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venerdì 17 ottobre 2014

IL TRAVAGLIO DI MARCO, PERFETTINO CHE NON AMMETTE DISSENSO

Francamente non capisco tutto questo stupore per l'uscita di scena stizzita di Marco Travaglio ieri sera a "Servizio pubblico" dopo lo scazzo con Michele Santoro, il Governatore Burlando e il ragazzo impropriamente battezzato Angelo del fango.
La personalità di Travaglio è cosa nota. Direi arcinota. Si tratta di un'ottima penna brillante, di un egregio professionista molto documentato, a proprio agio soprattutto con la carta stampata e con un ego ormai smisurato. Su carta non ti misuri contro avversari diretti. Scrivi, limi, affili e affetti l'avversario. Il dissenso (che un po' infastidisce tutti noi che facciamo questo mestiere, parliamoci chiaro) è mediato da eventuali lettere, fredde risposte. Smentite e contro risposte. Al massimo interventi a posteriori di avvocati, che poi se la vedono tra loro. Lo studio televisivo è materia viva, a volte incandescente, contempla il botta e risposta, il confronto diretto, sudore, lacrime e sangue. Tutte modalità estranee alla cifra di Travaglio, che ha la necessità di leggere il proprio editoriale-compitino, da intoccabile professore della notizia. E guai a replicare, guai a contraddirlo, perché altrimenti dà di matto. Ha appena sfornato la verità, come ti permetti? Come è successo ieri, quando un esponente non della politica ma del popolo (il ragazzo di Genova) ha osato correggere blandamente una sua affermazione. Marco è andato in tilt, e Burlando ha fatto jackpot.
Col tempo mi sono convinto che Travaglio, la firma-chiave del Fatto quotidiano (che con un bell'editoriale al giorno si regge sulla sua esistenza in vita, non dimentichiamolo), se potesse farebbe volentieri a meno della tv. Ma non può farne a meno il suo ego, ormai di proporzioni elefantiache. E la tv è da sempre un ricco balsamo per l'ego delle firme cartacee, quando in video riescono a funzionare.
Ora che gli ascolti non sono più quelli di un tempo, che Berlusconi non è più l'argomento del giorno e che lo strappo con Michele si è consumato pubblicamente, forse la vecchia coppia sta sparando le ultime cartucce prima di sciogliersi. 


domenica 24 marzo 2013

GRASSO-TRAVAGLIO-SANTORO-FORMIGLI * COL GIORNALISTA PRIMADONNA, LA NOTIZIA PUO' ATTENDERE

Due parole sulla diatriba Grasso-Travaglio-Santoro-Formigli.
Marco Travaglio, oltre a essere un buon giornalista con un archivio sterminato (non a caso va sempre a copione, legge tutto con piglio da maestrino, non vorrei mai essere il suo Consulente globale Mediolanum) in grado di inchiodare alle proprie responsabilità istituzionali persino Geronimo Stilton, qualora occorresse, è una primadonna del giornalismo. E così pure il suo mentore televisivo, Michele Santoro. Quello che ogni tanto cambia il colore dei capelli con l'henné comprato dai cinesi. Narcisisti al cubo. Roba che Wanda Osiris quando scendeva lo scalone ai tempi dell'avanspettacolo era una personcina discreta, al confronto.
Per questo, pretendere che i due mastini dell'ego televisivo mollassero al buon Corrado Formigli di Piazza pulita l'osso della polemica nata a Servizio pubblico fra il presidente del Senato e il giornalista del Fatto quotidiano era pura fantascienza: un po' come chiedere a Madonna e Lady Gaga di venire a casa tua a stirarti le camicie a 8 euro l'ora. Che poi non è tanto per il prezzo, ma per la richiesta in sé.
Formigli, che è arci-odiato da Santoro da quando si è messo in proprio, per giunta su La7, ha fatto un po' il giargianella: sapeva benissimo che Travaglio, stoppato da Michele, non avrebbe mai accettato che il duello si svolgesse nel suo programma. Ma ha fatto lo splendido, e l'ha buttata lì su Twitter. Giusto per fare un figurone e mettere un pelo in difficoltà Lady Gaga e Madonna, alfieri del giornalismo duro e puro.
Ma la notizia (e i relativi lettori implicati) - quando ci sono di mezzo l'ego, gli ascolti in casa propria e in definitiva il proprio giardinetto professionale -, è necessario che stia lì. Buona e a cuccia. La notizia può attendere.

