Non è quantificabile, ovviamente, ma sarebbe molto interessante sapere quando rendono (sia alla colossale macchina del gossip che ai diretti interessati) tutti questi tira e molla sentimentali di Fabrizio Corona e Belen Rodriguez. Sulle baruffe dell'agente dei paparazzi e della gnoccolona di Buenos Aires che ha trovato fortuna in Italia campano da mesi giornali, tv, siti internet, consapevoli di registrare il picco di contatti ogni volta che ci sono di mezzo loro: il figo malmososo e la figa spaziale.
Sulla coppia appena scoppiata (ancora, ma che palle!) Novella 2000 ha già scodellato un numero imprecisato di copertine. Da quando furono fotografati alle Maldive totalmente nudi con lui abuso di posizione dominante in corso, la loro scalata delle pagine patinate non si è mai arrestata.
In compenso lui con la legge qualche problema ce l'ha. Speriamo che sia davvero finita, così avranno smesso di frantumarcele. Detto con simpatia, chiaro.
domenica 18 luglio 2010
venerdì 16 luglio 2010
LELE MORA * LA METAMORFOSI: DA AGENTE DEI VIP A VENDITORE DI SE STESSO
Ormai Lele Mora vende se stesso. L'ex parrucchiere veneto capace di costruirsi un impero (un po' in declino, per le note vicende legali e giudiziarie) come agente di divi e divetti dello star system nostrano sotto l'ala della sua LM Management, cambia strategia e tenta la metamorfosi. Ovvero passare da stratega del dietro le quinte a personaggio che sta sotto i riflettori. Un assaggio si era già visto durante la stagione televisiva che si è appena conclusa, durante la quale il nostro ha collezionato alcune ospitate a gettone o gratuite in programmi più o meno di punta. Giusto per promuovere la propria immagine. E in questi giorni fa capolino - per esempio - in una serata in un locale del Salento, vendendo se stesso proprio come aveva fatto un tempo con gli ex Costantino Vitagliano e Fabrizio Corona. Accanto a lui, in una sorta di nemesi storica dello show biz all'amatriciana, c'è la croata Nina Moric, già signora Corona, ora rimpiazzata da Belen Rodriguez.
La nuova coppia Lele-Nina potrebbe dare non poche soddisfazioni: in fondo, volendo, i due avrebbero parecchio da raccontare. Anche i segreti inconfessabili di bottega. Ma tranquilli: quelli resteranno rigorosamente fuori dalla porta. Con Mr. Mora si fa selezione all'ingresso.
La nuova coppia Lele-Nina potrebbe dare non poche soddisfazioni: in fondo, volendo, i due avrebbero parecchio da raccontare. Anche i segreti inconfessabili di bottega. Ma tranquilli: quelli resteranno rigorosamente fuori dalla porta. Con Mr. Mora si fa selezione all'ingresso.
mercoledì 14 luglio 2010
GOSSIP * JIULIANA MOREIRA, CONDANNATA A RIDERE
Perché la bella brasiliana Juliana Moreira è la showgirl d'importazione che più di ogni altra (assieme a Michelle Hunziker, naturalmente) in onda fa uso e abuso di sorrisi e risate? Pensate sia casuale? Ebbene no. Quando la splendida carioca si mette a registrare le varie Paperissima ed Estatissima sprint con il gruppo di lavoro di Antonio Ricci, gli autori hanno l'ordine di intimarle una pioggia di risate a nastro. "Perché Juliana funziona così, altrimenti non rende", si dice nei corridoi. E quando lei si perde in qualche piccolo discorso o mini-divagazione, la riportano immediatamente alla realtà: "Juliana, così non va bene. Tu ridi sempre, che è meglio. Nel dubbio ridi, ridi sempre".
domenica 11 luglio 2010
DANIELONA, LA COCAINA E I TAGLI A "UOMINI E DONNE"
Daniela Ranaldi, 55 anni, detta "danielona", corpulenta opinionista di Uomini e donne di Maria De Filippi, è stata arrestata dalla polizia per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. In casa aveva 11 grammi di cocaina pura e un bilancino di precisione. L'ho sempre detto che quel programma era tagliato male...
sabato 10 luglio 2010
GOSSIP QUIZ * IL DIRETTORE CHE NON RINUNCIA ALLA MANICURE
QUIZ SENZA SOLUZIONE PER UTENTI ESPERTI. STORIE RIGOROSAMENTE VERE DI VIP CHE (PURTROPPO) NON AVRANNO MAI UN VOLTO. CHI INDOVINA NON VINCE NIENTE E - SOPRATTUTTO - NON LO SAPRA' MAI.
