando attorno c’è ben poco da ridere?
Aldo: «Il comico attinge dove c’è più disgrazia. Finché non è censurato va bene, e nel disastro ci sguazza».
Se vi eleggessero Presidenti della Repubblica, quali colleghi nominereste senatori a vita?
Giovanni: «Maurizio Crozza».
Aldo: «Ficarra, che mi ha confidato il suo sogno di diventare un giorno sindaco di Palermo; mi farà assessore».
Giacomo: «Teo Teocoli».
Anche se è noto per essere un po’ irrequieto?
Giacomo: «Perché non conosce Crozza e Ficarra! Non è che il comico dev’essere per forza pulitino, ordinatino...».
Voterete per Beppe Grillo?
Aldo: «Sì».
Giovanni: «Sì, voterò il Movimento 5 stelle».
Giacomo: «No».
Questo nuovo show ha un titolo un po’ complicato...
Aldo: «È solo complicato da dire. Significa: spingi, mollichina!  Che vuol dire diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche in un momento un po’ complicato per tutti. Vedrà che diventerà popolare come “Prisencolinensinainciusol” e “Supercalifragilistiche...».
Il successo, negli ultimi anni, vi ha un po’ impigrito?
Giovanni: «È l’età, che ci impigrisce...».
Giacomo: «Smentisco. Noi siamo i comici più prolifici d’Italia: dal ‘92 abbiamo fatto quattro spettacoli, sette film, partecipazoni tv...».
Aldo: «È vero, rispetto all’attesa che c’è, usciamo meno».
Veniamo allo show, diretto da Arturo Brachetti, come il precedente «Anplagghed». Come sarà?
Giovanni: «Una serie di quadri, di sketch, nei quali si riderà a modo nostro. Seguiti anche dietro le quinte da alcune telecamere, che mostreranno quel che succede come se fosse improvvisato. Ovviamente non è così, ma ricorda “Rumori fuori scena”».
Sempre vittime e carnefici, ribaltando di volta in volta i ruoli?
«Certo. Ci saranno per esempio tre pazienti in ospedale: due sfigati e uno molto ricco, che si scoprirà aver fatto licenziare gli altri due; ma anche tre topi da laboratorio, sottoposti a ogni sorta di allucinante esperimento; e due sminatori, alle prese con una bomba molto sofisticata, che tentano di disinnescare con un robottino, Giacomo, che è peggio di loro; infine, un tatuatore killer - che modestamente sono io - con un assistente che non ama i tatuaggi e Aldo come vittima. Il tutto nel negozio di una cinese, Silvana Fallisi, che vende e ripara di tutto».
 Finita la tournée, che debutta a Pavia il 30 novembre, lo show andrà in tv, su Canale 5, a fine 2013. Ma per vedere il trio ancora al cinema, bisognerà aspettare l’anno dopo.

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2012)

lunedì 26 novembre 2012

RENZI, LO SPAVENTA-GRILLO: UN MODELLO DI DESTRA CHE S'IMPONE A SINISTRA

Alle radici della buona affermazione di Matteo Renzi alle Primarie del Centrosinistra, ci sono essenzialmente tre motivi: 1) La freschezza anagrafica e comunicativa dell'uomo, a fronte del modello politico bersaniano che è e viene percepito come stantio, vuoi per l'età, vuoi per la lunga militanza politica. 2) Il pronunciamento a favore del sindaco di Firenze da parte di una fetta di personaggi dello spettacolo e di opinion leaders in grado di orientare l'elettorato nelle ultime fasi. 3) Renzi ha un'impronta sostanzialmente più scaltra e decisionistica, quindi di fatto è un modello di destra, che si impone a sinistra. Dove evidentemente molti si sono stancati dell'inconcludenza manifestata in questi anni da chi li rappresentava. Non mi stupirei se al ballottaggio una fetta di elettori tradizionalmente di destra andasse a votarlo. Un po' per sostenere un vento di cambiamento (Renzi è l'unico che può dare qualche pensiero a Beppe Grillo e al M5S), un po' perché il centrodestra sembra ormai completamente allo sbando. Comunque la si veda, l'inizio del superamento degli schieramenti secondo me è da vedere come un dato positivo.

lunedì 27 agosto 2012

PAOLO VILLAGGIO * «PER SALVARE I NUOVI FANTOZZI D'ITALIA? RIVOLUZIONE CRUENTA E TORTURA AGLI EVASORI»

Ci sarà tutto: il tragico varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare; le imbarazzanti cene dal megadirettore «naturale» col pomodorino, «fuori freddo, dentro palla di fuoco a 18.000 gradi Fahrenheit»; le sveglie all’alba per andare al lavoro («Dentifricio mentolato su sapore caffè»); e, naturalmente, lui.