martedì 24 luglio 2012

SANTORO, GUZZANTI E LE PARODI NEL NUOVO PALINSESTO DI LA7

Di Michele Santoro (in onda dal 25 ottobre con «Servizio pubblico») e Cristina Parodi (per lei un contenitore di cronaca e attualità di due ore dopo il TgLa7 delle 13,30), si è già parlato molto. Ma un altro, doppio colpo messo a segno da La7 per il palinsesto 2012-2013, è quello di Teresa Mannino e Corrado Guzzanti. La prima, volto popolare di «Zelig» rilanciato dalla pubblicità; il secondo, esponente di spicco della tele-satira italiana.
Per il resto, la rete di proprietà di TI media, punta su molte conferme, come Maurizio Crozza (che triplica il suo impegno e che si farà carico anche di un programma inedito) e Geppi Cucciari, la quale raddoppia la sua presenza in video e tornerà con un «G’ Day» rinnovato trainato da «I menù di Benedetta», condotto dalla minore delle sorelle Parodi. Se spariscono i volti di Antonello Piroso, Sabina Guzzanti e Serena Dandini, da gennaio Daria Bignardi sarà in onda con un nuovo programma e nel 2013 potrebbe fare capolino ancora Roberto Saviano.
La Mannino condurrà dal 7 settembre «Se stasera sono qui» («Una cosa inusuale per me, ma nelle mie corde, perché sono una che ama spiegare le cose» dice a Sorrisi. «Sarò sempre brillante, ma ospiterò persone che in un breve lasso di tempo propongono un’idea, un progetto, o hanno qualcosa di positivo da raccontare»), mentre al più talentoso tra i fratelli Guzzanti saranno affidate alcune serate-evento. Le inchieste di Gianluigi Nuzzi saranno ospitate da «L’Infedele» di Gad Lerner.





(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2012)

domenica 11 marzo 2012

CARFAGNA CONTRO COSTAMAGNA? HA VINTO MARA PERCHE' PIU' PREPARATA

Quando due donne si strappano i capelli e lottano nel fango (la matrice, in fondo, è quella), fa sempre un gran piacere. E' successo anche l'altra sera, su Raitre, fra l'intervistata Mara Carfagna e l'intervistatrice Luisella Costamagna. Le due "agna" della comunicazione hanno duellato al debutto di "Robinson", facendo parlare di sé, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Soprattutto per l'inattesa vittoria dell'Onorevole, già valletta di Davide Mengacci. A fronte della giornalista, già "valletta" di Michele Santoro.
Che cosa ha fatto la differenza? Calma e - soprattutto - preparazione. Miss Mara, reduce da anni di sfottò per i propri trascorsi tele-berlusconiani e nota per la sindrome da prima della classe, aveva un copione blindato e studiatissimo nei dettagli, per ribattere a quel tipo di provocazioni, qualora fossero arrivate. Tanto che ha affrontato il match in assoluta scioltezza. Non aveva neppure l'occhio strabuzzato da tumulazione contestata per il quale è diventata simpaticamente nota anche alla famiglia Addams. Pacatamente, ha risposto a una Costamagna che invece è arrivata alla scazzottata piuttosto impreparata e imprecisa (per esempio sulla questione calendario: la Carfagna non ne ha mai fatti, soltanto qualche foto sexy). E ha perso subito la testa, perché l'avversario - che ha indubbiamente sottovalutato - rispondeva colpo su colpo. Padrona di un testo che a memoria aveva sicuramente rimandato milioni di volte, nottetempo, nel segreto della propria stanzuccia. Forte del proprio bagaglio giornalistico e di quella presunzione di superiorità tipica di certo giornalismo gauche, Luisella ha pensato invece: "Possibile che questa possa avere la meglio: ora la inchiodo". E la rabbia evidente non l'ha aiutata. Maragadula, magicabula, bibidi-bobidi-bu.