Chi è il direttore di telegiornale che ha una cyclette nel proprio ufficio, che non rinuncia a manicure e visagista, e che dà in escandescenze davanti alle segretarie se entro venti minuti d'orologio non compare davanti a lui la truccatrice personale d'ordinanza?
venerdì 9 luglio 2010
AMORE * NON RIUSCIAMO PIU' A DISTINGUERE TRA INFATUAZIONI E SENTIMENTI VERI
Secondo Massimo Gramellini, uno tra i problemi principali del nostro mal di vivere sentimentale e che "non sappiamo più distinguere tra emozioni e sentimenti". Scambiamo insomma un'infatuazione per amore, e alle prime difficoltà, quando il rapporto si incrina, arriviamo (troppo) facilmente a spezzarlo. Un quadro d'insieme dove domina, a quanto pare, un certo infantilismo.
Il vicedirettore de La Stampa, ospite dei bagni Tropea, nella zona dei Laghi Alimini, a pochi chilometri da Otranto, ha parlato del suo primo romanzo, L'ultima riga delle favole. Un lavoro incentrato sul tema cuore e dintorni. In spiaggia (la stessa che frequenta anche ciò che resta del grande disegnatore Giorgio Forattini), Gramellini ha parlato di coppie che scoppiano troppo in fretta, dopo pochissimi anni di matrimonio, a causa dell'ormai quasi scomparsa attitudine al sacrificio. Accompagnato dalla moglie, una fascinosa doppiatrice che pare gli abbia ispirato buona parte dell'opera, il giornalista spesso ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha annunciato che il suo prossimo libro non sarà più dedicato all'amore spirituale ma a quello fisico. Tradimenti compresi. Un consiglio agli uomini: per conquistare una donna, dice Gramellini, non siate «molli». «Qualunque cosa diciate, ditela con fermezza e convinzione. Potete anche chiedere l'ora o parlare del tempo, ma l'importante è infondere sicurezza nella vostra lei».
Intanto, gli idealisti come chi scrive, che in fondo in fondo credono all'amore e al matrimonio continuano a non sposarsi ma - al limite - a convivere. Sembra un paradosso, ma è così.
giovedì 8 luglio 2010
RUMORS * CLASSICA RAI, LA REGISTRANO MA POI VA SOLO IN DVD
Serpeggia un po' di malumore tra i ragazzi dell'unità esterna 1 della Rai di Milano, solitamente impiegata per grandi eventi, come Sanremo, prime della Scala e altre amenità. Perché li impiegano spesso per andare a realizzare concerti di musica classica di gran livello e poi non li mandano mai in onda, riservandosi di farne soltanto dvd da commercializare? Eppure altre grandi emittenti europee li trasmettono regolarmente in diretta. Il sospetto è che si voglia soprattutto vendere il prodotto. Se i concerti andassero in onda, verrebbero probabilmente registrati su hard disk dagli appassionati, e allora addio dvd.
martedì 6 luglio 2010
MA CHE COS'E' LA BOSNIA-HERZIGOVA?
Una tipa in spiaggia mi ha appena parlato - cito testualmente - di "Bosnia-Herzigova". Un dubbio: sarà la sorella poco avvenente di una top model a fine carriera, o un posto nei Balcani dove c'è un sacco di gnocca?
lunedì 5 luglio 2010
MARILYN MONROE * LA SUA FRASE PIU' BELLA
«Hollywood è un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima. Ho rifiutato spesso la prima proposta, e resisto davanti a quei cinquanta centesimi».
