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mercoledì 23 novembre 2011

CHECCO ZALONE * «PER COLPA DI FIORELLO, ORA ME LA FACCIO ADDOSSO»

«Il primo problema ora sarà «rendere televisivo il tutto», dice Luca Medici. Già, perché il suo ruspante alter ego, Checco Zalone, il 2 e il 9 dicembre approderà in prima serata su Canale 5, e ne sentiremo delle belle. Il titolo provvisorio («Ma facciamo così: da adesso non lo è più» dice) dello spettacolo è «Resto umile World Show», figlio legittimo di quel «Resto umile World Tour» che l’uomo di Capurso (Bari) ha appena finito di portare nei palasport italiani con ciclopico successo e mascelle slogate dal ridere. Allora dove sta il primo problema? Nel rendere più potabile l’incontrollata, liberatoria volgarità del nostro. «Non è facile portare in tv questo spettacolo» spiega Checco «ma ce la faremo. Vedrò di essere meno sboccato, farò il possibile per edulcorare alcune cose, ma la rete non può chiedermi di snaturare me stesso. Ecco, cercherò al limite di mettere nei primi blocchi da mandare in onda le cose meno volgari e poi il resto, quando si va più in là con l’orario. Ma poi che cos’è la vera volgarità? Non sono certo le parolacce. A volte un c... o un vaffa detti bene, al momento giusto e alla persona giusta, sono poesia pura, diventano plusvalore».
Ma veniamo al secondo problema, che si chiama ospiti. «L’idea era quella di invitare i personaggi che sfotto nel mio show e farli incontrare con Checco, e molti altri. Il punto è che sto incontrando diverse difficoltà e tanti no. A me non interessa chi passa a cantare la canzone per promuovere l’abum. Vorrei che si mettessero a giocare, a farsi prendere un po’ in giro, come fece Jovanotti - che è uno molto intelligente - a “Zelig”. Tanti invece dicono che non vengono per non accostarsi al “brand” Checco, e cose simili. Penso siano scuse: in realtà se la fanno sotto. Venire a farsi prendere per il c... non è da tutti, lo so, ma mi aspettavo più partecipazione». Chi non mancherà sicuramente? «Mi sento di dare per certi i nomi di Al Bano e Kekko dei Modà. Ho conosciuto Antonio Cassano, e gliel’ho buttata lì. Ora non è proprio il momento per riparlarne, ma speriamo possa venire. A Nichi Vendola e Roberto Saviano non l’ho neanche chiesto. Nel primo caso volutamente, perché preferisco non avere politici. Nel secondo, ci posso provare. Se accettasse, sarebbe bellissimo. Di certo, comunque, la f... non mancherà». Nelle quattro, sbrigative lettere con cui Zalone sintetizza l’universo femminile nella sua versione più piacente, c’è una delle novità dello show. «Vorrei avere accanto una bella ragazza giovane, credo straniera, come Youma Diakite stiamo facendo gli ultimi provini, per un ruolo inedito: quello che ricorda la gnocca intelligente che usava Santoro ad “Annozero” e ora anche a “Servizio pubblico”: Giulia Innocenzi. Un personaggio del genere dà molti spunti sia a me che ai miei autori: Gennaro Nunziante, Carlo Turati, Federico Basso e il mio compagno di scuola Ettore. Uno molto colto che mi segue da sempre e che lavora in libreria. E poi voglio far tornare il mio Vendola, impegnato a rispondere stavolta anche alle domande dei ragazzi. Ha presente “Chi ha incastrato Peter Pan” con Nichi? Ecco, così».
Ma eccoci al terzo e ultimo problema, che è più psicologico che altro. «Fiorello» sostiene Checco «è sicuramente più bravo di me, le aspettative nei miei confronti sono sempre altissime, e io me la faccio sotto. Andare in onda subito dopo il suo show di Raiuno non è il massimo per me, ci sarà sicuramente il confronto e sarà penalizzante. Anche se devo dire che ora la tv la vedo come un territorio meno rischioso e pericoloso. Mi mette meno ansia».
In «Resto umile World Show» resteranno ovviamente l’attrice Claudia Potenza, la band dei Mitili Ignoti e il corpo di ballo del tour. «Una ventina di date che mi hanno insegnato molte cose: prima fra tutte la disciplina. Quando uscivo la sera a cena dopo lo spettacolo e tornavo alle tre, il giorno dopo lo show veniva uno schifo. E poi ho capito che posso contare sull’affetto della gente, che quando mi incontra si sente legittimata a dirmi di tutto. Al Sud sono molto esigenti; paradossalmente, funziono di più al Nord. A Trieste ho fatto uno spettacolo indimenticabile, ma anche la doppia data di Torino, 22 mila persone, è stata bellissima». Ora non resta che pensare anche al cinema, sempre con il produttore Pietro Valsecchi. «Faremo Checco 3, la rovina, ecco come andrà. Scherzi a parte, le scadenze sono queste: a dicembre inizieremo a scrivere la nuova sceneggiatura; le riprese dovrebbero iniziare a giugno, e il film sarà nelle sale a Natale 2012, quando al cinema, in teoria, va più gente».
Ciliegina sulla torta, Luca/Checco ha appena ritirato, con altri artisti, al Quirinale, dalle mani del Presidente della Repubblica Napolitano, il premio Vittorio De Sica. «Ha fatto un discorso preoccupato, il Presidente: se la faceva sotto per la storia dello spread. E intanto io pensavo ai Bot all’1,50% che ho comprato. NieNte, per gli investimenti sono negato...».