Paolo Villaggio, lo sa che dal 21 agosto, con «Sorrisi», sarà in edicola una collana di nove dvd del suo mitico ragionier Ugo Fantozzi?
«Maddài, faccia vedere i titoli!».
Eccoli…
«Mi fa piacere: quel che conta, c’è».
Lo ammetta: questo personaggio per lei è stato tutto.
«Non esageriamo. È stata la mia spinta forte, ciò in cui il pubblico mi identifica da sempre. Ma ho lavorato anche con Wertmuller, Olmi e Fellini. Dopo di lui, c’è chi mi chiama “Maestro”, si figuri...».
Prima, invece?
«Ignorato da intellettuali di sinistra con la puzza sotto il naso: ho giocato a pallone con Pasolini per anni senza che mi rivolgesse la parola. “Fantozzi” è stato un discreto personaggio…».
Non faccia il finto modesto: è stato un capolavoro.
«Sì, dai, lo è stato: volevo raccontare l’uomo completamente senza possibilità. Annientato alla partenza. Venivo da un soggiorno a Londra, ho respirato un po’ della loro ironia, e l’ho applicata al mio mondo, da ex dell’Italsider».
Quali sono i titoli imperdibili della saga, i primi quattro?
«I primi tre, quelli che ho scritto con Benvenuti e De Bernardi e la regia di Salce. Lui ebbe l’intuizione di focalizzare gli altri perdenti, dalla Pina alla Silvani, da Calboni alla figlia “babbuina”. E poi, Filini».
L’ha anche spremuto troppo, questo «Fantozzi», diciamolo...
«Sì, dopo i primi ho fatto anche film dei quali mi vergogno profondamente ma che sono stati anche più visti, in questo Paese suddito della tv. L’ho fatto per soldi, essendo un nano e non un playboy. Vivere a Roma, “rich and famous”, quando tutti ti cercano, voleva dire anche mantenere gli standard di un certo ambiente. E poi i produttori sono spietati, lo sa?».
Chi sono oggi i Fantozzi?
«Quelli che mitizzano i calciatori e vestono come Balotelli: orecchini, cresta e jeans strappati. Quelle con le unghie finte, che si ammazzano di lampade, dicono di essere state in ferie a Sharm El Sheik, ma non sanno dove sia. Il mio “Fantozzi” almeno si accontentava del posto fisso. Oggi c’è un barlume di speranza solo per quelli che ce l’hanno. Quasi nessuno».
Monti e il Governo dei tecnici. I nuovi Megadirettori Galattici?
«Mannò, i professori sono stati un’ottima barriera contro ladri e malversatori, di cui è pieno il Parlamento. Bisogna fare tabula rasa».
Paolo Villaggio come Beppe Grillo?
«Grillo fa qualunquismo, ma in questo ha ragione: serve un repulisti, ma la rivoluzione francese e il socialismo ci hanno negato la possibilità di una dittatura, che forse sarebbe la soluzione. O una rivoluzione cruenta».
Meglio l’America?
«Il Paese della finta felicità. Sembra il paradiso, ma ogni tanto si sveglia qualcuno e fa una strage. Però un’idea per l’Italia, ce l’ho».
Sentiamo.
«Prendiamo tutti i grandi evasori, li mettiamo nel caveau della Banca d’Italia, e li facciamo torturare (dai nazisti, che sono sempre i migliori), come Torquemada faceva a Toledo, finché non confessano tutto, conti all’estero e quant’altro. Poi smantelliamo Mafia, Camorra e Ndrangheta e puntiamo solo sull’Italia a vocazione turistica. Per il resto, per i prodotti, mica vorremo metterci in competizione con i cinesi?!».

(TV SORRISI E CANZONI - AGOSTO 2012)

martedì 3 luglio 2012

PAOLO LIMITI * «EMMA E ALESSANDRA AMOROSO? BRAVE, MA CAMBINO REPERTORIO»

 Sorriso convinto, risata che ti carica, completo ricercato ma cromaticamente irrisolto, Paolo Limiti s’aggira per i corridoi della sede Rai di Corso Sempione, a Milano, distillando buonumore. Da lunedì 2 luglio, a mezzogiorno, l’uomo della memoria, scatola nera vivente dello spettacolo, torna in video su Raiuno con «Estate con noi in Tv». Cinque appuntamenti alla settimana per parlare di intrattenimento con ospiti e musica dal vivo. Come ai tempi, peraltro gloriosi, di «Ci vediamo in Tv».