BOOM SCOMMESSE ON-LINE * E SISAL VARA 10 MINI CASINO'
Mentre dilagano le scommesse on-line, con il fiorire di siti che consentono di puntare soldi in modo più o meno controllato, il mondo del gioco non conosce battute d'arresto. Tanto che da fonti Sisal si apprende che la società ha in animo di aprire entro l'anno dieci mini casinò in Italia da dedicare alle sole slot machines. Quattro, tra i quali Roma e Milano, hanno già visto la luce. Portato a 6000 euro mensili per vent'anni, intanto, il montepremi di Win for Life, alle prese con la concorrenza agguerrita di altri concorsi analoghi. Un po' in sofferenza il classico Superenalotto, che si anima invece alla grande non appena il montepremi arriva a cifre incredibili, pompate ogni giorno dai giornali e dalle tv, in una rincorsa euforica alla dea bendata. Impressionante, infine, il numero delle vincite non ritirate. Sembra strano, in un Paese alla canna del gas, che gioca cifre folli sperando nel Colpaccio. Tutte ciò che non viene ritirato, sino all'ultimo euro, va allo Stato. Per la gioia del ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
giovedì 1 luglio 2010
AL BANO * «IN TOUR MI METTO AI FORNELLI E CUCINO RICETTE PUGLIESI»
«Quando sono in tournée in giro per il mondo, la mia piccola “vendetta” è cucinare italiano. Se mi capitano dieci concerti in un posto dove ti servono un catering a dir poco allucinante, al quarto giorno grido aiuto, blocco tutto, cerco di procurarmi la materia prima, vado ai fornelli e gliela faccio vedere io».
Il proverbiale orgoglio di Al Bano Carrisi, simbolo della Puglia più ruspante e saporita, fa capolino (come dubitarne?) anche in cucina. Dove è in grado di passare spesso dalla necessità alla virtù. «Una volta in Spagna» racconta «recuperai olio e filetti di carne e preparai per alcuni amici una cena che ancora ricordano. La stessa cosa a Monaco: spaghetti con sugo di pesce per 60 persone. Non è facile... In Russia, a Ekaterinburg, arrivavano ogni giorno cose immangiabili, e così pure a Erfurt, in Germania. Tempo dieci giorni, faccio arrivare da Francoforte un amico fidato con l’auto piena di prodotti italiani. E salvo tutti. La cucina straniera che amo di più, invece, è quella giapponese, varia e interessante. A Tokio, durante il party di un festival Yamaha, c’erano bancarelle con le specialità di ogni regione. Cose da impazzire. Con Toto Cutugno rischiai l’indigestione. Non volevo più andarmene».
Mister Carrisi in cucina ama il piatto più classico, quello dal nome che Lino Banfi pronuncerebbe a modo suo: orecchiette con cime di rapa. «È il nostro marchio di fabbrica, unico» prosegue Al Bano. «Ma attenzione: nel barese fanno solo orecchiette, mentre nel brindisino e nel leccese ci sono i pizzicarieddi con le orecchiette, che rappresentano poi il sesso maschile e quello femminile insieme. È una regione molto varia, la nostra, fra zone di collina e di mare. Nel Gargano c’è un altro tipo di cucina, sempre rispettabilissima, e nelle Murge prevalgono arrosti, agnelli, involtini». Per le orecchiette, ma anche per alcuni piatti tradizionali a base di fave e ceci, Al Bano snobba il ristorante delle sue tenute di Cellino San Marco (Brindisi) e si affida ancora alle mani esperte di mamma Jolanda, 86 anni e nessuna voglia di abbandonare il suo posto in cucina. «A “Sorrisi” rivelo invece il mio segreto: la salsetta che ho battezzato “Albaniana”: carote, aglio, cipolle, prezzemolo, peperoncino e pomodori freschi. Il tutto frullato aggiungendo olio d’oliva e mezzo bichiere di vino bianco. Se la provate, farete un’ottima figura. Ai fornelli me la cavo bene, e avendo girato ovunque contamino la cucina pugliese con spunti che vengono da tutto il mondo».