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2011)

domenica 23 ottobre 2011

CHECCO ZALONE * A MILANO RISPARMIA CASSANO (SEDUTO IN PLATEA)

A Milano due serate ruggenti per Checco Zalone, al Forum di Assago. Il barese da combattimento della parodia ha modificato leggermente il proprio show rispetto al debutto, un mese fa a Rimini, asciugando alcune parti e introducendo qualche nuova battuta ad effetto. Venerdì in platea c'erano anche Marco Materazzi e una rappresentativa dell'Inter, e soprattutto quell'Antonio Cassano (insieme con la moglie Carolina Marcialis) più volte preso di mira dal cabarettista-parodista di Capurso.
Proprio la seconda parte dello sketch dedicata al giocatore della Sampdoria, che coinvolgeva anche Silvio Berlusconi, è stata cassata, se ci si passa il gioco di parole. Non si sa se per rendere più efficace un momento di cabaret che veniva tirato troppo per lunghe, o - più proababilmente - per non fare innervosire troppo il giocatore conterraneo di Checco. Qualche sforbiciata anche al momento dedicato a Roberto Saviano e memorabile la battuta (che Zalone attribuisce a un musicista della sua band): "Il jazz è come la scureggia: piace soltanto a chi la fa". Applausi a scena aperta per il milione di volgarità liberatorie che sono il succo dello Zalone pensiero e tutto esaurito senza colpo ferire.

mercoledì 29 dicembre 2010

RENZO ARBORE * «LA TV DI OGGI? È TROPPO PROVINCIALE»

A casa di Renzo Arbore ci sono 40 gradi percepiti. E da segrete controsoffittature partono a tradimento lame d’aria assassine. «Spendo un patrimonio in riscaldamento, ma mi piace avere questo clima tropicale: di norma giro in canottiera. Mi crescono anche le unghie più in fretta, come d’estate».
Al quarto piano, luminosa zona giorno partenopea con festoni e reliquie fra la Louisiana, Harlem e Posillipo. Alle spalle, cucina «Indietro tutta» (un pezzo della scenografia originale) con finestra-armadio incassata e aperta sul Vesuvio. Il mare da cartolina ogni 10 secondi cambia colore. Da non perdere, in bagno, la tavoletta copri-water tempestata di conchiglie. Al piano superiore, attico per l’estate (il tetto è scoperchiabile) e zona ospiti: ingresso-soggiorno e ufficio; ampia terrazzatura con manto erboso in Pvc e Jacuzzi. In «zona Brasile», stanza da letto «delle Madonne», corredata di immagini sacre e profane carioca, e toilette degli ospiti. Sul davanzale, vaso con fiori finti che danzano al suono di «That’s Amore». L’intervista la facciamo davanti alla miniatura di un Babbo Natale che si piega a 90 gradi, smoccola e produce rumorose puzzette sul fuoco per far sciogliere più in fretta l’amico pupazzo di neve. Chi ha escogitato questa, forse, è in galera.