Limiti, immagino non si senta il nuovo che avanza… Forse il classico usato sicuro?
«Sono uno sempre in ebollizione. Diciamo che i miei 16 anni, che custodisco dentro quella casetta rossa nel cuore, non moriranno mai».
Come sarà il suo nuovo programma?
«Non un talent-show, ma un programma sul talento. Solo quello ha ragione di esistere. Un pezzo come “La voce del silenzio” non sarebbe vissuto 42 anni, cantato da Bocelli a Orietta Berti, se non fosse stato grandioso».
Ma il talento a volte non basta…
«E io ci ho messo anche la bellezza. Ho tanti nuovi ragazzi e li ho messi insieme puntando su talento e bellezza. Sono bravi e bellissimi. I raccomandati, rigorosamente fuori dalla porta».
Tornano anche la cagnetta Floradora e Justine Mattera, ovvero parte della sua rodata compagnia di giro…
«In realtà i miei casting li faccio sempre a ruoli. Mi serve una voce calda? La cerco. Una argentina? La recupero. Così per ogni tassello. Justine per esempio fa da fuoriclasse le canzoni dei musical».
Facciamo qualche nome dei nuovi, allora.
«Anzitutto due ragazze italiane strepitose, ancora sconosciute da noi, ma che lavorano in tutto il mondo: Ilaria e Alessia. Cantano, ballano, suonano, recitano… Tutto. Qualità a livello Metropolitan di New York. Poi Noemi Baiocchi, vent’anni. Il tenore Stefano Rigoni, con due occhi indimenticabili, Sara Rinieri, 13 anni, Giacomo Bertogli, e Sara Facciolini, ballerina già con Conti ne “I migliori anni”…».
Il suo mondo musicale televisivo prima si riferiva agli Anni 40-50-60… Che cosa farà, stavolta? Passerà ai 70-80? Da Natalino Otto a Gloria Gaynor? Da Gino Latilla ai Righeira?
«Ma non ci penso neanche. Io lavoro così: guardo la data del giorno, e mi ricollego a un momento storico. Che canzone si cantava in quel periodo? La ripropongo. Magari un pezzo con lo stesso titolo è andato a Sanremo l’anno prima. Eccolo. Creo la contaminazione, e la traccia del racconto».
Si dice che un direttore di giornale, in definitiva, faccia sempre lo stesso giornale. Anche se ne apre uno nuovo. Succede anche ai conduttori-autori di programmi come lei?
«Un conduttore-autore rifà qualcosa che inevitabilmente riflette la sua personalità. E sarebbe sbagliato il contrario. “Chi l’ha visto?” te l’aspetti fatto con lo stile della Sciarelli; Scotti, se cambiasse il suo, sbaglierebbe…».
La musica in Italia, com’è messa?
«Male. C’è troppa genuflessione verso il genere pop-rock, più o meno d’importazione, e poca ricerca sulla canzone italiana più vera».
Le faccio tre nomi: Arisa, Emma Marrone e Alessandra Amoroso.
«Arisa è quella più vicina alle mie corde, anche perché ha la voce più duttile: la comprime, ci gioca, ci lavora su. Le altre due mi piacciono, ma consiglierei loro di puntare su un repertorio diverso».
Magalli ci ha provato con ingredienti classici in «Mi gioco la nonna», ma il risultato non è stato dei migliori. Perché?
«Lui è bravo, ma i giochi del programma sapevano di già visto, e mancava la costruzione dei personaggi. E poi quel titolo l’ho subito detestato: in Italia può suonare non scherzoso, ma offensivo. Giocati la carriera, viene da dire, non la nonna».
Teme la critica, per questo suo ritorno?
«No. Le mie cose in genere vengono recensite abbastanza bene. C’è solo un critico che si accanisce. E dire che, a dispetto delle apparenze, non credo sia stato neanche strappato alla culla…».
Quali sono i limiti della tv di Limiti?
«Lo chieda a Caparezza, che mi ha citato in una sua canzone meragliosa: il ritornello diceva “Aiuto, sto diventando come Limiti…”. Ma anche Cristicchi mi ha tirato in ballo in “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”».
Secondo alcuni il suo limite è il suo pubblico un po’ datato…
«Sbagliano. Se ai tempi avessero chiamato l’Auditel, avrebbero scoperto che i miei programmi sono molto visti anche nelle fasce scolari. E in ogni caso è un’audience ampia, trasversale».
Dice?
«Massì, ed è facilmente spiegabile: se tu vedi un duetto fra Tony Bennett e Lady Gaga, non ti fermi a guardarlo, a prescindere dalla tua età? Io ho sempre mostrato molte cose di grande qualità. Il talento ti conquista, ti rapisce».
Ha finito di bisticciare con Mina?
«Con lei direttamente, mai. Solo qualche scaramuccia col figlio per un paio di telefonate che mi fece, ma è acqua passata».
Le piace il Celentano esternatore?
«No, anche se posso intuire i motivi per cui lo fa. Però preferirei che a esprimersi su certi argomenti fossero persone più esperte. Non credo che l’ultimo Sanremo gli abbia giovato molto, però».
E di Beppe Grillo, che cosa pensa?
«Ha grande ironia, carisma, è un trascinatore… Detto questo, non vorrei che certe cose che dice fossero prese da qualcuno come verità assolute. Sarebbe un peccato».