In materia di olio d’oliva e di vini, Al Bano è un’autorità. Nei suoi possedimenti (70 ettari), che confinano con quelli del fratello Franco, trovano posto «7.000 ulivi, e almeno una ventina di piante che vanno considerate storiche, perché superano i 1.100 anni di vita. Mediamente ogni pianta regala 15 litri d’olio, dipende dalle annate, che sono altalenanti. Fate voi i conti. Tra i vitigni, invece, domina il negramaro: complessivamente lavoriamo 4.000 quintali d’uva l’anno, per un totale di circa 300 mila bottiglie, ma non basta: un po’ di uve le compriamo da altri contadini della zona, che ci garantiscono un prodotto di livello, da viti di 80-90 anni. Da sempre ripeto il mio slogan: “Vivo per la qualità”. Sono stato anche fra i primi a convertirmi al biologico, 10 anni fa, dopo aver letto un articolo in materia».
Le grandi tavolate a Cellino, quelle che affondano nei ricordi del cantante, sono un classico: «Quelle più rilevanti sono per Natale, Pasqua e San Marco, la festa del patrono. Durante quelle occasioni, in famiglia ti sentivi ricco. Altre volte ti dovevi accontare dei legumi e della classica frisella, il piatto dei contadini, una sorta di tarallo che portavano nelle loro sacche e che al momento di pranzare tiravano fuori, pulivano, e inzuppavano nell’olio. Da mangiare con pomodori, foglie di cicoria e a volte anche alici. Una vecchia tradizione gastronomica campagnola che da bambino mi ha sempre fatto un po’ impressione, invece, era legata alla commemorazione di un defunto: quando una famiglia subiva un lutto, i vicini e gli amici preparavano per gli altri, colpiti dalla disgrazia, il cosiddetto “cùnsulo”, una cena molto povera, a base di brodo con pastina e pollo, che rispecchiava la tristezza del momento. In contrapposizione al clima di festa che c’è quando si mangia tutti insieme. In quei momenti ci si sforzava di mangiare ricordando i bei momenti legati alla vita del defunto. Ho un’immagine negli occhi: il bianco delle case in contrapposizione al nero dei vestiti di tutti gli invitati».
L’uomo di «Felicità» (che non è soltanto una sua canzone dell’epoca del sodalizio con Romina, ma anche l’etichetta dello spumante di casa Carrisi), ha un piccolo segreto per rilassarsi con gli amici: «Basta prendere la barca, uscire in mare aperto e pescare un po’ di ricci di mare; naturalmente quando si è nel periodo dell’anno in cui questa pesca è consentita. Poi lasciare andare la barca, spaccare i ricci (bisogna essere abbastanza bravi, e io imparai da bambino) e mangiarli crudi, solo con pane e vino bianco. Non c’è niente di meglio, mi creda. Sa che cosa le dico? Quest’intervista mi ha messo un gran fame».
Il proverbiale orgoglio di Al Bano Carrisi, simbolo della Puglia più ruspante e saporita, fa capolino (come dubitarne?) anche in cucina. Dove è in grado di passare spesso dalla necessità alla virtù. «Una volta in Spagna» racconta «recuperai olio e filetti di carne e preparai per alcuni amici una cena che ancora ricordano. La stessa cosa a Monaco: spaghetti con sugo di pesce per 60 persone. Non è facile... In Russia, a Ekaterinburg, arrivavano ogni giorno cose immangiabili, e così pure a Erfurt, in Germania. Tempo dieci giorni, faccio arrivare da Francoforte un amico fidato con l’auto piena di prodotti italiani. E salvo tutti. La cucina straniera che amo di più, invece, è quella giapponese, varia e interessante. A Tokio, durante il party di un festival Yamaha, c’erano bancarelle con le specialità di ogni regione. Cose da impazzire. Con Toto Cutugno rischiai l’indigestione. Non volevo più andarmene».