Arbore, come definirebbe casa sua, un reliquiario?
«Un campionario di prodotti della fantasia umana. Ho la più grande collezione di oggetti in plastica d’Italia, già promessa a un museo».
Shopping compulsivo?
«È un mio limite, ovunque mi trovi nel mondo. Leggo le guide di turismo prima dei quotidiani. Ma oggi è dura».
In che senso?
«Negli Anni 80 si trovava strana oggettistica di ogni tipo. Ora, più selezionati lavori di design. I balocchi mi tengono bambino».
Arbore spettatore. Che cosa pensa del «Grande Fratello»?
«Non amo i reality in genere: da autore, mi affascina la loro tecnica televisiva, il prototipo, ma non ne condivido i contenuti. Ho anche inventato cose sulle quali altri campano».
Qualche titolo.
«“L’altra domenica” fu il primo rotocalco della nostra tv, con qualche provocazione. Il talk-show lo inventai io, non Costanzo: era il 1969, “Speciale per voi”. Ho fatto il primo programma nostalgia: “Cari amici vicini e lontani”. Mi presero per pazzo. Quanti ne vede oggi nei palinsesti?».
Parecchi.
«E non parliamo di “Quelli della notte”. Ma lo sa che cosa mi dà più fastidio della tv di oggi?».
Dica.
«Tra gossip, dibattiti a chi alza più la voce, il dolore, è sempre una televisione contro qualcosa o qualcuno. La mia era una tv pro. E tricolore. Come “Telepatria International”».
C’è meschinità, insomma.
«È una tv, scusi il termine ma non è sostituibile, “paracula”. Fatta da gente che si trova nelle redazioni studiando l’attacco o la trovata che il giorno dopo possa strappare qualche titolo. Una tecnica giornalistica. Per carità, ci ho giocato anch’io…».
Quando?
«Mostrai un seno nudo a “L’altra domenica”. Ma io la tv la sprovincializzavo. Oggi è molto provinciale».
Non mi dica che non apprezza almeno il trash de «L’isola dei famosi»…
«La guardo con interesse, in effetti. Per via della fame che esalta pregi e difetti delle persone».
Il fenomeno Saviano?
«Dimostra che un’altra tv è possibile. Ha proposto la sua verità. Certo, è la “sua”, si potrà obiettare. Ma in quegli occhi ho letto solo sincerità, non calcolo. E di calcoli in video se ne fanno troppi».
Per esempio?
«Ti chiamano per farti parlare dei Beatles e poi invitano anche il fan dei Rolling Stones che ti attacca, per creare la lite».
Quale tg guarda?
«Il Tg La7 di Enrico Mentana. Un tg deve essere condotto da persona riconoscibile e affidabile. Fu la fortuna di Emilio Fede e Piero Angela»
Se e quando verrà il Federalismo, lei espatrierà?
«Dipende da che tipo di Federalismo. Non sono contrario a un Federalismo sano. Se invece vogliono dividere l’Italia o turbarla,  non ci sto. È un Paese unico».
Quando vede Mara Venier che conduce «La vita in diretta», che cosa pensa?
«Che è diventata brava. E che è stato ingiusto tenerla per tanto tempo lontana dal video. Ne è patita. Credo abbia sofferto molto».
Mariangela Melato è stata il suo amore più grande?
«Sì, non siamo stati sposati, ma è come se lo fossimo. Siamo ancora molto legati. Ma di queste cose non parlo: per questo sono diverso da quelli dei reality».
Confessi, lei ha paura dell’Auditel.
«Sì, lo ammetto, ha rovinato tutto. Ma sono in buona compagnia: anche Fiorello la pensa così. Ora però in tv ci sono».
Dove?
«Giovedì in prima serata su Rai 5: “…A lunga durata”. I miei show commentati da alcuni ospiti illustri e poi da me con Elio e le Storie Tese che mi prendono in giro. E su Rai International “Oggi qui, domani là”. Poi preparatevi per il 2011».
Perché?
«Faccio vent’anni di Orchestra italiana. Qualche scintilla ci sarà».
Non teme che si possa dire: ecco, arriva Arbore con la “solita” Orchestra italiana?
«Mannò, giriamo l’Italia e il mondo: 60-70 serate l’anno. Ed è sempre un trionfo. L’Orchestra italiana dà da mangiare a 35 persone. Una media azienda».
Quanto fatturate?
«Queste cose non le so, ma costiamo molto. Non sono uno che mette lì quattro musicisti in jeans… E questo va a scapito del mio cachet. Pazienza».
Sì, ma come può un foggiano Doc diventare portabandiera di Napoli nel mondo?
«Figurarsi. Mia madre è napoletana, mio fratello è nato là, io ci ho vissuto sette anni, conosco a menadito tutto il repertorio napoletano…».
Furono alcuni musicisti partenopei, a polemizzare…
«Nasce tutto da una vendetta. Alcuni mi chiesero di collaborare, e non accettai. Come mi disse Carosone: “È pecché nun l’hanne fatt’allòro, l’orchestra napulitana”».
Natale qui da solo?
«Natale qui con gli amici di sempre, da Gianni Boncompagni in là. È un rito immancabile».
Arbore senatore a vita. Ci può stare?
«Non ho ancora l’età».
Il suo epitaffio.
´Fa gli scongiuri) «“Da grande voleva fare l’artista”. Abbiamo finito?».
Sì, perché?
«Ho la filippina che mi va via alle due. Sa, sono così precise…».

