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lunedì 27 ottobre 2025

RAI * VIA LIBERA A CELENTANO, MA CHE ACCETTI ALCUNE (GIUSTE) CONDIZIONI

Una caricatura di Claudia Mori e Adriano Celentano.

Claudia Mori è da sempre una sorta di inflessibile piazzista del marito Adriano Celentano. Un articolo che si venderebbe anche da solo, non fosse che la signora ha la tigna di curare maniacalmente, nel dettaglio e con rigidi paletti, ogni aspetto contrattuale dei progetti partoriti insieme al consorte. È anche comprensibile. La ditta funziona così. Da sempre. Ogni tanto la frittata riesce. Ogni tanto no, soprattutto negli ultimi anni. Si pensi all’imbarazzante show-fumettone Adrian, i cui ascolti flop nel 2019 impensierirono non poco Canale 5.

Oggi si viene a sapere (l’ha comunicato lei stessa in una lettera aperta) che la signora aveva bussato mesi fa alle porte della Rai per piazzare una nuova, celentanesca idea già in avanzato stato di preparazione. Ma dopo il cordiale incontro, al quale presenziò anche (perché?) Gianmarco Mazzi, già produttore ma dal 2022 sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, la tv di Stato non aveva dato corso a nulla. Anzi, a quanto pare non rispondeva alle pressanti sollecitazioni della Mori. La quale ora, facendo leva sui media, ha diffuso una lettera aperta parlando di quest’incontro, della renitenza della Rai, e rivolgendo ai suoi manager una domanda secca: “Lo volete Celentano oppure no?”. Una risposta è dovuta, in ossequio al mito.

E molto efficace è stata la risposta dell’ad di Viale Mazzini Giampaolo Rossi. Il quale, com’è giusto, ha aperto le porte a Celentano per un eventuale show celebrativo di una puntata in prima serata su Raiuno, e anche a un’ipotetica partecipazione speciale dell’ex Molleggiato come super ospite al Festival di Sanremo. Qualcosa di “fresco”, insomma. Non una sorta di collage di vecchi filmati d’archivio (ipotizzo: un Techetechetè commentato dal vivo o in registrata?), che a detta di Rossi rappresentava il cuore del progetto della coppia più bella - e anche un filo più esigente - del mondo.
Tutto bellissimo, ma un’azienda avrà anche il diritto di decidere che cosa mandare in onda, e come farlo. Oppure bisogna prendere i pacchetti della ditta Celentano a scatola chiusa, rischiando anche che poi il nostro si metta a parlare invece di cantare? Cosa che, invece, gli riesce benissimo.



mercoledì 7 ottobre 2020

ORNELLA MUTI E NAIKE RIVELLI A «OGNI MATTINA» PARLANO DELLA STORIA TRA MAMMA E CELENTANO


Naike Rivelli
: Perché Adriano Celentano secondo te si sentiva così solo?

Ornella Muti: Perché lei stava da qualcun altro, o almeno così dicevano

Naike: E’ successa questa cosa con mamma perché evidentemente nella famiglia Celentano non erano così felici.

Ornella: Ero in crisi con mio marito, ci tengo a dirlo perché non voglio passasse per un… visto che è stato un uomo molto importante nella mia vita.
Naike: Entrambi avrebbero dovuto portare questo segreto nella tomba. Da quello che ricordo io ad un certo punto a me è stato detto che non era la cosa giusta e mamma se n’è andata a gambe levate.

Per sapere come è andata forse dovreste chiedere ai Mori e ai Celentano che ne hanno parlato molto e forse aprono le loro porte e vi raccontano tutto.

Piervincenzi: Io lo immaginavo quando vedevo quei film adesso ne ho avuto conferma.

Naike: Non hai avuto conferma adesso la conferma è arrivata da parte del signor Celentano e la signora Claudia Mori perché mamma non avrebbe mai aperto bocca… Noi stiamo solo mettendo i puntini sulle i.

venerdì 6 dicembre 2019

IL FLOP DI CELENTANO * MA COME HA POTUTO MEDIASET ACCOLLARSI QUESTA SÒLA?

«Polvere di stelle» sul fallimentare show di Adriano Celentano (nella foto).
Si è conclusa la fallimentare esperienza di «Adrian», il depresso e depressivo show (con uso di cartoon, peggio che andar di notte) di e con Adriano Celentano, in onda su Canale 5. Una drammatica esperienza per Mediaset, finita con indici di ascolto pari al mega flop di «Eurogames», piazzato a inizio stagione, con Ilary Blasi e Alvin. Ieri sera il salvagente si chiamava Marco Mengoni (colonna del suo management è Marta Donà, nipote dell'uomo di Galbiate) ma ha potuto fare ben poco: 11,8% di share per la parte spettacolo, con 2.909.000 spettatori, e 8,9% per il cartone animato, con 1.517.000 teste. Vediamo, punto per punto, che cosa secondo me è andato storto in tutta l'operazione.

1) Il primo errore sta nel manico. Come ha potuto un'azienda come Mediaset accollarsi un prodotto del genere, per giunta a quanto sembra a scatola chiusa, visto che (come d'uso) ha sempre deciso tutto Claudia Mori con il «Clan Celentano»? Indagando nei corridoi del Biscione si respira aria di rassegnata accettazione. Della serie: «Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare» (cit.). C'è chi dice che lo show lo volesse assolutamente Piersilvio Berlusconi, quindi tutti zitti, muti e pedalare. Altre suggestive teorie le lascio ai corridoi.

2) Già la prima tranche di spettacolo, andata in onda lo scorso anno da Verona e poi interrotta fra la disperazione generale, con la fuga preventiva di mezzo cast e Celentano desaparecido che pretendeva di fare grandi ascolti con la vecchia formula del silenzio-assenza (un copione che poteva andare bene 20-30 anni fa), doveva far presentire il tracollo. Da una botta così ci si riprende solo (forse) rimettendo mano completamente al progetto. Cosa che non è stata fatta: è tornato in onda pressoché identico, con un Celentano giusto un filo più presente e canterino. Troppo poco e troppo tardi.

3) Il cartoon zoppicante e autocelebrativo (la gestazione è durata anni), con Celentano e la Mori che tenevano tanto a mostrarsi ancora giovani e belli, senza rinunciare ovviamente ai predicozzi e ai sermoni del vate canzonettaro, si è rivelato subito una mappazza indigesta. Tanto che si favoleggia che ricevuto il pacchetto finito, a Cologno Monzese abbiano capito subito a che cosa si andava incontro. Quindi come gestirlo? Spezzarlo? Metterlo in coda zavorrando il resto? Un impiccio non da poco. In quest'ultima fase si è deciso di alternarlo a parti di show, con i risultati che sono stati sotto gli occhi di tutti.

