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lunedì 27 dicembre 2021

CLAUDIO BAGLIONI * IL FLOP DI UA' ERA SIN TROPPO FACILE DA PREVEDERE

Claudio Baglioni: il grande cantautore ha floppato con il suo show su Canale 5.

È stato un risultato forse fin troppo facile da prevedere il flop di «Uà – Uomo di varie età», il nuovo show di prima serata di Canale 5 firmato da Claudio Baglioni. Un po’ perché chi conosce Claudio sa bene quali siano i suoi schemi narrativi, non proprio improntati alla garrula leggerezza. Un po’ perché la musica in tv è un terreno da sempre scivoloso. E anche se confezioni uno show monstre, costosissimo e molto raffinato, devi riuscire a renderlo allettante. Devi togliergli quella freddezza che invece purtroppo è propria di questa trasmissione registrata fatta di bei numeri taglia e cuci. Nonostante il superlativo cast e i duetti di pregio, Baglioni non è riuscito a impiattare quella verve indipensabile per battere un programma “caldo” come il rivale «Ballando con le stelle», su Rai1. E così Milly Carlucci, in scioltezza, ha dato una sonora bastonata Auditel a uno tra i più grandi cantautori italiani. 

Voto: 4

TRATTO DAL PAGELLONE DI FRANCO BAGNASCO 

(SUI SETTIMANALI VERO E VERO TV) 

sabato 15 settembre 2018

BAGLIONI «AL CENTRO» E L'ERRORE DI CLAUDIO: UNO SHOW CON LA TENSIONE IN CALANDO

Claudio Baglioni «Al Centro» dell'Arena di Verona.
La scelta di Claudio Baglioni di eseguire la scaletta dei 35 brani del tour «50 al centro» in rigoroso ordine cronologico rispetto alla data di incisione, va controtendenza. E rappresenta, tecnicamente, un errore (di certo voluto ma pur sempre un errore) sul piano squisitamente spettacolare.
L'Arena di Verona stracolma per il debutto di Baglioni.
Significa piazzare tutte le pietre miliari della sua produzione (ne cito un po' a casaccio: «Questo piccolo grande amore», «E tu», «Porta Portese», «Amore bello», «Via», la stupenda «Mille giorni di te e di me», «I vecchi», «Strada facendo», «Poster», ecc.) all'inizio o nel cuore dello show. Lasciando invece sotto finale le pagine più lente, «ostiche», elucubrative, mature, a volte un po' cervellotiche. Insomma le canzoni della maturità artistica del cantautore. Sicuramente meno amate dal grosso pubblico. Quindi un arrivederci in rischioso calando.

Un'iscritta al fan club dei «Rimbaglioniti».
Il risultato è che dopo due ore e mezza di show bellissimo, si affronta l'ultima mezzora (lo dice il vate stesso: «Anche il cantante dopo tre ore puzza») con un po' di affanno. Non di Claudio, va da sé, che tiene botta sino alla fine tra saltimbanchi e giocolieri, ma del pubblico. Che non cerca bis e se ne va via mogio mogio. Baglioni è troppo intelligente per avere lasciato al caso una scelta come questa. E dopo 50 anni di musica non vuole arruffianarsi la platea, non avendone certo bisogno. Soprattutto un pubblico così fidelizzato, si direbbe con gergo di marketing. Non serve.
Stasera guardando lo show su Raiuno vi accorgerete della scelta inusuale di Claudione. Che si è tolto lo sfizio di andare contro una tra le più elementari leggi del live: l'elettrizzante finale in crescendo.

martedì 26 settembre 2017

CARO BAGLIONI, DAMMI RETTA: FA IL «VALLETTO» E IL TUO SANREMO SARA' UN TRIONFO

«La Tv abbassa». Qualche idea per Baglioni a Sanremo.
Caro Claudio Baglioni,

lo so, non è elegante ricordare che l'avevo previsto, ma è così: sapevo che non avresti resistito a fare soltanto il direttore artistico del prossimo Festival di Sanremo. Un po' per via dell'esibizionismo dell'artista (che si può mettere da parte ma fino a un certo punto), un po' perché sarebbe stato miope da parte della Rai non sfruttare meglio una risorsa come la tua. Eccoti quindi anche sul palco come conduttore, anzi «Capitano» di una squadra ancora da definire. E ne sono felice.