venerdì 24 febbraio 2012

CARO CELENTANO, LE «MESCHINE MANIPOLAZIONI» ME LE FACCIO SOLO IN BAGNO

Guardo «Servizio Pubblico» di Michele Santoro, ieri sera su Sky, e scopro - con mia grande sorpresa - di essere un «meschino manipolatore» al soldo del mio giornale, Tv Sorrisi e canzoni (testata notoriamente sovversiva, covo di vipere pronte a fare agguati ad anziani cantanti-predicatori indifesi) per screditare Adriano Celentano.
Come se il nostro non avesse già fatto tutto il possibile per darsi zappate sui piedi da solo all'ultimo Festival di Sanremo. Ma tant'è. È lo stesso Molleggiato (non è male essere ancora definiti Molleggiati a 74 anni...) a esprimersi così in un'intervista a Sandro Ruotolo. Un capolavo di montaggi incrociati e presunta lettura su gobbo (Lupo ululì, Adriano ululà) che neanche nella Corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Quella che era «una cagata pazzesca», per intendersi.
Chi volesse farsi un'idea della mia «meschina manipolazione» troverà tutto a questo primo link e a questo secondo link. In fondo ai pezzi, c'è anche tanto di audio delle interviste, così si può comprendere perfettamente e nel dettaglio sia la malvagità dello scrivente, sia quanto Adriano Celentano sia amato dalla gente umile di Galbiate e dintorni. In particolare perpetua e sacrestano della chiesa che frequenta, quella di San Giovanni Evangelista.
Ah, dimenticavo. Il giorno prima della puntata santoriana avevo anche segnalato a Giulia Innocenzi di «Servizio pubblico» (tramite il suo profilo Facebook) la presenza di questi audio, che fortunamente spazzano ogni dubbio sul Galbiate-Gate, ma hanno ritenuto di non utilizzarli né di farli ascoltare. Forse per non disturbare Celentano, che altrimenti col cavolo sarebbe andato a rilasciare la sua spontaneissima intervista? Chi può dirlo. Ma prometto che non solleverò nei miei confronti il sospetto della «meschina manipolazione» perché mi parrebbe un po' di fare specchio riflesso, come all'asilo.
La mia carriera di «meschino manipolatore» iniziò nel novembre 1987 a La Provincia pavese; solo nel 1999 approdai a Tv sorrisi e canzoni. La classica gavetta pesante. Un po' come fare prima l'orologiaio e poi il cantante. Sfortunatamente senza l'uso di prediche, sermoni e cachet milionari. Ho sempre creduto di fare bene il mio lavoro. Evidentemente, «manipolo meschinamente» a mia insaputa, come Scajola. Le uniche «meschine manipolazioni» che ricordi le ho praticate in bagno, non a danno ma a beneficio di me stesso.
Ma di questo - se permettete - non vorrei parlare né con voi, né con Adriano Celentano.

IRENE PIVETTI * «CELENTANO AZZANNA SENZA CONTRADDITTORIO, VORREI IL SUO CACHET»

Irene Pivetti questa mattina era ospite dell’Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo, per replicare all’attacco che Adriano Celentano le ha fatto ieri sera nel corso di “Servizio pubblico” di Michele Santoro.
Alla domanda “Che cosa dici a Celentano?”, la Pivetti ha risposto: “Proviamo. Mettiamo la Pivetti nelle stesse condizioni e poi contiamo gli ascolti”. Con la stessa platea e lo stesso cachet. Sono sempre molto empirica nelle cose; penso si possa fare un tentativo. Non ci conosciamo di persona, ci saremo incontrati qualche volta per motivi televisivi. Ovviamente si è parlato del suo intervento al Festival durante qualcuno di questi pomeriggi alla Vita in Diretta. Qualche giorno fa avevo notato che è stata del tutto inopportuna la sua uscita e volevo che me ne desse conto dal momento che sono un abbonato RAI, pago il mio canone e il suo intervento l’ho pagato anch’io insieme a tutti gli altri abbonati RAI. Penso che divergere nelle opinioni sia più che legittimo, specialmente quando qualcuno come lui prende un microfono destinato all’intrattenimento per fare un attacco così pesante di contenuto sostanzialmente politico senza la possibilità di contraddittorio. Se lui vuole dire quelle cose le dica liberamente, ma in una trasmissione dove qualcuno gli può rispondere e non al Festival di Sanremo.
Non buttiamo le cose della fede in mezzo alle canzoni in quella maniera. Io l’ho trovato di cattivo gusto perché ero lì per godermi il Festival, per godermi anche Celentano; ma perché devi andare lì ad azzannare alla gola qualcuno che non può rispondere?
Sulla sfida sfida rivoltale da Celentano, si è soffermata Caterina Balivo: “Magari la Pivetti dirà qualcosa di intelligente”, era la provocazione del Molleggiato.
Pivetti: A dire la verità mi vengono un po’ naturali le cose intelligenti; non c’è bisogno che Celentano mi stimoli. E poi devo anche dire che la mamma mi ha insegnato ad avere rispetto per gli anziani.