(TV SORRISI E CANZONI - GIUGNO 2012)

sabato 12 maggio 2012

SONOHRA * «ABBIAMO UN NUOVO LOOK, MA NON E' STUDIATO A TAVOLINO»

Neanche il tempo di dimenticare dove piazzare l’H nel loro nome, ed ecco che rispuntano i Sonohra. A due anni dall’ultimo lavoro, i fratelli Luca e Diego Fainello il 15 maggio saranno nei negozi e negli store digitali con un nuovo album, «La storia parte da qui»: 11 brani anticipati dal singolo «Si chiama libertà», con un video girato tra i sassi di Matera e impreziosito dalla straordinaria cornamusa asturiana di Hevia.

Luca, più che «La storia parte da qui», forse riparte da qui…
«Sì, si apre un nuovo capitolo. È un album molto rock, con sperimentazioni elettroniche. Ci abbiamo lavorato più di un anno e ora siamo in pieno fermento per il lancio».

Calendario massacrante?
«Ti dico solo che da stamattina alle 20 di sera abbiamo un’intervista ogni quarto d’ora».

Voi due siete veronesi, ma in te mi sembra di sentire uno spiccato accento emiliano…
«Me lo dice un sacco di gente, ma giuro che sono veronese al 100%!».

In questi anni, quanto e come siete cambiati?
«Il nostro cambiamento è nato dai tanti viaggi fatti, sempre insieme e per lavoro: Sudamerica, Inghilterra… Il viaggio apre la mente e avvicina a nuove culture ed esperienze. Inevitabile, che lasci segni addosso, in quello che fai e che scrivi».

Sbaglio, o stavolta vi proponete con un look della serie «Valerio Scanu, il ritorno»?
«Perché, com’è il look di Scanu? (Luca ride, ndr). Scherzi a parte, ci siamo fatti crescere la barba, ma non c’è niente di studiato a tavolino. Nessuno ci cura l’immagine. Oggi siamo così, e ci vestiamo a seconda di come ci svegliamo la mattina».

Davvero non c’è la voglia di passare da «boy-duo» a qualcosa di maggior spessore?
«Beh, non nego che questo look sia molto più rock, e si avvicina all’anima di questo nuovo disco. Ma non è una strategia commerciale».

Tra le tematiche di questo nuovo disco c’è la volontà e il bisogno di cambiamento. Fate anche i conti con la crisi, con il clima difficile che vive il Paese?
«Assolutamente. Come potremmo essere estranei all’attualità? Noi come tutti ci rendiamo conto che la politica ha deluso, che sono state fatte, negli anni, tante promesse non mantenute. Infatti un pezzo si intola proprio “Liars”, ovvero bugiardi. Il futuro è un’incognita soprattutto per noi giovani».

Come giudichi il boom del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo?
«La gente è incazzata e Grillo e i suoi rispecchiano questa incazzatura. In tutta Italia c’è una grande voglia di cambiamento».

La crisi ha influito anche sulla produzione di questo vostro nuovo album?
«La crisi discografica si sente, ma se lavori tanto e bene, con qualche accorgimento puoi comunque arrivare al pubblico con un prodotto di alto livello. Per esempio, le lunghe fasi di pre-produzione di un disco, una volta venivano fatte solo in studio. Oggi la tecnologia ti aiuta. Con un plugin e un Mac puoi fare tutto a casa e arrivare in studio d’incisione e rifinire lì. Ma avendo già fatto il più».