4) L'atmosfera in studio è fondamentale. E anche se scenografia e luci erano tecnicamente perfette per un racconto livido e cupo (molta, troppa penombra, si può andare in onda con una cosa del genere?), è evidente come il pubblico preferisca colore, canzoni a raffica e divertimento. Già c'era Celentano che (visibilmente e comprensibilmente, visti gli ascolti) dava l'impressione di non credere più al progetto che stava portando avanti; almeno aiutatelo rendendo la veste un po' più accattivante. Invece no. «The Walking Dead» metteva più allegria.

5) Non ha funzionato (ed è una sentenza purtroppo definitiva) il processo di eventizzazione della prima fase, lo scorso anno, con gli spot martellanti a volume altissimo che sono riusciti più a indispettire lo spettatore che ad attrarlo. Celentano, intercettato nei giorni scorsi da Valerio Staffelli di «Striscia la notizia» per la consegna di un immancabile Tapiro d'oro per il sontuoso flop, si è salvato con l'autoironia: «Ma io lo capisco». Tutte le cose nuove hanno un impatto difficile all'inizio. Poi è pure peggio». Rilevando poi come il pubblico non avesse capito il programma. E anche questo, Adriano caro, è un macroscopico errore. Se il pubblico non ti guarda, non è mai il pubblico a non aver capito. Sono comunque l'artista e l'editore ad aver sbagliato. A meno che non volessero uno show da 11% e rotti. In quel caso, missione compiuta.

Nota di colore a margine. Ieri Celentano ha tentato di correre ai ripari cantando la natalizia «Tu scendi dalle stelle» con uno stupendo coro femminile. Per essere sceso, è sceso. Però con qualche accortezza poteva farsi meno male.

venerdì 29 novembre 2019

CELENTANO, IL TRACOLLO DEGLI ASCOLTI: IERI 11,1% PER LO SHOW E 8,35% PER IL CARTOON

Claudia Mori e Adriano Celentano.
Ieri sera c'è stato il tracollo dei (già bassi) ascolti: il fallimentare progetto di «Adrian», il depressivo show di Adriano Celentano in onda su Canale 5, ha portato a casa, nella parte live, l'11,1% di share, mentre il cartoon ha toccato l'8,35%. Risultati davvero drammatici per Mediaset, al giro di boa della penultima puntata, che vedeva come ospite principalmente Morgan.
Un abisso Auditel dal quale era già chiaro come fosse impossibile uscire. Ma non si immaginava di certo che si potesse arrivare a cadere così in basso, con un'emorragia di tre punti rispetto alla precedente e sempre deludentissima puntata.

La prossima settimana, a giochi conclusi, farò il punto sui tanti errori ideativo-produttivi che hanno portato alla realizzazione del progetto, ma un aspetto non trascurabile mi pare di poterlo sottolineare già in modo conclamato: è lo stesso Celentano a non credere più al prodotto che propone. La svogliatezza delusa (e comprensibile, se si considera ciò che l'uomo è stato un tempo per la tv) innerva tutto il programma e anche ieri sera, quando ha detto: «Seguite bene questa e la prossima, l'ultima puntata, perché ne succederanno di tutti i colori», sembrava il primo a non credere alle sue parole. Che cosa farà Claudia Mori, che tiene le fila di tutto, per correre ai ripari in vista del capitolo finale? Difficile pensare di poter fare peggio di così. Sotto l'11,1%, si può solo scavare.

venerdì 8 novembre 2019

ADRIANO CELENTANO * MA QUALCUNO LO SOPPORTA ANCORA?



Nel video qui sopra, la mia recensione sui deludenti risultati del ritorno di «Adrian Live - Questa è la storia», su Canale 5. Nonostante una folla di superospiti che passava da Paolo Bonolis a Piero Chiambretti, transitando da Carlo Conti, Gerry Scotti e Massimo Giletti.
Adriano Celentano conserva ancora intatto il suo carisma? 
A questo punto è lecito dubitarlo.
Sotto, una delle mie Fiabe Vere, intitolata «Il cantautore (ben poco) romantico». Prosegue la full immersion nel dietro le quinte dello spettacolo.

martedì 15 gennaio 2019

«ADRIAN», VOLUME DEGLI SPOT TROPPO ALTO (E IL WEB INSORGE CONTRO CELENTANO)

«Adrian», la graphic novel di Adriano Celentano.
È bufera, al momento solo sul web (ma non è cosa da poco), per il volume dei promo del nuovo show di Adriano Celentano, «Adrian», abbinato a una graphic novel che giace da alcuni anni in attesa di essere mandata in onda e che vedrà la luce il 21-22 gennaio su Canale 5, per nove settimane.

Il caso è scoppiato domenica sera, durante la messa in onda del primo episodio della sfortunata fiction «La dottoressa Giò», con Barbara D'Urso, non premiata dagli ascolti. Inframmezzati ai normali spot c'erano i promo del cartone animato (per semplificare) «Adrian», mandati in onda con un volume decisamente più alto rispetto alla normale programmazione. Su Twitter è iniziata una vera e propria sollevazione popolare da parte del pubblico. Critiche a pioggia, gente spaventata, insomma un apparente boomerang per chi voleva a tutti i costi attirare l'attenzione sul prodotto. O meglio, ci è riuscito ma con quali effetti? Le polemiche sono state fisse al secondo posto nelle tendenze del social network anche per buona parte della giornata di ieri. Qui sotto ne posto alcune, omettendo per carità di patria quelle più offensive. 

Il cantante, che non è nuovo alla tradizione dei promo a volume alterato (si pensi a «Rock economy», nel 2014) è solito affidarsi per la comunicazione e la gestione dei propri prodotti alla moglie Claudia Mori, che in genere fissa minuziosamente, nel dettaglio, tutte le condizioni. Quindi è possibile che sia stata lei a imporre a Mediaset di aumentare decisamente i decibel.

La legge, che considera molesta questa pratica, tollera un aumento di volume degli spot non superiore al 15% rispetto a quello della normale programmazione, come sottolinea in questa pagina anche il Movimento Consumatori. L'AGCOM, qualora rilevasse che questo limite è stato superato, potrebbe sanzionare applicando «l'art. 51 del Testo Unico della radiotelevisione in materia di pubblicità». Staremo a vedere se ci saranno esposti o altre prese di posizione.
D'accordo che pur di far parlare e destare attenzione, nel mondo dello spettacolo, va bene (quasi) tutto. Ma sarà questo il modo giusto?











domenica 23 ottobre 2016

«AMAMI AMAMI» DI MINA & CELENTANO * VOGLIAMO DIRLO CHE È UN BRUTTO PEZZO?