venerdì 23 dicembre 2011

MICHELE SANTORO ARRIVA ALL'ACCORATO APPELLO: NON ABBANDONATECI

Ma quali Merkel, Sarkozy, spread, mercati fibrillanti, ed Eurozona!
E se Silvio Berlusconi si fosse dimesso soprattutto per il gusto di veder crollare gli ascolti di Michele Santoro? Trattasi di paradosso, ovviamente, ma suggestivo.
Dopo il botto iniziale (12-14% di share), com'era prevedibile, «Servizio pubblico» ha perso via via mordente e pubblico, arrivando alle ultime puntate con un parterre più che dimezzato. Non bastano il tosto monologo di Marco Travaglio, le vignette di Vauro, Padre Indignato, neppure la «gnocca intelligente» (copyright Checco Zalone) Giulia Innocenzi a parlare al mondo Twitter/Facebook.
Tolto di mezzo il nemico numero uno da colpire, senza l'arena dei litigiosi e l'effetto forte apache in terra nemica, con la concorrenza di Corrado Tu quoque Formigli e del suo buon «Piazzapulita», su La7, il profeta Michele arranca, stenta, boccheggia. Sino all'arrivederci al 12 gennaio - la gente, si sa, perde le abitudini - pronunciato ieri sera a fine puntata, con tanto di auguri natalizi e appello al suo pubblico. Una sorta di «non abbandonateci, altrimenti...» molto accorato, sino a ieri impensabile, e - diciamolo - un po' tristanzuolo per un personaggio come Michelone, abituato a trascinare le folle. Con negli occhi la paura di finire nel dimenticatoio, accennando un «non lasciamo che Napolitano e Monti facciano da soli, teniamoli d'occhio». Detto (funarianamente) più per salvare le proprie natiche che per amore di giornalismo.
Perché un conto è chiedere 10 euro per la causa (sono arrivati copiosi), un altro è elemosinare ascolto senza avere più grosse argomentazioni per farlo. Pare brutto, direbbero a Roma.

venerdì 4 novembre 2011

«SERVIZIO PUBBLICO» * UN «ANNOZERO» DEPOTENZIATO, MA MICHELE, LASCIA IN PACE MONTANELLI

Il Michele Santoro multimediale e multipiattaforma di «Servizio pubblico» (prevedibile anche se difficilmente calcolabile record d'audience per il debutto di ieri sera) è un «Annozero» depotenziato, con uno studio suggestivo ma male illuminato e inadatto alla tradizionale, pugnace tv santoriana. In questo i mezzi Rai erano insuperabili.
Dopo aver rastrellato vagonate di euro da 100 mila fedelissimi, Michelone ha messo in scena una puntata anti-casta, che faceva perno su un magistrale pezzo centrale di Marco Travaglio. Da applausi a scena aperta. Per il resto, liberatosi dell'orpello delle risse e del contraddittorio obbligato in ossequio alla par condicio, il programma - con alcune parti giornalisticamente molto efficaci - ha perso inevitabilmente anche un po' di mordente. Quell'effetto fort apache che invece era buona parte del coté di «Annozero». In compenso in collegamento c'era un Lavitola ormai pronto per «Zelig». Il solito Vauro Senesi parla e gigioneggia, e il popolo di Facebook fa la parte del leone con sondaggi dall'esito - va detto - scontato: Governo a casa. Un po' come chiedere a una platea di leghisti se vogliano o no federalismo e Secessione. Il risultato esalta, ma il campione è statisticamente inattendibile.
L'esperimento di tv crossmediale di Santoro comunque funziona (l'odiato Berlusconi è una manna, si sa, sia per chi lo ossequia, sia per chi vive opponendosi a lui), e resta da capire quali aggiustamenti l'anchor man apporterà a partire dalla seconda puntata.
Ho trovato gratuito l'ammiccamento iniziale del nostro a Enzo Biagi e Indro Montanelli: è vero, probabilmente avrebbero visto e sposato la linea e le idee del programma, ma accaparrarsi i morti e parlare con loro in diretta per sottolineare indirettamente di far parte della parrocchia dei grandi del giornalismo, non è tribunizio: è quantomeno inelegante. Ma tant'è.

lunedì 31 ottobre 2011

MICHELE SANTORO * «BOICOTTATA UNA CONCESSIONARIA DI PUBBLICITA' LA7-SKY: IL VERO TERZO POLO»