Dal boom a Sanremo 2008 a oggi. Siete a uno snodo cruciale per la vostra carriera. Pensate che il pubblico, i fans, vi seguiranno ancora?
«Siamo consapevoli che questo è un momento particolare, e la scelta di virare verso il rock può essere rischiosa. Ci possono seguire, o allontanarsi. D’altra parte, oggi siamo così. Se fossimo rimasti legati al passato, sarebbe stata una forzatura».

Nel disco ci sono quattro brani in inglese. Scelta stilistica, o voglia di conquistare altri mercati?
«Entrambe le cose. Alcuni nostri pezzi si adattano molto bene all’inglese, a mio avviso. E non nego che comunque ci piacerebbe avvicinarci al mercato del Nord Europa, che ritengo potenzialmente vicino alle nostre cose».

(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2012)

venerdì 27 aprile 2012

CHI HA PAURA DEL GRILLO CATTIVO? BEPPE 5 STELLE: UN SEGNALE FORTISSIMO

Lo spauracchio Beppe Grillo inizia ad agitare non poco i santuari della politica politicante, che sentono sul collo il fiato del comico savonarola e l'odio sempre più palpabile della popolazione nei confronti di una classe dirigente che ha portato il Paese allo sfascio e che - in compenso - si ritrova le tasche e la pancia magicamente piene.
Per questo sui giornali, più o meno di regime (ora viviamo in uno stato di commissariamento para-bancario), si moltiplicano gli allerta sul fenomeno Grillo. Il guru dell'antipolitica, il demagogo (come l'ha indirettamente definito il Presidente Napolitano, perdendo una buona occasione per non intromettersi, visto che il suo dovrebbe essere solo un ruolo di garanzia) fa paura a tanti. Compreso Di Pietro, che vive dello stesso voto motivato in gran parte dalla protesta. Intendiamoci, molti rilievi che fanno gli anti-grillini stanno in piedi: il Movimento 5 stelle si alimenta dell'immagine di una sola figura carismatica ed è verticistico, fondamentalmente autoritario. L'Italia ha sempre avuto bisogno dell'uomo apparentemente forte, si chiami Mussolini, Bossi o Berlusconi, poco importa, e questo è un limite non da poco del progetto.
Però ha una base composta da gente nuova, non (ancora) compromessa, che si è data regole statutarie precise, come la messa al bando degli inquisiti e la decadenza dei mandati dopo la seconda legislatura. Perché la contiguità col potere genera alla lunga, fisiologicamente, corruzione. E non è poca cosa.
Ciò che non sta in piedi dell'anti-grillismo, sono soprattutto i pulpiti politici - che definire «sputtanati» è dir poco - dai quali spesso proviene la predica. Tanto a destra, quanto a sinistra, la casta ha dato negli ultimi 20-30 anni uno spettacolo indecoroso di se stessa. Vuoi per malaffare, vuoi per inconcludenza. Sarà anche qualunquismo dirlo, ma è un dato di fatto. Inutile quindi che si spaventi per un Grillo e che ne stigmatizzi i toni. Dovrebbe contestarne, al limite, la scarsa propensione al confronto. Beppe è uomo di palcoscenico, studia un testo e poi lo restituisce rimasticato sotto forma di comizio. La dimensione del dialogo non gli appartiene e del resto sulla delegittimazione della politica ha costruito un piccolo impero.
Il voto a Grillo non sarà certo risolutivo per il Paese, non illudiamoci. Ma sarà un segnale forte, fortissimo (più dell'astensione, più delle schede annullate) per la vecchia classe politica. Ovvero la quasi totalità dell'emiciclo di Montecitorio. È ora che si facciano definitivamente da parte con le loro ruberie e le commedie a favore di telecamera. Se dobbiamo affidarci a qualche commediante (e ai suoi discepoli), che almeno sia il migliore sulla piazza.