Mister Carrisi in cucina ama il piatto più classico, quello dal nome che Lino Banfi pronuncerebbe a modo suo: orecchiette con cime di rapa. «È il nostro marchio di fabbrica, unico» prosegue Al Bano. «Ma attenzione: nel barese fanno solo orecchiette, mentre nel brindisino e nel leccese ci sono i pizzicarieddi con le orecchiette, che rappresentano poi il sesso maschile e quello femminile insieme. È una regione molto varia, la nostra, fra zone di collina e di mare. Nel Gargano c’è un altro tipo di cucina, sempre rispettabilissima, e nelle Murge prevalgono arrosti, agnelli, involtini». Per le orecchiette, ma anche per alcuni piatti tradizionali a base di fave e ceci, Al Bano snobba il ristorante delle sue tenute di Cellino San Marco (Brindisi) e si affida ancora alle mani esperte di mamma Jolanda, 86 anni e nessuna voglia di abbandonare il suo posto in cucina. «A “Sorrisi” rivelo invece il mio segreto: la salsetta che ho battezzato “Albaniana”: carote, aglio, cipolle, prezzemolo, peperoncino e pomodori freschi. Il tutto frullato aggiungendo olio d’oliva e mezzo bichiere di vino bianco. Se la provate, farete un’ottima figura. Ai fornelli me la cavo bene, e avendo girato ovunque contamino la cucina pugliese con spunti che vengono da tutto il mondo».
In materia di olio d’oliva e di vini, Al Bano è un’autorità. Nei suoi possedimenti (70 ettari), che confinano con quelli del fratello Franco, trovano posto «7.000 ulivi, e almeno una ventina di piante che vanno considerate storiche, perché superano i 1.100 anni di vita. Mediamente ogni pianta regala 15 litri d’olio, dipende dalle annate, che sono altalenanti. Fate voi i conti. Tra i vitigni, invece, domina il negramaro: complessivamente lavoriamo 4.000 quintali d’uva l’anno, per un totale di circa 300 mila bottiglie, ma non basta: un po’ di uve le compriamo da altri contadini della zona, che ci garantiscono un prodotto di livello, da viti di 80-90 anni. Da sempre ripeto il mio slogan: “Vivo per la qualità”. Sono stato anche fra i primi a convertirmi al biologico, 10 anni fa, dopo aver letto un articolo in materia».
Le grandi tavolate a Cellino, quelle che affondano nei ricordi del cantante, sono un classico: «Quelle più rilevanti sono per Natale, Pasqua e San Marco, la festa del patrono. Durante quelle occasioni, in famiglia ti sentivi ricco. Altre volte ti dovevi accontare dei legumi e della classica frisella, il piatto dei contadini, una sorta di tarallo che portavano nelle loro sacche e che al momento di pranzare tiravano fuori, pulivano, e inzuppavano nell’olio. Da mangiare con pomodori, foglie di cicoria e a volte anche alici. Una vecchia tradizione gastronomica campagnola che da bambino mi ha sempre fatto un po’ impressione, invece, era legata alla commemorazione di un defunto: quando una famiglia subiva un lutto, i vicini e gli amici preparavano per gli altri, colpiti dalla disgrazia, il cosiddetto “cùnsulo”, una cena molto povera, a base di brodo con pastina e pollo, che rispecchiava la tristezza del momento. In contrapposizione al clima di festa che c’è quando si mangia tutti insieme. In quei momenti ci si sforzava di mangiare ricordando i bei momenti legati alla vita del defunto. Ho un’immagine negli occhi: il bianco delle case in contrapposizione al nero dei vestiti di tutti gli invitati».
L’uomo di «Felicità» (che non è soltanto una sua canzone dell’epoca del sodalizio con Romina, ma anche l’etichetta dello spumante di casa Carrisi), ha un piccolo segreto per rilassarsi con gli amici: «Basta prendere la barca, uscire in mare aperto e pescare un po’ di ricci di mare; naturalmente quando si è nel periodo dell’anno in cui questa pesca è consentita. Poi lasciare andare la barca, spaccare i ricci (bisogna essere abbastanza bravi, e io imparai da bambino) e mangiarli crudi, solo con pane e vino bianco. Non c’è niente di meglio, mi creda. Sa che cosa le dico? Quest’intervista mi ha messo un gran fame».