Premessa: criticare i mostri sacri, di norma, non si fa. Non è carino. In quanto mostri sacri, appunto. Ma quando lo meritano, purtroppo, tocca. 
Se la premessa è il singolo «Amami amami», uscito un paio di giorni fa, il nuovo album di Mina e Celentano, «Le migliori», atteso per l'11 novembre, in un mix di inediti e classici reinterpretati, non fa ben sperare.

Il pezzo, una sorta di tango elettro-pop, è musicalmente furbetto assai, una marcetta orecchiabile con qualche basso che picchia. Della serie: dai su, modernizziamoci, facciamo i giova! Però, cribbio, lasciamo almeno echi di fisarmonica che ci riportano all'antico. 

Il problema della canzone è che è molto, molto debole su piano del testo. Con romantiche parole piazzate un po' «a muzzo» sulla struttura melodica. Da due pezzi grossi del calibro della signora Mazzini (sulla cui voce tuttora non si discute) e Adriano, a 18 anni dal precedente lavoro comune, ti aspetti come minimo una bomba. Non un petardo.

Dello stesso avviso è anche il noto e storico paroliere Cristiano Minellono, che sulla sua pagina Facebook non si fa problemi a definire la canzone «brutta e basta».
Che dire? Ci sarà di che discutere, perché quando si toccano le leggende i fan col paraocchi non ti fanno mai dormire sonni tranquilli.




lunedì 5 novembre 2012

CELENTANO IN «ROCK ECONOMY» 2012 * LA SCALETTA DELLE DUE SERATE

LA PRIMA SERATA
Svalutation (1976) Dopo la lettura del Manifesto sulla decrescita, dell’economista e filosofo francese Serge Latouche, si parte con un classico.
Rip It Up (1956) Ancora ritmo con lo storico pezzo di Bill Haley & the Comets.
Si è spento il sole (1962) Romanticismo con un tocco retrò.
La cumbia di chi cambia (2011) Il brano che Jovanotti ha scritto per Celentano, dall’album «Facciamo finta che sia vero».
L’emozione non ha voce (1999) Dedicata all’autore Gianni Bella, una tra le canzoni più intense del Molleggiato. Testo di Mogol.
Io sono un uomo libero (2000) Pezzo scritto da Ivano Fossati, presente tra i vip in Arena.
Pregherò (1962) Per proprorre la cover di
«Stand by Me», il cantante ricorda che Paolo Bonolis, in platea, l’ha caldamente richiesta.
L’artigiano (1981) Vecchio brano che inneggia alla disobbedienza fiscale, forma embrionale
del Celentano pensiero.
Cammino (1983) Preceduta da qualche problema tecnico con un sequencer (strumento che crea e riproduce segnali audio di controllo per gli strumenti, Ndr) andato in blocco e un testo sbagliato finito sul gobbo elettronico.
Il ragazzo della via Gluck (1966) Proposta semplicemente, alla chitarra acustica,
per uscire dall’impasse.
Scende la pioggia (1968) Arriva Gianni Morandi e spezza con un suo brano il contestato dibattito con l’economista Jean-Paul Fitoussi e i giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
La Mezzaluna (1962) Un cha cha cha per «sdrammatizzare».
Ti penso e cambia il mondo (2011) L’amore come valore aggiunto salvifico per il singolo e per l’umanità.
A Woman in Love (1977)
Per sognare dolcemente.
Prisincolinensinainciusol (1972)  Una grande pagina per chiudere e ricreare il feeling col pubblico.

LA SECONDA SERATA
Mondo in Mi 7a (1966) Preceduta da una parziale rilettura del manifesto di Latouche.
Soli (1979) Un classico romantico, a firma Del Prete-Minellono-Cutugno.
L’arcobaleno (1979) Di Mogol-Gianni Bella. Arrivano i primi problemi con la lettura sul gobbo elettronico, e Adriano la butta subito sull’autoironia.
Storia d’amore (1969) Brano che tra le firme porta anche quella dello stesso Celentano.
Si è spento il sole , Viola e Ringo
Proposte in uno strano medley legato dall’ultimo pezzo, che fu un must del vecchio Carosello.
Il ragazzo della via Gluck (1966) In coro con tutto il pubblico dell’Arena di Verona.
Cammino (1983) Preceduto dal balletto, con una splendida coreografia di «Yuppi Du».
Straordinariamente (1969) Dedicata a Sofia Loren, che ama molto questa canzone.
Pregherò (1962) Altro ritorno di un pezzo già proposto durante la prima serata.
Un mondo d’amore(1967) Sigla l’ingresso in scena di Gianni Morandi, con un suo classico.
Caruso (1986) Ottimo omaggio di un commosso Gianni Morandi all’autore, lo scomparso Lucio Dalla.
Sei rimasta sola(1962) Quasi una ninna nanna, che Adriano canta insieme con l’amico e collega di Monghidoro.
Una carezza in un pugno(1968) Altra pagina immortale, che infiamma la platea.
Ti penso e cambia il mondo (2012) Qualche problema all’attacco, e Adriano se la prende bonariamente col maestro Fio Zanotti.
Azzurro Pietra miliare di repertorio, cantata con tutta l’Arena in piedi.
Anna parte (2011) Pagina recente del repertorio di Celentano.
Ready Teddy (1956) Rilettura di un classico di Little Richard.
Prisincolinensinainciusol (1972)
Torna la geniale onomatopea musicale per congedare la platea.