Claudio mio, però, prima fatti dare due consigli da uno che (come sai) ti apprezza da sempre. Sei un cantautore straordinario ma non hai proprio la fama né l'appeal dell'allegrone. Non sei portato per fare il conduttore, e quando parli hai la tendenza al pistolotto moralisteggiante. La messa cantata baudiana o contiana non fa per te. Ad «Anima mia» di Fabio Fazio (uno che avrà mille difetti ma lì confezionò un capolavoro) eri la giusta, autoironica spezia in un ricco minestrone. Ti suggerirei di seguire quel virtuoso modello.

Non metterti in cattedra, ma prendila sul ridere. Recluta una conduttrice di talento per ogni serata festivaliera (quattro esempi: Lodovica Comello, Serena Rossi, Virginia Raffaele e Antonella Clerici, che ci sta sempre bene e accontenta anche la massaia sul suo trono over), e mettiti al loro servizio come «valletto», ribaltando le classiche logiche festivaliere. Per il gran finale, sabato, tutte insieme con te sul palco. Ci sarebbe modo di sorridere e molta curiosità per questo turn-over. E tu faresti la spezia, il tuo ruolo perfetto. Per il resto, Sanremo sta in piedi da sé.
Dà retta a uno scemo e cogli questo spunto autorale, Clà. È gratis. Poi il tuo Festival sarà un trionfo. 
Lo so, stai già facendo gli scongiuri.

martedì 5 settembre 2017

BAGLIONI AL FESTIVAL DI SANREMO * QUESTO PICCOLO GRANDE DIRETTORE ARTISTICO

La Tv abbassa - Claudio Baglioni al Festival di Sanremo
È confermato: Claudio Baglioni sarà il direttore artistico del prossimo Festival di Sanremo. Non sul palco, ma a quanto pare solo una presenza dietro le quinte, organizzativa e di garanzia. Per il resto, dovrebbe essere prevista un'alternanza di conduttori (chissà, forse un po' di volti di Raiuno in panchina da anni in attesa della loro occasione festivaliera, spendibili uno per ciascuna serata), tra i quali non dovrebbe spuntare il ventilato nome di Virginia Raffaele. Che ha più la stoffa e le caratteristiche della guest-star, che non il piglio della padrona di casa. Sarà la classica ciliegina sulla torta? Vedremo.

Virginia Raffaele
A me soltanto l'idea che il buon vecchio Claudio si prenda la briga di mettere mano al pacchetto del festivalone, mette addosso una certa allegria. È senza dubbio una gatta da pelare (pelata molto bene gli scorsi anni da Carlo Conti, una vera macchina da guerra) e in particolare sul pop di qualità il nostro ha una competenza assoluta e collaboratori di pregio. Sarebbe stato bello vederlo giocare autoironicamente un po' sul palco, come ai tempi dell'immortale «Anima mia» con Fabio Fazio, ma non escludiamo niente. Magari ci sono allo studio sorprese autorali. Mi rifiuto di credere che mister «Questo piccolo grande amore» stia seduto per cinque giorni solo in platea.

Intanto, si segnala che il divo Claudio ha appena mollato il suo precedente ufficio stampa, Goigest di Dalia Gaberscik, per passare al più affollato (di musicisti) Parole & dintorni di Riccardo Vitanza. Sarà un caso?