«E' una notizia di pulcinella, perché la sanno tutti ma nessuno l'ha scritta: ancor prima del nostro passaggio a La7,  abortito per ragioni di controllo dei contenuti e di mercato, è stata boicottata la nascita di una concessionaria di pubblicità comune La7-Sky. Quella avrebbe fatto davvero paura, perché rappresentava concretamente la nascita un terzo polo. E andava stoppata in tutti i modi».
Michele Santoro a Roma nella sede della Federazione della stampa, butta lì la notizia in coda alla conferenza stampa di presentazione del suo nuovo programma, «Servizio pubblico», che debutta in prima serata giovedì 3 ottobre su una sorta di multi-piattaforma creata per l'occasione. 100 mila persone hanno versato contributi (i famosi «10 euro di tivvù» richesti dal conduttore per finanziare il progetto) dando vita a un'associazione che ora potrebbe anche produrre altri contenuti.
Il "Servizio pubblico" di Santoro (che acquista oltre ai volti dei consueti Vauro e Marco Travaglio anche Sandro Ruotolo, fresco di abbandono della Rai) sarà a quanto sempre meno carbonaro: oltre che su un circuito di reti private sul digitale terrestre, su Sky eventi, e il sito del Fatto quotidiano, il programma andrà in onda in streaming anche su Corriere Tv. Si tratta indubbiamente di una grossa scommessa televisiva. Vedremo se gli ascolti - si immagina molto alti al debutto - reggeranno per tutte le 8 puntate inizialmente previste.

domenica 9 ottobre 2011

MICHELE SANTORO CHIEDE 10 EURO, ED E' GIA' POLEMICA

Michele Santoro batte cassa. Dopo essere stato defenestrato da Raidue, e dopo l'accordo saltato con La7, ora il guru di "Annozero" chiede 10 euro al pubblico per mandare in onda "Comizi d'amore", il suo nuovo programma. L'appello è contenuto in questo video, nel quale il giornalista attacca apertamente Silvio Berlusconi per averlo in qualche modo boicottato e chiede alla sua gente un piccolo aiuto concreto alla neonata associazione Servizio pubblico (quello che la Rai non fa più) per continuare la battaglia. "Sino a che in questo Paese - dice - non saranno eliminati tutti i conflitti d'interesse". La trasmissione santoriana andrà in onda a quanto pare sul web, con finestre su Sky e in circuito di emittenti locali. Il Fatto quotidiano (Marco Travaglio è la firma di punta della testata) non dovrebbe essere estraneo alla realizzazione del progetto.
Sui social network intanto la questua di Michele già divide gli animi. Per una Sabina Guzzanti che su Twitter rilancia l'inziativa, altri si dicono perplessi. Simone C. si rivolge al conduttore: "Devo pagare il mutuo, me li dai anche tu 10 euro?". Rilancia Felice Micheli: "VaFFanbicchiere: 2.5 milioni di euro de liquidazione non te basta?". E se Donato Carbone ribatte entusiasta con un "Fatto!", mangiucugna aggiunge: "Io ho donato: bastano 10 euro per la libertà". Insomma, animi divisi, come sempre. Interviene anche Caterina D'Ambrosio, che forse ha le idee un po' confuse: "Penso che Santoro possa usare parte della sua liquidazione Rai per fare il suo programma come già fanno tanti giovani reporter free lance". Ma da quando i free lance hanno una liquidazione?

lunedì 19 settembre 2011

BRUNO VESPA * DO I VOTI A (QUASI) TUTTI I MIEI COLLEGHI

«Io sono un angelo, sa? Sarò assunto in cielo con tutti i vestiti. Mi dovranno trattenere per le scarpe». Occhi spalancati e sorriso sornione, prima di smaterializzarsi in una nuvola di zolfo (e in attesa di riprendere di fatto il 20 settembre la nuova edizione di «Porta a porta»), Bruno Vespa fa giusto in tempo a rilasciare quest’intervista.