(TV SORRISI E CANZONI - OTTOBRE 2012)

ROCK ECONOMY 2012 (ARENA DI VERONA) * LA RESURREZIONE DI ADRIANO

«Stasera scusate ma c’è stato qualche piccolo problema » ha sussurrato Adriano – a telecamere spente - al pubblico dell’Arena di Verona, appena chiuso il sipario sul primo appuntamento con il suo «Rock Economy», in onda in diretta l’8 ottobre su Canale 5. Per poi attaccare, a mo’ di «risarcimento» per i propri fans più fedeli (e spendenti), il pezzo bonus: la trascinante «Rock Around the Clock». Un Bill Haley datato 1965 che a casa nessuno ha potuto apprezzare. Celentano è tornato, e ha vinto.
Al di là dei numeri, imponenti per la rete (8.918.000 spettatori col 31,8% di share per il primo show e 9.112.000, share 32,82% per il secondo), e al netto delle perplessità per l’Adriano in versione talk-show, respinto dalla platea veronese, il nostro è riuscito a ricucire il rapporto col suo pubblico dopo un Sanremo tormentato. E l’ha fatto per giunta in territorio Mediaset, che mai prima d’ora aveva ospitato l’uomo degli eventi Rai per eccellenza.
Un’altra cosa che la tv non vi ha mostrato, è stato il costante assedio dei fans all’Hotel Due Torri, dove il cantante è rimasto asserragliato insieme con la moglie, Claudia Mori, e il suo staff, modificando in corso d’opera la scaletta top secret della seconda serata, che originariamente  prevedeva un altro dibattito con l’economista Beppe Scienza e il direttore di Rai 4, Carlo Freccero. Segmento che Celentano ha deciso di tagliare dopo l’accoglienza ricevuta dal primo spazio analogo: quello con Jean-Paul Fitoussi e i giornalisti Rizzo e Stella. «La gente vuole che io canti, e lo farò», avrebbe detto al suo entourage.
E mentre in Arena la security si dava un gran daffare per bloccare coloro che tentavano di riprendere lo show con una videocamera, «Rock Ecomomy» decollava anche sui social network. Su Twitter, lo spettacolo ha registrato il record stagionale di 34.626 «cinguettii», con 10.291 utenti che hanno effettuato almeno un tweet sull’evento (Dati GroupM Research & Insight).
In città, invece, hanno transitato per giorni alcuni sosia di Celentano, che la sera, dopo gli show del loro idolo, tentavano di prendere posto nei ristoranti del centro, stracolmi, sostenendo di aver prenotato «A nome Adriano». Il trucco, ovviamente, non riusciva mai. Persino Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo (nel parterre vip la prima sera insieme con Paolo Bonolis, Eros Ramazzotti, Paola Perego, Marco Mengoni, Federica Panicucci, Ezio Greggio, il paroliere Mogol, Gerry Scotti, Marcella Bella, Ivano Fossati e Massimo Caputi) a tarda notte non sono riusciti a sedersi per mangiare un boccone. L’unico presente a entrambe le serate (oltre alla figlia di Adriano, Rosita, che aveva occhi solo per papà), è stato Al Bano Carrisi, in città insieme con un amico russo. I russi (come ha dimostrato anche la tollerata invasione di palco della bella ragazza bionda, salutata in diretta da Morandi e Celentano) hanno occupato Verona e l’Arena per il live che si consumava a 18 anni dal precente tour del Molleggiato. Ed erano disposti a spendere qualsiasi cifra pur di potersi sedere in platea.
Tra le presenze degne di nota del parterre della seconda serata, si segnalano l’ex allenatore del Genoa Malesani, la contessa Marta Marzotto, l’attore e produttore Andrea Occhipinti, e Valerio Staffelli, il tapiroforo di «Striscia», sgattaiolato via sotto finale per evitare la ressa tenendo per mano la moglie, l’ex showgirl Matilde Zarcone.

(TV SORRISI E CANZONI - OTTOBRE 2012)

martedì 2 ottobre 2012

«ROCK ECONOMY» * LE CANZONI DI UNO SHOW FATTO PIU' DI MUSICA CHE DI PAROLE

Una band di 18 musicisti, 20 vocalist e 35 performers. Senza contare un’altra guest star che potrebbe aggiungersi, in barba alle smentite dell’organizzazione: Jovanotti. Ma per consentire a Celentano di spopolare l'8-9 ottobre all’Arena di Verona, ci saranno anche 13 telecamere, 12 chilometri di cavi, 100 mila watt d’impianto audio, 800 metri quadrati di schermi a led, e 300 tecnici per la gestione dei movimenti di scena.

Canzoni nuove e senza tempo
Tra un ammiccamento e una pausa, Adriano servirà al pubblico pezzi come «Io sono un uomo libero» (2000), o la classicissima «Scende la pioggia» (1969, uno dei due duetti con Morandi, l’altro è «Ti penso e cambia il mondo», del 2011). Pagine inattese come «I Will Drink the Wine» (1973) o immancabili, come «Azzurro» (1968), «Pregherò» (1962), «Svalutation» (1976) e «Prisencolinensinainciusol» (1972). Dall’apparente divertissement de «La cumbia di chi cambia» (2011) a un pezzo del 1961, «Nata per me», restituito in versione rap. Ma anche suggestioni più recenti, come «Non ti accorgevi di me» e «Anna Parte», entrambe del 2011. Fino a «L’artigiano», un brano del 1981 antesignano della protesta contro la «spremitura» fiscale del contribuente. E quindi più che mai d’attualità.

E poi un libro fotografico
Dopo «Rock Economy», Celentano raccoglierà in un volume illustrato (scritto da Claudia Mori) i momenti più belli dello show e del backstage. Il titolo sarà «Adriano Celentano Live - Arena di Verona».

(TV SORRISI E CANZONI -  SETTEMBRE 2012)

«ROCK ECONOMY» * IN TV TORNA CELENTANO (E LA MORI LO RACCONTA)

Torna il Celentano delle carezze in un pugno, delle emozioni senza voce; persino quello dell’amata via Gluck. Insomma torna in tv per due concerti (l’8 e 9 ottobre su Canale 5, in diretta dall’Arena di Verona) l’Adriano che fa ciò che sa fare meglio: cantare. Entrambe le date sono «sold out» da tempo (23.000 biglietti venduti in 127 minuti, giusto per capire il fenomeno), quindi ora la partita si gioca solo tra il pubblico a casa, quello sulle gradinate del leggendario anfiteatro, e i bagarini, che tentano l’impossibile.
«Rock Economy» è il titolo dell’evento, apparentemente seguito ideale di «Rockpolitik» (2005, Raiuno). In realtà stavolta protagonista sarà – come detto – soprattutto la musica. Sul palco con Celentano, che si concede 18 anni dopo l’ultimo tour, ci saranno alcuni ospiti (l’unico nome certo è quello di Gianni Morandi, mentre Claudia Mori smentisce altre presenze ventilate dal tam tam dei media, come Battiato e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro), e l’Adriano predicatore dovrebbe lasciare più dell’80% del tempo disponibile alla sua versione melodico-rockettara. Stando a quanto risulta a «Sorrisi» il momento sociale potrebbe esaurirsi dando voce ad alcuni esperti in materia economica. Per parlare di una crisi che ormai morde in tutta Europa. E sicuramente non ci sarà Beppe Grillo, il nuovo profeta dell’antipolitica.
Il resto è Mistero. Con la maiuscola. Da sempre uno tra gli ingredienti principali delle celentaniche ricette mediatiche.
Per cogliere gli umori della vigilia, abbiamo parlato con Claudia Mori: moglie, manager, produttrice; l’amorevole/inflessibile metà di Adriano. Con lui per nove settimane in un teatro di Asiago per le prove, e al suo fianco a Verona già dal 26 settembre. Perché ai grandi appuntamenti si arriva sempre con un po’ di anticipo.