(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2010)

martedì 23 novembre 2010

FAZIO E SAVIANO, PER FAVORE NON INONDATECI DI MELASSA

Ha fatto il prevedibile terzo record d'ascolto (per forza, stavolta c'era anche tutto il pubblico leghista sintonizzato per il discorso-monologo - non chiamiamolo elenco - di Roberto Bobo Maroni), eppure la terza puntata di «Vieni via con me» è scivolata più volte, paurosamente, sulla china della melassa. Di quel politicamente corretto che non di rado risulterebbe stucchevole e insopportabile anche a un seminarista. Come lo spazio del cabarettista disabile, David Anzalone. Che sarà anche handicappato, ma purtroppo non fa particolarmente ridere. E per un comico non è cosa da poco. Molto buono il Roberto Saviano d'apertura, con il pezzo sulle ecomafie e la loro origine, e convincente - ma ha fatto di meglio - anche il maiuscolo, sarcastico Corrado Guzzanti.
Il salotto buono della sinistra apre al lunedì, piace alla gente che piace (e Fabio Fazio, politicamente trasversale e genuflesso, si bea per questo), è un programma forse più pensante che pensato, ma è anche un incredibile catalogo di luoghi comuni. Questo va detto, prima di addormentarsi davanti alla tv sentendosi tutti più buoni.

sabato 13 novembre 2010

IL CASO FINI-BERSANI A "VIENI VIA CON ME" E' UNA TRAPPOLA DI FABIO FAZIO A MAURO MASI

Scaltro come una faina e senza un altro Roberto Benigni per fare il botto, Fabio Fazio aveva bisogno di una bella polemichetta per far lievitare gli ascolti della seconda puntata di "Vieni via con me", lunedì in prima serata su Raitre. Il gran banalizzatore Adriano Celentano per il momento non è fra gli ospiti annunciati, e speriamo che non ce lo ammannisca nei prossimi appuntamenti, sennò mi incateno ai water di Viale Mazzini. Sperando non siano alla turca.
Niente di meglio del caso Fini-Bersani, uomini del momento, per costruire una trappola diabolica a Mauro Masi, il direttore generale della Rai. Subito pronto a proclamare: "Questi due non vanno in onda". Con il capostruttura Loris Mazzetti (l'uomo ombra dell'ultimo Enzo Biagi) che ribatte: "Verranno eccome". Sia o non sia, la trepidante attesa è bell'e servita. E soprattutto, Fazio ha già vinto: se viene boicottato, diventa un eroe e fa ascolto. Se non viene boicottato, ha comunque ottenuto il suo scopo. Complici le recenti difficoltà poltiche del Cavaliere, che lo rendono più coraggioso. Intanto c'è attesa per il prossimo speech di Roberto Saviano, recentemente criticato - con qualche valido motivo - persino da Marco Travaglio. Non c'è più religione. Il tutto mentre il diabolico Antonio Ricci l'altra sera ha mandato in onda un falso: una frase su Endemol (la casa di produzione del Grande Fratello ma anche di Affari tuoi, rivale di Striscia la notizia) che sarebbe stata censurata da Fazio nella splendida canzone di Roberto Benigni in onda nella prima puntata. Casualmente, anche "Vieni via con me" è marchiato Endemol, quindi rientra tra le proprietà di Silvio Berlusconi. Vuoi non ricordarlo allo scaltro Fabietto (e al pubblico) prima di andare ancora in onda? Giammai.

lunedì 8 novembre 2010

BENIGNI BATTE SAVIANO NELLA PRIMA PUNTATA DI "VIENI VIA CON ME"


Roberto Saviano rifonda la Giovine Italia, dice no al Federalismo sbugiardando la Lega (che a suo dire si appropria delle idee di Carlo Cattaneo e le deforma), e torna su un copione in parte già visto - proprio a "Che tempo che fa" - ma di sicuro effetto: gli strali contro la macchina mediatica del fango ormai attiva stabilmente in Italia, e l'apologia di Giovanni Falcone, che a suo tempo quel fango, prima di morire ammazzato, dovette subire.
La prima puntata di "Vieni via con me", con Fabio Fazio a fare da collante - in cucina lo si chiamerebbe esaltatore di sapidità - è stata però grande soprattutto grazie a un immenso Roberto Benigni, che non ha mancato di sottolineare più volte con sarcasmo la gratuità della sua partecipazione. Il toscanaccio si è prodotto in un lungo monologo ben scritto su Ruby e dintorni, ma è stato soprattutto il pezzo cantato dedicato alla fotografia dell'impero di Silvio a meritare un posto nella storia della nostra tv e forse del nostro Paese.
Qualche piccola caduta di tono col pretesto del copione: un maxi-spot gratuito a Niki Vendola - gay non per meriti propri - e un elenco di demagogici luoghi comuni elencati da Fazio e Saviano in un lezioso botta e risposta sui motivi per restare o andarsene dall'Italia.
Lo stile è lo stesso di "Quelli che..." di Enzo Jannacci. Ovvero niente di nuovo sotto il cielo di Fabietto.

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