Vespa, quest’anno fra le novità dell’approfondimento giornalistico in tv c’è «In onda» con Luca Telese su La7, dove Nicola Porro prenderà il posto di Luisella Costamagna. Che però funzionava. Che cosa ne pensa?
«Vero, ma hanno fatto benissimo. La7 ultimamente scivolava un po’ troppo a sinistra, ed essendo una rete in crescita, ha bisogno di ampliare il pubblico, ricollocarsi. Se fa trasmissioni più equilibrate, ha solo da guadagnare».
Alessio Vinci di «Matrix». Quali differenze ci sono tra voi?
«Lo stimo, è un gentiluomo. La differenza però è totale, generazionale e di formazione. Lui viene da un giornalismo anglosassone, io da uno mediterraneo. Lui da news molto strette; io ho avuto la fortuna di partire dall’elenco degli spettacoli al Tempo de L’Aquila, per arrivare a “Porta a porta”. Ho fatto veramente tutto e ho un’esperienza più larga».
Come numeri, nei vostri scontri chi vince?
«Beh, larghissimamente io. Vado a memoria su quest’anno: 62 a 15 o a 13, contando due-tre pareggi».
Milana Gabanelli col suo «Report» e l’infinito problema della tutela legale.
«Credo che abbiano risolto nella formula più corretta: quando c’è dolo o colpa grave paga l’azienda e si rivale sul collaboratore. Vale anche per noi, per tutti».
Santoro che fine farà?
«Sarà sempre in prima linea. Anche se ora inventa questa formula multimediale, non ha mai smesso di essere il trascinatore politico, coluiche serve il popolo. Certi suoi contrasti di fondo con i vecchi Ds, vengono dal fatto che lui faceva loro la lezione da sinistra. Ecco perché D’Alema non lo sopporta: l’ha sempre trattato come il compagno che sbaglia».
Tecnicamente, molto bravo.
«È un signor professionista, anche se l’ho sempre considerato oggettivamente, serenamente, amichevolmente incompatibile con il servizio pubblico».
La attacca spesso…
«Le cose ce le diciamo con franchezza. Lo scorso anno quando Berlusconi fece la sciocchezza di far sospendere i talk show per un mese, e noi fummo ospiti della stampa estera, chiesi: ditemi in quali vostri Paesi, nel servizio pubblico, c’è un programma come “Annozero”. Tutti zitti e muti».
Enrico Mentana a La7 ha fatto il botto.
«Meritato. Gli ho detto, e ha riconosciuto, di avere avuto l’intuizione giusta in un momento straordinariamente favorevole. Ha la fortuna di non dover fare un tg generalista. Al Tg1 non potrebbe mai mansare in onda quel tg, ma uno decisamente più noioso».
«L’infedele» Gad Lerner è anche fazioso?
«Beh, non mi pare che sia l’esempio luminoso da seguire citato in commissione di vigilanza: dovete fare come Lerner! Ha altre virtù, ma uno non spegne il televisore dicendo: oddìo, non ho capito Lerner come la pensava, stasera…».
Lei è accusato invece di essere troppo contiguo al potere, ecumenico…
«Equivicino».
Se preferisce…
«Mannò… E poi che cos’è il potere? La storia insegna: tutti gli intellettuali italiani più compromessi con il fascismo, il 26 luglio hanno cambiato opinione. Qual è il potere? Quello che c’è, o quello che ci sarà? Io sono le stesso da sempre, chiavi in mano. Con tutti i difetti e forse qualche pregio».
Troppo accomodante?
«Nessuno mi ha mai potuto dire: “Perché non hai fatto la domanda che avrebbe fatto il Corriere della sera, La Stampa o Repubblica?”, anche perché poi questi quando vanno a intervistare i potenti, non è che facciano cose stravolgenti... Colloqui di Berlusconi con Repubblica non mi pare abbiano seminato molto sangue. Io fui il primo a domandargli del conflitto d’interessi, nel ’94, dopo le elezioni, nella sua casa a via Dell’Anima».
E se Giuliano Ferrara tornasse in tv?
«Ma come se tornasse? È tornato, fa i suoi cinque minuti. Giuliano è un campione assoluto, l’uomo più colto. L’uomo…»
Se tornasse davvero. Non fa più parlare come prima…
«Probabilmente sì, non c’è dubbio. Però fa una trasmissione quotidiana. Non puoi fare clamore tutti i giorni».
Gianluigi Nuzzi e (pare) Filippo Facci, su La 7 con «Omissis».
«Bravi. Ma bisogna vedere come sarà il programma. Puoi essere una gran firma e non saper fare tv, o viceversa. Né Biagi né Montanelli hanno dato il meglio in video».
Giovanni Floris a «Ballarò». Il primo della classe?
«Fa una trasmissione a mio avviso non equilibratissima, ma importante. Avrà più spazio, giocoforza, grazie all’assenza di Santoro».
L’approfondimento si spegne praticamente per quattro mesi, d’estate. Ma non le notizie. Accetterebbe che qualcuno facesse un «Porta a porta estate» al posto suo?
«Come, col mio stesso marchio?».
Sì.
«Ma che fa, bestemmia? Nessuno vieta che lo facciano, ma chiamandolo con un altro nome. “Porta a porta” mi appartiene».
Antonello Piroso, poverino, era su La7, lavorava bene. Arrivato Mentana, è stato spazzato via...
«Ma hanno triplicato l’ascolto… C’est la vie. Faccia altre cose».
E Antonio Ricci?
«Pensavo parlassimo di colleghi, invece cambiamo campo».
Mica tanto. In fondo Ricci fa una sorta di contro tg…
«Ricci è il dominus della nostra tv. Più di così... Fa quello che vuole, come vuole, quando vuole. Ha il successo che si è guadagnato, che gli puoi dire?».
A «Striscia» spopola Gianpaolo Fabrizio, il suo sosia: «Bruneo» Vespa…
«Mi è simpatico. Un giorno l’ho incontrato, in aereo, e si è presentato. Non l’avevo riconosciuto: senza nei, senza trucco, sembra un signore qualunque. È stato carino, ha voluto farsi la foto ricordo con me».