Signora Mori, assistendo alle prove, in che cosa ha visto Adriano cambiato e in che cosa ha pensato che non cambierà mai?
«Ma Adriano è spesso “dietro a un microfono”, perché di mestiere fa principalmente il cantante. A volte l’arrotino. Per me sarà l’ennesima, grande emozione. Come sempre. Anche per lui, credo. Anche se cerca di non farlo trapelare».
C’è qualche canzone del suo immenso repertorio che avete riscoperto preparando i concerti?
«Forse “Sotto le lenzuola”. Credo sia un gioiellino che colpisce la sensibilità di chi potrebbe aver vissuto una storia simile. Perfetta nella musica, nel testo, nell’arrangiamento. E per come è interpretata».
Il fatto che il concerto sia anche uno spettacolo tv ha cambiato in qualche modo la struttura dello show? Ci saranno passaggi pubblicitari? Avete chiesto di escludere alcuni prodotti lontani dal vostro codice etico?
«Non è uno spettacolo televisivo. Sono due eventi live che Canale 5 riprende e porta nelle case degli italiani. Adriano li ha ideati e pensati da subito come li vedrete. I passaggi pubblicitari all’interno del concerto saranno due. Come a “Rockpolitik”. Forse quella volta fummo interrotti in tre occasioni, ma non ne sono certa. Se avessimo dovuto escludere alcuni prodotti lontani dal nostro codice etico, credo ne rimarrebbero ben pochi».
Quello tra Adriano e la televisione è un rapporto ricco di grandi successi, ma anche di polemiche. Come avete vissuto, per esempio, il tempestoso dopo Sanremo di quest’anno? Le polemiche hanno condizionato Adriano in questa sua decisione di tornare a fare uno spettacolo dal vivo basato principalmente sulla musica?
«Adriano è immune anche da condizionamenti di tipo sanremese. A Sanremo sono accadute cose inaudite per il comportamento di alcuni dirigenti che in un Paese veramente democratico non sarebbero mai accadute. Le sembra normale l’agguato della contestazione preparata nella seconda serata, ad un artista come Adriano, che ha parlato d’amore? Il suo monologo parlava di questo, esprimendo un suo parere su alcuni giornali religiosi che dovrebbero occuparsi di approfondimenti spirituali, di Dio, del Vangelo. Perché questi giornali non affrontano tematiche di questo tipo? La politica, in quanto tale,  non dovrebbe entrare in maniera così invasiva su giornali religiosi. Questo è il suo parere. Si potrà dire? Però Adriano ha toccato le lobby dei giornali e la Chiesa che stranamente si sono coalizzati, cosa mai accaduta prima. Al contrario, spesso, la stampa è stata critica verso la Chiesa per troppa ingerenza nella politica. Adriano ha osato esprimere il suo pensiero critico. La Chiesa chiama eretici  coloro i quali osano mettere in discussione all’interno, cioé da credenti, l’istituzione Chiesa. Vecchie storie che non erano e non sono accettabili».
Lei che lo conosce bene di certo avrà saputo identificare un po’ di tensione in Adriano. Come esprime (se c’è) l’ansia «da giorno della prima»? Crede che derivi più dall’idea di tornare a cantare dal vivo davanti a decine di migliaia di persone o da quella di esibirsi per un pubblico televisivo di molti milioni di spettatori?
«Credo che Adriano viva con emozione l’idea di tornare a cantare davanti a un pubblico che puo vedere. In realtà nella sua carriera ha fatto poche tournée che hanno sempre lasciato un segno di emozioni e successi straordinari. Adriano è stato il primo a cantare negli stadi. Anche in questo caso, è stato il primo. Una condanna... Giocosa!».
E lei come vive quest’attesa? Che cosa la preoccupa e che cosa l’inorgoglisce di più?
«In verità sono io quella più agitata, e mi preoccupa il fatto che si possa emozionare molto anche lui. Quando glielo dico, ci scherza... Ma io non ci casco e rimane la mia ansia che mi fa invecchiare a vista d’occhio. Adriano poi lo amano tutti. Anche quelli che a Sanremo lo hanno fischiato».
Che cosa non dovrà mancare nel camerino di Adriano?
«Acqua, frutta e... una stufetta. In ottobre all’Arena è umido!».
Come vorrebbe che titolassero i quotidiani all’indomani dei concerti?
«Vorrei semplicemente che fossero onesti e senza pregiudizi di alcun tipo. All’Arena di Verona ieri si è esibito dopo 18 anni un grande e irripetibile artista: mio marito!».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2012)

martedì 3 luglio 2012

PAOLO LIMITI * «EMMA E ALESSANDRA AMOROSO? BRAVE, MA CAMBINO REPERTORIO»

 Sorriso convinto, risata che ti carica, completo ricercato ma cromaticamente irrisolto, Paolo Limiti s’aggira per i corridoi della sede Rai di Corso Sempione, a Milano, distillando buonumore. Da lunedì 2 luglio, a mezzogiorno, l’uomo della memoria, scatola nera vivente dello spettacolo, torna in video su Raiuno con «Estate con noi in Tv». Cinque appuntamenti alla settimana per parlare di intrattenimento con ospiti e musica dal vivo. Come ai tempi, peraltro gloriosi, di «Ci vediamo in Tv».