ELISABETTA CANALIS * «LA CHIABOTTO? BELLA MA ACERBA»
Se pensi alla salute (e al suo ritratto), pensi a Elisabetta Canalis, 30 anni il prossimo 12 settembre e la voglia di cucirsi addosso una nuova pelle televisiva. Sei giorni dopo aver spento le candeline, l’ex Velina per antonomasia debutterà su Raidue con «Artù», accanto a Gene Gnocchi. E per Mediaset ha appena finito di girare la sitcom «Medici miei», che ironizza sulle tante, forse troppe (ce ne occupiamo a pagina XX) serie ospedaliere.
Elisabetta, anche lei non ha resistito al richiamo della corsia...
«Sì, ma a modo mio: sarò la dottoressa Vicky Colombini, a metà fra Samantha di “Sex & The City” e la raccomandata della porta accanto. Quella che tutti troviamo sul posto di lavoro».
Elisabetta, anche lei non ha resistito al richiamo della corsia...
«Sì, ma a modo mio: sarò la dottoressa Vicky Colombini, a metà fra Samantha di “Sex & The City” e la raccomandata della porta accanto. Quella che tutti troviamo sul posto di lavoro».
Pessima e divertente?
«Sarò molto determinata, carrierista, ma più attenta agli aperitivi post ufficio che al resto».
Voleva diventare un medico, come suo padre?
«Papà è un grande radiologo, che a 60 anni studia ancora. Mio fratello fa lo stesso lavoro a Lugano. Mia madre invece è archeologa. I miei genitori sono il più grande esempio di dedizione professionale che io conosca».
Sul set ha legato con qualcuno?
«Con Antonio Cupo. Mi succede sempre, quando lavoro: nasce il feeling con i belli autoironici. È successo con Roberto Farnesi in “Carabinieri” e con Enrico Silvestrin per il “Festivalbar”».
Silvestrin è autoironico?
«Sì, abbastanza. Ma essendo un po’ timido, si nota meno».
Vedendo la sua foto in camice, non si può fare a meno di pensare a Edwige Fenech nelle commedie di serie B degli Anni 70...
«Di serie B ma capaci di affascinare persino un genio come Quentin Tarantino. Nessuno è profeta in patria».
Farebbe film come quelli leggendari di Edwige, spiata durante la doccia dal buco della serratura?
«C’è un tempo per ogni filone, dai Pierini alle dottoresse, ai vari “Scary Movie” o “Pie” americani, ma magari avessi avuto l’opportunità di fare i film della Fenech! Che ha dimostrato col tempo di avere gran testa, oltreché bellezza».
A proposito di Pie, il 5 settembre esce in Italia «Decameron Pie», che aggiorna il filone boccaccesco. L’ha girato tre anni fa e ha il mini ruolo di una suora...
«Quel “Pie” è fuorviante, perché si tratta di un altro tipo di film rispetto alle tipiche commedie Usa. Non so se tutti quelli del cast che l’hanno girato accetterebbero di rifarlo, vedendo come è stato poi proposto al pubblico».
Sta suggerendo fra le righe di non andarlo a vedere?
«No, non ho detto questo: è un bel film, che forse avrà i soliti problemi con la critica, ma è il titolo che è sbagliato. E nel cast c’è gente come Tim Roth, Anna Galiena, Hayden Christensen...».
È vero che i costumi sono griffati?
«Sì, è prodotto al 50% da Roberto Cavalli e ogni pezzo di stoffa che si vede in scena, dall’ultima tovaglia all’abito d’epoca più elaborato, è opera sua».
Come vede Cristina Chiabotto, sua erede a «Controcampo», se il programma passerà su Retequattro?
«Perché i giornali scrivono questa fesseria? La prego, almeno lei dica la verità:“Controcampo” è finito con me e con Piccinini, che farà altro. Sarà semmai il programma di Alberto Brandi, e lei prenderà il posto della Varriale».
Fatto. Ma le piace la Chiabotto?
«L’ho vista nei corridoi Mediaset, è una bella stangona, da voltarsi a guardarla. Televisivamente è acerba, ma diamole tempo. Ha già un notevole curriculum».