domenica 19 febbraio 2012

SANREMO E' DONNA: VINCONO EMMA, GEPPI E (COME SEMPRE) MARIA

Dal prossimo anno, andrà così: chi ha vinto "Amici", se si iscrive, si aggiudica automaticamente, di diritto, anche Sanremo. A conti fatti, ci sta: risparmiamo qualche soldo e una bislacca settimana senza controprogrammazione su tutte le reti nazionali.
La 62esima edizione del Festival è stata un capriccio rosa: oltre all'annunciatissima vittoria di Emma Marrone (grinta, voce e un pezzo un po' retorico forse inadatto a lei), già amica di Maria De Filippi, le donne hanno monopolizzato la scena. Arisa è arrivata seconda (ma meritiva di vincere) con una bella canzone scritta dall'ex fidanzato Giuseppe Anastasi, e technicolor Noemi ha portato a casa il bronzo, aiutata dalla giuria in sala stampa, che ha impropriamente tagliato le gambe alla strana coppia Loredana Bertè-Gigi D'Alessio. La canzone però venderà, eccome. E lei per il coraggio di indossare quelle labbra meritava almeno un premio alla carriera.
Ma il vero exploit l'ha fatto la sarda Geppi Cucciari, che - per manifesta pochezza della concorrenza - con ritmo e qualche efficace battuta si è pappata in un solo boccone tutti i colleghi sfilati quest'anno all'Ariston: da Luca e Paolo, ormai convinti di essere qualcosa che non sono, ai Soliti idioti. Che autodefinendosi mettono le mani avanti, ma non basta per far ridere. Persino lo stralunato Rocco Papaleo, al quale non sono mancati gli spunti, di fronte al ciclone Cucciari spariva. Da notare che la ruvida (stavolta un po' meno) Geppi è brava ma non siamo di fronte al Beppe Grillo dei tempi migliori. Quindi ognuno tragga le dovute conseguenze.
Celentano (Mi chiamo Adriano e sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i bonifici), che una volta con la sua demagogia riusciva a portare a casa la pagnotta intercettando anche gli umori delle masse, stavolta ha fatto flop su tutta la linea. Rimediando persino fischi in platea. Per lui un Sanremo boomerang sulle gengive.
In tutto questo, uno spaesato Gianni Morandi, che alla sua tenera età ha condotto la nave in porto lasciando che chiunque salisse su quel palco accanto a lui si impadronisse del Festival. L'ennesima riprova del fatto che chi è nato per cantare, è meglio che faccia soprattutto quello.

mercoledì 25 gennaio 2012

«LO SPETTACOLO DEVE CONTINUARE» (LSDC) * DUE ANNI DI VITA, QUASI 500 MILA LETTORI

Sono passati due anni esatti dalla nascita di questo Blog. Due anni durante i quali ne sono successe (e ne ho scritte e commentate) di tutti i colori. Divertendovi, quando possibile, o incuriosendovi. Almeno spero. Chi lavora nel mondo dell'informazione, oggi non può fare a meno di una finestra personale su internet. Per dire la propria, per stimolare il dibattito. Per rilanciare contenuti parlando di tutto. E se si incazza qualcuno, pazienza. Gli passerà.
In due anni, «Lo Spettacolo Deve Continuare» (LSDC) è arrivato a quasi 500 mila lettori. 484 mila, per l'esattezza. Non pochi, per uno spazio che ha solo la sterminata prateria del web e le proprie gambe per camminare. Grazie a chi c'era sin dall'inizio, e a chi si è aggiunto strada facendo, leggendo e rilanciando su Facebook o Twitter queste pagine. Grazie a chi manda segnalazioni, a chi commenta, a chi clicca sui banner pubblicitari o sui + di Google accanto ai post per segnalarne il gradimento. Grazie a tutti, anche al «secondo addetto alle matite», come diceva il leggendario Beppe Grillo ironizzando sugli interminabili titoli di coda dei programmi televisivi.
Da questo blog lo scorso anno è partita una campagna che ha contagiato tutti i media italiani: quella contro il prequel di «Amici miei» firmato da De Sica, Neri Parenti e De Laurentiis. Il film è stato un flop epocale e quella campagna un successo. Per me (ma anche per chi era e sarà dei nostri), una coccarda da appuntarsi sul petto.
Ora basta, sto fingendo di prendermi troppo sul serio già da almeno cinque minuti, e così non va per niente bene.