Limiti, immagino non si senta il nuovo che avanza… Forse il classico usato sicuro?
«Sono uno sempre in ebollizione. Diciamo che i miei 16 anni, che custodisco dentro quella casetta rossa nel cuore, non moriranno mai».
Come sarà il suo nuovo programma?
«Non un talent-show, ma un programma sul talento. Solo quello ha ragione di esistere. Un pezzo come “La voce del silenzio” non sarebbe vissuto 42 anni, cantato da Bocelli a Orietta Berti, se non fosse stato grandioso».
Ma il talento a volte non basta…
«E io ci ho messo anche la bellezza. Ho tanti nuovi ragazzi e li ho messi insieme puntando su talento e bellezza. Sono bravi e bellissimi. I raccomandati, rigorosamente fuori dalla porta».
Tornano anche la cagnetta Floradora e Justine Mattera, ovvero parte della sua rodata compagnia di giro…
«In realtà i miei casting li faccio sempre a ruoli. Mi serve una voce calda? La cerco. Una argentina? La recupero. Così per ogni tassello. Justine per esempio fa da fuoriclasse le canzoni dei musical».
Facciamo qualche nome dei nuovi, allora.
«Anzitutto due ragazze italiane strepitose, ancora sconosciute da noi, ma che lavorano in tutto il mondo: Ilaria e Alessia. Cantano, ballano, suonano, recitano… Tutto. Qualità a livello Metropolitan di New York. Poi Noemi Baiocchi, vent’anni. Il tenore Stefano Rigoni, con due occhi indimenticabili, Sara Rinieri, 13 anni, Giacomo Bertogli, e Sara Facciolini, ballerina già con Conti ne “I migliori anni”…».
Il suo mondo musicale televisivo prima si riferiva agli Anni 40-50-60… Che cosa farà, stavolta? Passerà ai 70-80? Da Natalino Otto a Gloria Gaynor? Da Gino Latilla ai Righeira?
«Ma non ci penso neanche. Io lavoro così: guardo la data del giorno, e mi ricollego a un momento storico. Che canzone si cantava in quel periodo? La ripropongo. Magari un pezzo con lo stesso titolo è andato a Sanremo l’anno prima. Eccolo. Creo la contaminazione, e la traccia del racconto».
Si dice che un direttore di giornale, in definitiva, faccia sempre lo stesso giornale. Anche se ne apre uno nuovo. Succede anche ai conduttori-autori di programmi come lei?
«Un conduttore-autore rifà qualcosa che inevitabilmente riflette la sua personalità. E sarebbe sbagliato il contrario. “Chi l’ha visto?” te l’aspetti fatto con lo stile della Sciarelli; Scotti, se cambiasse il suo, sbaglierebbe…».
La musica in Italia, com’è messa?
«Male. C’è troppa genuflessione verso il genere pop-rock, più o meno d’importazione, e poca ricerca sulla canzone italiana più vera».
Le faccio tre nomi: Arisa, Emma Marrone e Alessandra Amoroso.
«Arisa è quella più vicina alle mie corde, anche perché ha la voce più duttile: la comprime, ci gioca, ci lavora su. Le altre due mi piacciono, ma consiglierei loro di puntare su un repertorio diverso».
Magalli ci ha provato con ingredienti classici in «Mi gioco la nonna», ma il risultato non è stato dei migliori. Perché?
«Lui è bravo, ma i giochi del programma sapevano di già visto, e mancava la costruzione dei personaggi. E poi quel titolo l’ho subito detestato: in Italia può suonare non scherzoso, ma offensivo. Giocati la carriera, viene da dire, non la nonna».
Teme la critica, per questo suo ritorno?
«No. Le mie cose in genere vengono recensite abbastanza bene. C’è solo un critico che si accanisce. E dire che, a dispetto delle apparenze, non credo sia stato neanche strappato alla culla…».
Quali sono i limiti della tv di Limiti?
«Lo chieda a Caparezza, che mi ha citato in una sua canzone meragliosa: il ritornello diceva “Aiuto, sto diventando come Limiti…”. Ma anche Cristicchi mi ha tirato in ballo in “Vorrei cantare come Biagio Antonacci”».
Secondo alcuni il suo limite è il suo pubblico un po’ datato…
«Sbagliano. Se ai tempi avessero chiamato l’Auditel, avrebbero scoperto che i miei programmi sono molto visti anche nelle fasce scolari. E in ogni caso è un’audience ampia, trasversale».
Dice?
«Massì, ed è facilmente spiegabile: se tu vedi un duetto fra Tony Bennett e Lady Gaga, non ti fermi a guardarlo, a prescindere dalla tua età? Io ho sempre mostrato molte cose di grande qualità. Il talento ti conquista, ti rapisce».
Ha finito di bisticciare con Mina?
«Con lei direttamente, mai. Solo qualche scaramuccia col figlio per un paio di telefonate che mi fece, ma è acqua passata».
Le piace il Celentano esternatore?
«No, anche se posso intuire i motivi per cui lo fa. Però preferirei che a esprimersi su certi argomenti fossero persone più esperte. Non credo che l’ultimo Sanremo gli abbia giovato molto, però».
E di Beppe Grillo, che cosa pensa?
«Ha grande ironia, carisma, è un trascinatore… Detto questo, non vorrei che certe cose che dice fossero prese da qualcuno come verità assolute. Sarebbe un peccato».

(TV SORRISI E CANZONI - GIUGNO 2012)

giovedì 1 marzo 2012

RUMORS * DOPO CELENTANO A SANREMO BOOM DI VENDITE PER «FAMIGLIA CRISTIANA» E «AVVENIRE»

Dopo l'infelice exploit di Adriano Celentano al Festival di Sanremo, alcuni redattori di Famiglia cristiana e di Avvenire (i giornali per i quali il 74enne «Molleggiato» aveva invocato la chiusura) in privato gongolano per l'aumento «non ancora quantificabile ma davvero considerevole» delle vendite.
Quindi c'è chi fa ironia: o mister 24 mila baci (della morte) ha perso il suo magic touch, oppure c'era intesa con il presunto nemico. Ipotesi fantapolitica difficilmente condivisibile.
Da una parte il catto-pentito non molto amato - e uso un eufemismo - sia dalla perpetua che dal sacrestano di Galbiate, la parrocchia che frequenta, dall'altra le testate legate alla Chiesa. Che ora si fregano le mani perché il Nostro (slogan: Mi chiamo Adriano e sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i bonifici) stavolta ha toppato. Clamorosamente. E ora regala lettori e copie in edicola ai giornali che voleva distruggere. Brutta cosa fare i tele-predicatori e non avere più seguito...

