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lunedì 8 agosto 2016

PERCHE' IL VECCHIO COMUNISTA NON RICONOSCE LA GRANDEZZA DI MONTANELLI?

Il vecchio comunista standard ha un problema irrisolto: riconoscere la grandezza di Indro Montanelli‬
Se ti fa un elenco di grandi giornalisti ci mette Enzo Biagi‪‬, ci mette Giorgio Bocca, ‪giustamente, magari ci mette anche Eugenio Scalfari (che è un po' il lexotan della carta stampata). Ma guarda caso dimentica Montanelli. Che è stato indiscutibilmente il più grande. Per lucidità, stile, ironia sferzante, forza, schiena dritta. Ma il vecchio comunista standard non ce la fa. Non lo può accettare. Perché Montanelli era fondamentalmente di destra. Ma si riservava di pensare in proprio. I vecchi comunisti si stanno estinguendo, così come le ideologie, rimpiazzate dal marketing politico. Ma è un peccato, ancora oggi, non riconoscere la grandezza di qualcuno.

venerdì 4 novembre 2011

«SERVIZIO PUBBLICO» * UN «ANNOZERO» DEPOTENZIATO, MA MICHELE, LASCIA IN PACE MONTANELLI

Il Michele Santoro multimediale e multipiattaforma di «Servizio pubblico» (prevedibile anche se difficilmente calcolabile record d'audience per il debutto di ieri sera) è un «Annozero» depotenziato, con uno studio suggestivo ma male illuminato e inadatto alla tradizionale, pugnace tv santoriana. In questo i mezzi Rai erano insuperabili.
Dopo aver rastrellato vagonate di euro da 100 mila fedelissimi, Michelone ha messo in scena una puntata anti-casta, che faceva perno su un magistrale pezzo centrale di Marco Travaglio. Da applausi a scena aperta. Per il resto, liberatosi dell'orpello delle risse e del contraddittorio obbligato in ossequio alla par condicio, il programma - con alcune parti giornalisticamente molto efficaci - ha perso inevitabilmente anche un po' di mordente. Quell'effetto fort apache che invece era buona parte del coté di «Annozero». In compenso in collegamento c'era un Lavitola ormai pronto per «Zelig». Il solito Vauro Senesi parla e gigioneggia, e il popolo di Facebook fa la parte del leone con sondaggi dall'esito - va detto - scontato: Governo a casa. Un po' come chiedere a una platea di leghisti se vogliano o no federalismo e Secessione. Il risultato esalta, ma il campione è statisticamente inattendibile.
L'esperimento di tv crossmediale di Santoro comunque funziona (l'odiato Berlusconi è una manna, si sa, sia per chi lo ossequia, sia per chi vive opponendosi a lui), e resta da capire quali aggiustamenti l'anchor man apporterà a partire dalla seconda puntata.
Ho trovato gratuito l'ammiccamento iniziale del nostro a Enzo Biagi e Indro Montanelli: è vero, probabilmente avrebbero visto e sposato la linea e le idee del programma, ma accaparrarsi i morti e parlare con loro in diretta per sottolineare indirettamente di far parte della parrocchia dei grandi del giornalismo, non è tribunizio: è quantomeno inelegante. Ma tant'è.

sabato 13 novembre 2010

IL CASO FINI-BERSANI A "VIENI VIA CON ME" E' UNA TRAPPOLA DI FABIO FAZIO A MAURO MASI

Scaltro come una faina e senza un altro Roberto Benigni per fare il botto, Fabio Fazio aveva bisogno di una bella polemichetta per far lievitare gli ascolti della seconda puntata di "Vieni via con me", lunedì in prima serata su Raitre. Il gran banalizzatore Adriano Celentano per il momento non è fra gli ospiti annunciati, e speriamo che non ce lo ammannisca nei prossimi appuntamenti, sennò mi incateno ai water di Viale Mazzini. Sperando non siano alla turca.
Niente di meglio del caso Fini-Bersani, uomini del momento, per costruire una trappola diabolica a Mauro Masi, il direttore generale della Rai. Subito pronto a proclamare: "Questi due non vanno in onda". Con il capostruttura Loris Mazzetti (l'uomo ombra dell'ultimo Enzo Biagi) che ribatte: "Verranno eccome". Sia o non sia, la trepidante attesa è bell'e servita. E soprattutto, Fazio ha già vinto: se viene boicottato, diventa un eroe e fa ascolto. Se non viene boicottato, ha comunque ottenuto il suo scopo. Complici le recenti difficoltà poltiche del Cavaliere, che lo rendono più coraggioso. Intanto c'è attesa per il prossimo speech di Roberto Saviano, recentemente criticato - con qualche valido motivo - persino da Marco Travaglio. Non c'è più religione. Il tutto mentre il diabolico Antonio Ricci l'altra sera ha mandato in onda un falso: una frase su Endemol (la casa di produzione del Grande Fratello ma anche di Affari tuoi, rivale di Striscia la notizia) che sarebbe stata censurata da Fazio nella splendida canzone di Roberto Benigni in onda nella prima puntata. Casualmente, anche "Vieni via con me" è marchiato Endemol, quindi rientra tra le proprietà di Silvio Berlusconi. Vuoi non ricordarlo allo scaltro Fabietto (e al pubblico) prima di andare ancora in onda? Giammai.

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