(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2011)

martedì 23 agosto 2011

TELEMERCATO * MA CHE FINE FARA' MICHELE SANTORO?

Tempi duri per Michele Santoro, che dopo l’addio alla Rai e ad «Annozero», fatica a trovare  una nuova collocazione. Fallita la trattativa con La7, sembrava vicina la firma per Cielo, canale in chiaro di Sky. Ma il gruppo di Ruperth Murdoch si è affrettato a smentire. A sorpresa, proposta di Carlo Freccero (Rai 4): se Cielo riuscirà a far firmare Santoro, mi offro di dirigere la rete gratis. Come andrà a finire?
·L’arrivo di Paolo Ruffini (ex di Raitre) alla direzione di La7, dal 10 ottobre al posto di Lillo Tombolini, potrebbe far tornare in auge la trattativa con Santoro. 
 ·È stato fissato intanto il debutto ufficiale di Tgcom24 sul digitale terrestre: dal 28 novembre, sotto la direzione di Mario Giordano. Sei appuntamenti fissi, più spazi per le ultim’ora.


(TV SORRISI E CANZONI - AGOSTO 2011)

martedì 7 giugno 2011

DOPO «ANNOZERO» MICHELE SANTORO A LA7 (MA MANCHERA' L'EFFETTO FORT APACHE)

Alla fine è andata come doveva andare: lo strappo fra Michele Santoro, il tele-guru della sinistra giornalistica, e la Rai, si è consumato, e michelone approderà la prossima stagione in una La7 sempre più gioiosa di poter recuperare ascolti su ascolti a discapito del servizio pubblico e di Mediaset. Probabilmente ad essere fatale è stata l'ultima puntata di «Annozero», durante la quale il conduttore ha sparato a palle incatenate contro Silvio Berlusconi. Difficile immaginare che non avrebbe avuto conseguenze. Ecco allora il divorzio ufficialmente «consensuale», che consensuale non è. Se La7 festeggia - diventando un boccone sempre più appetibile per i pubblicitari e per il probabile acquisto da parte di Carlo De Benedetti -, il gruppo di lavoro di Santoro (da Marco Travaglio a Vauro, giù giù sino ai cronisti più fidati) deve preoccuparsi di una sola cosa: l'evaporazione del magico effetto Fort Apache, cioè lavorare su Raidue per sentenza di reintegro del pretore del lavoro, essendo circondati dal nemico. Cosa che galvanizzava il pubblico del tribuno politico e sicuramente incideva anche sugli ascolti.
In ogni caso, dopo i trionfi di Enrico Mentana, per La7 l'arrivo di parte dell'audience santoriana significherà la definitiva consacrazione come Terzo Polo. E per il Biscione potrebbe rappresentare un problema.