martedì 29 novembre 2011

«SISTER ACT» * LA VERA SUOR PAOLA INCONTRA LE FINTE CONSORELLE

Se le vie del Signore sono infinite, Suor Paola conosce anche qualche scorciatoia. Lo vedi già da come si intrufola, con soave faccia tosta e consumato mestiere, dietro le quinte di «Sister Act», il musical in programmazione da qualche settimana (e per i prossimi mesi) al Teatro Nazionale di Milano.
Suor Paola D’Auria, 64 anni, calabrese di Roccella Ionica ma romanissima d’adozione, divenne famosa come sfegatata tifosa laziale a «Quelli che il calcio…» (versione Fabio Fazio), qualche lustro fa. «Sorrisi» l’ha prelevata a viva forza dall’istituto delle «Scuole scolastiche francescane di Cristo Re», nella Capitale, per portarla al Nord ad assistere alla mega produzione benedetta da Whoopi Goldberg e dedicata alle coraggiose consorelle canterine. La suora vera alle prese con quelle finte, insomma. Ed è, da subito, un bel match. «Ragazze» intima Suor Paola alle attrici sul palco, a sipario ancora chiuso «guardate che a spettacolo finito passo a chiedere chi di voi è disposta a passare davvero dalla mia parte, a diventare una vera suora». Qualche spaesamento, sguardi gioiosi ma poco convinti. Il tentativo – ve lo diciamo subito – non andrà in porto. Ma la furia bianconera (d’abito) incalza: «Questo velo che portate è più pesante e ingombrante del mio, e andava nel medioevo. E poi perché avete al collo un crocifisso così pesante? Lo sapete che tra noi si dice che, più pesante è il crocifisso, più pesante è la vera croce che una si porta sulle spalle?». «Tutte abbiamo le nostre croci, suor Paola» rispondono in coro le anime belle pseudo-consacrate. E la Madre Superiora (Dora Romano), con cui la nostra instaura subito un bel feeling tra caratteri forti, annuisce paziente. «Chi siete voi?» spara Suor Paola a qualcuno di passaggio. «Macchiniste di scena». «Bene. E voi?». «I musicisti dell’orchestra...». «Ecco, bravi, appena iniziate a suonare, non alzate troppo il volume, perché una volta seduta voglio riposare…». Quando in abiti ultra-sexy arriva, imbarazzata, la protagonista Deloris-Suor Maria Claretta, ovvero la venere nera Loretta Grace, Suor Paola ride e non fa una piega. Ma prova subito a coprirle le gambe sfruttando un lembo dell’abito della dubitabile consorella che le sta accanto. Pochi minuti prima aveva tentato di convincere una responsabile della produzione dello show a portare parte del cast ai due spettacoli benefici che terrà a Roma, nella sua casa famiglia, la «So.Spe.», il 16 e 17 dicembre. «Il primo» dice «sarà con i ragazzi di “Amici”, ma senza Maria De Filippi. Cantano e si presentano da soli. Il secondo lo condurrà Paolo Bonolis, e Claudio Baglioni ha già confermato la sua presenza. Ma altri si aggiungeranno. E voi di “Sorrisi”, non mi fate un bell’articolo sul giornale?». Si salvi chi può.
In platea, oggetto della curiosità del pubblico in sala, la nostra suora Doc si trasforma in un’attenta osservatrice. E quando, durante lo spettacolo, il tema diventa un accenno di crisi nella fede di una delle sorelle, Suor Paola si fa seria e racconta: «Di cedimenti non ne ho mai avuti, se non all’inizio, perché la mia vocazione me la sono dovuta sudare: avevo vent’anni, e mia madre mi trascinò in tribunale quando le dissi che avrei voluto farmi suora. E incontrai l’ostilità di alcuni poveri, gli stessi che mi impegnavo ad aiutare. Lì mi chiesi se stessi sbagliando qualcosa. Dopo il noviziato, però, iniziai a dare una mano ai carcerati e da lì prese il via tutto. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che non hanno ostacolato il mio cammino; per andare da Fazio a parlare di calcio, chiesi il permesso alla Madre generale, e lei fu lungimirante. Le Madri Superiori arcigne, così come le vediamo in questo spettacolo, non esistono più. Oggi si dice che sono al servizio delle suore, non il contrario». Ma com’è la vita di una vera suora? «Mi alzo molto presto, e mi divido tra le scuola ai ragazzi delle elementari, il carcere e la casa famiglia. Non mi concedo nessun vizio, neppure vino o birra, anche se qualche sorella un goccio se lo fa. Abbiamo un refettorio comune e due signore che vengono ad aiutarci a far da mangiare. Per me, né pasta né carne. Solto petto di pollo, riso, frutta e verdura. E poi canto, ma solo i cori allo stadio». Che dire, infine dello spettacolo? «Bellissimo» assicura suor Paola «sono tutti bravi e preparatissimi. Oltre alla protagonista e alla Superiora, mi è piaciuta la suora cicciottella, forse perché mi somiglia un po’. Alla finale de “I raccomandati”, qualche anno fa, le ragazze della mia casa famiglia fecero un brano del musical. Per questo show sogno una sera una platea di sole suore. Non male l’idea di farle entrare gratis il martedì, ma non credo verranno. In genere non escono mai, e per farlo preferiscono chiedere mille autorizzazioni. Un giorno Bonolis mi disse: “Recuperamene qualcuna per una puntata”. Non riuscii a trovarne una disponibile...».
Investigando, è spuntata anche la chicca: una delle 13 attrici impegnate a vestire l’abito in «Sister act» si dichiara «totalmente atea». Ma vista la serietà della produzione internazionale, non vi diremo mai di chi si tratta per non costringerla a entrare in un programma di protezione.