Come sarà il suo «Artù»?
«Con Gene Gnocchi faremo una co-conduzione, e sto lavorando personalmente con gli autori per mettere a punto i miei contributi. Prometto che ci sarà da ridere».
È l’estate della crisi, con cali anche del 40% per il turismo. E lei, solito viaggio negli States?
«Solo per lavoro, a Miami. Di norma faccio due mesi all’anno là, ma stavolta quasi niente ferie. Ho avuto da fare. Appena quattro giorni nella mia Sardegna, su spiagge belle e isolate, evitando con cura i paparazzi. La crisi però si nota ovunque».
Non tra lei e il suo fidanzato Reginaldo, attaccante del Parma, spero.
«No, con lui è ok. Stiamo bene e sono per la prima volta molto serena. E questa positività si riflette anche sul lavoro».
È riuscita poi a recuperare i 511 euro che le doveva Parmalat, dopo il famoso crac? Lei era un’illustre creditrice.
«No, e non sono stata neppure a insistere, non mi sembrava il caso».
Per quale motivo Parmalat le doveva quei soldi?
«Non lo so esattamente, ma credo che fosse per la telepromozione di uno yogurt, fatta ai tempi di “Striscia”».
Ma lei come investe quel che guadagna?
«Il mattone è sempre il mattone. Ho comprato casa a Milano, dopo anni di affitti pagati invano, e immobili per la mia famiglia, in Sardegna. Ora mi guardo in giro per Stati Uniti, Brasile (molto interessante), ma anche Milano. Basta solo avere i soldi...».
A proposito di “Striscia”: stanno per eleggere le due nuove Veline. Quali caratteristiche deve avere la Velina perfetta?
«Non deve essere “posona”».
Prego?
«Massì, una che sta in posa, che crede troppo in se stessa. Serve autoironia».
Perché lei è rimasta nell’immaginario come la Velina per antonomasia?
«Crede davvero? Grazie! Non penso sia per il binomio con i calciatori. Piuttosto, Maddalena Corvaglia e io siamo state le prime a essere molto lanciate mediaticamente. Credo sia per questo».
Entrambe molto sexy.
«Con Maddalena siamo rimaste molto amiche, pur avendo caratteri agli antipodi. Ci sentiamo spesso, e sogniamo di condurre un giorno un programma insieme».
Si può fare...
«Non credo, non ce lo proporranno mai: siamo troppo legate a quell’immagine».
GABRIEL GARKO * «SONO LE DONNE A RIMORCHIARE ME»
Jeans slavati, t-shirt e giacca di lino bianca, Gabriel Garko, il superbello che fa figo e non impegna, ti scruta con i suoi occhi di ghiaccio dal divano di un hotel di lusso dell’isola della Giudecca, a Venezia. Qualche passo più in là, i clamori della Mostra del cinema.
Caro Dario Oliviero, come si diventa Gabriel Garko?
«Facile: Gabriel è il mio secondo nome, e Garkos il cognome greco di mia madre. Poi, in 14 anni, si fanno molti sacrifici e non bisogna lasciarsi trasformare dal successo».
Se smettesse di fare l’attore?
«Mai posto il problema. Mai fatto né voluto fare altro. Probilmente sarei nella cacca».
«Il sangue e la rosa» raccontato in tre parole.
«Un triangolo d’amore, passione e amicizia ambientato nel 1835. Sono un popolano. C’era grande affiatamento sul set. È un buon segno».
Qualcuno ha scritto: è il nuovo «Elisa di Rivombrosa».
«Veramente, non mi è parso. Né leggendo il copione, né girandolo, né vedendolo montato. Più un film di cappa e spada; più “Angelica”, che altro».
La doppiano, a volte?
«Mai. Piuttosto non accetto il ruolo. L’ho fatto solo una volta, al debutto. Ora non permetto
doppiaggi e pongo la mia voce come condizione. D’altra parte ho studiato tanto, nel frattempo, e credo di essere cresciuto. E un attore è (anche) voce».
Fa fiction quando non le offrono ruoli al cinema?