giovedì 2 giugno 2011

CELENTANO AD "ANNOZERO", ANTI-NUCLEARE MA COL SOLITO AUTO-SPOT CHE NON GLI FA ONORE

Premesso che ai referendum del 12-13 giugno andrò a votare e voterò quattro decisi SI', mi piacerebbe rivolgere una domanda ad Adriano Celentano, impegnato ieri sera ad "Annozero", officiante Michele Santoro, nella consueta, periodica tirata anti-nuclerarista.
Celentano è una persona anziana di buon senso. O che ama farne sfoggio. Un cantante orologiaio che si diletta di politica e che fa gestire i propri interessi con puntiglio (uso un eufemismo) dalla moglie Claudia Mori. Le sue posizioni contro il nucleare sono un po' demagogiche e troppo semplicistiche se non utopistiche, in alcuni casi, ma nella sostanza condivisibili. Le esprime sui giornali e in tv mettendoci la faccia, ma badando in genere a seguire la comune diligenza del buon padre di famiglia. Non rema certo controcorrente. E fin qui, tutto ok. Non è un eroe. Ma perché fa precedere e seguire il pistolotto sempre dalla solita, celentanesca, trita e ritrita liturgia? L'attesa per il messianico discorso del guru, il finto applauso della claque per il suo arrivo nello studio bunker - sempre uno spazio fisicamente lontano dallo studio vero - che lo ospita, e soprattutto, la marchetta auto-promozionale di rito. Non credi, caro Adriano, che costringere a promuovere a inizio trasmissione il tuo nuovo cartoon, "Adrian", disegnato da Milo Manara, tolga un po' di valore al nobile discorso che andrai poi a fare? Non credi che lo spot che ti sei appena fatto regalare dalla Rai sia totalmente fuori contesto rispetto alla trasmissione? Sarà anche vero che l'aria nel Paese sta cambiando, ma per favore mettici anche tu un po' di buona volontà.
Perché altrimenti avranno ragione quelli che dicono (lo confesso, sono tra questi) che è meglio che ti limiti a cantare. 

lunedì 11 aprile 2011

I NUOVI MOSTRI STRISCIANO FRA NOI (ANCHE DALL'ESTERO)

«I nuovi mostri» non sono i conduttori, Salvo Ficarra e Valentino Picone, ma una rodata rubrica di «Striscia la notizia», nata il 17 novembre 2004. «È la classifica del peggio della settimana televisiva; sul podio finisce lo spezzone catodico più trash» dicono nel quartier generale di Antonio Ricci. Gli scoppiati de «L’isola dei famosi» sono linfa vitale, ma ci finiscono anche le esternazioni di quei personaggi che sfoggiano tele-litigiosità: da Vittorio Sgarbi a Daniela Santanché, passando per Antonio Di Pietro. Vip, gente comune e politici ma anche giornalisti (come un celebre scontro fra Lucia Annuziata e Michele Santoro ad «Annozero»). La novità di questa edizione è l’apertura ai filmati delle tv estere, che quanto a trash non sono messe molto meglio di noi. Il pubblico le scova sul web.

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2011)

martedì 15 febbraio 2011

«L'ISOLA DEI FAMOSI 8» * DEBUTTO FLOP E CAST MODELLO MILITE IGNOTO

Dopo l'exploit ad «Annozero», prima che Mauro Masi telefonasse in diretta anche ai telequiz e alle previsioni del tempo, «L'isola dei famosi 8», al sofferto debutto, ha pensato bene di accaparrarsi un altro non memorabile intervento del direttore generale Rai. L'obiettivo era quello di dire a suocera Simona Ventura ciò che nuora - ovvero il pubblico e Michele Santoro - doveva intendere. Operazione triste e poco riuscita, anche perché il reality della Mona, dati auditel alla mano, è stato stracciato dal «Grande Fratello» (12% di share contro il 23%). Se vuol farsi ascoltare da qualcuno, la prossima telefonata Masi sarà costretto a farla, forse, alla concorrenza Mediaset. Dove la Simo pare stia per tornare, fra parentesi. Oppure un blitz stasera alla prima del Festival Di Sanremo. D'altra parte, non c'è mai limite al peggio.

Tristezze politiche a parte, spiace notare che l'isola sia drammaticamente alla frutta. Nel cast, finiti i personaggi realmente famosi, siamo ormai da due anni in zona milite ignoto. Basti pensare che il massimo espediente di Giorgio Gori e soci è stato reclutare Gianna Orrù, madre di Valeria Marini, pur di avere in studio Valeriona come futura supporter. E magari contrapporla all'opinionista Alba Parietti, supportata da Vladimir Luxuria. Piccolo artificio autorale per ovviare al secco e quasi decennale no della Marini di staccare il biglietto per l'Honduras.
Tra un'Eleonora Brigliadori pallido guru new age (chissà se bere la propria pipì ad altre latititudini è più salutare?) e un Daniel McVicar che ha perso il figlio un mese fa in un incidente e trova adeguato partecipare a un reality, non mancano la Fogar, figlia di Ambrogio, e le figar, nei panni di Raffaella Fico, Giorgia Palmas e Francesca De Andrè. Il bellone di turno è Thiago Alves.

Ah, dimenticavo: l'inviato in Honduras è Daniele Battaglia. Ed è bello notare come i figli dei Pooh, dopo il primo vagito, abbiano già un contratto Rai in tasca.

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