giovedì 15 dicembre 2011

CELENTANO A SANREMO * LA TRAGEDIA DI UN UOMO PATETICO

Dopo il no dell'Uomo di Similaun, GianMarco Mazzi e gli organizzatori del prossimo Festival di Sanremo hanno deciso di ripiegare su un altro superospite: Adriano Celentano. Una scelta in linea con la fresca kermesse rivierasca snobbata da Mtv solo per lacune geografiche: non sanno dove sia la riviera di Ponente. Gianni Morandi ospiterà sul palco i blitz del predicatore più lagnoso dell'etere, che spunta in video ad orologeria solo quando ha un nuovo album da promuovere. Il tutto naturalmente andando a rimorchio di eventi televisivi generosi di visibilità. Possibilmente confezionati su misura per lui, oppure, come in questo caso (pazienza) preesistenti. Manco a dirlo, la prima garanzia chiesta e sbandierata in conferenza stampa da Celentano è stata «piena libertà d'espressione». Il sottinteso è: aspettatevi che dica la qualunque su chiunque. Non farò prigionieri. Preparatevi alla verità rivelata, popolo bue che vive ignorando. Solo il re degli Ignoranti vi salverà. Da oggi in avanti copione vuole che facciano di tutto per far crescere l'attesa.
Ovviamente, come al solito, il nostro non dirà niente di epocale, fra sorrisetti alla bonazza di turno (Tamara Ecclestone) e pause modello sciopero generale dei Cobas. Insomma, Celentano sta a Beppe Grillo come Jimmy il Fenomeno sta a Carlo Rubbia.
Nel frattempo, l'ex orologiaio che ha perso il senso del tempo in cui vive, ha chiesto lo stesso compenso di Fiorello «più un euro», simbolicamente, per battere il cachet dell'uomo di Augusta. Il tutto da devolvere in beneficenza. Speriamo non si sbagli e dia ai bisognosi il cachet e non l'euro che avanza. Nonostante questo (posso scommettere un passaggio allo scaglione Irpef superiore), gli ascolti saranno copiosi. Perché nelle tele liturgie basta agitare appena appena l'acqua nel bicchere per creare una tempesta.
Per quanto tempo ancora dovremo sopportare le sceneggiate di quest'uomo ormai patetico, che non ha niente da dire ma finge di essere su un palco per salvare il mondo, manco fosse lo Schwarzenegger del bel tempo che fu?
Peccato sia pronto a rientrare dietro le quinte a uno schiocco di dita della moglie che bada a lui. Claudia Mori, una badante di lusso che lo aspetta nel retropalco.
Perché ci tocca sopportare ancora i figuri e gli espedienti drammaturgico-mediatici della Prima Repubblica, quando ormai ci siamo lasciati alle spalle persino la seconda?

mercoledì 14 dicembre 2011

LUCA E PAOLO * BEPPE GRILLO È UN GRANDE, MA PERCHÈ HA RINUNCIATO A FAR RIDERE?

La versione 2.0 di Luca e Paolo è un software multi-piattaforma. Che spazia dalla tv (il ritorno di «Camera cafè», su Italia 1, ma più avanti arriveranno anche gli «Scherzi a parte» di Canale 5) al cinema (il seguito di «Immaturi»), passando per il teatro. Con una rilettura dell’anima inquieta e geniale di Giorgio Gaber in «Non contate su di noi». «Neanche a Sanremo mi tremavano le gambe come nei primi cinque minuti di questo debutto» dice Luca. Ritornello simbolo di uno spettacolo che lega più generazioni: «Giorgio, la tua generazione avrà anche perso, ma la nostra non ha nemmeno toccato il pallone...».