«Tra un brutto film e una buona fiction, scelgo la seconda. A parità di qualità, cinema. Oggi le fiction sono molto curate, ma spero che il nostro cinema torni agli Anni 60 e 70».
Nel 2001 girò «Occhi verde veleno». Quante vittime ha fatto, quel veleno?
«Un bel po’. Le prede più deboli hanno dovuto soccombere. Sono sopravvissute quelle che avevano l’antidoto».
Sara, la sua ultima fidanzata, forse non l’aveva: vi siete lasciati.
«Piano. Qualche giornale ha scritto questa sciocchezza, ma non è così. Siamo in un momento di riflessione, ci stiamo pensando. La storia non è chiusa».
Quanti dei suoi amori da copertina in realtà erano amori per la copertina?
«Nessuno, mai! Anzi, è il contrario. Io queste cose le subisco, il privato lo custodisco: è che in passato ho avuto relazioni con persone che la pensavano diversamente. Finire sui giornali può creare molti problemi, in privato».
Teme i fotografi?
«Macché. Mi fanno più paura i cellulari, ormai. Mi terrorizzano».
Sarebbe a dire?
«La gente che ti fotografa per strada, al ristorante, a tradimento. E poi ti sbatte su Youtube, che arriva in tutto il mondo via internet. Non ti puoi difendere, è una vera violenza!».
Vedo che si scalda parecchio...
«Quando sono in giro e mi fanno questi blitz nascosti divento scontroso, lo ammetto. Capisco che per qualcuno possa essere l’unica occasione nella vita per incontrarmi, ma basta chiedermelo per favore».
Come si fa uno sguardo sexy da servizio fotografico? È vero che bisogna inclinare un po’ la testa?
«Qualche trucchetto del mestiere c’è, come al cinema, ma dicendoli si rischia di andare sul grottesco. Se madre natura mi ha fatto forse un po’ meglio di altri, le assicuro che tutti sono in grado di fare lo sguardo sexy per una foto».
Sarà. Lei è il più bello fra i giovani attori italiani?
«La bellezza è molto soggettivo. Diciamo che preferisco scontrarmi sul terreno della bravura».
Mettiamola così: da uno scontro con Riccardo Scamarcio, come ne esce?
«Come faccio a saperlo? Dovremmo sfidarci sul set. Non è ancora successo».
E lei come attore, com’è?
«Discreto».
Ha dichiarato: «Ero stufo di svegliarmi la mattina con accanto una donna di cui non ricordavo neanche il nome». Poi ha fatto qualcosa per la memoria?
(Ride) «Sì, me lo segno sul comodino la sera prima».
Una volta si diceva: «Mi voleva Strehler». L’ha mai cercata Rocco Siffredi?
«Mai ricevuto una proposta per un film hard, mondo che non conosco. Ho incontrato Siffredi una volta in palestra, a Roma. In compenso mi ha voluto Ronconi, basta?».
Con i calendari?
«Ho chiuso: ne ho fatti due, tra i quali il più venduto».
Ha girato «Le fate ignoranti», ma quante ne ha conosciute?
«Se parla di persone in grado di cambiarti tanto dentro, mai. Se si riferisce a donne belle e stupide, un’infinità».
Nello spettacolo?
«Non necessariamente. La donna di spettacolo oca è un luogo comune».
Ritornerebbe a essere Dario Oliviero?
«Non ho mai smesso di essere Dario Oliviero».
Forse con l’altro nome rimorchierebbe un po’ meno...
«Verrei rimorchiato un po’ meno, è diverso».
SESSO * DOPO I 13 MINUTI E' NOIA (ALLORA STO TRANQUILLO)
Una ricerca commissionata da un'Università degli Stati Uniti rivela che dopo 13 minuti, il sesso procura un senso di noia nel partner. Con i miei 10 minuti (se va bene) preliminari compresi, mi piace constatare di non stare sulle balle a nessuna.
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Carlo Conti e Laura Pausini , conduttori del Festival di Sanremo 2026 . Da vecchio televisionaro, il prossimo Sanremo di Carlo Conti lo ved...