venerdì 24 febbraio 2012

CARO CELENTANO, LE «MESCHINE MANIPOLAZIONI» ME LE FACCIO SOLO IN BAGNO

Guardo «Servizio Pubblico» di Michele Santoro, ieri sera su Sky, e scopro - con mia grande sorpresa - di essere un «meschino manipolatore» al soldo del mio giornale, Tv Sorrisi e canzoni (testata notoriamente sovversiva, covo di vipere pronte a fare agguati ad anziani cantanti-predicatori indifesi) per screditare Adriano Celentano.
Come se il nostro non avesse già fatto tutto il possibile per darsi zappate sui piedi da solo all'ultimo Festival di Sanremo. Ma tant'è. È lo stesso Molleggiato (non è male essere ancora definiti Molleggiati a 74 anni...) a esprimersi così in un'intervista a Sandro Ruotolo. Un capolavo di montaggi incrociati e presunta lettura su gobbo (Lupo ululì, Adriano ululà) che neanche nella Corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Quella che era «una cagata pazzesca», per intendersi.
Chi volesse farsi un'idea della mia «meschina manipolazione» troverà tutto a questo primo link e a questo secondo link. In fondo ai pezzi, c'è anche tanto di audio delle interviste, così si può comprendere perfettamente e nel dettaglio sia la malvagità dello scrivente, sia quanto Adriano Celentano sia amato dalla gente umile di Galbiate e dintorni. In particolare perpetua e sacrestano della chiesa che frequenta, quella di San Giovanni Evangelista.
Ah, dimenticavo. Il giorno prima della puntata santoriana avevo anche segnalato a Giulia Innocenzi di «Servizio pubblico» (tramite il suo profilo Facebook) la presenza di questi audio, che fortunamente spazzano ogni dubbio sul Galbiate-Gate, ma hanno ritenuto di non utilizzarli né di farli ascoltare. Forse per non disturbare Celentano, che altrimenti col cavolo sarebbe andato a rilasciare la sua spontaneissima intervista? Chi può dirlo. Ma prometto che non solleverò nei miei confronti il sospetto della «meschina manipolazione» perché mi parrebbe un po' di fare specchio riflesso, come all'asilo.
La mia carriera di «meschino manipolatore» iniziò nel novembre 1987 a La Provincia pavese; solo nel 1999 approdai a Tv sorrisi e canzoni. La classica gavetta pesante. Un po' come fare prima l'orologiaio e poi il cantante. Sfortunatamente senza l'uso di prediche, sermoni e cachet milionari. Ho sempre creduto di fare bene il mio lavoro. Evidentemente, «manipolo meschinamente» a mia insaputa, come Scajola. Le uniche «meschine manipolazioni» che ricordi le ho praticate in bagno, non a danno ma a beneficio di me stesso.
Ma di questo - se permettete - non vorrei parlare né con voi, né con Adriano Celentano.

IRENE PIVETTI * «CELENTANO AZZANNA SENZA CONTRADDITTORIO, VORREI IL SUO CACHET»

Irene Pivetti questa mattina era ospite dell’Alfonso Signorini Show, su Radio Monte Carlo, per replicare all’attacco che Adriano Celentano le ha fatto ieri sera nel corso di “Servizio pubblico” di Michele Santoro.
Alla domanda “Che cosa dici a Celentano?”, la Pivetti ha risposto: “Proviamo. Mettiamo la Pivetti nelle stesse condizioni e poi contiamo gli ascolti”. Con la stessa platea e lo stesso cachet. Sono sempre molto empirica nelle cose; penso si possa fare un tentativo. Non ci conosciamo di persona, ci saremo incontrati qualche volta per motivi televisivi. Ovviamente si è parlato del suo intervento al Festival durante qualcuno di questi pomeriggi alla Vita in Diretta. Qualche giorno fa avevo notato che è stata del tutto inopportuna la sua uscita e volevo che me ne desse conto dal momento che sono un abbonato RAI, pago il mio canone e il suo intervento l’ho pagato anch’io insieme a tutti gli altri abbonati RAI. Penso che divergere nelle opinioni sia più che legittimo, specialmente quando qualcuno come lui prende un microfono destinato all’intrattenimento per fare un attacco così pesante di contenuto sostanzialmente politico senza la possibilità di contraddittorio. Se lui vuole dire quelle cose le dica liberamente, ma in una trasmissione dove qualcuno gli può rispondere e non al Festival di Sanremo.
Non buttiamo le cose della fede in mezzo alle canzoni in quella maniera. Io l’ho trovato di cattivo gusto perché ero lì per godermi il Festival, per godermi anche Celentano; ma perché devi andare lì ad azzannare alla gola qualcuno che non può rispondere?
Sulla sfida sfida rivoltale da Celentano, si è soffermata Caterina Balivo: “Magari la Pivetti dirà qualcosa di intelligente”, era la provocazione del Molleggiato.
Pivetti: A dire la verità mi vengono un po’ naturali le cose intelligenti; non c’è bisogno che Celentano mi stimoli. E poi devo anche dire che la mamma mi ha insegnato ad avere rispetto per gli anziani.

giovedì 23 febbraio 2012

PERCHÈ A SANREMO CON CELENTANO C'ERA PUPO E NON (CHESSO') RAMAZZOTTI?

Perché a Sanremo, per il suo primo sermone sul palco dell'Ariston, Adriano Celentano ha chiamato Pupo e non, chessò, Eros Ramazzotti, Scialpi o Mal dei Primitives? In fondo, per quel ruolo, uno valeva l'altro.
Dirai, ma che ti importa? L'avrà preso a caso...
No, dai, m'importa, sono giorni che mi arrovello, perché quando si tratta delle (vere) domande che muovono il creato, ci sono. Non posso mancare. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché c'era proprio Pupo a fare una cosa che poteva fare chiunque? Che legami ha con l'imperatore Adriano?
Enzo Ghinazzi in arte Pupo ha come impresario Umberto Maria Chiaramonte, che è anche presidente della società di comunicazione MN, che ha sede a Roma, e che - quando si dice il caso - cura anche i rapporti con la stampa per Adriano Celentano. Alla loro performance ha partecipato anche Gianni Morandi, da sempre amico di Pupo e suo salvatore negli anni dei debiti di gioco. Soldi poi platealmente restituiti.
Pupo dunque era là solo per una questione di amicizia e per un'agente in comune? Non posso crederci, dev'esserci di mezzo il talento recitativo. Non possono essere solo questi i motivi che hanno portato Pupo su quel palco.
Mi arrovello. Mi arrovello. Continuo ad arrovellarmi...


MA CON «TV ZOOM» C'ENTRA «MN», CHE CURA LA COMUNICAZIONE DI ADRIANO CELENTANO?