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2011)

mercoledì 19 gennaio 2011

GIOVANNI BAGLIONI * «SCRIVENDO 'AVRAI' PAPA' CLAUDIO CI HA AZZECCATO ALL'80%»

Papà Claudio s’era seduto al pianoforte per comporre  «Avrai». Nel cuore, un’incontenibile esplosione di gioia e l’immodesta ambizione di prevedere la vita di suo figlio. Già, ma poi com’è andata veramente?
Era il 19 maggio 1982, e a Roma da Claudio Baglioni e Paola Massari nasceva Giovanni Baglioni, oggi apprezzato chitarrista acustico. Claudio, che del cantautorato è uno degli imperatori, decise di immaginare la vita di suo figlio eternandola nel brano che trovate girando pagina. Ora che Giovanni, a 28 anni, ha fatto pace con l’immagine un po’ ingombrante del padre («Per un bel po’ è stata una condanna: pativo il fatto che tutti si interessassero a me solo di riflesso»), siamo andati a chiedergli se le cose siano andate veramente così. A partire da quell’«avrai sorrisi sul tuo viso» che è stata la prima profezia paterna. «Sono un tipo un po’ malinconico» racconta «ma l’approccio gioioso alle cose belle e interessanti – centellinate - non mi manca. Basta avere stimoli. Cresce però in me la consapevolezza che non abbiamo molto tempo a disposizione…».

«Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare».
«Il telefono lo tengo invece molto lontano, sono un po’ eremitico. Lo squillo lo vivo come un’intrusione».
«...e un treno per l’America senza fermate».
«Negli Usa sono stato due volte, e mi è piaciuta: la prima a 25 anni per lavoro, a Chicago e nel Wisconsin; più tardi a New York. I grattacieli hanno sempre il loro fascino».
«Avrai una donna acerba e un giovane dolore».
«La mia prima storia di un certo rilievo è stata a 21 anni. E i piccoli dolori non sono mancati: colpi incassati e rifilati. Magari proprio a causa di una donna, di quelle attrazioni fatali che non fanno guardare in faccia a nessuno».
«Ed un amico che ti avrà deluso, tradito, ingannato».
«Sì, può succedere di perdere amici per strada, e mi è spiaciuto di più, perché consideravo l’amicizia meno esposta dell’amore alla fragilità del tempo».
«La stessa mia triste sperenza». 
«Non so bene a che cosa si riferisse papà. Io sono perserverante e idealista, in conflitto con realtà e pragmatismo. In questo forse ho una speranza triste. Sono più insoddisfatto che ottimista, da essere pensante, forse troppo. E colleziono paranoie».
«Se amore amore avrai».
«Non sono né sposato né fidanzato, purtroppo o per fortuna. È tipica degli esseri umani l’insoddisfazione per la condizione che si vive. Se si è single, ci si rammarica di essere da soli; da fidanzati, si pensa con nostalgia alla libertà. Non faccio eccezione».
«La prima sigaretta che ti fuma in bocca…».
«L’ho provata, come tutti. Ma non fumo. Niente nicotina. Senza per questo essere talebano nei confronti di chi fuma».
«Giochi elettronici e sassi per la strada».
«I videogames sono la mia condanna. Un divertimento fine a se stesso, anche senza imbastire sfide con altri. A volte penso che dovrei disintossicarmi».
«Avrai ricordi, ombrelli, e chiavi da scordare».
«Vero. Anche se devo dire che sono abbastanza distratto per ciò che riguarda gli oggetti. Sui concetti, ho buona memoria».

In definitiva, quindi, papà Claudio ci ha azzeccato?
«Direi di sì, all’80%. A parte alcune poetiche frasi generiche che possono adattarsi a tutti. La mia passione per la musica non l’aveva prevista. Ed è cosa abbastanza recente. Dopo il Liceo scientifico, quando ho abbandonai Giurisprudenza per la chitarra, temevo che non potesse diventare un lavoro. Invece è andata bene. E ora che ho una mia personalità definita, sono orgoglioso di somigliargli».

(TV SORRISI E CANZONI - GENNAIO 2011)

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