Bizzarri e Kessisoglu, da scapestrati del video a interpreti del «Signor G.». È il vostro passaggio all’età matura?
Paolo: «Le definizioni te le danno gli altri. Noi avevamo la testa sulle spalle anche agli inizi, col cabaret, quando giravamo trascinando un carro funebre».
Come siete arrivati a Gaber?
Luca: «È un cerchio che si chiude: a 40 anni fare pezzi di Giorgio, per me che l’ho incontrato e lo conosco a memoria, ha un significato immenso. E nasce da una cosa quasi casuale: la sua Fondazione ci aveva chiesto una lettura di qualche testo. Ci siamo appassionati, e ne uscito un intero spettacolo».
L’impressione è che Paolo sia più una sorta di «imitatore» di Gaber e Luca un reinterpretatore…
Paolo: «Credo che dipenda molto dal mio tono di voce, che un po’ si avvicina al suo. Una cosa è certa: Gaber va fatto con i tempi di Gaber, altrimenti non sai che cosa ti può succedere».
Vi siete tenuti lontani dai suoi pezzi più noti, aggiungendo cose scritte da voi in stile gaberiano. Ne esce un uomo non macho né machista, ma pieno di dubbi…
Luca: «Il gioco era proprio quello: mescolare le carte. Ci sono due nostri monologhi, alcune canzoni… È una cosa ripensata. Anche perché Gaber ultimamente è stato fatto troppo, da tanti».
State per tornare con «Camera cafè». Una vostra passione, o una richiesta della rete?
Paolo: «Col successo che ha avuto, avrebbero dovuto chiedercela molto prima. Più di 200 episodi anche stavolta».
Luca: «Occuperà all’inizio quattro prime serate (e lì ho qualche perplessità, mi sembra inadatta), per poi riprendere con la collocazione naturale pomeridiana. Farla ci diverte tantissimo. Pensi che Lucia Ocone doveva entrare solo per un cameo in un episodio, ma ci ha divertito al punto che abbiamo scritto nuove cose apposta per farla restare».
Non è ancora chiaro se «Le Iene» le abbiate abbandonate voi, o se vi abbiano lasciato a casa loro…
Luca: «Era nell’aria. Già da alcuni anni l’azienda ci chiedeva di fare qualcosa per Canale 5. Quando è arrivata una proposta più concreta, abbiamo deciso di lasciare. D’altra parte, dopo 10 anni, ci stava…».
E quella proposta è «Scherzi a parte». Da quando sarete in onda?
Luca: «Se raggiungiamo un accordo, come sembra, da febbraio. Ci stiamo lavorando con Fatma Ruffini, la capostruttura. Bisogna trovare un punto d’incontro: noi siamo perfezionisti, pignoli, due rompic… Anzi, soprattutto due rompic… E se i caratteri forti si incontrano con altri, sono scintille».
Quali garanzie avete chiesto?
Luca: «Fare un programma che sia un buon mix fra scherzi in esterna e varietà in studio. Abbiamo alcune idee e sembra che ci sia buona volontà».
La vostra carriera prenderà mai la piega di quella di Beppe Grillo, passato dal cabaret all'impegno politico-sociale?
Luca: «Non credo. Conosco Beppe ed è una bravissima persona. Lo stimo. È tra coloro che mi hanno fatto più ridere nella vita. Se c'è qualcosa che mi manca è proprio il suo aver rinunciato alla comicità».
Come vi sono sembrati Luca Argentero ed Enrico Brignano alle prese con «Le Iene»?
Luca: «Un’amalgama come la nostra era difficile da ricreare da zero. E vedere un bellone come Argentero che cercava quasi di imitarmi, mi ha fatto un effetto strano. Ho apprezzato comunque il grande coraggio che ha avuto nell’accettare un ruolo evidentemente non suo. Nel reinventarsi».
Spesso gli spot dei comici non fanno ridere granché. I vostri per Fiat erano divertenti?
Luca: «Sì, soprattutto quelli dell’auto blu. Ma ne avevamo anche di più carini, che non sono andati. Il problema è la sperimentazione, che anche in questo settore non si fa più. La pubblicità è affascinante, se non avessi fatto questo mestiere, sarei un pubblicitario».
Quali programmi buttereste della tv di oggi?  
Paolo: «Quelli che diventano filoni interminabili. Se funziona un reality, si fanno solo reality; e così con gli show con i bambini che cantano. Dovesse avere ascolto uno dove si mangiano escrementi, tutti a mangiarli? Mah».
Il 6 gennaio, al cinema, uscirà «Immaturi 2 - Il viaggio»...
Paolo: «Dopo la maturità i nostri eroi si concederanno una vacanza in Grecia, con fidanzate e mogli. Ne vedrete davvero di tutti i colori».
Non è ora di scrivere un libro intervistandovi a vicenda?
Luca: «Scrivere per me è una terapia, ma c’è già tanta gente che butta giù cose che nessuno legge».
Paolo: «È presto: in fondo non avremmo molto da raccontare».


(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2011)

martedì 26 aprile 2011

GRILLO * E SE IL «MOVIMENTO 5 STELLE» CONQUISTASSE IL PRIMO SINDACO IN FRIULI?

C'è baruffa nell'aria in vista delle Elezioni amministrative 2011, fissate per il 15-16 maggio, con eventuali ballottaggi il 29. A Milano l'attesa è palpabile per i risultati del «Movimento 5 stelle» di Beppe Grillo, che rischia di creare non pochi problemi sia al centrodestra di Letizia Moratti che al centrosinistra di Giuliano Pisapia incanalando trasversalmente protesta, malcontento ed ecologismo. Non dimentichiamo - fra l'altro - che uno dei più apprezzati punti chiave del programma è: massimo due legislature, e poi a casa.
Il candidato sindaco è Mattia Calise, un ragazzo di appena vent'anni, che sa il fatto suo ma che non piace a intellettuali come Michele Serra, il quale ha criticato la sua scelta di non indicare a priori eventuali apparentamenti post-voto. Il guru Beppe, intanto, che vede con fastidio l'appellativo «grillini» appiccicato un po' da tutti i media sulla schiena degli uomini del suo Movimento, è soddisfatto per la presenza di suoi candidati in 80-90 città. Beppe non perde di vista Codroipo, in Friuli, dove ci sono concrete possibilità che la lista del Movimento cinque stelle porti a casa il primo sindaco della sua storia. Sarebbe un colpo d'immagine prodigioso, perché sposterebbe inevitabilmente la luce dei riflettori.

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