In questi giorni mi sono occupato per il mio giornale, Tv Sorrisi e Canzoni, della questione Adriano Celentano-parrocchia di Galbiate. Un lavoro fatto seriamente e in piena autonomia. Ho intervistato parroco, perpetua e sacrestano della parrocchia di San Giovanni Evangelista, che da anni il cantante frequenta. Qui trovate il primo primo pezzo uscito sul cartaceo di Sorrisi e su Sorrisi.com, con le dichiarazioni del parroco e in fondo l'audio - molto esemplificativo anche se in alcuni punti necessiterebbe di sottotitoli - della chiacchierata con sacrestano e perpetua.
A seguito dell'uscita di questo articolo, che ha avuto una certa eco sui media nazionali, don Enrico Panzeri ha ritenuto di dettare all'Adnkrons una personale smentita. Peccato che anche l'audio dell'intervista con don Panzeri fosse registrato. L'abbiamo reso disponibile a questo link sul sito di Sorrisi smentendo con forza una smentita totalmente destituita di fondamento.
In un mondo di professionisti non ce ne sarebbe bisogno, ma questo per fare chiarezza una volta per tutte. Nonostante tutto ciò, ieri, sul sito Tv Zoom, è comparso questo articolo a firma Pietro Berna. Ci sono evidenti inesattezze e/o omissioni, che non vorrei mai attribuire a malafede. Però è lì, tutto da leggere, e nel titolo rivolge al lettore una domanda: «Celentano: Sorrisi e Libero bluffano sul parroco?».
Voglio farmi anch'io qualche domanda destinata a rimanere probabilmente senza risposta:
1) È un pezzo pretestuoso o no?
2) Non è che questo «Tv Zoom» c'entra qualcosa con MN, l'ufficio che cura la comunicazione di Adriano Celentano?
3) Che cos'è Tv Zoom?

mercoledì 22 febbraio 2012

«ADRIANO CELENTANO A GALBIATE? NON UN EURO D'OFFERTA PER LA CHIESA»

Nessuno è tele-profeta in patria. E Adriano Celentano non fa eccezione. Se ci si spinge sino a Galbiate (Lecco), dove il Molleggiato delle polemiche vive da una vita, in una villa in collina, non si possono non fare due chiacchiere con don Enrico Panzeri (nella foto) parroco della chiesa di San Giovanni Evangelista, tirato in ballo dal Nostro durante Sanremo: «I lavori che abbiamo fatto qui in chiesa» dice il sacerdote «sono durati dal 2006 al 2011. Era previsto anche il rifacimento  dell’impianto audio, ma se a Celentano fa piacere dire in tv che è stato fatto in seguito ai suoi suggerimenti, faccia pure. Deo gratias! In ogni caso, non ha contribuito. Sono offerte fatte dagli altri parrocchiani. Ha attaccato Avvenire e Famiglia cristiana. Non sono d’accordo. Quei giornali sono e resteranno in futuro a disposizione, qui in fondo alla chiesa. Forse è meglio che canti...». Più tranchant il il sacrestano Sergio: «Celentano non tira fuori un centesimo, qui a Galbiate: chieda in giro...». Non è da meno la perpetua Pina: «Non dà un euro d’offerta quando viene a messa la domenica, e ora parla di beneficenza? Mah... Il suo vecchio giardiniere gli chiese un aumento e lui rispose: “Lavora di più, prenderai di più”. A Galbiate, che Celentano ci sia o no, non cambia niente».

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2012)

lunedì 20 febbraio 2012

PARROCO, PERPETUA E SACRESTANO DI GALBIATE * «CELENTANO? NON DA' UN EURO D'OFFERTA»

Dopo i sermoni di Adriano Celentano al Festival sono andato per il mio giornale, Tv sorrisi e canzoni, a Galbiate (Lecco) a fare quattro chiacchiere con don Enrico Panzeri, parroco della chiesa di San Giovanni Evangelista, tirata in ballo dal cantante nel corso dell'ultima edizione di Sanremo.
A questo link trovate l'articolo e (soprattutto) potete ascoltare l'audio della conversazione che ho avuto con Pina e Sergio, rispettivamente perpetua e sacrestano della chiesa, per capire l'opinione che hanno di Celentano. 
Non è decisamente tra le più entusiastiche.

domenica 19 febbraio 2012

SANREMO E' DONNA: VINCONO EMMA, GEPPI E (COME SEMPRE) MARIA

Dal prossimo anno, andrà così: chi ha vinto "Amici", se si iscrive, si aggiudica automaticamente, di diritto, anche Sanremo. A conti fatti, ci sta: risparmiamo qualche soldo e una bislacca settimana senza controprogrammazione su tutte le reti nazionali.
La 62esima edizione del Festival è stata un capriccio rosa: oltre all'annunciatissima vittoria di Emma Marrone (grinta, voce e un pezzo un po' retorico forse inadatto a lei), già amica di Maria De Filippi, le donne hanno monopolizzato la scena. Arisa è arrivata seconda (ma meritiva di vincere) con una bella canzone scritta dall'ex fidanzato Giuseppe Anastasi, e technicolor Noemi ha portato a casa il bronzo, aiutata dalla giuria in sala stampa, che ha impropriamente tagliato le gambe alla strana coppia Loredana Bertè-Gigi D'Alessio. La canzone però venderà, eccome. E lei per il coraggio di indossare quelle labbra meritava almeno un premio alla carriera.
Ma il vero exploit l'ha fatto la sarda Geppi Cucciari, che - per manifesta pochezza della concorrenza - con ritmo e qualche efficace battuta si è pappata in un solo boccone tutti i colleghi sfilati quest'anno all'Ariston: da Luca e Paolo, ormai convinti di essere qualcosa che non sono, ai Soliti idioti. Che autodefinendosi mettono le mani avanti, ma non basta per far ridere. Persino lo stralunato Rocco Papaleo, al quale non sono mancati gli spunti, di fronte al ciclone Cucciari spariva. Da notare che la ruvida (stavolta un po' meno) Geppi è brava ma non siamo di fronte al Beppe Grillo dei tempi migliori. Quindi ognuno tragga le dovute conseguenze.
Celentano (Mi chiamo Adriano e sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i bonifici), che una volta con la sua demagogia riusciva a portare a casa la pagnotta intercettando anche gli umori delle masse, stavolta ha fatto flop su tutta la linea. Rimediando persino fischi in platea. Per lui un Sanremo boomerang sulle gengive.
In tutto questo, uno spaesato Gianni Morandi, che alla sua tenera età ha condotto la nave in porto lasciando che chiunque salisse su quel palco accanto a lui si impadronisse del Festival. L'ennesima riprova del fatto che chi è nato per cantare, è meglio che faccia soprattutto quello.

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